Capitolo 60
Her majesty theatre...
L'attore era impaziente, nonostante avesse sentito il collega al telefono meno di dieci minuti prima, avvertendo chiaramente, attraverso l'apparecchio, il movimento del taxy che lo avrebbe condotto laggiù.
" Prima mi chiama e poi...mah!Se non si sbriga lo pianto qui!"
Era vestito già da scena, solo i capelli e il volto erano ancora puliti e liberi da alcun trucco ed acconciatura.
*******
Il teatro era immenso, davvero maestoso, come il nome suggeriva, si estendeva per una distanza di più di cento metri, il colore antico ed elegante delle mura lo rendeva esso stesso uno spettacolo unico.
Le luci della città lo illuminavano rendendolo imponente e concedendogli un'atmosfera mistica, viva e passata al tempo stesso.
Si incamminò lungo il marciapiede affolato di gente e fotografi, colpito a tratti dai flash delle machcine fotografiche e costretto a sorridere e rispondere ad alcune delle loro domande.
Guardandosi attorno, constatò che quella non era gente qualunque..molti erano colleghi, con alcuni aveva pure lavorato, mentre altri li conosceva solo di fama.
Se la prima era stata un evento, l'ultima rappresentazione sarebbe stata altrettanto importante.
Concesse un 'ultimo sguardo a quelle persone e a quei cartelloni che recavano scritte e immagini preziose.
Lei era ovunque...
Ogni locandina recava il suo volto...addormentata con lo spartito del Don Juan tra le mani, con gli occhi socchiusi tra le braccia del fantasma, vestita di rosa e argento mentre saltava, sorridendo entusiasta, sola, vestita da sposa scintillante e leggiadra.
Era davvero stupenda...non sembrava neanche vera, nonostante il volto amato fosse quello di lei.
- Che fai?sembri un pesce lesso! Entra, presto!- il collega lo invitò presto, affacciandosi tra i fans esultanti e le personalità che gli rivolsero appena un cenno di saluto.
Pochi si erano aspettati che uno degli attori uscisse dallo stabile, soprattutto per andare incontro ad un altro attore, probabilmente più famoso, a livello internazionale.
Gerard non se lo fece ripetere due volte, lo raggiunse attraverso uno dei portoni laterali del grande teatro, qualche metro più in là, sulla fiancata del edificio.
Si strinserò la mano abbracciandosi un momento e scambiandosi occhiate complici.
- Finalmente! ce ne hai messo di tempo!-sbottò Patrick divertito.
- Non è colpa mia!-si difese lo scozzese, alzando le mani in segno di resa ironica.
- Non lo è mai, vero?...vieni con me, forza!- e lo condusse nel foyer, per poi mostrargli due porte laterali.
Giunsero così dietro le quinte di quella macchina imponente che era l'her Majesty Theatre di Londra.
*****
- Vianne...- pronunciò il suo nome in uno respiro, incredulo di ciò che udiva, incapace di affrontare quel momento senza che un tremito lo cogliesse al petto.
- Si...-
Vee trattenne molta aria nei polmoni, sentendosi comunque soffocare.
Un lungo silenzio prima che uno dei due dicesse qualcosa, pensasse qualcosa...
La ragazza non lo vide alzarsi dal suo posto, affacciarsi alla finestra con il portatile in mano.
Scrutò a lungo l'orizzonte, lanciando brevi sguardi alla cornetta, e pregando che lei non riattaccasse.
Aveva molte cose da dirle...ma allora...perchè non riusciva neanche a pensare?
- Stai...bene?-
- Si...-replicò lei, umettandosi le labbra.
- Bene...Vianne...- esordì qualche secondo dopo, portandosi una mano dietro la nuca.
Doveva parlarle...da quella notte...sapeva di avere più di una cosa per cui scusarsi con lei.
- Mi dispiace..- disse il medico, cercando di dare inizio ad un discorso, senza sapere dove l'avrebbero portato le sue parole.
- So che mi odi...ed è giusto...giusto così...-
Vee lo udì deglutire, la gola secca come se non bevesse da anni.
- Ma io...non ho smesso di amarti...i miei sentimenti sono gli stessi...-
La ragazza allargò gli occhi per poi chiuderli violentemente, il labbro inferiore tra i denti nel sentirlo professare ancora una volta i suoi sentimenti per lei.
