Capitolo 38
Il modo più stravagante...
- Dai, diccelo! Quale è il modo più stravagante con cui hai convinto una ragazza ad uscire con te?-
Mark squadrava Gerard e rideva, ubriaco. Linda pure sorrideva, bevendo insieme al suo collega. Quasi tutto il cast si era riunito nel ristorante vicino all'albergo per festeggiare la fine di una ripresa, la più difficile del film.
Avevano un motivo per festeggiare, eppure Gerard non era soddisfatto.
Avrebbe preferito mille volte di più passare del tempo con la sua ragazza, se solo fosse stata presente...ma anche andare a trovare i suoi fratelli sarebbe stato meglio...persino cenare con sua madre sarebbe stato meglio di quella baraonda. Non c'era nulla da fare...era seccato.
Tutti infatti stavano bevendo come spugne, dandogli la nausea.
Solo lui e Amanda sembravano controllarsi, mentre Elliot era andato fuori di testa da un bel pezzo.
Si erano trovati a chiaccherare di argomenti più disparati...dalla carriera ai giochi di infanzia e ora questo...Il modo più stravagante...
Ne sentì di tutte i colori...
Avances in ascensore...
Durante delle riprese in film assurdi...promettendo magari una serata indimenticabile...
Regali costosissimi...
Anche Gerard aveva i suoi trascorsi, ma parlarne...non gli andava.
Ci pensò il suo manager a scegliere per lui, la cosa che più lo aveva colpito in anni e anni di vita e lavoro insieme.
- Ma Gerry! La più stravagante l'hai fatta solo qualche mese fa!-
- Spara, Elly!- Mark e Matthew lo incitarono ancora, battendo le mani, Linda beveva l'ennesimo bicchiere, sorridendo a quella scena.
Il ristorante si era trasformato in una taverna.
- Beh, Gerry le ha chiesto di sposarlo!- rise il manager, ammirando le reazioni di tutti i presenti.
Mark scoppiò in una risata ammirata seguito da tutti gli addetti e dagli attori.
Solo due non ridevano.
Gerard si era visto derubato della propria privacy, e quel ricordo per lui non era affatto felice...
Aveva fatto piangere la donna che amava per la prima volta.
E Linda soffocò nel suo scotch, lanciando un'occhiata scioccata all'attore che le faceva palpitare il cuore.
Ringraziò il cielo che dal suo posto il collega non riuscisse a vedere il disappunto e la sorpresa.
- E lei che ha fatto?- chiese il regista, sporgendosi dal tavolo e avvicinandosi per meglio essere partecipe alla conversazione, che si era fatta interessante.
- Ha accettato?- lo incalzò Mark, poi si rivolse al diretto interessato, che roteò gli occhi.
" Elliot, sei uno stronzo..."
- No...non ha accettato - li liquidò Gerard, alzandosi in piedi e congedandosi più educatamente possibile, seccato e stanco.
Lo videro allontanarsi ed uscire, e solo quando scomparve del tutto, il manager puntualizzò un dettaglio fondamentale.
- Ma sono usciti insieme-
Rise sotto i baffi, accompagnato dai commensali che dimenticarono presto la reazione di Gerard, troppo soddisfatti e allegri per quella giornata, nonostante mancasse più di un mese alla fine delle riprese.
****
Era ormai passato un mese da quella notte...e settembre era ormai alle porte...con la sua carica di novità, più o meno positive.
Le prove più frequenti assorbirono tutto il suo tempo libero, tanto da spingere i parenti e gli amici a venirla a trovare a teatro durante le pause.
Eliza, come previsto era saltata dalla sedia nel venire a sapere delle future nozze di Leda, e adesso era la prima a pensare a cosa indossare, ad invitarla ad uscire per scegliere i vestiti..gli accessori...
Vee realizzò subito di avere un problema: Martyne.
Era in ospedale...e anche William era in ospedale.
Non voleva vederlo.
No.
Ma non poteva rinunciare a vedere la sua Mimì.
