Capitolo 36

L'ombra che oscura il presente

 

- Lo sapevi? chiese la ragazza di colore a Vee, dopo averla abbracciata forte.

L'emozione era stata talmente grande che per minuti interi non aveva fatto altro che ridere, come se non avesse mai fatto altro per tutta la vita...ridere entusiasta...dell'amore...della vita che aveva deciso di darle un bacio in fronte, quella notte.

L'amica le spiegò che Ted e Jamal le avevano rivelato il loro piano solo 5 minuti prima.

E che  avrebbero attuato il loro progetto anche senza di lei...

- Al mio posto era previsto un disco...- scherzò Vee che si ritenne incredibilmente fortunata ad essere stata presente.

- Ma come conoscevi la canzone?- domandò Leda, ancora raggiante, mentre il medico si era allontanato per congratularsi con l'uomo che era stato abbandonato dalla sua promessa sposa per chiaccherare con Vee.

- Oh, Leda..- Vee scosse la testa, sorridendole beffarda, - canti questa canzone un giorno sì e l'altro pure!Io e Liz la sappiamo a memoria! Persino i muri di casa nostra la conoscono!- e rise, stringendola a sè, e le fece immaginare quale faccia avrebbe fatto Eliza nel ricevere la notizia.

Leda iniziò a tremare per l'eccitazione.

Le disse che quella sera non sarebbe tornata a casa.

- Naturalmente! Stasera devi festeggiare-

Invece la ragazza sarebbe andata via in quel momento. Fece un cenno al medico che si era dimenticato di tutto, contento di aver trovato qualcuno con cui conversare.

Il proprietario del locale era una persona simpatissima, nonostante l'aspetto imponente potesse trarre in inganno.

Gli strinse la mano e lo salutò amichevolmente, prima di raggiungere Vee che sorrideva, contenta di aver mostrato a William un nuovo mondo e di avergli presentato un nuovo amico.

- Ora andiamo...- disse, prendendo il medico a braccetto, con fare infantile,

- A domani, Leda-

si salutarono, quando Leda la abbracciò ancora.

- Oh, Vee, sono felice...felice come non lo sono mai stata! - disse, la voce ancora commossa ed incredula.

Vee la ascoltò, e per un attimo non fu capace di risponderle.

Era contenta, ma qualcosa nel petto la pungeva come una spina di rosa.

 

Aveva vissuto in prima persona quella felicità.

 

Ricevere la proposta...

 

- Vuoi sposarmi?-

 

Accettare...

Dirlo agli amici...

Raccontarsi quel momento così prezioso...

Progettare il giorno delle nozze...

Scegliere il vestito, correndo quà e là per la città alla ricerca dell'accessorio giusto che si intoni al vestito...

Invitare i parenti...

Vederli alla cerimonia...

Unirsi all'uomo che si ama davanti a Dio e a tutti...

Sognare una famiglia nel proprio futuro.

Sentì le corde del suo cuore intrecciarsi e trattenere l'aria che aveva respirato nei polmoni.

Ma nutriva una grande contentezza per Leda.

E lasciò che fosse questa a sopprimere la tristezza, evocata in quei brevi secondi, nel più profondo del suo cuore.

Dopotutto Leda aveva lottato per quel momento.

Ted Pryce si era sempre dimostrato un osso duro, a cui Leda non aveva saputo e potuto rinunciare.

Per lui aveva rinunciato a proposte di lavoro vantaggiose, continuando a lavorare nel suo pub.

Per lui aveva smesso di bere, sebbene avesse pensato che il proprietario di un pub astemio fosse la cosa più incredibile di questo mondo.

Per lui aveva rinunciato a molti altri uomini, più ricchi ed affascinanti di quello di cui si era innamorata.

Per lui aveva sfidato i propri genitori che si erano rassegnati all'idea di avere come genero un bianco quarantenne e borghese, proprietario di una specie di night club.

Leda aveva vinto.

Vee strinse l'amica con affetto, e lei ancora più forte, circondandola col suo calore e le sue speranze.

La ragazza appoggiò la testa sulla sua spalla e le diede delle pacche amichevoli sulla schiena vestita di velluto blu.

- So cosa provi...- sussurrò dolcemente, - sono contenta per te, amica mia-

Le diede un bacio leggero sulla guancia e si congedò da Teddy e Jamal, e da tutte le persone che più o meno la conoscevano.

 

*****

- Stai bene?- chiese il dottore a Vee, poco dopo essere usciti dal locale.

Vee si era fatta improvvisamente silenziosa.

- Certo! - esclamò lei subito, sorridendogli pacata mentre si avvicinavano alla macchina, posteggiata dietro il locale.

