Capitolo 65
Curtain falls
Gerard si attardò ad applaudire, ancora affascinato dalla storia a cui aveva assistito: Vee era davvero una stella, e brillava senza sosta in quel teatro, in quella sala dove il suo nome non cessava di risuonare insieme a quelli degli altri due protagonisti.
Quando il sipario si riaprì, i ballerini furono i primi ad entrare, e ad uno ad uno i vari comprimari: Joseph buquet e madame giry..i due managers...Carlotta e Piangi...
Il primo tumulto scoppiò non appena sul palci si presentarono Meg giry accompagnata dal bel Visconte De Chagny che per l'occasione aveva deciso di liberarsi dalla acconciatura costretta e lasciare i capelli spettinati, addosso ancora la camicia strappata che esibiva la sua muscolatura agile e sul volto un sorriso scanzonato e soddisfatto.
Un breve silenzio infine lasciò il posto ad un boato assordante quando ai lati del palco apparvero i due protagonisti veri e propri, il fantasma libero almeno in parte del trucco che deturpava il suo volto sembrava decisamente affascinante e tese la mano alla ragazza che lo raggiunse con un sorriso intimidito ma raggiante.
Tutti si inchinarono, ringraziando il pubblico che non smetteva di esprimere il suo consenso per quella serata, per quell'opera perfetta.
Ad un certo punto ballerini e cantanti si ritirarono dietro le quinte e il sipario si chiuse.
Tra il pubblico i diffuse un poco di sconcerto che si tramutò in sorpresa quando Howard, il fantasma, rientrò sullo stage, al centro del palco e, accompagnato da un lieve sottofondo, iniziò ad intonare una canzone, lentamente.
Masquerade...paper faces on parade...
Masquerade...
Hide your face so the world will never find you...
subito il sipario si riaprì e tutti, ballerini, attori e tecnici furono insieme sul palco ad intonare la canzone della compagnia, l'inno alla gioia e al divertimento che tingeva l'Her Majesty theater di nuovi, sgargianti colori.
La gente dunque si alzò, applaudendo più forte e salutando con gratitudine quel cast e qelle persone che avevano fatto sognare Londra.
Vee cantò in coro con gli altri, ma cercando con lo sguardo l'attore che sarebbe dovuto essere lì...
Perchè non lo vedeva?
Vagò con lo sguardo ed infine incrociò i suoi occhi verdi, quegli smeraldi in un campo di estranei.
Lui si, non le aveva staccato gli occhi di dosso, ma applaudiva e rifletteva e quando si accorse che gli occhi scuri di lei lo avevano trovato, sorrise e battè più forte le mani.
Vee sorrise di rimando, portandosi una mano alla tempia senza smettere di cantare.
Quella sera, per la prima volta, si sentì pienamente soddisfatta di sè stessa e del proprio operato.
Aveva cantato con tutta sè stessa, non aveva più nulla da rimproverarsi.
" Oh, Gerard...stanotte ti ho donato la mia anima..."
*****
Sedeva ora nel suo camerino, una borsa col ghiaccio premuta contro la tempia e gli occhi chiusi per godere del sollievo che percepiva mano a mano che il gelo si impadroniva della sua pelle. Fuori dal camerino un tumulto di persone chiaccherava, felici del successo ottenuto, ma questo non era rilevante al momento.
Quel dolore ora le doveva passare: si era tenuta in piedi per tutto lo spettacolo, e ora le sembrava di barcollare, la vista annebbiarsi.
Aveva bisogno di riposare, di concedersi al sonno e per qualche minuto vi riuscì...ma non per molto.
Fuori il delirio e dentro il suo cellulare suonava quasi senza pietà, vibrava sulla toletta dove i trucchi erano riposti in disordine.
Lo prese e lo lanciò vicino alla porta, sperando che si fracassasse restando in silenzio, la mano tra i capelli, mentre un ansito di dolore spezzava il suo fiato.
La testa le scoppiava.
E quello stupido telefonino finalmente si zittì.
- Permesso?- sentì bussare alla porta.
