Capitolo 42
La rosa e il nero
La conferenza stampa si chiuse con qualche applauso e una folla di giornalisti entusiasti.
La stampa estera si era trovata piacevolmente sorpresa di constatare che la giovane intervistata riuscisse a rispondere alle loro domande nel loro medesimo idioma...e, cosa che più li sorprese, riusciva a scherzare con loro, giocando e facendo ironia su sè stessa e la propria carriera passata e presente, ma rimanendo sempre seria e pacata quando si parlava di lavoro.
Tra le domande più gettonate, il motivo per cui Sir Webber avesse scelto degli americani per la sua produzione in regno britannico fu la più quotata, seguita dal perchè proprio quei soggetti..una ragazza così giovane non era mai salita sul palco del musical più visto della storia, e al suo fianco avrebbe avuto due professionisti di tutto rispetto, il fantasma più longevo di Broadway, e il Raoul più famoso di tutti.
Cosa li aveva convinti ad accettare?
Cosa aveva spinto il musicista a fidarsi di una dilettante per un evento così importante?
- La prima volta che ho sentito cantare la signorina Miller...vedendola sulla scena, ho capito che non avrei voluto nessun altra...parlo dell'inizio di quest' anno, in tempi non sospetti, mie cari signori...avevo pensato anche ad altri ruoli in altri miei spettacoli, in cui avrebbe potuto dar prova delle sue qualità atletiche, e lo farò, un giorno, finchè lei lavorerà per me...-
Vee gli aveva lanciato in risposta uno sguardo da " ne riparleremo"e la conferenza si concluse senza troppi intoppi.
Infine quello stesso giorno si diressero a teatro.
In un primo momento fu tutto abbastanza complicato per tutti.
Un nuovo teatro, nuovi addetti insieme a quelli vecchi...un nuovo mondo.
Ma la giornata filò liscia, e la prove andarono più che bene.
Lo spettacolo risultò come Andrew aveva sperato: rinnovato ed evocativo, frizzante e malinconico.
Tutti si erano dimostrati all'altezza dei loro ruoli, sia il corpo di ballo che si era ritrovato a ballare con attori sconosciuti, sia gli attori che avevano accettato la sfida con entusiasmo.
Howard sembrava nato per recitare a Londra, dotato com'era di un'irruenza che avrebbe sorpreso gli inglesi e di una passione che gli americani non riuscivano a comprendere appieno. E in coppia con la ragazza, ogni suo ingresso diveniva atteso, anelato, desiderato...il momento in cui due anime incongruenti ma legate si sarebbero affrontate sullo stage regalando la forza di quell'amore maledetto agli addetti, primi fortunati spettatori, che si ritrovarono a piangere più di una volta, in particolare durante un finale violento e commovente.
Patrick Wilson si era dimostrato come sempre un eccellente cantante e un ottimo "Raoul", ancora meglio che sullo schermo, nonostante il suo ruolo nel triangolo fosse meno importante nello spettacolo musicale che non nel film che gli aveva regalato fama.
E i comprimari avevano reso la performance brillante, assorbendo lo spirito inglese di cui il teatro era impregnato.
Gli addetti infine compresero per la prima volta perchè Andrew Lloyd Webber si fosse fidato di quella ragazzina: era una scelta obbligata.
Quando entrò per la prima volta in scena, era sembrata una bambina dolce e spaurita, e solo quando le prime note della sua canzone avevano iniziato a volare per la cavea avevano assistito alla sua lenta trasformazione in una ragazza per poi divenire una donna tra le braccia dell'uomo in nero...e quella sua voce raggiungeva tonalità alte rimanendo melodiosa, mai assordante o invadente, un sussurro continuo che teneva testa agli acuti della primadonna Anne e nei duetti con i suoi partner maschili.
Chi aveva ancora qualche dubbio su di lei, si era ricreduto durante il secondo atto, e non solo per le semi-acrobazie eseguite durante il ballo in maschera, ma soprattutto durante la scena del cimitero.
