Capitolo 5

La visita prima della partenza

 

Era rimasto tutto il giorno a casa di Vee ( ormai la chiamava così, anche se dubitava che quello fosse il suo vero nome e non piuttosto un vezzeggiativo). Nel pomeriggio la febbre era calata di molto e lui non aveva lasciato mai il suo capezzale, cercando di rimediare in qualche modo al senso di colpa che lo assaliva ad ogni cenno di sofferenza sul volto di lei. Verso le sette di quella sera poi, lei si era svegliata, la febbre del tutto passata e una gran voglia di gelato.

- Non puoi!- le aveva detto Leda, mentre Eliza si sentiva già pronta a tirar fuori da frigo tutto il gelato che ci fosse;- hai avuto la febbre alta tutto il giorno, non hai mangiato niente e siamo a febbraio. Vuoi forse morire?-

-No, ma ho voglia di qualcosa di dolce...- disse, sbattendo le ciglia su quel viso da bambina ancora provato dalla recente malattia.

Gerard non potè fare a meno di sentirsi come Eliza. Le avrebbe dato di tutto in quel momento, ma Leda aveva ragione.

- Mangerai il mio brodo e poi ti cambierai la camicia da notte. Sei sudata fradicia- ed era vero.

Lei mangiò con poco appetito, poi bevve ancora una volta la medicina che ore prima Eliza le fece ingoiare a sua insaputa e poggiando il tutto sul comodino, tirò a sè la camicia da notte adagiata sul letto e iniziò lentamente a togliersi la sua di dosso.

Ma Gerry era ancora lì, e ora la fissava confuso.

"Che sta facendo?"

Lei notò che il volto di lui era diventato rosso, e gli chiese se non stesse male anche lui. Temette di avergli attaccato la febbre.

Lui scosse il capo voltandosi. E lei comprese.

- Scusami- lo pregò lei, ormai si era tolta la camicia da notte umida di sudore rimanendo solo in sottoveste, e stava indossando quella più fresca ed asciutta; - non credevo che potessi sentirti in imbarazzo a causa mia...-

"Altrochè! urlò lui nella sua mente. Già il reggerla mentre la donna di colore le aveva tolto la divisa lo faceva avvampare per la  vergogna....lei era ancora incosciente...

- è che al circo non avevamo un vero e proprio spogliatoio, quindi non mi preoccupavo troppo se gli altri mi vedevano un pò svestita o no...eravamo tra amici.-

Lui si voltò verso di lei. Ormai era seduta sul letto, coperta solo a metà dalle lenzuola. La veste che indossava ora era rosa, molto carina, e le stava larga. Gerard pensò quasi rassegnato che tutti gli abiti in quella casa le stessero larghi. Trattenne un sospiro.

- Capisco, non devi scusarti con me. Sono io l'intruso in casa tua. Anzi...- Fissò noncurante l'orologio- si è fatto tardi ed io ho un appuntamento con...-esitò vedendo gli occhi smarriti di lei,- il mio manager. Dobbiamo discutere dei preparativi per la partenza di martedì-.

-Partirai?-

-Si- confermò,- Per un paio di settimane solamente-; non sapeva il perchè, ma sentì il bisogno di puntualizzarlo.

Lei gli sorrise appena, leggermente curiosa.

-Dove andrai?-

- A casa mia a Los Angeles per qualche giorno, poi in Europa ed in Giappone...-

Lei sospirò. -Vai a promuovere il tuo nuovo film vero? Leda mi ha detto che sei un attore di successo, anche se io non ho visto molti film...sai..- rimase in silenzio un attimo;- ho avuto tanti altri pensieri per la mente in questo periodo.- e il suo tono cercava di nascondere una malinconia che purtroppo per lei traspariva in ogni respiro.

Lui si morse un labbro. Gli dispiaceva che quella fosse la situazione. L'avrebbe invitata a venire con sè solo per poterla distrarre. Dai libri che aveva notato sulla scrivania, capì che lei si fosse immersa a fondo nello studio per eliminare qualsiasi altro pensiero.

- Domani sera verrò a trovarti, d'accordo?- le disse lui, avvicinandosi al suo volto.

