Capitolo 47
...e Giulietta
-Ragazzi...aspettate-
I due uomini scendevano con fretta i gradini delle scale quando si accorsero di lei e si voltarono.
Era stata un fulmine.
Si era fatta una doccia, cambiata, truccata ed acconciata in meno di venti minuti...e il risultato era sorprendente.
Sembrava avesse passato un pomeriggio in un centro di bellezza.
- Sono cresciuta in un circo, lì bisogna essere pronti prima ancora di finire il numero che si sta eseguendo- rispondeva sempre, quando le veniva chiesto come facesse ad essere così veloce ed efficiente.
- Sei uno splendore, Vee- Howard sorrise, risalendo di qualche gradino e raggiungendo Patrick, che ancora la ammirava con un espressione di meraviglia stampata sul volto.
- Davvero bellissima!Ma sai, mi sembra di avere un deja vù!- e rise, e Vee si ritrovò vicina ai due uomini più invidiati della città.
- Sicuramente Sir Andrew avrà pensato la stessa cosa, visto che mi ha chiesto di indossarlo..- disse in tono appena ironico.
Non sembrava in vena di scherzare.
Howard le chiese il perchè di quell'espressione sconsolata sul volto.
- Il vestito ti sta una meraviglia, se è questo che ti preoccupa..-
Vee scosse il capo.
" Non è per questo..."
- Questo vestito..me lo ha regalato una persona speciale...avrei voluto indossarlo per lui ma... non è qui...arriverà solo a fine mese.. pensavo di conservarlo per allora, invece...-
Howard emise un breve mugolio, facendo cenno di aver compreso ma, per quanto dispiaciuto, non sapeva come consolarla.
Finalmente Vee era solo ad un gradino di distanza da entrambi.
Patrick le porse il braccio e la rassicurò.
- Vedrai...non se la prenderà se lo indossi oggi! E ricorda che c'erano altri due uomini che ti hanno visto con questo bel vestito, quella sera.. uno è proprio qui!-
- Sembra passata un'eternità..vero, Pat?-
Non avrebbe mai immaginato che in soli sei mesi la sua vita sarebbe cambiata tanto.
E che avrebbe lavorato gomito a gomito con due stelle di Broadway...mai nella vita avrebbe osato immaginarsi su un palco diverso dalla pista del circo.
Mai avrebbe creduto che un pubblico potesse amarla tanto.
Che una città intera potesse amarla tanto.
- Oggi mi sembra solo ieri...non sei cambiata affatto!-
Vee gli sorrise, regalandogli un bacio sulla guancia e accettando il suo sostegno.
- E io niente?-
Howard le lanciò uno sguardo da cucciolo, curvando il labbro all'ingiù, e le porse a sua volta il braccio.
Vee rise.
- Il visconte o il fantasma? Sarò eternamente indecisa...- e lanciò ad entrambi uno sguardo scherzoso, per quanto sembrasse stanca.
Aveva incontrato molti ammiratori quella sera, e i suoi colleghi sapevano bene quanto fosse stanca, perchè anche loro lo erano, e molto.
Ma la festa era stata organizzata per tutto il cast e lo staff, non potevano mancare.
- Stasera puoi averci tutti e due!- esclamò Howard, prendendola sottobraccio e, stizzando l'occhio al collega, la trascinarono giù per le scale, ridendo e scherzando lungo il tragitto che li separava dalla sala est dell'albergo.
- Meglio che ci sbrighiamo...mia moglie potrebbe decidere di piantarmi se faccio ancora tardi!-
Patrick lo disse in tono serio, ma i suoi occhi tradivano la leggerezza con cui aveva parlato.
- Hai ragione- sussurrò Vee, avanzando e trascinando i suoi due cavalieri verso l'ingresso della sala.
- Abbiamo perso tanto tempo per colpa mia...mi dispiace, ragazzi-
Patrick e Howard, risposero quasi contemporaneamente.
- Non dirlo nemmeno...questa è la tua festa-
*****
La sala era semplice e colpì molto la giovane.