In quei tre minuti e più, la ragazza sembrava trascinare quelle persone in un vortice di dolore, con la sua voce apparentemente spezzata dalla tristezza ma sempre piena e fluida.
Sentendola cantare si sarebbe pensato che da un momento all'altro la ragazza sarebbe scoppiata a piangere, ma non era così: era il pubblico quello che alla fine si chiedeva perchè avesse le lacrime agli occhi.
Il loro primo giorno di prove fu premonitore: il pubblico, quello vero, di persone paganti, accolse allo stesso modo quella rappresentazione, una folla entusiasta, la stampa ancora più eccitata di quanto era stata nei giorni precedenti alla messa in scena.
Un successo, trionfale.
Gli attori vennero richiamati sulla scena più di una volta e la folla continuò ad applaudirli finche il sipario non si chiuse definitivamente.
Eppure Vee non si sentiva soddisfatta.
Sentiva di non meritare tutti quegli applausi...e anche se aveva detto che non era importante, avrebbe tanto voluto che Gerard fosse lì.
Indossava ancora il costume del finale quando qualcuno bussò alla porta del suo camerino.
Non se ne accorse nemmeno, intenta a struccarsi e a sciogliere i suoi capelli.
Si era guardata allo specchio: sembrava più adulta, e le lunghe ciocche castane ricadevao morbidamente ai lati del volto.
Le donavano davvero, così ricci, ma non li sentiva suoi...
Little lotte, let her mind wonder...
Vee si voltò rapidamente verso l'ingresso del suo camerino, da dove una voce maschile si era insinuata e si avvicinava a lei con un'espressione ironica sul volto.
La ragazza gli sorrire, tirando un sospiro di sollievo.
Prima di quel momento, già durante le prove, molti "ammiratori" erano riusciti ad avvicinarsi senza permesso al suo camerino e, a causa loro, le guardie da due erano diventate tre, sempre in servizio.
- Patrick! O dovrei chiamarla Raoul, visconte?-
Little lotte
thought: Am I fonder
of dolls....or of goblins,...of shoes...
- Dai smettila...-lo pregò lei, sorridendogli mentre strofinava il batuffolo impegnato di struccante sul volto.
ma lui proseguì fino alla fine, prendendole infine la mano e porgendole un bacetto rapido sul dorso.
E lei scosse il capo, prestandosi al suo gioco.
No...what I
love best, Lotte said,
is when I'm asleep in my bed,
and the Angel of Music sings songs in my head!
The angel of music sings songs in my head...
The angel of music sings songs in my head...
Conclusero insieme, e lei gli diede un bacio rapido sulla guancia, scombinandogli i capelli ancora acconciati.
Cielo, sembrava un bambolotto, pettinato a quel modo!
Molto meglio spettinato e spigliato come al solito.
- Non ne hai avuto abbastanza per stasera? Domani saremo in radio...e in televisione...-
e sospirò, pensando che dopo quegli impegni, avrebbe avuto ancora dei servizi publicitari che il musicista l'aveva convinta ad accettare. Sentirono bussare alla porta e la voce pesante di due uomini dire loro che entrare era impossibile.
Vee roteò gli occhi e si guardò allo specchio, un espressione mesta sul volto.
- Lo senti, Pat?- rimanendo immobile per qualche secondo a fissare la prota rumorosa,
- Quel pubblico vorrebbe conoscermi, ma io ho un muro di tre guardie per due metri ciascuno a tenermi lontano da loro...non meritano questo...io, non merito questo...-
- E' il prezzo del successo, Vee. Ci farai l'abitudine...-
- Non voglio farci l'abitudine...sono stanca, Patrick, come non lo sono mai stata...e anche sola-
disse Vee, rimproverandosi subito di essere un'ingrata.
Nina, Sarah, May e Randy erano venute a trovarla più di una volta, e Sir Andrew aveva anche acconsentito a permettere loro di fare shopping ed uscire insieme, purchè accompagnate da un autista.
