Capitolo 49

Nessun ripensamento

 

" Deve essere qui...oddio, calmati..."

 

****

 

Si riebbe da quello shock quando qualcuno gli cinse il braccio e lo trascinò con sè sulla pista.

Gli sorrideva entusiasta mentre si muoveva con lui sulla pista da ballo.

- Gerry...che ti succede? sembri sconvolto...-

- Non è niente, Linda...niente...-

ma la sua mente era rivolta alla ragazza che lo aspettava in camera sua.

Cielo...cosa avrebbe fatto una volta arrivato lì?

Le sarebbe saltato addosso, riempiendola d'amore?

O avrebbe cercato di mantenere un contegno?

Scartò subito la seconda opzione...dopo quelle parole, percepì il proprio stomaco collassare.

Avrebbe bevuto se non si fosse ricordato che aveva smesso.

Doveva almeno fumarsi una sigaretta.

Ne aveva bisogno.

Prima ancora doveva liberarsi della sua bella compagna di ballo.

Ma vedendo il suo sorriso divertito, non seppe come fare a "sganciarla" senza sembrarle un maleducato.

 

- Mi permetti questo ballo, amico?-

 

Gerard si era voltato rapidamente, riconoscendo quella voce e quelle parole.

Il damerino impomatato che aveva danzato con Vee prima di lui.

- Vince!- esclamò Linda, mirandolo con sul volto un'espressione indecifrabile.

- Lili adorata...ti trovo bene- sorrise l'uomo, allargando le braccia con un sorrisetto intrigante sulle labbra.

- Vi conoscete?- chiese l'attore, incuriosito.

Aveva trovato una via di fuga.

- No!- rispose secca Linda, decisa ad ignorare quell'uomo così elegante che le aveva chiesto di ballare.

- Ma come, Linda Mckenzie! Non ricordi più i bei tempi passati insieme?- domandò ironico, inarcando il sopracciglio con fare malizioso.

- Se permetti- disse, rivolgendosi direttamente all'attore e senza nemmeno aspettare una risposta, prese il posto di Gerard come partner.

Gerard tirò un sospiro di sollievo.

Ora aveva bisogno di una sigaretta.

E poi...

- Linda..sono stanco...vado a fumare e poi a...dormire! Si, a dormire! Ci vediamo domani- e le fece un cenno prima di scomparire, diretto all'uscita dell'albergo.

La giovane attrice non ebbe neanche il tempo di richiamarlo, che il suo nuovo cavaliere l'aveva trascinata in una danza veloce e divertita.

- Sei sempre uno splendore, mia cara-

- Anche tu non sei cambiato affatto, stronzo- commentò la donna, impuntandosi.

Vincent produsse uno piccolo schiocco con la lingua, sarcastico, rimproverandola di usare un linguaggio troppo triviale, lei che era una grande attrice.

- E come dovrei rivolgermi ad un porco che si è divertito e poi mi ha mollato senza dire una parola e senza una sterlina in tasca?-

- Mi pare che tu stia piuttosto bene, adesso-, ammiccò Vincent, stringendola ancora di più a sè.

- Non certo grazie a te...cosa vuoi da me, ora?-

Vincent rise, lanciandole un'occhiata complice.

- Da te nulla, cara...non vado più con le attricette...punto in alto, adesso!-

- Ohh- espresse lei, fintamente ammirata, - vai a letto con le celebrità, adesso?-

- Ne ho puntata una giusto stasera...-e le strizzò l'occhio.

 - E chi sarebbe la fortunata, se mi è concesso sapere? Chi è la poverina che devo avvertire?-

Eseguirono un giro ampio, e terminarono con un caschè.

La loro complicità sulla pista era incredibile.

Era ancora con la testa a pochi centimetri da terra, quando Vincent le sussurrò qualcosa all'orecchio, sfiorandole la guancia.

- La signora di Londra...la bella signora Miller-

"Ah?"

Solo quando Linda fu sollevata e potè finalmente guardarlo negli occhi chiari e maliziosi, capì che non scherzava.

Vianne Miller...

Proprio quella...

Dentro di sè rise.

- E' meglio che te la scordi, quella! E' una vedova-

- E allora? - ribattè il giovane, sprezzante.

- Credi davvero che una donna perda il suo fascino quando perde il marito?-

La musica finì poco dopo.