Il pomeriggio dello stesso giorno era arrivata in ospedale e si sorprese di trovare parcheggiata lì vicino la moto dell'amica.
E ancora più grande fu la sorpresa nel trovarla nell'ufficio di William.
****
Gli aveva dato un ceffone...la guancia sinistra era rossa, e sicuramente Vee non aveva mai avuto la forza e l'intenzione per ferire qualcuno in quel modo.
- Cosa credevi? Che te l'avrei fatta passare liscia? Vee sarà un angelo, io no...cosa è successo ieri?-
Lui era rimasto in silenzio, senza pronunciare parola.
Lei lo incalzò.
- Non puoi capire...-
- Prova a spiegarmi allora! Sono straniera, ma non sono stupida!-
- Io la amo, Eliza...ma Vianne è innamorata di una altro...di uno sconosciuto...-
Vee era rimasta nuovamente stupita dalla facilità con cui lui aveva espresso i suoi sentimenti.
- Se si ama una persona non le si fa del male - sentenziò Eliza, dopo essersi ripresa dallo stupore per quella rivelazione.
Bill non era mai sembrato il tipo d'uomo da perdere la testa per qualcuna...ma sapeva che Vee non aveva colpa di nulla...Vee subiva e taceva.
La donna non riusciva ad accettare quella remissività nell'amica...era l'unica cosa che odiava in lei, ma allo stesso tempo era ciò che la rendeva speciale ai suoi occhi.
" Non è vero, Liz...anche amando una persona si può farle del male..." aveva pensato Vee, trattenendo il respiro per evitare di farsi sentire.
- Non volevo - respirò William, dando un pugno contro l'infisso della finestra del suo ufficio.
Si era ritrovato a pensare che per quanto era stato brutale, quel bacio era stata la cosa più meravigliosa che gli fosse capitata.
Anche pensarlo lo fece stare male...
Quello sguardo privo di anima lo aveva risvegliato nel modo più crudele.
- Ma lo hai fatto...- Eliza gli diede un altro pugno allo stomaco, ma questa volta, erano state le sue parole a generare l'urto.
- Pensavo che tu l'avresti protetta come fa un amico...Tu dovresti essere il suo miglior amico, come lo eri con Dave!Ho passato gli ultimi quattro anni a proteggerla da quello che di male c'è in giro, da quegli uomini che non erano adatti a lei...dimmi, è da te che devo proteggerla, adesso?-
- E quell'individuo? Quel Gerard? Cosa mi dici di lui?! - ribattè il medico, lo sguardo carico di una rabbia e di angoscia che Vee non poteva vedere, nascosta dietro la porta, appoggiata alla parete bianca ed asettica del corridoio.
Ricordò come il suo cuore avesse smesso di battere a sentire quel nome pronunciato dalle sue labbra.
William sapeva di Gerard...e per questo lui aveva...per gelosia lui aveva...
Vee trattenne il pianto a ricordare gli avvenimenti della notte scorsa...ma rimase immobile ad ascoltare.
- E' un attore...- disse Eliza senza troppa convinzione.
- Ah! Un attore, eh? Vianne non mi è mai sembrata il tipo da mettersi con un attore! - William sembrava nuovamente pronto a dare in escandescenze come la sera prima, ma Vee sapeva che Eliza era imbattibile in quel campo.
Eppure la donna la sorprese.
- Se è per questo a me non era mai sembrata neanche un tipo da sposare un medico...ma lo ha fatto. Si vede che entrambi non la conosciamo abbastanza - replicò senza dubbi, riducendo il suo interlocutore al silenzio definitivamente.
La ragazza si rese conto di quanto Eliza fosse importante come amica. Lei aveva sempre accettato tutto, il suo matrimonio, il fatto che rimanesse in silenzio, a volte senza risponderle per giorni...anche Gerard... Ad Eliza non piaceva, ma per amor suo, aveva deciso di accettarlo comunque...
" Liz..."
