Capitolo 55
Love song
Si era affacciato alla finestra della sua stanza, puntellandosi coi gomiti alla
balaustra.
L'aria era fredda, gli pizzicava il volto mentre fumava l'ennesima sigaretta,
perdendosi con la mente e lo sguardo cristallino all'orizzonte.
La sua Vee...vederla così triste...e non poter fare nulla...
E l'atteggiamento di Patrick lo aveva in qualche modo inquietato, pur se le sue
parole tantevano invece di confortarlo, rassicurarlo.
Sentì bussare alla propria porta.
L'aveva chiusa a chiave, dopo essersi ritrovato sia Linda che Patrick in camera,
quella mattina.
Non voleva vedere più nessuno.
- Chi è?-
- Sono io-
Si affrettò ad attraversare quei pochi metri che lo dividevano dall'ingresso.
Era Vee.
Aprendo la porta la vide innanzi a sè, bella come sempre, nonostante un'ombra
sembrasse oscurare la lucentezza del suo sguardo.
Aveva pianto poco prima..e al pensarci si sentì in colpa, senza volere nè
aspettarselo.
Indossava un abito diverso, in quel momento, una gonna lunga sotto le caviglie,
di velluto blu e lo stesso lupetto nero del mattino, celato in parte dal piumino
intonato alla gonna.
Aveva il cellulare in mano e uno zainetto alle spalle. Entrambi vennero posati a
terra quando Gerard la fece entrare.
Si era guardata attorno con circospezione, prima di bussare, in mente vivida
ogni raccomandazione dell'uomo che ora la vedeva rimanerein piedi, vicino alla
stessa finestra alla quale si era affacciato lui pochi minuti, la sigaretta
lasciata accesa sul posacenere.
Si avvicinò, senza però avere il coraggio di stringerla a sè...
Cosa era cambiato?
Perchè non riusciva più a distinguerla dall'ombra che aveva tentato di
cancellare con la propria presenza?
No...doveva smetterla...
Era Vee..sempre lei..solo lei..nessun'altra...nessuna ombra, nessun dubbio...
Eppure perchè quella sensazione gli impediva di respirare?
- Non piove più...- disse lei, guardando fuori, un'occhiata lenta prima di
ritornare su di lui, che le era rimasto a qualche passo di distanza.
Gerard accennò un sorriso.
- Non può piovere per sempre...-
" Anche se lo avrei preferito, per restare ancora.."
- Hai ragione...-
Sussurrò Vee, lanciandogli uno sguardo dolente edulcorato da un lieve e dolce
sorriso.
- Stai bene?- l'attore fece quella domanda con un nodo alla gola..e se avesse
risposto...
- Si...-
- Bene...-
- Gerard-
- Si?- nonostante tenesse lo sguardo basso, riusciva a sentire l'attenzione di
lei rivolta solo su di sè.
- Ci sono cose...di cui vorrei parlarti...- la sua voce, greve sussurro,
sembrava scavarlo dentro, ferirlo come non credeva possibile.
Eppure aveva amato altre donne che ancora erano legate ad altri uomini..perchè
con lei era diverso?
Eppure non era presto...
Lui l'amava..
Lei lo amava..
Perchè allora, tutta questa insicurezza?
Non era da lui...
Di cosa aveva paura?
- Vee, io...- esordì lui, annuendo e sedendosi sul margine del letto, - so di
cosa avete parlato tu e Patrick, oggi...-
Vee si irrigidì, osservandolo portarsi un momento le mani ai capelli per
riavviarli scialbamente, prima di raddrizzarsi sul posto.
Patrick non poteva avergli detto di William...gli aveva chiesto di non farne
parola...
Che invece..?
- Io...non sono tuo marito, Vee...capisco..che potresti ancora pensare a lui ed
è giusto..anche se ne sono geloso...geloso..come un stupido...-
- Oh, Gerard..- la ragazza mosse qualche passo nella sua direzione, toccata
dalle sue parole.
Aveva temuto tanto, quel momento...
- So che non sono lui, non pretendo di essere come David, e forse non mi amerai
mai come amavi..lui...- degluttì, sfuggendo il suo sguardo.
Non era così che voleva essere visto.
Non era così che voleva sentirsi.
Geloso di un marito morto troppo presto...
Geloso di un marito amato più del proprio essere...
