Capitolo 31

Un tuffo nel passato

 

- Allora...L'intervento è stato fissato per agosto...ti saprò dire domani la data precisa, siamo fortunati perchè il chirurgo non ha preteso alcun compenso, se non il necessario, ma vuole incontrarti prima dell'operazione-

- Vuole incontrare me? Perchè?-

Vee si sorprese di quella richiesta così diretta. Il medico avrebbe dovuto voler incontrare la madre della paziente, non una...persona esterna quale era lei.

- Penso che sia interessato a conoscere una persona che sborsa una cifra considerevole per una estranea-

Vee annuì, seccandosi un poco per la parola da lui usata.

" Estranea...Mimì non è un'estranea!".

-Grazie di tutto William. Sei davvero un amico...-

- E' stato un piacere, Vianne - e le sorrise gentile.

In un lampo rivide un sorriso simile a quello, ma apparteneva al loro passato, un passato triste e doloroso per entrambi...

-Non c'è nulla che io possa fare per sdebitarmi? Chiedimi qualunque cosa...-

Lui la fissò per un momento, poi si sedette e si mise ad analizzare alcune carte sulla sua scrivania.

- Sarebbe meglio di no. Non è necessario...-

-Insisto! William, sai che non mi piace avere debiti- lo riprese lei, decisa a pagare i suoi conti fino in fondo.

-Allora...-

-Allora?- ripetè lei, curiosa.

William sollevò lo sguardo ed incontrò i suoi occhi castani.

Erano belli come allora...era bella come allora...

- Una cena, dopo l'intervento...io e te soli-

Vee analizzò il suo volto.

Era serio e pacato come al solito, e la sua espressione era indecifrabile.

Come era diverso da quella specie di single incallito che aveva conosciuto quattro anni prima...

Era molto cambiato dopo la morte di David...ma anche prima, la sensazione di non piacergli le aveva fatto credere di non poter mai diventare veramente amici. 

Probabilmente il fatto di aver in qualche modo allontanato David da lui, prima che morisse, era una cosa che non le aveva mai perdonato...eppure la prima volta che si erano incontrati, loro tre, sembrava che potessero andare d'accordo...molto più di così.

 

***

 

Quattro anni e qualche mese prima...

Chinatown, New York.

Un'esistenza fa...

 

Le voci indistinte di uomini e donne si mescolavano e si univano in una melodia confusa e multietnica, dipinta dei colori preziosi dell'oriente; odori diversi, dolci alcuni, penetranti altri, ma tutti fusi in un insieme armonioso. solo due voci sembravano estranee a ciò che succedeva intorno a loro.

- Dio, David! A pranzo, il giorno di San Valentino, con te! Ma si può essere più sfigati?-

- Che ci posso fare se la mia cara ragazza mi ha piantato? Di certo non ho intenzione di buttare via la prenotazione che ho fatto qui e l'anticipo che ho già versato!-

- Sei troppo tirchio, Dave! E' per questo che Mirelle ti ha mollato! Quella è un tipo da gioielli e cene eleganti, non questo...come lo chiami tu?-

- Il Respiro del Dragone, William, ed è un ristorante cinese di classe! Mi hanno assicurato che cucinano un ottimo pollo alle mandorle...-

- Sarà...-

Discussero ancora, prima che la cameriera arrivasse con il blocchetto delle ordinazioni.

- Signori, cosa posso portarvi?- la sua voce era dolce e poco squillante.

Quella frase cambiò le loro vite.

Gli sguardi dei due colleghi caddero sulla sua figura magra e slanciata, mentre prendeva in mano la matita con cui si era trattenuta i capelli, pronta a scrivere i piatti scelti.

I suoi occhi sembravano tagliare lo spazio con la loro forma affusolata ma ampia e la profondità del suo sguardo li stordì, lasciandoli incapaci di parlare per lunghi attimi, in cui lei fece correre la sua attenzione dall'uno all'altro, soffermandosi particolarmente sul più giovane dei due e sui suoi occhi chiari e limpidi come il cielo.