Erano pure rimaste a dormire da lei, ogni tanto, e di questo era stata grata, soprattutto quando gli incubi la perseguitavano nel sonno, al suo risveglio aveva quattro paia di braccia ad accoglierla nella realtà.
Ma non potevano essere sempre lì per lei: le sorelle Chang avevano un lavoro anche esse, un impegno da onorare, uno stipendio da portare a casa.
In realtà era di un'altra persona che sentiva la mancanza, il motivo per cui si sentiva sola.
"Mi manchi di più...da quando ti ho visto..."
Patrick le fu dietro, poggiando il mento sulla sua testa e guardandosi allo specchio come lei.
Erano una bella coppia, la preferita dei fotografi, persino più di Vee ed Howard.
Erano giovani, belli, bravi e famosi...cosa potevano desiderare di più?
Vedendoli in quel momento, molti non avrebbero saputo rispondere.
Ma questo non li preoccupava affatto.
- Gli dispiace di non essere qui stasera...- la rassicurò lui pacatamente, lasciando il nome sottinteso.
Entrambi sapevano benissimo di chi stavano parlando.
Lei rimase in silenzio.
- Ma sarà contento di sapere che tutto è andato bene...questa è per te - e le porse una rosa, legata con un nastro nero, che fino a quel momento aveva tenuto nascosta nella mano sinistra, dietro la schiena.
Vee la prese tra le dita, lisciando il piccolo nastro di velluto senza sciogliere il nodo.
Avrebbe voluto piangere per la gratitudine ma non lo fece.
- Grazie, Visconte- fece un cenno col capo, regalandogli uno sguardo dolcissimo, per quanto affaticato, attraverso lo specchio.
Patrick si spostò lentamente, ritornandole accanto e le baciò nuovamente la mano, strizzandole l'occhio.
- Prego, Christine-
*****
Amanda ritornò in compagnia di Elliot, il giorno dopo.
I biglietti di cui Gerard non aveva potuto usufruire erano finiti comunque in buone mani.
Non si stupirono che i posti fossero di prima fila, proprio accanto al compositore e alla propria consorte.
Avevano appena avuto il tempo di salutarsi prima che Andrew salisse sul palco per un discorso di benvenuto, lo stesso che avrebbe ripetuto successivamente alla prima ufficiale fissata per ottobre.
Le scenografie, le coreografie, i brani recitati...tutto era perfetto, come forse non lo era mai stato...o come non era mai sembrato.
I coniugi si ritrovarono ad attendere con ansia il momento in cui la ragazza avrebbe cominciato a cantare: sapevano che suono aveva la sua voce ma rimasero comunque spiazzati, come gran parte del pubblico.
Elliot si era pure azzardato a commentare positivamente con il compositore, che gli accennò un sorriso compiaciuto, senza proferire parola.
Gerard era ancora sul set quando i due arrivarono presso la location giornaliera del film e gli lanciavano sguardi di attesa.
Recavano notizie di Vee...di lei e del suo spettacolo.
" ..di lei..."
Non aveva sue notizie dirette da quasi due settimane, e si ritrovava a maledire il suo cellulare che gli comunicava con ore di ritardo che la sua ragazza aveva tentato di chiamarlo.
Aveva deciso di chiamare Patrick, la sera della prima.
Aveva provato con lei, ma il telefonino della ragazza era spento e non sembrava rintracciabile altrove.
Il collega gli aveva risposto con fretta, e subito gli aveva domandato se la ragazza fosse lì vicino.
"Al diavolo la discrezione!"
ma la sua risposta negativa lo buttò giù.
Non voleva disturbarlo in quel momento e gli chiese solo di dare un omaggio a Vee da parte sua, visto che lui non sarebbe stato presente.
- Che ne pensi di un mazzo di fiori? Posso rubarne uno qui in giro! Sono un professionista, lo sai-scherzò Patrick, ammiccando al telefono.
- No! - gli aveva risposto Gerard, fintamente indignato.
Poi riflettè per un momento.
