Capitolo 46

Romeo...

 

Appena arrivati in albergo, vennero ricevuti da due uomini.

Uno basso, distinto nel adempimento del suo lavoro e l'altro alto, biondo, più tipicamente anglosassone.

- Signori...sono lieto di porgervi il mio benvenuto nel nostro hotel...spero che gradirete il soggiorno-

Si era presentato così il direttore dell'albergo, che in quel momento discuteva ancora col signor Smith di alcune questioni relative al party che si sarebbe svolto da lì a qualche ora.

- Dipende...- sussurrò Linda guardandosi intorno.

Era davvero un bel posto, elegante, ma non riusciva più ad essere entusiasta come al suo arrivo.

Aveva scoperto che la ragazza del suo collega era la donna più celebre di Londra.

E con quale tono sarcastico l'aveva presentata a loro quel tassista.

Quanto lo aveva odiato...

Ma era rimasta stupefatta...non poteva essere davvero lei...era così giovane, ma ammise a sè stessa che Gerry glielo aveva detto, e lei lo sapeva.

Ed era così perfetta...

Troppo perfetta!

" Sicuramente è quella foto è ritoccata! Si, per forza!"

Quel volto dai lineamenti così delicati ed indecifrabili, quella...nostalgia che sembrava travolgerla nell'incontrare quello sguardo di carta e stoffa...non poteva essere tutta farina del suo sacco...non poteva essere così...

...non voleva che fosse così...

Dopotutto...di che si preoccupava, in fondo?

Lei era Linda Mckenzie!

Era una stella del cinema europeo, una vera celebrità, una attrice di talento, dotata di un fisico perfetto e formoso, e di esperienza.

Quella era pur sempre una bambina...Linda era una donna fatta.

Ma, notando l'espressione trasognata di Gerard davanti a quel manifesto, aveva sentito la gola prosciugarsi e aveva trascinato l'attore dentro la hall, con la scusa della pioggia che continuava a cadere su di loro.

Non doveva guardarla ancora...quell'incantesimo indiretto doveva smettere di agire su di lui.

Erano insieme, loro due...in un modo o nell'altro ne avrebbe approfittato. Non si sarebbe fatta fregare da una bambolina dallo sguardo truce quell'uomo su cui aveva puntato gli occhi da mesi.

 

- Buon pomeriggio, signori...-

 

li aveva salutati Gerard, ritirando poco dopo le chiavi delle rispettive stanze.

A lui era toccata una stanza al secondo piano, mentre l'avvenente signorina Mckenzie era stata sistemata in una suite al primo piano.

- Oh, scusate se mi intrometto...-

il signor Smith si era fatto piccolo nell'avvicinarsi all'attore.

Non conosceva il suo nome in principio ma vedendolo in volto lo aveva riconosciuto.

Era lo stesso attore che aveva recitato la versione cinematografica dell'opera a cui era incaricato.

Dopo le presentazioni ,Taylor riaquistò un piglio sicuro e con fare moderato invitò i due attori alla party indetto per quella sera.

- E' un modo per festeggiare il successo con tutti i mebri dello staff...e coinvolgere la signora che, non lo ammetterà mai, ma sembra molto stressata-

- La signora?-

lo riprese Linda, stranita.

-Oh, scusate...- si affrettò l'organizzatore, leggermente imbarazzato, accenando un riso nervoso.

- Voi venite da fuori, non sapete...Vianne Miller, signorina, l'angelo di Londra...-

Linda rimase di pietra, ascoltando quelle parole e vedendo che si rivolgeva verso l'esterno, a quel tabellone ormai scolpito a fuoco nella sua memoria.

Gerard sospirò ammirato, ma subito chiese perchè lui si rivolgesse a lei con l'appellativo " signora" .

Dopotutto era giovanissima.

- Oh, signore, non lo sa?...la signora è stata sposata, anni fa...-

Linda indirizzò il suo sguardo sorpreso come non voleva lo fosse mai a Gerard, che non ricambiò, incupendosi non poco.

" Gerry va dietro ad una divorziata?"

- E anche se ormai è vedova è parso opportuno a tutti rivolgersi a lei con rispetto, sempre -

Entrambi gli uomini non si accorsero dell'espressione scioccata che assunse il volto della prorompente attrice, nè notarono il suo colorito spegnersi repentinamente.

" Una vedova!!!"

