Capitolo 52N

No one would listen

 

Era ormai ora di pranzo.

Gerard si svegliò stroppicciandosi gli occhi e subito fu sorpreso di ritrovarsi due occhi chiari, squadrarlo con insistenza, l'espressione furba dipinta su quel volto glabro e giovane.

- Buongiorno Gerry!Dormito bene?-

- Patrick, che ci fai qui?!Come sei entrato?!-

L'attore si avvicinò,al letto, affacciandosi alla finestra con una smorfia di incredulo divertimento stampata sul volto.

- Allora stai ancora dormendo! Se lasci la porta aperta, è normale che la gente entri..o sbaglio? Non ti interessa più che la stampa ti perseguiti, oggi?- e gli strizzò l'occhio, consumando l'ennesima tazza di caffè ormai tiepido e porgendogli il pacchetto di sigarette che Gerard gli aveva chiesto con un cenno.

- Lasciami in pace, Pat...- e iniziò a inalare una profonda boccata di fumo.

- Allora ieri notte siete stati insieme, vero?-

Gerard tossì, credendo di soffocare nel fumo che non riusciva più a trovare una via d'uscita attraverso la sua trachea.

Non si aspettava quella domanda.

Non si aspettava nulla.

- Patrick!-

- Siamo tra adulti,Gerry...- e gli sorrise condiscendente, - anche se il modo in cui mi hai mollato ieri non era proprio da adulto...la mia Dag ancora pensa che tu ce l'abbia con me!-

" Potrebbe anche essere, Pat"

L'attore riuscì a riprendere controllo dei propri polmoni, respirando un attimo prima di ricominciare a consumare il suo cilindro di fumo.

- Non sono affari tuoi...-

- Non sono affari miei, infatti...ma ieri volevo parlarti di Vee...-

- Riguardo a cosa?-

Il cantante rispose senza esitazioni, sedendosi su una delle due poltrone che adornavano quella stanza simile alla sua.

 

- Suo marito-

 

****

 

- Mi farebbe piacere, signore...-

 

Vee si era seduta al fianco del compositore, che quella domenica si era preso il disturbo di venire in albergo per accertarsi delle condizioni di salute della sua assistita.

La sera prima l'aveva vista impallidire notevolmente per poi ritornare in camera, rossa come un peperone.

Constatare che fosse più che in forma, quella mattina, gli aveva dato un certo sollievo.

 

-Che ne dici di esercitarci un pò, oggi?C'è una canzone che vorrei tu cantassi al ballo...-

 

E dopo aver ricevuto una risposta positiva l'aveva condotta, insieme a Chris, nella sala che la sera prima li aveva accolti, in cui, su uno sfondo di nuovi drappi bianchi e avana, erano sparsi in un angolo, con fantastico ordine, vari strumenti musicali.

L'orchestra era stata congedata.

Il musicista si accomodò al pianoforte, analizzando qualche spartito, mentre Chris si era semplicemente seduta, curiosa di assistere ad una delle loro sessioni di musica.

Sapeva che Vee non era mai stata una cantante professionista e che aveva imparato tutto solo in quell'anno.

Ebbe ancora più rispetto per lei, immaginando quanta fatica avesse fatto per raggiungere simili risultati.

Andrew Lloyd webber era sempre stato esigente riguardo gli interpreti dei propri spettacoli, e venire a sapere che Vee era stata notata durante un recital di semi-dilettanti in un piccolo teatro vecchio, di periferia...l'aveva lasciata senza parole.

E se Il suo capo non fosse passato di lì, quel giorno?

Se non avesse mai avuto a che fare con quella ragazza?

Chi ci sarebbe stata al suo posto?

Non riuscì ad immaginare nessuna perfetta come lei per quel ruolo...per la situazione...per tutto.

Andrew iniziò ad eseguire le prime note, spiegandole come avrebbe dovuto modulare la voce, come alzare la tonalità durante le poche variazioni che la melodia offriva.

Vee gli confessò allora di conoscere la canzone, in entrambe le versioni...le aveva ascoltate quando aveva visto il film tratto dall' opera in questione, e di amarle entrambe, per la dolcezza e la malinconia che suscitavano in lei.

Non gli rivelò però, di preferire di gran lunga la versione maschile della canzone...

Seguiva senza alcuna interruzione il lento picchiettare del compositore al pianoforte, memorizzando a quale tasto corrispondeva una nota e una tonalità di voce, una parola per  una sequenza di tasti...un procedimento complicato, che alla sua mente risultava naturale...

Era come per gli esercizi al trapezio: un codice di sguardi e schemi che poi si perdeva nel risultato finale, in cui l'atleta saltava nel vuoto, affidando la propria vita alle mani, alle braccia, alla forza del partner.

E la musica la trascinò, lenta e romantica, le parole le chiedevano di piangere, cosa a cui resistette, lasciando trasparire tutto il dolore di quella canzone dalla sua voce leggera e lieve, che si insinuava nella mente come un sussurrò continuo e dolce, il canto delle sirene.

 

Dopo meno di venti minuti sia il compositore che l'assistente si stupirono di sentirla cantare correttamente, senza un'incertezza nè una sbavatura, tutta la canzone.

