Capitolo 59
Ultimo giorno...
Ormai mancava solo un giorno all'ultima ripresa che avrebbe dichiarato chiuso il progetto.
Al montaggio finale e alla post produzione in generale ci avrebbero pensato il regista e i suoi collaboratori.
Gerard cacciò un ultimo alito di fumo.
Aveva concluso il suo lavoro.
In quel momento ordinava le valigie quando Linda entrò nella sua stanza, chiudendo la porta dietro di sè.
Analizzò la sua figura.
Sembrava impaziente di andarsene via.
- Gerry, te ne vai così di fretta?-
Lui si voltò di scatto, impreparato a quella voce.
Si rilassò.
- No...non partirò prima di domani- e si strofinò le mani sui pantaloni all'altezza delle cosce.
Aveva le mani impolverate.
" Stupide valigie"
- Stasera mia madre verrà qui e domani partiremo insieme per Londra...lei va a trovare dei parenti, ed io...beh, ho uno spettacolo a cui assistere, e l'invito per un ballo...-
- Possiamo andare insieme al ballo, che ne dici?-
Lui si volto e la squadrò senza ribattere.
In realtà aveva ben altri piani...
- Io, te, Mark e gli altri, volevo dire..tutti insieme..- corresse subito lei, sedendosi ed accavallando le gambe in un movimento intrigante,
- sarebbe un modo per festeggiare le riprese del film per conto nostro...-
L'attore riflettè un poco...poteva pure andare con loro, tanto sarebbe andato via con qualcun altro...
- Per me va bene...dillo pure a Mark, quello potrebbe non trovare la strada-
- Si...- sorrise lei e se ne andò pensando di essere una deficiente senza polso.
Dopo essere tornati da Londra...Gerard era diventato distante, senza darlo a vedere...
" Ma perchè devo essere così irresoluta?!"
****
Festeggiarono allegramente la fine delle riprese al ristorante e questa volta anche l'attore riuscì ad essere più partecipe del solito.
Solo in un secondo momento percepì il suo cellulare squillare e si allontanò per rispondere.
Era Vee.
La salutò con affetto, senza troppe effusioni: troppa gente intorno.
Poi le chiese cosa fosse successo.
- Niente..niente..solo che Patrick- la comunicazione tra i due fu interrotta da una voce maschile che rubò il telefonino alla ragazza e gridò alla cornetta.
- Allora, damerino! quando vieni? domani è l'ultimo giorno di replica! Potresti non vederci mai più!-
- Patrick, razza di demente, stavo parlando con- smise di parlare quando riflettè sulle parole dell'amico.
L'indomani sarebbe stato l'ultimo giorno di messa in scena...avrebbero poi avuto tre giorni liberi prima del ballo.
Avrebbe avuto solo un giorno, uno solo per assistere allo spettacolo che aveva ricevuto solo critiche e commenti entusiasti.
Ancora non credeva possibile che Elliot gli avesse trovato dei biglietti...ed infatti non era stato lui...
***
- Ah! Amanda!Tu si che sei efficiente!ti adoro..davvero! - e la abbracciò, portandola sopra le sue spalle e facendole fare una giravolta prima di metterla giù.
Ci aveva messo tre giorni ma era riuscita a trovare i biglietti per lo spettacolo, in prima fila per giunta.
Esattamente come aveva chiesto...
- Come hai fatto?-
- Segreto- disse lei, portandosi l'indice alle labbra in un movimento fintamente sensuale.
Entrambi sorrisero, mente l'attore ancora esaminava i biglietti.
Era emozionato, e non credeva si sarebbe sentito in quel modo.
Vide il suo manager sogghignare alle sue spalle un attimo dopo.
"tu, razza di.."
- Elliot, tu sei licenziato!-
- Ehi, non puoi!- scherzò lui, avvicinandosi alla moglie che lo baciò gentile.
- Io e Amanda dividiamo tutto: il lavoro, il successo, i meriti-
- Il cervello no?- aveva chiesto Gerard ringraziando ancora Amanda con un baciamano e ritirandosi nella sua stanza lasciando il manager a lamentarsi scherzosamente con la consorte.