La sua avversaria era una vedova...una bambina come quella, vedova?

Non era possibile...

Non seppe se rimanere più sconvolta per la scoperta fatta o per la nuova consapevolezza che il suo collega era attratto da una donna...che aveva già un passato "importante" alle spalle.

Si congedò da entrambi, cercando di non far trasparire il disappunto che covava.

Avrebbe dovuto riorganizzarsi...la sua avversaria era una donna fuori dal comune...

Era diversa.

 

****

- E anche se ormai è vedova è parso opportuno a tutti rivolgersi a lei con rispetto, sempre -

 

Gerard strabuzzò gli occhi.

Quell'uomo sapeva che Vee era vedova.

Che era una donna sola...come faceva a saperlo?

Poi schioccò impercettibilmente la lingua dentro la bocca.

Come aveva fatto a non pensarci subito?

Le sue foto erano sparse per la città, era famosa adesso...come aveva anche solo potuto dubitare che i giornalisti non andassero a nozze con una notizia del genere?

 

...La stella di Webber è una bella vedova...

...Venti anni e un marito alle spalle...

 

Chissà quante cose avevano scritto su di lei...e come si sentiva in quel momento..sotto i riflettori del mondo..la sua piccola...che gli aveva rivelato il suo passato piangendo...adesso vedeva le pagine più tristi della sua vita stampate con inchiostro e caratteri d'acciaio... lette da occhi maliziosi e pettegoli...

 

...il mondo dello spettacolo è crudele...e penso che tui lo sappia, Gerard...

 

Quanti ricordi...Vee sapeva tutto..sapeva che sarebbe successo e aveva comunque abbandonato il nido, quel piccolo e caro rifugio di amici e parenti per offrirsi ai leoni della stampa e del mondo dello showbusiness.

E lui no poteva proteggerla...anzi...

Adesso..solo adesso comprendeva le apprensioni di Amanda.

Vee non aveva bisogno di altre attenzioni su di lei...non aveva bisogno di trovare ancora la sua vita privata in prima pagina.

No...non ne aveva davvero bisogno, e neanche lui.

Non si dovevano intromettere nella "loro" vita privata.

No.

 

- Comunque il party inizierà per le nove, anche se probabilmente la signora farà tardi...come al solito-

- Come?- domandò lui, interessato, mentre Linda si era allontanata, decisa a riporre i suoi bagagli e a riposare per un ora prima di andare a fare shopping con le amiche che avrebbe contattato in città.

- La signora- e rise, riflettendo sul fatto che Vee gli aveva chiesto più di una volta di chiamarla col suo nome e non con quell'appellativo così austero, cosa che comunque non gli era mai riuscito fare.

- La signora Miller è sempre assediata da ammiratori...rimane ogni giorno chiusa da sola in teatro con le sue guardie del corpo, in attesa che i più...ehm..." entusiasti" decidano di andare via...se è fortunata dopo un' ora può uscire- scosse il capo , richiamando un ricordo in particolare.

- La sera della prima rimase bloccata per tre ore...in confidenza, la trovammo addormentata sulla gondola di scena, dietro le quinte...una visione molto dolce...-

e si congedò, accennando un sorriso.

Quel cast...era uno dei migliori con il quale gli fosse capitato di lavorare negli ultimi anni...non solo la signora Miller..ma anche il signor McGillin, Wilson e gli altri...tutte persone squisite, più calorose delle stelle britanniche...gli americani erano di un'altra razza, si ritrovò a pensare.

 

Gerard si avviò verso la sua stanza, dove si sarebbe riposato un pò, prima di uscire.

" Fare una passeggiata..."

Sapeva che non c'erano più biglietti per lo spettacolo...lo sapeva fin troppo bene...ma non si sarebbe tolto la soddisfazione di trovare nel volto di Vee quella sorpresa che lei stessa aveva suscitato in lui un mese prima.

Immaginando la scena, la sua espressione, tutto...gli sfuggì un dettaglio fino a quel momento insignificante: all'improvviso realizzò che aveva con sè solo il borsone...

" Stasera...merda!Ma ce l'ho un abito per stasera???"

Tutto il suo programma andò allegramente a farsi benedire quando disfò il suo esiguo bagaglio sul letto.

Analizzò il suo vestiario con cura...per poi inorridire.