- E' impegnata con un altro!- disse allora Linda, guardandolo negli occhi azzurri che in un passato non troppo remoto l'avevano fatta impazzire.

Ora voleva ferirlo nel suo amor proprio.

Ferirlo come Vincent Connelly aveva fatto con lei anni prima, quando ancora era una ragazza qualunque che aspirava al successo.

Lui era figlio di un produttore...l'aveva illusa per divertirsi...e lei ci era cascata...

Non negò che anche lei si era divertita...Vincent era decisamente bravo a letto, e di certo non aveva perso il suo tocco.

- E con chi, se mi è concesso sapere?- la scimmiottò lui, e la sua espressione non era cambiata affatto.

Irridente e sicuro fino alla fine.

Linda non osò proseguire.

L'uomo con cui quella donna era impegnata era...

" Gerry..."

Ammetterlo avrebbe fatto più male a lei che non a quell'arrogante.

E aveva promesso di non farne parola.

Rompere una promessa fatta proprio all'uomo che desiderava.

Non poteva farlo.

" Merda..."

Ma iniziò a riflettere.

Vince si era invaghito di quella vedova.

Non avrebbe mollato tanto facilmente.

E non conosceva quella ragazza...avrebbe anche potuto cedere.

Dopotutto Vincent era un mascalzone, era vero, ma uno ricco e bello, e per quanto le dolesse ammetterlo sapeva essere terribilmente affascinante quando voleva esserlo.

Se da un lato sapere che tutti gli uomini per cui aveva provato e provava interesse fossero attratti da un'altra donna, la stessa donna,  le facesse ribollire il sangue nelle vene per l'invidia, da l'altro credette di aver trovato la soluzione ai suoi problemi.

 

-Nessuno, Vince...scherzavo...-

 

****

 

Inalò l'ultima boccata di fumo e la trattenne a lungo per poi espirare profondamente.

Credeva che la nicotina l'avrebbe aiutato a calmarsi come sempre.

Niente.

Era agitato.

Teso.

Impaziente.

....Non farmi aspettare troppo...

Vide la ragazza rivolgergli ancora quelle parole, stringergli la mano per non destare sospetti e poi incamminarsi lentamente verso la sua stanza.

Ma dove aveva la testa?

Credeva che avrebbe potuto seguirla, sollevarla tra le sue braccia e salire tre rampe di scale con lei, per poi sfondare la porta della propria stanza, e lì prenderla, amarla fino a dimenticare tutto, anche il proprio nome...

Invece non si era mosso.

Era rimasto paralizzato.

Come mai?

Gettò la sigaretta, disgustato da sè stesso e dal proprio autocontrollo crollato così miserevolmente...

Si apprestava a salire i primi gradini quando una voce lo trattenne.

- Ci hai parlato?- gli chiese, abbassando sensibilmente il tono della voce, vistosi raggiunto dalla compagna.

- Si...- rispose Gerard, vedendo Patrick avvicinarsi, seguito a poca distanza dalla moglie.

Alcuni degli invitati avevano lasciato la sala, accomodandosi al bar in fondo alla hall e facendosi servire un caffè o qualcosa di più forte.

- Bene...- sorrise il cantante vestito di blu scuro, la camicia di una tonalità appena più chiara.

- Ora vado...a riposare- degluttì lo scozzese, sapendo perfettamente dove sarebbe andato, invece.

- Aspetta, devo parlarti di una cosa importante-

Patrick gli parlava sottovoce, non volendo rendere partecipe la moglie di quel problema.

Gerry doveva sapere di Vee...di ciò che aveva passato e probabilmente ancora passava...

- Non ora, Pat...non sono in vena-

Gli rivolse uno sguardo frettoloso per poi voltarsi e ricominciare a salire i gradini.

- Ma è importante- contestò l'attore, raggiunto dalla splendida mora in turchese, che gli chiese spiegazioni senza riceverne.

Gerard divenne irremovibile.

- Senti: a meno che tu non mi voglia dire che il ponte di Londra stra crollando in questo preciso momento, beh, allora aspetterai domani. CHIARO, Pat?-

Patrick arretrò di qualche passo, nel vederlo così irritato, e Dagmara lo tirò indietro, augurando un buon riposo all'attore che sembrava sull'orlo di una crisi di nervi.

I suoi occhi sembravano un prato in fiamme.

Il cantante gli lanciò un'espressione scioccata, ma poco dopo comprese.