Scosse il capo per nascondere a chiunque fosse il malessere che provava e si avvicinò alla porta, sorridendo nell'incontrare lo sguardo ceruleo di Gerard, che si guardò intorno brevemente, discutendo con una delle guardie prima di entrare e chiudere la porta dietro di sè.
- Ciao...- sussurrò Vee, intimidita e felice al tempo stesso.
- Sei stata perfetta, honey...dico sul serio...- disse posandole le mani sulla vita, fissandola ed ammirandola, ancora vestita da sposa.
" Amore mio..."
- Grazie, Gerard...-
Vee si mise in punta di piedi, regalandogli un bacio morbido e lieve sulle labbra prima di chinare il viso e sospirare appena, portandosi una mano alla fronte.
- Che hai?- chiese lui, portando la propria mano in corrispondenza della sua e sollevando la ciocca di capelli che nascondeva la contusione sulla tempia, e lei gemette quando lui la sfiorò senza volerlo.
Gerard si ritrovò ad analizzare quel livido violaceo e tumefatto che invadeva la pelle candida del volto della ragazza e non potè fare a meno di rammaricarsene, carezzando la sua guancia e sperando che ne traesse qualche conforto.
- Ti fa molto male?- sussurrò l'attore, abbassando la testa per incrociare lo sguardo della givane cantante.
- Un pò...ma passerà subito, vedrai...-
- Quando è successo?- domandò l'attore, per poi ricordare: durante il primo atto..
L'aveva vista sbattere la testa a terra, aveva visto Sir Andrew preoccuparsi...
Aveva detto che non era nulla...
- E' stato solo un incidente, Gerard...a volte capita- lo rassicurò lei, sovrapponendo la propria mano sulla sua e lasciandosi coccolare dalle sue carezze.
- Posso entrare, Vee?-
Alla porta comparve Patrick che sorrise nel trovare i due, che senza alcuna inibizione, almeno davanti a lui si concedevano di abbracciarsi e tenersi per mano.
- Oh, credevo di essere il primo a congratularmi con la nostra stella, stasera-
- Anche tu sei stato grande, Pat- si congratulò Vee a sua volta, sorridendogli.
- Però il nostro visconte qui si è preso un pò troppe libertà...-
Gerard gli lanciò un'occhiata intensa, e il cantante non potè non sogghignare.
- Non so di cosa tu stia parlando, Gerry- si avvicinò ai due e baciò velocemente la guancia della ragazza, chiedendole subito se stesse bene e se volesse un'altra borsa di ghiaccio.
Vee rifiutò.
- Bene...-
- Grazie Patrick...-
Si fissarono per qualche istante, prima che il giovane collega facesse un cenno col capo.
- Vee, ascolta...credo che adesso-
Il cantante le lanciò uno sguardo chiaro e subito dopo indicò con un guizzo dei suoi occhi azzurri il collega, che si accorse di questo scambio di occhiate, ma prima di poter chiedere delucidazioni, vide il giovane collega congedato dalla ragazza, la porta chiusa da lei alle sue spalle.
- Gerard...c'è qualcosa che devi sapere...e che ti devo dire da tanto...-
Nella stanza più nessuno se non loro due, e il rumoroso cicaleccio esterno sembrava un breve fruscio adesso.
L'attore si avvicinò alla ragazza e le prese la mano, levigandole con l'altra la guancia sinistra e incupendosi nel vedere gli occhi della giovane farsi cupi, tristi.
Di cosa doveva parlargli?
Cosa la preoccupava tanto?
- Vee...cosa c'è?-
Vee sospirò, mordendosi il labbro.
Sapeva di dover parlare, eppure...
" Perdonami..."
- Ecco..io...- balbettò un istante, tremando e non trovando le parole adatte.
Come potergli dire tutto chiaramente, senza farlo soffrire?
Nella mente era ancora vivido il ricordo di come aveva reagito il suo collega...
Come avrebbe reagito...lui?
Chiuse gli occhi per riaprirli subito dopo: Patrick aveva ragione...Gerard doveva sapere.
- A New York...a New York ho avuto un problema...un problema serio...-
Gerard rimase in religioso ascolto, inspirando profondamente, senza però immaginare quale fosse la portata della sua rivelazione.
