Capitolo 37
Fingendo che non sia successo
Singhiozzava ancora quando riuscì ad aprire la porta di casa e rientrò chiudendola bene a chiave.
Non doveva poter entrare nessuno.
Nessuno.
Si trascinò dentro, rendendosi conto che non sarebbe arrivata in camera sua.
William l' amava.
L'aveva baciata...
L'aveva toccata...
Corse in bagno e aprì la doccia.
Doveva lavare via tutto...tutto...
Quell'amore che non poteva e non voleva corrispondere...
Quei baci che appartenevano solo all'uomo che amava...
Glieli aveva rubati...
Come avrebbe potuto potuto affrontare quello sguardo che ora sapeva innamorato tanto disperatamente, quando lei nutriva solo affetto per lui?
Perchè era successo tutto questo?
" Cosa ho fatto di male?!? "
Cadde malamente all'interno della vasca e rimase seduta, lasciando che l'acqua scivolasse tiepida su di lei, cancellando tutto...la pena, il dolore che avvertiva nell'animo e sulla pelle.
Si spogliò del tutto e strofinò energicamente qualunque parte del suo corpo sfiorata anche solo per sbaglio da quelle mani calde di una passione sbagliata.
Ne uscì solo minuti dopo, minuti lunghi come giorni, quando anche l'acqua non le dava più alcun sollievo. Si avvolse nell'asciugamano più grande che aveva e si rannicchiò sul divano, incassando la testa nelle ginocchia e rimanendo a fissare il pavimento. Si stese, rannicchiandosi ancora di più e ricominciando a piangere...
Cosa sarebbe successo che William non si fosse fermato?
Se avesse ignorato le sue lacrime e avesse proseguito nel suo intento?
Non avrebbe potuto opporsi e lei sarebbe stata sua...
Avrebbe perso sè stessa con qualcuno che non amava...
Con qualcuno che ora temeva...
Con qualcuno che avrebbe dovuto odiare...
Cosa avrebbero pensato Leda ed Eliza?
E i suoi nonni?
I suoi amici?
E Gerard...?
" Cosa penserà di me ? Cosa penserà di me ?!"
e soffocò un singhiozzo, ricordandosi che aveva promesso di chiamarlo appena tornata a casa.
Prese la cornetta e fu per fare il numero quando lo posò subito.
Lui non doveva sapere.
No...
Se avesse saputo...cosa avrebbe fatto?
Si sarebbe voluto vendicare...e avrebbe sofferto...
Avrebbero sofferto entrambi.
No.
Quel nuovo dolore sarebbe appartenuto a lei soltanto.
A lei che sapeva come assorbire le ferite e farle sue.
Ma voleva sentire la sua voce.
Capire che nulla era cambiato, almeno per lui.
****
- Hello?- una voce sbadigliò quel saluto svegliandosi da un sonno appena accarezzato.
Aveva atteso tutta la notte una sua chiamata.
- Gerard, sono io...- sussurrò lei, senza alzare il tono della voce, per non rendere evidente il pianto che ancora inondava il suo volto.
- Honey...- la chiamò lui, scherzando, - sei tornata adesso? ti sei divertita?- chiese, sperando che lei si lamentasse vivamente di quella serata noiosa.
" Se solo sapessi..." voleva gridare contro quell' "amico" che aveva turbato la sua serenità tanto agognata...ma non disse nulla.
- Si...abbiamo cenato e abbiamo parlato...- mentì lei, mordendosi il labbro.
- Di cosa?- chiese, cercando di interessarsi alla discussione.
Vee cercò di ricordare i vari argomenti di cui avevano parlato, ma il terrore che la faceva tremare ancora le aveva fatto dimenticare tutto.
- Capisco...ma stai bene? Mi sembri a pezzi...-
" Oh Gerard...."
Quanto si sforzò per trattenersi dal dirgli tutto.
- Sono solo stanca...ora vado a dormire...-
- Io invece mi alzerò per andare a lavorare tra 5 minuti...sei la sveglia migliore del mondo - e Vee percepì un bacio mandatole per telefono.
Sospirò, desiderando che lui fosse là con lei, a farle dimenticare la paura che aveva provato.
Quel bacio la fece sorridere un poco, mentre nuove lacrime bagnavano le sue guance.
- Ti amo...-
- Lo so...-
Dall'altro capo della linea Gerard si sollevò.