 

Si esercitarono ancora, dimentichi, allieva e maestro, del pubblico esiguo ed estasiato che li osservava.

Succedeva sempre, quando Vee lo ascoltava suonare, e Andrew cantare.

Sir Webber parve infine soddisfatto.

- Per oggi può bastare, bambina mia...grazie..ci eserciteremo ancora, più avanti...sei libera fino a dopo pranzo, e se vuoi uscire a fare una passeggiata...sai cosa fare-

- Si, signore...-

- Sei davvero bravissima, angelo...Minnie sarebbe contenta di sapere che canti questa canzone- le disse lui, ricordando la prima interprete della canzone in questione.

Minnie Driver aveva davvero una voce melodiosa, aveva riconosciuto subito il musicista, ma non raggiungeva le tonalità alte e la sfumatura angelica che la sua nuova diva raggiungeva, invece, quasi senza sforzo.

Sembrava una nuova canzone sulla sue labbra.

E Vee lo vide congedarsi, chiamando Chris a sè per comunicarle qualcosa relativa ad una asta o qualcosa del genere.

Dal fondo della sala, dunque, Chris la chiamò, invitandola a seguirla e venire a pranzo con lei.

- Rimango ancora un poco qui- rispose Vee, desiderando rimanere sola a meditare.

Non aveva appetito.

E raggiungere Gerard e stargli accanto le sarebbe piaciuto, ma dopo ciò che le aveva detto riguardo alla discrezione, si era fermata a riflettere e andare in camera sua non era certo la cosa più discreta che potesse fare.

Sarebbe rimasta ancora un pò in quella "sala della musica", dilettandosi con quella nuova canzone appresa come un gioco nuovo e avrebbe atteso che l'attore si svegliasse, istruendola su come comportarsi, lei che non conosceva i meccanismi contorti in cui si era ritrovata coinvolta.

 

Sapeva mascherare il dolore...

Ma la felicità vuole essere manifesta...

E lei era felice...

 

****

Gerard gli lanciò un'occhiata scioccata e subito perplessa.

Quella notte aveva dimenticato tutto...aveva dimenticato che la sua Vee era stata sposata...

Aveva dimenticato che Vee era vedova...

Aveva dimenticato ogni cosa che avrebbe potuto oscurare il loro amore, quella notte.

Non credeva che i fantasmi di quel passato gli avrebbero fatto visita, chiedendogli il conto, così presto...

- Cosa sai di lui?- gli domandò Patrick, serio e pacato.

L'attore si alzò in piedi, togliendosi la camicia del suo pigiama indossando una camicia bianca e subito sopra un golf verde, che mise in evidenza, senza occultare, la tensione di ogni singolo muscolo, le spalle solide e le braccia scattanti.

Non ebbe il coraggio di guardarlo in faccia mentre gli rispondeva.

 - Che...Vee lo amava...e che è morto...c'è altro che io debba sapere?-

Parlò, stupendosi della propria veemenza, di quella intrinseca aggressione di cui Patrick era vittima consapevole.

- Vee è una ragazza molto sensibile...vuole essere forte per tutti, cercando di mascherare il dolore- gli spiegò Patrick, e ricordò con amarezza il giorno in cui la ragazza si era presentata alle prove coperta di lividi, segni che avrebbe voluto nascondere per non farli preoccupare...e il modo in cui lo aveva pregato di non dire nulla all'uomo che amava.

In quel momento il giovane credeva quasi di rivelargli tutto, congratulandosi con l'amico per la donna meravigliosa che era entrata nella sua vita, ma tacque, rispettando le volontà della collega.

Gerry non avrebbe potuto fare nulla in ogni caso...inutile farlo preoccupare..inutile raccontargli nel dettaglio cosa aveva passato la sua Vee.

- Ma so che soffre tanto...e soffre ancora...per suo marito...si sente in colpa...perchè ha paura di dimenticarlo, ora che...-

e lanciò un'occhiata eloquente allo scozzese, prima di proseguire, ferendolo e inorgogliendolo allo stesso tempo.

- Ora...che ama te-

 

****

 

Fu sola in quella sala.

Si guardò attorno.

Era davvero incantevole, quell'atmosfera ovattata che il tenue chiarore delle pareti e dei drappi bianchi diffondevano su tutta l'area della sala in quel momento deserta...

Ormai era quasi ora di pranzo e nessuno avrebbe perso tempo laggiù con lei.

Le tende blu erano state rimosse quella mattina, presto...e se ne dispiacque appena.

Si ritrovò con lo sguardo puntato sul pianoforte.

Iniziò a tamburellare senza forza sulla tastiera, assorbendo e memorizzando il suono della nota scelta nella sua mente.

Si era esercitata molto a New York, con sir Webber, tanto da poter strimpellare anche lei alcuni brani delle sue stesse canzoni, come quella iniziale e una delle finali...ma leggere le note all'inizio le era sembrato complicato, repuntando più facile il cinese e il giapponese...

- Sono solo sette notte che si muovono su una scala, Vee...ci farai l'abitudine..-

le aveva detto il musicista il primo giorno di prove e fu così.

