Capitolo 50
L'eroe dei sogni
Tremava.
Non riusciva a mettere a fuoco nulla...ogni cosa si infrangeva nel silenzio composto di sospiri e gemiti.
Cosa stava cambiando?
L'ultima volta che era finito a letto con una donna...era un'altra...eppure gli sembrava di non ricordare nulla.
Non respirava...
Sarebbe morto piuttosto che abbandonare quella dolcezza intossicante che albergava in quelle labbra carnose, nella profondità della sua bocca.
Sentiva le labbra della ragazza adagiate lievemente sulla linea solida delle clavicole, soffermandosi nella delicata curva che formavano, scendendo con gentilezza sull'avallamento dei pettorali tesi, per poi reclinare il capo e ritornare sul suo volto, risucchiargli morbidamente le labbra.
Avvertì suo respiro farsi poco più rapido quando prese i suoi seni tra le mani, carezzandoli con devozione infinita, per poi scivolare sulla vita e sui fianchi.
Era così cambiata...il volto sembrava trasfigurato dalla passione, le labbra umide e tumefatte dai suoi baci, erano rosse come il sangue che gli scorreva nelle vene, gli occhi due perle nere che brillavano alla luce sfocata che si era fatta strada dalla finestra di quella stanza, i capelli rilucevano di nera brillantezza.
E il suo corpo era quello di una dea; morbido, liscio e palpitante, preda delle febbre.
Tenne gli occhi socchiusi, lasciando che lei lo amasse, che potesse baciarlo, scivolare sulla sua mandibola, vicino l'orecchio, sul collo, regarlagli quelle innocenti e dolci emozioni che sembravano animarla.
Ansimava nel percepire come il suo bacino si muovesse contro il proprio addome, facendolo fremere...era così calda...e morbida...si sollevò, agganciandola dietro le ginocchia e premendo con forza la pelle delle sue gambe.
Vee avvertì quella stretta diventare una carezza molle e frenetica e sussultò, gemendo di piacere nel percepire quelle mani calde lisciarle le cosce, risalendo con delicatezza fino all'inguine, dove si erano arrestate per spostarsi sull'addome e la base della schiena, che cinse con forza inattesa attirandola verso la parte più bassa del proprio ventre, le labbra nuovamente affondate nel suo petto.
- Sei mia...solo mia...- sussurrò lui, passandole le dita sul mento, e lievemente giù, attraverso il collo e la linea gentile delle spalle, e la trascinò sotto di sè, baciandola ancora, mordendole appena il labbro.
Riempì i polmoni del suo respiro spezzato, tanto erano vicini i loro volti.
- Si...- gemette la ragazza, oppressa totalmente dal suo peso.
Non respirava quasi, ma gli passò le mani sotto le braccia, spingendolo ancora di più su di sè.
Era così forte, così caldo...non credeva di poter desiderare tanto qualcosa come in quel momento.
Quel corpo solido e vivo, quel petto teso, anelante...carezzarlo la infiammò...le sembrò di non aver mai provato un emozione del genere...e Gerard amava lei...sentiva le sue labbra impresse sulla carne, le sue mani esplorare il suo corpo...oddio...stava impazzendo...
Eppure non era mai stata così bene...percepire la propria pelle accaldata e sudata a contatto con la sua, le proprie gambe strofinare contro le sue...quel calore devastante la stava consumando...
Stava bruciando.
Ogni particella del suo essere, ogni fibra del suo essere era in eccitata tensione, in attesa di appartenere a qualcun'altro.
A quell'uomo che reggeva i fili della sua anima.
Lo invocò, pregandolo silenziosamente di baciarla ancora, di permetterle ancora di assaporare la sua bocca, e Gerard obbedì meccanicamente, lieto di poter soffocare nuovamente a contatto con le sue labbra.
Le loro lingue si intrecciarono dentro e fuori dalle loro bocche, assaggiandosi ancora, divorandosi ancora, insaziabili.
