Capitolo 9
Il recital
- E' bello rivederti, Gerry!-
Il giovane Patrick Wilson, vincitore del Tony Award, si alzò in piedi e strinse la mano al suo collega, prima di sedersi ed invitare il suo rivale sul set a fare altrettanto.
- Che ci fai qui?- gli aveva domandato Gerard, contento ma sorpreso di vederlo lì.
- Un mio amico canta con la sua ragazza stasera, e mi ha chiesto di venire a conoscerla. Sai, ci siamo conosciuti a Broadway qualche anno fa, e siamo rimasti buoni amici. Visto che oggi non lavoro ho pensato di fare un salto...-
Parlarono solo per pochi minuti, in cui il ragazzo dagli occhi azzurri gli aveva parlato dei suoi progetti per il cinema e di un nuovo musical a Broadway, il suo "primo amore", lo aveva definito. Gerard gli parlò del suo ultimo viaggio in Europa e di un nuovo film.
Patrick, quindi, gli fece una domanda inaspettata.
- Come vanno le cose con quella modella californiana, quella Rebecca? Se non sbaglio l'hai conosciuta proprio in Europa, vero?-
L'attore era rimasto in silenzio. Poi alzando gli occhi su di lui, in tono rassegnato ma sereno gli rispose.
- Ci siamo lasciati a Roma la settimana scorsa...ma si è consolata subito...col suo stilista...sai, qualche settimana fa ero sul punto di chiederle la mano, poi qualcosa è cambiato e non sono riuscito a mantenere il controllo della situazione...- Patrick inarcò un sopracciglio, sorpreso dal tono così placido dell'amico riguardo ad un argomento così serio...
- Credevo che fossi una persona più...ecco...uno che ha sempre in mano la situazione! Cosa è successo di così devastante da farti cambiare idea sul matrimonio? -
"Non cosa, Patrick...chi."
Chinò il capo, scuotendo la testa, facendo intendere a Patrick che non gli andava di parlarne, o che non ne era in grado, dopo essersi fatto affascinare per l'ennesima volta dalla ragazza dagli occhi castani.
" E pensare che mi chiamavano don Giovanni... se mi vedessero adesso, mi riderebbero dietro per tutta la vita..."
Il ragazzo evitò di insistere; ma non potè risparmiare un'altra stoccata involontaria ai danni del collega.
- E oggi che ci fai qui? C'è qualche tuo parente o amico nello spettacolo?-
- Ecco...veramente...-non potè proseguire.
Le luci si abbassarono e una donna apparve sul palcoscenico, un microfono in mano.
- Grazie a tutti per essere qui oggi, gentili signori. Oggi festeggiamo il ventesimo anniversario dalla fondazione della casa di riposo "Evergreen" di New York-
La donna, una simpatica e florida cinquantenne nel pieno delle sue forze, elegante con il suo vestito color crema e i capelli biondi raccolti in uno chignon, si presentò come Margareth Hatchinson, fondatrice ed amministratrice della casa di riposo.
Dopo un breve monologo, in cui raccontò come era giunta alla scelta di un lavoro così complesso come accudire gli anziani, ringraziò i ragazzi del gruppo di volontariato dell'università per essere sempre stati disponibili, il sindaco (non presente per motivi di lavoro) per aver concesso agli studenti di usufruire del teatro e delle attrezzature, permettendo ai suoi cari vecchietti di vivere quel periodo della loro vita sentendosi utili ancora.
Si soffermò sul fatto che erano stati proprio gli stessi anziani ad offrirsi di cucire i costumi e di pagare la maggior parte delle spese per l'allestimento di quello spettacolo, che per loro era "come un figlio".
Ringraziò tutti i membri del circolo di arte drammatica e scenografia dell'università di New York ( che nomi importanti per definire i club teatrale e di arte scenica dell'università), guidati da Laura Thompson, e i professori della Julliard che avevano offerto il loro aiuto con le luci e permesso ai loro studenti di partecipare, per non parlare dei ringraziamenti speciali per la signorina Leda Williams, cantante jazz e soul professionista che si era unita al gruppo per cantare con il fratello.
- L'improvviso malanno di una delle nostre cantanti ha fatto si che fossero necessarie delle modifiche all'interno dello spettacolo, ma sono certa che il recital sarà di vostro gradimento- la donna abbassò il microfono e sorrise al pubblico, mostrando una lunga fila di denti perfettamente bianchi.