Aveva voluto chiamarlo...doveva accettarne tutte le conseguenze.
- Ma so...che tu non...- fece una pausa, l'uomo, sentendo la ragazza singhiozzare senza piangere,
- ti prego...Vianne, ti prego...ascoltami! So che non mi perdonerai mai, ma io ho bisogno di vederti! Ho bisogno di parlarti e-
- William...perchè...perchè mi hai fatto questo?io...ti volevo bene...eri...un amico...e tu mi mi hai tradito...-
Vee lasciò che due lacrime solitarie scivolassero sulle sue ciglia, e le raccolse prima di danneggiare la base per il trucco che avrebbe dovuto mettere in seguito.
Non voleva che qualcuno si accorgesse di quello che era il suo stato d'animo.
William rimase attonito da quelle parole, battè il pugno contro la parete del suo ufficio e la chiamò nuovamente, pregandola di ascoltare ancora.
- Tu...ed io...sappiamo cosa significa perdere una persona amata...lo sappiamo- si soffermò lui, mordendosi l'interno della bocca,
- Ti prego...devo sapere che almeno un poco...da qualche parte...mi vuoi ancora bene...che posso ancora sperare...-
Rimase quindi in attento ascolto, implorando il cielo.
" Non lasciarmi solo...con un fantasma..."
- ...ho pianto così tanto per colpa tua...- disse lei, alzando di poco il volume della voce, - questi due mesi...sono stati inferno per me...-
William prese un profondo respiro prima di rispondere.
- Mi dispiace...-
- Ho avuto paura di te, Bill...e..ne ho ancora! Come..come posso fidarmi di te?- sussurrò, tremando impercettibilmente al ricordo di quelle mani strette e pesanti sulla propria pelle.
L'uomo quasi non ascoltò nulla, realizzando ciò che la ragazza gli aveva confessato.
" Paura...paura..."
- Vianne...-
- E...- proseguì lei, poco dopo, infervorandosi - io dovrei odiarti!...io...dovrei odiarti, si...e sarebbe giusto!-
Si era alzata, come se la persona con cui interloquiva potesse vederla, affrontare il suo sguardo, carpire i suoi sentimenti.
Si vide riflessa allo specchio.
Sembrava così piccola...così fragile nella sua rabbia...
Non era così che voleva essere.
Perchè non riusciva ad affrontare quei sentimenti?
- Ma...ma...non posso...non posso...io non ci riesco...- concluse sconsolata, mettendosi a sedere, sfuggendo il proprio sguardo colmo di rimprovero, respirando velocemente e chinando le spalle sotto il peso di quella constatazione.
Lei non lo odiava.
- Siamo rimasti solo noi, Bill...solo noi ancora a pregare per David...solo noi a piangere sulla sua tomba...-
- Solo noi...- ripetè l'uomo al telefono, sedendosi e portandosi una mano alla fronte, una leggera lacrima crearsi e venire inghiottita dalla leggera peluria sulla guancia.
- Non riesco ad odiarti...io...oh, ti voglio bene come un fratello e so...- si trattenne, soppesando le parole prima di rendersi conto che era inutile,
- so che mi vuoi bene, William...ma non posso amarti-
" Non posso amarti..."
- Vianne...-
-Sono cambiate troppe cose, Bill. Tu sei cambiato...io sono cambiata...non sono più quella ragazzina che conoscevi quattro anni...sono una donna...e amo un altro uomo...voglio essere felice con lui...- prese un lungo respiro,
- voglio essere felice per lui-
Il medico rimase in silenzio, gli occhi socchiusi per meglio sopportare le parole della ragazza.
- William, io amo-
la discussione venne interrotta dall'affacciarsi alla porta di una persona, un uomo.
Vee non si accorse di nulla fin quando non udì la sua voce spezzare il silenzio che finora solo lei aveva ferito con le proprie parole.
- Buonasera, signora Miller!- salutò cordialmente, bussando solo dopo alla porta, prima chiusa.
L'aveva udita parlare, ma nel non percepire alcuna risposta, si era detto che probabilmente discorreva al telefono.
Era sola.
Quale momento migliore per una visita...informale?
Vee si ritrovò impreparata, fissandolo sgomenta e scioccata, al telefono la voce del medico che la chiamava, chiedendole risposta...
- William...devo andare- chiuse la comunicazione repentinamente, alzandosi in piedi e analizzando l'ospite inatteso con sospetto e circospezione.