William si rese conto che quel pub distava in effetti pochi isolati dalla casa di Vee...e Leda lavorava laggiù.

Era più che normale che la sua giovane accompagnatrice conoscesse quel luogo.

Erano ormai a pochi passi quando una figura rapida ed elegante si avvicinò a loro, correndo ed invocando il nome della ragazza.

- Leda?-

Vee si voltò e la vide arrestarsi a pochi passi da lei.

Sembrava distrutta.

- Cos'è successo?- chiese Vee preoccupata, prendendole le spalle.

William si avvicinò per sentire le parole della ragazza in blu, ma si immobilizzò nel vederla scoppiare in lacrime improvvisamente.

-Perdonami...oh, Vee, perdonami...sono stata un'insensibile...urlare così la mia felicità...-

Vee la strinse nuovamente a sè, colpita da quel pianto inatteso.

Cercò di calmarla,accarezzandole teneramente le spalle e la schiena.

- Perchè piangi? Dovresti essere felice, Leda! Io ed William lo siamo, non è vero?- e lanciò uno sguardo al suo accompagnatore, che annuì solamente.

- Io...- interruppe lei, tirando su col naso, - non ho mai veramente realizzato...quanto potesse essere grande il dolore che hai provato, fino ad un minuto fa...perdere Teddy...Oddio...Dio...non potrei sopportarlo...-

 

****

 

- So cosa provi...-

 

Avrebbe dovuto capirlo.

Avrebbe dovuto intuirlo.

Avrebbe dovuto saperlo.

Aveva accolto quelle parole, senza analizzarne il significato profondo, troppo presa dalla propria euforia, poi tutto il peso di una colpa invisibile le era caduto sullo stomaco senza pietà.

Lanciando uno sguardo al suo futuro marito, che chiaccherava amabilmente con la band, regalandole un'occhiata innamorata appena si distraeva dalla conversazione, Leda aveva sentito il mondo crollarle addosso in un attimo, un incubo vissuto ad occhi aperti che l'aveva investita in pieno.

Non potè fare a meno di correre come una forsennata verso l'uscita.

Doveva cercarla...

Doveva vederla e chiederle scusa.

Perchè credeva di aver visto ed era stata cieca fino a quel momento.

Perchè aveva creduto di sapere ma non aveva mai realmente potuto comprendere fino a quella sera.

La sua piccola Vee...

Solo adesso che aveva assaporato quella felicità aveva scoperto con pena la vera voragine che albergava nel cuore della sua giovane amica.

Un' abisso che pensava di aver compreso a fondo e di cui aveva solo intravisto l'ombra riflessa.

Non aveva capito nulla.

 

****

- A te non succederà - disse confortante la giovane ragazza, mentre William si era voltato per un momento, rimanendo in ascolto ma senza pemettersi di intervenire.

Lui era un estraneo in quella conversazione, anche se l'argomento lo toccava.

- Ti sposerai e avrai tanti bambini...saranno bellissimi come te, ne sono certa! -

- Si...- sussurrò lei in risposta, singhiozzando con decisione.

Come poteva Vee confortarla in questo modo?

Come ci riusciva?

Leda si rese conto perfettamente di tutto...ogni rimorso...ogni senso di colpa...ogni lacrima...

- Perdonami...mi dispiace, Vee..mi dispiace...-

- Di cosa, Leda? Ti dispiace di essere felice?- e le sorrise teneramente, dandole un bacio sulla fronte.

la donna non smise di piangere.

Vee comprese infine che era la propria infelicità passata a rendere tanto triste la sua coinquilina.

" Oh, amica mia..." sospirò, accogliendola ancora tra le sue braccia.

Singhiozzava ancora.

Leda era sempre stata molto sensibile.

- Vuoi sapere come farmi felice?- chiese Vee, parlandole come avrebbe fatto con una bambina.

Lei la fissò ancora, annuendo tra le lacrime.

- Permettimi di invitare Gerard al tuo matrimonio...-

fece solo quella richiesta, udita da Leda quanto William, che si domandò chi potesse essere questo " Geràrd".

" Forse un suo parente..."

Dopotutto Vee aveva origini francesi.

- Naturalmente - esplose la cantante, ritrovando dentro di sè un pò di forza per sorridere all'amica.

- Potrò mai ringraziarlo abbastanza per il tuo sorriso?-

Leda comprese che la loro vita era migliorata da quando quell'attore era entrato nelle loro vite.

Vee era così cambiata da quando lo aveva incontrato...allora era vero che l'amore faceva miracoli.