Molte delle signore sedute in platea applaudirono, seguite dalle urla di gioia dei bambini, che espressero come i "grandi" non avrebbero osato fare il loro sollievo per la conclusione di quell'interminabile discorso.
- Un' ultima cosa, gentili signori. I nostri ragazzi sono ancora studenti e, per quanto dotati, non hanno molta esperienza, quindi perdonerete loro qualche piccola pecca, ne sono sicura. E vi prego di non parlare durante lo spettacolo perchè sarà tutto dal vivo e non vorrei che qualcuno si distraesse-
****
I ragazzi dietro le quinte confabulavano, lamentandosi per come la signora Hatchinson li aveva velatamente denigrati.
- La signora ha detto solo la verità- disse Laura severa, - qui, a parte loro,- e indicò alcuni ragazzi della scuola che si scaldavano i muscoli, - non ci sono attori o cantanti o ballerini che siano mai saliti su un palco vero...e se davvero qualcuno si mettesse a parlare, là fuori, io non potrei più cantare!-
Un' uomo dietro di lei le diede ragione. Era sui venticinque anni, molto alto e con i capelli lunghi e biondi tenuti in una coda che gli arrivava fin sulle spalle.
Il viso, regolare e affascinante anche se non bellissimo, era truccato leggermente per impedire al sudore di colare durante lo spettacolo, e i suoi occhi chiari scrutavano il gruppo che aveva davanti. Il fisico possente ma atletico, e la voce bassa gli erano valsi un paio di ruoli nello spettacolo.
- Thòmas, ragazzi- una voce dietro di lui lo trovò preparato- dobbiamo andare in scena!
- Si- rispose lui con un accento straniero che non riusciva davvero a mascherare, sorridendo alla vista della sua compagna vestita come una fiamma incandescente e sanguinante. Pronunciò qualche parola che il resto della comitiva non comprese.
La ragazza gli sorrise porgendogli la mano morbida.
- Mercì- rispose Vee, e saltando leggermente sul posto, attese che il sipario si aprisse.
****
Il sipario si aprì lentamente, tre persone erano già lì, una ad ogni vertice estremo del palco, la terza al centro, in fondo alla scena, dove le quinte erano nascoste da un doppio sipario e da un velo scuro a tratti trasparente, muovendosi e ballando senza spostarsi troppo.
La musica era bella e viva, a tratti arabica e orientale, ma si comprendeva la sua origine europea.
Due persone corsero in mezzo al palco.
Un uomo ed una donna.
La donna era come una fiamma accesa, piroettando rimase al centro della scena, esibendosi in movimenti ritmici ed ondeggiando i fianchi e le spalle al ritmo delle percussioni. Il suo fisico era esaltato dalle luci appena accennate che creavano un contrasto quasi magico di luci ed ombre. L'uomo si era esibito in un paio di salti e di giravolte accanto a lei, per poi fermarsi e tenderle la mano.
Iniziò a cantare parole in una lingua sconosciuta ai più. La sua voce era morbida e resa quasi melliflua dalla pronuncia in perfetto francese delle parole.
La ragazza, che fino a quel momento aveva danzato in armonia con gli altri ballerini, gli tese la mano a sua volta ed cominciò la sua strofa.
Ma mère me parlait de l'Espagne
Comme si c'etait son pays
et des brigands dans les montagnes
dans les montagnes d'Andalusie
dans les montagnes d'Andalusie....
Je n'ai plus ni père ni mère
J'ai fait de Paris mon pays
mais quand j'imagine de la mer
Elle m'emmène loin d'ici
Vers les montagnes d'Andalousie....
La sua voce e la sua pronuncia perfetta colpirono favorevolmente tutto il pubblico, che osservava l'affascinante donna vestita di fuoco muoversi con confidenza sul palco, danzando senza fare pesare la necessità di fiato per far nascere la voce dal suo petto.
-E' brava- sussurrò Patrick seduto alla destra di Gerard, che era rimasto immobile, per ascoltare la voce dolce di lei, resa ancora più sensuale dalla lingua in cui cantava.