- Un rosa, una soltanto...-
- Magari con un bel nastro nero legato attorno, e già che ci siamo pure un anello incastonato di diamanti, che ne dici?- scherzò Patrick mentre l'assistente gli sistemava il papillon bianco sulla mise dello stesso colore.
L'attore rise, immaginando da dove avesse potuto tirar fuori un'idea del genere.
- Vada per il nastro! Per l'anello c'è ancora tempo...-
Gerard non vide gli occhi del collega brillare di ironia a quella frase.
- E' un'anteprima, Gerry caro?-
- Per niente, idiota!-
" E di certo non verrei a dirlo a te, razza di pettegolo!"
Una voce in sottofondo avvertì Gerard che il suo collega sarebbe entrato di lì a poco in scena, e decise di non disturbarlo oltre.
- Ricordati della rosa...-
- Si...ma la prossima volta cerca di esserci! Mi mancano i tuoi applausi, tesoro - e rise, prima di chiudere la conversazione.
L'attore aveva sospirato pesantemente, spegnendo il cellulare e ritornando al lavoro.
" Non sai quanto vorrei essere già lì, Pat...non lo sai proprio.."
*****
Gerard si avvicinò con tutta calma ai due.
Aveva aspettato una giornata intera...cosa sarebbe cambiato in uno o due minuti, ormai?
Era a pochi passi quando salutò la sua assistente e il manager.
Amanda con il solito bacio sulla guancia ed Elliot con una stretta di mano e lo scambio di qualche convenevole e battuta ironica, come sempre.
- Come è-
- E' stato fantastico!!- lo interruppe subito Amanda, lanciandogli uno sguardo raggiante ed eccitato.
- Erano tutti perfetti, perfetti! Patrick è stato fenomenale...la signorina Miller sembrava un angelo, bellissima! Lei e il fantasma insieme stavano benissimo...con tutto il rispetto per te, Gerry...- si scusò subito.
- E lei era terribilmente sexy! Non te la meriti proprio, Gerry caro!- concluse il manager, dandogli una gomitata finta sullo stomaco.
" Grazie mille! La mia autostima vi è riconoscente, davvero"
L'attore si ritrovò a pensare che mandare i due manager allo spettacolo era stata una pessima idea.
Amanda si fece seria, vedendo come il suo assistito avesse cambiato espressione
- Ascolta Gerry, per capire dovresti vedere con i tuoi occhi. E' tutto più grande, più curato, e i protagonisti sono stati tutti più che all'altezza della situazione. Per quanto riguarda la signorina Vianne, lei ha attirato l'attenzione più degli altri; Andrew ha accettato dei contratti per farle fare dei servizi pubblicitari e altre registrazioni, e domani partiranno per un tour promozionale. Sta bene, è solo un pò stanca e ci credo, visto che Andrew ci ha confessato che lavora quasi il doppio degli altri, tra promozione, allenamenti e servizi vari, e non le è permesso uscire senza scorta -
Amanda scosse il capo, cercando un supporto in suo marito, che rispose con un cenno disarmato, prima di proseguire il discorso iniziato dalla consorte.
- Immagina come può essere stressante per una ragazza di 20 anni lavorare dalle sei di mattina a mezzanotte e non potersi distrarre mai...volevamo avvicinarla, dietro le quinte, ma le guardie ce lo hanno impedito...Vianne, dietro di loro, ci ha riconosciuto e c'è rimasta malissimo...sono dovuti intervenire Patrick ed Andrew a levargliele di torno -
- Ci avete parlato?- chiese quindi lui, interessato.
Amanda gli fu accanto e gli sorrise.
- Ha detto di salutarle il suo caro paparino...anche se non so di cosa stesse parlando...-
- Non importa...- concluse lui con un sorrisetto; lui sapeva perfettamente cosa volesse dire,
- Altro?-
- Grazie per la rosa...tutto qui-
E subito dopo gli consegnò una busta bianca e semiaperta.
Gerard lo analizzò con espressione corrucciata, senza capire in principio cosa fosse.
