Capitolo 53
Confronti
No one would listen...
no one but her....
*****
Si voltò rapidamente, incrociando due zaffiri lucenti che la analizzavano indugiando su di lei, sul suo volto, sul suo sguardo.
Non fuggì quell'incontro, e non si arrese alla sfida della donna che la fissava, avvicinandosi.
" E' bella..."
pensarono entrambe, mentre Vee riacquistava controllo, rilassandosi e riprendendo più comodamente posto al pianoforte.
Linda si avvicinò, accomodandosi su uno dei piccoli divanetti lasciati vuoti dai precedenti ospiti.
Prima non era riuscita a muoversi, stregata e maledettamente incantata dalla voce di quella ragazza.
Sembrava attraversarle l'animo, pregandole di non piangere e porgendole conforto allo stesso tempo.
E non era così che voleva sentirsi davanti a lei...
Grazie a lei.
Incrociando il suo sguardo era rimasta ancora una volta affascinata dai lineamenti delicati ed indrecifrabili del suo volto, riconoscendo che fosse particolare, nonostante quella sinuosità e quel pallore non rientrassero nei suoi canoni di bellezza.
- Buongiorno...signorina Mckenzie...- e rimase a guardarla, aspettando che lei facesse la prima mossa.
Era stata quella donna a presentarsi nel suo mondo, ad invaderlo...
Ora cosa voleva?
Avrebbe atteso che fosse lei a parlare.
- Ero curiosa di conoscerla...Gerry parla molto bene di lei-
Vee rimase in silenzio, cercando nel tono della sua voce, nel suo sguardo analitico qualche indizio su come si sarebbe voluta vedere rispondere.
Non la stava irridendo...
No.
Non la stava offendendo...
Nemmeno.
Stava dicendo la verità.
Era curiosa di conoscerla.
Continuava ad analizzarla senza mascherare alcuna perplessità.
Sezionandola viva, cercando informazioni che forse Vee stessa avrebbe potuto darle.
Non le piaceva essere esaminata in quel modo...
- Cosa desidera, signorina? Continuare a fissarmi non le permetterà di conoscermi meglio...-
Linda scosse il capo, imbarazzata nel constatare la verità di quelle parole.
Non aveva fatto altro che guardarla, cercando in lei qualche difetto, trovandone anche qualcuno su cui però nessun uomo e anche molte donne non avrebbero concordato.
Si alzò, salendo i due gradini che la separavano dalla rivale.
Indossava una gonna corta e un bel maglioncino bianco, di cashmire, che le donava un'aria sensuale, facendo risaltare ogni sua curva in maniera morbida.
Tutto l'opposto della ragazza, vestita quasi da ragazzo, con i suoi Jeans larghi e un lupetto nero che la copriva interamente, il suo essere sottile in piena evidenza.
Furono a meno di un passo di distanza.
Vee si voltò sulla piccola panca del pianoforte, senza alzarsi e osservandola avvicinarsi nei suoi tacchi quasi a spillo.
- Bene, signora...o posso chiamarti Vianne?-
Vee annuì.
- E' il mio nome, dopotutto-
- D'accordo-
Linda apprezzò la chiarezza e la decisione con cui aveva parlato.
Meglio non perdersi in preamboli.
- Bene..sarò concisa, dunque...Perchè Gerry?-
- Prego?-
Vee rimase di sale.
Non si aspettava quella domanda.
Non si aspettava nulla e tutto da lei.
Non aveva avuto il tempo per prepararsi a quella donna.
- Hai capito bene, Vianne- e Vee notò il tono sarcastico con cui pronunciò il suo nome.
- Perchè Gerry? Avrei potuto capire prima, quando non eri famosa...ti sarà stato comodo averlo come amante...ma ora sei una star...più di me...più di lui...potresti anche cercartene uno della tua età!-
La ragazza la fissava con occhi sbarrati ed increduli.
Disgustata da come aveva parlato, non riuscì a proferire parola...solo la fissò, ammutolita per qualche secondo, dopo di chè scosse il capo e la guardò freddamente.
Avrebbe potuto vantarsi di molte cose: di non aver mai avuto bisogno di nessuno per arrivare dov'era.
Di essere una campionessa internazionale.
Di aver lavorato nei circhi di mezzo mondo prima che quella donna anche solo decidesse cosa fare della sua vita.
Di essere richiesta ancora adesso da circhi di fama internzionale.
Ma non rivelò nulla di tutto ciò.
- Deve sconvolgerla proprio tanto..vero, signorina?-
- Cosa?-ribattè Linda, inarcando il sopracciglio e portandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio, in un movimento lento che alcuni avrebbero definito accattivante.
- Che si possa amare solo per amore, intendo...-
Linda degluttì impercettibilmente, sbuffando.