Vee si era già congedata da tutti...e ora lui...

Gli scucì uno sguardo birbante che lo scozzese non colse, ormai allontanatosi dalla scalinata principale

- Si...a domani-

 

******

Si tolse la giacca; aveva iniziato a sentire caldo, e la cravatta lo stava soffocando, divenendo più stretta attorno al suo collo.

Cercò di allargarle il nodo, non riuscendoci.

Non prese l'ascensore.

Arrivare subito lo avrebbe reso ancora più nervoso.

A chi voleva darla a bere?

Non vedeva l'ora di arrivare e al tempo stesso l'idea di affrontarla lo...spaventava.

Perchè?

" Perchè???"

Eppure non aveva sognato altro da quando quando l'aveva stretta a sè per la prima volta.

Conoscere il suo corpo...amarlo... legarla a sè...ricevere e donarle piacere...

Possibile che l'idea che tutto ciò che aveva sognato stesse per realizzarsi lo sconvolgesse tanto?

Eppure sapeva che se non l'avesse avuta quella sera, sarebbe impazzito del tutto...

La voleva...moriva dal desiderio... e dopo ciò che era successo al party, ancora di più...

E lei lo aveva invitato...lo aveva invitato a salire da lei...nella sua stanza...

Anche lei...

Anche Vee...

Trattenne un sospiro, che scivolo dalle sue labbra pesante come la sua coscienza.

Come avrebbe potuto ancora guardarla negli occhi, lui che desiderava tutto di lei...?

Avrebbe conosciuto il suo lato peggiore, quello preda degli istinti...preda della passione più sfrenata...selvaggia...

Cosa avrebbe pensato di lui...dopo?

Come lo avrebbe guardato...dopo?

Senza realmente rendersene conto, giunse davanti alla porta della sua camera.

Non aveva guardato le altre stanze e le loro targhe di acciaio bagnate nell'oro, neanche di sfuggita.

I suoi passi lo avevano condotto senza esitazioni lì dove Vee lo stava aspettando.

Rimase immobile davanti alla porta.

E ora?

Cosa avrebbe fatto, una volta entrato?

Si sarebbe spogliato e...

Ammise a sè stesso di averlo già fatto in passato, e di averne tratto piacere.

Ma adesso era diverso.

Perchè di questa donna ...era davvero innamorato...come lo era stato pochissime volte in passato...

Come forse non lo era mai stato...

Non poteva.

Non voleva.

 

Bussò alla porta, meravigliandosi subito di quel gesto repentino.

Aveva bisogno di altro tempo.

Per pensare...a come rompere il ghiaccio...a come affrontarla...

E se Vee avesse cambiato idea?

E se invece si fosse presentata completamente nuda come nei suoi sogni più torbidi e piacevoli?

Le mani iniziarono a sudare, e la gola si prosciugò completamente.

Doveva riflettere...

Anche se tutto il suo corpo anelava a quell'incontro.

Da quando la sua mente gli giocava questi brutti tiri?

Smise di pensare.

Udì la sua voce, sottile come un sospiro, farsi strada attraverso il legno lucido della porta ancora chiusa.

 

Angel or father...?

friend or phantom...?

Who is it there staring...?

 

Gli parve di respirare solo in quel momento.

La sua voce era così melodiosa...non credeva che così poche note avessero questo effetto su di lui.

Realizzò che qualunque suono proveniente dalle sue labbra, gli sarebbe sembrata poesia in quella situazione.

 

Have you forgotten your angel...?

 

Rispose Gerard, gettando poco dopo una grande quantità d'aria e rilassandosi, fino quasi ad accennare un sorriso.

Vee lo stava aspettando.

 

Percepì la voce di lei farsi più intensa.

 

Angel, oh speak...

What endless longings

Echo in this whisper...

 

E la sua breve risata lo destò completamente.

 

- Vuoi che intoni tutta l'opera davanti alla tua stanza?- domandò l'attore ironico, ritrovando un poco di serenità.

Non gli importava cosa sarebbe successo dopo...

Stare insieme a Vee, quella notte...

Non gli importava altro.

Sentì la ragazza armeggiare con la maniglia.

La porta si aprì lentamente, non del tutto.

Eccola.

Gli sorrideva, leggermente imbarazzata, gli occhi scuri brillavano di fine entusiasmo, mentre le guance erano rosse, così come le sue amate labbra.

