Capitolo 7

Ventiquattro ore

 

- Pronto?-

- Vee, sono Laura. Abbiamo un problema...- la voce di Laura era abbastanza nervosa, ma la ragazza capì che era qualcosa di serio a preoccuparla, ma non grave.

- Che è successo?-

- Kate ha la laringite, non può più cantare...- la voce all'altro capo del telefono rimase in silenzio, aspettando una risposta, una qualunque.

- è grave?- domandò lei, sollevata che fosse solo quello il problema.

-No, si riprenderà in una settimana o due, ma devi sentirla, mugola appena...non potrà cantare nel recital...cosa facciamo, Vee? lo spettacolo è domani...dovremo rimandarlo-.

- Kate e Alec si sono messi insieme come dicevi?- domandò Vee, ignorando la preoccupazione di lei per l'evento.

La voce di Laura si fece entusiasta.

- SIII!!!!- rispose,- dovevi vederli ieri mentre lei si esercitava, poi si è sentita male e il primo a correre chi è stato? Indovina un pò? Cercavano di nasconderlo a me, ti rendi conto?- rise.

Vee sorrise alla cornetta.

- Almeno uno dei nostri obiettivi è raggiunto-

- Si, ma abbiamo sempre il problema di una cantante che ci manca. Alec non ha  più una compagna per i suoi duetti...-

- Kate può ancora ballare, vero?-

-Si, ma non vedo come...-

- La sostituirò io, Laura, se ti va bene. Tanto le canzoni le so tutte a memoria e i movimenti li ho imparati guardando le prove...- si interruppe, sentendo un - DAVVERO?- urlato per il sollievo, e ascoltando la donna che la ringraziava senza fermarsi mai, complimentandosi per la sua genialità e meravigliandosi per il suo talento.

- Devo solo chiederti se puoi cantare tu al mio posto Age of Aquarius mentre mi cambio d'abito per il finale e se riesco a convincere Leda a cantare per noi anche New York New York , saremo a posto per il primo cambio d'abito. Si, Leda, la sorella di Jamal... Devo solo avere il tempo per i cambi di costume - vedrai che andrà  tutto bene. Lo spettacolo deve andare avanti - Laura non vide la ragazza stringere di più la cornetta mentre pronunciava quelle parole.

- Sei decisa, eh? e la tua capacità di organizzarti negli imprevisti mi fa quasi paura...-Laura era sempre rimasta colpita dalla prontezza di quella ragazza così giovane e dalla sua capacità quasi miracolosa di risolvere i problemi, per non parlare della genialità e della memoria che l'avevano fatta dubitare più di una volta che la sua amica del volontariato fosse una ragazza qualunque.

-E' solo che ci tengo al nostro spettacolo...anche perchè ho invitato i miei bambini e i miei amici e ci tengo a fare bella figura...- rispose Vee, decisa. Aveva una persona sola in mente, in quel momento.

-Amici, ah? comunque Age of Aquarius  la posso cantare senza problemi, adoro quella canzone... e Kate può ancora ballare-

- Bene, Laura. Ora chiama Alec e digli che dovremo provare io e lui insieme questo pomeriggio, e più tardi ti faccio sapere cosa mi risponde Leda, e non preoccuparti troppo, amica mia. Dovremo fare delle modifiche, ma mancano ancora ventiquattro ore allo spettacolo...-

- SOLO ventiquattro ore, Vee, solo ventiquattro ore...-

Posò la cornetta e sospirò.

- Solo ventiquattro ore...- e un immagine comparì davanti ai suoi occhi in un flash. Arrossì.

- Lo vedrò tra ventiquattro ore, ventiquattro ore ancora...- e corse al piano superiore, dove Leda si stava cambiando d'abito dopo aver finito il suo turno pomeridiano. In un pub dove la giovane Leda Williams si esibisce come cantante.

- Leda...- iniziò, lo sguardo assonato dell'amica lo fissava dalla cima della sua odierna tazza di caffè;-ho un favore da chiederti...-

 

****

 

- Ventiquattro ore, Gerry, e saremo a casa. Non era quello che volevi?- domandò una donna coi capelli corti che gli sedeva davanti in auto, vicino all'autista. Lo guardava tranquilla, la soddisfazione brillava nel suo volto leggermente abbronzato.

Il tour del suo assistito era stato un successo, e il viaggio gradevole, almeno all'andata.

