Capitolo 44
La pioggia
La settimana successiva fu lunghissima.
Vee la preferì comunque agli estenuanti spostamenti che l'avevano spossata tantissimo la settimana precedente.
Ma sembrava triste, quel suo sguardo che si proiettava sul mondo, sul teatro, sui suoi amici, su tutto.
Guardava ma non vedeva, sentiva ma non ascoltava...la sua mente era persa in ben altri pensieri.
Aveva analizzato ciò che era accaduto quella mattina con mente quasi lucida: un altro incubo, uno dei soliti...il peggiore...non credeva di aver mai avuto tanta paura...era così...reale.
E aveva gridato tanto da richiamare quasi tutto il cast alla sua porta: che imbarazzo!
Non era riuscita ad affrontare quegli sguardi preoccupati, quella giorno, e aveva preferito fare colazione in camera.
E durante le ultime prove prima dell'inizio vero e proprio, si era ritrovata idolo di un vero e proprio peregrinaggio: uno ad uno, tutti i membri del cast e gli addetti che avevano saputo, si erano avvicendati presso il suo camerino per chiederle se tutto andasse bene, e non solo nel camerino...dietro le quinte, durante le pause, seduta in platea...e a tutti rispondeva
-Si, tutto bene, è stato solo un incubo...-
senza mai rivelare che era solo uno dei tanti, che ogni sera, in un modo o nell'altro si svegliava...rimanendo in silenzio quando le chiedevano cosa mai avesse sognato di tanto terrificante.
Ancora rifletteva, fissando il grande palco su cui si era esibita giorno dopo giorno, quando una persona si avvicinò a lei, in platea e si sedette accanto a lei.
Il compositore fece un cenno di saluto.
Vee sollevò appena lo sguardo, per poi ritornare a perdere la propria attenzione sui grandi drappi rossi che ogni sera le davano il benvenuto in scena.
Lo spettacolo si era concluso da poco meno di un'ora, ma già sembrava un secolo.
Avrebbe atteso ancora prima di tornare in albergo...atteso che tutti gli ammiratori più scalmanati, rimasti ad attenderla nonostante il freddo e il clima, fossero andati a casa rinunciando ad incontrarla.
Aveva pensato di uscire, incontrarli, parlare con loro come aveva fatto alcune volte col permesso di Sir Andrew, ma subito Jeff, Tony e Curtis, le sue guardie del corpo, avevano messo la situazione in chiaro.
Quella sera gli ammiratori non sarebbero entrati, e Vee non sarebbe uscita.
- C'è qualcosa che non va, bambina?-
- No...è solo il tempo...- rispose lei, certa che Sir Webber avrebbe compreso.
Dal giorno del debutto ufficiale non aveva fatto altro che piovere, più o meno furiosamente.
Quel clima così nuvoloso sembrava riflettere il suo stato d'animo.
Quante volte si era ritrovata a contemplare la pioggia dalla sua nuova stanza al terzo piano dell'albergo, in cui era stata trasferita dopo quel risveglio agitato.
Sir Andrew aveva intuito che ritrovarsi circondata da persone più o meno amiche, nella propria stanza, dopo un brutto risveglio, non era certo la cosa migliore che potesse capitare, e il compositore aveva compreso il desiderio di Vee di conservare la propria privacy, di non ritrovarsi più in una situazione tanto imbarazzante, ragion per cui l'aveva fatta trasferire la sera stessa in una stanza identica alla precedente, ma situata al terzo piano, in un' ala più isolata del hotel.
Se avesse.."sognato" ancora, almeno nessuno avrebbe udito la sua voce e si sarebbe precipitato.
- Sicura che si tratti solo del tempo?-
La ragazza gli lanciò un sorriso mesto, lo sguardo stanco.
Lui se ne accorse prontamente.
- Sicurissima, signore...sicura...- rispose senza convinzione, e chiuse gli occhi, appoggiandosi con le braccia alle spalliere dei posti frontali e sospirando mentre accoccolava la testa sopra le mani.
Lui le posò una mano sulla spalla e attese il suo sguardo.
- Non si direbbe, bambina mia...cosa ti preoccupa?-
Vee lo fissò a lungo prima di parlare.
Sembrava disposto ad ascoltare, e sapeva che era saggio, una persona che aveva esperienza, un artista...lui che aveva tracciato tante volte il volto dell'amore con le sue musiche, avrebbe potuto risponderle...forse.
