Capitolo 40
Londra
Avrebbero voluto dirsi molte cose, nel tragitto dall'albergo alla stazione
ferroviaria centrale...e in effetti usarono la bocca per comunicare.
Si staccarono l'uno dall'altra solo a tratti, per riprendere fiato e sorridere,
prima di ricominciare...e se non ci fosse stato un terzo incomodo, nessuno
avrebbe fermato l'attore dal prenderla lì stesso...
- Come hai fatto?- domandò lui, guardandola curioso dopo essersi separato dalle
sue labbra per l'ultima volta.
- Sono arrivata a Londra...e poi sono venuta qui...è stato facile...-le sorrise
lei, accarezzandogli brevemente la guancia e stringendogli la mano. Ormai erano
vicini alla stazione ferroviaria.
" Facile..." disse tra sè e sè lei, lasciandosi cullare dai lievi movimenti del
taxi che scivolava adesso sull'asfalto, riscaldata dal tepore delle braccia di
lui, che la stringevano affettuosamente, le dita le lisciavano ora la guancia.
" E' stato faticoso...ma ne è valsa la pena..."
******
Londra, il giorno prima...
- Nuvoloso come sempre..vero, Smith?-
- Si, signor Webber...dopotutto questa è sempre stata una "foggy city"...- e
dopo avergli stretto la mano, la sua attenzione fu rivolta solo alla donna alle
spalle del musicista. Uno sguardo ammirato e sorpreso allo stesso tempo.
- Ohh, ma lei è...?-
Andrew annuì, attendendo che Vee avanzasse e fosse visibile a tutto lo staff
venuto ad accoglierli all'aeroporto.
Taylor Smith la osservò coi suoi chiarissimi occhi chiari ed azzurri e si tolse
il cappello per omaggiare come un vero gentiluomo la dama che aveva al suo
cospetto.
Un comportamento insolito per un uomo di appena quaranta anni, ma non per lui.
Lui, il press agent assunto apposta per l'evento, era stato cresciuto
nell'ambiente chiuso di una famiglia dove tutte le tradizioni della nobiltà
inglese erano ancora considerate sacre.
Nessuno si sarebbe stupito, insomma, di vedere l'eccentrico signor Smith
abbandonare qualunque operazione, anche importante, per assaporare una tazza di
thè alle cinque in punto.
Quella mattina erano presenti in attesa una dozzina di persone. Più avanti gli
addetti stampa e i vari assistenti e, dietro, vicino alle auto scure a pochi
passi dall'ingresso le immancabili guardie del corpo.
Vee si sorprese nel venire a conoscenza che nel loro tragitto dall'aeroporto
all'albergo sarebbe stata scortato da delle guardie personali.
" Perchè?"
- Non credo che sia necessario, sign..Andrew-
- Si, invece - le aveva risposto lui, categorico.
- E ancora più bella di presenza, signorina...e non credevo fosse possibile...Taylor
Smith, sarò il vostro coordinatore, per servirla - e le prese la mano, fingendo
un bacio sul suo dorso.
Vee lo analizzò nei suoi movimenti.
Un uomo pacato, ma entusiasta del suo lavoro, attento ai particolari, anche
minimi.
Tutto questo traspariva chiaramente ai propri occhi da quel modo di porgersi,
dal suo sguardo, dal modo di vestire, dal nodo della cravatta...
- Sarà un piacere lavorare con lei, signore-
e poco dopo si avvicinò a loro una ragazza sui trenta, bella e gioviale, con un
sorriso contagioso.
- Io sono Christine Potter, ma tu puoi chiamarmi Chris! Sarò la tua assistente,
la tua sarta, la tua truccatrice, la tua ombra per le prossime sei settimane. E'
un piacere!-
Si era presentanta in tono repentino e rapido...caratteristiche di una persona
abituata a lavorare in tempi serrati.
- Piacere mio, - rispose Vee, ammirando quella donna alta quanto lei, ma di una
vivacità che la rendeva un gigante ed un folletto allo stesso tempo.