Nonostante anche in quel party ci fossero comunque degli estranei, o comunque persone che aveva intravisto in altri ricevimenti, la maggior parte degli invitati era davvero gente dello staff, persone che non aveva mai potuto incontrare ai party solo perchè nascoste dietro le quinte, persone, lavoratori non tenuti in considerazione dalla mondantà britannica.
Riconobbe in quei volti amici e colleghi e sospirò di sollievo, prima che sir Andrew la raggiungesse e i suoi due cavalieri la lasciassero per dare spazio al loro "capo".
- Sembri davvero un angelo, mia cara...-
- Grazie, lei mi lusinga..-
- Ho solo detto ciò che pensano tutti, in questa sala...- le carezzò la guancia e lei si lasciò coccolare, ringraziandolo ancora.
- Mi concederesti l'onore del primo ballo?-
" Eh?"
Prima che potesse rispondere, Andrew aveva dato l'ordine all'orchestra, di pochi ma validi elementi, di suonare qualcosa di ballabile e non troppo rapido.
Il compositore fece un breve inchino e lei anche, sorridendogli divertita e prendendo le sue mani nelle proprie.
- Signore...potrei non essere in grado di ballare...ehm..-
sussurrò lei, seguendo i movimenti dell'uomo, poco più basso di lei che la guidava.
Era più alta a causa di quelle scarpette bianche molto carine che il compositore le aveva regalato...
- Dovrò necessariamente comprarti un paio di scarpe da abbinare a quel vestito, Cenerentola-
Ricordò le parole di Gerard, così lontane nel tempo, eppure così vicine, e sospirò un attimo...
" Cenerentola ha un paio di scarpe nuove..."
e meditò sul fatto che le avrebbe scambiate con tutte la calzette del mondo, pur di avere Gerard accanto.
Il musicista si era fermato e aveva proclamato a tutti che chi si fosse azzardato a ballare meglio di lui, avrebbe rischiato il licenziamento.
Vee rise, dimenticando in parte la malinconia che l'aveva attanagliata pochi secondi prima.
- Allora sarò la prima che dovrà licenziare, signore...- disse Vee, nonostante se la cavasse molto meglio di quanto avesse pensato.
Credeva che, abituata a salti e coreografie, ballare semplicemente facendosi dondolare dalla musica le sarebbe riuscito difficile.
Non fu così.
- No, bambina mia...tu sei con me adesso, e dopo quello che ho detto, siamo di certo la coppia migliore sulla pista!- e la vide ridere così innocentemente che gli dispiacque enormemente quando un ragazzo che conosceva gli toccò la spalla, chiedendogli l'onore di poter ballare con lei.
- Oh, Vincent.. non credevo saresti venuto, stasera...-
Sir Webber gli strinse la mano chiedendogli, poco dopo, ragguagli sulla salute del padre di quell' estraneo.
Vee si aggrappò alla manica del suo cavaliere.
Non voleva ballare con quell'estraneo.
Non lo conosceva.
Non gli piaceva.
Era bello, non lo negò...giovane, alto, snello, elegante nel suo completo scuro che portava come una seconda pelle.
I suoi capelli biondo scuro erano perfettamente in ordine, portati indietro, la fronte alta tradiva la sua espressione intelligente ed arguta e aveva uno sguardo penetrante, furbo, due zaffiri lucenti.
Eppure qualcosa in lui non le ispirava fiducia.
Probabilmente un' impressione.
- Mio padre sta bene come al solito, Andy!-
e il musicista chiarì a Vee che Vincent Connelly, questo il nome dell'uomo che attendeva di poter danzare con lei, era figlio di un vecchio amico e collega di Andrew, un produttore cinematografico di successo.
- Vuoi concedere un ballo a Vincent, mia cara?- chiese dunque il musicista, mettendosi di lato.
Quel suo mettersi da parte fu rivelatore.
Il musicista voleva che la ragazza danzasse con quell'uomo, almeno per conservare i buoni rapporti che avevano.
Si sentì una merce di scambio, e non le piacque per niente quella sensazione.
Avrebbe rifiutato.
" Non voglio danzare con questo...Vincent..."
- Si, signore...- rispose invece, incontrando lo sguardo del musicista, pacato e come al suo solito.