- ...prima di venire qui, prima di rivederti...sono stata aggredita, Gerard...da un uomo...-
- Cosa...?!-
Arretrò di un passo, fissandola sconcertato.
" Aggredita?!"
- Si...- sussurrò lei, chinando il volto, sfuggendo quel viso, quegli occhi, lei che sapeva bene cosa provavano in quel momento.
- E' successo una sera...quello stesso giorno la mia Mimì era stata operata...ero uscita...-
- Chi?-
chiese lui, contenendosi, trattenendo la rabbia e l'indignazione.
Ora stava bene...la vedeva innanzi a sè...
E quando era arrivata a Londra stava bene...
Bene.
Bene...ma prima?
Vee parve non ascoltarlo.
- ...è successo...- singhiozzò due o tre volte, prima di riprendere a parlare,
- davanti a casa mia...-
" ...ti prego..."
- Dimmi chi è stato , Vee! non-
- ..e se non si fosse fermato, Gerard...se non si fosse fermato io...io- e si lasciò andare ad un pianto silenzioso, portandosi le mani al viso e nascondere le lacrime che già le avevano inondato l'animo.
E l'attore la strinse a sè, mordendosi il labbro e permettendole di sfogarsi, la testa di lei accoccolata sotto il proprio mento, le dita si agrappavano ora alla sua camicia, e lui lo permetteva, altrettanto sconvolto.
La sua piccola...
Perchè era successo tutto questo?
Dove era finita la gioia per il trionfo di appena qualche minuto fa?
Perchè non glielo aveva detto prima?
E lui non era con lei, non l'aveva protetta...non ne era stato in grado, era stato cieco, non aveva visto...
Strinse gli occhi per la rabbia e lo sconforto, respirando più velocemente.
- Mi dispiace...mi dispiace...-
sussurrò Vee, alzando infine gli occhi lucidi sull'attore, Gerard ancora la stringeva a sè.
- No...non scusarti...non è colpa tua...- concluse deciso, la voce bassa e leggera come un soffio,
" Tutto questo tempo.."
Ogni cosa che aveva fatto...ogni parola...ogni gesto...rivedere tutto sotto quella prospettiva lo fece star male...
Che uomo era?
Le sue piccole, inutili preoccupazioni...non erano nulla rispetto a questo...
- Perchè non me lo hai detto prima...? sarei tornato subito...io...io-
Lei impressè sulle sue labbra un bacio caldo, colmo di disperazione.
- Tu sei con me, adesso! Se sto bene è grazie a Te!...io non volevo che tu sapessi, Gerard, non volevo che tu ti sentissi così...ma avevi diritto di sapere...-
- Non ti lascerò più sola, amore mio...mai più...mai più...-
- Lo so...lo so...abbracciami più forte...-
Rimasero così per attimi interi, avvinti dal calore e dal senso di conforto che riuscivano ad infondersi a vicenda.
- Andrà tutto bene, vedrai...- la rassicurò lui, baciandole la fronte e avvolgendola con le braccia, più possessivo.
- Si- rispose lei, poggiando la guancia sul suo petto, la stoffa nera sfregare contro la sua pelle.
- Non devi più temere, adesso...-
Vee annuì debolmente, le palpebre parevano socchiudersi e cedere al riposo, ad un dolce sollievo.
La stava salvando ancora una volta, liberandola da un peso che troppo a lungo si era trascinata addosso.
- E ti prometto che chiunque sia quel bastardo, la pagherà cara- sibilò infine l'attore, la voce profonda, diversa.
Vee si irrigidì, raddrizzando le spalle quasi immediatamente, gli occhi sbarrati.
Un brivido le era corso lungo la schiena, a quelle parole...a quel sibilo.
" Gerard.."
- No-
******
Patrick rimase sorpreso di vedere l'attore uscire così repentinamente dal camerino, per lo più intimato da una delle guardie che aveva aperto la porta ad un certo punto, allarmato da rumori e voci strane provenienti dall'interno.
Quasi si scontrò con lui, ma questi non gli rivolse nemmeno uno sguardo, rabbuiato in volto mentre abbandonava con celata furia l'area e successivamente il teatro.
