Capitolo 63
Preoccupazione
- Signor Andrew, che ci fa lei qui?-
Vee gli lanciò un'occhiata preoccupata, alzandosi in piedi e levando l'impacco di ghiaccio secco che aveva sovrapposto sulla tempia destra.
E l'uomo notò un livido violaceo, nascosto in parte dall'attaccatura dei capelli e dalla frangia.
- Allora è più serio di quel che pensassi...stai bene?-
- Signore, non dovrebbe essere qui- quasi lo rimproverò lei, guardandosi un momento allo specchio e ritoccando il trucco sul volto.
Indossava un tutù da ballerina fucsia, molto grazioso e frizzante, ache se il suo volto sembrava più serio del solito.
Sospirò, avvicinandosi e prendendo la mano tra le sue e costringendolo a guardarla dritto negli occhi.
- Andrew...- lo chiamò per nome, cosa che lo stranì moltissimo.
Si rivolgeva a lui come suo pari, in quel momento: da artista ad artista.
- Ha visto il pubblico lì fuori?Lascerebbe che uscisse da qui deluso solo per un piccolo bernoccolo? Io no di certo-
- Ma..-
- Nienta ma, signore!- disse pacata, lasciando la sua mano e voltandosi appena, - torni al suo posto, tra poco comincerà il secondo atto- e lo congedò dal suo camerino con un bacio rapido, mettendolo letteralmente alla porta.
Il compositore scosse il capo e si diresse verso il proprio posto, incrociando Patrick ed Howard lungo il corridoio: erano entrambi pronti all'ingresso in scena, Patrick vestito da nobile soldato, e Howard da Morte rossa, un abito appariscente che gli donava un'aria tozza, nonostante fosse alto più di un metro e novanta.
Quest'ultimo chinò profondamente la testa, facendo cadere il cappello piumato a terra.
- Perdonatemi, signore- porse le sue scuse Howard, da dietro la maschera bianca da scheletro che portava.
Andrew non seppe come rispondergli e Patrick scoppiò in una breve risata.
- Con quella maschera sembra una minaccia più che una richiesta, non è vero?-
Andrew sorrise, ma poi prese Patrick a lato e gli rivolse solo una raccomandazione.
- Se dovesse stare male, interrompete tutto. Lei è più importante-
Patrick annuì, e attese qualche passo, prima di richiamarlo.
- Anche se volessi, tu sai che non riuscirei mai fermarla, vero?-
Il musicista si voltò, uno sguardo teso nei suoi occhi scuri.
Occhi di chi temeva molto più di quanto non desse a vedere.
- Se non la fermerai tu, ci penserò io...-
" Non permetterò che la storia si ripeti..non qui, non per causa mia"
Patrick lo scrutò perplesso, ed in parte meravigliato.
- Davvero lo faresti?- replicò allora il cantante, le mani ai fianchi mentre Vee lo raggiungeva, uscendo dal suo camerino.
- Non mi conosci, Patrick Wilson- e si allontanò definitivamente, lasciando l'attore sospeso, incredulo.
" Non lo farà...non ci credo..."
- Siamo pronti, signor visconte?- sopraggiunse la ragazza, lisciando le pieghe del suo costume.
- Si, Christine-
Osservando il sorriso brillante della ragazza nonostante l'incidente del primo atto, Patrick comprese che lui stesso avrebbe fatto di tutto per lei, per quella bambina adorabile.
*****
Andrew si diresse al suo posto, un' espressione indecifrabile sul volto.
Sapeva a cosa era disposta la ragazza pur di renderlo fiero ma paradossalmente lui, che aveva sempre preteso il massimo da tutti, adesso voleva che la sua favorita si desse una " calmata".
Non credeva che una persona, una bambina, si potesse spingere fino a quel punto: esibirsi anche con delle ferite aperte sul corpo, e trionfare...solo per affetto.
Cosa avrebbe pensato Vee se fosse venuta a conoscenza di quel segreto svelatogli?
Eppure quella ragazza dagli occhi a mandorla, quella atleta, quella amica era stata chiara...
Vee non doveva sapere...e lui si sarebbe dovuto comportare di conseguenza.
Avrebbe preferito non sapere mai, che quella Nina Chang non fosse mai entrata nel suo ufficio a parlare con lui.
Di molte cose si era lamentata: che non fosse protetta abbastanza, che non fosse nutrita a sufficienza, che fosse isolata dagli altri...che corteggiatori insistenti e maleducati avessero accesso alle sue stanze.
- E non credo che sia corretto, visto che lei sa bene quanto me che Vianne ha già un uomo di cui è innamorata-
- Cosa mi consiglia di fare, signorina?- le aveva chiesto, invitandola per l'ennesima volta ad accomodarsi in una delle poltrone del suo ufficio.
Nina era rimasta in piedi, le labbra piegate in una smorfia seria.
- Tutto il necessario per garantire il suo benessere, signore- si era avvicinata alla scrivania, poggiando le mani sul legno e fissandolo coi suoi occhi scuri, magnetici quasi.