Non voleva deluderlo, non lui che aveva fatto così tato per lei e Mimì.
Era solo un ballo.
Avrebbe ingoiato il rospo e ballato uno stupido valzer con quel perfetto sconosciuto.
Probabilmente avrebbe cambiato idea su quel giovane, all'apparenza tanto arrogante.
Forse aveva scambiato la sua sicurezza per arroganza, e non si sarebbe perdonata un errore del genere.
Accettò la mano portale dall'uomo, e iniziò a volteggiare, seguendo i passi di Vincent.
Subito avvertì il volto di lui avvicinarsi alla sua guancia, la sua voce sussurrare nel proprio orecchio.
- Siete davvero bellissima, signorina Miller...le foto non vi rendono giustizia-
Lei chinò lo sguardo, ringraziandolo appena e sperando che la musica finisse presto.
- Sir Andrew parla molto bene di voi, signorina.. posso chiamarla Vianne?-
" ...."
- Come preferisce, signor Connelly...-
- No, Vianne, non darmi del lei...non sono ancora decrepito! Chiamami semplicemente Vincent, o Vince, se preferisci...-
- D'accordo, signor Vincent...-
Lui scosse il capo, eseguendo un breve movimento di danza e avvicinandola di più a sè.
Vee si irrigidì.
- Il mio nome sembra musica sulle tue labbra, Vianne, e...oh!- esclamò, lanciando uno sguardo ad una coppia che danzava poco lontano da loro.
- Riconoscerei quel profilo ovunque...Linda Mckenzie..- sussurrò lui, e subito Vee indirizzò lo sguardo in direzione della donna da lui indicatale.
Era proprio lei.
Quella donna...
Quella donna che lavorava con Gerard...
la stessa che aveva condiviso con l'attore le copertine di molte riviste...
Quante lacrime si era ritrovata a trattenere davanti ogni foto che la feriva?
Eppure sapeva che erano normali foto scattate in un momento, lontane dal loro contesto...
Gerard l'amava, non doveva temere...ma allora perchè il tarlo della gelosia si insinuava in lei, lasciandola senza pace ogni volta che la vedeva?
Era davvero maestosa..una bellezza prorompente, delle curve formose, morbide e i lineamenti del suo volto trasudavano sensualità.
Fu piena di risentimento.
Che ci faceva lei lì?
Era venuta a turbare la sua già breve pace pure in quel luogo?
Non le bastava averla torturata per sei mesi, mostrandosi così interessata all'uomo che amava?
E sembrava così allegra...così vitale...credette di odiarla, ma subito si rimproverò, dicendosi che Gerard non avrebbe apprezzato un atteggiamento del genere.
" No...mi odierebbe..."
Ma non potè fare a meno di impallidire e mordersi il labbro, continuando a fissarla, così come il suo cavaliere, che poco dopo le rivolse una occhiata furbesca.
- Lili sa essere molto aggressiva...il mio nome sulle sue labbra suonava spesso come un ruggito...non so se mi spiego- e ammiccò, lasciando poco spazio ad altre interpretazioni.
Vee continuava a danzare con lui, trattenendo con uno sforzo supremo tutta la sua indignazione.
Si stava vantando con lei!
Di una sua conquista sessuale!
Che persona disgustosa!
Non aveva sbagliato nel giudicarlo.
Sembrava essere il degno rampollo di una famiglia importante...ma era solo un uomo...che si era divertito col suo denaro e il suo potere.
- Oh, signorina...non l' avrò mica scandalizzata?- tornò a darle del lei, e le sorrise con naturalezza,
- Dopotutto siamo tra adulti. Io ho già i miei trenta anni, mentre lei è giovane, ma è stata sposata...quindi sa come vanno queste cose-
Vee sospirò, desiderando ardentemente che la musica finisse, mentre variò solamente, divenendo più lenta e dolce.
- O no?- proseguì lui, lanciandole uno sguardo brillante, colmo di malizia.
La giovane non rispose, sospirando nuovamente e chinando il capo, in modo da sfuggire quello sguardo.
Non voleva più parlargli.