-Amanda, non prendere in giro il nostro attore qui, sai che è nervoso...- Elliot, seduto accanto a lui, gli diede una pacca sulla spalla e sorrise alla donna attraverso le lenti da vista. Che bella sua moglie...ancora si chiedeva come avesse potuto scegliere lui, tra tutti gli spasimanti che aveva in giovinezza. Aveva più di quaranta anni, ormai quasi cinquanta, ma la donna era sempre rimasta giovane, la sua pelle sempre leggermente abbronzata e gli occhi ramati che splendevano su quel volto incorniciato dai suoi corti capelli biondi scuri.

Elliot invece era sempre stato un uomo che aveva avuto successo in tutto, tranne che con le donne, almeno fino ad Amanda...lei gli aveva fatto comprendere che da qualche parte il destino esisteva e lavorava incessantemente. Sposato a quasi sessanta anni con uno schianto come Amanda era un dono per lui, e se ne era sempre vantato. Forse era stata proprio quell'unione così felice a invogliare Gerard all'idea del matrimonio.

- Lo sai che domani sera il nostro amico Gerry, qui- e gli diede un'altra pacca sulla spalla- ha un appuntamento, ops...volevo dire, deve assistere ad uno spettacolo dove c'è anche la cameriera dei suoi sogni-.

Gerard sobbalzò. E non riuscì a trattenere un' occhiataccia al suo amico, che gli sedeva accanto.

" Gridalo più forte! in Siberia non ti hanno sentito ancora!", ma sapeva che aveva ragione. Voleva tornare a casa in tempo solo per vedere il recital di Vee. Si sentiva quasi come un padre che doveva assistere allo spettacolo della sua bambina.

E invece...stupido aereo...le parole dell'altoparlante gli risuonavano ancora nella mente, facendogli risalire la bile per la rabbia.

- Causa guasto tecnico, il volo 632 delle 5 pm, diretto a New York City è cancellato e rinviato a data e orario da destinarsi...-

Quelle parole, pronunciate così insensibilmente dall'annunciatore all'aeroporto, gli avevano tolto il respiro. Sarebbe arrivato la mattina dello spettacolo se fosse riuscito a prendere quell'aereo, in perfetto orario, e invece... Con la mente aveva visto la ragazza che aveva occupato la sua mente per due settimane delusa e rammaricata per la sua assenza, e la voce di lei ripetergli sconsolata -me lo avevi promesso...me lo avevi promesso...-

Fu sul punto di correre fuori dall'aeroporto e prendere un taxi fino a New York. Avrebbe solo dovuto attraversare uno stato, dopotutto...

Elliot dunque aveva preso in mano la situazione, vedendo il volto sconvolto dell'amico, e con un altro volo erano riusciti ad arrivare comunque nello stato di New York, anche se in un altro aeroporto, ad un giorno di macchina dalla City. Erano stato costretti a prendere un veicolo a noleggio e a viaggiare di notte.

Ma non importava adesso.

Gerard era a New York ora, era nuovamente lì, in quello stato che più di una volta gli aveva fatto rimpiangere la sua amata Inghilterra, le sue campagne, il suo verde...

Da quando aveva cominciato a pensare che tornare ancora nella Grande Mela sarebbe stato così piacevole?

- Prima di andare al mio appartamento devo passare in un negozio in centro, ho una cosa da ritirare-

- Mi sa che non ne avremo il tempo- lo interruppe Elliot, che si guadagnò un'altra occhiataccia dagli occhi marini di Gerard, poi riprese, leggermente sarcastico - scegli tu allora: se andiamo in centro, poi, col traffico che ci sarà in giro non potrai arrivare al tuo appartamento, prepararti e andare alla diciassettesima strada o ovunque sia questo teatrino dei debuttanti...lo dico per te...male che vada possiamo andare al negozio e poi direttamente alla 17esima, sarebbe più comodo e veloce, ma tu non potresti neanche-

-Va bene. E' importante -rispose l'uomo, che aveva compreso che il manager si preoccupava per lui, in fondo. Molto in fondo.

- Lo sai che mi hai incuriosito molto con la storia di questo recital, Gerry caro?-

"Non mi chiamare Gerry caro, Elliot, o ti mangio!"-

- Amanda- scroccò uno sguardo d'intesa alla donna che sedeva davanti- perchè non andiamo anche noi a vedere questa amica di Gerry e il suo spettacolo? Tanto, quel genere di spettacoli sono ad ingresso libero, a quanto ricordo...-

Lei gli lanciò un'occhiata divertita e gli rispose, questa volta cercando di essere comprensiva nei confronti del suo cliente, che non riusciva più a ribattere.