- E' l'invito per il ballo in maschera del 31 ottobre. Ha invitato te, noi e i tuoi colleghi. Più tardi chiederò loro se sono interessati-
Gerard assentì, e riconsegnò la busta alla sua assistente, chiedendole di tenerla finchè non si fosse sistemato e cambiato per ritornare in albergo.
*****
Rientrarono tardi nelle loro rispettive camere.
Entrambi tenevano qualcosa in mano e la analizzavano con cura, sospirando in continuazione.
Un fiore.
Una lettera.
Vee entrò nella stanza da bagno e ne uscì con un piccolo bicchiere pieno d'acqua.
Vi infilò la rosa e la ripose sul suo comodino, continuando ad osservarla mentre gentilmente il sonno la cullava, trascinandola lontano dalla sua stanchezza e dalla solitudine.
Non c'era nessuno in albergo, erano tutti fuori a divertirsi, al ricevimento per il successo dell'anteprima. Era andata solo per dieci minuti, il tempo delle solite foto di rito e di farsi vedere dalle persone che, secondo Sir Andrew, contavano.
Subito dopo era fuggita da quella noia, da quegli sguardi interessati...e si era fatta accompagnare dall'autista del compositore in albergo, per poi rinchiudersi nella sua stanza, in fondo al corridoio del primo piano.
" Vorrei che tu fossi qui con me..." sussurrò lei, prima di addormentarsi, una piccola lacrima scivolò sulla sua guancia, inghiottita dalla stoffa bianca del cuscino a cui si era stretta per sentirsi meno sola.
****
" Vorrei che tu fossi qui con me..." si disse Gerard, rimirando più volte quel foglio di carta riccamente decorato, con le scritte in rilievo.
Il corso del suo pensiero fu interrotto quando udì qualcuno bussare alla sua porta.
Si alzò repentinamente.
Che fosse..?
" No...non è possibile"
- Avanti...- rispose, sedendosi sul letto, in attesa.
Un uomo e una donna avanzarono verso di lui, salutandolo e chiedendogli perdono per l'orario.
Ma dopotutto Gerard e lei erano tornati insieme, sapeva che non poteva essersi già addomentato.
- Linda, Mark...che succede?-
- Volevamo solo dirti che, se per te va bene, noi saremmo contenti di venire a questo ballo in maschera- esordì la donna, sedendosi accanto a lui, mentre Mark rimaneva in piedi, l'espressione decisamente più sobria del solito, e una sigaretta quasi consumata trattenuta dalle labbra sottili.
- Sarà un modo per festeggiare la fine delle riprese tutti insieme, - espirò il fumo, per poi spegnere la fiamma sul posacenere sopra il comodino, vicino al letto.
- Per non dire che le bevande saranno gratis!...perchè lo sono, vero?-
- Mark!!- esclamarono di meraviglia entrambi gli attori, a quella dichiarazione.
" Brutto ubriacone!Sei pure tirchio...e io che mi chiedo perchè abbiamo questa brutta fama in giro per il mondo...eccolo, l'esemplare vivente di scozzese Doc! Mah!"
- Sicchè verresti a Londra solo per ubriacarti gratuitamente?- gli chiese dunque Linda con un sorrisetto ironico sul volto.
- No, davvero!...Non solo, almeno...- e scoppiò in una risata divertita, senza motivo.
- Oggi in televisione ho visto la ragazza di Gerry e ho pensato "perchè no?"-
Sia Gerry che Linda sobbalzarono.
" In televisione?!"
- Che? Non lo sapevi, Gerry? Salti da un canale all'altro e lei sta lì! Pubblicità, interviste...di tutto! E sai che assomiglia a quel ragazzino rompiscatole di qualche settimana fa? Probabilmente era suo fratello che ti veniva a salutare!-
" Mark...ancora non l'hai capito? Allora l'alcol fa davvero male ai neuroni...mamma aveva ragione...meno male che ho smesso.."
- Mark, caro...Com'è questa ragazza? io ancora non l'ho vista - chiese Linda, decisa a conoscere finalmente il volto di quella rivale.