- Posso credere che tu, che sei così giovane, così...bella- pronunciò l'ultimo aggettivo con fatica, - possa scegliere, tra tutti, un uomo che ha quasi il doppio della tua età?-
- Mio marito- esordì Vee, zittendola,- quando ci siamo sposati...io avevo compiuto sedici anni...e se lui fosse vivo oggi...ne avrebbe trentadue...non è diverso...-
"Ma che c****?!"
- Lascia perdere Gerry...lo dico anche per te! Lui è già un uomo...tu sei solo una bambina!Credi davvero che resterà con te per sempre? Ti illudi!Soffrirai per causa sua-
- Come te?- replicò Vee, dandole del tu per la prima volta durante la loro conversazione, il suo tono pacato avvelenato dal constatare che in fondo...anche se solo per un istante...aveva creduto a quelle parole.
L'attrice rimase in silenzio.
Si morse il labbro per la stizza.
Ogni suo argomento di discussione sembrava essersi ritorto contro di lei.
Perchè?
- Prima...mi avete chiesto perchè...- e Vee si alzò, avvicinandosi a lei, rimanendo in piedi a pochi passi.
- Quando l'ho incontrato...il mio cuore era spezzato...ma Gerard è stato paziente con me...ha raccolto tutti i pezzi...e ora gli appartiene...non potrò amare più nessun altro...anche se lui mi lasciasse-
Vee si portò una mano sul petto, constatando la sincerità delle sue parole con quel battito accelerato che le saliva ai sensi nel ricordare come Gerard l'aveva guarita lentamente...come soffriva sempre meno...quando era con lui.
Si lanciarono un'ultimo sguardo.
- Ma nonostante quello che le ho detto adesso, signorina Mckenzie...lei non ha intenzione di rinunciare a Gerard...mi sbaglio?-
" Neanche morta, bambinetta"
- Dopotutto siamo simili, io e lei...- Linda si alzò, tentando di occultare il nervoso che si era fatto strada in lei con un sorrisetto ironico.
- No- la sorprese Vee, ritornando al pianoforte, - noi non ci somigliamo per niente...io- e iniziò a suonare qualche breve nota, voltandosi solo qualche istante dopo.
- Io ho rispetto per l'amore...non l'ho mai tradito...non per il denaro, non per il successo, non per il potere...forse è per questo...- e rise brevemente di sè stessa, analizzando l'espressione rabbuiata della sua interlocutrice,
- Forse è per questo che non smetterò mai di soffrire...non crede?- e le lanciò un'ultima occhiata rassegnata, per poi perdersi sulla tastiera, voltandosi del tutto.
- E' stato un piacere, signorina Mckenzie...buona giornata-
L'espressione successiva dell'attrice tradì tutto il suo diprezzo per quella mocciosa che l'aveva giocata.
Ma nessuno vide quella smorfia di odio deturparle il volto.
Rispose con uno sbuffo a quel saluto e si avviò verso l'uscita della sala, quando vide il collega entrare.
- Gerry!-
- Ciao Lindy!- e le diede un bacio rapido sulla guancia, prima di proseguire verso gli strumenti musicali, lì dove sedeva la sua ragazza.
Linda non attese che Gerard avesse raggiunta.
Recuperò la borsa in camera sua e chiamò delle amiche.
Sarebbe uscita a pranzo con loro...
Si sarebbe sfogata con loro del suo problema...
Avrebbe chiesto consiglio...
Perchè la sua rivale...era una donna straordinaria.
****
- Sweet heart..sei qui..-
Le si era avvicinato e dopo essersi guardato attorno, le aveva dato un bacio rapido sulla guancia.
Ora sedeva allo stesso posto occupato fino ad un attimo prima dall'attrice dagli occhi cerulei.
Picchiettò qualche nota sulla tastiera, per poi lanciargli uno sguardo triste.
- Gerard...tu...mi tradiresti mai?-
L'attore la guardò incredulo a quella domanda.
Perchè gli aveva chiesto una cosa del genere?
Poi ricordò.
La sua partner era appena uscita dalla sala...di cosa avevano parlato?
Degluttì nel ricordare quelle foto uscite per mesi su varie riviste...
Che dubitasse di lui?
Non doveva...
Non voleva che la sua Vee dubitasse di lui...
- Non lo farei mai, honey...- e le fu accanto, abbracciandola per le spalle e sentendo la sua mano accarezzargli la guancia ruvida.
Al diavolo la discrezione...
- Mi dispiace per quelle foto che hai visto...sapevo che avrebbero montato tutto come al solito...-
" Non è questo..." si disse la ragazza, lasciandosi coccolare da quella stretta.
- Ti amo...e se non avessi paura di consumarti- proseguì mormorando appena nel suo orecchio, e Vee non seppe se arrossire per quel gesto o per le sue parole.
- Gerard! Il pianoforte non è fatto per-
- Ogni luogo è fatto per- lasciò la frase a metà, cominciando a ridere e lasciando la presa solo per solleticarla sui fianchi con le dita.
