Capitolo 54

Segreti

 

Secrets kept inside may hurt you...

Mine is sharper than a knife...

(Woman in white,A.L.Webber)

 

Vee non aveva parlato per tutto il pranzo e ogni premura e attenzione dell'attore non era bastata a tirarle su il morale.

Lei gli sorrideva velatamente, gli occhi gonfi e lucidi, e in un momento particolare gli strinse la mano, sotto il tavolo, come se qualcosa di ineluttabile fosse sul punto di dividerli per sempre.

Ma era solo un pranzo.

Patrick sembrava assorto e rassegnato...

Gerard comprese.

Quell'argomento l'aveva ferita...

Avrebbe dovuto immaginarselo.

 

Stare insieme non le poteva fare dimenticare ciò che aveva provato in passato per quell'uomo.

Si sentì invidioso di quel sentimento...ma si ritenne uno stupido...

Patrick glielo aveva già detto.

 

" Non ho motivo di essere geloso di un morto..."

 

****

 

Vee smise di respirare.

Perchè?

Perchè quella gioia che aveva provato nel rivedere Gerard, nell'amarlo, doveva essere inghiottita nell'orrore in quel modo?

Perchè?

Fissò il suo collega iniziando a tremare violentemente.

Si strinse le braccia e morse con cattiveria il labbro inferiore.

- Vee, parlami...se è..un altro, Gerard deve-

- NO!non ho nessun altro, Pat! Come puoi dubitare di me in questo modo?-

Era stravolta.

- Allora dimmi chi è quest'uomo...sono tuo amico...non devi avere paura di me...se non vorrai...non dirò nulla-

- Oh, Pat..e affondò rapidamente il volto nel suo petto, soffocando il pianto.

- Era...William era...il migliore amico di mio marito...-

Patrick iniziò a comprendere, piano piano, sconcertato.

Nel suo delirio Vee aveva detto che quest'uomo si era innamorato di lei.

- Credevo che fosse anche amico mio...ma lui mi ama in maniera diversa...come non potrò mai amarlo...abbiamo litigato-

Patrick la strinse un attimo, facendola sedere e carezzandole la schiena con amichevole conforto.

- E da quel giorno non l'ho più visto, ma...non dimenticherò mai il suo sguardo...-

Un brivido freddo la colse inaspettata, e iniziò a torcersi le dita.

- Avete litigato..va bene! Allora parlatene! Chiaritevi! Non puoi sentirti in colpa per questo, non per colpa sua! Vivi la tua vita, Vianne Miller, accidenti a te!...sei peggio di una bambina- disse lui, riflettendo che in effetti Vee era poco più di una bambina, dopotutto...magari cresciuta in fretta, ma sempre una bambina.

Capiva quell'atteggiamento da adolescente complessata, pur non condividendolo.

Lei si alzò in piedi, ricacciando quelle accuse silenziose e quella rumorose prediche il collega le sputava in faccia.

" Fosse stato facile..."

- Che ne sai tu, Patrick, della mia vita?! Non credi che mille volte avrei desiderato non svegliarmi in preda agli incubi? Non credi che avrei preferito risparmiare le mie lacrime, io, che ne ho piante abbastanza? Ho avuto paura, Pat...tanta paura...da morire-

Vee si voltò rapidamente, mordendosi ancora il labbro.

Sollevò il volto, chiudendo gli occhi con forza, scacciando quelle immagini che le salivano agli occhi direttamente dalle viscere, dalla pelle che aveva subito il calore e la furia di una passione sbagliata...

 

Se lui non si fosse fermato...quante volte quel pensiero l'aveva fatta inorridire?

 

- Ricordi..?-

- Cosa?- gli fece eco veloce lui, alzandosi in piedi e avvicinandosi.

- Le prove...sono passate due mesi, ormai...da quel giorno...la faccia di Simon e Andrew...i ballerini...tu..Howard...-

- Vee, di che diav-

Le parole gli morirono in gola.

La vide, lisciarsi le braccia sotto l'indumento di lana nera e giù, fino ai palmi delle mani, che torturò con tensione.

Serrò la mascella.

- Ricordi...?-

Altrochè se ricordava.

Come dimenticare?

Quante volte si era rammaricato per ogni movimento che le provocava dolore e lei soffocava tutto..ogni lamento...ogni lacrima...?

Degluttì.

Non era stato un ladro...non un delinquente qualunque...

Aveva un nome...e un volto...

E Vee si fidava di lui...si era sempre fidata di lui...

 

- E' stato lui?-

 

Vee ancora gli dava le spalle, e non un respiro tradì la vita in quel corpo sottile e sinuoso.

Subito Patrick la prese per le spalle e la affrontò, diretto, scuotendola appena prima di averla immobile tra le dita che stringevano con forza eccessiva la stoffa e la carne.

 

- E' stato lui?!-

 

Ripetè in un sibilo.

Neanche un pianto dirotto sarebbe stato più eloquente di quel silenzio tradito solo dai suoi occhi quasi neri, traboccanti orrore e pena.

Uno sguardo che gridava la sua risposta affermativa.

La ragazza gemette di sollievo nel percepire quella stretta allentarsi e si ritrasse di un passo, vedendolo compiere un passo indietro a sua volta, i suoi occhi chiari le piangevano addosso la loro impotenza.

 

Ritornò a sedere poggiando i gomiti sulle gambe e prendendosi la testa tra le mani, le dita furiose riavviavano lentamente la chioma bionda dell'uomo che non voleva più pensare.

Inutile.

Si sentì inutile.

