Capitolo 6
Una serata speciale
Quella notte fu...particolare.
Vee lo aveva guardato, sorpresa da quell'invito, ma non aveva chiesto spiegazioni. Ridendo appena, gli aveva chiesto solo di rientrare in casa e venire con lei in camera da letto.
Gerard era rimasto sconvolto, un desiderio vivo si era impossessato di lui per un attimo, mentre saliva quelle scale. Lo scacciò, ricordandosi che lei era solo una ragazza, aveva venti anni.
Era troppo giovane per lui.
Poi si ritrovò a pensare che molti suoi colleghi avevano mogli e fidanzate giovani, e ripensò ad Angelina e al suo ex marito Billy; ben trenta anni di differenza.
" Quindici anni sono tanti?"
Lei lo attese lì, l'armadio aperto.
Lo invitò a sedersi e lui dovette calmarsi assolutamente, riprendere il controllo di sè stesso.
- Scegli tu!- gli aveva detto, tirando fuori abiti su abiti dal suo armadio. Ne tirò fuori di assurdi, che Gerard si era divertito ad esaminare mentre la ragazza frugava ancora. Vi erano anche dei costumi di scena alquanto succinti, che lui non tardò ad immaginare indosso a quel fisico magro e sottile. Eliminò quelle immagini quando lei si provò un abito beige molto scollato sia davanti che dietro, ma largo ai fianchi e lungo sulle gambe.
Per quanto gli piacesse quella scollatura, lui rifiutò quell'abito. Fu la volta di un bel abitino rosso, con lustrini e paillettes...le calzava a pennello, mettendo in risalto ogni curva del suo corpo, una profonda scollatura viaggiva sul suo fisico fino quasi all'ombelico.
Bello, aveva pensato lui, ma troppo appariscente-.
Bocciato.
Dopo un terzo, quarto, dodicesimo abito, Vee optò per un abito corto e scuro. Apparteneva ad Eliza, gli disse chiaramente, per cui non si stupì più di tanto che l'abito fosse particolarmente scollato e lungo su di lei.
Vee corse fuori e tornò in camera con delle spille dai riflessi argentati e dei nastri di seta nera appartenenti ad un altro abito.
- In un circo devi sapere sempre adattarti...-
Con due spille legò le bretelline sulle spalle e le tirò sù, con i nastri strinse il vestito attorno alla sua vita, tirando la gonna sfrangiata appena sopra le ginocchia, rivelando una sagoma invidiabile. Sollevò i capelli all'altezza della nuca, e guardandosi allo specchio pensò che le sarebbero stati meglio un pò più alti e liberi. Prese un fermaglio e li fissò stabili.
- Cosa ne pensi?-Si voltò verso di lui, soddisfatta.
Era graziosa, quasi impossibile da descrivere la semplicità e la grazia che si mescolavano in quella figura; qualche ciocca le ricadeva sulla fronte, ai lati del viso e sulla nuca, il viso senza trucco era roseo per le risate, diverso dal pallore del giorno prima. Il suo fisico era alto poco più di un metro e settanta, sottile e slanciato, da fare invidia pure ad una modella. Non se ne sarebbe accorto mai dentro quella divisa che indossava due giorni prima.
- Direi che va bene...- le aveva detto, cercando di contenere l'entusiasmo per la sua compagna di uscita improvvisata.
Quel taxi li accompagnò in centro. Prima in un locale, ma la ragazza fu subito insofferente all'atmosfera di chiuso e all'odore degli alcolici, poi all'aperto. Non volle cenare in un ristorante.
- Ho voglia di gelato...oggi Leda non c'è!-
Comprarono un panino soltanto, cenando seduti su una panchina in riva al fiume. Gerard si accorse che era la prima volta che vedeva una donna mangiare di gusto, e si soffermò ad osservare più di una volta la sua giovane amica, mentre lei gli sorrideva divertita e con tono ironico lo rimbrottava.
- Non sai che le donne odiano essere osservate mentre si abbuffano?-
Gerard seguì ciecamente la sua nuova compagna, scoprendo quanto poteva essere bella New york di notte solo quella sera.
Passeggiarono lungo le strade affolate della City, guardando le vetrine dei negozi ed entrando anche a provarne un paio. Ne provò di assurdi, ma anche di incantevoli, ma rifiutò quando lui si offrì di comprargliene uno.