Geloso di un marito perfetto.
La morte aveva reso David il suo peggior rivale...
" Se lui fosse vivo, adesso...conosceresti i suoi difetti, Vee..ma così..."
Non poteva competere con lui.
E allo stesso tempo gli sembrava di combattere una battaglia impari...
Contro un fantasma...e contro sè stesso.
- Io non voglio che tu...ti senta in colpa per causa mia, Vee...ma-
Non potè proseguire.
Vee lo avvolse in un abbraccio caldo, morbido come l'indumento che rivestiva la
sua pelle.
Era ancora in piedi, di fronte a lui, le braccia cingevano le spalle e la testa
dell'uomo, che affondò nel petto di lei, ascoltando il battito del suo cuore,
memorizzandolo, desiderando perdersi nel tepore di quel momento.
La strinse a sè per la vita, impedendole di vederlo in viso.
Non era così...che voleva essere visto.
Sospirò appena, provando sollievo nelle brevi carezze che la guancia di Vee gli
donava sulla testa arruffata.
- Ti amo, Gerard...è questa la cosa importante adesso...ci siamo solo noi,
capito? solo noi...io e te...- e gli baciò la porzione di fronte sfuggita al suo
abbraccio, sedendo con molle tenerezza sulla gamba destra di lui.
- Solo noi...solo noi, amore mio...- e raggiunse le sue labbra con un movimento
lento, sorridendole subito dopo, come alleggerito da un gran peso.
Entrambi avrebbero giurato...che l'altro avesse gli occhi lucidi...
****
- Ci sono tante cose di cui vorrei parlarti..ma tra poco dovrò andare...e tu-
- Partirò stasera...-
Vee si strinse ancora di più a lui, che non si era mosso da quella posizione
seduta, nonostante la gamba iniziasse a formicolare per quel peso che avrebbe
sopportato in eterno, se necessario.
Gerard le baciò la fronte con tenerezza e le sollevò il mento con il dorso delle
dita.
- Passiamo più tempo a salutarci che non a stare insieme...-
- Già...-
- Non sarà sempre così!-
Esclamò l'attore mantenendo il volume della voce impercettibile.
Vee gli sorrise, regalandogli un bacio rapido.
Avrebbe ascoltato...si...avrebbe capito...
" Ma non adesso...ora siamo felici..."
Rimasero ancora abbracciati, baciandosi lentamente, rendendo il loro bacio via
via più profondo, più intimo...come potessero donare tutto il loro essere, la
loro anima attraverso quel gesto così caldo, così piccolo e grande allo stesso
tempo.
- Voglio farti vedere una cosa...- disse Vee poco dopo, regalandogli uno di quei
sorrisi che tanto amava.
Non c'era nessuna ombra in esso...Vee lo amava.
Amava lui.
Accettò con mala voglia che la ragazza si alzasse da lui, interrompendo il
contatto dei loro corpi...averla stretta a sè in quel modo...avrebbe preferito
averla stretta nel suo letto, distesa e impaziente come l'aveva avuta la notte
prima.
Scosse il capo quando la vide chinarsi sul suo zainetto e aprirlo,impugnando una
custodia nera e ritornando a lui.
Si sedette sul letto, adagiandosi morbidamente accanto all'attore, che la
analizzò curioso.
Vee gli diede la custodia quadrata e nera, abbastanza grande e pesante.
- Cos'è?-
- Aprila- e gliela porse, fiduciosa ed entusiasta.
E appena Gerard sollevò il coperchio della custodia che aveva tra le mani, venne
investito da una luce abbagliante, un turbinio di gemme preziose lo stordirono.
- Un ciondolo?-
Un pendente, un sole luccicante in quella stanza d'albergo.
Era una maschera di cristalli...
- Lo indosserò al ballo...sir Andrew ha deciso di metterlo all'asta quella sera
stessa-
Gerard non potè fare altro che esprimere la sua ammirazione per sir Andrew e la
sua scelta...nonostante considerasse quel gioiello un pò troppo vistoso, non
negava che avesse il suo fascino.
Vee gli lanciò un'occhiata biricchina, e rise alla domanda di Gerard sul perchè
gli avesse mostrato una cosa del genere.
