Capitolo 8
Incontri
La sala era gremita.
Chissà perchè questo sorprese non poco Gerard.
Lui si aspettava forse una cinquantina di vecchietti silenziosi e i loro parenti ad accompagnarli; invece si era ritrovato circondato da almeno trecentocento persone; anziani, tanti, ma anche bambini, alcuni notò, erano seduti sulla sedia a rotelle, cosa che lo rattristò non poco, altri avevano dei segni sul viso simili ad ustioni, e Dio solo sapeva cosa potessero nascondere i loro maglioncini.
Erano molto teneri, comunque. Gerard ritenne che fossero stati invitati dai giovani del volontariato e non si fece altre domande.
Seduti nelle prime file sedevano dunque gli anziani della casa di riposo, alcuni con in braccio pochi tra i bambini presenti. La maggior parte, infatti, era intenta a correre e a nascondersi tra le poltrone rosse. La prima fila era quasi vuota.
" Forse hanno degli ospiti d'onore..."
Provo quasi un senso di nostalgia a quella vista. Anche lui aveva lavorato in teatro e avere davanti un pubblico così variegato era difficile per chiunque, figurarsi per dei dilettanti.
Ma la cosa che più lo colpì fu la presenza di un piccolo gruppo di persone di origini orientali, probabilmente cinese ma non solo, che sedeva placido, parlottando ogni tanto nella propria lingua e continuando ad indicare il palcoscenico.Tra di loro una donna bianca come il latte, gli occhi chiari e i capelli grigi raccolti in uno chignon.
"Saranno turisti..."
Elliot seguiva Gerard dentro il teatro, seguito a sua volta da Amanda.
Erano arrivati in tempo.
Ancora dieci minuti e sarebbe iniziato lo spettacolo.
Una ragazza urlò il suo nome.
Era Leda.
- Gerry, ti ho tenuto un posto, ma- e indicò le persone accanto a lui.
- Sono con me!- si sbrigò a dire, e lì presentò alla donna che indossava un corpetto aderente e dei pantaloni neri che coprivano delle probabili calze a rete.
- Piacere- strinse loro la mano.
- Se volete seguirmi...potete sedere qui-
e indicò loro dei posti in prima fila - accanto a voi ci saranno i nostri ospiti d'onore, i professori della Julliard ed un amico di un nostro cantante; siete fortunati, i posti dietro sono già tutti occupati-
-Tutti occupati?- si domandò Gerard, stupendosi che un piccolo recital di un gruppo di volontari dell'università potesse avere così tanto richiamo.
Osservò la gente in sala.
C'erano anche degli adulti, e molte ragazze che non sembravano particolarmente interessate alla rappresentazione.
Poi lo sguardo gli caddè sulla confezione bianca che aveva in mano.
- Dov'è Vee? volevo darle questo, prima dello spettacolo- domandò Gerard, indicando con gli occhi un fagotto che teneva in mano.
Leda lo squadrò, ma solo un sorrisetto comprensivo le comparve sulle labbra disegnate dal rossetto.
- Vedi quella porta?- e gliela indicò con un dito- entra, salì le scale a destra e apri la quinta porta; ma bussa prima di entrare, si sta cambiando e non vorrei che-.
Ormai l'uomo non l'ascoltava più; dopo un rapido ringraziamento, si era tolto il soprabito scuro che aveva indosso, e chiedendo ad Amanda ed Elliot di tenergli il posto, era corso via, non senza evitare più persone che gli intralciavano involontariamente il cammino.
Amanda sorrideva, avrebbe riconosciuto quell'atteggiamento ovunque. Elliot desiderò proseguire la discussione con la donna che ora guardava Gerry entrare attraverso la porticina, sbattendo la testa.
- Ahi!- aveva pronunciato lei, come se potesse sentire il dolore che lo sfortunato aveva ottenuto con quell'urto.
Elliot ne rise, ma poi si rivolse alla ragazza di colore.