- Parlava col suo ragazzo, signora?- avanzò verso di lei, posando un mazzo di fiori sulla piccola poltrona su cui erano stati stipati alcuni accessori,
- Mi devo ricredere, dunque...il suo principe azzurro esiste davvero-
***
- Dove ti sei sistemato?-
- Al Le meridien...un albergo a due passi da qui...-
Patrick annuì.
Conosceva quell'albergo: era lussuoso e frequantato soprattutto da celebrità...lui stesso aveva soggiornato lì, per qualche giorno, l'anno precedente.
- E sei da solo? o-
- Alcuni miei colleghi dovrebbero arrivare in questo momento in città, stesso albergo...questo ballo in maschera è il party dell'anno...-
- Già!Andrew ha fatto le cose in grande!Comunque vedrai, Vee salterà dalla sedia appena ti vedrà, sempre che non la stiano già truccando...non ti aspettava così presto! neanche io, se è per questo...-
Gerard inarcò di poco il sopracciglio, bisbigliando appena la propria domanda: perchè non le aveva detto che era lui al telefono?
Eppure era certo che fossero insieme quando Patrick aveva risposto alla sua chiamata...
Avrebbe tanto voluto che fosse lei ad accoglierlo, ma tentando di chiamarla, il suo cellulare sembrava sempre irraggiungibile...
- Perchè avresti fatto una cosa del genere?- chiese l'attore, facendo un cenno alle persone che li salutavano e auguravano a Patrick in bocca al lupo per l'ultimo spettacolo.
Si voltò e gli strizzò l'occhio prima di riprendere a camminare, precedendolo.
- Non ci ho pensato!Ormai è fatta, no? dopotutto voi siete la coppia delle sorprese!una più, una meno..cosa vuoi che sia?- lo irrise Patrick, lanciandogli un sorrisetto compiaciuto, schioccando la lingua.
Gerard sorrise a sua volta.
" Una più, una meno..."
- Mi dispiace solo di non avere nulla da offrirle, adesso!dove lo trovo un mazzo di rose, qui?e i cioccolatini?-
Patrick si arrestò e si voltò prontamente verso il collega, parandosi davanti a lui, che si trovò interdetto a quell'improvviso fermarsi, proprio laggiù, a pochi passi dal camerino della ragazza.
Il cantante scosse il capo in maniera vistosa, ma parlò a bassa voce.
- Non pronunciare la parola "rose" in sua presenza!Ormai è diventata intollerante, a quei fiori!-
" Eh? perchè?"
Gerard chiese il motivo di quello strano divieto, corrugando la fronte in una smorfia quasi ironica.
- Beh, amico mio, in queste settimane la nostra Christine ne ha ricevute un centinaio al giorno, come minimo! E tutte da un solo ammiratore, un rompiscatole!-
L'attore strabuzzò gli occhi, mentre lentamente riprendevano a camminare, Patrick che continuava a spiegargli ciò che era accaduto in quei giorni in cui era stato lontano dalla città e da lei.
Nella sua mente una sola domanda.
" Chi?"
- E' un tipo particolare...ricco, eccentrico...non so se te lo ricordi, al ballo ha danzato con Vee dopo Andrew...-
Si impose di ripercorrere mentalmente quella notte di cui ricordava solo cose meravigliose, solo momenti piacevoli...ecco...la rivide entrare in sala, un angelo...
Avanzava verso il suo mecenate con cui avrebbe avuto il piacere e l'onore di danzare...ed eccolo.
Il volto di quell'uomo gli tornò rapido alla mente, negli occhi il riflesso di quel sorriso irridente gli bloccò lo stomaco.
- E Vee...cosa..?-
- Vee? Cosa può fare, lei?- ribattè il cantante, incrociando lo sguardo della sua truccatrice, che discuteva con qualcuno nascosto alla sua vista.
Le rivolse un cenno e proseguì il discorso iniziato.
- Non puoi impedire a nessuno di ammirarti, o mi sbaglio?- e gli lanciò uno sguardo eloquente.
Nel mondo della spettacolo nessuno poteva scegliere i propri ammiratori...
Gerard non proferì parola, ancora più impaziente di vederla.
" Vee..."
Il camerino della ragazza era proprio in fondo ad un lungo e relativamente ampio corridoio, a cui ebbero accesso da una tenda porpora con rilievi dorati.
