Capitolo 34
Raccomandazioni
- Ai tuoi non piaccio...neanche un pò -
Vee stringeva la mano di quello che tra meno di ventiquattro ore sarebbe diventato suo marito, mentre passeggiavano lungo il parco che avevano deciso di attraversare per tornare a casa.
- Ma cosa dici, amore? Mio padre è pazzo di te-
- Lo era finche non gli hai detto che avevo sedici anni...ricordi com'è sbiancato? E non credere che non abbia sentito quando dopo ti ha chiesto se saresti finito in galera!-
David rise allegramente delle sue parole, nonostante lei non stesse affatto scherzando.
- E tua madre...dopo aver saputo che lavoro come cameriera mi ha fulminato, e quando ho detto "circo", ho temuto che mi sbranasse...-
- Mia madre è sempre stata un pochino aggressiva...-
- Aggressiva?- ripetè lei, sospirando
- Ho visto tigri più docili...- e sospirando gemette appena, stringendosi ancora di più al suo fianco.
Avrebbe tanto voluto farsi apprezzare da loro, essere all'altezza della situazione...
Se ci fosse riuscita, avrebbe avuto qualcuno a cui rivolgersi come un genitore.
Sarebbe stata rispettosa, ubbidiente...avrebbe rinunciato a tutto pur di far loro cosa gradita.
Ma era chiaro che loro appartenevano a un'altro mondo.
Erano diversi...così legati alle convenzioni sociali, all'etichetta.
Davvero David era nato e cresciuto da una famiglia simile?
Il suo sorriso gentile, la sua risata così cristallina, il suo essere sempre così gentile..il suo amarla così profondamente...
Poteva tutto questo essere maturato in quella famiglia dove i due genitori l'avevano accolta così freddamente?
Magari erano gentili come David solo con quelli del loro rango...
Se lei fosse stata la fidanzata perfetta, tutto sarebbe stato diverso...
Una donna matura, bionda, occhi azzurri, una carriera ben avviata, e una famiglia facoltosa alle spalle.
Come poteva Vee competere con l'immagine della donna ideale che ogni madre si crea per il proprio bambino?
Essere una stella del circo non era certo come indossare un tailleur grigio e guadagnare ricchezza e prestigio in una ditta di successo...
Chinò lo sguardo per non dover affrontare il peso di quelle considerazioni e continuarono a camminare, dirigendosi verso casa.
Fecero ancora qualche passo prima che David prendesse la parola.
- Vedrai che riuscirai a farti volere bene da entrambi...ci vuole solo un pò di tempo...abbi pazienza-
e le accarezzò la guancia, scostandole i capelli dal volto per rassicurarla con lo sguardo.
- No, David...mi considera una zingara...non credo che la signora Miller mi prenderà mai in simpatia...-
e piegò il capo, riprendendo a camminare più lentamente.
David la fermò, prendendole la mano e sorridendole come un ragazzino.
- Ehi, da domani anche tu sarai " la signora Miller"! Non ci hai pensato?-
Uno scintillio nuovo prese vita negli occhi della ragazza che si era fermata per ascoltarlo e ora ragionava su quel nome...
Sul suo nome.
- Vianne...Miller! Che ne pensi? Suona bene?- gli chiese con un ritrovato entusiasmo, giocherellando con quel nome che sarebbe stato suo.
Lui le stava donando un nuovo nome...una nuova esistenza...l'indomani la sua vita sarebbe cambiata per sempre.
- Direi quasi che sei nata per chiamarti così!- scherzò lui, prendendola tra le sue braccia e memorizzando quella espressione allegra, che sapeva essere preziosa.
Lui sapeva del suo passato.
L'aveva costretta a parlargli di tutto...di suo padre...di sua madre..di quelle cicatrici ancora così vivide sulla sua carne.
E vederla sorridere così, conoscendo ciò che aveva vissuto, sarebbe stato il suo obiettivo per il resto della vita.
Quel sorriso prezioso come una stella.
Il sorriso della sua donna.
Il sorriso di sua moglie.
Vee lo abbracciò e incontrò il suo sguardo.
Quegli occhi che sembravano blu come l'oceano alla luce dei lampioni in strada.
- Ti amo, signor Miller-
E in punta di piedi gli diede un bacio che subito lui approfondì, assaporandone la dolcezza, permettendo alle loro lingue di intrecciarsi con passione dentro le loro bocche.
