Capitolo 39

Cambio di programma

 

L'aereoporto sembrava deserto.

Quanto tempo era passato dall'ultima volta che Vee era stata lì...dopo aver salutato Gerard, era andata a Las Vegas a chiudere un capitolo della sua vita..e ora avrebbe riattraversato il mare, come anni prima, quando una città era mai riuscita a trattenerla come New York.

Patrick, Howard e la maggior parte del cast era partito il giorno prima, e Vee aveva avuto del tempo, lontana dalle prove e dal teatro per prepararsi e salutare tutta la gente che avrebbe lasciato dietro di sè per quei quasi due mesi...non che fosse stata sua l'idea di rimanere più a lungo...se avesse potuto scegliere, sarebbe partita prima di tutti.

Leda e Eliza l'avevano accompagnata di mattina presto ed erano rimaste con lei fino all'arrivo di Sir Andrew e del suo staff.

Si sorpreserò nel constatare che Vee era l'unica ragazza del cast a partire con lui. Le altre donne presenti erano solo addette ai lavori e assistenti.

Si chiesero il perchè, ma neppure Vee seppe rispondere.

- Magari è più comodo così...- concluse, con espressione mesta.

Eliza le aveva regalato un cellulare, un piccolo telefono portatile senza troppe pretese.

- Ho memorizzato tutti i numeri sulla rubrica...chiamaci ogni tanto e ricordati di tenerlo acceso!-

- Farò del mio meglio!- scherzò Vee, regalando alle sue amiche un bacio e un sorriso luminoso e un poco triste.

Cielo, lasciare le sue amiche per così tanto tempo...

E dopo che se ne furono andate, lei e sir Andrew rimasero soli nella sala d'aspetto, mentre gli altri si preparavano alacremente alla partenza, fissata per i minuti successivi.

Vee gli lanciò uno sguardo e poi sospirò.

Si rattristò subito.

Due giorni prima, aveva tentato di convincere il suo mecenate a darle il permesso per un salto a Glasgow...e aveva fallito.

Sir Andrew non si era fatto convincere dalle suppliche di Vee, e appena aveva chiesto il motivo per andare così distante dalla loro destinazione originaria, non aveva potuto rispondere...

Patrick si era pure offerta di accompagnarla, ma il signor Webber era stato categorico.

- Non posso prmettere alla mia stella di vagabondare per la Gran Bretagna, quando il suo volto è adesso uno dei più conosciuti di inghilterra..-

- Cosa vuole dire?- chiese allora lei, aggrottando la fronte, seguita da Patrick e da Howard.

- Perchè il mio volto...?-

 

- Perchè...-

 

- La signorina Miller è su tutti i manifesi della città, Gerry! dovevi vederli!è una cosa maestosa!- Amanda lo aveva salutato affettuosamente al suo ritorno dalla città, e subito gli aveva detto - Indovina?-, sfidandolo.

Lui non aveva tempo per quei giochetti...purtroppo, le riprese del film erano in ritardo, e se non si fossero impegnati tutti più seriamente, la produzione si sarebbe trascinata fino a novembre. Lavorare di nuovo il giorno del suo compleanno? Neanche morto! Quest'anno aveva qualcuno con cui festeggiarlo...e quel qualcuno lo avrebbe aspettato a Londra per tutto il mese di ottobre...un motivo in più per spicciarsi!

Ma ascoltando quelle parole lo lasciarono di stucco. Gerard era rimasto di sale, con la bocca semiaperta in una smorfia di vera sorpresa.

" Su tutti i manifesti...?" si rese conto che neanche lui era stato mai su tutti i manifesti, non a Londra almeno... comunque non chiese ulteriori chiarimenti.

Amanda glieli diede spontaneamente, ridendo di un riso eccitato.

- Appena sono entrata in città, l'autobus che mi precedeva sulla Third Avenue aveva la locandina di uno spettacolo sul retro...una foto bellissima, evocativa..e poi la scritta "Do you remember your first time?- e l'assistente gli spiegò che quella frase veniva usata sempre per pubblicizzare il fantasma dell'opera durante gli anniversari...e si era giunti al ventesimo, ormai.

- Ma stavolta è diverso! Anche sui palazzi, sui muri, nella metro...ovunque...non c'è persona a Londra che non conosca il suo volto!-

L'attore rimase silenzioso.