L'attore si guardò attorno, seguendo Patrick che già era più che avvezzo a quei luoghi.
Intorno a loro molta gente, soprattutto adetti ai lavori e due uomini in piedi vicino all'ingresso degli spogliatoi.
Le strane apparecchiature al loro orecchio e la divisa blu tradirono il loro compito.
Guardie.
Patrick sorrise, posando la mano sulla maniglia d'ottone del camerino, bussando lievemente con l'altra mano prima di entrare.
Scroccò uno sguardo d'intesa all'uomo che lo seguiva..
- Ecco, siamo arrivati e-
- Se ne vada!-
Una voce femminile e leggermente acuta quasi gridò quel comando.
Patrick si arrestò, le parole gli morirono in gola per la sorpresa.
Vee...gli dava del "lei"?
E lo stava cacciando?
" Non è possibile..."
Aprì la porta completamente e i due uomini assistettero ad una scena singolare: Vee era in piedi, quasi completamente nascosta contro il tavolo su cui erano disposti alcuni accessori e diversi abiti, e di fronte a lei, costringendola in quella posizione, un uomo alto ed elegante, giovane, che le carezzava con il dorso delle dita la guancia levigata, l'altra mano si puntellava sulla superficie di legno.
" !!!"
Gerard rimase senza fiato a quella scena, pronto a pestare a sangue quel damerino senza alcun rispetto per la sua ragazza e a chiedere a Vee spiegazioni su ciò che aveva appena visto.
Fu Patrick a trattenerlo, vedendolo agitarsi, lo immobilizzò frapponendo il suo braccio tra l'attore e il morto che camminava più avanti.
- Aspetta- gli intimò in un bisbiglio, facendolo uscire un attimo dal camerino ma lasciando la porta semiaperta.
Il cantante aggrottò la fronte e si schiarì la voce, intenzionato a far notare la sua presenza all'ospite.
- Questa area non è accessibile ai non adetti ai lavori-
Vincent si voltò appena, piegando il labbro in una smorfia seccata e sospirando; ritornò con l'attenzione alla ragazza, che sembrava essersi tranquillizata nel sapere di non essere più sola in quel luogo fino ad un attimo prima soffocante.
- Ci interrompono sempre sul più bello...vero, signora?-
- Noi non abbiamo iniziato nulla...- trattenne a stento uno schiaffo di rabbia, quando lo vide allontanarsi da sè di un paio di passi, indietreggiando.
Il giovane si rivolse direttamente al cantante, scucendogli un'occhiata di superiorità che Patrick non gradì affatto.
- Io sono un produttore, signor Wilson. Ho diritto di stare qui esattamente come lei-
- Ma nessuno le da il diritto di importunare la mia collega...- fu conciso e duro, avanzando di un passo, e cercando di imporsi, nonostante fosse più basso di lui,
- le ha detto di andare...e le suggerisco di ascoltarla...mi sono spiegato?-
Patrick fu irremovibile, lasciando che il signor Connelly scuotesse il capo e ridesse sarcasticamente di quelle due persone che lo scrutavano con disprezzo sul volto.
Prima di andare, si permise di avvicinarsi ancora una volta alla ragazza e di sussurrare per lei nel suo orecchio, cosa che lasciò il suo collega interdetto.
- Mia dolce signora...mi saluti il suo principe...non vedo l'ora di incontrarlo...-
Vee gonfiò il petto, espirando pesantemente, cercando di non esplodere.
- Sarà al ballo, non è vero?-
- Al ballo- sibilò lei, stringendo gli occhi, due fessure scure- e ora se ne vada-
- Naturalmente, signora. La mia compagna mi aspetta in platea...auguri per lo spettacolo di stasera...-
e uscì dal camerino, guardando negli occhi Patrick, che non si girò a vederlo andare via.
Ma una volta uscito, Vincent affrontò lo scozzese, che lo squadrava con espressione irritata e tesa sul volto.
- Signor Butler. Che piacere rivederla!- commentò a voce bassa, irridente, superandolo di qualche passo.
" Per me molto meno, te lo assicuro..."
- Non sa che è vietato l'accesso ai non addetti ai lavori, mister?- parlò con aperta ironia, mettendo in ordine i polsini della sua camicia bianca.
- Sono stato invitato, mister-
Gerard ripetè l'ultima parola, veleno nella voce profonda.