Era rimasto a letto tutto il tempo, assorbendo il suono della sua voce.
Si accorse che qualcosa non andava...
Quella non era la solita Vee...
Non era la stessa che lo aveva salutato qualche ora prima.
Era successo qualcosa.
- Sei sicura di stare bene?-
Lei mormorò un assenso, trattenendo un singhiozzo.
- Amore, dammi ancora un pò di tempo e saremo di nuovo insieme, io e te...di nuovo insieme...sapessi quanto mi manchi...quanto mi mancano le tue labbra...- e rise, ricordandosi una delle più divertenti conversazioni avute in vita sua.
- Posso parlare, vero? Non arriverà Hitler a strapparti la cornetta di mano, no? Una ramanzina alle sei del mattino non è l'ideale...sai, sono piuttosto sensibile- rise, aspettandosi una reazione qualunque.
- Hitler...- disse lei, asciugandosi il volto e sorridendo commossa e sorprendentemente divertita.
- Liz non c'è...stanotte sono sola...- si sentì talmente sollevata nel sentire la sua voce che scherzava, che volle scherzare a sua volta...o almeno tentare, nonostante la consapevolezza di essere l'unica persona in casa le desse i brividi.
- E comunque la mezzanotte è passata...il coprifuoco è finito - e gli mandò un bacio attraverso la cornetta, prima di augurargli la buonanotte.
- Mi pianti così?!- chiese lui, che ormai si stava alzando per andare da Maria per la solita tinta.
Gli promise di chiamarlo l'indomani pomeriggio, dopo le prove dello spettacolo.
- Buongiorno Gerard...- gli augurò lei, infine, ringraziandolo intimamente per tutto ciò che lui non sapeva di aver fatto per il suo animo spezzato.
- Buonanotte, my angel of music...- disse l'attore, citando lo stesso spettacolo a cui Vee avrebbe dovuto prendere parte a breve,
- Sogni d'oro...-
****
La mattina dopo Eliza trovò la ragazza addormentata sul divano del salotto, avvolta da un'asciugamano.
La salutò, svegliandola.
Vee le sorrise, provando un gran desiderio di abbracciarla.
Era stata preda di incubi per tutta la notte e ogni volta che aveva aperto gli occhi e chiamato qualcuno, nessuno aveva risposto al suo richiamo. Almeno adesso non era più sola in casa.
Le chiese come fosse andato il suo appuntamento con Joseph.
- Gli ho dato i tuoi saluti..e poi anche i miei-
Vee la guardò stranita ma non si scompose.
Comprese.
Eliza e Joseph si erano lasciati...effettivamente non erano mai stati davvero insieme...
- E tu? Come è andata ieri?- Vee non rispose, facendo solo un cenno sconnesso col capo.
- Mah...ti piace tenere segreti...e per me va bene- e si infilò nel bagno al piano di sotto. Aveva bisogno di svegliarsi.
Vee si alzò, dirigendosi alla stanza al piano di sopra, ancora coperta dalla stoffa ormai asciutta del panno. Le parve tutto un brutto sogno...svegliarsi in quel modo, come ogni mattina, fu l'ideale per riprendersi dalla depressione che l'aveva colta la notte prima.
Iniziò a vestirsi, indossando larghi pantaloni rossi e una reggiseno bianco. Il suo sguardo cadde sulle sue braccia e il petto.
" Quanti lividi...Accidenti!"
Le sue braccia erano praticamente violacee, e delle chiazze rosse si erano fatte strada sulla delicata pelle del suo decolletè. Rabbrividì a pensare a come le mani di quell'uomo erano arrivate fin lì...scosse la testa, e si concentrò sui suoi abiti. Doveva trovare qualcosa di ampio e di pesante.
" Come ai vecchi tempi..." riflettè lei, cercando in quella corrispondenza col passato un modi per consolarsi e riprendersi.
Lo trovò.
- Ci sei abituata, Vee...forza e coraggio...- disse a sè stessa, battendo le mani sul proprio volto come a volersi incitare.
In passato sua madre le aveva fatto di peggio...almeno questa volta non sanguinava...poteva nascondere i segni sul petto col fondotinta.
Rovistò nell'armadio alla ricerca di una maglietta con delle belle maniche lunghe quando Eliza irruppè nella sua stanza, mezza nuda e gocciolante.