Vee gli aveva nascosto anche questo, ma non si arrabbiò, nè provò qualcosa di negativo, in effetti.

Anzi, sentì un profondo orgoglio montargli dentro. Andando in città avrebbe potuto dire che quella era la "sua ragazza"...

- Ho incontrato Patrick Wilson in città, ieri..e mi ha detto che la signorina Miller sarebbe arrivata oggi all'aeroporto...e mi ha detto di darti questa...- e gli consegnò una lettera chiusa.

- Te la manda-

- Lo so - disse lui, interrompendola senza volere mentre la apriva.

Vi trovò qualche biglietto di ingresso a teatro e un biglietto piccolo che recava scritte poche parole in nero. Leggendole, ebbe un moto di delusione, ma rimise tutto nella busta e ringraziò ancora Amanda prima di tornare al lavoro, richiamato sul set dal regista e da Scott, un altro attore, una comparsa.

 

Scosse la testa e si allontanò, posando la lettera dentro il suo borsone. Ormai la portava sempre con sè, soprattutto durante le riprese all'aperto.

 

" Povero Gerry..." si ritrovò a pensare Amanda vedendo la sua figura mogia di spalle.

- Povero Gerry! esclamò Elliot alle sue spalle, abbracciandola subito affettuosamente. Dopo i soliti convenevoli, Amanda raccontò al marito cosa aveva reso tanto triste il loro assistito.

E la curiosità del manager si accese.

- Cosa c'era scritto in quel biglietto?- domandò lui, osservando il suo cliente prepararsi per l'ennesima scena. Non amava per niente il trucco, glielo si leggeva in faccia.

- Non lo so, tesoro...- sospirò lei.

- Ma come? Tu, mia moglie, non hai ancora aperto la sua borsa per frugarci dentro come al solito? Dov'è finita la mia Mandy?-scherzò lui, regalandole con un sorriso sarcastico mentre le baciava le dita.

-EHI!- lo riprese lei, e gli diede una gomitata sul stomaco, scuotendo il capo e sorridendogli come una bambina.

- Magari più tardi..- disse infine, incamminandosi verso la roulotte da dove avrebbe potuto vedere il filmato.

- Ora si che ti riconosco, amore mio!- Elliot la abbracciò al suo fianco e proseguirono insieme, continuando a ridere.

 

*****

- Sei ancora arrabbiata?- chiese il musicista, squadrandola in volto.

Gli mancava quel sorriso dolce rivolto solo a lui.

Vee scosse il capo e rimase silenziosa, fissando con malcelato disinteresse le riviste riverse alla bene e meglio sul tavolino accanto ai loro posti. Faceva caldo quel giorno, e visto che i lividi erano scomparsi, aveva deciso di indossare una maglietta nera e dei pantaloni rossi da fitness, i suoi preferiti. Eliza le aveva offerto una minigonna, ma Vee l'aveva semplicemente fulminata con lo sguardo. Se doveva apparire sui giornali come aveva detto il suo produttore, allora si sarebbe vestita nel modo meno affascinante e più casto possibile.

- Se vuoi farò venire la persona che vuoi incontrare direttamente a Londra...pagherò io il biglietto se ci tieni tanto...- propose Andrew in un momento di generosità provocato da quell'aateeggiamento rassegnato.

Il compositore si stupì subito di quell'offerta fatta così, senza pensare troppo. Non aveva mai concesso tanto ai suoi artisti...ma lei era diversa. Era la sua nuova musa...

e fino a quel momento non aveva mai avuto nessuna pretesa, nonostante lui le avesse nascosto più di una cosa, come lo sfruttamento delle sue foto per reclamizzare l'evento. Nonostante fosse scritto nel contratto, tra le varie condizioni, avvisarla di quell'intenzione non sarebbe stata una cattiva idea...

Lei gli sorrise appena.

" No..."

-La ringrazio, signore...ma io volevo che fosse una sorpresa...così non avrebbe senso...ormai è tardi...-

-Capisco...- disse lui, lasciando cadere la sua attenzione ai propri piedi.

Indossava delle belle scarpe, comode...non che questo avesse molta importanza.

