Capitolo 41
Problemi e dubbi
Chris si mosse con rapidità, salendo con il suo solito buonumore i gradini che la dividevano dalla stanza della sua nuova protetta.
Pensava che era stata fortunata a capitarle questa nuova giovane attrice piuttosto che una divetta già affermata: di solito si trovava sempre male con la maggior parte di loro, troppo altezzose e vanesie per il suo carattere così sanguigno, nonostante fosse nata in Inghilterra e sapesse fino a che punto punto una persona potesse essere fredda o sarcastica nei suoi confronti.
Ora invec le era capitata tra le mani una new entry nel mondo dello spettacolo e in quel dietro le quinte dove agenti, press agent e assistenti convivenao 24 ore al giorno con i loro assistiti.
L'avrebbe plasmata, senza permetterle di diventare come quelle ochette tutto fumo e niete arrosto o quelle attrici e cantanti piene di sè che calcavano le scene die grandi palchi, forti dell'avere venduto quache disco o di essere capitate nel letto del regista giusto.
Questa ragazzina sembrava una con la testa a posto, non avrebbe commesso pazzie e l'avrebbe ascoltata.
Si...ne era convinta, e con queste certezze appena maturate si avviò verso la stanza 104, quella piccola suite di due vani adibita solo ad uso della giovane Vianne Miller.
Vide appesa alla porta la richiesta di non disturbare, ma analizzando l'orologio vide che non era troppo presto: le nove e trenta in punto.
Bussò brevemente, richiamando la sua cliente alla veglia, in caso stesse ancora dormendo.
Nessuna risposta.
Diede ancora qualche breve colpo all'uscio, con più forza.
Niente.
- Signorina Miller? Faremo tardi, mi aprà. Le ho portato l'abito da indossare per la conferenza...Spero che le piaccia il rosso...signorina?...Vee?-
- Che succede?-
Due uomini si avvicinarono alla assistente, sorridendole cortesi e augurandole una buona giornata.
Erano entrambi vestiti abbastanza sportivamente, ma nulla era stato lasciato al caso: non un capello fuori posto, non un colletto piegato male.
- Signor Wilson, signor McGillin. Buona giornata a voi..oh, buongiorno, Mister Taylor-
L'uomo, vestito in maniera impeccabile, la saluto e si avvicinò a lei, ricordandole di essere pronta con la sua assistita per le dieci al piano di sotto.
- Ecco, signore, c'è un problema...-
- Che problema?-
I due attori rimasero in silenzio, cercando di nascondere la curiosità che li pervadeva.
Sarebbero dovuti scendere giù nel salone da un momento all'altro.
Cosa poteva essere successo?
- La signorina Miller non risponde...credo che stia ancora dormendo e-
- Scenda, prenda la seconda chiave all'ingresso e apra la porta, non abbiamo tempo da perdere...la signorina ci perdonerà, ne sono certo...ieri era stanca, non avrà recuperato del tutto, ma abbiamo bisogno di lei-
Patrick ebbe a malapena il tempo di sussultare prima di vedere entrambi gli addetti scendere e scomparire per qualche minuto.
- Che ti succede, Pat..? Sei sbiancato...hai fatto colazione, vero?-
Howard lo fissò, senza davvero preoccuparsi troppo per l'amico ma cercando più che altro di essere gentile.
Patrick non rispose subito, e solo nel percepire la mano del collega sulla spalla mentre lo avvertiva che sarebbe andato avanti a dare un'occhiata si svegliò da quel momento di meditazione senza pensieri.
Quando pure Howard fu sceso, ripromettendosi di aspettare i suoi colleghi davanti all'ingresso della sala stabilita, Patrick si azzardò a bussare alla porta dell' amica.
Non ricevette alcun segnale, alcuna risposta.
- Vee? ti prego, dimmi che sei lì...Vee...- bussò ancora per poi arrendersi.
" Merda!!!!Lo sapevo! lo sapevo!- prese in mano il cellulare e compose il suo numero.
Se lo era fatto dare il giorno prima, per poter continuamente sapere dove si trovasse, e da lei aveva ricevuto solo due chiamate..una al suo arrivo e una alla sua partenza da Glasgow.
Ora il suo cellulare era spento.
" Maledizione!"
e si accorse di avere un messaggio di testo in memoria.
Attraverso in un balzo il corridoio che conuceva alle scale e scese i primi gradini avviandosi all'ingresso, sperando di vederla apparire lì da un momento all'altro, digitando sui tasti del suo portatile per visualizzare il testo.