Affondò le dita tra i suoi capelli, impedendogli di lasciarla sola a godere del calore dei loro volti, avvolgendogli poco dopo le spalle con le braccia sottili.
E lui si mosse con decisione, trascinandola per la vita a cui si era aggrappato, legandola a sè e facendosi spazio.
Emise un gemito roco che gli sfuggì dalla gola nel percepire quel calore pronto ad accoglierlo.
Vee credette di svenire...nel percepire quel corpo estraneo farsi strada tra le sue gambe ebbe un attimo di mancamento, e arrossì violentemente, vergognosa, nel ritrovarsi impaziente, eccitata come non credeva di poter mai essere.
La sovrastava completamente, nudo nella sua statuaria fisicità e vibrante di desiderio nella sua umana debolezza.
La baciò con le labbra tremanti e Vee non potè fare a meno di rispondergli, leggermente sudata, l'aria si incalzava all'interno dei suoi polmoni.
I loro sguardi si incrociarono poco dopo.
Era così bello...
Così rassicurante...
Così importante, quello sguardo faceva l'amore con la sua anima...
Era il suo uomo.
Era così bella...
Così fragile ma sicura...
Così importante, quel senso di fiducia che gli instillava nel cuore...
Era la sua donna.
- Vee...ti prego...-
parlò con le labbra ancora poggiate a quelle di lei, e avvicinò le proprie dita alle sue, allargandole i palmi delle mani e schiacciandoli contro le lenzuola bianche e scomposte.
- Ti prego...-
sussurrò la ragazza, intrecciando le proprie dita con le sue, stringendogliele con forza, gli occhi lo stregavano ancora.
E con un movimento lento ma fluido, naturale, Gerard entrò in Vee, realizzando solo allora che lui era il primo a conoscerla davvero.
Ogni resistenza, crollata a quella reciproca preghiera, era stata spazzata via definitivamente...
Non sarebbero più tornati indietro...
Non potevano.
Non avrebbero voluto.
Avevano passato il punto di non ritorno.
Vee inarcò le spalle sul cuscino, piegandosi a quel dolore mischiato a sollievo che aveva avvertito in un istante, sorprendendosi di come quell'emozione, così vicina alla morte, così vivida in ogni momento, le procurasse tanto piacere.
Lo percepì ancora, dondolarsi dentro di lei, invaderle il ventre, e ancora gemette, credendo di urlare, ad ogni movimento lento, profondo, che la attraversava come una scarica elettrica, facendola ubriacare dell'uomo che la stava possedendo.
Si ritrovò a pregare...
Pregare che continuasse...
Che le infliggesse ancora quella dolce pena...
Che non si fermasse...
Che la riempisse, svuotandola di ogni altra emozione.
Credette di morire...
Non poteva dire di non aver mai fatto sesso con una donna...ma da quella notte in poi avrebbe negato con tutte le forze di aver fatto l'amore con qualcuna, prima di lei.
Mai la differenza tra le due cose gli era sembrata tanto evidente...
Affondava nel puro piacere, schiacciandola col suo peso e ogni gemito lo eccitava ancora di più, incitandolo a continuare.
E lui lo fece, prima senza fretta, gongolandosi in quella estasi che il calore del suo corpo le procurava...
I loro corpi... nudi, intrecciati, soli ed uniti in quel delirio in cui i sensi si erano confusi...smarriti ed irrimediabilmente attratti.
Poteva sentirla...calda e tremante, le mani avvinghiate alle proprie, si stringevano fino a fargli male ad ogni suo movimento, ad ogni suo perseguire quel piacere negatogli dal tempo e dal destino per più di sei lunghi mesi...gli erano sembrati anni...eppure ora credeva di non avere altro scopo nella vita se non amarla...di essere nato solo per quella notte.
Di essere nato quella notte.
Si era abbandonato a lei, così come lei stessa aveva fatto...volontariamente..indispensabilmente....
E ora sapeva che si sarebbe perso per sempre in quell'abbraccio, lo avrebbe cercato ancora e ancora...trovando sollievo solo con Vee, baciando le sue labbra, entrando in lei.