Due giorni prima era stato categorico: non doveva muoversi da sola...erano due mesi che quegli scalmanati di giornalisti setacciavano Londra alla ricerca di informazioni su quella modella sconosciuta che aveva stregato l'Inghilterra con la sua espressione eterea e appassionata allo stesso tempo. E quando, agli inizi di settembre, tre settimane prima, il musicista aveva rivelato che la "modella" in questione sarebbe stata la cantante di punta per l'anniversario del suo spettacolo più longevo, la pace era finita. Patrick Wilson aveva attirato buona parte del pubblico femminile, ma dopo la rivelazione, i biglietti per la rappresentazione nel mese di ottobre erano andati esauriti in due giorni...e tutti si chiedevano adesso dove fosse la ragazza, perchè nessuno l'avesse mai vista prima.

Andrew sapeva bene che sarebbe scoppiato quel genere di caos...ci era passato più di una volta nella sua vita. Ma lei era così giovane, ed impreparata...Vee gli aveva raccontato dei suoi trascorsi al circo, ma era diverso; affrontare un paio di giornalisti che si congratulavano per una esibizione o per una vittoria non era la stessa cosa che essere presa di mira dai tutti i tabloid inglesi. L'aveva trascinata con sè in un mondo troppo grande e tumultuoso per lei.

Vee aveva accettato di lavorare per lui solo perchè aveva bisogno di denaro, e nel sapere come lo aveva speso, si sentì un approfittatore. E nel vedere il suo impegno costante nel lavoro e i suoi buoni rapporti con tutti, si sentì invece un verme.

Sir Andrew poggiò una mano sulla sua e la strinse calorosamente.

- Mi dispiace, bambina mia...-

- Non si preoccupi...va bene...è lavoro, non devo pretendere troppo...giusto, signor Webber?- e si chiuse ancora nel suo silenzio, aspettando che arrivasse qualcuno a chiamarli.

Era tardi.

Il musicista parve sollevato per la sua risposta, ma provava ancora dispiacere per lei.

- Mi chiamerai mai Andrew, bambina mia?-

- Non credo- esordì lei, portando la mano di Webber sulla fronte, e sorridendogli dolce - ma ci proverò, Andrew-

risero un momento, ma furono interrotti da una hostess che li richiamò, annunciando il loro volo.

Vee le fece un rapido cenno e si alzò, prendendo in mano la valigia e la borsa.

L'ultima era pesante.

Eliza l'aveva riempita con un sacco di roba inutile.

Andrew si levò e le diede una mano, prendendole il bagaglio e invitandola ad avanzare prima di lei.

- Sa, signore...- disse Vee, camminando a fianco del suo accompagnatore sulla pista 1 dell'aeroporto - non capirò mai cosa passa nella mente di voi inglesi...lei mette una mia foto in giro e tutta l'Inghilterra impazzisce...è possibile? Vi mancano le donne? Eppure non avevo un'aria molto sveglia in quelle foto...-

- L'anno scorso è successa la stessa cosa con una ballerina slava...lascia che sia la gente a giudicare. Per quanto mi riguarda, ti trovo incantevole - Vee gli sorrise mentre consegnava i bagagli all'operatore che li stivava nel velivolo.

Avrebbero viaggiato su un piccolo aereo privato, dotato di tutti i conforts...non aveva mai volato circondata da tanto lusso.

- Lei mi vizia...Non smetterà mai di adularmi?- gli chiese lei sarcastica, sedendosi e tirando fuori dalla sua borsa il lettore cd e gli spartiti con la musica.

Inforcò gli occhiali e si estraniò da tutto, concentrandosi nella lettura di quegli spartiti che ormai conosceva a memoria.

- Non smetterò mai di dire la verità - rispose il compositore, accomodandosi di fianco a lei e iniziando a spulciare un quotidiano inglese.

Ad un certo punto, Vee venne disturbata dall'ascolto e chiamata un momento.

Aveva le cuffie nelle orecchie e non sentì la richiesta fattale dall'uomo seduto accanto a lei..

" Si?" pensò, lo sguardo molto più eloquente.

Andrew le fece un cenno e le indicò una pagina del suo giornale.

Vee degluttì, e interruppe per un attimo l'ascolto, sporgendosi ancora di più su quel foglio di carta grigio

" Non è possibile..."

- Quella...sono io...?-

- Già...- rispose il suo interlocutore, annuendo con espressione trionfante e soddisfatta.

Quell'immagine ricopriva un'intera pagina del quotidiano...era lei...ma sembrava un'altra...aveva un'espressione trasognata e quasi evanescente, e il suo volto era in primo piano rispetto allo specchio con riflesso il volto del suo partner, coperto dalla maschera.