Prima che potesse leggerlo, Chris si era avvicinata con le chiavi, pronta a risalire quella chiara scalinata e svegliare la sua cliente.
Patrick non la guardò neppure mentre la seguiva ritornando sù, preoccupato: il messaggio era di Vee, inviatogli qualche ora prima, quella mattina.
Perchè non ci aveva fatto caso prima?
Erano solo poche parole.
...Il treno è in ritardo...aiuto!...
" Urgh!"
Patrick per poco non svenne.
Non poteva più coprirla.
Sapeva che sarebbe arrivata, che era al sicuro...ma chi l'avrebbe salvata dalle ire di Sir Webber se lei fosse arrivata dalla stazione ferroviaria con tutta calma?
E se gli avesse detto che era stata in Scozia da sola in piena notte?
E che il bravo attore di Broadway e Hollywood si era reso complice di tale peripezia?
Fu sul punto di saltare addosso alla giovane donna ed impedirle di rovinare due persone e le loro vite quando questa infilò la chiave nella toppa e compì un primo giro.
" Sono morto..." l'attore vide tutto perduto.
- Aspetti! - esclamò lui, in un ultimo estremo tentativo di salvare la situazione.
" E ora che le dico?"
La porta però si era già aperta, e Vee era lì, in piedi, avvolta da una coperta blu, l'aria assonnata.
- Buongiorno...scusatemi, ho dormito troppo...- Vee chinò il capo nel suo parlare, stroppicciandosi gli occhi poco dopo.
Patrick la guardò scioccato, senza sapere cosa dire, cosa pensare...come ucciderla per lo spavento che si era preso.
Chris sorrise di sollievo, si fece comprensiva e la salutò con un bel buffetto morbido sulla guancia.
- Non ti preoccupare, piccola...siamo ancora in tempo! Tieni il vestito per la conferenza..e cerca di essere pronta in venti minuti...la stampa ti attende al piano di sotto-
- Sarò pronta- sbadigliò lei, tenendosi la coperta addosso, un leggero tremito la scuoteva.
Chris le raccomandò puntualità assoluta e ridiscese al piano di sotto, decisa a scegliere un buon posto da cui seguire l'intervista.
Rimasero solo l'attore e la ragazza, in piedi, osservando la donna vestita di nero che si allontanava.
Si guardarono negli occhi per un istante e scoppiarono in una risata liberatoria, dopodichè lei lo trascinò dentro e gettò il lenzuolo sul letto, rivelando gli stessi abiti con cui era uscita il giorno prima.
- Come hai fatto, disgraziata? Stavo morendo, prima-
- Anche io...ero appena arrivata e vi ho visto tutti davanti alla mia porta!...quando il signor Taylor ha detto a Chris di aprire la mia stanza, non so neanche io che faccia ho fatto...ma almeno vi siete allontanati tutti e ho avuto tempo-
- Ma come hai fatto ad entrare senza che io me ne accorgersi?-
- Patrick, sono salita dalle scale di servizio...sono sbucata qui davanti- e rise scuotendo il capo, spogliandosi degli abiti larghi del collega e rinchiudendosi nella stanza da bagno.
L'attore ricordò che effettivamente le scale di servizio, adibite anche ad uscita d'emergenza, erano presenti in ogni piano; se ne era accorto appena arrivato in albergo, che la porta grigia degli inservienti era in fondo al corridoio al secondo piano, tre porte dopo la sua stanza, mentre al primo piano dove alloggiava Vee, era proprio la porta accanto, e più tardi, scendendo al piano di sotto per la conferenza, notò la piccola porticina proprio accanto all'ingresso delle restrooms e si sarebbe reso conto che salire da lì richiedeva molto tempo.
Vee aveva corso come una forsennata per attraversare l'atrio, salire le scale e farsi trovare in camera.
- Com'era il tempo a Glasgow?- chiese lui, riprendendo il suo controllo nell'assicurarsi che ormai Vee era lì e nulla sarebbe andato storto.
Se lei avesse avuto in mente un'altra bravata come quella, sarebbe dovuta passare sul suo cadavere prima di metterla in atto.
- Fa caldo, ma sai, in taxi non si capisce un granchè...- le rispose lei dalla doccia, enigmatica.
- E il nostro " amico" come sta?- le chiese qualche minuto dopo, e ritrovandosela di fronte, vestita e truccata leggermente ma di tutto punto; aveva calcato un poco la mano sul contorno degli occhi, per rendere meno evidente la sua mancanza di sonno, e il risultato era perfetto, più di quanto lei stessa si aspettasse.