- Davvero?- Lei brillava, i suoi occhi raggianti e molto sorpresi. L'uomo barcollò quasi per l'emozione.

- Si. E ti porterò anche qualche souvenir dai paesi dove mi fermerò-.

- E' Una promessa?

-Si-.

- Allora a domani -.

 

****

 

Rientrò nel suo appartamento stanco. Il suo telefono squillava come indemoniato. Attese che fosse la segreteria a rispondere per lui.

-Gerry? Dove sei? Sono Elliot e questo è il ventesimo messaggio che ti lascio in questa cazzo di segreteria. Se ci sei, alzati e rispondi!-

-Si, Elliot sono qui- rispose. Tutto, per non sentire la voce del suo manager che rimbombava senza pietà nella sua stanza.

-Cosa è successo? hai parlato alla tua cara cameriera?-

- Si chiama Vee, Elliot, Vee- percepì un brivido di piacere a pronunciare il suo nome.

- Ora ha anche un nome..bene,...bene...dunque? hai risolto la situazione? -

- Si- gli rispose seccamente. Raccontargli tutti i particolari di quella giornata lo avrebbe fiaccato e basta.

- Domani andrò a trovarla di nuovo-.

- Perchè?- gli domandò il manager attraverso il telefono. Era strano per lui che il suo cliente se ne andasse in giro a visitare cameriere sconvolte da proposte di nozze. Gerard esitò. Perchè le aveva detto che sarebbe tornato? Una volta lasciata Vee quella sera, avrebbe potuto tranquillamente uscire da quella porta e scomparire per sempre dalla sua vita. Invece le aveva promesso di tornare da lei ancora.

- Solo una visita di cortesia. Glielo ho promesso-.

- Sono fatti tuoi, Gerry. A me va bene, ma non fare tardi domani sera; martedi mattina partiremo presto. Verrò a prenderti al tuo appartamento alle sei, d'accordo?-

"Alle sei? già che ci siamo mandami un gallo a cantare dentro casa alle quattro, così magari mi sveglio!"

- D'accordo- rispose soltanto, poi lo liquidò con la scusa di essere stanco morto e concluse la conversazione. Attivò la segreteria per ascoltare i messaggi lasciati. Effettivamente almeno una ventina erano del suo manager. Solo uno era stato lasciato da un'altra persona.

- Tesoro, come stai? Ti è passato il mal di testa?-

" Cavolo! Rebecca!"

- Volevo solo sapere se stavi bene, e ricordarti che domani pomeriggio ho la mia ultima sfilata a New york prima di partire per l'Europa. Ne abbiamo parlato ieri a cena. Sarei contenta se tu venissi, così ti presenterò a Kalvin e alle altre modelle! Vedrai che diventeranno blu di invidia con te al mio fianco. Buona serata, e ricordati di vestirti bene-.

Gerard imprecò. Se ne era completamente dimenticato. La sfilata dello stilista di Rebecca sarebbe iniziata alle sei del pomeriggio, e lui aveva promesso alla ragazza e alle sue amiche che sarebbe passato da loro.

Riflettè. Prese la cornetta in mano. Per un attimo pensò seriamente di chiamare la sua quasi moglie e dirle che non se la sentiva di venire alla sfilata.

"No! No! No! Lei mi ucciderebbe"...allora decise che non sarebbe andato da Vee, e poi si sarebbe semplicemente scusato, parlandole di un impegno improvviso.

"NO!" questa prospettiva lo fece sentire ancora peggio. Aveva promesso, e lei gli aveva creduto. Non avrebbe tradito quella fiducia.

Posò la cornetta del telefono. Era ad un bivio. Cosa avrebbe fatto? Accese una sigaretta ed iniziò ad aspirare. Il fumo uscì dalle sue labbra e dalle sue narici in un soffio. Rimase per un attimo a contemplare quel fumo grigio, quasi leggesse in quella nebbia scura le risposte ai suoi problemi.

La soluzione giunse insperata. La sfilata era prevista per le sei. Aveva il pomeriggio libero. Si sarebbe vestito prima e sarebbe andato da Vee per un saluto, prima di andare all'appuntamento.

