Capitolo 51

Dilemma

 

Fu lei la prima a svegliarsi, quando percepì dei rumori giungere dall'altra parte della camera.

Gerard le dormiva ancora accanto, la fronte distesa e le labbra leggermente dischiuse.

Aprì gli occhi, chiedendosi chi facesse tutto quel baccano.

 

- Buongiorno Vee...sono Chris, ti ho portato qualche medicina...Posso entrare?- e la sentì armeggiare con la maniglia della porta chiusa a chiave.

La ragazza sbiancò.

Guardò l'uomo al suo fianco destarsi lentamente e udì la porta cedere grazie alla copia della chiave che Chris si portava quasi sempre dietro.

- No! Chris!-

 si alzò repentina, trascinando il lenzuolo che la copriva con sè, nell'altro vano della sua stanza.

- Non aprire! Non entrare!-

ma la porta era quasi aperta.

Vee si fiondò su quell'uscio, incespicando ad ogni passo, ed ebbe modo di incrociare lo sguardo della sua assistente, impedendole di entrare.

Se fosse entrata..avrebbe notato subito la giacca nera...la cravatta...la camicia...tutte sparse per terra e certamente non di sua proprietà.

- Vee! sei stravolta...hai ancora la febbre?-

Vee riassettò un poco il lenzuolo che aveva come unica protezione, riavviandosi i capelli con la mano libera e sorridendole imbarazzata.

- In un certo senso...-

Chris scosse il capo.

La sua assistita non poteva permettersi di stare male; quella domenica avrebbe avuto la mattina libera, e avrebbe chiesto al signor Taylor di farla riposare, in vista del solito spettacolo.

- Preferisci riposare ancora un pò? Ti portò la colazione sù?-

la ragazza non riflettè troppo a lungo.

Lei e Chris avevano più volte fatto colazione insieme, in camera sua..ma quella mattina non poteva permetterle di entrare, figurarsi fare colazione insieme!

" No no.."

- No, dammi il tempo di una doccia e scendo al bar..non disturbarti...- disse Vee, osservando la donna farle una carezza sulla testa arruffata e andare, prendere l'ascensore e scomparire pochi secondi dopo.

Sospirò di sollievo nel vederla andare via, ma subito la sua attenzione fu attratta dal suono dell'acqua corrente proveniente dalla stanza da bagno.

Si avviò lentamente e in effetti Gerard non era più lì.

Era scomparso.

- Gerard?- e reggendo ancora la stoffa bianca con la mano, fece qualche breve passo in direzione della stanza da bagno, dove qualcuno aveva di certo attivato la doccia.

Entrò con espressione curiosa, temendo di disturbarlo ma allo stesso tempo divertita dall'idea.

Era la prima volta che si sentiva così.

Quella placida tranquillità, dopo aver passato la notte con lui...

Era paradiso.

Soffocò un grido sorpreso nel sentirsi sollevata di peso da due braccia forti e dopo un attimo di smarrimento, incrociò gli occhi chiari e soddisfatti dell'attore, contento di essere riuscito a sorprenderla.

- Dobbiamo fare la doccia...- sussurrò, baciandole la fronte con un sorriso largo, indosso solo un grande asciugamano giallo avvolto alla vita.

Vee lo guardò ancora senza parole, per poi scoppiare in una breve risata, cingendogli il collo e regalandogli un bacio sulla guancia.

Provò una breve malinconia..ma fece di tutto per non darlo a vedere.

Anche David avrebbe meritato tutto ciò...essere amato...poterle sorridere in quel modo, ricordandole quanto fosse importante essere insieme...

Ma non rimpiangeva nulla, Vee...non un singolo momento di quella notte meravigliosa in cui aveva imparato ad amare, e aveva donato sè stessa all'uomo che amava...

 

Subito si ritrovò di fronte alla cabina della doccia e chiese all'attore di metterla giù.

- Non ci penso nemmeno, honey..-

" eh?"

Con la spalla spinse la porta scorrevole della cabina bianca e senza lasciarla scendere, entrò insieme a lei, lasciandosi inondare dal getto improvviso.

Era tiepida, ma ancora fredda.

- Ah!- esclamò la ragazza, ritrovatasi completamente fradicia ancora in braccio a lui.

- E' gelata- si lamentò senza convinzione poco dopo, e Gerard ruotò appena il pomello del rubinetto, ed un nuovo getto li inondò.