- Se a Gerry non da fastidio-

- Nessun fastidio!- aveva risposto lui, solo per poi pentirsene due secondi dopo. Si era lasciato coinvolgere da Elliot in uno dei suoi stupidi giochetti, e aveva perso, perso, Perso!.

 Elliot sorrise.

- Ci sarà da divertirsi, non vedo l'ora di arrivare-

 Gerard sospirò rassegnato.

- L'importante è arrivare in tempo- sussurrò, cercando di riposare. Sarebbe stata una giornata lunga e scomoda, chiuso quasi tutto il tempo in quella stupida auto...

 

*****

 

- E' davvero la prima volta che canti questa canzone?-

Tutti i ragazzi presenti in quel teatro deserto l'avevano fissata con occhi sbalorditi al sentire il primo vocalizzo, acuto e dolce, salire al cielo con tanta grazia.

Poi un secondo, ed un terzo.

Stessa impressione.

Poi il tono si era alzato, e lei, seguendo la musica aveva alzato di mezza e poi di una ottava la sua stessa voce, elevandola alla musica che percepiva nella cuffia.

L'ultimo vocalizzo aveva semplicemente tagliato l'aria, come una lama gentile che perforava il silenzio e nel silenzio stesso trovava la sua naturale culla e tomba.

Non erano riusciti a muoversi per attimi interi.

Lei non era solo un genio, come diceva Laura.

Era anche un talento.

E la risposta di lei, detta con una ingenuità tale da fare rabbia, non aveva fatto altro che sbigottire i presenti ancora di più.

- Si, fino ad ora mi ero limitata ad ascoltarla perchè mi piaceva... tutto il musical è davvero eccezionale-

- Vee, Kate ci ha messo tre giorni per cantare decentemente questa canzone, e i vocalizzi avevamo deciso di lasciarli suonare in playback, ma tu...-. Un ragazzo la guardava sconvolto, poi rivolse il viso senza parole alla ragazza chiamata Kate, che mugolava dandogli ragione e annuendo col capo.

-Oh- esclamò la ragazza, togliendosi la cuffia- ma per me va benissimo farla in playback e-

-NO! Tu devi cantarla così come l'hai cantata adesso!- Laura era corsa sul palcoscenico, indossava delle calze a rete e un cilindro, il corpo vestito solo da un corsetto scuro e da un gilet aderente e scuro. Tutti rimasero silenziosi per un attimo, indecisi se ridere o piangere a quella vista.

 Le mancavano solo le orecchie da coniglietta e sarebbe potuta apparire su playboy, lei, i suoi capelli biondi e i suoi occhi chiari.

- Laura...lo sai che ti adoro con quel costume addosso?-  disse Vee un pò ironica, generando un risolino che si diffuse sul palco e sulla platea.

- Voi fate silenzio!- urlò la donna stizzita, rivolgendosi ai ragazzi che ormai provavano con i costumi addosso - e tu Vee: perchè non mi hai detto prima che sapevi cantare in questo modo? Perchè non mi hai detto di essere una soprano? New York New York, Memory e le altre sono difficili, ma non impossibili come questa...la prova è che riesco a cantarle pure io queste canzoni, mentre quella so non mi riuscirà mai...-

-Laura, io non so neanche che significhi la parola soprano...e comunque non me la sentivo di cantare questo genere di canzoni- il suo sguardo si era rabbuiato per un attimo, e Laura se ne accorse - ma ora non ho altra scelta e devo farlo... e devo ammettere che per quanto mi rattristino, queste canzoni sono veramente belle...magiche direi...-

Laura sospirò, togliendosi il cilindro per grattarsi un attimo la fronte.

- Ormai siamo in ballo, Vee...-

- Allora balliamo- le aveva risposto, dandole un bacio rapido sulla guancia, e strizzandole l'occhio davanti.

Laura era rimasta inpettita per un momento solo, poi sciolse il suo silenzio in una risata liberatoria.

- Bene, dunque. Alec, mi pare che per la prima canzone non ci siano problemi. Provate le altre due e poi di corsa dietro le quinte  e iniziamo la prova generale e guai, ripeto GUAI! a chi osa denigrare il mio costume un'altra volta, lo disintegro!- tutti avevano riso a quella battuta, pure Kate, che aveva quasi smesso di respirare per le risate, nonostante le dolesse la gola.