- Signore...sono innamorata di un uomo...mi dica: ho sbagliato ad innamorarmi?-
- Vee..- il musicista sospirò il suo nome, la mente rifletteva sulla risposta che probabilmente non avrebbe saputo dare.
Lei proseguì, desiderando che la situazione gli fosse chiara fino in fondo.
- Dopo la morte di...mio marito...credevo di morire, credevo di non poter amare più, ma è successo...e sono tanto felice...davvero felice...ma ora...è come se ci fosse un'ombra su di me- sospirò profondamente, ritornando con la schiena sulla propria poltrona.
- Ma sentirmi colpevole di amare mi sembra una cosa così sbagliata...sbagliata nei confronti dell'uomo che amo, sbagliata nei confronti dell'amore...-
" Gerard non merita questo..non lo merita..."
- Amare in sè non è mai sbagliato...anzi, è indispensabile..- esordì lui placido, e si sedette più comodamente, analizzando il grande palco su cui aveva messo in scena la sua opera...su cui la sua opera andava in scena da venti anni, ormai.
- Sono convinto che è proprio quando amiamo che ci accorgiamo di vivere...al più, ci accorgiamo sempre troppo tardi di esserci innamorati della persona sbagliata...-
" ...io..non ho sbagliato..."
- Il mio migliore amico...-
Il compositore rimase in silenziosa attesa.
Se Vee voleva parlare, lo avrebbe fatto.
Altrimenti nulla l'avrebbe costretta, sicuramente non lui.
- Il miglior amico di mio marito...si è innamorato di me..-
Il musicista non potè trattenere un' espressione sorpresa ma ascoltò, cercando di non farsi notare troppo mentre lei si confidava.
- E mi ama da quatto anni...quattro anni...da prima che mi sposassi...- Vee si voltò verso il musicista, cercando la sua mano e stringendola tra le sue.
- Però io non lo amo! Gli voglio bene...come se ne può volere ad un amico, ma non lo amo...non lo potrò mai amare come lui vorrebbe...io amo- e fu sul punto di pronunciare il suo nome, quel nome tanto dolce alle sue orecchie, ma si trattenne.
Non sapeva se a Gerard sarebbe dispiaciuto o meno essere menzionato in quel luogo e in quella circostanza.
- Io sono innamorata di un altro...-
e rimase in silenzio per qualche secondo, separandosi da quelle mani scalfite dall'età e dall'esercizio e sospirò, osservando il soffitto del teatro. Il vero lampadario della sala sembrava così desolato in quella semi-oscurità in cui il teatro era immerso.
Solo alcuni addetti, indaffarati sul palco, e loro....loro erano le uniche persone rimaste all' Her Majesty Theatre.
- Non posso ricambiare il suo amore...e non so se potrò volergli bene come prima dopo quello che mi ha fatto...- sussurrò lei, dimentica di tutto, di ogni accortezza, di ogni volontà di discrezione.
Sir Andrew la osservò, e notò il suo tentativo di occultare quel macigno che si portava dentro, il suo sguardo piangeva senza lacrime.
- Non è colpa tua se sei amata, piccola...forse non te ne rendi conto ma, standoti accanto e conoscendoti, viene quasi naturale provare desiderio di proteggerti e sai farti volere bene da tutti...non so cosa ti abbia fatto il tuo amico, ma se vuoi trovare la pace, ti consiglio di non tenerti tutto dentro...parlagli-
Vee sbiancò, intrappolando lo sguardo del suo interlocutore in una maschera di sorpresa e terrore.
" Parlargli?"
Ci aveva pensato, e prima di partire avrebbe anche potuto...ma ogni volta sentiva la paura farsi strada nelle sue vene, l'orrore ghiacciarle le ossa e non aveva trovato in sè il coraggio per affrontarlo.
Senza negare che Eliza non glielo avrebbe permesso, impedendole di andare da sola in ospedale.
- Ho paura, signore...-
- Di cosa?-
Lei rimase muta.
Cosa dirgli?
Come rivelare quel segreto che aveva rivelato solo a Eliza e a Nina?
Con che sguardo l'avrebbe scrutata sir Webber se avesse saputo tutto?
Pietà...compassione...ne aveva avuta abbastanza.
- Non posso..dirglielo...-
" Non voglio.."