Vincent avrebbe continuato a ballare...era una bellissima ragazza...e da quanto aveva capito, essere stata sposata non l'aveva resa...esperta, con gli uomini.
Una nuova conquista: forse più difficile delle altre, ma certamente più allettante.
Non aveva a che fare con una delle solite attricette insipide, pronte ad andare a letto con lui per una chance di entrare nel mondo del cinema, ma di una diva, l'angelo di Londra, la ragazza più amata della città e presto dell' Europa intera.
Andrew si era mosso con astuzia nel promuoverla.
L'aveva presentata a tutti per poi tenerla tutta per sè, proponendole contratti e contratti pubblicitari di vario genere per poi guidarla nella scelta.
Profumi, gioielli, vestiti...in nessuna foto o spot appariva meno che vestita, eppure delicatamente affascinante e seducente...
Riconobbe che Andrew era stato abile, molto abile...aveva fatto di Vianne Miller una stella, e la ragazza era pure piena di talento, non come quelle cantanti o attrici mediocri che non resistevano alla prova del tempo.
L'aveva vista all'opera, in un programma televisivo di cui era produttore, mentre dava prova delle sue capacità, sia canore che atletiche.
Il conduttore dello show era rimasto di sale per lo stupore, mentre il pubblico era esploso entusiasta, gridando il suo nome nel vederla arrossire.
La ragazza si era imposta senza volerlo, e col suo carattere generoso e schivo era riuscito ad ingraziarsi la folla.
La compassione per il suo passato aveva fatto il resto.
Nessuno poteva non amarla.
E ora era a portata di mano.
Conquistarla sarebbe stata una passeggiata, sarebbe bastata qualche parola dolce, qualche regalo e quell' ingenua gli sarebbe caduta tra le braccia.
Vide un altro uomo avvicinarsi a loro, mentre danzavano.
Anche quel tizio sembrava interessato alla ragazza.
A danzare con lei, almeno...forse per farsi pubblicità.
Era un uomo maturo, sicuramente più adulto di lui, e lo squadrava coi suoi occhi verdi, senza dire una parola, lo sguardo enigmatico.
Gli lanciò uno sguardo complice.
" Questa è mia, amico"
Vee guardò oltre le spalle dell'uomo con cui aveva l' "onore" di ballare e vide, fra gli altri, Patrick e Dagmara danzare poco più là.
Si stavano divertendo molto.
" Beati loro.."
Molti ricordi le tornarono alla mente.
Aveva ballato solo una volta il valzer, prima di quella sera, ed era stato il giorno del suo matrimonio, con suo marito.
Era così che doveva perdere i suoi ricordi?
Il ricordo di una così dolce danza doveva davvero essere corrotto da quell'uomo che non le staccava le mani da dosso?
Danzare con quell' uomo le dava la sensazione di qualcosa di viscido avvolgerla e soffocarla.
Perchè nessuno se ne accorgeva?
Perchè nessuno interveniva?
" Vorrei che tu fossi qui, Gerard...tu mi porteresti via da tutto questo...vero?"
gli chiese senza proferire parola, parlando all'ombra dell'uomo che amava che albergava nella sua mente.
- Mi permetti questo ballo, amico?-
Lei sollevò il capo senza voltarsi, l'udito teso.
Quella voce...
" Non è possibile..."
Vincent lo squadrò attentamente.
Un attore.
Lo conosceva solo attraverso i suoi film, e con tono diplomatico accettò, leggermente seccato.
- Ma naturalmente, signor Butler...è stato un piacere, Vianne- e si fece da parte, donando un bacio lieve sul dorso della mano della sua compagna di ballo.
Vee rimase immobile, il cuore scoppiato, i polmoni paralizzati e vinti dall'emozione.
Lei, tremante, in attesa di una conferma.
...Signor Butler...
" Non è possibile...non può essere vero..."
Prima che potesse voltarsi, Gerard le aveva preso la mano e aveva passato l'altra sotto la sua vita.
Ancora prima di vederlo, aveva percepito il suo calore, il suo profumo...
I loro sguardi si incontrarono e un'emozione senza nome li colse in un unico respiro.
In un unico battito di cuore.