Smisero poco dopo, guardandosi con occhi colmi di amore e felicità.
Era il loro momento speciale.
- Ti amo, signora Miller- e cogliendola di sorpresa la prese in braccio e iniziò a correre come un forsennato, mentre lei lo pregava di farla scendere, perchè si riteneva troppo pesante.
- Smettila, che sei una piuma!-
e rise, correndo fino a casa, ormai a poche centinaia di metri dalla loro posizione.
Vee sorrise per quel gesto.
Se qualcuno li avesse visti in quel momento, avrebbero sicuramente pensato che tra i due il ragazzino era lui.
Salì rapidamente i gradini di casa e fu sul punto di farla scendere per aprire la porta, quando lei indugiò, stringendosi con le braccia al suo collo.
-David, vuoi sposarmi?-
La domanda fu inaspettata.
Ma rispose, cercando di mantenere il tono scherzoso che aveva adottato con successo quella sera.
- Mi pare di avertelo già chiesto - sorrise ironico.
- Si...ora tocca a me chiedertelo: Vuoi sposarmi?-
Il dottore osservò la sua espressione seria, e decise di rispondere seriamente anche lui.
- Lo voglio, Vee. Più di qualsiasi altra cosa al mondo, ora più che mai -
la ragazza emise un sospiro commosso, poggiando la propria testa sull'avvallamento robusto del suo petto, permettendogli di chinare il capo e accarezzarle la fronte col mento glabro.
- Grazie, David...- e si accoccolò ancora di più, muovendosi tra le sue braccia per sollevarsi e appoggiare la propria guancia sulla sua spalla.
- Di cosa, amore?-
- Di esistere...di aver scelto me...di essere qui con me ora...- iniziò a piangere, sopraffatta dall'emozione che quell'uomo era riuscito a farle vivere solo con la sua presenza.
- Grazie di tutto...ti prego...ti prego...non lasciarmi mai-
le diede un bacio morbido sulla guancia e la costrinse a guardarlo, gli occhi sfocati.
- Non lo farò, mai-
Vee gli accarezzò il volto, e le labbra che sorridevano solo per confortarla.
- Me lo prometti?-
La baciò di nuovo, per poi accostare il proprio volto a quello di lei.
- Finche morte non ci separi...-
*****
A colazione parlarono di tutto e di nulla.
Domande sfuggenti per comprendere che la vita proseguiva come al solito in quel piccolo mondo dove entrambi avevano perso qualcuno di importante.
Vee gli parlò della laurea, e del suo nuovo lavoro. E il signor Miller parve soddisfatto nel constatare che la sua giovane nuora non era cambiata in tutto quel tempo. Si dedicava anima e corpo al proprio mestiere e alle persone a cui teneva. La ragazza venne a conoscenza che il resto della famiglia di David si era trasferita a Chicago dopo la sua morte: la signora Prudence, le sue sorelle...avevano abbandonato quel paese pieno di dolore per rifugiarsi altrove, nel cuore degli States.
- Andiamo a trovare mio figlio...non lo vedo da una vita-
chiese il padre, con un'espressione rassegnata e mesta sul volto. Vee acconsentì e più tardi, quel mattino si ritrovarono ai piedi della sua lapide. Lei si inginocchiò come soleva fare ogni volta che gli faceva visita, invece il padre rimase in piedi, porgendogli appena il mazzo di fiori acquistati all'uscita dei cancelli.
Pregarono in silenzio.
- Un padre non dovrebbe seppellire i propri figli...- sentenziò Vee senza muoversi e senza guardarlo in faccia.
- E una bambina non dovrebbe rimanere sola, mai...-
Ci fu un altro momento in cui solo il rumore del vento tra fronde era percepibile.
I respiri si persero in quella corrente di sospiri che si infrangeva tra le foglie di quegli alberi innaffiati di lacrime.
- Vianne, c'è un'altra persona nella tua vita, adesso?
- Si- rispose meccanicamente.
Aveva già detto tutto a David...era giusto dirlo anche a suo padre.
- E lo ami?-
- Si - disse lei, e provò una stretta al cuore pensando a quanto fosse Gerard fosse lontano da lei.
Avrebbe tanto voluto che lui la stringesse ancora tra le braccia.