In mano aveva uno straccio nero. La ragazza si morse un poco il labbro, maledicendo la propria sbadataggine.
Aveva dimenticato il vestito in bagno...lo stesso che le era stato letteralmente strappato di dosso, ora giaceva grondante tra le dita della sua coinquilina.
- COSA E' SUCCESSO IERI?- domandò la donna, riavviandosi i capelli con la mano libera.l'acqua che le scivolava sulla fronte e sugli occhi le dava fastidio.
Vee cercò di fingere di non sapere di cosa stesse parlando ma Eliza le fu accanto, mostrando l'abito nero strappato che la ragazza stessa aveva indossato la sera prima.
Eliza non poteva sbagliare.
Quell'abito apparteneva a lei.
Vee lo aveva solo chiesto in prestito ed ora era uno straccio tra le mani della proprietaria.
La giovane artista si scusò per averglielo rovinato.
- Non mi importa niente del vestito!!Vee, cosa è succes...Dio mio, Vee...- lasciò cadere a terra quell'indumento fradicio e si avvicinò ancora alla ragazza, prendendole la mano destra e analizzando i pesanti lividi scuri che devastavano le sue braccia e il petto.
- Chi ti ha fatto questo?- le venne quasi da piangere mentre Vee soffriva in silenzio per la pressione delle sue dita.
Dovevano fare molto male, quelle ecchimosi che dai polsi risalivano fino agli avambracci per arrestarsi all'altezza delle spalle e proseguire più lievi ma ruvidi sul pallore del busto.
- Non è nulla..-
- VEE!Questi non sono NULLA! Dimmi chi è stato? Ti hanno aggredita, ieri sera?-
La ragazza non rispose, indossando una maglia nera, ideale per coprirsi del tutto. Frugò un attimo nel cassetto della sua scrivania, recuperando il fondotinta.
Lo avrebbe utilizzato più tardi, al lavoro.
- Ma ieri sera non eri con William? Dove era Bill, eh? Non mi dire che ti ha fatto tornare da sola a casa! Lo stendo!-
- No, Liz...Bill è...sempre stato con me, ieri sera...- sentenziò Vee, decisa a non negare nulla, a non mentire.
Aveva avuto una paura folle, e ora quel sollievo che provava le dava la forza di ammettere tutto.
- E allora come è potuto succedere? Come?! Se lui era con-
Liz sbiancò appena comprese ciò che era potuto accadere.
Lo sguardo della sua amica era molto più eloquente di quanto la ragazza stessa credesse.
" Vee era con lui...è sempre stata solo con lui..." realizzò la donna, incrociando nuovamente lo sguardo dell'amica , che dopo un secondo aveva chinato il capo.
Credeva di potersi fidare almeno di quell'individuo.
Aveva sempre avuto una buona opinione del dottor Street, considerandolo un uomo maturo, su cui poter contare...
Una volta si era pure presa una cotta per lui..che era scomparsa quando aveva capito quanto fosse più dedito al lavoro che non ai divertimenti.
" Vee contava su di lui..."
Eliza scese le scale rapidamente, mordendosi le labbra per trattenere il pianto che le risaliva agli occhi.
Si era promessa di proteggerla...di essere sempre presente per lei...
Aveva fallito di nuovo.
" Che stupida sono stata...Che stupida!"
- Liz, cosa vuoi fare?- le chiese Vee seguendola velocemente e vedendo con quale decisione aveva impugnato la cornetta del telefono.
- Lo denuncio, Vee! Ecco cosa voglio fare! Credi davvero che gliela farò passare liscia dopo quello che ti ha fatto?!-
Vee prese il telefono e lo ripose con un gesto definitivo che lasciò senza parole la donna, che chiese subito il motivo di quel comportamento.
- Ieri non è successo nulla...capito? nulla...- e si vide affrontata dalla sua coinquilina che le gocciolava addosso, rimproverandola e pregandola con lo sguardo.
- Guarda cosa ti ha fatto! So che è stato lui! Sai che è stato lui! Perchè lo proteggi, Vee?-
Vee le prese la mano e la strinse con decisione, intrappolandola nella rete del suo sguardo.
- Perchè so che lui mi vuole bene, Liz...- sussurrò all'orecchio, - ieri era fuori di sè, ma so che mi vuole bene...-
Eliza la ascoltò, rimanendo in silenzio.