Inoltre quell'abito rosso e leggero scelto per lei le donava, mettendo in risalto le sue curve gentili e facendola apparire molto più giovane della sua età.
Non sembrava che una adolescente...
Vee sospirò, riavviandosi i capelli con la spazzola e, trattenendo una ciocca dietro l'orecchio, li aveva bloccati con un fermaglio di cristallo a forma di stella. Guardandosi allo specchio si era vista troppo giovane per i suoi gusti. Invece voleva essere grande...più grande...
" Accidenti, hai venti anni, dimostrali!"
Si voltò verso Patrick dopo essersi complimentata con sè stessa per essere stata così veloce, e lo invitò con la mano a tirarsi sù per uscire e presentarsi all'appello.
- Sicuramente sta meglio di me adesso, Pat...- e gli diede un bacio sulla guancia, avanzando di qualche passo ed invitandolo con lo sguardo a sbrigarsi.
" Vero, che stai meglio di me?"
*****
- Ma ieri notte sei uscito, Gerry?-
Mark gli diede una pacca sulla spalla , l' attore seduto rimugginava sul suo giornale, sorseggiando la sua tazza di caffè ormai tiepido. Aveva delle belle occhiaie evidenti, e solo il trucco di scena sarebbe riuscito a cancellare tutto, o almeno a nascondere la sua stanchezza.
- Oh, alla fine chi era quel ragazzino? Non me lo sono sognato, vero? Perchè se fosse così...dovrei davvero decidermi a smettere di bere!-
- Mark...- esordì Gerard, scuotendo il capo.
" Sei un deficiente!"
- Quel ragazzino...l'ho rimandato a casa...penso che ora sia al lavoro..- concluse, pensando che in quel momento Vee era già a Londra, impegnata in chissà quale programma massacrante di promozione.
- Ma che lavoro e lavoro!- lo rimbeccò Mark, lanciandogli un'occhiata di sufficienza,
- Quel bambino? Quello puzzava di latte, amico! Sarà a scuola, al massimo!- esclamò sedendosi acanto a lui e ordinando un caffè al banco.
Riprese a chiaccherare, strappando il giornale di mano al suo collega.
- Mah! Venire qui e svegliare gente seria che lavora nel cuore della notte!-
Gerard non si lasciò turbare dal furto del quotidiano, ma raccolse quella frase come spunto per una battuta.
Mark gliele aveva offerta su un piatto d'argento..come poteva lasciarsela sfuggire?
- Sei tu la gente seria che lavora?-
Chiese, voltandosi verso di lui e lanciandogli un'occhiata sarcastica.
- Certo! Non si vede?- rispose Mark, abbassando appena i fogli grigi che recavano notizie di borsa e squadrandolo, il sopracciglio inarcato.
Si mise in posa, assumendo un espressione seria e contrita, mascherando il sorrisetto ironico che gli nasceva spontaneo sulle labbra.
Gerard rise, dandogli una pacca sulla schiena mentre terminava la sua colazione e si alzava dal suo posto.
- Sai...credo di aver bisogno di un paio di occhiali...non ne vedo proprio di persone serie che lavorano, qui vicino, per quanto mi sforzi!-
e si allontanò, dirigendosi alla navetta che attendeva i membri della troupe fuori dall'albergo per le riprese giornaliere.
Durante tutto il tragitto rimase silenzioso.
Mark non aveva alcuna battuta da recitare, e a lui era stato permesso rimanere in albergo quella mattina.
Gli altri suoi colleghi erano impegnati nel discutere una scena di battaglia alla quale lui non avrebbe patecipato in prima persona.
Vedendo il proprio profilo riflesso sul finestrino del mezzo, Gerard rese conto di non aver nessuno con cui parlare...o almeno così credeva.
- Non dovresti rimanere qui tutto solo...se ti metti a pensare troppo, ti verranno le rughe!!!Qualcuno potrebbe pensare che sei vecchio!- Linda si avvicinò e gli sedette accanto, accolta da un bacio caloroso sulla guancia e da un sorriso di circostanza, il primo che era riuscito a produrre da quando erano in viaggio.
La location distava più o meno un' ora dal loro punto di ritrovo, e ogni mattina era la stessa storia.
- Ti sembro vecchio, Lindy?-
L'attrice rimase sorpresa di quella domanda così seria, gli accarezzò la guancia e finse di giocare col suo volto, squadrandolo da più parti.
