Capitolo 32

Una discussione particolare

 

Linda lo vide seduto poco più avanti, sul divano della sala d'attesa.

Era seducente come al solito.

Quel suo fisico scolpito e i suoi occhi le avevano fatto desiderare più di una volta di avere quell'uomo nel suo letto.

Magari quella sera ci sarebbe riuscita.

Nella hall dell'albergo non c'era nessuno, solo il banconista, seduto, in attesa di clienti ritardatari, e Gerard, che conversava al telefono come suo solito.

Aveva imparato a riconoscerlo dal modo in cui teneva la cornetta o il cellulare in mano.

Sospirò.

Quella ragazza al di là del mare doveva essere terribilmente abile, per riuscire a tenere legato a sè un uomo come quello, senza che la tentazione gli potesse far venire voglia di cercare un pò di conforto tra le braccia di qualcun'altra.

" Come farà?"

Se lo avesse saputo, non avrebbe certo perso i suoi ultimi ragazzi.

Ammirava quell'uomo per la sua fedeltà.

Da una parte, questo suo lato le piaceva.

Ma dall'altra le faceva pensare che quella eccessiva fedeltà lo avrebbe tenuto lontano da lei.

Cosa fare?

Si diresse al banco, lasciandosi servire dal ragazzo di turno un buon bicchiere di scotch, preferibilmente pieno fino all'orlo.

Decise di consolarsi con l'alcol.

Almeno il liquore le era rimasto fedele, trascinandola sempre lontano dai sui sensi e dalle emozioni che non riusciva a controllare.

 

****

 

- Non ci posso credere!- esclamò l'attore, sorridendo tra sè e sè.

 

Luglio era stato il mese più lungo di tutti...non aveva potuto chiamarla nemmeno una volta, e si era consolato mandandole cartoline su cartoline, che Vee aveva apprezzato, visto il suo amore per i paesaggi.

L'ultimo giorno di quell'infausto mese sembrava destinato ad essere ricordato come una macchietta nera sul calendario, senonchè quella sera era riuscita a contattarla.

Come sembrava stanca...si chiese cosa facesse di tanto faticoso tutto il giorno, ma Vee gli parlava come se nulla fosse, e ritenne che non era necessario approfondire.

Poi gli rivelò, in maniera un pò insolita, quale fosse lo spettacolo che Andrew aveva scelto per lei e a cui si allenava da quell'estate.

Quante volte aveva rifiutato di dirglielo, alimentando la sua curiosità.

Decise di capitolare e rivelargli tutto.

Chiese a Gerard di rimanere in ascolto e aveva azionato il lettore dvd di Leda, alzando il volume del televisore.

L'attore percepì la propria voce che cantava una delle ultime canzoni del film musicale in cui aveva recitato.

 

Past the point of no return...

no backward glances

our games of make-believe

are at an end...

 

Il fantasma dell'opera.

Era inevitabile.

Il musicista era rimasto stregato da quella interpretazione in particolare, non l'avrebbe immaginata in nessun altro ruolo, anche se il ruolo di Marian Halcombe sarebbe stata in linea perfetta col suo carattere forte ma allo stesso tempo remissivo.

Vee aveva cominciato a cantare il resto della parte del fantasma al telefono, e Gerard si accorse con molta sorpresa che se gli acuti della ragazza lo lasciavano seza fiato, quella canzone bassa e sensuale sulle sue labbra faceva ribollire il sangue nelle vene.

- Mi piace tanto come canti, Gerard...sembravi così teso, eppure eri anche triste e seducente, e la tua voce da davvero i brividi!-

- Grazie...- rispose a quel complimento con imbarazzo ma con sottile trionfo. Essere apprezzato da lei era importante.

" Ma anche tu non scherzi..."

- Per non dire - proseguì lei,- che il tuo costume è fantastico, non c'entra nulla con la tenda che Howard deve buttarsi addosso ogni volta!- L'attore avrebbe voluto essere lì e ridere con lei di quelle piccole cose che tanto la facevano tanto entusiasmare...

Disattivò il sonoro del video e gli parlò di come alla prova costumi erano risultati o troppo larghi o troppo corti per lei.

In effetti aveva delle belle misure ma difficili da vestire.

Gli descrisse un servizio fotografico che Sir Andrew le aveva fatto fare con diversi costumi addosso, senza spiegarle nulla.

Aveva sorvolato sulle ragioni, la ragazza, credendo che tutti gli attori del cast facessero foto di quel genere, per poi scoprire invece che solo lei e Howard erano stati convocati per il servizio.

La ritenne un'ingiustizia nei loro confronti.