- Dì a Vianne che mi dispiace per la notte scorsa...- disse lui secco, senza più guardare la sua interlocutrice, lo sguardo e il pensiero rivolto all'orizzonte che lo consolava silenziosamente appena si affacciava alla finestra.
Vee aveva ascoltato quella richiesta ma dentro di sè non trovò ancora la forza per perdonarlo.
Quella paura che lui aveva generato in lei, la ragazza se la sarebbe portata dentro per tanto...
- No, William Street...- aveva concluso la bionda, corrugando la fronte e avvertendolo con un tono grave e insospettabilmente minaccioso per una donna.
- Io non le dirò nulla...e neanche tu...-
William si voltò e si affrontò i suoi occhi chiari e determinati.
Era sempre stata una bella donna, solare e gioiosa ma, nell'atteggiamento protettivo che aveva assunto nei confronti di Vee, Eliza sembrava una amazzone con la lancia in mano, una guerriera, una tigre.
- Se scoprò che ti sei avvicinato di nuovo a Vee, non ci sarà luogo al mondo abbastanza lontano per nasconderti da me...ricordati le mie parole, dottore...-
*****
Da quel giorno Eliza aveva accompagnato ogni giorno Vee in ospedale e rimaneva sempre nelle vicinanze, mentre la ragazza e i bambini giocavano e Martyne le parlava dei suoi progressi.
Le avrebbero tolto le bende durante il suo soggiorno in Inghilterra.
Avrebbe trovato il suo angelo al ritorno...
Vee le promise che avrebbero festeggiato il suo compleanno al luna park, insieme.
Il primo compleanno fuori dall'ospedale...da più di quattro anni...un evento da ricordare prima del suo trasferimento a Los Angeles.
Ma tra i suoi problemi principali il primo era la partenza per Londra.
La partenza...
Ormai aveva avvisato tutti che per la metà di settembre sarebbe partita.
La signora Monroe le aveva chiesto una confezione di thè di Londra, parlandole dei ricordi più belli che aveva di quella città per ore intere.
Laura l'aveva pregata di recarle i programmi dei musical attivi nel West End londinese, mentre Kate e Alec solo una cartolina con il London Eye in bella mostra.
I suoi nonni non parlavano della sua prossima partenza.
Avevano viaggiato tanto anche loro in passato...tanto che per loro partire era come fare una passeggiata e tornare mesi, o anni dopo. Loro figlia era partita con loro appena nata, e quando avevano deciso di stabilirsi a New York, Elenoire Li aveva soltanto salutato con un bacio i suoi genitori per poi ritornare tre anni dopo con un marito...e dopo la nascita di Vee, lei e la madre non erano mai giunte negli states...e se la signora non fosse morta, probabilmente Vee avrebbe atteso altri quindici anni prima di incontrarli...
- Prendi questo e chiama Nina appena arrivi in città - le disse suo nonno una domenica pomeriggio, l'ultima prima della sua partenza, porgendole un pezzetto di carta.
- Nina?- Vee rimase sorpresa di sentire il nome dell'amica in un contesto così lontano dal solito.
Suo nonno le spiegò che le sorelle Chang e il loro circo erano anche esse a Londra per uno spettacolo, e sarebbero rimaste laggiù fino a novembre, esibendosi in un luogo chiamato Royal Albert Hall.
Vee saltò in aria a quella notizia, abbracciando suo nonno e provando subito a telefonare. Una voce in cinese le aveva risposto, ridendo di entusiasmo ed erano rimaste a chiaccherare, coinvolgendo anche suo nonno e le altre sorelle.
- Appena sarai qui, ci daremo allo shopping!-
Ormai mancavano solo tre giorni alla sua partenza.
Avrebbe chiesto a Sir Andrew il permesso di andare a trovare Gerard a Glasgow.
" Si! Dopotutto sono solo 5 ore di treno, 2 in aereo..che sarà mai?" diceva tra sè e sè, osservando il soffitto e convincendo sè stessa che avrebbe avuto il permesso. Aveva fatto di tutto per Sir Andrew: nuove foto, interviste, registrazioni...
