Capitolo 43
L' incubo
Non respirava.
Correva soltanto, più veloce possibile, immersa nell'oscruita di quella stada di periferia.
Correva senza fermarsi, senza voltarsi indietro, impedita nei movimenti dalla lunga veste nera che indossava.
Giunse difilato alla porta di casa sua, ma non riuscì ad aprirla...era chiusa, la rifiutava.
Picchiò con irruenza alla porta di legno.
Aveva paura.
La stava raggiungendo...
Si voltò per cercare con lo sguardo quell'ombra che l'aveva inseguita fin lì...non ebbe il tempo di sbattere le palpebre che avvertì una mano strapparle via il vestito di dosso, con violenza, le braccia paralizzate al muro mentre avvertiva il peso della notte nera opprimerla.
- Lasciami!-
Non la lasciò...nè si fermò...
Avvertiva il proprio corpo perdere sensibilità, ghiacciato dalla presa di quell'uomo, e lo sguardo fuggiva a destra e sinistra, alla ricerca di aiuto.
Vide due uomini..incamminarsi in direzioni diverse, opposte...
Li riconobbe.
- David! aiutami...ti prego...aiutami...- non si voltò nemmeno, proseguendo il suo cammino verso una luce distante.
L'altro uomo parve udire la sua voce, e si voltò.
La ragazza ebbe un tremito di speranza.
- Gerard!!Sono qui...aiutami...non lasciarmi...torna indietro...- Lo vide scuotere il capo e proseguire diritto, e le sue speranze morirono nel percepire la stretta sulla sua pelle farsi più violenta, tenace e senza uscita.
Gridò nel vedere il sangue scorrere dalle braccia e dalle mani, che avevano tentato di graffiare quell'individuo...sangue...scuro e colpevole...
Erano scomparsi tutti...rimaneva solo lei e lui...ne riconobbe lo sguardo stravolto...cielo...
Invocò il suo nome, pregandolo di lasciarla andare...
Niente.
Si dibattè, le tempie pulsavano come la pelle, per il dolore che la pressione che la sue mani nere e incandescenti esercitavano, e lui le fu addosso, le sue labbra sondavano lascivamente la sua pelle, febbricitante per la lotta inutile...lo spinse via nuovamente, calciandolo anche, ma non ebbe alcun effetto...ritornò ancora su di lei, ancora più opprimente, e lo avvertì farsi strada tra le sue gambe.
In tutta sè stessa ebbe un brivido di orrore.
Non poteva farlo...non voleva che lo facesse...
- No!- chiamò ancora il suo nome, iniziando a piangere violentemente come non credeva di poter fare...questa volta non si sarebbe fermato...lo chiamò ancora, pregandolo, supplicandolo...si sentì spinta ancora...e lei gridò.
- NO!-
*****
Chris era entrata nella sua stanza e subito fu avvolta da un piacevole quanto forte profumo di fiori. Il giorno prima erano tornati dal tour promozionale che aveva avuto un ottimo successo, lanciando la ragazza nell'olimpo della moda oltre che dello spettacolo.
Quanto era rimasta delusa , Chris, quando la sua assistita aveva rifiutato di rimanere in Europa a lavorare per la sua agenzia. Eppure Andrew Webber sarebbe stato più che soddisfatto di averla in Inghilterra.
- Mi dispiace, Chris...ma dopo voglio tornare a casa e stare con le mie amiche...se rimanessi qui mi perderei il compleanno della mia Mimì, e il matrimonio di Leda..cerca di capire...forse l'anno prossimo...potrei pensarci...-
Si guardò attorno.
L'ingresso era in ordine, il piccolo salotto d'ingresso della suite sembrava abitato da un monaca di clausura per quanto era tutto perfettamente pulito ed rimesso, se non fosse stato per i pupazzetti e i pelouche disposti in ordine quasi maniacale sul davanzale e la dozzina di mazzi di fiori, sparsi quà e là sul tavolino di vetro basso al centro della sala e appoggiati a tutti gli angoli delle pareti azzurre. Avanzando, vide alcuni abiti giacevano, ancora avvolti dalla busta di plastica, sul divano nero e sulle due poltrone della stessa tinta, inutili in una stanza dove a dormire era una persona come Vee.
la ragazza aveva espresso solo qualche giorno più tardi i suoi dubbi sul essere sistemata in una stanza, una suite, tanto grande. Ai tempi del circo aveva usufruito sempre di appartamenti più modesti, ed era sempre stata in compagnia.