-Oh, Jamal- disse, rivolgendosi ad un ragazzo che stava si stava scaldando per il balletto successivo -a che ora verrà tua sorella?-

- E' già qui da un pezzo- rispose, lanciando uno sguardo ai posti in fondo alla sala. Leda si era accomodata nell'ultima fila di quelle poltrone rosse, seduta accavallando una gamba sull'altra,  e aveva seguito tutta la scena...se fino a quel momento non era intervenuta nella discussione nè si era fatta vedere, non fu per sua scelta, ma per quella del suo corpo. La voce della sua amica l'aveva ubriacata e costretta a sedersi per non cadere a terra estasiata.

"Cavoli se canta bene!"

Non credeva possibile che la stessa ragazza che si sentiva in difficoltà a cantare una canzone così facile per Leda, come il successo della Minelli, fosse invece capace di simili prodezze canore. Poi, riprendendosi, aveva tratto un respiro profondo e inteso il motivo per cui la piccola Vee era sempre stata brava ma mai eccelsa in quella canzone; semplicemente non era nelle sue corde.

Aveva imparato a conoscere la ragazza in quei tre anni: era una ragazza senza particolari ambizioni, con il solo desiderio di vivere tranquilla e dopo essere venuta a conoscenza del suo passato, poteva anche capire il perchè. New york New York cantava l'ambizione pura, la speranza del successo, la risoluzione a mettercela tutta...

Per Bohemienne invece era diverso.

Anche se non comprendeva il testo della canzone (la signora Monroe aveva esplicitamente votato la versione francese della canzone, preferendola a quella inglese di Celin Dion e Tina Arena) la sua musica e la voce di lei erano come legate, lei cantava quella canzone come se parlasse della sua vita, e nonostante la cantasse sempre con un sorriso sulle labbra, un'ombra di nostalgia e tristezza sostava sempre nei suoi occhi scuri; e quando le aveva chiesto cosa significasse la canzone, Vee le aveva soltanto sorriso mestamente, ricominciando a cantare con più intensità di prima.

Jamal la chiamò, mentre Vee la salutava con il braccio alzato, invitandola a salire sul palco.

Leda scrollò le spalle, cercando di rilassarsi, e avvicinandosi alla sua amica le sorrise allegra, ricambiata subito. Almeno quella sera si sarebbero divertite, pensò, vedendo il costume e il cilindro che Laura indossava, e che aveva accettato si indossare a sua volta.

- ohh, dilettanti...-

 

*****

 

Eliza ormai era in ginocchio, mentre chiedeva al suo capo di darle un giorno libero per l'indomani. Non poteva perdersi lo spettacolo di Vee. Era come una madre per lei, una sorella, la migliore amica per Vee, non sarebbe mancata per nulla al mondo. Per non dire che Leda l'avrebbe strozzata.

- Ma in cambio avrai un turno di straordinario senza stipendio, siamo d'accordo?-

-Si! qualunque cosa!- rispose lei, senza neanche calcolare a quanto denaro aveva effettivamente rinunciato.

-Allora affare fatto, signorina Schuller. Spero solo che qualunque cosa abbia da fare domani, ne valga la pena-

- Domani vedrò il mio angioletto cantare sul palcoscenico, cosa vuole che siano pochi spiccioli?- e allontanandosi dallo sguardo curioso del padrone del ristorante prese il cellulare e attese una risposta.

Eccola.

- Signor Li? è fatta! Domani passerò a prendervi con un taxi. Siate pronti per le cinque. Si, sua nipote si è impegnata al massimo, come sempre, e vedrà che domani sarà all'altezza del suo nome. Ora devo andare, il dovere mi chiama- premette un tasto e spense il telefonino colorato.

- E ora diamoci da fare- si era detta, rimboccandosi le maniche e prendendo in mano l'ormai odiato blocchetto delle ordinazioni.

 

****

 - Perchè vuoi cantare anche questa canzone, Alec?- domandò la ragazza, dopo aver concluso le prove del recital.

Erano tutti stanchi, ma soddisfatti, e sedevano sparsi sul palco e tra le poltrone.