Si mosse ancora, ansimante e frenetico, aumentando il ritmo con cui premeva contro di lei, assorbendo ogni grado di calore che la sua carne gli offriva, sentendola accoglierlo con nuovi lamenti, grati ed eccitati.
- Dimmi che mi ami...- sussurrò Gerard, respirando quella preghiera direttamente nel suo orecchio, mentre continuava ad amarla.
- Ti amo...ti amo...-rispose Vee, la voce più acuta e profonda insieme, il fiato rotto dai gemiti bassi che emetteva ad ogni suo progredire dentro il proprio corpo.
- Non...lasciarmi...- lo pregò debolmente, sopraffatta.
- Mai...mai...- quasi gridò lui, e si mosse ancora, annegando nell'estasi.
Il suo ultimo movimento fu più deciso, quasi violento, e si trascinarono a vicenda nel vortice di piacere e pace che avevano richiamato col loro amplesso.
Si sfogarono entrambi, uno contro l'altra, un breve urlo, selvaggio, folle...ma così naturale...così necessario.
Le crollò addosso, impendendole di respirare, ma a Vee non importava più...
Se mai aveva avuto paura della morte, chiedendosi quale paradiso od inferno l'avrebbe accolta, adesso non temeva più nulla...aveva conosciuto la perfezione...aveva conosciuto l'amore, la passione...e non credeva potesse essere così...confortante..
Quel calore...con un poco di forza gli cinse la schiena, accorgendosi che Gerard riprendeva fiato...
Era tutto giusto...come doveva essere...era così diverso da quel triste pianto che riversava sulla lapide fredda di un marito morto senza insegnarle cosa era la passione...
Gli baciò la guancia, respirando impercettibilmente, due lacrime silenziose scivolarono sulle sue gote rosse.
Che lacrime erano quelle?
Di gioia?
Di dolore?
No...se ne rese conto subito...di quei momenti gli era grata...grata per averle ricordato di essere ancora viva.
Gerard si mosse lentamente qualche secondo dopo, mettendosi di lato, senza comunque dimenticarsi di avvolgerla con le sue braccia, i lunghi capelli riversi sul suo torace.
Rimasero così, immobili, intrappolati in quel tenero abbraccio, ancora palpitanti, il ritmo dei loro cuori impazziti si alternava al sollevarsi dei loro polmoni, anelanti d'aria dopo un così lungo digiuno.
Al di fuori del loro mondo, solo la pioggia e il vento, che sferzavano inutilmente le case di quella città ormai dimenticata, di quell'universo ormai scomparso.
Le carezzò le spalle con tenerezza, giocherellando con la sua chioma fluente e le sollevò il mento, incontrando il suo sguardo.
Erano occhi carichi d'amore...brillavano di consapevolezza...e gratitudine...
Non meritava quello sguardo.
Non meritava quel sorriso appena accennato che gli regalò, lui che ancora la desiderava...
Non meritava quel bacio che Vee gli donò dopo essersi spostata dal suo posto, le dita teneramente gli levigavano il petto leggermente irsuto.
Fu per parlare, ma lei lo zittì, premendo morbidamente l'indice contro le sue labbra.
Scosse impercettibile il capo, baciandolo ancora, e sussurrò solo una parola prima di concedergli nuovamente il suo corpo, il suo amore, sè stessa...
- Grazie...-
****
Si destò completamente, non riuscendo a credere di essere addormentato sul serio.
L'aveva amata.
Anche mentre dormiva non aveva fatto altro che rivivere quei momenti in cui l'aveva posseduta, più e più volte in quelle ore, in quella notte sconvolta dal temporale che imperversava su tutta Londra.
Quei momenti gli bruciavano dentro, simili a brace viva e ardente.
Si erano concessi pochi momenti di riposo, respirando affannosamente, ma nessuno dei due stanco dell'altro.
Si erano abbracciati nuovamente, avvinghiando i loro corpi in un groviglio di membra sudate e fuse in un'unica essenza, il proprio corpo non terminare ma proseguire, trovare il perfetto completamento nell'altro...