Il musicista si alzò e Vee si aspettò che lui se ne andasse.
Ma non fu così.
Le diede una carezza gentile sulla testa, avendo cura di non scombinarle troppo l'acconciatura e le prese la mano, stringendogliela con affetto.
- Qualunque cosa tu faccia, hai il mio appoggio...sappi che puoi sempre contare sui tuoi amici qui...Patrick pure era molto preoccupato per te, tienitelo stretto, è un caro ragazzo-
- Si..- prese la sua mano e poggiò il dorso contro la propria fronte.
- Grazie, sign...ehm, Andrew-
Lui posò uno sguardo placido sulla testa di lei, che era chinata in quella piccola riverenza.
La accarezzò con dolcezza.
- Bambina mia...tu hai bisogno di distrarti..che ne dici di un party?-
Vee lo squadrò, allontanando la sua mano con delicatezza.
"Un altro?"
- No, la ringrazio..sono stanca di queste feste mondane...non che non mi piacciano, ma...- fece una breve pausa, sospirando appena,
- Aspetterò il ballo in maschera...è meglio-
- Bambina, - la chiamò con tenerezza, - io parlavo di un piccolo party in albergo...solo noi, gli addetti qui e qualche amico...che ne pensi? E' solo un'idea...-
La ragazza gli sorrise dolce, comprendendo.
In effetti le sarebbe piaciuto passare un pò di tempo con le amicizie che si era fatta nello staff, soprattutto la costumista e la truccatrice.
Meglio quello, piuttosto che un'altra festa formale, piena di estranei, di occhi curiosi ed interessati.
" Se siamo solo noi...perchè no?"
- Per me va bene, signore...e quando crede- esordì lei, senza concludere la domanda.
Probabilmente ci sarebbe voluto qualche giorno per organizzare tutto, ma avrebbe aspettato.
Si rese conto che in effetti aveva bisogno di svagarsi, di distrarsi un pò.
Lo vide rifletterci un poco sù, portandosi le dita sul mento e strofinarlo appena.
Gli occhi gli brillavano di trionfo.
- Oggi è venerdì...domani sera stesso- rispose lui secco, lasciandola di stucco a ripetere quelle parole.
" Ma come...?"
-Signore...domani...come"
Andrew le sorrise sornione prima di allontanarsi, senza rispondere a nessuna altra domanda.
Si allontanò giusto poco prima che una delle guardie da lui assunte entrasse in sala per avvertire Vee che era giunta l'ora di tornare in albergo. Le lanciò un'ultima occhiata.
Come sembrava perplessa...ma anche sorpresa, e incrociando il suo sguardo, la ragazza scosse il capo, accennandogli un lieve sorriso spiazzato.
Aveva visto giusto, la sua diva aveva bisogno di un diversivo...
E la soddisfazione di vedere la sua reazione, la sua espressione diversa da quella pallida tristezza che si faceva strada sul suo volto prima e dopo ogni rappresentazione...non aveva prezzo.
****
- Gerry, è una stupidaggine! Non puoi farlo!-
Amanda si era infervorata nel tentativo di dissuadere il suo cliente da una decisione tanto assurda.
Molte volte era stata d'accordo col suo cliente, ma non in questo caso.
- E' solo un week end, Amanda! Che vuoi che sia?! Sono ancora un adulto, se è questo che ti preoccupa-
- Ma non puoi allontanarti dal set così...-
- Si, invece- e spense la sigaretta che aveva tra le dita, innervosito.
- Con questa pioggia è impossibile girare e Matthew ha deciso di rimandare tutto a lunedì, sperando che il tempo migliori...potrei andare anche a Timbuctù, se volessi!-
- Non è questo il punto!-
Amanda aveva alzato la voce, cosa che aveva fatto voltare verso di loro molta gente nella piccola sala relax dell'albergo.
Elliot, seduto sulla piccola poltrona bordeax della saletta, la tazza col cappuccino senza zucchero che beveva ogni sera prima di cena ancora adagiata sulle labbra, osservò la moglie e il suo temperamento focoso così terribilmente insolito.
- Che ti succede, Amanda? Non c'è nulla di male a prendersi una piccola vacanza, anche se Gerry,- e si rivolse direttamente al suo assistito,
- Mancano meno di due settimane alla fine delle riprese, potresti pure portare pazienza...- e sorseggiò la sua bevanda, guardandolo da dietro la tazza scura che aveva in mano.