- No...mi accontento del secondo atto..- scherzò, regalandogli un sorriso pacato.

E lo osservò, vedendolo entrare.

 

****

 

" Profumo di fiori..."

Tutta la stanza ne era piena.

Il salotto in cui era entrato un'istante prima sembrava non essere mai stato abitato, se non per i mazzi di fiori sparsi in vasi d'acqua più o meno voluminosi, e diversi pupazzi, alcuni ancora mezzi incartati, che si erano ritagliati un piccolo spazio su una mensola.

Avanti a sè un divano e due poltrone basse, le tende erano immobili, non scosse dal vento della finestra chiusa che si proiettava sulla facciata anteriore dell'albergo.

Era rimasto fermo, e avvertì il suo cuore smettere di battere nell'udire la porta chiudersi dietro di sè.

Si voltò, per incrociare la ragazza, immobile, lo sguardo basso.

Lo sollevò lentamente, incrociando quello di lui, che non le aveva mai staccato gli occhi di dosso.

Non si era cambiata, presentandosi a lui come al party, meno di venti minuti prima.

La fissò, perdendosi nel suo sguardo, nell'espressione seria e anelante di quel viso dai lineamenti delicati.

Con la mano le sfiorò la guancia, e lei piegò il collo, lasciando che fosse il suo palmo a reggere il suo volto.

Non disse una parola, solo prese il suo volto con entrambe le mani e la baciò.

Non potè farne a meno.

Le sue labbra lo invitavano, rosse e dischiuse com'erano.

Avrebbe peccato contro Dio e contro sè stesso se non l'avesse fatto.

A sua volta la ragazza sollevò le braccia, intrecciandole dietro la sua nuca, assaporando quel contatto.

Si lasciarono pochi secondi dopo.

Vee gli passò le mani sulle petto, sciogliendogli con facilità inaudita la cravatta che lo aveva tormentato tutta la sera e spogliandolo lentamente della camicia bianca che indossava, e Gerard se la sfilò lentamente, lasciandosi aiutare.

Si baciarono ancora, abbracciati, e lui la spinse contro il muro, bramoso di prenderla lì, subito.

Lasciò scivolare le proprie mani sul petto di lei, accarezzandola morbidamente, finchè non si rese conto che Vee non lo baciava più, e aveva iniziato a tremare impercettibilmente.

 

- Vee..?-

 

Lei respirava appena.

Cosa aveva fatto?

Lo aveva spinto lontano da sè?

Non voleva...

Aveva avuto paura...un flash le era corso davanti agli occhi...aveva sentito un dolore passato sulla pelle...

...ma non voleva cacciarlo...

" Gerard..."

Lo guardò negli occhi e lo vide incredulo, confuso...non capiva...non poteva capire...

" No..."

Non voleva che fosse così...

Lei lo amava..

Lei lo voleva...

In quei momenti di attesa si era promessa di essere pronta...

Voleva essere pronta...

Aveva bisogno di essere pronta.

Perchè lei lo desiderava...

Cielo, se lo desiderava...

Doveva giustificarsi, adesso... 

Trovare una scusa per non farlo andare via...

- N-non così...non qui- aveva detto cingendogli la vita, la guancia contro il suo petto nudo, riacquistando controllo, e dopo averlo baciato ancora, lo prese per mano.

Lo condusse nella sua stanza, e lo guidò verso la finestra che dava sulla strada e sul palazzo di fronte.

Lo abbracciò da dietro, stupendosi di come il suo fisico sembrasse ancora più scolpito di come lo ricordasse.

- Una volta...ricordo che passeggiavamo in riva al fiume, una sera di marzo...- esordì lei, sussurrando dolcemente, mentre l'attore impazziva per il contatto del suo seno, del suo volto stesso contro la curva della propria schiena, dimentico di ciò che era accaduto un attimo prima,

- chiesi ad un attore cosa avrebbe fatto se il mio volto fosse finito sui manifesti di tutta la città, un giorno...-

Lui analizzò la figura fuori dal vetro sottile e comprese.

Ricordava quella sera, in cui ancora il loro amore era un bocciolo pronto a fiorire.

Sovrappose le sue mani su quelle di lei, avendo cura di intrecciare le proprie dita con le sue, e continuò a fissare l'orizzonte, dove lo sguardo di lei, immerso nelle tenebre di quel cartellone, sembrava stregarlo.

Era ovunque.