- E' lei la cameriera?- aveva domandato quasi impercettibilmente Amanda, affascinata, mentre Elliot non riusciva a staccare gli occhi dai giochi che il rosso aveva creato su palco.
Gerard annuì solamente, lo sguardo legato indissolubilmente alla donna che cantava, ora immobile, la strofa successiva, gli occhi scuri e le labbra rosse rivolte al pubblico.
Bohemienne, Bohemienne...
C'est ècrit dans les lignes de ma main...
L'uomo dietro di lei la sollevò in aria come se fosse una piuma e la fece volare sopra la sua testa.
Lei volò, rimanendo sospesa per un attimo.
Rise.
La musica era cambiata mentre il pubblico era rimasto senza parole.
Come se nulla fosse accaduto, la ragazza volteggiò sulla testa del suo compagno, e poggiando una mano sulla spalla dell'uomo, ricadde al suolo con grazia, in punta di piedi. Fece una rapida piroetta e riprese a cantare, con un sorriso un poco più largo sul viso, tenendo la mano a Thòmas, che nel frattempo rimaneva in piedi, fissandola sorridente e lasciando che il pubblico vedesse solo il suo profilo scolpito ed agile.
J'ai passè toute mon enfance
pieds nus sur les monts de Provence
puor les gitans la route est longue
la route est longue...
Gerard era rimasto in silenzio.
Solo un respiro strozzato; fu questo il verso che era riuscito a produrre, quando vide la ragazza gettata letteralmente in aria, la gonna rossa e gialla danzare sopra la testa dell'uomo biondo.
"Mio Dio!"
Fu sul punto di correre sul palco per afferrare la ragazza che credeva sarebbe caduta rovinosamente, ma la sua risata divertita l'aveva atterrito, piacevolmente, sorprendentemente atterrito. La vide quindi volteggiare con la grazia di una farfalla e poggiare i suoi piedi nudi a terra come se fosse scesa su una nuvola.
- Come ha fatto?- domandò Elliot senza fiato, prima ancora che Gerard potesse concepire quel pensiero, ma nessuno rispose a quella richiesta che morì nella voce della donna che diventava più alta e piena, seguendo la musica che la ispirava.
Vee aveva ballato tutto il tempo, a volte stringendo le mani di Thomas e permettendogli di fare qualche giro e salto, poi si era dovuta staccare da lui e avvicinare ai ballerini ( due ragazze ed un ragazzo) che dietro di lei eseguivano movimenti che la zingara imitava cantando, muovendo le mani come se il guizzo del fuoco che viveva nella sua veste proseguisse fino alle dita, che si sollevavano in alto con quelle degli amici. Poi fece due balzi avanti, ed era sola , gli altri compagni già dietro le quinte, lei rivolta al suo pubblico, che non poteva vedere con chiarezza perchè immerso in una penombra che i suoi occhi non riuscivano a penetrare.
Bohemienne, bohemienne...
C'est ècrit dans les lignes de ma main...
C'est ècrit dans les lignes de ma main...
Bohemienne; questa parola significava zingara...ma qualunque fosse il suo significato, era irrilevante; tutti in quella sala attesero che quella parola si spegnesse sulla sua bocca per ricominciare a respirare. La sua voce aveva raggiunto una tonalità molto alta e lei era riuscita a mantenere la nota e il fiato fino in fondo.
- Meno male che sono dilettanti...fossero tutti così sarei disoccupato!- ironizzò divertito Patrick lanciando uno sguardo a Gerard, che si risvegliò così da uno stordimento dovuto forse alle luci soffuse...vedeva ancora il fuoco danzare ed incendiare le travi di legno...
Tre uomini seduti poco più in là borbottavano qualcosa, ma nessuno di loro comprese.
Gli applausi scrosciarono copiosi, ma si arrestarono di colpo quando lei si sporse dal palco e portò un dito alle labbra, invitandoli a rimanere in silenzio.
Era proprio una affascinante, sensualissima zingara.
- Shh - emise come suono, prima di alzare le mani al cielo e fare un salto mortale all'indietro, nello stesso identico momento in cui una musica più conosciuta si faceva spazio in quell'alone di fascino e magia che la ragazza, che con un balzo era scomparsa dietro le quinte, aveva seminato in tutta la sala.
*****
La luce che venì fuori fu accecante.