- Non saprei davvero quando indossarlo...meglio lasciarlo in negozio per chi potrebbe volerlo...-un velo di tristezza era caduto su quel volto dal colorito chiaro, impercettibile. Non usciva mai, e prima di quella sera, non si era mai sentita di farlo, non perchè le fossero mancati gli inviti...solo aveva sempre sentito dentro di sè che non era giusto.
L'attore notò il suo stato d'animo e acconsentì, anche se a malincuore a non acquistarle nulla. Ad un tratto, mentre passeggiavano, lei rimase ferma per qualche momento ad ammirare una vetrina più a lungo delle altre, cosa che incuriosì il suo cavaliere. Anche lui alzò gli occhi alla vetrina. Davanti a loro un abito bianco. Sembrava da sposa, con gemme luccicanti ricamate sulla gonna di seta leggermente scampanata e lunga, un bustino di pizzo e merletto senza bretelline stringeva il petto del manichino in una stretta che sembrava molto dolce e delicata.
Era lungo, di classe, elegante e molto attraente.
"Le starebbe d'incanto..." pensò l'attore quella sera, ma la donna aveva ripreso a camminare come se niente fosse accaduto, come se non avesse visto nulla.
La notte fu piacevole, discussero di tutto quella sera passeggiando nel parco illuminato; Vee gli parlò dell'università, della facoltà di lingue alla quale si era iscritta ascoltando la nonna, i suoi buoni risultati...si vantò solo di avere una buona memoria e un buon orecchio per le parole che ascoltava, anche solo una volta...non gli parlò del proprio passato; aveva timore di parlarne...aveva paura che se lui avesse saputo tutto di lei...
Preferì chiedere a Gerard del suo.
Vee lo ascoltò rapita mentre lo sentiva parlare di legge e avvocati, di teatro, di film, registi e colleghi, delle lezioni di scherma, di equitazione, di tiro con l'arco, Il canto... Gerard vide il volto di lei illuminarsi alla luce della notte, mentre lui gli parlava del suo ruolo di Fantasma, e quando le chiese il perchè di tale reazione, lei gli sorrise soltanto, con una luce maliziosa in quell'espressione.
-E' che nel nostro spettacolo, la ragazza che interpreta Christine è innamorata cotta del ragazzo che interpreta il Fantasma. Le abbiamo affidato il ruolo perchè così speriamo che si mettano insieme, anche se lei crede di non essere all'altezza perchè lui è uno studente della Julliard e ha lavorato anche a Broadway-.
Attese una sua risposta.
Gerard la contemplò per lunghi attimi; adorava il suo sorriso pacato, e anche se gli sarebbe tanto piaciuto sentirla cantare nel ruolo che la sua amica Emmy aveva interpretato con grande perizia e maestria, solo un breve delusione lasciò presto spazio ad una risata divertita.
- Ma non lo sa, la tua amica, che alla fine Christine sceglie Raoul e abbandona il Fantasma?-
- Nel nostro recital Raoul non c'è, e non può interrompere la loro musica della notte...-
****
Il taxi la lasciò tardi a casa.
Ormai erano passate le tre. Solo la consapevolezza che nessuna delle sue amiche fosse in casa ad attenderla sveglia la fece sorridere mentre scendeva dal taxi. Lui scese prima di lei per poterle tendere la mano. Lei rise appena, piacevolmente affascinata da tanta gentilezza.
Gerard chiese all'autista di rimanere ad aspettarlo per qualche minuto, il tempo di accompagnare la sua giovane amica alla porta.
- Sono stata molto bene, stasera. Grazie Gerard-. Il suo nome era così diverso pronunciato da quelle labbra...
- Sono io che ti devo ringraziare, Vee. Non stavo così bene con qualcuno...da tanto tempo, davvero-.
Rimasero entrambi lì, lo sguardo imbarazzato e sorridente.
- Devi andare...- disse lei, dopo aver aperto la porta della casa, - domani devi partire, non è così?-
- Già..- annuì lui.
" Me ne ero completamente scordato..." concluse lui, mentre vedeva lei accendere le luci in casa e ritornare sul ciglio della porta.
La fissava rapito. Vee sussultò un attimo nel ritrovarsi ancora una volta a contemplare quegli occhi verdi e quel sorriso di cui si era ubriacata quella sera.