- Domani verranno anche un paio di professori della mia scuola d'arte, la Julliard, e mi hanno detto che con loro verrà anche un produttore a cui hanno fatto il mio nome e un mio amico di Broadway. Voglio fare bella figura cantando la canzone di questo musical in cui spero di entrare-

-Capisco...spero di essere brava abbastanza e non metterti i bastoni tra le ruote...non vorrei che tu facessi brutta figura per causa mia-

- Andrà tutto bene, vedrai! Poi sai, mia nonna vive alla casa di riposo e lei adora questa canzone da quando l'ha sentita qualche mese fa..-rise. Il ragazzo non aveva più di venticinque anni, aveva folti capelli castani scuri, quasi neri, e gli occhi dello stesso colore. Insolito per un americano, ma non per chi come lui aveva origini vagamente messicane.

Alec Dawson era quel che si poteva definire un ragazzo affascinante, e molte ragazze del volontariato avevano perso la testa per lui, compresa Kate.

-A Kate non dispiace che io la abbia sostituita?- domandò, ricordando, con una sorta di antico risentimento, tutte le volte ( poche) in cui era stata costretta a farsi da parte in uno spettacolo.

- Si, le dispiace di non poter cantare con me, e per me è lo stesso, ma lo spettacolo deve andare avanti... e lei sa che io le voglio bene anche se non cantiamo insieme-

- Già, questo è l'importante... Senti,- lo richiamò accanto a sè, sussurrandogli in un orecchio, -perchè non le dedichi l'ultima canzone del recital di domani? Sarebbe una cosa molto...- non trovò le parole.

- Carina! Sarebbe un modo per consolarla un pò per tutto. Glielo dirò!-

-Aspetta!- lo fermò Vee, tirandogli l'orlo della maglietta matida di sudore. - Domani; aspetta domani! Quando Laura annuncerà l'ultima canzone, prima di cantare, le faremo fare la dedica. Farà più effetto, non trovi?-

Lui annuì, osservando da lontano la sua Kate, i capelli rossi che le accarezzavano il volto leggermente sudato, gli occhi chiari di lei che sorridevano nonostante la delusione del giorno prima.

- Laura ha davvero ragione quando dice che sei un genio-

- Non sono un genio, Alec- gli disse, osservando il volto della donna amata dal suo compagno di canto - ma sono stata innamorata anche io...- sorrise appena, lasciando il ragazzo a meditare su quelle parole mentre raggiungeva Leda, seduta in fondo alla sala come quando era arrivata. Ormai si erano cambiate entrambe e avevano deciso di tornare a casa insieme. Indossò il suo piumino e facendo un cenno all'amica, si rivolse alla sala.

- Ragazzi, io vado! ci vediamo domani mattina!!!! Buonanotte!!!- urlò, decisa a farsi sentire da tutti. Quando comprese che, più o meno,tutti l'avevano sentita e avevano risposto, chi con un saluto altrettanto fragoroso, chi solo con un cenno, si diresse all'ingresso e varcò la soglia preceduta da Leda.

Un vento fresco ma piacevole le colse all'uscita.

- Domani è il gran giorno- sospirò Vee, alzando gli occhi verso il cielo. Indossava un pesante piumino bordeaux, e sotto un pull di trecce sottili color cioccolato. I suoi pantaloni era sempre larghi, come se non le fossero mai appartenuti prima.

- Gerry ci sarà?- domandò Leda all'improvviso, provocando il rapido voltarsi degli occhi dell'amica nella sua direzione. Chinò lo sguardo.

- non lo so...- sussurrò.

- Lui ha detto che sarebbe venuto, giusto?-

- Si, ma-

- Allora verrà, stanne certa. Mi sembra che sia molto "preso" da te, non so se mi spiego- e la ragazza lanciò un'occhiata ironica all'amica da sotto il suo berretto di lana lavorato a maglia.

-Insomma, quando mai si è visto un attore di Hollywood che viene a trovare a casa una cameriera incontrata il giorno prima? è insolito, non credi?-

 Vee arrossì. Poi un velo di tristezza cadde sui suoi occhi castani.

-Gerard è innamorato di un'altra, Leda... quella sera al ristorante lui voleva chiederle di sposarla...io l'ho vista, è bellissima... antipatica ma perfetta...-

e la donna ascoltava, il vento soffiarle leggero sulla pelle ambrata, resa poco più chiara dal freddo dei primi di marzo, mentre la ragazza descriveva la modella che aveva incontrato quella sera.

- Pensi davvero che Gerard potrebbe mai...-

- ...preferire una giovane vedova con lo sguardo triste, il corpo di una dea e la voce di un angelo invece di una bambolona rifatta? Non c'è bisogno di chiedere...-

Vee si bloccò a quelle parole.

Leda sapeva.

Sapeva di David.

