Capitolo 61

Inizio...

 

- Stai bene, Vee?-

Patrick le fu accanto, lei che si era subito seduta,  con la fronte appoggiata sulle braccia posate inermi sulla toletta del suo camerino, il respiro lento e greve.

- No......voglio andare via da qui...non voglio vedere più nessuno!-

Gerard fece un cenno silenzioso al collega che si scansò, permettendogli di accarezzarle le spalle con dolcezza, mentre il cantante usciva richiudendo la porta dietro di sè.

Aveva un discorsetto da fare alle guardie del corpo della ragazza...

 

****

 

- Voglio andare via...lontano da qui...sono stanca- sospirò ancora lei, immobile, accettava quelle lievi carezze così confortanti.

Patrick sembrava più premuroso del solito...

- Ti porterò io lontano da tutti e da tutto, te lo prometto...- sussurrò lui vicino al suo orecchio, respirando il profumo del suoi capelli e passandole una mano intorno alla vita, dietro di lei.

Vee sollevò il volto dalla sua posizione e vide quello di Gerard riflesso allo specchio.

Dischiuse le labbra per il sollievo di non avere un estraneo vicino e la sorpresa di quella rivelazione, allungando una mano verso l'immagine riflessa, lui che seguiva quel movimento con un poco di curiosità, prima di notare che le dita di lei tornavano indietro ora, cercavano il suo volto leggermente irsuto.

Si chinò un poco di più, permettendole di sfioragli la guancia ed assaporare il tepore di quel contatto.

" Gerard...Gerard!"

Non pronunciò il suo nome, nè altro, solo si alzò più in fretta possibile e gli saltò al collo, singhiozzando appena tra le risa soffocate.

Non gli permise di vedere il suo volto, tanto si stringeva a lui, in quell'ambiente dove i respiri erano l'unica melodia percepibile, chiusi e lontani da quel frenetico mondo esterno rappresentato dal corridoio e dagli altri camerini.

Gerard la strinse dolcemente, sollevandola da terra e abbracciandola con tenerezza, levigando la propria guancia con quella della sua donna.

- Sei qui! Sei qui!- disse Vee, baciandogli la guancia e rubandogli le labbra e il respiro per un attimo.

Era contenta...sollevata...felice...

- Avevo detto che non avrei perso il tuo spettacolo per niente al mondo...- ribattè lui, mettendola giù e prendendo il suo volto tra le mani per ammirarla meglio, passarle il pollice sulle labbra che poi baciò ancora, premendola a sè con possessiva irruenza.

 

- Cosa voleva quello?-

domandò infine l'attore, passandole una mano tra i capelli troppo lisci per una Christine degna di quel nome. 

Vee affondò la testa nel suo petto, chiudendo gli occhi e lasciandosi cullare dalla piacevole sensazione che la stoffa scura del vestito suscitava a contatto con la sua guancia.

- Niente...- lo rassicurò lei, in mente il dialogo avuto con quell'uomo che riusciva a farla rabbrividire e provare rabbiae timore allo stesso tempo...

 

***

 

- Esca di qui immediatamente, signore- gli aveva intimato, posando il telefonino sulla toletta ed ergendosi in piedi contro di lui.

- Mia dolce signora, oggi è ancora più bella del solito. Le ho portato un omaggio- indicando con lo sguardo il mazzo di fiori che aveva poggiato su una sedia lì vicino;

- Purtroppo le rose erano finite- e rise sicuro di sè.

Vee inarcò il sopracciglio.

- Non crede di avermi importunato abbastanza, signore?- fece un passo indietro nel vederlo avanzare nella sua direzione, il respiro divenne irregolare quando lui le prese la mano e se la portà alle labbra.

Tentò di riappropriarsene, ma quella stretta sembrava delicata quanto in realtà era tenace.

- Se si ostina a rimanere, io-

- Lei cosa, Vianne?- disse lui ironico e sorrise di trionfo nell'accorgersi che la ragazza era con le spalle contro il mobile.

- Mi lasci andare- esclamò lei decisa, divincolandosi.

Lui fu irremovibile, nella sua navigata esperienza.