E soprattutto nei suoi.

- Non farò mai più la modella...E' una noia mortale!- promise a sè stessa e all'attore durante la discussione, nel descrivergli come fosse stata costretta a ore di trucco anche solo per una foto.

Si era dovuta mettere in diverse pose, cosa che l'aveva annoiata tanto da farla addormentare sulla gondola di scena durante una pausa. Avrebbe dovuto fare parte del servizio fotografico con Howard, il fantasma con cui avrebbe recitato, ma durante le due ore necessarie per il applicare la maschera, si erano dimenticati di lei.

- Il fotografo mi ha ritratto anche mentre dormivo! Mi ha messo uno spartito in mano e ha scattato!Lui e Andrew mi hanno svegliato solo un'ora dopo...Ci crederesti mai? Comunque le foto sono carine, non vedo l'ora di fartele vedere...non sto affatto male coi capelli ricci!-

- Ne sono certo...- rispose lui, sinceramente convinto.

Immaginava già la ragazza con i boccoli castani sciolti lungo le spalle, magari con la stessa vestaglia bianca che Emmy aveva indossato nel film per la scena di Music of the Night.

Una piacevole fantasia.

- E indovina chi ha scelto Andrew per il ruolo del Visconte?-

Gerard rimase sospeso per attimi interi, dispiaciuto che un'immagine tanto bella ai suoi occhi gli fosse stata strappata tanto violentemente per fare posto alla domanda della ragazza.

" Sai quanto me ne importa..."

ma un attimo dopo, sapere chi fosse questo fantomatico individuo divenne il suo primo pensiero.

E se fosse stato un bell'uomo?

Magari più giovane e affascinante?

Aveva visto il musical a Broadway, dopo aver accettato il ruolo del Fantasma e, a parte i vestiti da bambolotto, ogni attore che interpretava Raoul doveva avere una bella voce e...una bella presenza.

E se ci avesse provato con Vee?

Era una bella ragazza, generosa e gentile, non poteva negarlo, e le loro promesse non potevano legarla a lui per sempre, lui, così lontano...e se tornando non avesse potuto più rivendicare ciò che aveva amato considerare suo?

- Non lo so...dimmelo tu...- rispose senza spirito, notando che le mani gli tremavano.

" Dimmi chi è il bambolotto che devo odiare!Se ci prova, lo frantumo!"

Cielo, che ingenuo che era stato...

Vee lo amava, ma cosa avrebbe fatto se il bambolotto si fosse fatto insistente?

Ora che Vee era diventata anche la favorita di Andrew, molti si sarebbero avvicinati a lei per interesse, le avrebbero potuto fare del male. 

Tra una pausa e l'altra poteva anche accadere di tutto...

Lui lo sapeva bene: si era trovato dall'altra parte della staccionata più di una volta.

Chiunque fosse, era pronto a memorizzare il suo nome, non c'era dubbio.

- Eppure lo conosci bene, Gerard-

" Eh?"

Gerard non seppe che rispondere.

" Lo conosco? E chi è?" degluttì, mentre cercava una posizione più comoda in cui sistemarsi.

Dall'altra parte della cornetta, lei si morse il labbro trattenendosi dal dirglielo direttamente.

- Lo indovini se ti dico che lo hai legato e lo stai strangolando adesso, davanti ai miei occhi? - scherzò lei, guardando le immagini che le scorrevano davanti, e l'attore sobbalzò.

-Patrick!- esclamò Gerard, prima ancora che la mente partorisse il suo nome.

-Già-

L'attore sospirò di sollievo.

" Era lui il bambol...l'attore che interpreterà Raoul!"

E rise di sè e della sua stupida gelosia, ricordandosi che, durante la loro cena, mesi prima, Patrick stesso gli aveva annunciato la scadenza a giugno del suo contratto con l'altra compagnia di Broadway e il desiderio di cantare con la ragazza.

" E' davvero di parola, non c'è che dire..."

Si sentì ancor più sollevato nel sapere che, con una telefonata, si sarebbe assicurato che nessuno potesse importunare Vee...nessun attore, nessun ballerino...nessun rivale, insomma.

Con Patrick poteva andare sul sicuro.

Vee gli raccontò del provino di entrambi, che avrebbe interpretato il ruolo di Christine, e gli parlò delle varie riunioni del regista con il cast, in cui lui chiedeva il significato profondo delle canzoni e dei loro movimenti.

- E' stato divertente quando il signor Wilson, per spiegare la scena dello specchio ha detto " Il fantasma ha fatto il guardone per anni, ma ora vuole di più!"...E' stato divertente!-

- Patrick è un pagliaccio, ma ti puoi fidare di lui!- le disse lui, rassicurandola, e rassicurandosi.