L'aereo partì con tutta calma prima che Vee potesse esprimere un giudizio.

" Cavolo..."

- ...è tutto così...così...che cosa mi aspetta adesso?...lei non sa cosa ha fatto...-, scosse il capo, rimettendosi le cuffie ed alzando il volume della musica.

Per tutta la durata del viaggio si sarebbe almeno goduta un pò di pace...perchè per le prossime sei settimane sapeva che non ne avrebbe avuta più.

- So bene cosa ho fatto - sussurrò lui, certo che lei non potesse più udirlo.

" Ho creato una stella..."

 

****

Erano ormai le due di notte...

 

Gerard ritornò nella sua stanza, e aprì la borsa.

Analizzò ancora il bigliettino che Vee gli aveva mandato e gli venne spontaneo sospirare.

 

Avrei voluto essere io a dartelo...

 

" Anche io avrei voluto che fossi tu..."

L'attore comprese che Vee non sarebbe venuta in Scozia.

Poco male, tento di convincersi...ma non avrebbe neanche potuto assistere al suo debutto.

Per il prossimo mese erano previste delle riprese in luoghi prenotati molto tempo prima...non poteva allontanarsi e probabilmente non avrebbe potuto fino all'ultima settimana di ottobre...

" Merda.."

Aprì il giornale per vedere le notizie e saltò a piè pari gli inserti pubblicitari, quando uno colpì la sua attenzione.

Era lei.

" Ca***!"

non poteva staccarle gli occhi di dosso e si stupì nel vedere come fosse perfetta in foto...persino troppo.

Se non l'avesse conosciuta di persona avrebbe dubitato che una persona così esistesse davvero.

Ecco cosa avevano provato i londinesi nel vedere la "sua ragazza" in giro per la città.

Sfiorò il profilo del suo volto su quel foglio sottile e si stupì di provare un certo calore in quel gesto.

Lo osservò ancora un momento poi si chiuse in bagno e si fece una doccia, lasciando che il colore della solita tintura scivolasse via dalla sua testa passando attraverso il suo corpo.

Indossò semplicemente una nera tuta da fitness dimessa, sapendo che avrebbe dovuto farsi trovare pronto più tardi le riprese all'aperto, come accadeva da quasi un mese ormai.

Si asciugò rapidamente i capelli strofinandoli con forza con l'asciugamano per poi cadere stanco, avvinto da quella giornata colma di delusioni.

 

****

 

-Gerard...-

 

Come era dolce il suo nome pronunciato da lei...

La baciò con passione, lisciandole la pelle con le mani ruvide e i calli dovuti agli esercizi di scherma che affrontava tutti i giorni.

Era laggiù con lui..nella sua camera, nel suo letto, vestita solo di sè stessa, giaceva trepidante sotto il suo corpo, le gambe maliziosamente accavallate sulle sue mentre lui si impadroniva di lei, del suo corpo di donna.

Premeva contro il suo bacino, scaricando sulla sua pelle quel desiderio trattenuto per mesi...

E lei lo accoglieva eccitata e febbricitante, intrecciando le proprie dita con le sue e seguendo il ritmo di quel meraviglioso ondeggiare.

Le aveva strappato più di un urlo, lampi di estasi provocati dal suo agire, e con un ultimo movimento avrebbe raggiunto la sua anima, assaporato l'ultimo piacere...quello estremo...ancora un momento...e..

 

Toc toc.

 

" Toc toc?"

 

Si svegliò subito, meravigliandosi di essersi addormentato.

Due pensieri gli balenarono in mente, per poi fondersi in un unico ragionamento.

" Chi è questo stronzo? Stavo facendo un sogno bellissimo..."

Uno dei tanti sogni che lo avevano sempre lasciato con l'amaro in bocca al mattino.

Domandò chi fosse alla porta, riavviandosi le ciocche nere che gli cadevano sulla fronte e constatando di avere una acconciatura stravolta. 

- Sono Mark...- disse una voce barcollante come sicuramente lo era il proprietario.

" Mark? Brutto ubriacone..."

- Mark! la tua stanza è tre porte più a destra!- gridò Gerard, convincendosi che il suo collega avesse semplicemente sbagliato stanza.

- Gerry! Qui c'è un ragazzino...- singhiozzò rumorosamente, ridendo poco dopo, - che dice.. di essere un tuo amico-

" Un amico?"