I baci erano diventati selvaggi, frenetici, trasformandosi in lievi morsi nel rendersi conto del perenne desiderio che li scuoteva, una fame infinita e insaziabile, nella mente vivida e vibrante ogni sensazione che il loro primo trovarsi aveva donato ad entrambi.
La bramosia li aveva spinti, dunque, a cercarsi ancora e, senza concedersi riposo nè respiro, si erano donati reciprocamente, fino a perdere memoria del mondo.
Erano crollati infine, precipitando nel sonno col ricordo degli ultimi lamenti, dei gemiti, incontrollati, saliti alle loro labbra durante l'atto d'amore.
Si destò, ritrovandosela accanto come aveva sempre voluto...come tutti i suoi sogni gli avevano sempre negato.
Ma non era un sogno.
Era reale.
Ne era certo?
Si...il calore del suo corpo premuto contro il proprio in quella stretta dolcissima non poteva ingannarlo...
Giaceva accanto a lui, riversa sul letto, distesa sul grembo, le lenzuola la coprivano appena, permettendogli di assorbire il chiarore della sua pelle.
Non si mosse, cercando solo con gli occhi di orientarsi in quella stanza non sua, di trovare qualcosa che gli desse consapevolezza del tempo effettivamente trascorso.
Vide una piccola sveglia sul comodino, le cui nere lancette gli indicarono l'ora.
Le sei.
Era presto.
Poteva permettersi di restara ancora con Vee.
Non l'avrebbe disturbata...
Solo si sarebbe concesso di dormire ancora accanto alla sua donna, assorbendo il nuovo profumo che la loro intimità le aveva donato.
Le sollevò una ciocca castana dal volto e si sorprese nell'analizzare il suo viso.
Sembrava una bambola di ceramica, intatta e perfetta.
Le lunghe ciglia nere le disegnavano, ritagliavano la linea orientale dei suoi occhi, mentre le labbra erano rosse, leggermente socchiuse, permettendole di respirare impercettibilmente.
Notò la sua espressione imperturbabile, in cui una traccia di tristezza indefinita traspariva dalla leggera piega delle sue labbra, della sua fronte.
Avrebbe voluto baciarla, cancellare con un gesto quella amarezza che sembrava non abbandonarla mai.
Ma non si mosse.
Averla tra le sue braccia era abbastanza.
Avrebbe guarito quella sua malinconia con l'amore...un passo alla volta...
La sentì sospirare nel sonno e due leggere lacrime le scivolarono sul volto, ricadendo sul petto di Gerard, che si chiese cosa mai avesse visto in quel mondo a lui precluso...il mondo dei suoi sogni.
Le carezzò la guancia, asciugandole le lacrime col pollice, dispiacendosi di non poter fare altro per lei.
La vide curvare le labbra in un sorriso appena accennato, e poco dopo aprire gli occhi.
- Gerard...-
- Sono qui...- e le baciò la fronte, facendola sorridere per come la sua barba le graffiasse il volto.
Lo guardò.
I suoi occhi verdi erano mare e montagna, acqua e terra, amore e vita...e brillavano di una luce nuova.
Riusciva a vedersi, riflessa in quei occhi che avrebbe baciato per quanto li amava.
Ancora una volta, Gerard raccolse una delle sue lacrime, appena nata dalla curva del suo occhio nocciola.
- Perchè piangi?-
- Perchè sono felice..-
- Sei felice? - e la portò sopra di sè, chiedendosi come avesse fatto ad addormentarsi con lei accanto.
- Ho fatto un bel sogno, poco fa...-
" Il primo...da una vita..."
Gerard rise, nel sentirla giocherellare col suo mento, pungendosi di proposito con la sua barba.
- Me lo racconti?- le chiese tranquillo, e Vee parve rabbuiarsi un istante, per poi sorridergli pacatamente.
- Un ombra...scura e orribile voleva prendermi...farmi del male...non riuscivo a scappare...-
- Questo non sembra un bel sogno-
ribattè lui, interrompendola mentre adagiava le mani sull'avallamento della schiena di lei.