Risero un poco, e William si sentì terribilmente sollevato, assorbendo ogni sorriso di quella ragazza che tanto aveva sofferto ed ora era capace di dare conforto agli altri.

- Pensa al tuo sorriso, piuttosto- scherzò Vee tirando fuori dalla borsetta nera che aveva un kleenex e porgendoglielo le disse

- Ora basta piangere, mia cara. Non vorrai mica deludere i tuoi amici là dentro presentandoti con la voce spezzata- sussurrò ironica, e le sorrise ancora una volta.

Leda riconobbe quelle parole.

Lei stessa le aveva dette alla ragazza che la incitava adesso, e lo stesso sorriso brillava sul quel volto pallido e amico.

Quanto tempo era passato da allora...ma Vee ricordava ancora.

Vee non aveva mai dimenticato nulla...tanto il male quanto il bene.

- Hai ragione, Vee...- e rise, accettando il fazzoletto.

 

****

Vee era corsa un attimo dentro a recuperare la trousse per Leda.

Il trucco, per quanto resistente, si era irrimediabilmente rovinato.

La donna si era offerta di rientrare comunque dentro, e solo Vee l'aveva fatta desistere.

- Cosa direbbe Teddy se le mandassi dentro un panda invece della sua bella fidanzata?- aveva scherzato, per poi offrirsi di entrare un attimo nel suo camerino e recuperare il necessario per darsi una sistemata rapida.

- Bill, proteggila tu, mi raccomando!- e afferrando l'orlo del suo vestito nero era corsa dentro, scomparendo alla vista.

Leda si asciugò completamente il viso per poi rimanere in silenzio, imbarazzata per essere scoppiata a piangere davanti ad un estraneo.

Tentò di trovare un argomento su cui parlare, ma gliene venne in mente solo uno.

- E' una ragazza fantastica...-

- Lo penso anche io..- rispose lui, aspettando il suo ritorno.

La discussione parve finita lì.

Ma lui parlò di nuovo.

- Chi è Gerard?E' un parente di Vee?-

Leda lo guardò, scuotendo la testa e ridendo appena.

- No- esordì lei, allontanandosi un poco, senza notare la sua espressione spaesata.

Aveva visto Vee dinanzi all'ingresso, mentre si avviava con più calma per ritornare da loro.

La cantante le fece un cenno e proseguì con un sorriso il dialogo con il medico, che ormai non si aspettava più una risposta completa.

- E' l' uomo di cui è innamorata...-

 

****

Il tragitto per condurre la ragazza a casa fu breve.

Ma parve un'eternità ad entrambi.

Vee non seppe cosa pensare dell'improvviso gelo con cui Bill l'aveva accolta al suo ritorno, e per tutto il tempo in cui erano stati seduti in macchina, non si erano scambiati una parola.

Il dottore l'aveva guardata con gli occhi sbarrati, per poi non riuscire a proferire parola per minuti interi, in cui aveva quasi smesso di respirare.

Vee era innamorata.

Di un altro.

Da un lato aveva sperato che accadesse, ma...

E chi era questo Gerard?

Chi era questo estraneo?

Cosa voleva da lei?

Cosa voleva da loro?

Chi era lui per prendere il posto di David nel cuore della ragazza?

ed ogni volta che si poneva questa domanda, una più raggelante lo scuoteva intimamente.

" Chi sono io...?"

Arrivarono a casa e lei fu la prima a scendere dalla vettura grigia metallizzata e ad aspettare che William l'accompagnasse alla porta.

- Bill? Tutto bene?- domandò perplessa, chinandosi ed affacciandosi al finestrino verso l'interno.

William non accennava a muoversi.

La voce di lei lo scosse, risvegliandolo dai suoi pensieri.

L'accompagnò fino alla porta di casa.

- Buonanotte, Bill...e grazie per la bella serata...- fu per dargli un bacio sulla guancia, come al solito, ma prima che potesse muoversi, lui parlò, scrutandola con espressione grave e seria.

- Sei innamorata?-

"Eh?" Vee lo fissò confusa, cercando qualche indizio nel suo sguardo che le rivelasse la natura e l'origine di quell'interrogativo.

- Rispondi- l'uomo le prese le spalle nude, stringendogliele con forza inaspettata.

- Bill, mi stai facendo male!- protestò lei, tentando di divincolarsi senza successo.

- Vee, rispondimi- la pregò lui riformulando la strana domanda., mollando la presa e facendo un passo indietro.

Aveva esagerato.

Lei lo scrutò con aria seria e spaventata allo stesso tempo.

Annuì.

- Si...lo sono -

William ebbe la conferma che voleva.

E gli fece male.

Scoprire che dopo quattro anni Vee si era innamorata di un altro spezzò il suo Io, le sue certezze.