Assomigliava un poco ad Eliza, a parte quella fluente e liscia chioma bionda che
le arrivava fin sotto la schiena. Ma i suoi occhi erano dorati, di un colore
rame fuso ai raggi del sole.
- Sai, anche io mi chiamo Christine...- esordì Vee, lasciandola un poco
spiazzata mentre inarcava il sopracciglio.
" Sul suo curriculum c'è scritto Vianne"
- E' vero, mi chiamano Christine ogni giorno, sul palcoscenico! Giusto per un
paio d'ore...per il resto della giornata sono solo Vee - rimediò presto la
ragazza, sorridendole e stringendole la mano.
Chris rise, dandole una pacca generosa sulle spalle.
- Andremo d' accordo, ne sono certa!-
Uno dopo l'altro si presentarono i vari collaboratori ed infine si diressero in
auto per raggiungere l'albergo.
Vee appoggiò con triste rassegnazione la tempia al vetro e osservò quel cielo
plumbeo dal finestrino oscurarato della sua limousine.
Le aveva negato pure di viaggiare sull'autobus con gli altri dello staff di New
york...eppure Sir Andrew li conosceva tutti.
Perchè non poteva stare con loro?
In auto erano in quattro, oltre l'autista: lei, il compositore, il press agent
che gli chiariva i dettagli delle varie conferenze stampa previste e i vari
interventi in televisione e i congressi.
" Televisione?..."
Fu contenta che almeno Chris fosse lì con lei. Quella donna le procurava buon
umore, anche se tutte le Chris del mondo non l'avrebbero tirata su di morale,
quella mattina.
Persino il cielo le era avverso, così nuvoloso e triste...era diverso dallo
spettacolo che New York le offriva ogni giorno...e pensare che Gerard era da
qualche parte sotto quello stesso cielo la fece sospirare.
Andrew non potè fare a meno di avere un moto di compassione per la sua piccola
diva.
Chiunque fosse quell'amico, Vee ci teneva molto...
- Che hai, Vee?- Chris le lanciò un'occhiata preoccupata dal suo posto davanti a
lei.
Vee scosse il capo.
- E' solo il Jet Lag, credo...mi sento spossata...una volta in albergo dormirò
un poco...devo abituarmi al fatto che qui è già ora di pranzo, mentre a casa
sarei ancora a letto...-
e rise brevemente, ritornando alla sua posizione originaria, in cui rimase fino
all'arrivo in albergo.
Solo un paio di volte si mosse, quando le sembrava di vedere il suo stesso volto
in alto, sulle pareti di qualche palazzo, ma subito ritornava in sè, dicendosi
di non prestare troppa importanza ad uno stupido manifesto.
Non lavorava più al circo, doveva rendersene conto...
Anche sua madre, e la madre di sua madre prima di lei erano già state ritratte
nelle locandine dei circhi in cui avevano lavorato.
Sua nonna era stata una grande equilibrista in passato, ed Elenoire Li aveva
seguito le sue orme, interessandosi un pò a tutti gli esercizi aerei.
Vee era stata un'eccezione.
Aveva iniziato col contorsionismo, disciplina in cui sua madre non aveva mai
ottenuto grandi risultati ma che le era stata impartita con serietà dal padre, e
aveva in seguito imparato ad amare la ginnastica acrobatica...a dodici anni era
diventata una flyer come sua madre, abile sul trapezio e con le fasce.
Un genio.
E ora aveva la sua locandina...quella in cui venivano immortalati gli esercizi
più spettacolari.
Che fosse solo la sua faccia il soggetto del suo primo manifesto la lasciò
perplessa, ma non protestò.
Non ne aveva la forza, nè la volontà.
Voleva solo dormire...e magari sognare Gerard.
Era da settimane che gli incubi la perseguitavano...la maggior parte di questi
avevano un solo protagonista, e di questi aveva terrore.
Quante vole si era svegliata urlando nel cuore della notte, ed Eliza le correva
sempre in camera, abbracciandola un poco e aspettando che si addormentasse,
magari rimanendo con lei fino al mattino.