Poco dopo Vee si decise a mollare la presa e a recuperare la borsa.
La salutò dicendole che doveva andare alle prove.
Sarebbe arrivata in ritardo se non fosse partita subito.
Ma prima di andarsene, badò bene di fare una raccomandazione ad Eliza, che ancora pensava a chiamare la polizia.
- Non dire nulla a Leda...lei non deve sapere. Non ho intenzione di guastare la sua felicità con questo...incidente - indugiò sull'ultima parola, lanciando uno sguardo ad Eliza che scosse il capo.
La donna rimase perplessa per quelle parole.
Che intendeva dire?
Glielo chiese, ma Vee le garantì che Leda sarebbe stata molto più felice di raccontarglielo.
- Ci vediamo stasera-
Eliza acconsentì e la lasciò andare al lavoro.
" Non dirò nulla a Leda, amica mia..." e concluse di terminare la sua doccia.
" Ma una visitina al dottor Hulk non me toglie nessuno!"
****
Alle prove, il cast visse un momento di profondo imbarazzo.
Il regista chiese a tutti di indossare il costume per la Masquerade, ma Vee si era opposta debolmente, chiedendogli il permesso di tenere la maglia che aveva indosso. Il regista si era opposto, arrabbiandosi per la prima volta e ricordando a tutti che la prima sarebbe stata entro due mesi.
Vee aveva sospirato, ed era andata a cambiarsi, mentre Simon si lamentava un poco con Andrew, che non sapeva come spiegarsi la riluttanza della ragazza.
Anche Patrick si domandò il perchè di quello strano comportamento, e a tutti fu chiaro appena la ragazza entrò in scena.
Le braccia erano tutte un livido, la pelle bluastra coperta da un inutile strato di cipria e trucco fece un certo effetto ai ballerini e i due partner della ragazza non poterono che rimanere in silenzio, osservandola avanzare con solita professionalità.
- Sono pronta...possiamo cominciare-
Simon Lee era rimasto a bocca a perta, dopodichè aveva consentito a farle indossare nuovamente il suo maglione.
Ma era tardi...
Nessuno riusciva più a togliersi dalla mente quella devastazione sulla sua pelle.
E Vee ringraziò il cielo di aver preferito nascondere con più solerzia i lividi sul petto, piùttosto che agitarsi inutilmente per occultare ciò che pure un bambino avrebbe notato.
Almeno nessuno avrebbe capito.
****
- Tieni! - Patrick la raggiunse in fondo alla platea dove stava riposando, e le portò un impacco di ghiaccio, che lei pose sulle braccia a momenti, emettendo lievi sospiri di sollievo.
Avevano lavorato comunque tutta la mattina, eseguendo alla perfezione tutto il secondo atto. Andrew aveva notato con quanto sacrificio e con quale silenzio la sua protetta avesse sostenuto le prove, dando comunque del suo meglio, soprattutto durante brani sofferti come Wishing you were somehow here again...
- Ho sentito tutta la sofferenza di Christine in questo brano-, alla fine Vee aveva tentato di ironizzare tutto, rassicurandoli.
- Si è visto, mia cara- aveva risposto Sir Andrew, regalandole una carezza morbida sulla guancia.
- Che ti è successo?- chiese lui, esaminando i suoi lividi.
Vedeva chiari segni di dita, come se qualcuno avesse stretto le sue braccia con tutte la forza che Dio potesse dare ad un uomo.
Vee gli lanciò uno sguardo quasi noncurante, spostando un poco l'impacco.
- Ieri...sono stata aggredita da un uomo che voleva...rubarmi la borsa...mi sono difesa e...beh, eccomi...- mentì lei, cercando di evitare il contatto col suo sguardo. Se avesse analizzato i suoi occhi, Patrick avrebbe capito subito che aveva detto una bugia.
Ma non voleva raccontargli ciò che era successo...
Sarebbe stato come rivivere un incubo.
Eppure conosceva già quella sensazione.
Quante volte l'aveva vissuta in passato?
Da bambina era sua madre la persona da proteggere.
Erano per lei il silenzio e la pena nascosta.
- Un tipo così merita solo la galera!- esclamò l'attore, alzandosi in piedi e guardandola determinato.
" Pat...tu e Liz siete uguali!"