La fece scendere, scombinandole i capelli già spettinati e scuotendo il capo.

- E' calda abbastanza?- chiese dunque lui, abituato a temperature più basse.

Il suo sguardo cadde sul fisico minuto e slanciato di lei.

Quel lenzuolo bagnato sulle sue curve sode....pregava solo di essere strappato via...

- Dimmelo tu...- disse la ragazza, sorridendo divertita e trascinandolo sotto il getto diretto, baciandolo e regalandogli una breve carezza di gratitudine.

Gerard pose le sue mani sulla vita di Vee, attirandola un poco a sè e baciandola, approfondendo il contatto, mentre l'acqua ancora scorreva sulle loro teste.

- Direi che va bene...- sussurrò lui, le labbra ancora su quelle della ragazza.

La ragazza si addolcì, carezzandogli la guancia con tenerezza.

- Anche io...-

 

****

 

Vee era scesa più tardi del solito, quella mattina.

I suoi colleghi non se ne accorsero, dando la responsabilità all'improvviso malore che sembrava averla colta la sera prima.

Solo Patrick non potè fare a meno di trattenere un'occhiata divertita alla ragazza,che sembrava persino più spossata della sera prima e nonostante ciò aveva uno sguardo brillante, e due guance dal colorito rosato.

L'aveva salutato con molto calore, quella mattina, ordinando al bar un cappuccino.

- Come stai, Vee? sembri stanca-

- Sto bene, Pat...solo un pò di febbre...- gli aveva risposto, sorseggiando quella bevanda calda e dando uno sguardo attorno a sè.

Solo poche persone erano sedute al banco.

Probabilmente la festa era finita molto tardi.

Alle nove solo Patrick e alcuni altri dello staff erano in piedi...di Howard neanche l'ombra.

 

Si sentì osservata.

Fu allora che vide Patrick sorriderle ironico.

Gli chiese il motivo di quell'espresione sul suo volto, ritornando a bere con calma il suo cappuccino.

Ammise a sè stessa che quella mattina la tazza sembrava bollente.

L'attore fece spallucce, ritornando al suo caffè e al suo giornale.

- Niente, Vee...mi chiedevo solo se la "febbre" stesse ancora dormendo o se fosse già in piedi...-

e le strizzò l'occhio, trattenendo le risa nel vederla soffocarsi con la propria colazione.

 

****

 

Si era fatto portare la colazione in camera, cadendo a letto e addormentandosi pochi minuti dopo aver finito di mangiare.

Era dovuto uscire di nascosto dalla stanza di Vee, spiegandole in poche parole che avrebbe preferito tenere il loro rapporto fuori dalle mire dei paparazzi e di quegli stupidi tabloid inglesi.

- Mi dispiace..- le aveva detto, baciandole la guancia prima di uscire, assicurandosi che nessuno fosse lì, in giro per il terzo piano.

- No, è giusto così...hanno guadagnato abbastanza con la mia vita...e con la tua...hai ragione tu..e anche la signora Cook...-

Aveva risposto la ragazza, sospirando nel vederlo andare via.

 

****

 

" Non ho più l'età..." fu il suo ultimo pensiero prima di chiudere gli occhi, ma dovette riaprirli meno di un'ora dopo quando udì bussare alla propria porta.

" Ma chi è...?" formulò quel pensiero con quel poco di lucidità rimastagli e con un filo di voce invitò chiunque fosse quel rompiscatole a farsi avanti.

- Gerry! Buongiorno! Ha telefonato Matt, a Glasgow non piove più...questa sera abbiamo il volo!- e si sedette accanto a lui sul letto, carezzandogli la testa lavata di fresco e notando che indossava un pigiama verde di seta, i pantaloni gli stavano larghi e la camicia era sbottonata, a parte due bottoni che all'altezza dell'addome erano infilati nelle loro asole.

Ebbe voglia di passare le proprie dita sotto quella camicia, e si trattenne, regalandogli però un bacio sulla guancia, risvegliandolo brevemente dal dormiveglia.

- Finalmente, dormiglione! Ieri mi hai piantato in asso!-

" Avevo i miei buoni motivi, Linda...lasciami in pace..ho sonno..."

le lanciò uno sguardo supplichevole prima di ritornare a dormire, e lei rimase a fissarlo, la fronte aggrottata.

Lo vide cadere come un sasso, una mano sotto la testa e l'altra sul petto, grattarsi prima di sopirsi completamente.