- Capisco...le auguro buonaserata, dunque...vado a prendere posto- e con un lento cenno del capo si congedò da lui, allontanandosi con passo rilassato e diretto.
" Razza di damerino arrogante e presuntuoso..." inveì contro di lui, ed entrò nel camerino, senza più rivolgergli attenzione.
Non ne valeva la pena...
******
Vincent scoppiò in una breve risata, trattenuta, incamminandosi verso il suo posto in prima fila, giusto un paio di poltrone più in là rispetto a quello occupato da Sir Andrew.
Ottenere quei posti era stato facile.
Si accomodò, regalando un bacio sulla guancia della bella modella rossa che aveva accettato con piacere di accompagnarlo quella sera.
Una delle solite arrampicatrici, si era detto, incontrandola per la prima volta, due sere prima.
Ma Alexandra era avvenente, alta e slanciata, un corpo da urlo e di poche parole.
Portarla in camera sua era stato facile...erano bastati un paio di complimenti, un paio di nomi importanti buttati qua e là nel discorso...e fu fatta.
Eppure tutto questo non lo eccitava più...persino gli sguardi di disprezzo e rancore della giovane diva lo appagavano più di una notte di fuoco in compagnia della ragazza di turno...
" Mia bella signora...quanto ancora si farà desiderare?" si domandò tra sè e sè, prendendo il libretto dell'opera tra le mani, sfogliandolo con noncuranza mentre ripensava a ciò che era successo minuti prima con la signora Miller.
Aveva un carattere tenace, a discapito delle apparenze...fragile ma testarda...almeno nel rifiutarlo.
Era una donna dura da conquistare.
E le aveva quasi provate tutte...
- Stai bene, caro?- domandò Alexandra, passandogli un dito sulla tempie e imprimendovi un bacio tenue e sensuale.
- Si, sto sempre bene con una donna bella come te- e, incurante degli ospiti che già affollavano quasi tutti i posti accanto ai loro, le diede un bacio interminabile, esplorando la sua bocca con desiderio.
Non gli importava nulla dello spettacolo, lo sapeva...se era lì, era solo per far colpo sulla sua cantante favorita.
Aggirò i limiti della sua mente, facendole credere che le labbra che stava mordendo con malizia non erano quelle della modella inglese, ma quelle della donna che lo intrigava.
Alexandra rimase senza fiato, rossa in volto ed eccitata...
Quello era un amante focoso...perchè rimanere lì per assistere ad uno spettacolo noioso che non le interessava per nulla?
Appena fu libera, si avvicinò all'orecchio di Vincent, sussurando solo per lui.
- Perchè..non andiamo via da qui, Vince? Potremmo andare...a casa mia...che ne pensi?-, la donna sorrise coi suoi magnetici occhi chiari, quasi glaciali ma in quel momento ben vivi della fiamma del desiderio.
L'uomo sorrise, posando la propria mano su quella di lei.
- Non avere fretta, bellezza...abbiamo ancora tempo...e la notte è lunga...-
Il sipario parve muoversi impercettibilmente, e lui si chiese se lei non fosse lì, in quel momento, con quel bel costume dorato nascosto in parte dalla vestaglia quasi trasparente che indossava nel camerino qualche minuto prima.
Quanto avrebbe desiderato vederla spogliata di quegli abiti, docile e mansueta tra le sue braccia mentre lui si prendeva ciò che aveva sempre ottenuto da tutte...
La sua pelle, le sue labbra, chiedevano solo di essere accarezzate, di essere baciate, ne era certo...
Salutò a stento alcuni suoi conoscenti, tra cui Andrew stesso con la moglie Madeleine, che presero posto qualche poltrona più in là.
Non aveva che quella ragazza in mente.
Lo attraeva sempre di più...e non avrebbe accettato una sconfitta...no di certo.
Lanciò uno sguardo d'intesa alla donna che aveva affianco e si ritrovò a fare paragoni tra quello schianto che sedeva con lui e quella che invece sembrava evitarlo come la peste...
Alexandra era perfetta e disponibile...come tutte le altre...alla sua portata...
Vianne era...una affascinante eccezione: così fredda, distaccata, eppure emanava calore, sensualità...
Forse perchè era stata sposata...
" Nah.."
Sbuffò appena, riponendo il libretto dell'opera e sedendosi più comodamente.
" Queste dive...tutte complicate!"
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