La sua certezza.

Eppure Vee era libera di farlo.

Lo era sempre stata...

Anche lei aveva avuto i suoi corteggiatori...e tanti...aveva visto ragazzi di tutti i generi presentarsi all'ospedale e fare volontariato solo per avvicinarla...quante volte aveva visto innamorati respinti dalla vacua malinconia della ragazza...e quanti, più ostinati, il dottore si era prodigato ad allontanare da Vee, in un modo o nell'altro?

Chi era sfuggito al suo filtro, adesso?

Chi aveva potuto innamorarsi di lei conoscendo il suo passato ed accettando il suo tormento?

Nessuno poteva, se non lui...

Lui che l'amava segretamente da anni...non poteva permettere ad uno sconosciuto di avere la sua Vianne.

No.

Lui che aveva passato anni chiedendo perdono al suo migliore amico per essersi innamorato di sua moglie, non voleva permetterlo.

Non ora che Vee riusciva a sorridere come allora, quando David era padrone del suo cuore.

 

- Vianne, io ti amo-

 

Vee rimase immobile, trattenendo il respiro, convinta di aver sentito male.

Non poteva essere.

Non lui.

- No, Bill...tu no...non può essere vero...non deve essere vero...- sussurrò appena, mantenendo il contatto visivo e scuotendo la testa come per negare a sè stessa ciò che il suo udito aveva osato cogliere.

Non si rese conto che con un passo rapido William aveva stretto i suoi polsi e l'aveva baciata.

Arretrò subito, liberandosi e dandogli uno schiaffo deciso.

Il secondo della giornata.

Lo vide portarsi una mano sul volto, e fissarla come se precipitasse in un baratro.

" Oddio...Dio...non farmi questo..." implorò la ragazza, riprendendo fiato, ancora sconvolta per come era stata colta di sorpresa.

- William, io...mi dispiace...io ti voglio bene ma non posso amarti...sei un amico...ti prego...-

- Un amico?- sibilò il dottore, strofinandosi la guancia.

- Un amico?!- ripetè, imponendosi in tutta la sua altezza alla ragazza che lo fissò terrorizzata.

Non lo aveva mai visto così.

I suoi occhi sembravano braci, fiammeggianti, e l'oscurità in cui erano immersi, richiarata quà e là dalla tenue luce dei lampioni gli conferiva solo un'aria di supremazia, come un'ombra che si stagliava su di lei, opprimendola totamente.

- Tu non sei solo un AMICA per me!- gridò lui, battendo il pugno contro una delle colonnine di legno che sorreggeva il tetto spiovente dell'ingresso.

- Ti amo, è così difficile da capire?! E questo tizio viene dal nulla e pretende di amarti...dice di amarti!...Dov'è lui adesso?! Io sono sempre stato qui, aspettando il giorno in cui avresti potuto anche solo pensare di volermi bene come te ne voglio io...Valgo così poco per te?-

Le sue spalle iniziarono a tremare violentemente, scosso da singhiozzi di un pianto che non avrebbe esternato mai.

Un pianto di rabbia...senso di colpa...e gelosia.

- Oh, Bill...tu meriti qualcuna che ti ami per quello che sei...io non posso...non potrei mai farti felice...- disse lei, prendendogli le mani per confortarlo.

La sua dichiarazione l'aveva scioccata, ma vederlo in quello stato e sapere che era per causa sua l'aveva sconvolta ancora di più.

-PERCHE'??- gridò ancora una volta lui, sollevando uno sguardo pieno di pena, stringendole le mani.

- Perchè?...- chiese nuovamente, soffocando un sospiro gonfio di dolore.

Le sue parole, così gentili nel respingerlo lo avevano ferito più dello schiaffo infertogli poco prima.

- Oh, William...- e gli accarezzò la guancia, - questa mattina in ospedale...stasera...anche adesso, ogni volta che mi guardi, tu pensi a David, al nostro David...e per me è lo stesso-

Lui sollevò i suoi occhi scuri su di lei.

Erano entrambi carichi di afflizione...

Anche lei...

Anche lei aveva sofferto come lui...incontrarsi ogni volta, dopo la morte di David era stata una tortura per entrambi.

Ogni giorno, rivedere la persona amata negli occhi di un altra persona che lo amava come un fratello...doveva essere stato orribile.

Se solo non si fosse tirato indietro, quattro anni prima...

Che beffa crudele era mai stata quella...

Dio era stato ingiusto.