" Ma...?"
Corse nel camerino della collega, e lì la vide, vicina al muro, inginocchiata a terra, le mani abbandonate sul grembo, la testa china si muoveva al ritmo dei singhiozzi silenziosi, permettendo a due lacrime pesanti di cadere fino alla veste dalle lunghe ciglia , nascoste fino a quel momento dai capelli che erano liberi e sciolti..
- Vee! cos'è successo?-
Le fu subito affianco, sollevandola quasi contro la sua volontà e mettendola a sedere.
Com'erano arrossate le sue guance, gonfi di pianto gli occhi e le sue labbra tremavano gridando di dolore.
- Vee! Vee! guardami!-
Patrick le prese il volto tra le mani, inginocchiato davanti a lei che sembrava aver cancellato tutto, persa ogni memoria nel pianto.
Infine lo guardò e fu solo un attimo, prima che parlasse.
- E' andato via...-
- Perchè?-
Vee singhiozzò, portando le proprie mani in corrispondenza di quelle di lui e liberandosi di quella carezza.
Non meritava conforto...
Non meritava nulla.
- Ho sbagliato...non dovevo dire nulla...dovevo stare zitta, non dovevo parlare...e ora se ne è andato...-
- Dimmi cosa è successo!- ripetè, con meno irruenza.
La ragazza lo scrutò, al colmo della rassegnazione.
- Gli ho detto tutto, e lui aveva capito...davvero...ma non volevo che si vendicasse per me, Pat...l'avrebbe cercato ovunque, ha detto...quando ha saputo che era Bill ho avuto paura...se l'avesse avuto davanti in quel momento lo avrebbe ucciso, ne sono certa...-
- Ma io conosco Gerry! non è il tipo da-
- Tu non l'hai visto!Non l'hai sentito!...quando gli ho detto che non doveva farlo, si è arrabbiato...non mi ha ascoltato più...-
" Quello stupido!"
Il cantante comprese fino ad un certo punto quel comportamento, dettato soprattuto dai sentimenti che provava.
Possesso, amore...gelosia.
- Mi ha accusato...- pianse lei, - di non amarlo!...di amare un altro...di amare William anche se non è vero!-
Si portò le mani sulle braccia, lì dove l'attore l'aveva stretta tanto da farla quasi gridare e il collega si accorse che le erano rimasti degli aloni bianchi sulla pelle arrossata e bruciante.
Come aveva potuto?
Lei che aveva donato tutta sè stessa a lui e a nessun altro...
Come poteva dubitare di lei a quel modo?
Dubitare così dei suoi sentimenti...
Dimenticarli così...
- L'ho colpito, Patrick...e ora non mi vuole più vedere...Gerard mi odia...mi odia...-
- Non è così, Vee-
Prese le mani di lei tra le sue e le levigò con affetto.
- Gerry ti ama, questo è certo...cerca di capirlo...se si è comportato in quel modo è perchè è uno stupido geloso a cui dovrò raddrizzare la schiena-
Vee chiuse gli occhi...non riusciva a dimenticare quegli occhi così chiari travolti dalla rabbia, dalla gelosia...
Continuò a rimproverarsi silenziosamente, finchè il collega non le diede un buffetto sulla guancia, sorridendole teneramente.
- Andrà tutto bene, Vianne Miller, non temere...ti porterò io da lui-
La ragazza scosse il capo, asciugandosi le ultime tracce di lacrime dal volto.
- Non so nemmeno dove sia...- disse sommessamente.
Patrick la rassicurò, invitandola ad alzarsi e scostandole una ciocca di capelli dal volto.
- Lo so io, dove sta! Cambiati. Appena potremo uscire, andremo al Le Meridien...non è troppo lontano da qui-
Attese che lei annuisse prima di uscire dal suo camerino, ma si voltò di scatto quando lei lo richiamò.
- Si?-
- Scusami..sono peggio di una bambina...grazie...-
Fece un cenno col la mano, prima di uscire, nella mente formulava già il discorsetto che avrebbe fatto una volta faccia a faccia col suo collega.