La prima settimana, trascorsa completamente sola in quella camera isolata l'aveva spinta a cercare conforto nelle sue amiche che si erano presentate da lei entusiaste, e avevano condiviso con Vee una piacevolissima settimana prima della sua partenza per il tour promozionale.
Le avevano portato tanti vestiti e cd musicali da ascoltare insieme e una sera Chris le aveva trovate vestite solo con una vestaglia rosa, mentre provavano esercizi di contorsionismo che l'avevano fatta letterlamente rabbrividire per lo stupore: scoprire che la sua assistita era una contorsonista oltre che una provetta ginnasta le aveva fatto un certo effetto...perchè una ragazza così poteva arrivare ovunque.
Non solo il teatro, o la pubblicità, o la moda...
Vee aveva le porte del cinema, dello spettacolo, spalancate davanti a sè...ma non voleva attraversarle.
Le era capitato davanti un talento poliedrico, solo che era troppo umile e spesso sfiduciata...trovare la felicità in quel mondo di luci e divertimenti le era sempre sembrato impossibile.
E dalle voci riguardo il passato della signorina Miller, Chris poteva benissimo comprendere il perchè della sua sfiducia e del suo tenersi coi piedi ben saldi, anzi ancorati per terra: perdere i genitori e anche il marito, a quell'età...quali sostegni aveva avuto?
Quali appigli?
Doveva essere stato orribile...
La ragazza non le aveva mai detto nulla, ma le voci correvano veloci nel loro mondo, pure troppo veloci.
In due giorni dal suo arrivo a Londra, Chris aveva appreso tutto e da quel momento era diventata persino più dolce di quanto sospettasse con la sua assistita.
Diede un'occhiata agli abiti riposti sul divano, ancora nuovi ed intatti nelle loro confezioni.
Erano meravigliosi...
Avrebbe dato carte false per avere abiti come quelli, così preziosi...Dolce e gabbana, Chanel, Dior...
Meravigliosi davvero...molti le erano stati semplicemente regalati dopo alcune sedute fotografiche e altri li aveva acquistati Sir Webber per lei, dopo aver fatto indagare il suo autista sui suoi gusti. Vee era sempre stata una testarda: tutte le volte che era uscita con le amiche aveva sempre comprato qualcosa per loro, ma solo uno o due vestiti per sè, in tutto. Ritrovarsi con tutti quegli abiti era stata una piacevole sorpresa per lei, e si era divertita a provarli...ma sapere che li avrebbe tenuti tutti lei era stato troppo.
Era saltata in braccio al musicista per l'entusiasmo, ritirandosi subito dopo e chiedendogli se non fossero troppi...non avrebbe mai avuto l'occasione di indossarli tutti.
- Si, invece...uno ogni sera fino al ballo in maschera-
le aveva risposto semplicemente e Vee non se lo era fatto ripetere.
Aveva capito che in qualche modo doveva ricambiare a quella enorme cortesia e lo avrebbe fatto esattamente come il suo mecenate voleva, mettendosi in mostra, come un fenomeno da baraccone agli occhi di quei produttori e gente dello spettacolo che la ammiravano...anche se ai party e ai ricevimenti preferiva di gran lunga restare in camera e ordinare i regali ricevuti dai fans, immaginare che faccia avrebbero fatto i bambini in ospedale, tornando da loro con un sacco di giochi.
Babbo natale a novembre!
Chris avanzò ancora e notò diversi bigliettini, tutti letti e poggiati sul comodino di legno scuro, lasciati liberi alla vista.
Ne prese uno in mano e non fece in tempo a leggerlo quando udì un mugolio sommesso. Rimase immobile per qualche attimo, aspettandosi di essere chiamata a breve, di essere cercata.
Niente.
Si affacciò sulla sua stanza e la vide muoversi appena, rigirarsi tra i cuscini.
" Sta ancora dormendo..."
Continuò a leggere il bigliettino.