Le sue labbra rosse e tonde si dischiusero, incantandoli.

- Signori?-

Li richiamò.

Si scusarono in fretta e fecero sprofondare il naso sul menù per momenti interi.

Fece un breve inchino e si dileguò, una volta prese le ordinazioni, che sembravano stranamente casuali.

Chissà se avevano coscienza di cosa avevano ordinato...

La seguirono con lo sguardo finche non scomparve dietro la tenda ad anelli della cucina.

- Cavolo...- bisbigliò David, meravigliandosi della figura da pesce lesso che aveva sicuramente fatto poco prima.

- Già...- lo seguì il collega, scoppiando in una breve risata guardando il suo amico che sudava freddo.

 

Al suo ritorno, durante il quale servì la prima portata, furono più naturali, ma non riuscirono a sorriderle con naturalezza come avrebbero voluto. Vee li fissò entrambi per un attimo e sussurrò tra sè e sè qualcosa che non riuscirono a comprendere.

Trattenne una risata, arrossendo leggermente.

- Vee!- la ragazza si voltò e i due compresero che quello doveva essere il suo nome, ma le parole di lei e dell'interlocutrice bionda con cui stava discorrendo suonarono terribilmente straniere alle loro orecchie.

Che lingua stavano parlando?

- Danke, Liz! -

Si congedò dai due signori eleganti che sedevano al tavolo e poco dopo al suo posto arrivò una cameriera bionda, i capelli legati in una coda che le arrivava alle spalle, e due occhi azzurri chiarissimi, quasi gelidi eppure emanavano calore.

- Buongiorno signori, il vostro ordine- e servì il resto della portata.

- Mi scusi, signorina..- si interruppe David, nella speranza che lei proseguisse. Cosa che fece.

- Eliza, potete chiamarmi Eliza-

- Bene...ehm...che lingua parlavate prima? Mi è rimasto il dubbio...- si inventò una scusa per attaccare bottone. Non trovò di meglio.

- Tedesco, signore-

- Quindi- William entrò nel loro dialogo- la sua collega è tedesca pure lei o sbaglio?-

David lo fissò.

Era andato dritto al sodo.

Era da lui.

- No, signori, Vee...- esitò, come se non riuscisse a mettere ordine nei suoi pensieri.

-Vee è una...come dite voi americani?...melting pot!- concluse infine, - il tedesco è una delle tante lingue che sa parlare, è grazie a lei se sono stata assunta qui-

- Quindi la ragazza di prima si chiama Vee...- disse infine David.

- Ora vi lascio, signori. Avrete certamente molte cose di cui parlare...in privato- fece un cenno eloquente col capo,

- Dopotutto oggi è san Valentino- e si allontanò con un sorriso divertito, lo stesso che aveva rallegrato le labbra delle sue colleghe poco prima.

William e David la guardarono allontanarsi scioccati.

Uno dei due si sporse verso l'amico.

- David...- digrignò i denti mentre pronunciava il suo nome.

- Pensano che stiamo insieme...Che NOI DUE stiamo insieme!!!Ma io ti ammazzo! Qui e ora, per fugare ogni dubbio!-

- Quindi anche lei pensa che io...Mapporc!!!E con te, per giunta! Preferirei morire!-

Videro la ragazza ritornare a prendere ordini in sala.

Conversava tranquillamente in cinese con la clientela e per un attimo David pensò che non avrebbe mai potuto chiarire il malinteso.

Passò vicino al loro tavolo, eil suo delicato profumo di vaniglia la precedette. Quell'abito orintale le stava d'incanto...

- Signorina- Il medico la chiamò, trattenendola per la mano.

- David, che vuoi fare?-

- Si?- rispose lei, sorridendo gentilmente a quell'uomo la cui stretta sembrava così imbarazzata ma decisa.

- Io e il mio collega non siamo innamorati...cioè, non l'uno dell'altro...voglio dire...insomma, noi ci odiamo!-

Lo fissò sgomenta per attimi interi, così come William.