Eliza gliene aveva parlato.

Non le aveva mai proibito di farlo, non credeva fosse necessario...ma sentirsi chiamare "vedova" da Leda le aveva fatto...male.

Una stilettata improvvisa al cuore.

La fissava atterrita, una marea di pianto le inondava l'animo.

- Tu sai-

- Si, - e l'abbracciò stretta, in piedi sul marciapiedi, - cosa c'è di male in questo? Ti ammiro tantissimo, piccola mia. Avere il coraggio di seguire il tuo cuore sempre, è quello che mi ha subito colpito di te...pensi davvero che altre persone non possano amarti solo perchè la persona che più amavi ti ha lasciato?-

Vee tremava. Era scossa dai singhiozzi e le lacrime scorrevano sulle sue guance rosee.

- Ohh, Leda- pianse, - io lo amavo così tanto, da morire...non puoi capire...non puoi... quando mi ha lasciato, ho creduto che la mia anima, il mio cuore fossero andati via con lui in cielo....come posso davvero amare qualcun altro allo stesso modo? come può permettermelo? come posso perdonarmi per questo? La mia mente trema al pensiero di un altro...e ora...- si stringeva all'amica, anche se era più alta e la sovrastava di dieci centimetri buoni.

La giovane afroamericana la fece sedere su una panchina lì vicino e guardandole il viso, le passò le dita curate sotto gli occhi, asciugandole le gocce salate che le rigavano le gote.

- Oh, piccola mia...l'amore è sempre diverso...ogni persona ama a modo suo, e ogni persona è amata in modo diverso... David lo hai amato tantissimo, come forse non potrò mai capire...ma ora devi continuare a vivere, non lasciare il tuo cuore a morire su quella lapide di pietra...sarebbe troppo triste, e non sarebbe da te... - accennò un sorriso tenero, tenendo gli occhi scuri con riflessi ametista negli occhi lucidi e profondi di lei.

Le accarezzò la guancia, scostando una lunga ciocca di capelli dal viso e portandogliela dietro l'orecchio.

- Sei così bella, Vee, e così giovane. Non lasciare che la paura ti freni, impedendoti d'amare. E di essere amata...Sarebbe come morire, e David sicuramente non vorrebbe vederti così...il tuo cuore si era solo addormentato dentro il tuo petto... la tua anima brucia ancora qui dentro, ne sono certa... sono convinta che una persona che canta come te non può non avere un cuore, e lasciatelo dire da chi se ne intende-.

Vee lasciò che due ultime lacrime le scivolassero sul viso. Non erano lacrime di dolore quelle, ma di sollievo, e gratitudine. Quelle parole avevano alleggerito la sua anima. Parole che nessuno era mai riuscito a dirle...parole che lei non avrebbe ascoltato, prima...

Sapeva che David non avrebbe mai voluto che lei finisse così, come un guscio vuoto, aspettando la morte nell'eterno ricordo di una felicità che l'aveva tradita ed abbandonata.

Le ritornò in mente un episodio che credeva ormai perso, uno di quei giorni di amore senza paura.

 

" Cosa faresti se dovessi morire domani?"

 

Una sciocca domanda da innamorati...una domanda che le era suonata così stupida ma inquietante, quel giorno...

 

" Io? morirei con te...cosa avrebbe senso, senza di te?"

 

" Amore mio, io non ti permetterei mai di morire per seguirmi...pregherei Dio di impedire alla tua anima di entrare in paradiso..."

 

" Perchè faresti una cosa così cattiva? io ti amo, David.."

 

" Ti amo anche io, Vee...Per questo lo farei..."

 

" Credi davvero che potrei amare qualcuno come amo te?"

 

" Il tuo cuore è così grande, piccolo angelo, c'è sempre qualcuno da amare...e se io dovessi morire un giorno, non importa quando, o come, o perchè, promettimi che continuerai a vivere ed amare..."

 

" Potrò ancora vivere? senza di te? mi sembra impossibile..."

 

" Sei ancora giovane...abbiamo tutta la vita davanti per farti capire che puoi farlo..."

 

"Ti amo..."

 

"Ti amo"

 

- Io posso ancora vivere...-

-Ora basta piangere, mia cara. Non vorrai mica deludere i tuoi amici domani, presentandoti con la voce spezzata- le sorrise dolcemente.

Vee accennò un sorriso colmo di gratitudine e, forse, speranza.

- Hai ragione, Leda. Torniamo a casa-.