- Te l'ho fatto vedere..così mi riconoscerai, tra tutte quelle maschere che ci
saranno quella notte...-
Gerard rise, facendo correre il suo sguardo dal monile che aveva tra le mani a
quel gioiello più prezioso che le sedeva dinanzi.
- Ti riconoscerei tra mille...- e prese il pendente tra le mani, prestando
particolare attenzione alla catenina sottile, di puro argento, che sembrava
scomparire tra le dita.
Glielo mise al collo, e lei lo lasciò fare, sorridendo pacata a quel gesto così
bizzarro eppure tanto naturale.
Le scostò i capelli con un gesto leggero e si ritrovò a fissarla, con amore,
desiderio..era affascinato.
I cristalli sembravano esaltare la sua bellezza, il riflesso dorato nei suoi
occhi, la lucentezza dei suoi capelli scuri...
- Sei davvero bellissima..- le disse, carezzandole la guancia e permettendosi di
intrecciare le sue dita tra i suoi capelli mossi.
Si alzò in piedi un secondo dopo e le porse la mano.
- Vuoi ballare?-
Vee parve incredula ma raggiante.
Accettò il suo invito e in un attimo si ritrovò stretta a lui, a dondolarsi nel
silenzio di quella stanza dove nemmeno il traffico della città si permetteva di
fare capolino col suo fracasso.
- Non c'è la musica, Gerard...- sussurrò lei, premuta contro il suo busto, un
sorriso soddisfatto sulle labbra carnose.
- Ma tu sei qui...canta per me..- l'attore respirò la sua risposta avvoogendola
tra le sue braccia e assorbendone il calore.
Sapeva che avrebbe dovuto lasciarla..ma per qualche minuto ancora..avrebbe
approfittato di ogni istante.
La giovane rise, ma iniziò comunque a pensare ad una melodia.
Non ne conosceva molte...quelle dell'opera in cui lavorava e in cui anche l'uomo
aveva lavorato...erano belle, ma...non adatte.
Rimase in silenzio ancora qualche secondo, finche una canzone non le salì alle
labbra, un ricordo dolce di un passato che non aveva dimenticato.
Prima di Gerard...
Prima di David...
Prima che la morte divenisse parte della sua vita...
I can only give you love that lasts forever,
And a promise to be near each time you call.
And the only heart I own
For you and you alone
That's all,
That's all...
- Questa canzone...è più vecchia di te...- rise Gerard, regalendole un bacio
sulla fronte e conducendola su quella pista immaginaria in un ballo lento e
romantico.
- Forse anche più di te...- scherzò Vee, continuando a mormorare solo la
melodia,- era la canzone dei miei genitori...-
Rimasero ancora abbracciati, dondolando al suono di una musica muta che ncora
aleggiava nell'aria.
- Quando ero piccola la cantava sempre mio padre...e mia mamma sorrideva
veramente...un sorriso meraviglioso..-
- Come il tuo, allora...- ribattè lui, stringendola a sè e intonando poche note,
una nuova sequenza di note e ritmo.
Si rese conto troppo tardi di non ricordare tutto il testo, e spesso pronunciò
solamente le parole, intervallandole con gentili carezze e baci a cui non
avrebbe rinunciato.
Sapeva che non sarebbe stato lì quando Vee fosse tornata...
Si sarebbe regalato un altro ricordo con la donna che amava.
Put your head on my shoulders
whisper in my ear, baby
Wird I want to hear, baby
Put your head on my shoulder
Vee rimase in attento ascolto, lasciandosi cullare dal suono profondo, gradevole
e in qualche modo delicato della voce di Gerard.
Non avrebbe dimenticato più quel momento.
- Paul Anka?- domandò lei, cercando di ricordare chi cantasse quella canzone
tanto vecchia quanto bella sulle labbra di cui era innamorata.
- Michael Bublè?- rise Gerard, sorridendo imbarazzato e divertito, mentre la
stringeva a sè prima di lasciarla andare e raggiungere gli altri al piano di
sotto, per andare in teatro.
Risero, prima di scambiarsi un ultimo bacio.
- Devo andare..-
- Si...- rispose lui, sulla porta, senza guardarsi attorno.
Non gli importava nulla degli altri.
Non gli era mai importato, in effetti.
- Ti amo...-
- Ti amo...- sussurrò lui, chiudendo la porta dietro di sè, sorridendo.
***