Gerard sospirò, alzandosi e sbuffando.
- Ne ho avuta abbastanza, Elliot...- e rimase in piedi, osservando il cielo..quella pioggia che non ne voleva saperne di finire.
Non aveva mai amato quel cielo nuvoloso come in quel momento, nonostante una sottile malinconia si insinuasse in lui, alla vista di quel paesaggio grigio, reso desolato dal cattivo tempo.
- Ho perso la sua laurea, e va bene! Ho perso il suo debutto, e mi rifarò, in un modo o nell'altro...ma se ora mi si presenta un'occasione per andare a trovarla, non voglio lasciarmela sfuggire, chiaro? Lei lo ha fatto, per me! -
- Stai parlando della signorina Miller, vero? - chiese il manager, corrugando la fronte e finendo di bere.
- E quando sarebbe venuta a trovarti? Se è lecito saperlo..- domandò Amanda, sorpresa e scettica allo stesso tempo.
Era seccata e preoccupata per questa faccenda.
Gerard chinò lo sguardo, richiamando alla mente quel ricordo tanto vivido e prezioso.
- Il mese scorso...Vee ha preso due treni, di nascosto, viaggiando di notte...solo per mezz' ora...mezz' ora, capite?- e analizzò i due, trovandoli in ammirato silenzio, nonostante Amanda fosse ancora più preoccupata di prima.
- E io cosa ho fatto per lei? Niente!- e si voltò ancora, battendo impercettibilmente il pugno contro la finestra.
- Niente...- ripetè, senza avere la voglia di affrontarli,
- e non è giusto...-
Elliot si alzò, dandogli una pacca sulla schiena.
- A questo punto, Mandy cara, il nostro Gerry ha ragione...ci parlo io con Matthew, non preoccuparti- si offrì lui, strizzandogli l'occhio.
- Grazie, Elliot-
- Aspettate!-
Amanda pure si era alzata, e prese a camminare nervosamente davanti ai due.
- Gerry, ascolta...- e abbassò il tono della voce nel constatare che alcuni curiosi aveva "rizzato le orecchie"in cerca di pettegolezzi.
- Io non credo che sia una buona idea che tu e lei...ecco, vi facciate vedere in giro insieme...non ancora almeno...-
- Cosa ci sarebbe di male?- domandò l'attore quasi spiazzato, rassegnato all'idea che Amanda ce l'avesse con lui per qualcosa.
L'assistente lo guardò con occhi dispiaciuti.
- Oh, Gerry...sei mesi fa non avrei detto una parola sulla vostra relazione...era una cosa privata...ma ora lei è una tua collega- e lo vide cambiare espressione, rimanendo serio ma svegliandosi a quelle parole,
- una tua collega molto famosa...- si soffermò su quell'aggettivo, accompagnando con lo sguardo ramato l'intensità della sua affermazione,
- forse la ragazza più popolare di Inghilterra, al momento...ormai non è più solo teatro...la moda, la televisione...il cinema...è una Salomé che si nega a tutti. Solo Webber ha trovato la testa giusta da offrirle...è lui il suo manager, adesso-
Elliot inarcò il sopracciglio, dispiacendosi intimamente di non aver insistito per avere l'esclusiva su di lei...
Ma come avrebbe potuto anche solo pensare di competere con Sir Andrew Lloyd Webber, il produttore più importante di Broadway?
Scosse il capo, levandosi quell'idea dalla testa.
Gerard rimase in silenzio, riflettendo sulla situazione.
" Vee...è una mia collega..."
Elliot la interruppe, chiedendole di essere più chiara, di andare dritta al sodo.
Amanda si impuntò.
- Quella ragazza è sotto tutti i riflettori d'Europa, ora! E non credo che sia...- si morse l'interno della bocca, cercando la parola più adatta in quella situazione, quindi proseguì
- ...opportuno, per entrambi, che la vostra relazione diventi di dominio pubblico...tu non avresti più pace, e tanto meno lei!-
- Amanda, tesoro...capisco le tue preoccupazioni...e in parte le condivido...forse sarebbe meglio far calmare le acque...-
" Elliot, anche tu?" pensò Gerard, vedendo i suoi due migliori amici, prima tanto entusiasti di quella sua relazione, ora apprensivi oltre ogni limite.