Assomigliavano a quelli della sua diva, ma questi erano colmi di un rigore e spirito.
- Dopotutto Vee è pronta a fare di tutto per lei, qualsiasi cosa..- si era seduta quindi, riavviando con una mano i lunghi capelli neri.
- E' sempre stata così, quella bambina...è una sciocca!- aveva detto, senza permettere ad alcuna emozione di trasparire dal suo volto.
E in cuor suo, Sir Andrew si era più volte domandato come era possibile che quella donna potesse essere amica di Vee.
- Sa... Vianne è sempre stata una bambina complicata, fragile ma geniale...-
Ancora il suo volto non aveva tradito alcun sentimento.
Uno schermo efficace contro le persone per cui non nutriva particolare interesse...o stima.
- Dopo la morte di suo padre però, sembrava essere diventata una marionetta nelle mani di sua madre, una donna forte a prima vista...dico sul serio, tanto bella quanto severa - diceva, non trovando in quella lingua straniera che era l'inglese altre parole per chiarire i concetti che aveva in mente.
- Sembrava essersi trasformata in un manichino senza volontà...-
" Adesso basta!"
- E' certa di essere sua amica, per parlarne in questo modo?- nonostante avesse tentato di mantenere un contegno, il compositore si era inalberato, offeso quasi in prima persona da quell'atteggiamento spregiativo.
Nina aveva accennato un sorriso, accomodandosi sulla poltrona.
Dunque quella era una persona che provava dell'affetto per Vee...
Bene.
- E' proprio perchè sono sua amica più di chiunque altro che parlo così. Vee mi conosce, e sa che posso essere più dura di così, soprattutto nei suoi confronti-
Andrew aveva dovuto cedere il passo e lasciarla proseguire nel suo discorso.
- A dodici anni era già una campionessa, sua madre la spingeva...no...direi costringeva a partecipare a tutte le gare indette dalla federazione-
Il musicista ascoltava in silenzio, osservando il volto di quella ragazza ancora giovane farsi ancora più serio, distante.
- In una gara, ci siamo trovate l'una contro l'altra. Uno spettacolo emozionante, le posso assicurare...molto più di quelli di oggi, pieni di misure di sicurezza inutili- parlava come di cose lontane, quando non erano trascorsi nemmeno dieci anni da quel giorno.
Un'eternità per qualcuno...un battito di cuore per altri.
- Era un esercizio perfetto, avrei dovuto vincere...invece giunsi seconda...dietro di lei, una bambina di dieci anni...-
- Un genio...- aveva sussurrato Sir Webber, zittendosi poco dopo: non voleva essere offensivo nei confronti di quella giovane donna le cui abilità erano certamente favolose.
Nina aveva semplicemnte concordato con lui, dandogli un pò di sollievo.
-...alla consegna dei premi, però, aveva ritirato la sua coppa in fretta e se ne era andata con un' espressione strana in faccia-
Il racconto fu interrotto da una persona alla porta dell'ufficio.
La signora Webber.
Aveva chiesto se desiderassero qualcosa o se potesse essere d'aiuto.
Qualunque cosa pur di soddisfare la propria curiosità...dall'altro lato della porta si percepiva appena il discorso.
Andrew l'aveva congedata con un cenno del capo, invitandola a richiudere la porta dietro di sè.
Nina si era quindi messa dritta sulla sedia, la schiena tesa.
- Non si domanda dove fosse scappata Vee quel giorno?-
- Me lo dirà?-
Per la prima volta il volto della ragazza mostrò un'espressione rassegnata.
- Si era rinchiusa nel bagno della sala...per togliersi il costume sporco di sangue che aveva indossato fino a quel momento-
Andrew non proferì parola.
"Sangue...che sangue?"
- L'avevo seguita con le mie sorelle, sa...si era appena spogliata..-
Nina si morse il labbro, ricordando bene quale nausea aveva provato quella sera, in Spagna.
- ...lividi ovunque, e tanti piccoli...come si dice? graffi, ferite al centro della schiena, sulle spalle, sulle braccia...-
- Cosa?- sussurrò lui, scioccato da quella rivelazione.
- Già, signore...e sa una cosa? mi ero sempre sbagliata...tra le due, Vee era sempre stata la più forte...-
Nina volse altrove lo sguardo, ricordando le parole che si scambiarono quella sera, a Madrid.
- Non potevo restare...con questo costume addosso...il colore non va bene...si vede il rosso...-
- Cosa sono quelli?-
Uno sguardo riflesso dal bagno dello specchio.
- I miei errori...- aveva balbettato lei nella loro lingua, tamponando una delle escoriazioni più profonde, al fianco, e coprendolo con una benda pulita.
- Oggi non hai fatto errori...oggi hai vinto-
In quel mentre era entrata la signora Li, vestita ancora da scena, i lunghi capelli color miele sciolti sulle spalle: le aveva dato uno schiaffo deciso, obbligandola a vestirsi e a uscire subito da lì, senza preoccuparsi che la figlia stesse male.