Percepì alcune lievi cicatrici in rilievo sulla pelle.
La notte prima le aveva baciate una ad una, leccandole addirittura, facendole dimenticare l'origine di quei tristi segni.
- Ma alla fine il mio eroe viene a salvarmi e mi porta via, lontano da lui...lontano da tutto...-
- Ah!- esclamò l'attore, sollevando il capo e baciandola, - devo essere geloso?-
- Si, perchè era davvero perfetto...-
La ragazza sorrise, cullandosi nel calore del suo corpo, la guancia adagiata nella curva della spalla sinistra.
- Ah, si? Com'era? Spara!- chiese lui, scherzoso.
Vee parve rifletterci su, le braccia si allargarono sopra la sua testa, intrecciando le dita tra i capelli castani brizzolati di lui.
- Uhm..alto..-
- Ci sono..-
- ..Muscoloso..-
- Lo senti anche tu, no?- disse ironico, premendola contro di sè.
Vee rise un attimo, baciandolo sulle labbra.
- Aveva gli occhi uguali ai tuoi..-
- A-ah-
- le labbra...- e lo baciò teneramente, approfondendo il contatto, - erano come le tue...-
- Bene..-
- La sua pelle era liscia come seta...-
gli confessò, portando la propria mano sulla guancia di Gerard, che sovrappose subito dopo la sua mano grande a quella di lei, più piccola e sottile.
- A questo si può rimediare..-ammiccò sornione, lanciandole uno sguardo complice.
- Aveva una bellissima voce, come quella di un angelo...-
E lui iniziò a canticchiare una canzone nota ad entrambi, cosa che la fece arrossire e ridere allo stesso tempo.
Vee percepì le mani di lui scivolare lascivamente sulle sue gambe ed ebbe un moto di imbarazzo che le imporporò le guance...
Eppure le sue mani, la sua lingua avevano già conosciuto ogni millimentro del suo corpo...
- Gerard...non credi che le fiamme ci abbiano consumato già abbastanza?- chiese lei, rossa in volto.
L'attore rubò le sue labbra in un lungo bacio, assaggiandola per l'ennesima volta.
Dopo di chè rotolò sul letto, e le fu sopra.
Vee gli sorrise, cincendogli il collo e baciandolo ancora.
Rispose poco dopo.
- No davvero...e tu?-
e iniziò a baciarla ancora, lentamente, sul collo, scendendo sul seno.
La ragazza fremette.
- No...in effetti no...- e si lasciò amare ancora...possedere ancora, regalandogli e regalandosi nuova estasi, un altro ricordo, un nuovo sogno...
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- Non hai finito...- ansimò infine lui, portandola sopra di sè, lei che ancora annaspava, i polmoni rifiutavano l'aria che si portava alla bocca.
- Cosa..?-
- il tuo eroe...- scherzò Gerard, degluttendo e cercando di formulare meglio le parole.
- Oh...si...- e strofinò la propria guancia con quella ispida di lui.
- Era un gentiluomo...-
Gerard inarcò il sopracciglio e rise, notando lo sguardo ironico e, avrebbe giurato, malizioso della ragazza.
- Allora non sono io...-
sbottò l'attore, fintamente indignato, lanciandole un sorriso ringiovanito e pieno di entusiasmo e ironia.
Nel ricordare come si era comportato con Vee quella notte, avrebbe trovato molti aggettivi per descriversi, ma "gentiluomo" non rientrava proprio in questa categoria.
La strinse al petto, chiudendo gli occhi e cercando di riposare, imprimendo nella propria mente, nella propria pelle, quelle sensazioni piacevoli e morbide.
Vee si accoccolò al suo fianco, lasciandosi abbracciare e trattenne le lacrime, ringraziando il cielo, la terra, il mondo intero di quel dono che le era stato concesso, di quel sogno che avrebbe combattuto i fantasmi del passato.
" Invece si, amore mio..."
*****