- Come mai così tanta gente, Signorina...-
- Williams, signore. Leda Williams. Alcuni di loro sono amici e parenti, ma molti di loro sono venuti qui perchè molti degli studenti sono davvero dei professionisti e, oltre ai professori, dovrebbe essere presente un importante produttore...per non parlare di un attore, un cantante di Broadway di successo, uno che ha vinto anche dei premi. La maggior parte delle ragazze presenti è qui per lui e...Oh- si portò la mano sulla fronte, come per punirsi per la sua sbadataggine,
- Ma Gerry lo conosce sicuramente! Hanno lavorato insieme! E'-
****
Gerard salì i gradini lentamente.
Teneva la custodia in mano con una attenzione quasi maniacale.
C'erano volute due ore immersi nel traffico per raggiungere il negozio, altre due per uscirne, non senza aver comprato degli abiti decenti anche per lui e esserseli messi in fretta e furia.
Appena uscito dalla macchina, dopo un giorno quaai ininterrotto di viaggio, non si sentiva davvero presentabile...
Ora, la sua camicia nera sui pantaloni, scuri anch'essi, gli davano un'aria seria ma un aspetto giovane e snello nella sua imponenza, dovuta ad un'altezza di circa un metro e novanta; molto affascinante, avevano commentato le commesse del negozio, ammirandolo mentre provava alcune camicie per vedere quale fosse la più adatta.
Quanta verità in quelle parole...Effettivamente era davvero un bell'uomo, le spalle larghe, le braccia robuste, le gambe come colonne solide eppure agili, eppoi quegli occhi così penetranti...il nero lo rendeva davvero...irresistibile.
Un fascino da bel tenebroso accentuato dalla appena accennata peluria sul viso, la barba che non aveva voluto radersi per non perdere tempo, e anche perchè a volte la preferiva al volto glabro.
Attraversò un corridoio lungo e stretto, dove si incrociò più volte con delle ragazze che poi si voltavano per ammirarne la presenza e il fisico statuario, dovuto all'altezza e alle spalle solide. Un paio di ragazze non riuscirono a distogliere lo sguardo dai suoi occhi verdi, e questo lo imbarazzò un poco mentre camminava...
" La quinta porta..."
Bussò.
Udì una voce conosciuta rispondere e invitare l'ospite ad entrare.
Non era la voce che si aspettava.
Aprì la porta.
Una ragazza si ergeva in tutta la sua altezza davanti all'uomo.
Eliza.
- Chi è, Liz ?- chiese una voce dietro una tenda.
- Un amico...-rispose lei, accennando un saluto pacato all'attore.
Una figura snella venne fuori dalla tenda, incuriosita.
I suoi occhi si illuminarono.
-Gerard!!- e gli corse incontrò, i piedi nudi.
- Sei venuto davvero!! come è andato il viaggio?-
L'attore le sorrise senza riuscire a risponderle.
L'ammirava silenziosamente in quel costume che aveva indosso.
Un vestito coloratissimo, ricco di sfumature rosse e arancioni le disegnava la vita sottile, lasciando scoperte le spalle, il rosso quasi accendeva la sua pelle chiara e i capelli castani le ricadevano sensuali, appoggiati quasi maliziosamente sulle clavicole e il seno, che ad ogni respiro si sollevava morbido.
-Ti piace?- domandò lei, eseguendo una piccola piroetta per mostrare come la gonna ampia si potesse anche sollevare fino alle ginocchia; - tutti i nostri costumi sono stati cuciti dalle signore della casa di riposo. Questo me l'ha cucito la signora Monroe, in cambio di una canzone...le piaceva tanto questo colore, anche se nello spettacolo originale, il costume era verde...-
- Ti sta benissimo- rispose lui, sorridendole.
Lei lo guardò negli occhi. Erano belli come ricordava, ma stanchi.
Non aveva dormito.