Era scritto a mano e recava incise poche parole.
...Mi hai rubato il cuore, sposami!...
George
" E questo chi è?"
e iniziò a pensare che la sua cliente le avesse nascosto qualcosa, o qualcuno, fino a quel momento.
Scosse il capo con incredulità, e posò il bigliettino prendendone un altro tra le mani.
Stessa richiesta.
Parole diverse, nome diverso.
Li lesse quasi tutti, e tutti erano di ammiratori un pò più esaltati degli altri.
Tra questi una ventina di proposte di matrimonio o storie d'amore più o meno serie...
Chris si stupì.
Non era la prima volta che una artista particolarmente amata riceveva delle proposte del genere...ma così tante, a poco più di un mese dalla sua prima apparizione in suolo britannico.
Vee aveva stregato davvero l'Inghilterra.
Sir Webber lo aveva previsto...e se all'inizio lei stessa credeva che tre guardie fossero troppe, ora pensava addirittura che la sua difesa difettasse in efficienza.
Fu curiosa e proseguì in quella lettura particolare quando un urlo agghiacciante la lasciò immobile, i bigliettini e le lettere le caddero tutti di mano.
Il battito del suo cuore era stato assorbito da quel suono assordante, acuto e disperato.
- Vee!!- corse nella sua stanza e la vide sveglia, raccolta in testa al letto, gli occhi sbarrati e gonfi di pianto mentre cercava di rannicchiarsi più possibile in sè stessa, le ginocchia premute contro il petto affannato.
Le fu subito accanto, solo per vedere le proprie mani graffiate e rifiutate con violenza.
- William...no...ti prego...ti prego...- singhiozzò la ragazza mentre scacciava quell'ombra dal suo letto.
- Vee, Vee..sono io..sono Chris...svegliati!..amica mia, svegliati...-
riuscì a dirle la donna in un respiro, scuotendole le spalle, le dita della giovane che le graffiavano la stoffa del gilet blu che indossava.
Vee sollevò lo sguardo tremante sulla donna, che rimase a fissarla con angoscia fino a quel momento.
- Chris?..Chris! Chris, oh Chris...- e si accucciò al suo petto, scoppiando in lacrime e lasciandosi abbracciare e cullare con dolcezza.
- Cos'è successo, piccola? - Le chiese lei, pochi secondi dopo.
Vee non rispose, lasciandosi andare al pianto che le inondava il volto e lo spirito.
Era stato orribile...ed era rimasta sola...a casa aveva la sua Liz a consolarla...e a Londra Nina l'aveva confortata più di una volta...ma quella notte era rimasta sola...
Era morta di paura.
- Chris...voglio tornare a casa...voglio le mie amiche, i miei nonni...-
- Che è successo?Vee, rispondi!- dalla porta di ingresso della stanza giunsero delle voci preoccupate.
Chris le riconobbe.
Erano i membri del cast.
I primi ad entrare furono Howard e Patrick, seguiti dalle altre donne della troupe che soggiornavano al primo piano come Vee.
Vedere la loro piccolina, la loro mascotte piangere in quel modo li lasciò smarriti e confusi per un attimo, e appena Vee si accorse della loro presenza tirò un pò su col naso, cercando di soffocare le ultime lacrime che le salivano agli occhi.
- Un incubo..solo un brutto incubo...- rispose Christine, cercando di tranquillizzarli, non lasciando mai la presa attorno alle spalle della giovane assistita.
Patrick si avvicinò di più alla ragazza, e le prese la mano.
Non l'aveva mai vista piangere a quel modo.
Era sconvolta come mai credeva di poterla vedere...lei, così calma, pacata...
- Ragazzi, potete lasciarci soli?...signorina Potter, potrebbe scendere giù e portarle qualcosa di caldo, per favore?-
Gli altri si congedarono silenziosamente, invece Howard le fu accanto, dandole un bacio rapido sulla guancia e regalandole poche parole gentili prima di uscire.
L'attore esaminò la figura di lei. Era così piccola, e tutta un tremito convulso, avvolta in quel lungo pigiama bianco che Leda le aveva comprato apposta per il viaggio.