Gli si avvicinò e portando il viso di lui vicino al suo con una carezza, gli diede un bacio soffice, tra le labbra e la guancia destra di lui, che dopo un attimo di stupore, chiuse gli occhi per assaporare quel momento. Poi prese lui l'iniziativa, spostando leggermente il viso, e rubando le labbra di lei in un movimento gentile. Portò le sue dita tra i capelli di lei, sentendoli morbidi come la seta, respirandone il profumo di vaniglia. Fu quasi sul punto di approfondire quel bacio, quando la ragazza scostò il volto lentamente. Sorrise dolce, leggermente imbarazzata, per poi portarsi le dita sulle labbra.
Era sorpresa da qualcosa.
Si, da se stessa.
- Scusami...buonanotte, e grazie ancora di tutto - si sbrigò a dire, poi scomparì dentro l'ingresso. Gerard restò qualche secondo sui gradini di quella casa, poi voltandosi, si avviò lentamente verso il veicolo che lo attendeva parcheggiato pochi metri più in là.
Barcollava.
Salì sulla vettura e si fece portare sotto il suo appartamento.
Non disse una parola per tutto il tragitto. Non ne aveva la forza.
Chiudendo la porta dietro di sè, non accese nessuna luce, lasciando solo il pallido riflesso della città che filtrava dalle finestre a guidarlo nell'oscurità della sua stanza da letto.
Si sedette, gettando le spalle indietro sul materasso; era rimasto così, le gambe fuori dal letto, la testa al centro, lontana dai cuscini. Fissò il soffitto con sguardo perso. Si portò la mano alle labbra e le sfiorò appena. Il calore delle labbra rosse e morbide di lei ancora le riscaldava.
Non riuscì ad addormentarsi quella notte. Aveva chiuso gli occhi una volta, e davanti era comparsa lei, un angelo alla luce della luna; gli parve di sentire ancora la sua mano sulla guancia, le sue labbra sulle sue. La rivide poi seminuda nella sua stanza, il calore della febbre sciogliere le sue difese...cercò di cacciare quell'immagine con sdegno... era crudele, meschino quasi, da parte sua, ma cielo, così piacevole...
La mattina dopo, Elliot lo trovò in piedi, vestito e pronto alla partenza, gli occhi rossi per la mancanza di sonno e per le vivide immagini che gli avevano tenuto compagnia per quelle tre ore.
- Meno male che ti avevo detto di riposare, amico-.
- Niente prediche, Elliot, ho sonno e sono molto irritabile-.
- Come è andata la sfilata a cui non sei andato perchè dovevi prepararti per partire per l'Europa?- il sarcasmo era fin troppo evidente nella sua voce.
La faccia di Gerard si sgretolò per la sorpresa.
- Lei mi ha chiamato! So tutto!!!- riusciva a leggere sul volto dell'agente, come se fosse scritto con l'inchiostro sulla sua fronte.
- O vuoi farmi credere che hai passato la notte in bianco per scegliere i vestiti più adatti da mettere in valigia? Se è così inizierò a pensare che tu stia diventanto come quelle reginette pop tutte scarpette ed accessori...Potrei perdere il rispetto nei tuoi confronti, Gerry!- Il manager rise, constatando che la battuta aveva risvegliato il suo assistito da quel torpore che gli galleggiava addosso.
-O magari c'entra qualcosa una bella camerierina, al quale il nostro Gerry, qui, non ha mancato di fare una " visita di cortesia "?
-Lei non c'entra nulla- aveva detto lui irritato, lo sguardo sognante che seguì, però, tradiva quelle parole.
- Se lo dici tu...Ma vedi di dirglielo che la vuoi lasciare, prima che la situazione si complichi ulteriormente...-
-Lasciare chi?-
- Una delle due, Gerry caro-, aveva detto l'uomo, un sorrisetto ironico sulle labbra sottili, - non puoi tenere il piede in due staffe. Non è giusto, e non sarebbe da te-.
Lui parve meditare su quelle parole. Fino a due giorni prima Rebecca era la donna della sua vita, le avrebbe chiesto di sposara e lei avrebbe accettato certamente, ma ora...quando pensava ad una persona che avrebbe voluto accanto a sè, vedeva due occhi scuri e un volto giovane e gentile davanti ai suoi occhi, respirava un profumo dolce e malinconico... sentiva altre labbra, più calde e innocenti premere sulle sue. Si era cacciato in una situazione complicata.
- Hai ragione...- sospirò lui, sedendosi in auto, poi soppesando ancora le parole del manager, dovette riconoscere ancora una volta che il suo manager era decisamente una delle persone più sagge che avesse mai conosciuto.
- Hai ragione davvero- ripetè.
- Certo che ho ragione, sono un agente, mica un attore-.