Per fortuna Leda non era in casa...ormai si era trasferita nell'appartamento del
suo fidanzato, tornando nella sua vecchia abitazione solo di giorno, per stare
con le amiche.
Altre volte erano sogni di una tristezza infinita, in cui riviveva tutto il suo
passato in flash rapidi e confusi, ma tutti dolorosamente chiari ai suoi occhi e
al suo cuore...
A questi si era abituata col tempo...ma si erano fatti meno frequenti negli
ultimi mesi...sempre meno frequenti...
Ma quando sognava di Gerard era tutto diverso...
In quelli provava un gran senso di calore e di fiducia, poteva tranquillamente
abbandonarsi al suo sonno, a quell'abbraccio onirico di cui al mattino rimaneva
traccia nel suo mezzo sorriso appena disegnato sulle sue labbra.
Sognarlo implicava dimenticare che lui fosse lontano...e quando si svegliava, la
lontananza era la prima cosa che la sua mente, il suo corpo avvertiva.
Avrebbe tanto voluto cancellare tutto...e dormire tranquilla...
*****
- Siamo arrivati-
Taylor Smith le aprì lo sportello della limo, e in quattro si diressero verso
l'ingresso dell'albergo.
Lì, ad attenderli sostavano due persone, in attesa della loro partner.
- Howie!Pat!Siete qui!-
E li abbracciò con calore, come avrebbe potuto abbracciare due fratelli, se ne
avesse avuti.
- Vee, sei giù di morale?-
Howard le aveva chiesto questo senza alcun sospetto, ma Vee lanciò ad entrambi
uno sguardo rassegnato.
Patrick conosceva bene il motivo per cui sembrava così depressa.
- Ti tiriamo su noi, vero Howie?- e Patrick la sollevò in braccio e, dopo averla
presa in giro, la lanciò direttamente in braccio a Howard, che fece una
giravolta prima di farla scendere a terra.
- Va meglio?- chiesero entrambi, ridendo come dei bambini e venendo subito
richiamati con un finto tono di rimprovero da Andrew, che aveva assistito alla
scena con un sorriso divertito.
- Vedo che tra i membri del cast c'è molto feeling..- esordì il signor Smith,
sorridendo a sua volta.
- Potremmo giocarci questa carta e far fare loro un bel servizio fotografico già
domani pomeriggio. Inizieremo alle dieci con la prima conferenza stampa, poi in
teatro per le presentazioni e le varie prove, e la sera è previsto un party per
darvi il benevenuto ufficiale qui a Londra -
I tre attori non udurono quel discorso, troppo presi a raccontarsi come era
stato il viaggio e come erano stati sistemati nelle loro stanze.
Andrew interruppe il loro dialogo con un cenno, schiarendosi la voce e
aspettando che tutti e tre fossero sull'attenti.
- Oggi avete la giornata libera, potete approfittarne per riposare e se proprio
volete, potete uscire a divertirvi...- poi si rivolse direttamente alla ragazza.
- Vianne, nessuno sa che tu saresti arrivata oggi a Londra, ed è solo per questo
motivo che non abbiamo trovato nessuno davanti all'albergo. Da domani ci sarà un
tumulto...se vuoi andare da qualche parte, fai in modo che io ne venga informato
e ti fornirò degli..."accompagnatori"...a meno che tu non voglia andare insieme
ai tuoi colleghi...-
Vee scosse il capo nel vedere come i suoi due partner l'avevano fissata
ammirati.
Tutte quelle attenzioni solo per lei...
Erano anche troppo.
- No, Sir Andrew...credo che mi chiuderò in camera mia e riposerò fino a
domani...farò qualche telefonata, ho delle amiche, qui a Londra-
In realtà non vedeva l'ora di uscire, camminare per le strade, passeggiare,
respirare l'atmosfera della vecchia Europa dopo tanti anni...ma da sola, o con
le sue amiche, non con un paio di gorilla alle spalle.
Taylor istruì la signorina Potter affinchè conducesse la sua assistita fino alle
sue stanze, e dopo un breve saluto, Vee si congedò da tutti con un breve inchino
per poi seguire quella donna ai piani superiori dell'albergo.
*****