Il secondo sipario, almeno tre metri dietro il primo, si era sollevato, lasciando intravedere dietro un sottile velo scuro, che si alzò poco dopo un ragazzo che, in piedi, cantava indossando uno strano costume, una tunica e dei pantaloni chiari, e dietro di lui comparirono altre sette persone che ballavano e si muovevano agili e scattanti, alternando movimenti drammatici con furiosi salti e rapide occhiate che solo chi era seduto nelle prime file poteva scorgere.
Il grido era quello di
Jesus Christ...Superstar...
Una ragazza, alta e graziosa, i capelli rossi e ricci lunghi fino alle spalle e gli occhi chiari era lì, in silenzio, recitava la parte della Maddalena.
Era brava, un'espressione di dolore molto convincente disegnata sul volto, mentre Giuda la tirava su e la lasciava cadere poco dopo sulla scena, laggiù, dove la luce aveva creato l'ombra bianca di una croce sul sottile velo nero che era ridisceso quando i ballerini erano entrati sulla scena.
- Quella di prima era più adatta a fare il ruolo di Maddalena, non trovi, Gerard?- la domanda, sussurrata appena per non disturbare la rappresentazione, gli era stata posta dal giovane con gli occhi azzurri, che ora attendeva una risposta.
- Credo di si...-fu tutto ciò che riuscì a rispondere, chinando lo sguardo ed immaginando Vee con quel vestito rosso e nero che copriva appena le forme generose della ragazza che ora era rivolta alla croce, le mani imploranti, mentre la musica si spegneva.
Tutti si gettarono per terra rotolando fuori dal set alla fine della canzone.
Una figura inbaccuccata in una pelliccia entrò barcollando, gli occhi tutti puntati su di lei.
Laura sospirò, poi sollevò il capo e iniziò a cantare.
Midnight, not a sound from the pavement..
has the moon lost her memory, she is smiling alone?
La sua voce non era paragonabile alle altre due per fermezza e potenza, ma era gradevole e molto ben impostata.
Due persone, un uomo ed una donna entrarono sulla scena ognuna da un lato opposto del palco, con indosso, lui, una calzamaglia grigia e il petto nudo, lei una corta e trasparente sottoveste dello stesso colore, un leggero tocco di brillantini che splendeva sugli zigomi del viso, i capelli lunghi di entrambi raccolti in una coda bassa.
Il pubblico riconobbe i due protagonisti della prima canzone.
Eccoli ad esibirsi, in tutta la loro grazia, in movimenti impensabili per chi non avesse avuto anni di danza alle spalle.
Erano magnetici.
Touch me! It's so easy to leave me,
all alone in my memory of my day in the sun...
Un'altra volce, un poco più alta e ferma si era unita al suo canto, rendendolo magico e misterioso.
La voce era sempre la stessa. Fu Laura a chiedere a Vee di intonare quel pezzo con lei, poco prima quella sera. Riconosceva di non avere la capacità di raggiungere una nota così alta senza paura di sbagliare e prendere una stecca.
Vee l'aveva accontentata a malincuore, abbassando però la sua voce al tono di lei, in modo da rendere l'espediente meno evidente.
Dopotutto Sarah Brightman aveva cantato quella canzone anche con Elaine Paige.
Un duetto per quella canzone non sarebbe stata una novità, aveva detto la ragazza con la passione per i musical.
I due danzatori, vestiti di luna, uscirono di scena mentre lei pronunciava le ultime parole.
Let the memory live again...
- Brava, non trovi?- disse Elliot, rivolgendosi ad Amanda.
- Lo credi davvero, caro? Era intonata, ma a me non è sembrata poi tutta questa meraviglia...-
- Mi riferivo alla ragazza che danzava, cara...- La donna lo squadrò perplessa.
-Tesoro...é la stessa che ha cantato all'inizio, non l'hai riconosciuta?-
Elliot sobbalzò.
La seducente zingara dalla veste si sangue e fiamme e l' eterea ballerina con i capelli raccolti erano la stessa persona?
Amanda sorrise comprensiva a suo marito.
- Hai bisogno di un paio di occhiali o stai solo invecchiando?-
-No...- rispose lui,- contemplando la scena che ormai si era oscurata;- ma ora capisco perchè Gerry abbia perso la testa in questo modo...-
*****
Il secondo sipario calò, e l'oscurità diede modo a Laura di togliersi la pelliccia e lanciarla lontano.