Aveva la barba, e i capelli poco più lunghi di quando l'aveva visto l'ultima volta. Sembrava molto spossato. Fu sul punto di chiedergli se stesse bene, ma notò qualcosa che la colpì un poco.
Gerard teneva una scatola in mano. La sua curiosità si accese. Gli domandò cosa fosse.
Lui si morse il labbro. Era venuto fin laggiù solo per vederla e darle il suo regalo e ora non sapeva se darglielo o meno. Vee lo fissò, poi fece un cenno ad Eliza che le rispose.
- Vado a sedermi al mio posto. Buona fortuna Vee! In bocca al lupo!-
- Grazie! farò del mio meglio...-
- Lo so...- e lanciando un'ultima occhiata a Gerry, uscì, richiudendo la porta dietro di sè. Non si fidava a tal punto di Gerard, ma si fidava di Vee.
- Ecco, io...ricordo che quella sera...- e glielo porse, senza più parlare.
Ora la osservava come un fidanzato osserva la sua ragazza aprire un regalo importante. Gli occhi di lei si riempirono di stupore, e Gerard li vide puntati su di sè.
S'intenerì.
Come erano sorpresi...sembrava una bambina.
- Non dovevi...- sussurrò lei, lasciando che le sue dita sfiorassero i leggeri ricami del corsetto.
- Ti avevo promesso un souvenir dai paesi dove sono andato, ma non ho trovato nulla di adatto...ho pensato...-
-Grazie- disse lei semplicemente, abbracciandolo calorosamente, quella leggiadra stoffa bianca ancora tra le dita. L'attore esitò un attimo; era così sottile, innocente, ma aveva un'aura di malinconica sensualità che le aleggiava attorno, facendo barcollare il suo autocontrollo.
Se l'avesse stretta a sè...cosa sarebbe successo? sarebbe riuscito a lasciarla andare?
Un rumore sordo spezzò quell'incantesimo, presentandosì, inclemente alla loro porta.
- Si va in scena! Vee, tocca a te la prima canzone!-
- Arrivo - disse lei, lasciando la presa. Gli sorrise gentile ed aprì la porta del suo "camerino".
- Devi andare al tuo posto adesso. Tra qualche minuto sarò in scena...-
-Si- rispose lui, ancora tramortito dalla stretta colma di calore di poco prima.
- Promettimi che non rimarrai a bocca aperta, eh?- disse lei, una punta di sottile umorismo le disegnava un sorrisetto impudente sulle labbra rosee, naturali.
- Sai, dovrò sostituire una delle nostre cantanti...ha perso la voce e ballerà al mio posto in alcune parti, mentre io canterò le sue canzoni...sono un pò nervosa...-
-Andrà tutto benissimo- la rassicurò lui.
"Hai affrontato cose peggiori" riflettè, scrutando quel volto che appariva sempre diverso ma altrettanto bello.
- Lo spero! Male che vada, avvertimi se tra il pubblico vedi spuntare pomodori e uova marcie!- rise lei, cercando di scaricare il nervosismo, e lo accompagnò quasi saltellando davanti alla scalinata.
- In bocca al lupo...- le disse lui, chiamandosi stupido per tutte le cose che avrebbe voluto dirle e si era tenuto dentro come un ragazzino.
"che razza di uomo sei? Irresoluto fino alla fine..."
- Crepi...- sussurrò lei, dandogli un bacio sulla guancia, e senza aspettare il suo sguardo si voltò, correndo come una cerbiatta in fondo al corridoio.
La vide sparire dietro una porta scura.
Ridiscese quei gradini rapido, dopochè raggiunse Elliot e Amanda che ora discutevano animatamente con un uomo giovane, sui trent'anni, corti capelli biondo scuro un pò scarmigliati, una maglia blu a maniche lunghe, coperte in parte dalla giacca scura che indossava.
Riconobbe la sua voce.
Ancora in piedi, si avvicinò a lui ed esclamò il suo nome, sorpreso e sorridente allo stesso tempo.
- Patrick!-