" Non ha dormito, stanotte.."

e si rimproverò per la propria stupidità.

Come aveva potuto pensare che un uomo come Gerard andasse davvero a dormire quando solo pochi gradini lo dividevano dalla donna che amava?

"Che stupida!"

E per essere così stanco, sicuramente...

 

Scosse il capo amareggiata, rimanendo seduta, osservandolo dormire.

Si distese accanto a lui, i piedi fuori dal letto, accarezzandogli la guancia irsuta e immaginandosi al posto di quella ragazza, amata e ammirata come un idolo, da quell'uomo.

- Gerry...mi trovi bella?- sussurrò, contemplando quel volto che sembrava così in pace, così tremendamente sereno ed appagato.

Non rispose.

- Gerry...tu mi piaci...-

Dormiva ancora.

- Gerry...voglio venire a letto con te...- e sfiorò la sua guancia, baciandogli lievemente il collo e la mascella, arrivando alle sue labbra.

 

-...ti amo...-

mormorò l'attore, mugolando appena a contatto con le sue labbra. 

 

Linda non si mosse per un attimo, il cuore in subbuglio.

Lei lo amava?

Lo conosceva abbastanza da amarlo?

Voleva amarlo?

O era solo desiderio quello che la incalzava?

 

Non aveva importanza.

 

Lo baciò ancora, lentamente, scivolando sul suo mento.

- Anche io, Gerry- disse lei, respirando brevemente, la voce accesa di voluttà.

 

-..uhm...Vee...-

 

Linda alzò il capo con uno scatto rapido, quel breve sogno spezzato da un sospiro confuso dell'uomo che ancora dormiva.

Lo vide rigirarsi nel suo spazio, corrugando la fronte per poi rilassarsi nuovamente.

 

Non era lei.

Non era lei che amava, ma quella...bambina.

 

Aveva invocato il suo nome...e Linda non era Vee.

Non voleva esserlo.

Quella vedova...lo accompagnava persino nei suoi sogni.

Ne era la padrona.

Provò una bruciante gelosia, la voglia di andare a prenderla a schiaffi, ordinandole di restituirle quello che di diritto sarebbe spettato a lei.

A Linda Mckenzie.

" Se non l'avesse incontrata.."

e rivide nella sua mente la prima volta che l'aveva visto, durante la prima riunione del cast.

Le era subito piaciuto, sorridente e vitale...e quegli occhi...quel fisico scolpito con cui aveva avuto a che fare solo per pochi momenti e davanti a tutta la troupe.

Se non l'avesse incontrata, ora Gerry sarebbe...sposato con un'altra...una modella..

Come si chiamava?

Non lo ricordava nemmeno...

Seppe di dover essere grata a quella piccola cantante per aver strappato Gerard dalle grinfie di quella bambola rifatta, quella bionda che aveva visto solo un paio di volte, a qualche sfilata, senza sapere neanche chi fosse...

Ma ora...era troppo.

Troppo da sopportare.

Era una donna anche lei, aveva un cuore...e lo sentiva perdere sempre più contatto con la propria mente.

E non le andava.

Era già rimasta fregata dal suo cuore tanto debole, concedendolo troppo presto a uomini che si erano approfittati di lei.

Aveva quindi cominciato a prendersi le sue rivincite: approfittare di loro, usarli allo stesso modo, trovando piacere in qualcuno e raramente un vero amore.

L'ultimo era così lontano...

E ora Gerry...le sembrava così vicino e così distante allo stesso tempo...

Doveva scegliere.

Lasciare perdere quella storia e quell'uomo, oppure continuare a sperare?

Sperare cosa?

Che Gerry mollasse la vedova?

Che fosse invece lei a trovare un partito migliore?

Vincent le aveva assicurato che non avrebbe mai mollato...ma quella ragazza non era un'ingenua come lo era lei alla sua età: così giovane aveva già affrontato la morte di un marito, un'esperienza che Linda non avrebbe augurato neanche alla sua peggiore nemica.

Schioccò la lingua in una smorfia disgustata nell'accorgersi...di provare ammirazione per quella donna, e non seppe rispondere a tutti quei quesiti che in un secondo invasero la sua mente, gettandola nel caos....

Ed era bastato un sussurro.

 

" Gerry...cosa ha lei che io non ho?..."

 e se ne andò da quella stanza, decisa a chiarirsi le idee una volta per tutte.

 

Decisa a conoscere la vedova.

 

*****