Poi rise, lasciandolo di stucco.

E pronunciò qualche parola a voce alta in cinese.

Gli altri presenti nel locale la ascoltarono e sorrisero, cacciando un urlo deluso: alcuni fischiarono, altri applaudirono.

- E' stato un bene chiarirlo, signori...- e si chinò verso i due, che nel sentire la sua risata avevano smesso di pensare.

- Nel ristorante avevano già iniziato a dubitare della vostra virilità...- e si alzò nuovamente, regalando loro un altro sorriso velato.

- Vi auguro buon appetito-

Non la ringraziarono, sollevati nel sapere che quel terribile malinteso era stato infine chiarito...

- E' molto bella...- sospirò David, seguendola con lo sguardo mentre serviva e dialogava amabilmente con due signori orientali abbastanza anziani.

- Si, ma sembra giovane...avrà venti anni, forse meno...- William si ritrovò smarrito per un momento. Non gli era mai capitato di provare interesse per una ragazza conosciuta in maniera così particolare.

E osservando il suo collega vide la stessa espressione rapita che aveva ogni volta che perdeva la testa.

- Ti piace... vero, Dave?- gli scroccò uno sguardo sornione, sistemandosi bene la cravatta che l'amico portava sempre un poco lenta.

- No, che dici? E' una cameriera!-

Non lo avrebbe ammesso mai.

- Allora non ti dispiacerà se ci provo, non è così?- ribattè il collega, inarcando il sopracciglio nel constatare l'evidente rifiuto del suo migliore amico.

Eppure non era riuscito a toglierle gli occhi di dosso per tutto il pranzo...

Decise di scuoterlo.

E se davvero David non era interessato, beh, almeno lui avrebbe avuto una ragazza per la sera di San Valentino.

Vee portò loro il conto, seguita poco dopo da Eliza.

La ragazza castana li aveva serviti cordialemente e David ne era rimasto molto colpito.

- Signorina, vorrebbe uscire con me?-

domandò William, fregandosene del collega che nel frattempo era sbiancato.

- O se preferisce può scegliere il mio collega, siamo entrambi interessati- le offrì in alternativa, facendo quasi soffocare il proprio collega nel suo bicchiere di acqua, mentre le lanciava un sorriso da seduttore.

La ragazza rise, e li fissò a lungo.

L'uomo con gli occhi scuri come i suoi sembrava così sicuro di sè, ma non particolarmente interessato come aveva professato, mentre il suo amico sembrava agitato, ma la osservava come se si aspettasse davvero una risposta.

- Voi non volete uscire con me- sentenziò con un sorriso leggero e, prima che potesse tornare indietro al suo posto, Eliza le cinse le spalle, giocherellando coi suoi capelli. Aveva terminato il suo giro e aveva deciso di ingannare il tempo salvando la sua amica da una delle tante avance che entrambe ricevevano dai clienti più sfacciati. 

Si scambiarono qualche parola e Vee si congedò dai due medici e da lei, ritornando nelle cucine.

Eliza aspettò che fosse scomparsa prima di voltarsi verso i clienti e rivolgersi loro con una espressione di sufficienza stampata in faccia.

- Signori, voi non volete uscire con lei- ripetè Eliza, scuotendo la testa e sorridendo maliziosa.

- Come fai a dirlo?- ribattè William, che non apprezzò la sicurezza con cui quella donna aveva parlato loro.

David rimase silenzioso, assistendo al dialogo tra il suo amico e la cameriera.

Preferì ascoltare e raccogliere i dati di quella conversazione surreale nella mente.

- Voi non volete sicuramente finire in galera, quindi non potete voler uscire con lei perchè è esattamente quello che succederebbe-

Gli uomini ascoltarono senza comprendere il contorto ragionamento della tedesca che sembrava spiegare loro un concetto elementare.