- Stai bene, Vee?-
- No, Patrick...sto male...tanto male...- e si morse il labbro, lo sguardo perso nel vuoto,
- Non mi lascerà mai...mi insegue ovunque...ho provato a scappare...a dimenticare , ma è sempre qui- e battè forte sul petto, senza alcuna pietà, finchè lui non la fermò.
- Di chi parli?- chiese l'attore, riavviandole una ciocca di capelli che le era finita sul volto.
Vee si strinse a lui, sfuggendo il suo sguardo e poggiando la testa contro il suo petto robusto...lo aveva fatto tante volte sulla scena, ma mai aveva provato conforto in quell'abbraccio come in quel momento.
- Non puoi capire, Pat...non puoi...ogni volta che lo sogno ho paura..ma allo stesso tempo mi sento in colpa...perchè mi sono innamorata di un altro e lui è rimasto solo...non è così che doveva essere...William doveva essere felice, non doveva innamorarsi di me...non doveva pensare a me...sto tanto male per causa sua...ma non posso smettere di volergli bene...-
" William..."
Patrick ascoltò quei singhiozzi con un groppo alla gola.
In quel momento gli parve di conoscere meglio la sua giovane amica.
Era così piccola e aveva sofferto così tanto...sapeva che aveva perso i genitori...e il marito...ma non aveva mai pensato a come poteva sentirsi Vee giorno dopo giorno...
Come si era trascinata in quella vita da sola?
Passo dopo passo...
Cosa poteva pensare, cosa poteva sognare ogni notte, quando le sue difese erano basse?
Quando il peso dei ricordi e dei rimorsi la coglieva senza scampo?
- Gerard soffrirà per colpa mia...vorrei tanto che fosse qui...ma allo stesso tempo ho paura che, se sapesse, smetterebbe di amarmi...- e pianse ancora, stringendosi a lui come una bambina.
Lui la abbracciò con calore, donandole delle leggere pacche sulla schiena e richiamandola gentilmente.
- Davvero credi che smetterebbe di amarti per questo? Pensi che Gerry sia un uomo così da poco?-
Vee scosse il capo con forza, non osando rispondere a quella domanda.
Non lo pensava...ma la paura era tanta.
- Vedrai...lui non vede l'ora di essere qui! E una volta che sarà qui saprà consolarti meglio di me, ne sono certo- e le strizzò l'occhio, accarezzandole la testa dai capelli mogano disfatti.
La ragazza sorrise brevemente, strofinandosi energicamente gli occhi e respirando regolarmente per la prima volta.
Tentò di tirarla su di morale con delle smorfie allegre.
- Ohh, Vee...se mettessi un uomo nel tuo letto riusciresti a toglierti quello che hai nella testa!-
- Patrick!-
esclamò la ragazza a quelle parole, allontanandosi da lui e fissandolo sgomenta, e l'attore scoppiò a ridere, alzandosi dal letto e chinandosi su di lei per darle un bacio fragoroso sulla fronte.
- Scherzavo, Vee, scherzavo!-
La ragazza gli lanciò un cuscino bianco addosso, e lui sorrise nel ritrovare quel sorriso velato e dolce sul suo volto.
Ma non riuscì a dimenticare l'espressione addolorata e disperata sul suo viso.
" E tutto per colpa di un morto...non meritavi questo, Vee, sul serio..." meditò lui, vedendola asciugarsi le ultime tracce di pianto, ancora accoccolata sul ciglio del letto.
Chris sospirò di sollievo nel ritrovare la sua cliente ristabilita, le porse una tazza di thè caldo e la invitò a bere lentamente, mentre Patrick si avviò verso la propria camera, riflettendo sulla situazione.
Sospirò profondamente nell'indossare la solita felpa.
Quel giorno avrebbe avuto le prove dopo una settimana di promozione e ricevimenti eleganti.
" Povero Gerry..." si ritrovò a pensare, chiedendosi come avesse fatto a perdere la testa per una ragazza tanto complicata.
Non cercò a lungo la risposta.
Vee avrebbe fatto la felicità di un uomo, un giorno...e si rese conto che se suo marito fosse stato ancora vivo, sarebbe lui quello felice adesso.
Invece...
" Povera Vee...dovevi amarlo molto questo William..."
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