- No...era disperato...- concluse lei, improvvisamente, stupendosi di sè stessa e per quella subdola volontà di proteggere chi le aveva fatto del male a tutti i costi.
- Quando si è disperati...si fa di tutto...soprattutto del male...succede sempre - disse lei, tentando di scolpire quelle parole all'interno della sua coscienza.
Solo in questo modo avrebbe trovato una ragione per farsi forza.
Convincersi che il suo testimone, il dottore dei suoi bambini non era una persona cattiva...
"Anche a chi si vuole bene...come te...non è vero, mamma?..." chiese silenziosamente, parlando con un'immagine che riluceva davanti ai suoi occhi.
- Io non credo che sia cattivo, in fondo...- disse Vee, enigmatica.
Rivisse ogni giorno passato insieme, loro tre...William, David e lei...i loro pranzi sul tetto dell'ospedale, il matrimonio, le visite ai bambini...
No, William non era una cattiva persona.
Allora perchè tremava di paura all'idea di incontrarlo da sola come prima?
- Non voglio neanche immaginare che faccia farà Gerry quando saprà quello che ti è successo! Quello stronzo ha le ore contate perchè il nostro Leonida lo frantumerà! Sai che ha messo su muscoli...Vedrai, un pugno e via!- patrick si era pure esibito in un paio di mosse di pugilato, colpendo l'aria e imitando il collega in questione e la sua espressione seccata.
Vee alzò velocemente il capo e gli prese la mano nelle sue.
Patrick si chinò.
- No, Pat...Gerard non deve saperlo...- sussurrò lei, chiedendogli di promettere che non avrebbe detto nulla.
- Perchè?- chiese lui, rabbuiandosi.
- Perchè lui non può fare più nulla...ormai è passato...questi segni se ne andranno, prima o poi....e non voglio che Gerard rimanga male per qualcosa a cui non può rimediare in prima persona...-
- Non è giusto, Vee...lui si farebbe in quattro per aiutarti, ne sono certo...-
- Ed è questo che non voglio...ci rimarrebbe male se sapesse che mentre lui lavorava, io...- e tremò per un attimo, torturando le proprie dita. Patrick se ne accorse e le fu vicino.
- E' una cosa che non lo riguarda...- disse infine, sorridendo garbatamente al collega, nel tentativo di convincerlo.
Patrick le passò la mano attorno alle spalle e le sorrise comprensivo.
- Tu lo riguardi, mia cara...quindi tutto di te lo riguarda, non credi? -
Vee gli sorrise.
- Ti voglio bene, Patrick...grazie...- e appoggiò la sua fronte sulla spalla di lui, che le diede un buffetto colmo di affetto sulla guancia.
Ormai era una sorella per lui.
Dagmara la adorava, e il fatto che Vee sapesse parlare un poco di russo aveva fatto sì che si mettessero a complottare contro di lui più di una volta.
- Ragazzi, siamo di nuovo in scena- un uomo alto e con la maschera in volto si avvicinò ai due, agitando il mantello con fare divertito.
La sua partner gli era sembrata giù di morale, e ora che sorrideva, si prefisse l'obiettivo di mantenere quel sorriso sveglio più a lungo.
- Con questo mantello potrei fare Dracula, non credete? Vee, Vieni qui che ti mordo!- e si avvicinò alla ragazza, fingendo di prendere di mira la spalla e il collo.
Patrick lo imitò e le fu addosso alla stessa maniera, cosa che la fece scoppiare a ridere divertita.
- Oh, Howie!- esclamò lei, affannata, dopo essere stata mollata dai due,
- Mi sa che avresti più risultati mordendo una rapa...oggi sono uno straccio -
- Beh, allora sei lo straccio più in forma che abbia mai visto, non è vero, Pat?-
Patrick annuì, scoppiando a ridere. e porgendole la mano per rialzarsi.
Vee sorrise e iniziò a canticchiare mentre avanzava in loro compagnia, dirigendosi verso il palco.
Quattro anni prima sarebbe rimasta scioccata per mesi per ciò che era successo la notte precedente...sarebbe morta...adesso riusciva a sorridere di nuovo.
Quanti amici aveva al suo fianco, pronti a consolarla...
Forza ragazzi!
come faceva, Howard?...oh! Let the audience in!...Let my opera begin!-canticchiò
infine, e corse, sollevata appieno per la prima volta da quando si era svegliata
quel mattino.
-*****