Non che si fosse portato dietro degli stracci...ma quasi.

Non aveva pensato certo che avrebbe avuto una serata pseudo-mondana a cui partecipare...e non si era portato dietro nulla di adatto.

" Merda!"

Doveva scegliere...o tentare di incontrarla a teatro, forse sfidare le sue guardie del corpo e gli ammiratori, per non parlare della stampa..o incontrarla direttamente quella sera stessa...in quel caso voleva essere più che presentabile.

Soffrì nel prendere quella decisione.

Non vedeva l'ora di vederla, di incontrare il suo sorriso, di respirare il suo profumo, assaggiare le sua labbra, sentire il suo tocco...

" E' solo un pomeriggio...hai aspettato un mese, anzi sei mesi...cos'è un pomeriggio?"

Ma mentalmente iniziò a contare i minuti che rimanevano, programmando ciò che avrebbe fatto ora che tutti i suoi programmi erano saltati.

Prima una doccia...poi un barbiere...poi il vestito...

" Peggio di una donnetta...Impiccati, Gerard! E' tutta colpa tua!"

 

*****

 

Erano quasi le dieci e lei non si era ancora vista.

" Ma dov'è?"

Iniziò a temere che non sarebbe più arrivata.

Ormai quasi tutti i membri del cast e dello staff erano presenti, compresi poduttori che più di una volta avevano collaborato con Sir Andrew.

Fino a quel momento l'attenzione era stata rivolta nella sua direzione..ma non era lui che osservavano, ma la bellezza che gli stava accanto, i capelli morbidi e color miele le ricadevano sensuali sulle spalle e sulla schiena, occultando ciò che il vestito argentato metteva in mostra senza troppe riserve.

Nonostante Gerard avvertisse la temperatura abbassarsi gradualmente, Linda sembrava completamente a suo agio in quel mini completino che esaltava la sinuosità delle sue gambe lunghe e perfette e la scollatura a V che le modellava il decolletè.

Anche lui non aveva potuto fare a meno di ammirarla e rimanerne colpito, complimentandosi con lei.

- Sono contenta che ti piaccia, è uno dei miei nuovi acquisti di oggi...ma anche tu stai benissimo-

Gerard l'aveva ringraziata, ritrovandosi a sperare che non l'avesse detto per cortesia.

Aveva scelto il primo completo che gli era capitato a tiro, nel primo negozio in cui era entrato.

Solo una camicia bianca su giacca e pantaloni neri...uno degli ennesimi acquisti che avrebbe indossato solo una volta per poi riporre in un armadio che non avrebbe più riaperto.

E quella commessa che lo aveva convinto ad indossare la cravatta...

La sentiva così stretta, anche se era perfettamente annodata.

Si rese conto che non era la cravatta...

Era teso.

Agitato.

Ed incredibilmente impaziente.

Aveva raccolto tracce di lei per tutta la città...tutti non facevano altro che parlarne, anche solo per commentare un cartellone o una sua apparizione in televisione...

Tutti.

Eppure non l'aveva ancora incontrata.

Non aveva resistito quel pomeriggio ed era passato comunque davanti al teatro, in taxi.

Il pimo spettacolo era appena concluso, eppure pochissimi uscivano...e molti attendevano il loro turno per accomodarsi, nonostante mancasse più di un'ora all'inizio del secondo spettacolo.

Quanti uomini e quanti mazzi di fiori aveva notato...sapeva che non erano tutti per lei..il cast era composto anche di splendide ballerine e co-protagoniste...ma non potè negare di aver avvertito una fitta di gelosia nel vedere quanti scalmanati recavano regali e complimenti anche superflui.

Rimpianse di non essere sceso dalla vettura e non aver chiarito la situazione...ma avrebbe attirato troppi occhi indiscreti su di sè... e su di lei...l'ultima cosa che voleva in quel momento.

In quel piccolo party, piuttosto intimo, nonostante le quasi duecento persone presenti, più di un centinaio di invitati solo personale dello staff, Gerard si sentì a suo agio nel trovare qualcuno con cui dialogare.

Simon Lee era presente, e lui lo aveva conosciuto durante le riprese del film a cui avevano lavorato entrambi.

Si sorprese nell'incontrare Dagmara ancora sola, a discutere di qualche argomento sconosciuto con alcuni produttori che sembrava conoscere molto bene.