*****
- Domani sarò a Londra per tempo, le riprese sono finite giusto oggi...-
- Davvero?- udì la voce della ragazza quasi esplodere di fine entusiasmo, in lontananza.
- Cerca di esserci , eh? Almeno hai il biglietto?ho saputo che per domani sono introvabili!-
- Certo che ce l'ho! per chi mi hai preso?-
Gerard sorrise, e chiese subito dopo di passargli Vee.
- Prometti che verrai?-chiese la ragazza, confortata dal suono di quella voce, così diversa da quella di quell'individuo spregievole che aveva continuato ad importunarla nonostante tutto, in albergo.
- Si, honey...-
- Bene...grazie...Gerard- lanciò uno sguardo eloquente a Patrick, che si allontanò di qualche passo.
- Si?- la sua espressione divenne leggermente preoccupata quando non la udì rispondere subito.
Vee deglutì.
Avrebbe voluto raccontargli tutto ciò che era accaduto da quando era andato via dall'albergo...
Dirgli che un uomo arrogante si era imposto alla sua attenzione mentre lei voleva solo essere lasciata in pace...
Dirgli che aveva un vecchio amico con cui chiarire parte della sua vita e ancora non aveva avuto il coraggio di telefonare ed affrontare la sua voce...
Dirgli che gli mancava da morire...
Parlargli...ma per telefono sicuramente non era il modo migliore.
- Vee, dobbiamo sistemare l'acconciatura per l'entrata in scena! Anche tu Patrick! basta con questo cellulare!-
Una voce femminile irruppe nella calma apparente di quel camerino in realtà frenetico ed impedì alla ragazza di formulare alcun pensiero coerente.
- Arrivo!- la sentì gridare brevemente Gerard,
- Perdonami...devo andare...parleremo...quando sarai qui...- e se avesse potuto, avrebbe baciato il telefono per trasmettergli una sola carezza.
L'attore rimase perplesso.
" Di cosa devi parlarmi, Vee?" si chiese, ma subito il suo orecchio fu disturbato da un'altra voce, conosciuta e in quel momento sgradita.
- Hai sentito, zio? comunque noi ti aspettiamo!- tuonò Patrick appropriandosi del cellulare della ragazza.
- Non chiamarmi zio, che hai la mia età!- gli rinfacciò Gerard alzandosi e ridendo appena poco dopo.
- Ti piacerebbe!-
Rispose a tono il cantante, e gli chiuse il telefono in faccia prima che lo scozzese potesse anche solo pensare di rispondere.
" Patrick...inizia a pregare..."
******
Erano pomeriggio inoltrato quando giunse nella City.
Era appena uscito dall' aeroporto quando il volto di lei gli era passato di fronte sull'autobus che conduceva in centro.
Sua madre gli aveva dato semplicemente una leggera gomitata sul fianco, e un pizzicotto sulla guancia.
- Gerard James Butler, quella era la tua ragazza o mi sbaglio? -
- Uh..ehm...si...-rispose lui continuando a guardare quel volto mentre si allontanava.
" Come l'ha riconosciuta?"
La signora Margareth lo richiamò all'attenzione un'altra volta.
- Se è così...ti pare il caso di continuare a seguire con gli occhi quel bus che ormai sarà a Picadilly Circus? sono certa che di persona è molto meglio...un giorno me la presenterai-
- Non vuoi venire con me, adesso?- le aveva chiesto lui, sorpreso.
Credeva che avrebbe voluto incontrarla subito, da come ne aveva parlato in aereo lungo il volo.
- Credi davvero che io sia così vecchia, figliolo?- sbuffò energicamente, scuotendo il capo.
- Probabilmente quella volta avevi ragione...se conoscesse me, scapperebbe via!- e rise, chiamando un taxi.
Si salutarono, dandosi appuntamento a quando tutti gli eventi a cui avrebbe dovuto partecipare fossero terminati.