Avvertì la mano leggera di lei posarsi sulla propria spalla.

La scansò con un gesto irruento e subito dopo alzò lo sguardo sulla giovane donna, che era rimasta in piedi.

- Credevo che fossimo amici...avevi detto che eri stata aggredita da un ladro! Perchè mi hai mentito?! Non ti fidavi di me?-

- Non è così...io ti voglio bene, Pat..non volevo che tu ti sentissi così...non volevo che Gerard si sentisse così...-

- Come credi che mi senta, Vee..Eh?!Che ne sai?! Mi sento-

- Umiliato...- sussurrò lei, i suoi occhi come giacimenti oscuri di pece, le pupille dilatate.

Patrick non proferì parola, analizzando lo sguardo della sua interlocutrice divenire distante e compassionevole allo stesso tempo.

- So come ti senti...Io mi sono sentita così, Pat...tante volte..e per colpa mia, tutti i miei amici si sono sentiti in questo modo...- si sedette, le spalle tese e la postura rigida, vagando con lo sguardo tra i ricami naturali del marmo ai loro piedi.

- Nina me lo disse in faccia, che non era facile essermi amica...perchè sono come mia madre...-

Accennò un sorriso tra le lacrime che iniziarono a scivolarle sulle guance, ma non tradì alcuna emozione, il respiro regolare e lento.

"Uguale a lei..."

- non riuscivo ad aiutarla...quando stava male..potevo solo starle accanto e sentirmi inutile, umiliata dalla mia debolezza...e Nina mi disse che per lei era lo stesso...lei si sentiva inutile con me, ma non è così!- esplose in un sussurro convulso,

- Voi non siete inutili...voi siete importanti...non volevo...non volevo..che tu...e che Gerard...voi non-

- Vieni qui..- e la strinse forte a sè, sentendola singhiozzare forte tra le sue braccia, lievi lamenti di sconforto sfuggivano alle labbra, assordandolo.

 

- Gerry mi ucciderà per averti fatto piangere...-

Vee rialzò lentamente la testa, un labile sorriso di breve sollievo sulle sue labbra morbide.

- Gli dirò di non usare quella stupida corda,allora...-

Patrick le scroccò un'occhiata sollevata, porgendole un fazzoletto.

- Quello non funziona più ormai, vero?-

Lei lo accettò, tirando sù col naso.

- Già...-

 

*****

 

- Devi dirglielo...-

- No..-

- Vee-

- Non oggi...Gerard sta partendo...non voglio lasciargli questo pensiero adesso...é una cosa che voglio affrontare insieme a lui...-

Patrick le lanciò uno sguardo comprensivo, alzandosi e portandosi le mani ai fianchi, diviso tra l'urgenza di chiarire tutto al suo collega e spaccare la faccia a quell'uomo che aveva instillato tanta paura e tanti dubbi in una ragazza tanto dolce quanto fragile come quella.

- E con il dottore...cosa hai intenzione di fare con lui?-

la ragazza abbassò lo sguardo con un movimento quasi funereo, poi si mosse, alzandosi e sospirando.

Sapeva già cosa fare, e lo aveva rimandato per tutto quel tempo, rinchiudendosi da sola in quella prigione di colpa e paura.

" Adesso basta..."

 

- Gli parlerò...devo farlo-

 e non parlò più, procendendo, dopo uno sguardo di silenziosa intesa con l'amico, verso la sala ristorante dove Gerard li attendeva.

 

****

 

Il pranzo si concluse quando Vee venne richiamata da parte dalla sua assistente bionda, che sorrideva raggiante mentre la trascinava verso l'ascensore.

Vee si dispiacque di essersi congedata tanto superficialmente.

Avrebbe voluto stringere a sè l'uomo che adorava, abbracciarlo e dirgli che lo amava, che non doveva dubitare di lei...

Che amarlo non la faceva soffrire come lui pensava...

Amarlo l'aveva salvata...come poteva odiare il suo angelo?

Ma rimasti soli, Gerard riacquistò un certo controllo e si rivolse a Patrick con più sicurezza.

- Cosa ti ha detto?-

- Che ti ama-

- E nient'altro?-fece lui, sollevato e preoccupato alo stesso tempo.

Perchè il suo amico sembrava tanto riluttante?

" C'è per forza qualcos'altro..."

- Nient'altro...-ribattè l'attore passandosi una mano tra i capelli chiari come l'oro, sospirando sommessamente.

Lo sguardo pensoso e in qualche modo deluso di Gerard sembrava accusarlo.

Accusarlo di mentire.

Eppure non stava mentendo.

Solo..celava parte della realtà...

- Ci sarebbe dell'altro...-

Gerard quasi si strozzò col caffè che si era portato alle labbra.

Non poter fumare in quella sala dalle pareti color latte aveva risvegliato in lui il bisogno di un'altra droga..una qualsiasi...

- Ma sarà Vee a parlartene..quando lo riterrà opportuno...- e si alzò, desideroso di salire in camera e riposare, metabolizzare ciò che era successo, oltre al pranzo appena consumato.

- Perchè, Pat?-

Gerard si era alzato, seguendolo pochi istanti dopo e vedendolo entrare in ascensore.

Aveva bloccato le porte solo per constatare l'espressione abbattuta e raccolta del collega.

" Perchè?"

Patrick gli accennò un sorriso smorzato, pregandolo di spostarsi e sbloccare il meccanismo dell'ascensore.

Era stanco e tra poco meno di due ore si sarebbe dovuto preparare per lo spettacolo.

 

- Perchè è giusto così, amico mio-

 

****