- Invece l'altra sera- proseguì la ragazza, - il regista ha chiesto a me e agli altri quale fosse il significato di questa, Point of no return ( che ormai aveva lasciato il posto a Down once more nel video)...sono tutti professionisti, hanno lavorato con lui per anni e hanno tirato fuori una sfilza di tesi e discorsi filosofici che i miei professori all'università avrebbero gradito molto...la discussione era interessante, davvero, ma erano le undici e dopo un'ora di tiritera ero stanca e stavo per addormentarmi, e quando il signor Lee mi ha chiesto cosa significasse per me la canzone, gli ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente...-

- Cosa?- domandò l'attore incuriosito, mentre sorseggiava una tazza di caffè.

- Ehm...ecco...uh...gli ho detto che era una canzone sul...- e bisbigliò appena l'ultima parola, che per quanti sforzi fece, Gerard non riuscì a comprendere.

- Su cosa? puoi ripetere, per favore?- chiese, domandandosi perchè il telefono stesse perdendo colpi.

Lei ripetè tutto, cercando di alzare il volume della voce, ma di mantenerlo impercettibile alle sue coinquiline, che stavano preparando la cena.

L'attore non udì neanchè questa volta.

- Non ho sentito, Vee...una canzone su cosa?- e riprese a sorseggiare il suo caffè, ormai tiepido, tenendo il cellullare più vicino all'orecchio con la mano libera.

- SESSO!!!Ho detto sul sesso!!!Mi hai sentita, adesso?- esclamò lei, quasi esasperata, attirando su di sè gli sguardi attoniti delle sue amiche, che la fissavano scandalizzate dall'angolo cucina.

Quella sera toccava a loro cucinare.

Vee riuscì a percepirè l'uomo dall'altro lato della cornetta sputare qualunque cosa stesse bevendo, e cominciare a tossire violentemente tra le risate.

" Lo sapevo! Era meglio se stavo zitta!"

Dal canto suo, l'attore percepì un'altra voce al telefono, domandargli irata di cosa stessero discutendo.

- Liz, restituiscimi la cornetta! Sto parlando con Gerard!- la rimproverò Vee, contestando il fatto che le avesse strappato l'apparecchio di mano.

- E parlate di sesso?!- gridò lei, rivolgendosi subito dopo al ricevitore e a quell'interlocutore, che riusciva ancora a udire, mentre rideva.

- Ehi, stronzo, mi senti? Sono il tuo incubo peggiore- si presentò la tedesca, senza trattenere il suo accento, cosa che rese la sua voce più autoritaria e severa.

- Non permetterti di parlare di queste sconcezze con Vee, mi sono spiegata?!-

- Se proprio devi- urlò Leda dal corridoio, - almeno chiama dopo mezzanotte, tesoro!- e scoppiò in una risata divertita che fece ribollire ancora di più la donna, che sentendo Vee pronunciare in tono così deciso la parola "sesso", aveva quasi permesso alla padella che teneva in mano di sfuggire dalla presa delle sue dita.

- Non ci provare, razza di..!!!-

- Eliza! Stavo parlando della canzone!- sbuffò Vee, tentando di essere indignata,

- Quella è sul sesso!- indicò lo schermò dove scorrevano le ultime immagini del film e si riappropriò in un lampo della cornetta telefonica, stringendola con maggiore forza, ora che sapeva quanto fosse semplice strappargliela di mano.

La donna non guardò neanche le scene che si intervallavano sul video.

- Vee, guarda che non sono nata ieri...e tu, Gerry, stai attento a te, io ti ho avvertito! Potresti ritrovarti senza più un valido motivo per parlare di...quello -, sputò l'ultima parola e si allontanò, dirigendosi nell'angolo cucina e lamentandosi con Leda per la sua battuta.

- Una canzone sul sesso...come no!- la sentì sbottare.

Scosse il capo e prese nuovamente il controllo della situazione rimettendosi in ascolto.

Poteva sentire ancora la risata sguaiata di Gerard che sicuramente era piegato in due dalle risate.

L'ultima scenetta che aveva avuto la fortuna di ascoltare aveva creato su di lei una luce umana e famigliare.

E decisamente divertente!

- Guarda che riattacco!- lo minacciò lei, senza davvero avere la minima intenzione di mettere in pratica quella minaccia.