- Sicuramente ti avrà detto che sarebbe rimasto per ore a fissarli...ma a che gli servirebbe-

e portò quelle stesse mani alle labbra, baciandole con tenerezza e sottile malizia,

- se può stringere tra le braccia l'originale?- e nuovamente le baciò, avvertendo la presa di lei farsi lenta.

- Gerard...ho paura...-

Quelle parole lo bloccarono, gelandolo.

Di cosa, aveva paura?

Nuovamente,Vee non gli permise di vederle il volto, cingendogli la vita.

" Mi vorrai ancora, dopo stanotte...?"

rimase ancora un istante a percepire il battito del suo cuore.

Era rapido...come il proprio...

Ne fu travolta e sollevata...non era la sola a sentirsi devastata in quel momento.

 

- Vee...non devi...io...a-aspetterò...-

 

Gerard trasalì.

Non credeva di poter dire una cosa del genere in quella situazione.

Sapeva benissimo che se solo si fosse voltato e avesse incrociato lo sguardo di quella donna, nulla lo avrebbe trattenuto, nemmeno tutti i santi e i diavoli dell'aldilà...

Come aveva potuto dire una cosa del genere?

Come aveva potuto...?

- No...- sospirò la ragazza, stringendosi ancora di più, e lui si sentì avvolgere dal fuoco.

- Hai aspettato così tanto...- e con le mani iniziò a scivolare lievemente sul suo torace robusto, teso e vibrante a contatto con la punta delle sue dita.

- Ho aspettato così tanto...-

L'attore credette di bruciare del tutto nel sentirle sfiorare i suoi pantaloni, facendo saltare il primo bottone.

Vee avvertì le proprie guance imporporarsi, il cuore nel petto rimbombarle nelle orecchie, un calore devastante impossessarsi di tutto il suo corpo.

Era quello, dunque , il desiderio...

Lo lasciò andare, e non attese che lui si voltasse.

Sciolse i lunghi capelli che le ricaddero morbidi sulla schiena, per poi raccoglierli e riunirli sulla spalla destra.

Lo vide, osservarla, ammirandola, il suo respiro quasi si confondeva coi sospiri di impazienza ed eccitazione che gli scuotevano i polmoni.

Gli prese la mano e lo fece sedere sul letto.

Lo baciò e in quella posizione, Vee era più alta di lui...avvertì le mani di lui risalire dalla sua gonna bianca fin sù, ai fianchi.

Lei si rimise dritta, arretrando di meno di un passo.

- Aspetta..- sussurrò debolmente, la voce sensibilmente più bassa e sensuale.

L'attore credette di impazzire.

A che gioco stava giocando?

Perchè gli faceva questo?

Vee lo guardò continuamente negli occhi, portando le mani dietro la schiena.

Ad uno a uno Gerard vide cadere a terra sottili nastri, chiari come neve.

" Oh, Dio..."

Neanche nei suoi sogni gli era mai apparsa così bella...

Il suo sguardo lo ammaliava, mentre il rapido sollevarsi ed abbassarsi del suo seno era ipnotico.

E la linea sottile, i fianchi morbidi, le gambe snelle...

L'abito era caduto sul pavimento in un rumoroso silenzio, destando quella passione latente in entrambi.

La ragazza si trovò in piedi, davanti a lui, nuda come l'aveva sognata...decisa a restare.

La attirò ancora più vicina a sè, avvolgendola con le sue braccia solide e baciandole con le labbra umide l'addome piatto, risalendo voluttoso fino al mento.

Vee fremette, avvertendo l'uomo innanzi a sè assaggiare la sua pelle con tanta lascivia e fu sul punto di cadere a terra, le ginocchia pronte a sciogliersi, quando quelle labbra così esperte giunsero all'altezza del seno palpitante e si soffermarono sulla sommità di quella curva, mordicchiandola appena, torturandola morbidamente.

Portò indietro la testa, ansimando, per poi poggiarla sul capo dell'attore, che aveva accolto in un abbraccio caldo, accarezzandogli le spalle salde e la pelle ruvida, ancora in piedi.

Gerard la tirò ancora di più a sè, trascinandola sul letto, sopra di sè, rubando le sua labbra carnose, scivolando sulla linea elegante della sua mascella.

Era così calda, fragile e morbida...e sarebbe stata sua.

 

Non ci sarebbe stato nessun ripensamento.