Ogni cosa scompariva, quando era con lui...
- Ne sono molto lieto...- disse lui pacato, in qualche modo sollevato che fosse così e che lei fosse stata sincera con lui.
Aveva passato quattro anni domandandosi se la sua unica nuora fosse sopravvissuta a quel dolore straziante che aveva devastato la sua famiglia convincendolo a portarla lontano da New York.
Che egoista era stato...la persona che più aveva amato David, che aveva diviso con lui il suo tempo...raccolto i suoi ultimi respiri...che era morta con lui...l'aveva abbandonata a sè stessa, cancellando con la loro assenza l'ultima speranza di conforto che le poteva rimanere.
Vee si accorse che ormai era tardi...Martyne doveva essere operata tra un'ora, e glielo fece notare.
Ralph Miller le chiese il permesso per fare una domanda.
L'ultima.
Vee acconsentì e rimase in religioso ascolto, riavviandosi i capelli che il vento le aveva scarmigliato.
- Se tu avessi saputo che David sarebbe...- non proseguì.
Ricordare quel passato era ancora doloroso. Lo sarebbe sempre stato.
- Si, signore...- rispose infine lei, alzandosi e fissando ancora la lapide con un sorriso tenue dipinto sul volto,
- Lo avrei sposato comunque...ogni minuto passato insieme è stato prezioso, ha fatto di me quello che sono...- si voltò verso l'uomo che non aveva smesso di osservarla e vederla come una adulta.
- E' stato un onore conoscere suo figlio, e un privilegio che lui mi abbia scelto come moglie. Non lo dimenticherò mai-
Lui la abbracciò, accarezzandole la testa come avrebbe fatto con le sue bambine.
Due pesanti lacrime gli scivolarono sul volto, inghiottite dalle rughe che sembravano in parte distese.
- Ricordati di vivere, Vianne, sempre. David voleva solo che tu fossi felice...e se questa persona ti ama davvero, amala senza sentirti in colpa...vivi anche per mio figlio, ora che lui vive in te-
Lei lo abbracciò stretto, soffocando le lacrime sul suo petto.
Poi si allontanò dalla sua presa e gli prese la mano, portandosi il dorso alla fronte.
Dopo quel gesto, gli sorrise brevemente.
- Lo farò...papà...-
*****
- Patrick, riesci a sentirmi?- domandò Gerard guardandosi attorno.
Il cellulare prendeva poco. C'era poco campo..
- Chi è?- una voce squillante gli rispose.
- Sono Gerry-
- Gerry chi? Non conosco nessun Gerry...-disse in tono ironico.
- Patrick, ti ammazzo!- gli disse per tutta risposta Gerard, imprecando al telefono.
Non sapeva quanto sarebbe potuto rimanere in linea, e non gli andava di perdere tempo.
- Ahhh..QUEL Gerry!- rise l'amico, scherzando.
-Come stai?-
chiaccherarono per qualche minuto, scambiandosi frecciatine per tutto il tempo.
Infine su il cantante a spezzare quella discussione senza capo nè coda.
- Come mai sono convinto che tu mi stia chiamando per interesse?- sghignazzò per qualche secondo, lasciando a Gerard il tempo per riflettere su come porsi all' amico.
- Vee è lì con te?-
Gli rispose di no. Quella mattina avrebbero operato una sua amica e Vee aveva avvertito che non sarebbe potuta venire.
Gerard sospirò di sollievo. Se Vee fosse stata presente non avrebbe potuto parlare come voleva al suo collega.
La sua curiosità si accese.
- Come se la cava?-
- Vuoi davvero saperlo?- chiese Patrick, poi proseguì, senza dargli il tempo di rispondere.
- E' fenomenale! non si stanca mai!- e gli raccontò delle varie acrobazie che eseguiva, di come la sua voce fosse ancora migliorata divenendo più netta ma ancora eterea e leggiadra.
- E ha delle belle labbra...morbide!-
" Come lo sa?" e si ricordò che delle varie scene.
La scena della lira...e quella finale nel rifugio del fantasma...
Avrebbe dovuto baciare due uomini, due!!
Non ci aveva pensato!
Ed era pure stato tanto entusiasta , la sera prima...
" Mapporc!!!"
Quel silenzio valse più di mille parole.