La salutò con affetto, seguito da Linda che si presentò subito, lieta di aver trovato una donna con un pò di classe, finalmente.

Indossava un bell'abito azzurro, intonato al colore ceruleo dei suoi occhi.

Dopo i soliti convenevoli, Gerard domandò dove si fosse cacciato Patrick.

- Potrebbe essere l'occasione giusta per piantarlo una volta per tutte!-

La donna rise, riavviandosi i capelli con un movimento divertito del capo.

- Il mio Pat è arrivato solo adesso...si sta cambiando e scenderà da me tra poco...stasera è rimasto con Howard in teatro, ad aspettare che Vee fosse libera di uscire-

Gerard perse il suo sangue freddo a sentir parlare di lei.

Degluttì.

- Davvero?-

- Oh, si! Vee non voleva che Pat rimanesse perchè sapeva che c'era io, stasera...è una bambina adorabile!-

La chiamava sempre bambina, nonostante la differenza di età tra di loro fosse di appena una decina d'anni o poco più.

Linda si intromise nella discussione.

- Allora perchè è rimasto se..."la signora" non voleva?-

Dagmara si accorse del tono impercettibilmente acido con cui quella donna si era riferita alla sua Vee e decise di risponderle per le rime.

- Perchè sono stata io ad insistere! Una ragazza di venti anni, sola, completamente circondata di estranei, soprattutto uomini...non sono ancora così egoista da volere mio marito solo per me, ignorando ciò che potrebbe succederle...dico bene, Gerry?- e con uno sguardò penetrante zittì la giovane attrice, che si allontanò con la scusa di andare a prendersi un altro cocktail.

Gerard intanto aveva annuito, senza aver davvero compreso tutto il discorso e non si accorse dell'assenza della sua accompagnatrice.

 

...Una ragazza di venti anni, sola, completamente circondata di estranei, soprattutto uomini...

 

La sua mente si stava divertendo a ripetere questa frase, a farla risuonare nella sua mente...un loop continuo...un disco rotto...

" Che uomini? Dove? Chi sono?Quanti? Cosa hanno fatto?"

 

Fu sul punto di chiedere delucidazioni a Dagmara, e magari compilare la lista nera di quei poveri sventurati che avevano fatto l'errore di posare gli occhi sulla ragazza sbagliata, sulla sua ragazza, quando la donna gli sorrise.

- Sono arrivati!-

e avanzò di qualche passo, mentre Gerard rimase immobile.

Era lei.

Entrò nella sala con un sorriso stanco ma soddisfatto, leggermente divertito mentre era tenuta a braccetto da due uomini: Patrick alla sua destra e un altro che non conosceva alla sua sinistra, probabilmente era quel Howard di cui Dagmara aveva parlato, il fantasma dello stage.

" Vee..."

Non fu il vederla a paralizzarlo.

Non solo, almeno.

Viveva l'ammirazione per un ricordo prezioso che riviveva davanti ai suoi occhi.

Era bellissima...e sapeva di averlo pensato, in maniera identica, la prima volta che l'aveva vista con quell'abito indosso.

Smise di respirare nel vederla brillante come una stella, gli sguardi ammirati di tutti solo per lei.

E la fissò con orgoglio...era la sua Vee l'oggetto di tanto interesse, la dea scesa in mezzo ai mortali, l'angelo che aveva incantato Londra.

Fu subito raggiunta da Sir Webber che si congratulava con lei, ne era certo.

Poi percepì la musica, fino ad allora in sottofondo, farsi più alta e appena più invadente.

Andrew le aveva chiesto di ballare.

Vee gli aveva sorriso, bisbigliando qualcosa che nessuno a parte il musicista aveva udito, poi avevano iniziato a danzare lentamente, lei lo sovrastava di qualche centimetro.

 

****

 

- Gerry?-

 

la musica proseguiva rapida, mentre l'inedita coppia era stata emulata da altri, che si erano sbizzariti, divertendosi come non credevano avrebbero potuto.

In quella sala, quella notte, c'era un' atmosfera familiare...calorosa...

Andrew aveva stabilito, con fare scherzoso, che quella sarebbe stata la prova generale per il grande ballo in maschera.

- Ma ricordate- aveva detto il compositore prima di iniziare e regalando a Vee un bel sorriso da canaglia, - se vi azzardate a ballare meglio di me siete licenziati!-

 

L'attore si voltò di scattò nell'udire il proprio nome e subito una breve risata entusiasta e sorpresa.