- Dai, non ridere anche tu!!- lo pregò quindi, debolmente

- Che ci posso fare se mi ha presa in contropiede?!E' stata la prima cosa che mi è venuta in mente... -

- E...che è successo... dopo?- riuscì a chiedere lui, ansimando tra una risata e la successiva.

- Beh, Patrick è scoppiato a ridere, esattamente come te! Poi mi ha guardato e ha detto che anche lui aveva sempre pensato che fosse una canzone sul..lo sai...Il signor Lee ci ha congedati tutti con un sorriso largo in faccia, continuando a ridere sotto i baffi per tutto il tempo...non mi sono mai vergognata tanto...- concluse, arrossendo nel ricordare il proprio imbarazzo davanti al cast, qualche giorno prima.

- Simon è un genio- concluse semplicemente Gerard, ricordandosi che anche lui aveva dato, più di una volta, risposte abbastanza colorite su quella canzone in particolare.

- Comunque, se quello che mi ha detto Sir Andrew è vero, al mio debutto ci sarai sicuramente-

- Come fai ad esserne sicura?- la canzonò, cercando di essere amabile ed ironico al tempo stesso.

- Segreto!!!- rispose lei a tono, punendolo per come era scoppiato a ridere poco prima e sospirando, divertita, subito dopo.

" Touche..." pensò lui, sorridendo attraverso la cornetta.

 

****

- Quando tornerai?- domandò lei dopo averlo ascoltato per una buona mezz' oretta.

Gerard rimase in silenzio per qualche secondo, poi le rispose un poco mesto.

- Purtroppo siamo in ritardo con alcune riprese...ma ad ottobre sarò a New York-

La udì trattenere un risolino eccitato.

- Quanto scommetti che ci vedremo prima?-

 

*****

 

Spense il cellullare e si alzò, dirigendosi al banco per restituire la tazza vuota.

Si sedette al bancone e si accese una sigaretta.

La sua ragazza era un mistero.

Un libro aperto di cui non riusciva a decifrare i chiari segni che aveva davanti.

Come poteva amarlo così tanto, nonostante fosse così lontano?

Come riusciva a tenerlo legato a sè in quel modo?

Sarebbe mai riuscito a separarsi di nuovo da lei?

Pensava a tutto e a niente quando una voce suadente si avvicinò a lui.

Linda lo salutò con voce melliflua, camminando lentamente sul fianco del bancone.

Aveva bevuto molto, ma sembrava reggere bene l'alcol.

Si accomodò accanto a lui e si fece offrire una sigaretta.

Gliela accese.

- Come sta la tua ragazza?- chiese lei con malcelata amarezza, inspirando la prima boccata di nicotina.

"Le hai parlato fino ad ora, non provare a negare!" e lui non lo fece.

- Bene...ora è impegnata a Broadway per lavoro, debutterà presto- disse entusiasta.

Lei sospirò, emettendo una leggera nuvola di fumo.

- Non è che sta con te per interesse? Insomma, la conosci da un mese e già trova lavoro a Broadway... - disse con finto tono preoccupato.

Il dubbio era una delle armi che più mettevano a rischio quel genere di relazioni a distanza.

- Se così fosse, sarebbe uno spreco perdere tempo con lei...-

- No - rispose soltanto, contemplando la nuvola di fumo che aveva prodotto lui stesso, - Io non ho fatto nulla per aiutarla, e lei non ne ha bisogno...è davvero una persona strana...è un genio, abile in tutto, e non ha bisogno di fare qualcosa di così vile! Cantare in teatro...lo fa solo per ricambiare la cortesia di sir Andrew-

- Allora è una ragazza perfetta! - sentenziò a metà tra l'ironia e lo spirito, cercando di non offenderlo col suo tono.

Le era capitata un osso duro come rivale...

"Una santarellina...mah!"

- No, non lo è affatto...- e rimase silenzioso per lunghi attimi, inalando catrame invece di ossigeno.

Linda non seppe che pensare;seppure fosse in parte annebbiata dai fumi dell'alcol, anche da sobria non sarebbe riuscita a comprendere la logica contorta di quell'affermazione...

Perchè mai un uomo dovrebbe dire che la sua ragazza non è perfetta?

Di solito gli innamorati tendevano a cancellare ogni difetto del proprio partner, innalzandolo su un piedistallo dorato.

Lei stessa lo aveva fatto, per poi vederlo crollare miseramente.

Ogni persona è perfetta ad occhi innamorati.