Doveva ricevere i complimenti del pubblico, come aveva potuto lasciare la pista così?
Nina e le sue sorelle erano rimaste pietrificate, osservando quello scricciolo non fare una piega mentre il sangue traspariva ancora dalla stoffa pulita della fasciatura leggera senza per fortuna inumidire la maglietta nera che aveva indossato subito dopo il rimprovero, che aveva accettato con un cenno della testa e quasi un sorriso sulle labbra.
Vee e Nina si erano scambiate un lungo sguardo, sul ciglio della porta del bagno, le altre piangevano, ora che la signora Elenoire era uscita, precedendo la figlia.
Quella bambina era così pallida...e strana...
- Ni-san...a volte quando si vince...si perde comunque-
e se ne era andata lentamente, ritornando con un sorriso scintillante in pista, accompagnata dalla madre, che proprio davanti a tutti l'aveva presa in braccio e le aveva regalato un bacio sonoro, un sorriso trionfante.
Quanto era lontano, quel mondo di maschere...
- Vee ha sempre fatto di tutto per le persone che ama...e credo che lei lo sappia, visto che non lavorerebbe per lei se non fosse per gratitudine nei suoi confronti-
Andrew aveva fatto solo un cenno, portandosi la mano al mento e chiamando un istante dopo la segretaria.
Aveva bisogno di qualcosa da bere.
- Le ripeto...voglio solo che Vee stia bene, quindi se questo dovesse significare farle cambiare albergo, pretendo che lei lo faccia...se questo significa interrompere uno spettacolo a metà, pretendo che lei lo faccia!-
Non una parola uscì dalla sua bocca, solo un sospiro confuso.
Quella ragazza aveva un'autorità che lui poteva sognarsi, nonostante quel volto dai tratti così delicati, ma per certi versi rigorosi.
- Altrimenti...- aveva proseguito lei, alzandosi in piedi e fissandolo intensamente.
- Altrimenti?-
La ragazza era stata chiara fino a quel momento, ma subito aveva chiuso gli occhi per poi riaprirli, lo sguardo indecifrabile in contrasto con la chiara volontà che aveva espresso quel giorno.
- Altrimenti la porterò via con me. Io e la mia famiglia ci prenderemo cura di lei. Questa recita non durerà per sempre: Vee è una di noi..e lei lo sa...appartiene a noi e tornerà con noi, prima o poi-
Si era congedata con un inchino, prima che la cameriera entrasse con il vassoio del thè in mano.
Il compositore si era lasciato cadere sulla poltrona meditando a lungo prima di riprendere la sua giornata.
Ma quel pensiero l'aveva turbato grandemente per tutto il tempo.
Osservando la sua diva ogni sera sullo stage, pensava al male subito e al suo coraggio, a quello spirito pronto a sacrificarsi.
Non poteva perderla...
Avrebbe combattuto per lei.
*****
Erano rimasti solo in due, seduti ad un posto di distanza l'uno dall'altro, e a malapena osavano scambiarsi uno sguardo, tanto era irritato il primo e incurante il secondo.
Eppure fu questo il primo a rivolgersi all'altro, accenandogli un sorriso strafottente.
- Ritorna sul luogo del reato, eh signor Butler?-
- Cosa?-
Vincent si fece audace, alzandosi ed accomodandosi al posto di Simon Lee, che in quel momento aveva seguito il compositore dietro le quinte.
- Quest'opera le ha portato fortuna, no? Senza, chissà dove sarebbe adesso...-
- Starei lavorando su un altro film- ribattè lui, inarcando il sopracciglio, decisamente teso.
Quello era il damerino che insidiava la sua ragazza...e ora che aveva pure denigrato la sua carriera, aveva un motivo in più per spaccargli la faccia.
- Mi dica la verità...lei non è qui solo per il suo collega, non è così?-
Il produttore sorrise sarcastico, prima di lanciare uno sguardo al palco, e accennare qualche nota di una canzone dell'opera in scena.
" Io questo lo frantumo...ma tu guarda che"
Il corso dei suoi pensieri parve mutare del tutto quando il compositore e il regista tornarono ai propri posti.
Non dissero una parola, ma dai loro volti comprese che qualcosa non andava per il verso giusto, e non tardò di chiedere informazioni.
- Non è nulla, Gerry, stai tranquillo. Lo spettacolo andrà avanti come stabilito- rispose pronto Simon Lee, passandosi una mano sulla fronte, osservando l'espressione già più rilassata di Andrew, che dava la mano alla moglie e le sorrideva.
Non approfondì, sedendosi più comodamente nel percepire una voce fuori campo annunciare l'inizio del secondo atto.
Solo una frase potè carpire dal placido dialogo tra il musicista e la moglie.
Solo poche parole...
-...Non permetterò a nessuno di portarla via da noi...-