- Sei proprio tu, razza di volpe! Che ci fai qui?-

Patrick aveva raggiunto la consorte per invitarla a fargli compagnia allegramente sulla pista improvvisata, e solo in quel momento aveva notato quella sagoma scura e familiare.

- Una vacanza...- sussurrò Gerard, senza staccare gli occhi dalla ragazza che danzava col musicista, ridendo di gusto.

- Avresti potuto avvertire!-

- Come avete fatto tu e lei?- lo incalzò a quel punto lo scozzese, lanciandogli uno sguardo ironico, corrugando la fronte in una smorfia sorniona e il labbro in una piega accattivante.

Appena si concentrò nuovamente sulla pista, notò Andrew lasciare il posto ad un giovanotto dall'aria aristocratica e arrogante, dal sorrisino perennemente ironico sul volto.

Provò un pesante risentimento nei confronti di quello sconosciuto anche a causa dell'atteggiamento sicuro con cui guidava la danza, quell'intimità che cercava di instaurare con la ragazza, che vide a disagio.

- Non te la prendere con me, Gerry! E' stata un'idea di Vee...io l'ho solo.."aiutata", ecco!- e gli diede una pacca sulla spalla.

Entrambi gli oggetti dell'attenzione dell'attore ora rivolgevano lo sguardo verso una donna che danzava accanto a loro con un produttore.

Gerard si accorse del cambiamento nella ragazza.

Era impallidita notevolmente nel riconoscere la donna vestita di argento che volteggiava baldanzosa poco più in là.

E subito aveva rivolto uno sguardo di malcelato disprezzo all'uomo con cui aveva il dispiacere di danzare.

Gerard se ne accorse.

Credette di accorgersene.

Sperava che le sue intuizioni fossero giuste.

- Ah, Gerry...c'è qualcosa di cui ti dovrei parlare...-

Patrick si era fatto serio per un attimo, allontanandosi da Dagmara che analizzava quella discussione tra uomini con curiosità.

Aveva il dovere di riferirgli di quegli incubi che avevano infestato le notti della piccola Vee; Gerard doveva sapere che lei sognava ancora suo marito, e non era mai gradevole...

Ma Gerard non ascoltava.

Vee sembrava contrita...il suo sguardo era basso, ancora danzava con quell'uomo dall'aria tanto elegante quanto arrogante.

- Devo andare, Pat...- e si avviò verso il centro della sala, sordo ai brevi richiami dell'amico che gli comunicava quanto urgente fosse il discorso.

 

Non gli importava più cosa avrebbe pensato la gente di lui...

Non gli interessava avere lo sguardo di tutti puntati addosso...

Non era più importante che la sala fosse gremita o vuota...

 

Vee aveva bisogno di lui...

Si avvicinò velocemente ma senza fretta, cercando di assumere un atteggiamento, un'espressione più naturale, più disinvolta possibile.

Però la tensione cresceva ad ogni suo passo, quella sera.

Riusciva già a percepire il suo profumo, il suo fascino aleggiare per tutta la sala.

Le era di spalle e si accorse del fermaglio che tratteneva i suoi capelli in una crocchia lenta ed seduttiva.

Era quello che lui stesso le aveva regalato.

L'abito era lo stesso che lui le aveva regalato.

E Gerard notò che la sua Cenerentola aveva un paio di scarpette nuove, bianche e coi tacchi bassi.

Vide quel damerino, più adulto di quanto non credesse, sorridere malizioso alla sua ragazza e subito gli venne voglia di strozzarlo.

Non aveva diritto di sorriderle in quel modo.

La musica si era fatta più lenta e dolce, riprendendo appena il motivo di quella precedente.

L'attore la udì sospirare impercettibilmente, tanto era vicino.

Il damerino gli lanciò uno sguardo sarcastico e, in qualche modo complice.

Quegli occhi azzurri lo irridevano, quel suo sguardo subito odioso alla sua vista...

Gerard non ricambiò quell'attenzione, preso dal movimento con cui le spalle della ragazza vestita di bianco si sollevavano e si abbassavano al suo respirare.

Vee aveva bisogno di lui...

Lui aveva bisogno di lei...

Subito.

 

- Mi permetti questo ballo, amico?-

 

*****