Si, era la soluzione ideale.

 

 ****

 -Buon pomeriggio, Leda-. Un uomo decisamente affascinante sostava in piedi davanti alla porta della casa di periferia. La piccola ragazza, i capelli lunghi e ricci raccolti in tante piccole trecce, lo osservava rapita. Se ieri l'attore l' aveva piacevolmente colpita, oggi la stendeva definitivamente. Era davvero perfetto, i capelli corti in ordine, la barba rasata, ed un buon odore di colonia gli aleggiava attorno; un profumo forte ma non opprimente, anzi, decisamente invitante si ritrovò a pensare la ragazza. Indossava un abito scuro, elegante e sotto una camicia blu che teneva sbottonata, lasciando intravedere la curva solida delle clavicole alla base del collo e parte del petto; era semplice ma elegante, molto di classe. Immaginò che qualunque cosa gli stesse bene, anche quei gonnellini scozzesi che vedeva ogni tanto in televisione. Era semplicemente perfetto. Troppo per una visita informale.

-Come state tu ed Eliza?-

-Eliza è a lavoro; oggi deve fare doppio turno perchè ieri non è andata al ristorante. Io uscirò tra cinque minuti, stavo andando a prepararmi quando sei arrivato-.

- Capisco...Come sta Vee?-

- Meglio...le abbiamo detto di restare in camera a riposare stasera...stamattina non siamo riuscite a convincerla a rimanere a letto; l'abbiamo dovuta accompagnare alla casa di riposo... sta organizzando qualcosa per i vecchietti con i suoi amici dell'università,sono riusciti a mettere in mezzo pure me...ma sono brave persone, sai...-La sua voce era calma, ma filtrava una leggera fretta. -Ora devo andare a sistemarmi o sarò in ritardo. Se vuoi vedere Vee, è in camera sua, ma bussa prima di entrare, non ti aspettava così presto-.

Gerard annuì, mentre la ragazza scompariva nella stanza da bagno del piano terra. Salì le scale lentamente. Ricordava perfettamente il tragitto dall'ingresso alla stanza di lei. Lo aveva percorso abbastanza volte da rimanergli impresso. Sentì un tonfo. E dei lamenti. Si affrettò e scoprì che venivano dalla stanza della ragazza. Bussò e senza aspettare una risposta entrò. La trovò a terra, seduta a gambe incrociate mentre si accarezzava la testa dolorante.

- Vee! cosa stai facendo?- Le domandò preoccupato. Lei gli sorrise un poco imbarazzata.

- Ehm...ciao! Sei in anticipo!- e tirandosi in piedi gli camminò incontro barcollando. Gli strinse la mano. Indossava una tuta da  fitness rossa, molto larga, maschile, e ai piedi non aveva nulla se non delle calze corte e bianche.

-Sono contenta che tu sia venuto davvero- disse lasciando la presa e sedendosi a letto. Chiuse e ripose i vari fogli e quaderni che aveva sparsi sul letto. C'era anche un piccolo lettore cd e diversi dischi custoditi dentro una cartelletta scura.Vedendo che lui li esaminava da lontano incuriosito, senza aspettare alcuna domanda, gli rispose.

- é un progetto per un recital alla casa di riposo. Oggi abbiamo provato un pò,e stabilitò una volta per tutte i ruoli definitivi e le canzoni che dovremo cantare tutti e quando sei entrato, io stavo provando la coreografia...questa stanza è troppo piccola per i movimenti che devo fare... dopo scenderò in salotto... spostando il divano, dovrei avere abbastanza spazio...-

Lo invitò a sedersi accanto a lei. Lui esitò per un attimo, una voce d'allarme gli gridava nella testa. Lei lo vide accomodarsi. Era elegante, almeno quanto lo aveva visto la prima volta al ristorante appena due giorni prima.

- Hai un appuntamento stasera, vero? Per questo sei venuto in anticipo e vestito di tutto punto...-

Lui allargò gli occhi per lo stupore, mordendosi la punta della lingua. Era così evidente?

Vee gli sorrise tranquilla.