- Perchè?- David si intromise nella discussione, e William non potè fare a meno di ringraziare in qualche modo il suo collega per essersi reso partecipe di quella discussione da cui non stava ottenendo altro che confusione, e un poco di stizza.

- Perchè non dovremmo volere uscire con lei? Cosa ha che non va?-

Eliza sospirò prima di essere richiamata al banco per servire un'altro tavolo.

- Signori- parlò seccamente, - Vee ha 15 anni, e voi siete un pò troppo adulti per lei, non vi sembra?- e si allontanò, augurando loro una buona giornata.

 

****

 

Quindici anni.

Persino alcuni loro pazienti erano più grandi lei.

E i dottori Street e Miller lavoravano nel reparto pediatrico del Santa Caterina.

- Dave, è troppo giovane, è meglio lasciar perdere!-

Fu William a spezzare il silenzio.

- Cosa?-

- Mi hai capito. So che stai ancora pensando a quella ragazza, ma toglitela dalla testa: Eliza, quella cameriera, ha ragione!Sarebbe come uscire con una tua paziente-

David annuì, passandosi una mano tra i capelli scuri mentre salivano in macchina per ritornare al lavoro, in ospedale.

- Al massimo, puoi provarci tra quattro, cinque anni, quando lei sarà maggiorenne e tu sarai...- rimase zitto, cercando la parola più esatta.

- Vecchio?- suggerì David, regalandogli una smorfia da bambino su quel volto che non dimostrava davvero i suoi ventotto anni.

William gli diede una pacca sulla spalla, sorridendogli scherzoso come faceva sempre quando il suo migliore amico subiva una delusione.

- Io avrei detto maturo, ma se insisti...- ed esclamò l'ultima parola pronunciata dall'amico nel tentativo di fargli riprendere il buon umore, ma una volta messosi alla guida si rese conto che David era assente.

Con la mente vagava cercando una risposta ad una domanda che temeva di porsi, e nel frattempo i suoi occhi erano ancora pieni della ragazza che li aveva serviti al ristorante, le sue orecchie udivano ancora la sua voce e la sua risata cristallina...

- Bill...- gli chiese all'improvviso,chiamandolo col suo soprannome, una volta posteggiata la macchina grigia davanti al parcheggio dell'ospedale.

- Ti andrebbe di ritornarci stasera?-

William lo squadrò scioccato, non riuscendo a credere alle proprie orecchie.

Voleva ritornarci?

Dopotutto quello che gli aveva detto?

- Non capisci dunque! Se si venisse a sapere che un pediatra frequenta una..ragazzina, non potresti più lavorare da nessuna parte!-

- Non voglio frequentarla...- disse in tono mesto, - ma devo rivederla...-

Il suo collega gemette frustrato, massaggiandosi la fronte con le dita.

Era evidentemente agitato.

Comprese solo allora che se avesse avuto più coraggio, non avrebbe esitato a fare lui quella proposta.

Ma rischiare tutto, la posizione, il prestigio, il lavoro, solo per una ragazza..una bambina...no.

Respirò profondamente, prima di ricomporsi.

Si avviò verso l'ingresso dell'ospedale.

- Vacci da solo, se credi, perchè io non ho intenzione di assistere mentre ti rovini con le tue mani-

David mantenne il contatto visivo con lui, notando il suo nervosismo nonostante il tono freddo con cui aveva parlato.

Era deluso dal suo rifiuto, ma lo comprese.

William non avrebbe sopportato di perdere ogni cosa ora che finalmente aveva tutto ciò che aveva sempre sognato: un buon lavoro, remunerativo, tutte le infermiere del reparto che gli correvano dietro e che era libero di corrispondere o meno a seconda dell'umore, la stima dei suoi genitori che avevano affrontato mille sacrifici per mantenerlo all'università.

David Miller era stato privilegiato in questo senso: la sua famiglia era sempre stata facoltosa, e non aveva mai dovuto preoccuparsi di qualcosa se non studiare e quindi laurearsi.

I loro caratteri complementari erano stati l'unica molla che li aveva fatti diventare amici e in seguito colleghi.