- Ma Gerry è un adulto, e io non lo ostacolerò di certo!E' libero di fare le sue scelte-
Elliot si avvicinò all'attore, passandogli una mano sulla spalla.
Gerard gli lanciò uno sguardo grato, rimanendo in silenzio.
Amanda sospirò, scuotendo il capo.
- Oh, Gerry...vorrei solo che tu potessi vivere questa situazione con tranquillità...mi dispiace se ti sono sembrata una rompiscatole, non voglio ostacolarti, non lo farei mai...- e lo abbracciò, sperando di essere accolta con affetto, cosa che accadde.
Gerard sarebbe partito...aveva deciso.
Stabilirono che Elliot avrebbe trovato un accordo con il regista, mentre Gerard sarebbe salito in camera, a preparare i bagagli.
Elliot scomparve dalla saletta, lasciando la moglie e il cliente in un angolo a discutere gli ultimi dettagli.
****
- Hai già deciso in che albergo vuoi alloggiare, o vuoi andare nel tuo appartamento?-
L'attore scosse il capo.
Tornare nel suo appartamento solo per un paio di giorni...non ne valeva la pena.
E inoltre...aveva già scelto in quale albergo soggiornare.
- Va bene...per domani sarà tutto fatto...-
- Grazie..ora vado a sistemare il borsone...ci vediamo a cena- e si avviò verso la sua stanza, immaginando il volto della sua ragazza nel vederlo lì in città.
Le avrebbe fatto una sorpresa, deciso a ricambiare quella di un mese prima.
Prima che potesse superare la prima rampa di scale, venne richiamato indietro da una voce conosciuta.
Amanda.
L'attore la vide richiamarlo vicino a sè, e lui ridiscese, domandandole subito cosa volesse.
- So perchè hai scelto questo hotel...- e gli sorrise maliziosa;
- Se la incontrerai, ti prego...sii discreto...-
- Si, mamma!- scherzò lui, regalandole un bacio soffice sulla guancia.
Lei lo allontanò con un sorriso confortato sul volto.
Gerry poteva essere una testa calda, un don giovanni...ma aveva quasi sempre ascoltato i suoi consigli.
Si avviò verso la reception per telefonare e prenotare, sperando in cuor suo che anche questa volta tutto andasse per il verso giusto.
*****
Elliot attese qualche minuto prima di entrare nella stanza del regista.
Conversava con una donna.
- Matt, Matt...lunedì sarò a lavoro come al solito, lasciami andare-
non udì nulla per qualche secondo, poi un sospiro pesante.
- Linda, se tu vuoi andare, non posso di certo fermarti...-
- Grazie Matt!- e sentì un bacio con lo schiocco da fuori la porta.
La vide uscire, vestita con un bel maglioncino di lana nera molto scollato, e una minigonna dello stesso colore che avrebbe fatto voltare nella sua direzione pure un cieco.
- Buonasera, signorina Mckenzie! Cosa la porta qui?-
Linda portò indietro i capelli color miele con un movimento elegante.
- Ho chiesto un permesso per andare a Londra per un paio di giorni...ho voglia di fare un pò di vero shopping!-
" Non quella robetta che si vede qui...mah...", riflettè che lo shopping le era indispensabile per sfogare lo stress.
Non aveva un uomo...almeno sapeva che l'alcol e la sua carta di credito dorata non la abbandonavano mai.
E per la fine di ottobre aveva un ballo a cui partecipare...avrebbe comprato un abito da urlo, da far venir caldo pure ad un eschimese.
- Ma che coincidenza!- esclamò il manager, annuendo vivacemente.
Linda piegò il labbro in una smorfia intrigante, senza capire il perchè di tanto entusiasmo.
- Sai che anche Gerry ha intenzione di passare il week end a Londra?-
- Davvero?- chiese lei, incapace di dissimulare la propria meraviglia.
Elliot le assicurò tutto, con aria divertita e rilassata sul volto.
Se Matt aveva concesso il permesso a Linda, certamente non lo avrebbe potuto negare al suo cliente.
Anche se, doveva ammettere, lui non aveva nè la scollatura nè le gambe sinuose della bella attrice scozzese.
" Potrei partire con lui...magari nello stesso albergo...perchè no?"
- Bene, Elliot caro...grazie per l'informazione-
e si incamminò lungo il corridoio, ridiscendendo le scale e dirigendosi in una stanza conosciuta.
Non la propria.