- Capisco...è stato bello vederti oggi...domani partirai, vero?-

Lui annuì. Si sentì nuovamente in colpa nei suoi confronti. Avrebbe mai smesso di sentirsi in colpa?

-Quando tornerai, che ne dici di venire a vedere il nostro recital al vecchio teatro vicino alla casa di riposo, nella diciassettesima strada? E' anche una sede per gli incontri elettorali, sai...il progresso...- e gli sorrise, prendendogli la mano. Gerard analizzò la figura che aveva davanti: non un segno di rabbia o disappunto nel suo sguardo, tanto entusiasmo nella sua voce e un sorriso dolce da mozzare il fiato. Questa era la ragazza che aveva davanti.

-Di cosa si tratta?- domandò lui, deciso ad interessarsi a quella ragazza ed ai suoi progetti. Lei parve illuminarsi.

- Noi, i ragazzi dell'università che facciamo volontariato abbiamo chiesto alle signore e ai signori della casa di riposo di votare le canzoni dei loro musical preferiti...è stata un'idea di Laura, quella ragazza ama i musical...allora sono venute fuori tante canzoni, anche di uno spettacolo che ho sentito in Europa...Notre Dame, Cats, Cabaret ,Jesus Christ Superstar,The Phantom of the Opera...- Gerard ebbe un piccolo moto di sorpresa a sentire il nome dell'ultima canzone. La aveva cantata per interpretare Erik nell'omonimo film, e nonostante la critica avesse bocciato la sua interpretazione, era stato accolto dal pubblico con molto entusiasmo...Quante volte aveva cantato quelle canzoni? Anche fuori dal set, se pensava ai vari Sing Along che aveva fatto in Giappone e in altri paesi...

- Quindi-, proseguì lei- il nostro gruppo ha deciso di dividersi in gruppi più piccoli, siamo sette persone a cantare, quattro ragazze e tre ragazzi, e ci alterneremo sul palco, scambiandoci e cantando spezzoni di musical mentre gli altri balleranno. Ci sono più di quaranta persone coinvolte, ti rendi conto? Laura ha pure chiesto ai suoi amici della Julliard di partecipare. Sono quasi tutti ballerini e un cantante. Professionisti! Ci sarà anche Leda con suo fratello... Sarà proprio tra due settimane. Io ho due canzoni da cantare da sola, pensa un pò...- gli sorrise, soddisfatta all'idea di quello che il suo gruppo stava organizzando - e un ruolo in quasi ogni musical che abbiamo scelto-.

-Quali ruoli interpreterai?- la domanda gli sfuggì dalle labbra. Era curioso, al sentire parlare del Fantasma, una sua creatura, in qualche modo, gli venne quasi spontanea la domanda. Mentre la osservava portarsi il dito sulle labbra tenere, e dire - segreto!- , pensò che il ruolo di Christine sarebbe stato perfetto per lei.

"Devo vedere questo recital..."

- Puoi portare chi vuoi...Che ne dici? verrai? - gli domandò, portando il suo viso all'altezza del suo interlocutore e fissandolo insistentemente con i suoi occhi bruni.

- Contaci!- disse lui, sorridendo-.

Come avrebbe potuto mancare?

Lei gli diede un bacio rapido sulla guancia e gli sorrise come se avesse vicino un amico lontano o un fratello ritrovato, e poi si alzò invitandolo a seguirla al piano di sotto.

Gerard avvampò a quel gesto innocente. Ripensò con un brivido a quel bacio, decisamente meno casto con cui lei aveva sigillato le sue labbra con quelle di lui il giorno prima, in preda alla febbre. Scosse la testa.

" Gerard, ti stai comportando come un adolescente!!! Che ti sta succedendo?"

 

****

Lei preparò un caffe con uno strano marchingegno che Gerard aveva visto qualche volta in un paese straniero. Era l'Italia forse. Aggiuse una zolletta di zucchero e gli porse una tazzina.

"Tutto qui?"

Lei bevve tutto in un sorso, sfidandolo con gli occhi a fare altrettanto. Lui non si fece pregare. Lo bevve tutto in un sorso anche lui, solo per sentire una sensazione di pressione comprimergli la fronte e un sapore forte e deciso stringergli la lingua.