Cosa poteva essere una piccola deviazione?
Solo per un giorno...
Si era trattenuta in ogni sua conversazione con Gerard dal riverargli di quel progetto che tanto l'aveva fatta sobbalzare ed entusiasmare.
Doveva essere lei a consegnargli il biglietto di ingresso per il suo debutto.
Si.
Lei in persona.
E una sera, una delle ultime che avrebbe trascorso nel suo letto prima di attraversare il mare, Vee si addormentò, immaginando la faccia sorpresa che avrebbe fatto l'uomo che amava nel vederla sbucare dietro l'angolo.
****
-Gerry...non ti arrabbiare- lo pregò Amanda, congiungendo le mani.
Lo aveva raggiunto subito, senza dimenticarsi di dare una sberla in testa al suo adorato Elliot prima di uscire dal ristorante.
- Tuo marito..tuo marito..- Gerard tentò di rimproverarlo, puntando il dito come un professore che non poteva sfogarsi davanti ai suoi studenti.
- Uhhh!- sbuffò infine, lasciando urtare le braccia e le mani sui fianchi, inermi.
Amanda gli fu accanto, comprensiva, chiedendoogli scusa. Sapeva benissimo che a Gerard non piaceva che si parlasse della sua vita privata a tutti i colleghi. Ne aveva parlato con Mark soltanto, e gli era parso anche troppo. Ma che il suo manager andasse in giro a spifferare i suoi affari, anche quelli più privati...no, questo no.
- Sii comprensivo, Gerry...conosci mio marito-
Rimase in silenzio, scuotendo il capo e decidendo di tornare in camera e farsi una dormita...magari fumandosi prima una sigaretta...
- Domani devo andare in città...- Amanda cambiò del tutto argomento, nel tentativo di fargli passare la rabbia e di avvisarlo della sua prossima assenza.
- Glasgow?- chiese lui, tirando fuori dal taschino della camicia bianca un pacchetto di sigarette.
- Londra-
Lui ascoltò, senza accendersi la sigaretta.
A sentire parlare di Londra gli venne in mente subito una persona che sarebbe arrivata lì presto...ma non condivise il suo pensiero con l'assistente.
Vee voleva fargli una sorpresa, e gli aveva tenuto tutto nascosto...a quel punto doveva essere una sorpresa per tutti!
- Devo sistemare qualche affare in agenzia...starò via due o tre giorni al massimo- e lo guardò con occhi supplicanti.
- Sai che non devi chiedermi il permesso per andare, non preoccuparti per me - la rassicurò l'attore, fronteggiandola amabilmente.
Era ritornato quello di prima.
Amanda sorrise di sollievo.
- Non è per te che mi preoccupo!- scherzò lei,
-Gerry, promettimi che troverò mio marito tutto intero, al mio ritorno - gli chiese, accarezzandogli la guancia e sorridendo ironica.
Gerard prese la sua mano e le diede un bacio sul dorso, recitando un poco il ruolo del galante.Ormai era notte, e quello scherzo sarebbe sembrato uno scherzo innocente anche a quegli stupidi paparazzi che si ritrovavano senza niente di meglio da fare che dare fastidio al cast con domande e foto rubate.
- Non lo so, madame...al suo ritorno mi dirà se l'ho trattato come merita- Gerard sorrise, augurandole la buonanotte.
Amanda ritrasse la mano e gli diede una pacca sulla spalla, augurandogli a sua volta una buona serata.
- Gerry!- lo richiamò lei, vedendolo allontanarsi. Aveva avuto appena il tempo di fare un primo tiro, prima di girarsi, e il suo sguardo fu di nuovo per lei.
- Sii clemente! Tutto intero, per favore!-
- Te l'ho già detto- rise lui, facendole un cenno con la mano,
- Ci penserò su...- e ritornò in albergo, con un'aria più distesa sul volto.