Sua madre sarebbe rimasta ospite di Christine, sua sorella, che viveva laggiù col marito, e in seguito sarebbe ritornata a casa.
" Grazie..."
Chiamò un taxi anche lui e si fece condurre subito al teatro.
Patrick lo avrebbe aspettato all'ingresso, lui che poteva ancora uscire senza essere investito dai fans.
****
L' ultimo giorno di repliche giunse rapido...
Vee non ebbe modo di accorgersi dello scorrere del tempo, impegnata ogni giorno in teatro e ogni sera in ricevimenti vari.
La settimana che precedette la fine della loro avventura londinese era stata frenetica: tutto il cast era stato invitato a diversi eventi, che non mancarono di colpirli molto per lo stile e l'eleganza.
Nessuno mancò di notare la bellezza delle donne dello spettacolo; non solo Vee, la più conosciuta, ma anche le altre interpreti femminili, soprattutto Lisa, l'austera Madame Giry e la tenera Kara, interprete di Meg Giry...
I giornali non avevano smesso di esprimere pareri entusiasti su quell'allestimento, senza comunque nulla togliere agli interpreti londinesi dell'opera più famosa di tutti i tempi, tra cui Earl Carpenter e John Owen-Jones, invitati insieme agli altri membri dei cast passati e presente ad assistere all'ultima messa in scena made in Usa dello spettacolo.
La gente che contava.
Ecco chi era presente a teatro, quella sera, la sera dell'ultima rappresentazione, la sera del congedo, la sera dell'addio a quel cast che aveva emozionato e rivitalizzato uno spettacolo sempre verde.
Il pubblico fu comunque contento di venire a sapere che il cast americano avrebbe continuato ad mettere in scena l'opera a Broadway...chi avesse voluto rivederli, avrebbe dovuto solo prendere l'aereo.
Il sipario era ancora chiuso e mancava ancora più di un'ora all'inizio dello spettacolo: nulla di importante..il teatro era quasi gremito.
Patrick sembrava scomparso da un pezzo e Vee era rimasta sola, davanti allo specchio, in compagnia di Chris e di una costumista, la stessa che la seguiva dietro il palco e l'aiutava a cambiarsi in fretta tra una scena e l'altra, se necessario.
- Vedrai che andrà tutto bene...-
Chris strinse la sua mano nelle sue e la rincuorò.
Quella sera la sua assistita sembrava stranamente nervosa e in parte poteva comprenderlo.
Era il suo ultimo spettacolo...e il pubblico sarebbe stato composto soprattutto da personalità.
Un evento.
- Lo so- sorrise la ragazza, uno sguardo brillante ad incorniciare il suo volto.
" Stasera sarà qui...Gerard mi vedrà..."
La costumista le comunicò che sarebbe andata a chiamare la truccatrice per sistemarle i capelli ancora lisci, per acconciarli come lo spettacolo aveva sempre richiesto.
- Se vuoi rimango qui con te e-
-No..vai pure, amica mia...rimango qui...ho una persona a cui telefonare- e la vide andare via, non senza averle dato un bacio d'incoraggiamento sulla guancia.
Rimase sola.
Prese il telefonino tra le mani e fissò lo schermo per attimi interi.
Premette lentamente, quasi un prolungato rituale, tutte le cifre che componevano quel numero che sembrava interminabile.
Ogni cifra...era corretta...doveva solo premere ok...
Deglutì.
E premette il tasto d'invio.
Lo sentì suonare...uno squillo....
Poi un secondo...
Ed un terzo...
- Pronto?Ospedale Santa Caterina...-
Vee rimase sospesa ed in silenzio.
Aveva risposto...
- Chi è?-
la sua voce l'aveva perseguitata nei sogni per settimane...e ora sembrava così tranquilla, rilassata e fredda come la ricordava...
- Se è uno scherzo, non è divertente-
e dall'altro capo della linea, l'interlocutore fu sul punto di interrompere la conversazione.
Fu solo un sospiro a trattenerlo, a impedirgli di chiudere.
Lei sussurrò appena, mordendosi il labbro.
- Bill...sono io...-
*****