- Lei...- riprese l'attore fissandola coi suoi magnetici occhi grigi-verdi, - Vee poteva essere la ragazza più felice del mondo, ma non lo è...non lo è mai stata...lei non è capace di sorridere sonoramente come fai tu...qualunque complimento, qualunque lode, qualunque cosa bella possa capitarle, chinerà semplicemente il capo e accennerà un sorriso velato...- sospirò, scuotendo il capo, - i suoi sorrisi sono rari...e preziosi- e lasciò vagare la mente, ricordando tutte le occasioni in cui erano dovuti a lui.

La donna lo aveva ascoltato in silenzio, trovando in lui tutte le caratteristiche del suo uomo ideale, se non le aveva già trovate in precedenza...era drammaticamente romantico, più di quanto sospettasse...pochi uomini facevano caso al sorriso di una donna...

- E quando piange...non so davvero che fare quando piange- scosse la testa, ricordando la loro unica notte insieme.

- Posso solo restarle accanto, sperando che la mia presenza basti...mi sento necessario...ed è la prima volta che mi sento così...-

L'attore credette di annoiare la donna al suo fianco con quelle chiacchere, che probabilmente non le interessavano o addirittura la potevano offendere.

Decise di troncare la discussione e lasciare parlare lei.

Se era lì , a quell'ora della notte, con il bicchiere ancora in mano, c'era un motivo.

Probabilmente voleva sfogarsi per qualcosa.

L'aveva vista particolarmente tesa in quelle ultime settimane...

- Lasciamo perdere! Tu piuttosto, non hai nessuno di importante?-

Se così era, avrebbe dovuto riconoscere la forza di carattere di Linda.

Quella donna non aveva mai telefonato a nessuno, e se lo faceva, era terrribilmente brava a nascondersi!

Lui non ci riusciva mai, costretto ogni volta a interrompere la conversazione dopo poco, o non chiamare per niente.

- Ci sarebbe qualcuno...- esordì lei, cogliendolo di sorpresa - è un uomo molto affascinante e mi piace molto, solo che...non si è accorto di me...-

- Com' è possibile? Deve essere un deficiente a non accorgersi di una bellezza come te!-

" Bravo! Sei proprio un deficiente!"

- Non è questo...ho tentato a fargli capire i miei sentimenti più di una volta, sperando che ricambiasse, ma niente...si è sempre dimostrato gentile con me, questo si,  e credevo di interessargli, invece...ho scoperto che è innamorato di un'altra...-

- Oh...-esclamò l'attore, osservando lo sguardo afflitto della sua collega, - mi dispiace che sia questa la tua situazione...- spense la sigaretta sul posacenere rettangolare, emettendo l'ultima folata di fumo che tratteneva in gola;

- Ma gli hai parlato? Magari se ti conoscesse meglio, potrebbe apprezzarti come meriti...se non dovesse funzionare, beh...allora saltagli addosso!- scherzò lui, ridendo gentilmente.

- Forse hai ragione...- sussurrò lei, - Dovrei proprio saltargli addosso...credo che lo farò, un giorno!-  gli sorrise smagliante e divertita lei, lo sguardo sollevato ma in qualche modo stanco.

Gerard ricambiò, contento di essere riuscito a tirare su il morale della sua amica.

- Ora vado a dormire, Linda, domani mattina devo alzarmi presto...Sai, Maria non perdona!-

e ripensando a come la truccatrice lo aveva punito, qualche giorno prima per la sua mancanza di puntualità, non potè trattenere una smorfia.

 

- Maria!!!Mi fai male!!Non è necessario tirarli così forte!!!-

- No, infatti- le aveva risposto la signora, massaggiandogli il cuoio capelluto con più veemenza, - ma non sai quanto godo nel vederti soffrire!-

 

- Buonanotte, Gerry...-

- Hai bisogno di qualcosa? Se per caso posso aiutarti, basta dirlo!- si offrì lui, cercando i suoi occhi blu e vedendola combattuta per qualcosa.

" Si...avrei bisogno di te, ora, nella mia camera..."

- No, grazie. Ora salgo anche io- spense la cicca che ormai si era consumata tra le dita e si alzò barcollando.

- Sogni d'oro- gli diede un bacio sulla guancia e si avviò, salendo lentamente i pochi gradini che la separavano dalla sua stanza al primo piano.

Si rimproverò aspramente.

Avrebbe dovuto cercare un contatto più profondo, rubargli le labbra e trascinarlo in camera con sè...ma sapeva che non sarebbe andata così.

Le aveva parlato cinque minuti prima: aveva ancora in mente la sua voce, nei suoi occhi quel...sorriso che amava tanto...l'avrebbe rifiutata, professando il suo " eterno amore" a quella ragazza di cui non conosceva neanche il volto.

Le bastava avere un'occasione...una sola.

Ma in un altro momento.

Non quella sera.