- No, affatto!- sentenziò infine.
" Anzi...ogni volta che ti guardo mi sembri sempre più bello..."
- Ma come mai me lo chiedi? Il mio Jamie si preoccupa di qualche ruga?-
Gerard scosse il capo e analizzò la sua figura nel riflesso indistinto che riusciva a cogliere dal finestrino, ormai umido.
- No...non ho paura di invecchiare, sul serio...mi preoccupo solo che...sono già grande per lei...molto più grande-
Linda si ritrasse con circospezione, evitando di approfondire l'argomento ora che aveva capito.
Stava parlando della sua donna.
- Non ci ho mai davvero pensato fino a ieri...ho quasi il doppio della sua età...lei ha appena compiuto venti anni, il prossimo mese io ne avrò già 37...- e riflettere su quella realtà non fece altro che renderlo più depresso.
- Mi ama adesso, ma se un giorno volesse qualcuno più giovane al suo fianco? Qualcuno più simile a lei?...non potrei trattenerla, anche se...Dio, tra dieci anni Vee sarà una donna e...-
" Non ci voglio neanche pensare!"
Si rese conto solo in quel momento di aver esternato gran parte dei suoi dubbi ad una persona che probabilmente non si era mai trovata in quella situazione, e a cui sicuramente non interessava nulla dei suoi tormenti interiori.
- Scusa se ti ho disturbato con questi discorsi, Linda-, si scusò lui, prendendole la mano e sorridendo pacatamente, la mente ancora persa in quei pensieri.
" Tutta colpa di quelle due zitelle di ieri...uhh!"
- Non ti preoccupare, Gerry...- Linda gli sorrise comprensiva, posando una carezza leggera sulla sua spalla.
Sembrava depresso...e lei non poteva aiutarlo...
- Ti posso dare solo un consiglio...- e attese che lui la ascoltasse con attenzione prima di proseguire.
- Vivi nel presente. Non pensare troppo al futuro, perchè il tempo passa in fretta...- e fece una breve pausa, sospirando e pensando alla propria situazione,
- e io e te ci ritroveremo nella stessa situazione, un giorno...pentiti di non aver fatto le scelte che ci avrebbero resi felici e di non aver vissuto appieno...se pensi che con lei potrebbe essere un errore, allora-
- Non voglio lasciarla...- la interruppe lui, sospirando mestamente e fissandola negli occhi con una profonda tenacia.
" Non voglio...non riesco ad immaginarlo..."
Linda degluttì: possibile che anche gli uomini fossero capaci di amare in quel modo?
Ma non era prerogativa delle donne, quel tipo di amore e di attaccamento?
" Se la ami così tanto..."
- Allora lascia che sia il tempo a decidere se è destino che voi stiate insieme- terminò lei diretta, e si riavviò i capelli, facendosi una breve coda color miele, lasciando qualche ciocca libera sulla fronte chiara ed ampia.
- Nel nostro film, neanche duecento anni ci hanno tenuti distanti...rifletti su questo!-
Gerard la ringraziò con un sorriso dolce, prima di rinchiudersi nuovamente nei suoi pensieri, molto più sollevato e sereno di prima. Linda ritornò al suo posto e si ritrovò ad analizzare la figura di profilo di lui, mentre chiudeva gli occhi, si rilassava e tentava di dormire per qualche minuto, prima di arrivare e sottoporsi alla solita seduta di trucco e indossare il solito kilt.
" Gerry...pensi davvero che sarà una ragazzina delle elementari a tenerti lontano da me? Sappiamo tutti e due che diciassette anni sono tanti...per chiunque..."
Lo vide addormentarsi appena, le labbra leggermente dischiuse per respirare impercettibilmente, e un'espressione serafica sul volto.
Linda sospirò, desiderando per un momento essergli accanto e riempire di baci quelle labbra così morbide. Baciarlo sul set era ormai diventata una tortura: non le bastava più e quelle effusioni la illudevano per il tempo di una ripresa.
Quante volte aveva desiderato che il regista non chiamasse lo stop, sbagliando anche di proposito piuttosto che perdersi qualche secondo di falsa tenerezza con lui.
" E' solo una questione di tempo...prima o poi la lascerai...succede sempre, e io sarò lì..."
- A te non rinuncio...- sussurrò Linda, voltando definitivamente lo sguardo verso il suo finestrino, al panorama stranamente uggioso di quella mattina.