- Dammi del tu, Vianne...mi piace tanto il suono del mio nome sulle tue labbra-

- Ho detto di lasciarmi, signore- ribadì quest'ultimo epiteto, rifiutandosi di cedere a quel ricatto.

Le bastava gridare e in molti sarebbero intervenuti, ne era certa.

Vincent sbuffò impaziente, lasciandole la mano e iniziando a carezzarle il volto con il dorso della mano.

- Mia bella signora, lei mi piace e io la amo- confessò sorridendole come sempre, - perchè mai si ostina ad essere così fredda con me?-

La ragazza lo fissò sconcertata, gli occhi puntati in quelli chiari di lui, che le sembravano irriverenti..

Ma c'era della verità in quello sguardo.

Se non l'amava...almeno la desiderava, questo era certo...

Ma lei non provava altro che repulsione nei suoi confronti...forse in  un'altra vita, se lei fosse stata un'altra persona...si sarebbe sentita lusingata da quella dichiarazione, o dalle sue attenzioni...

Però lei era Vee e quella era la sua vita.

Quell'uomo non le interessava: lei amava un altro.

- Vincent- si rivolse a lui per nome, la bocca in una piega amara,

- lei NON mi ama. Se mi amasse, non mi tratterebbe come un giocattolo come sta facendo adesso...e mi lascerebbe in pace!-

Lui giocherellò appena con una ciocca dei suoi lunghi capelli castani prima di ritornare al mento, e si chinò su di lei, sussurrando impercettibilmente.

- Forse ha ragione, forse dovrei lasciarla in pace...ma adoro sentire la sua voce adirata contro di me...- si puntellò con una mano alla toletta contro cui la ragazza era costretta, e percepì il sollevarsi rapido del suo seno ad ogni respiro, da quella posizione,

- E' così eccitante...non trova? Certamente anche lei si compiace, non lo neghi! Le piace essere corteggiata, ammirata e amata, ne sono convinto...quando si deciderà a ripagare la mia pazienza nei suoi confronti?-

Vee ribollì di rancore e rabbia, ma si trattenne, ricordandosi chi aveva davanti e cercando di mostrarsi superiore, nonostante avesse timore di quell'individuo.

- Non accadrà mai, signore...e ora se ne vada!- aveva quasi gridato, vedendolo rimanere fermo, quasi a sbeffeggiarla con la sua imponenza e quel sorriso che avrebbe iniziato a detestare più di quanto già non facesse.

La voce di Patrick le diede nuovo coraggio...ed era caduta sulla sedia dal sollievo e subito investita da quel senso di impotenza che l'aveva costretta come una vittima sull'altare dell'ego di quel tizio.

Lo odiava...

Sperò di non vederlo più...

Pregò di non vederlo più...

 

*****

 

- Non voleva niente...ma ti prego, non lasciarmi mai più sola con lui...- sussurrò lei, strofinando la propria mano in quella di l'attore, alla ricerca di un pò di calore.

- Attenta a quello che chiedi...se ti prendessi in parola, potresti finire con stancarti di me! - e rise brevemente, posando un bacio soffice sulla sua fronte e poi sulle labbra.

- Non...mi stancherò mai di te...mai...mai...- promise lei tra un bacio e l'altro, ognuno via via più prolungato, più intenso.

- Ti amo, mia piccola Christine...- sospirò lui, e subito dopo approfondì il contatto delle loro bocche, trascinandola di peso contro la toletta con specchio annesso, mettendola a sedere sul tavolo e posando le proprie mani sulla vita di lei, rivestita di una stoffa dorata che lasciava scoperte le spalle e le braccia, sotto la sottile vestaglia bianca che aveva indosso.

Vee si lasciò trascinare, passando le proprie sulla camicia di lui, trattenendo la stoffa con le dita e avvicinandolo a sè con ingenua sensualità.

- Gerard...ho bisogno di parlarti...c'è qualcosa che devi sapere...- riuscì a dirgli in brevi momenti, nei quali la sua bocca era nuovamente sua.

L'attore mugolò appena, scivolando con il viso sul collo candido della ragazza, che si mosse appena, emettendo un breve gemito di piacere al contatto delle sue labbra sulla propria pelle.