Vee rise, alzandosi e regalandogli un bacio rapido tra la guancia e le labbra.
- Tra un'ora dovrò andare in teatro...-
- E io ho il volo questa sera...-
- Allora non ci vedremo più...fino a-
La ragazza chinò lo sguardo, pensando a quanto ancora sarebbero stati divisi...
Erano rimasti insieme per così poco...
- Non pensarci! Pranziamo insieme, almeno!- e Gerard le sollevò il mento col dorso delle dita, sorridendole e cercando un suo sorriso, che trovò pochi secondi dopo.
Furono per baciarsi quando una voce li interruppe.
Entrambi tremarono all'idea di essere scoperti.
- Allora siete ancora qui, ragazzacci!-
Patrick aveva contraffatto la voce, facendoli sobbalzare di paura.
Era rimasto un attimo ad osservarli, sorprendendosi di quel calore nel suo collega...
Non gli era mai sembrato un tipo da effusioni.
- Patrick!- lo salutò Vee con un'espressione velatamente felice sul volto.
Era davvero un gioiello...l'amore la faceva brillare.
Gerard sbuffò, vedendolo incamminarsi verso di loro, che dovettero mollare il reciproco abbraccio.
Attese che fosse abbastanza vicino, prima di parlare.
Si rivolse direttamente a Vee, ignorando il cantante che li salutava entrambi.
- Vedi, Vee...se avessi saputo che il nostro Raoul, qui, mi avrebbe rotto le scatole fino a questo punto...beh, lo avrei fatto secco durante le riprese del nostro film!-
- Ma guarda che stronzo!- e Patrick gli diede una gomitata sul braccio, mentre Vee era scoppiata in una risata allegra, analizzando quei due che si punzecchiavano come bambini.
Neanche i suoi piccoli amici di New York l'avevano fatta ridere tanto.
- Guarda che dico davvero- continuò Gerard, sempre rivolto alla ragazza, senza degnare di uno sguardo Patrick che comunicava ad entrambi di aver prenotato un tavolo nel ristorante dell'albergo.
- Avevo la corda in mano...mi sarebbe bastato tirarla un poco di più...lo avrei fatto passare per incidente!-
- Razza di ingrato!- Patrick si voltò rapidamente, prendendo Vee sottobraccio.
- Dopo tutto quello che ho fatto per te, mi ringrazi spiattellando le tue tendenze omicide? La prossima volta porterò via con me la nostra Christine!-
- Non ti azzardare!- gli fece eco Gerard, la voce ancora irridente, ma lo sguardo diverso da solito.
Patrick se ne accorse e con un sorriso divertito, lasciò la presa.
Vee non si accorse di nulla, continuando a sorridere a quella coppia...ma il cantante si.
Avrebbe scommesso...di aver visto un lampo di gelosia nel suo sguardo.
" Non è possibile"
Un secondo dopo sembrava scomparsa quella traccia inquietante nei suoi occhi limpidi come il mare d'autunno.
-Andiamo allora!- incoraggiò l'attore, e si avviarono insieme, seguiti dalla ragazza, un passo indietro.
- Un attimo...Gerard- e gli pose una mano sulla spalla, poco prima di uscire dalla sala ovattata.
- Devo parlare con Vee..-
- Di cosa, Pat?
Il volto dell'attore si era rabbuiato.
- La stessa cosa di cui ho parlato con te stamattina...-
Vee ascoltò quel dialogo da cui era stata esclusa, senza capire dove andasse a parare.
Patrick voleva parlare con lei?
Di cosa?
E di cosa aveva parlato con Gerard, quella mattina?
- Vi aspetto davanti al ristorante, allora...- e scomparì dietro il grande ingresso bianco della sala, lanciando a Vee un sorriso lieve, lo sguardo innamorato.
***
" No...non può essere...."
- Cosa gli hai detto, Pat?Come hai potuto?!Non dovevi...non dovevi...oh, Gerard...-
Patrick le aveva rivelato della discussione avuta con il collega quella mattina.
Non credeva che Vee sarebbe rimasta tanto scioccata, ma avrebbe dovuto aspettarselo.
Ora era un altro il problema.
- Vee, ascolta...non è questo il punto...tuo marito si chiamava David, vero?-
Patrick sembrava nervoso.
Si guardava attorno, e si sentì sicuro nell'accorgersi che nessuno era in vista.
Vee balbettò la sua risposta positiva.
L'atteggiamento del suo collega la inquietava.
-Ma...quella notte..tu hai detto un altro nome..lo ricordo bene-
E Vee parve smettere di ragionare, la mente assorbita nel vuoto e nell'orrore a quella domanda che l'attore gli porse, stringendole le braccia tra le mani e fissandola coi suoi occhi azzurri, mai tanto seri.
- Se non era tuo marito...allora chi è William?-
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