Per il resto venivano da due mondi diversi.

Ma la loro amicizia era bella per questo: stessi interessi e nessun conflitto.

Mai.

Prima di quel momento.

- Capisco...-

- Davvero?- gli chiese William, voltandosi verso il collega.

Annuì.

William gli strinse la mano, grato, prima di entrare in ambulatorio ed indossare il suo camice bianco per le visite del pomeriggio.

- Adesso diamoci da fare, se vuoi davvero uscire di qui per le nove- e lo invitò a sbrigarsi nel prendere i " ferri del mestiere" e ad iniziare il loro giro.

 

******

 

- Uno di quei signori che ti hanno chiesto un appuntamento a pranzo è tornato-

La ragazza bionda fissava con sospetto il ragazzo, sulla trentina ma dall'aria gioviale che si guardava attorno mentre aspettava che qualcuno venisse a prendere il suo ordine.

Vee diede un'occhiata al tavolo indicatole da dietro la cortina ad anelli della cucina, ed arrossì.

Era il signore con gli occhi del cielo...

- Secondo te perchè è qui?- chiese lei, senza smettere di fissarlo, pregando affinchè la sua amica non rispondesse alla domanda che le aveva posto senza pensare troppo.

Se la risposta fosse stata diversa dalle sue aspettative, cosa avrebbe potuto fare?

- Ragazze, non vedete che ci sono dei clienti! che ci fate ancora qui? Forza!-

Sia Vee che Eliza sobbalzarono nel vedersi spingere fuori con tanta facilità dal loro nascondiglio.

Il signor Ping non aveva proprio alcuna pietà!

Si ricomposero in un momento, dopodichè si misero d' accordo sul da farsi.

- Se vuoi vado io, Vee..-

Vee scosse la testa, gettando un'occhiata al tavolo numero 5, dove quell'uomo vestito di nero aspettava, e le diede un bacio sulla guancia per rassicurarla.

- Non ti preoccupare, cosa vuoi che mi succeda?- prese uno dei blocchetti per le ordinazioni e si diresse al tavolo che aveva osservato di nascosto con la sua amica.

-Buonasera. Vuole ordinare, signor-

- Miller. David Miller- rispose lui, alzandosi e porgendole la mano per presentarsi. Le sorrise per la prima volta, rallegrandosi di essere finalmente rilassato, nonostante avesse ancora dei dubbi.

Era venuto lì per trovare in lei un difetto.

Un altro difetto, oltre l'età, che lo spingesse ad allontanarsi da lei, a sfuggire al quel fascino acerbo e malinconico che quella ragazza esercitava su di lui senza rendersene conto.

Gli sorrise garbata a sua volta, percependo un calore particolare sulle guance.

Attese che si accomodasse ancora prima di impugnare la matita.

- Vuole ordinare, signor Miller?-

 

****

 

Vee rimugginò un attimo, mordendosi il labbro in una smorfia accattivante.

- Per me va bene, William...dopo l'intervento?-

Il medico fece cenno di sì.

Da quando aveva accettato di occuparsi del caso della piccola Martyne, il dottor Street non aveva avuto più tempo per nulla, sempre impegnato dietro a scartoffie di vario genere...

Se doveva uscire con lei, che almeno fosse una serata libera da preoccupazioni.

- Grazie ancora, Bill- si sporse sulla scrivania , puntellandosi con le mani, gli regalo un breve bacio sulla guancia e gli diede appuntamento al giorno dopo.

Sarebbe passata a trovare i bambini dopo il lavoro, almeno per un saluto. Attese che fosse uscita e rimase a lungo immobile.

Si portò una mano sulla guancia, fissando la porta semiaperta e l'angolo morto del corridoio da cui solitamente non passava nessuno senza il suo consenso.

"Mi ha chiamato Bill..."

e ritornò al lavoro con un'espressione colma di nostalgia sul volto.

Non si era sentito chiamare in quel modo, con quel soprannome da più di quattro anni, ormai...