- Io vado a nanna, pensaci tu...ho bevuto un pò troppo stasera...ci vediamo, ragazzino...stammi bene...e salutami i tuoi nonni- biascicò infine l'attore fuori dalla porta, affidandogli un estraneo.

" Ma chi è? Chi l'ha fatto entrare? A quest'ora, poi!"

Uno scherzo sicuramente.

Quante volte gli erano capitate fans spudorate, pronte ad infilarsi in qualunque modo nel suo albergo.

In effetti non gli era capitato spesso, ma ogni volta che succedeva, era una seccatura...e ora un ragazzino...che poteva volere da lui?

" Forse è un figlio segreto...si, come no?" scherzò tra sè e sè, tentando di tenersi sveglio e prendere quel piccolo inconveniente notturno con un pò di filosofia.

Si avviò alla porta, pronto a mandare a casa quel ragazzo insolente che veniva a disturbarlo nel suo unico momento di riposo.

Quale amico sarebbe venuto a trovarlo a notte fonda?

Aprì la porta e si trovò davanti un fagotto rivestito di jeans.

Indossava una maglia enorme, che sarebbe stata larga pure a lui, e dei pantaloni ripiegati più di una volta, la testa affondata in una specie i coppola anche essa di Jeans. Non riuscì a vedere il volto di quel giovane visitatore, che ancora era voltato nella direzione dove era scomparso l'altro attore tre stanze più in là, vicino alle scale del primo piano.

- Ascolta ragazzino, io- e attese che si voltasse.

Era più basso di lui di molto, ma per un giovane Yankee era abbastanza alto.

 

- Gerard...- 

 

L'attore rimase in silenzio.

Non poteva essere.

- Devo essere a Londra alle nove di domani, e sono già in ritardo...mi accompagni alla stazione?-

e alzò il cappellino a visiera, lanciandogli lo sguardo più divertito che potesse nascere nei suoi occhi attraverso le lenti da vista.

- Non può essere...- disse lui, tendendo la mano verso quel volto, quella figura.

- Non puoi essere qui...-

" Eppure sono sobrio..non bevo da dieci anni!"

- Un cambio di programma! Dai, andiamo!-

E gli prese la mano, tirandolo fuori dalla sua stanza e trascinandolo con sè lungo le scale e fuori dall'albergo.

Salirono sul taxi e questo rimase in attesa di istruzioni.

Una volta seduti, si tolse il berretto e gli sorrise raggiante e divertita come non l' aveva vista mai.

- Sei sorpres-

prima che lei potesse proseguire,  Gerard catturò il suo volto tra le mani, e serrò le loro labbra in un lungo bacio, che entrambi approfondirono, accarezzandosi come avrebbero voluto fare da tanto...tantissimo tempo.

" Oddio..."

Nel sedile posteriore di quel piccolo taxi giallo, lei gli fu praticamente addosso, cingendogli le spalle e assaggiando ancora le sue labbra, la sua pelle, scarmigliandogli i capelli un poco umidi.

- Gerard...profumi come una foresta...- scherzò lei, di nuovo proprietaria per un breve momento della propria bocca.

- Vee...non posso..credere che tu...sia...davvero qui...- le disse, baciandole freneticamente il collo e le labbra e lasciando scivolare le sue mani sui fianchi, sorridendole di entusiasmo e di incredulità.

- Mi sei mancato così tanto...Dio...non sai quanto...- e un attimo dopo gli chiese di liberarla per un momento.

Aveva un dettaglio importante da definire.

Si rivolse all'autista, che si era schiarito la voce in maniera evidente per ricordare loro la sua presenza.

Era un signore anziano, e che sicuramente aveva visto di tutto nella sua carriera per non stupirsi per qualche effusione nella sua automobile.

- Ci porti alla Queen Street Station, per favore...-

- Si, signorina-

e dietro di lui, la coppia ricominciò a baciarsi, dimenticandosi entrambi di dove fossero e con chi.

L'attore fu il primo a risvegliarsi e si rivolse al conducente lanciandogli uno sguardo eloquente.

- Lei non ha visto nulla, chiaro?-

- Nulla di nulla- garantì l'uomo, ammicando complice, riprendendo a guidare cercando di non farsi notare mentre lanciava occhiate curiose attraverso lo specchietto retrovisore.

 

*****