- Sei geloso di me, Gerry? Non dovresti esserlo...lei pensa solo a te!-
Lo rassicurò lui, ridendo sgangheratamente.
L'attore si senti uno stupido al solo pensare di essere geloso di un collega, per giunta sposato, ma il tarlo della gelosia si era fatto più invadente mano a mano che il tempo era passato lontano da lei.
- Dimmi...non è che c'è qualcuno che le ronza attorno?- domandò Gerard, temendo la risposta.
- A parte me e metà del cast? No, nessuno...- scherzò ancora il giovane, sorridendo al cellulare.
" Tu, Patrick, sei il primo che ucciderò appena torno!"
- Dovresti pensare a te stesso piuttosto...non passa giorno che non ti becchi su qualche rivista con quella bambolina irlandese, quella Linda! Non lo sai che Vee ci rimane male ogni volta?-
Gerard ascoltò perplesso quelle parole.
Le foto...se ne era completamente dimenticato...eppure Vee non gliene parlava mai...
- Se ci tieni alla nostra Christine, faresti meglio a serrare le briglie, o smetterò di difenderti sempre!-
Gerard seppe di dover essere grato al suo collega.
Non essere lì e spiegarle tutto lo faceva sentire a disagio, e il pensiero che lei avrebbe potuto tranquillamente sbattergli il telefono in faccia se si fosse ritenuta offesa dalle sue parole lo faceva raggelare.
- Oh, Vee, Gerry ti farà soffrire, mollalo finche sei in tempo!- ironizzò Patrick, fingendo di avere la diretta interessata davanti a sè.
" Non ci provare o ti ammazzo!"
Fece un calcolo mentale di quante volte aveva minacciato il suo collega di morte e decidendo che erano abbastanza, preferì cambiare argomento.
- Quando debutterete?- chiese, sperando di poter essere presente come aveva promesso. Vee aveva detto che ci sarebbe stato certamente. Come poteva dirlo?
- Il 27 settembre - disse Patrick, tranquillamente,
- All' Her Majesty Theatre di Londra -
*****
Gerard ascoltò le parole del suo collega con stupore.
" Londra?"
- Londra?- chiese subito, convinto di non aver compreso bene.
- Si, Londra, Gerry. Vee non te lo ha detto? Andrew ha deciso che io, lei e Howard saremo il cast che salirà sul palco di Londra per il ventesimo anniversario de Il fantasma dell'opera-
- Ma come?-proruppe l'attore, che ancora non si capacitava.
- Non lo chiedere a me, è un progetto di Andrew- si scusò Patrick, facendo spallucce.
L'attore rimase in silenzio.
Vee sarebbe venuta a Londra...
A Londra...
Gli furono chiari tutti quei segreti e le risate trattenute.
Voleva che fosse una sorpresa.
- Poi faremo un tour in giro per l' Inghilterra e il 9 di Ottobre saremo di nuovo in scena per un mese, fino al ballo in maschera del 31. Torneremo a Broadway a quel punto-
- Vee non mi aveva detto nulla- confessò Gerard, appuntandosi mentalmente ogni singola data che l'amico gli aveva rivelato.
Patrick si morse la lingua.
- Mi sa che...voleva che fosse una sorpresa- si battè una mano sulla fronte.
Con che coraggio avrebbe detto alla sua partner che le aveva rovinato il piano per sorprendere l'uomo che amava?
- Merda!!..ehm..Gerry...tu non le dirai niente, vero?-chiese in tono supplicante.
L'attore all'altro capo della linea rise di gusto.
Non seppe se per l'entusiasmo di sapere che la donna a cui pensava di continuo sarebbe venuta a Londra, in Europa, a due passi, o per la faccia che poteva avere Patrick in quel momento.
Promise che avrebbe tenuto la bocca chiusa anche a costo di morire.
- Una cosa, Pat-
-Si?-
- Abbi cura di lei fino a che non ci incontreremo...per favore-
Quelle parole uscirono con enorme fatica dalle sue labbra.
Chiedere ad un altro uomo, anche se amico, di aver cura della propria donna gli fece pensare per un attimo di non valere in granchè.
- Non ti preoccupare, Gerry! E' mio dovere proteggere Christine- e rise, mentre lo salutava per ritornare al lavoro.
La pausa era finita.
Per entrambi.