" Cavoli se è forte!"

- Forte, vero? è un caffè italiano, non quella brodaglia che fanno qui in America...mio padre lo amava...era spagnolo ma amava l' Italia come se fosse il suo paese-

- Tuo padre era spagnolo?- Chiese Gerard mentre beveva un bicchiere d'acqua. Quel sapore era decisamente troppo per lui, così avvezzo al caffè servito nei bar di Los Angeles e Londra.

- Si- e sorrise malinconica.- Di un paesino dell'Andalusia...suo padre era spagnolo anche, mentre sua mamma era svizzera...Mia madre invece era di origini cinesi, sua madre è per metà francese e per metà portoghese, suo padre cinese nato ad Hong kong da genitori cinesi...una strana combinazione non trovi?- Domandò lei, sorridendo un poco divertita al volto perplesso di lui.

-Ma come...?- non concluse la domanda, affascinato dai suoi lineamenti che univano mezzo mondo in un sorriso.

- Vedi, la mia famiglia è circense da generazioni...Tutti noi abbiamo viaggiato molto in passato, e pochi di noi, come me e mio nonno si fermano in un posto solo...pensa che io sono nata durante uno degli spostamenti, eravamo in treno diretti in Italia...forse è per questo che amo tanto quel paese...-

-Capisco.... -disse lui semplicemente,- e ora non lavori più al circo?- Aveva finito il suo bicchiere d'acqua.

-No- tagliò secca la conversazione. Poi continuò. - Quando sono morti i miei genitori, ho smesso di lavorare al circo e sono venuta a vivere qui a New york con i miei nonni...sarà stato...si, cinque anni fa almeno-. Rimasero entrambi in silenzio.

"Ha perso pure i genitori...Accidenti, cretino! Tutti i traumi li riporti a galla tu, eh? Non ti stanchi mai?!"

-Ma a parte il viaggiare, non rimpiango molto la vita del circo, era dura...più dura di questa.- disse, cercando di convincere il suo interlocutore, e anche se stessa.

-Preferisco partecipare ogni tanto a qualche spettacolo locale, quando qualche circo si ferma qui in città; sai, giusto per non perdere colpi...e guadagnare qualcosa...- e lanciando uno sguardo all'orologio vide che era tardi per il suo ospite.

Gerard sobbalzò nel vedere l'ora sull'orologio appeso alla parete. Era in ritardo.

-Devi andare, vero?-

-Già-

-Lo immaginavo- gli sorrise. - Grazie per essere venuto stasera-

-Non c'è di chè- rispose, quasi volendo ringraziare lui la ragazza per la piacevole compagnia di quelle due ore.

 Lo accompagnò alla porta e salutandolo con un bacio gentile quanto inatteso sulla guancia lo vide allontanarsi, restando lì sulla soglia, senza chiudere la porta.

Sarebbe rimasta sola quella sera. Come lo era stata la sera prima. E quella prima ancora.

Gerard fece pochi passi, poi si voltò. Lei gli sorrise. Sorrise a sua volta, facendo un cenno di saluto con la mano. Lei altrettanto. Si voltò ancora,  fissando il taxi giallo che lo aspettava, il motore spento. Si voltò ancora una volta verso quella porta. Vee era ancora lì. E sarebbe rimasta lì ancora per molto, finchè lui non fosse scomparso all'orizzonte.

Gerard trasse il cellulare dalla tasca della giacca e compose un numero conosciuto.

- Rebecca, mia cara, purtroppo non posso venire stasera alla sfilata. Domani mi devo alzare molto presto perchè devo partire anche io per l'Europa. Si, lo so che lo avevo promesso, ma saprò farmi perdonare. Si, ti amo anche io, si, ci sentiamo domani- chiuse la conversazione. Prese un respirò profondo e tornò sui suoi passi, sotto lo sguardo confuso di Vee, che aveva visto quell'uomo tanto elegante allontanarsi per poi tornare dopo pochi metri.

- Vestiti, Vee. Stasera usciamo-.