La luce si accese dall'alto sulla sua figura che con gli occhi fissi verso il pavimento, aveva ai suoi piedi due uomini, Giuda e un uomo di colore, giovane e dalle spalle larghe, che le porgevano, immobili come statue, bastone e cilindro.
La sua voce si fece più decisa e si vide anche nell'espressione del suo volto, più spavalda, gli occhi azzurri le brillavano mentre, infilandosi cappello in testa e brandendo il bastone con la mano destra, scacciava i due uomini che le stavano ai piedi.
Un'altra donna, più bassa e dalla voce eclettica e profonda attirò le luci su dì sè, pronunciando solo quattro semplici parole.
New York New York!
Poi la canzone vera e propria ebbe inizio.
Il duetto tra le due era gradevole; le loro voci, per quanto quella della donna dalla pelle ambrata superasse per maestria e controllo la seconda, si mescolavano bene, mentre tre coppie di ballerini avevano preso il posto dei due ragazzi, scacciati in malo modo.
Leda e Laura erano vestite allo stesso modo, ma l'impressione che ne riceveva il pubblico era completamente diversa.
Una sembrava a disagio, ma teneva duro, l'altra avrebbe potuto svegliarsi ed andare a lavorare con quel corpetto scuro, la cravatta e le calze a rete.
La musica non si spense, ma lasciò solo spazio ad un'altra musica, allegra.
Una ventina di persone entrarono, ballando in costumi che erano simili a calzamaglie chiazzate qua e là con brandelli di pelliccia.
Jellicle cats...
Nessuno cantava qui, solo i ballerini mostravano la loro bravura, o il loro impegno, compiendo salti e movimenti contorti ma eleganti, felini davvero.
Una ragazza in particolare sembrava a disagio nelle sue poche ma visibili mosse; eppure senza curarsi di alcune pecche, proseguì nel suo semplice balletto.
In cuor suo sapeva che non era quella la sua parte, ma avrebbe fatto di tutto per restare accanto al suo innamorato.
Tuttavia pensava anche, con un pizzico di soddisfazione, che la calzamaglia mettesse in risalto le sue curve più di quella insipida vestaglia bianca che era il suo costume originale.
" Quel pigiama..." rimugginò Kate, il pensiero rivolto al numero successivo e al suo ragazzo che avrebbe cantato con un'altra.
" Non importa... tanto è il MIO ragazzo!" e sorridendo, continuò a ballare.
****
Gerard e Patrick avevano parlottato un poco durante le scene precedenti, lodando la bravura dei cantanti, soprattutto Leda, e come le coreografie si intersecassero alla perfezione, dando il tempo agli artisti di cambiarsi e riposare.
-Finora la canzone che mi è piaciuta di più è proprio quella che ho capito meno...non ti sembra una barzelletta?- aveva scherzato Il ragazzo, muovendosi sulla sedia per cercare una posizione più comoda.
Si riferiva a Vee e alla sua canzone francese.
Anche se tutti avevano dato il meglio di sè fino a quel momento ( e Gerard si era pure stupito di alcuni ballerini e della loro capacità recitativa, in particolare del ragazzo che aveva interpretato il ruolo di Giuda in Jesus Christ Superstar), era la giovane donna che era riuscito a colpire l'immaginario dei presenti. Li aveva trascinati con sè in Francia, poi in Andalusia, con la sua voce calda e il sorriso da bambina, e con la sua danza aveva permesso ad un ricordo di ritornare a vivere.
La musica finì bruscamente.
Tutti, anche chi era stato poco attento fino a quel momento, ora aveva gli occhi diretti sul palco.
L'oscurità più totale era scesa sulla scena.
Ad un tratto una musica conosciuta scoppiò per tutta la sala, mentre i bassi rimbombavano dalle casse audio, annunciando un evento assolutamente imperdibile.
Amanda ed Elliot rimasero piacevolmente sorpresi.
Quella canzone la conoscevano fin troppo bene.
- Ora si che ci divertiamo, amico mio-.
Patrick diede una pacca al collega che sorrise, curioso di vedere come avrebbero interpretato quella canzone.
La sua canzone.