- mmm...Vee, voglio fare l'amore con te...qui...adesso...- e fece scivolare una mano sotto la vestaglia, accarezzandole la gamba con desiderio, risalendo fin sopra il ginocchio, il volto affondato nella piega delicata del collo, giù fino alla clavicola.

- Mi sei mancata, honey...non sai quanto...-

Vee gemette ancora, socchiudendo gli occhi, esitante.

Non era il momento adatto...non era il luogo adatto...ma non aveva importanza...

Sovrappose la propria mano su quella di lui e gli permise di lisciarle la coscia sinistra, continuando a baciarlo con passione, sorridendo appena mentre riprendeva fiato.

Ridivenne seria solo qualche attimo dopo.

Non doveva lasciarsi trascinare da quella passione, adesso...anche se...cielo...era così bello...

 

-  Ascolta, Gerard...è...importante...-

- Cosa c'è di più importante di noi, adesso?- alternò ogni parola con una carezza, un bacio, un sospiro, spingendola ancora più a sedere, la testa contro lo specchio, odiando i propri abiti.

- E' una cosa che devi sapere riguardo a-

- So già tutto...-

" Cosa??" si chiese la giovane, sollevando il volto e resistendo alla dolce tentazione delle sue labbra, alle sensazioni che quell'uomo le offriva. 

- Quello di prima è un uomo morto se si avvicina ancora a te! Non gli permetterò di metterti ancora a disagio...altro che rose e rose!- la guardò negli occhi, sorridendole risoluto, prima di imprimere un bacio affettuoso sulla fronte di lei.

" Non è questo..."

 

- Gerard...ascolta, a New York, io-

- Vee, posso entrare? Tra poco dovremo prepararci per il trucco...Louise sta arrivando-

La voce di Patrick, al di fuori del camerino li fece sobbalzare.

L'attore aveva bussato con attenzione alla porta, senza azzardarsi ad aprire.

Lui, prima di altri, aveva sentito dei mugolii sospetti provenienti dalla piccola stanza e aveva preferito annunciare forte il suo arrivo.

 

" No...non adesso..." pensarono contemporaneamente i due, guardandosi negli occhi; Gerard la fece scendere in fretta dal posto in cui l'aveva elevata e le aveva lanciato uno sguardo imbarazzato e poi colpevole, ma irrimediabilmente divertito.

- Deve essere scritto da qualche parte...- bisbigliò nell'orecchio di lei, complice.

- Cosa?- domandò Vee, regalandogli un altro bacio prima di abbandonare la sua stretta.

- Che non concluderemo mai nulla in un camerino-

Gerard sorrise malizioso, baciandola ancora, furtivamente, tra le labbra e la guancia.

Vee arrossì, memore del 'camerino' a cui si riferiva...

Lo amava già da allora...

Quanto tempo era passato...?

Una vita intera...

Un solo istante...

 

Si riassettò in fretta, stirando con le dita le pieghe della vestaglia e guardandosi allo specchio, passò una mano tra i capelli, riavviandoli con relativa cura.

Infine permise al collega di aprire la porta, e di vederla sorridergli, leggermente rossa in volto.

Patrick non la mise ulteriormente in imbarazzo, invitando però il collega ad avviarsi verso il proprio posto o comunque fuori dai camerini, perchè purtroppo ognuno di loro avrebbe avuto il proprio daffare da quel momento in poi.

- Gerard...- lo chiamò Vee, dandogli un bacio pacato sulla guancia, - io-

- Qualunque cosa sia, honey, ne parleremo dopo...non ti preoccupare ora, pensa allo spettacolo...-

- Si...- concordò lei, chinando il capo e torcendo le proprie mani per la tensione.

Non era riuscita a dirgli nulla...proprio adesso che credeva di essere pronta, almeno un pò...

" Dopo lo spettacolo..."

L'attore notò lo sguardo rabbuiato di lei e si concesse di abbracciarla, pur se in presenza di Patrick, e di regalarle un altro bacio, sollevandole il volto col pollice e accarezzandole il volto con  il dorso delle dita subito dopo.