- La conoscerai il prossimo mese, al ballo...è l'ospite d'onore con gli altri membri del cast, no?-
Mark squadrò Gerard, che annuì forzatamente, riprendendosi ancora dallo shock..
La sua Vee in televisione...gli venne voglia di aprire subito l'apparecchio e sintonizzarsi su tutti i canali fino a trovarla...ma si trattenne.
- Ora vorrei riposare, ragazzi...ne parliamo domani, che ne dite?-
Entrambi gli ospiti annuirono e si congedarono.
Linda gli diede un bacio sulla guancia e gli augurò la buonanotte.
Ma prima di andare via, gli fece una domanda.
- Il ballo è a tema, giusto? Che colore preferisci tra il bianco, il nero, l'oro e l'argento?-
Gerard riflettè solo per un momento, poi diede come risposta la prima che gli venne in mente.
- Il nero..?-
Linda gli regalo un altro bacio, questo più vicino alle sue labbra.
- Vada per il nero, allora! Buonanotte Gerry- e la ragazza si avviò verso la porta, lasciandosi i colleghi alle spalle.
Mark gli fu vicino allo stesso modo e, prendendogli il volto tra le mani, gli regalò un bacio rumoroso sulla guancia.
Linda rise con espressione sorpresa sulle labbra, mentre Gerard rimase scioccato e si divincolò subito da quella presa, scacciandolo malamente.
" Che schifo!"
- Buonanotte Gerry- disse con voce melliflua ed irriverente Mark, imitando Linda e le sue movenze, il suo atteggiamento fino a quel momento. Lei se ne accorse e si allontanò, sorridendo ancora, ma leggermente irritata.
- Anche io mi vestirò di nero per il ballo...ohh, - emise un piccolo gridolino di finta eccitazione,
- Mi sento come quando sono andato al mio primo ballo del liceo!-
Gerard si era strofinato la guancia più di una volta, cercando di lavarsi quella traccia di saliva dal volto.
" Non riuscirò a pulirmi neanche con la candeggina...che schifo...merda!"
- E come era il ballo del liceo?- domandò in cagnesco, la mano ancora infieriva sulla propria pelle.
Mark si affacciò alla porta, da cui ormai Linda era già passata da un pezzo.
- Sai che non me lo ricordo...ero ubriaco!-
" E ti pareva..."
- Buonanotte Mark!- esclamò lui, deciso a sbattergli la porta in faccia.
E vide il collega allontanarsi definitivamente, chiudendo la porta dietro di sè con un ghigno trionfale sul volto.
Gerard si lavò subito dopo la faccia, asciugandosi e osservandosi allo specchio.
Sembrava stanco, e la barba incolta amplificava soltanto quell'impressione.
Ma guardando la sua figura per intero si rese conto di essere prestante, e più robusto rispetto a sei mesi prima, quando aveva iniziato a lavorare per Matthew...probabilmente aveva pure preso peso, ma non era ingrassato.
Solo muscoli.
Battè un colpo sul petto nudo, gloriandosi intimamente del proprio fisico e indossò con calma una felpa verde, la sua preferita.
Pensò a cosa avrebbe potuto indossare per quella serata di gala, lasciandosi trascinare dal suo spirito vanesio.
Alla fine si ritrovò a pensare che il nero fosse davvero la scelta più azzeccata per l'occasione...si adattava a tutto, e gli avrebbe dato un'aria slanciata ed elegante, come al solito.
Decise che ci avrebbe pensato su ancora un pò e si sdraiò sul letto, contemplando il soffitto.
E subito le venne in mente lei.
Vee come si sarebbe vestita?
Non meditò a lungo...le donava tutto...ma...
" Il bianco...sarebbe perfetto..."
e si addormentò, immaginandola vestita di quell'abito bianco e leggiadro che lui stesso le aveva regalato mesi prima.
Se lo avesse indossato realmente, si sarebbe preso una soddisfazione, sciogliendo quei stupidi nodi che tanto lo avevano irritato mesi prima...
"...davvero...perfetto..."