- Capisci, Bill? Non voglio questo per te...tu hai bisogno di una donna che possa guardarti negli occhi e vedere solo sè stessa, non il fantasma di un amore passato...soffriresti nell'amarmi, rimpiangendo ciò che eravamo un tempo... -

Vee parlò con voce spezzata, pregando che il pianto non la sorprendesse mentre cercava di chiarire i suoi sentimenti al suo migliore amico. 

William ascoltò le sue parole senza avere il coraggio di guardarla in faccia, e all'improvviso le fu addosso, stringendole violentemente le braccia e schiacciandola col peso del suo corpo contro la porta d'ingresso, ancora chiusa.

Vee non potè neppure esclamare di stupore, asfissiata da suo peso.

- Non...non è così...- respirò lui poggiando la fronte contro la sua,

- Da quando ti ho incontrata, anni fa...io ti ho amato...e se avessi avuto coraggio...se non mi fossi tirato indietro...ora non piangeresti un marito morto...- e rubò le sue labbra, impedendole di muoversi.

Vee mugolò, incapace di impedirgli di approfondire il contatto delle loro bocche, divincolandosi e agitandosi mentre lui l'aveva spinta ancora di più contro la porta.

Ebbe paura.

" Aiutatemi...qualcuno mi aiuti...David...aiutami...Gerard, aiutami...aiutami..." ma sapeva che Gerard non sarebbe arrivato.

Era al dì la del mare, lontano...non avrebbe udito le sue urla, non immaginava quello che stava accadendo.

La ragazza viveva in periferia e a quell'ora nessuno avrebbe udito le sue grida...o le avrebbero prese per uno scherzo di quegli stupidi teppisti che si divertivano spaventando la gente nel cuore della notte.

Avvertì le mani di lui premere contro il suo petto, strappandole il vestito con un gesto convulso, e lei tremò ancora, terrorizzata mentre spingeva per allontanarlo senza successo, cercando ancora di fuggire da quell'orribile abbraccio.

Ma non riusciva a muoversi, era troppo debole e lui troppo forte.

" No...lasciami...ti prego...ti prego..." non riusciva più a respirare.

Era inutile...se lui avesse continuato, non avrebbe potuto fermarlo...si rese conto solo allora di essere una ragazzina debole...

Rimase inerte mentre lui la baciava ancora e si faceva strada tra le curve del suo seno, ormai spogliato della stoffa nera che lo proteggeva... Vee iniziò a piangere, lasciando cadere le braccia inermi ed inerti nella stretta delle sue dita, che divenne più pesante, provocandole un forte dolore e dei segni rossi e pulsanti sulla pelle.

Pianse silenziosamente la sua debolezza...la sua incapacità di reagire come avrebbe voluto...il suo bisogno di avere qualcuno a fianco per proteggerla...l'assenza delle persone che avrebbero dovuto proteggerla.

Era sola.

Completamente sola.

Lui avvertì le lacrime di Vee scivolare sul suo volto e si staccò subito da lei, che cadde in ginocchio, le spalle ancora poggiate sulla porta e la testa abbandonata contro il legno levigato, fissandolo come morta, le lacrime agli occhi.

William sprofondò nella vergogna e nella disperazione.

"Cosa ho fatto?!"

Vedere la ragazza singhiozzare impercettibilmente, immobile come una bambola inanimata, lo fece morire.

Quello sguardo...aveva pregato per anni per non rivederlo più sul suo volto...era stato lui a richiamarlo, questa volta.

- Oddio, Vianne...perdonami, perdonami!- e le fu vicino per tentare di sollevarla.

- NO! - gridò lei, rannicchiandosi e sfuggendo quelle mani, quel sostegno temuto.

Tentava di coprirsi, lei, rimasta quasi nuda per colpa sua...

- Ti prego, perdonami...mi dispiace...Dio, mi dispiace!- disse lui, mentre Vee lo spingeva via, graffiandogli le mani ad ogni suo tentativo di prenderla per aiutarla.

" Cielo, cosa ho fatto..."

- Lasciami...Vai via...Lasciami!!- sibilò allora Vee, spezzandosi la voce nel tentativo di cacciarlo il più lontano possibile.

William si allontanò da lei, nel petto la consapevolezza che l'unica donna che aveva amato in quei quattro anni adesso lo odiava e lo avrebbe odiato per sempre. Sparì all'interno della sua automobile grigia e rimase a fissarla, seduta con la testa incassata nelle ginocchia, mentre lo vedeva andare via.

 

Se ne andò, ritornando al suo appartamento dove avrebbe riflettuto per ore ed ore su ciò che aveva fatto, pentendosi di non essere riuscito a mantenere il suo solito sangue freddo e di aver arrecato una nuova piaga alla donna che amava.

 

- Mi dispiace...-

 

***