Passo dopo passo era riuscita a comprendere la differenza tra le ottave, distinguere diesis e bemolle, memorizzare interi brani e ripeterli sul pianoforte, facendo impallidire di stupore il compositore.

E ora era lì, sola...la tastiera la invitava a divertirsi, a sfuggire al fluire dei pensieri con la musica.

Chiuse gli occhi un attimo, ricordando come il musicista avesse esordito dopo essersi seduto.

Si concentrò e riaprendo gli occhi, iniziò a suonare, prima incerta poi prendendo sempre più la mano a quella melodia che le chiedeva di essere completata, di non rimanere frase spezzata tra le corde.

Vee sorrise nell'ammettere a sè stessa che la melodia prendeva lentamente forma.

Iniziò a cantare, sperando che la propria voce le ricordasse la linea musicale, i tasti che aveva memorizzato in quei minuti di esercizio.

Ma le parole che le salirono alle labbra non furono quelle che aveva imparato, quelle che il compositore aveva chiesto di memorizzare scoprendo che la sua musa le conosceva ormai a memoria.

 

Erano altre parole, intonate da altre labbra, da un'altra voce, più cara al suo cuore, più impressa nella sua anima.

No one would listen
No one but her
Heard as the outcast hears

Shamed into solitude
Shunned by the multitude
I learned to listen
In my dark, my heart heard music

 

" Come si sentiva Gerard a cantare questa canzone...?"

si domandò, proseguendo nell'esecuzione con una nota di nostalgia.

Si rese conto che la melodia, il testo, era triste ma offriva una speranza...

Una speranza...

I long to teach the world
Rise up and reach the world
No one would listen
I alone could hear the music

Then, at last, a voice in the gloom
Seemed to cry "I hear you
I hear your fears
Your torment and your tears"
 

Scosse il capo, pensando che avrebbe tanto voluto dedicare questa canzone all'uomo che amava...

L' uomo che aveva risvegliato la sua anima martoriata e l'aveva elevata al pari degli angeli nel paradiso...

Peccato che il soggetto della canzone fosse una donna...

She saw my loneliness
Shed in my emptiness
No one would listen
No one but her
Heard as the outcast hears

 

" Avrebbe meritato di più...questa versione è così bella..."

e ricordarla sulle labbra di cui era innamorata la fece proseguire con più sicurezza, come se insieme potessero condividere l'emozione lontana che quelle parole, quella musica suscitava nel suo petto.

No one would listen
No one but her
Heard as the outcast hears.

 

****

- Cosa posso fare?-

- Non lasciarla sola...restale accanto e non dimenticare mai che Vee ti vuole bene anche se ogni tanto pensa a lui...non essere geloso di un morto, è inutile e non ne hai motivo-

Gerard sospirò, spegnendo la sigaretta sul posacenere vicino al suo letto, ormai cambiato e vestito, con i suoi jeans strappati come la moda richiede.

Si sentì talmente piccolo, insignificante...farsi dire da Patrick cosa fare riguardo una questione tanto delicata come quella...

Farsi consigliare...non riuscire a trovare la risposta da solo...

Da quando aveva perso sè stesso in quel modo?

- Credo che David sia una persona fortunata...perchè Vee non lo dimenticherà mai...- sospirò Gerard e subito il collega si irrigidì, guardandolo come avesse dinanzi un fantasma.

- David?-

domandò subito, corrugando la fronte.

- Si- annuì l'attore, recuperando il portafoglio, il cellulare e la giacca di pelle che indossò con un rapido movimento,

- David Miller...si chiamava così...perchè?- chiese quindi, mascherando una certa sorpresa.

Vee non gliene aveva parlato.

Non ne aveva parlato con nessuno...

- No...ecco...non sapevo come si chiamasse- mentì lui, il ricordo vivo di un'altro nome lo scuoteva, un atroce dubbio.

L'attore interruppe il ragionamento senza soluzione dell'amico, chiedendo dove potesse trovare Vee in quel momento.

- Ah! - esclamò lui sorpreso, raggiungendolo fuori dalla porta prima che chiudesse a chiave la stanza,

- Credo che sia ancora nella sala dei ricevimenti...oggi Andrew è venuto a darle qualche lezione, come al solito-

Gerard annuì con un sorrisetto lieve sul volto, sparendo velocemente dietro la gradinata e scendendo con malcelata impazienza.

Voleva vederla.

Abbracciarla e stringerla a sè, consolandola di ogni tristezza...dimostrarle che le sarebbe sempre stato accanto, nonostante tutto.

Dimostrarle di amarla come e più di prima.

Aveva perso sè stesso da quando l'aveva incontrata...

E ne era felice.

 

*****

 

Concluse la sua esecuzione, purtroppo sbagliando l'ultima nota premuta, ma non rimase troppo delusa...dopotutto non era una pianista e non aspirava a tanto.

Battè le mani una volta, quasi complimentandosi con sè stessa e fu sul punto di alzarsi quando udì una voce femminile incamminarsi verso di lei, applaudendola appena.

 

- Brava...brava...bravissima oserei dire, signora Miller...le faccio i miei complimenti-