- Farò del mio meglio- promise Vee, prendendo la sua mano nelle proprie e salutandolo calorosamente sul ciglio della porta, prima che questa venisse nuovamente aperta.

- Ne sono certo- si congedò infine, accompagnato da Patrick fuori dal camerino e verso la sala dove si sarebbe accomodato in attesa dell'inizio della messa in scena.

 

****

 

- Vee era preoccupata...Tu sai di cosa deve parlarmi?- domandò l'attore al collega, prima di arrestarsi completamente per lo sconcerto.

Da una porta videro spuntare un uomo con il volto innaturalmente bianco e sfigurato, le labbra rosse e deformate, gli occhi di due colori diversi.

All'attore venne un colpo, vedendo sbucare così all'improvviso questo estraneo mentre andava a recuperare qualcosa dalla sua borsa, posizionata all'ingresso degli spogliatoi.

Indossava un frac nero ed elegante.

- Howard!- lo salutò Patrick, staccandosi un momento dallo scozzese e dando una pacca sulla spalla all'attore e collega che aveva tagliato loro la strada verso l'ingresso delle quinte.

- Pat!Come va? sei pronto? io quasi, mancano solo la parrucca, la maschera e...uhm...ah!eccolo!- e mostrò loro un piccolo contenitore cilindrico, contenente del liquido per la pulizia delle lenti a contatto.

- Ti sei preso paura, Gerry? Ammettilo!-

" altrochè...accidenti a voi!"

- Non scherzare!- ribattè lo scozzese, ancora sorpreso.

- Ma lei è il signor Butler, non è così? piacere!-

e porse la mano all'attore che prontamente gliela strinse, continuando a fissare il suo volto.

Era orribile davvero...i capelli coperti totalmente da una sottilissima cuffia, il lato destro del cranio sembrava scheggiato, il volto contorto e bianco come quello di un cadavere, la carne dilaniata, la forma innaturale del labbro....

Aveva già visto " Il fantasma dell'opera" sulla scena, ma mai si era ritrovato ad analizzare il pesante trucco che devastava completamente il volto dell'attore protagonista...mai da così vicino.

E lui che si era sentito strano con quella protesi di silicone sul volto...Joel era stato generoso, in fondo...

E Vee aveva baciato un tipo così, ogni sera?

Gerard quasi rabbrividì.

- Impressionante, vero? - rise Howard riferendosi al proprio aspetto con aria irriverente.

- Ma pure quello che hanno fatto a lei per il film era scioccante...in senso buono ovviamente!- e rise genuinamente, l'attore intento a pensare..che in quel modo...Howard sembrava ancora più brutto.

- Mi domando quando tempo sia dovuto rimanere seduto mentre le applicavano tutto quel make-up..-

- Nove ore- rispose meccanicamente Gerard, ricordando bene ogni singolo momento di quei giorni interminabili che cominciavano alle cinque del mattino.

- E' vero, sono testimone!- scherzò Patrick, sganciando una gomitata al fianco dello scozzese, che rise di spirito.

- Allora sono fortunato- esordì Howard, scuotendo il capo prima di venire richiamato dalla sua assistente,- a me ne bastano "solo" due per ridurmi così!- e partì da loro con un sorriso, permettendo ai due di salutarsi, una volta giunti nel foyer.

- Dicevi, Gerry?-

Gerard scosse il capo: adesso Patrick aveva altro a cui pensare, e gli aveva sottratto abbastanza tempo.

- Ah...ok!ci vediamo dopo...tu puoi ancora andare a fumare, prima che inizi lo spettacolo!non vorrei mai vederti in crisi d'astinenza...anche perchè so già che usciresti durante la mia entrata, disgraziato!-

- No...credo, ecco...ho deciso di smettere!-

Patrick allargò gli occhi, portando indietro la testa per un attimo, inarcando il sopracciglio.

Gerry...senza sigarette?

Non riusciva ad immaginarlo...lo stesso Gerry che durante le riprese dell'unico film fatto insieme, approfittava di ogni momento, salvo poi venire rimproverato dal suo tutor e da Simon, che gli ricordava ogni volta quanto fosse sbagliato fumare per un cantante.

Aveva provato molte volte, a smettere...che fosse questa, la volta buona?

" Quando mai?"

- Da quanti minuti?- scherzò lui, scuotendo il capo,

-Beh...allora puoi andare al bar, magari per un caffè! che ne so! io torno dentro, devo dire a Vee di darsi una bella lavata ai denti!-

" Uh? "

L'attore aggrottò la fronte, lo sguardo incuriosito e perplesso.

Patrick gli fu ad un passo, chinando il capo e costringendolo ad abbassarsi per udire le sue parole.

- Non pensare male, Ge! dai...insomma...ha baciato te! Per lei sarà pure piacevole, ma visto che dopo tocca a me...preferisco evitare...uhm...chiamiamoli contatti indiretti!-e corse nuovamente lontano dal collega, sul volto un sorriso largo e provocatorio, salutandolo con un cenno della mano e scomparendo alla sua vista.

" Patrick Wilson...sei ufficialmente morto...esci di lì e ti ammazzo! "

Scrollò le spalle e si diresse verso l'ingresso principale dell' Her Majesty Theatre, dove uno degli adetti lo avrebbe accolto e guidato verso il suo posto.

Mancavano poco più di trenta minuti all'inizio...

 

******

 

-Gerry Butler! Che gradita sorpresa! è la seconda volta che ci vediamo, questo mese! devo abituarmi?-

Andrew lo accolse nel posto accanto al suo, alzandosi e stringendogli cordialmente la mano.

Gerard salutò con affetto il compositore e la consorte, accigliandosi non appena si accorse di chi sedeva giusto una poltrona più in là...

" Questo damerino da quattro soldi..."

- Cosa ti porta qui?credevo che fossi impegnato con un film...-

- Ho finito le riprese giusto ieri...avevo voglia di vedere...ehm...Patrick in scena..si, Patrick!-

Andrew gli sorrise, piegando il labbro in una smorfia fintamente scandalizzata.

- Sei l'unico, allora!- si chinò un poco verso di lui,

- Stasera sono tutti qui per la mia piccolina...come da un mese a questa parte, del resto- disse con orgoglio, la mano in quella della moglie che sorrise di rimando.

A frapporsi tra l'attore e il damerino fu Simon Lee , uno dei maggiori fautori di quello spettacolo, regista e coordinatore musicale...

Abbracciò Gerard con una forte stretta e conversò con lui del più e del meno fino a quando il sipario non fu sul punto di sollevarsi.

- Vocalmente, Vianne non è all'altezza di Sarah...non ha studiato abbastanza...ma può crescere ancora, e migliorare...se vorrà ancora lavorare con me e Andy dopo questa tourneè-proseguì Simon, discutendo sul livello dei vari artisti presenti in scena.

La primadonna, Howard e Patrick erano risultati i migliori...Gerard lo aveva intuito...sapeva delle potenzialità di quel suo collega.

Dopotutto, come Joel Schumacher amava ripetere, Patrick era stato Curly in Oklahoma, un ruolo difficile per chiunque.

Le luci si spensero in sala.

- Vedrò di rinnovarle il contratto, Simon...-

Andrew rise brevemente, ascoltando il desiderio del collega di poter continuare a lavorare con la giovane diva.

- Ci conto, Andy!-

L'anziano collega gli sorrise, mettendosi seduto più comodamente.

Gerard rimase in silenzio, fingendo di non interessarsi a quei discorsi che vertevano sulla sua ragazza.

- Credi che resterà qui a Londra?-chiese infine Simon, lancandogli uno sguardo dubbioso.

Andrew e Simon si guardarono negli occhi, consultadosi silenziosamente, prima che il compositore gli rispondesse.

- Sarà difficile...ma vedrò di parlargliene...-

Smisero di parlare quando una voce annunciò l'inizio dello spettacolo.

" Sta iniziando..." riflettè l'attore, voltandosi un attimo e ritornando con lo sguardo alla scena, a qualche metro di distanza dal proprio posto.

Avvertì attorno a sè il pubblico applaudire nel vedere i pesanti drappi del sipario muoversi e lasciare posto alla scena.

Ed intorno a loro...in un attimo... fu silenzio.

 

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