Capitolo 30

Le affinità

 

 

- E' meglio che lasci perdere, Linda. Ha già la ragazza, e da come me ne ha parlato, si vede che è pazzo di lei-

- Non mi importa, Mark! Come si fa ad essere pazzi di una persona conosciuta appena?- chiese, senza aspettarsi una risposta.

- Dimmelo tu! Come si fa?- ironizzò l'uomo sui quaranta anni alla giovane attrice, poggiando il mento glabro sul mano libera.

La squadrava coi suoi occhi scuri e non sapeva che pensare.

 

Era diventato amico di Gerard in quei tre mesi e più di una volta avevano parlato di donne.

Gerard gli aveva rivelato di avere un debole per le bionde, tanto che le sue ultime conquiste avevano tutte i capelli color dell'oro.

Gli aveva anche detto di considerare le donne orientali molto affascinanti, e Mark non potè negare di essere attratto da loro allo stesso modo.

- Ma la mia ragazza è diversa da tutte le altre- gli aveva detto una sera, durante una pausa più lunga delle altre, - non è bionda, non saprei dire la sua famiglia che origini abbia precisamente, ma è davvero incantevole...- così dicendogli gli aveva mostrato una istantanea col ritratto di una ragazza vestita di nero, gli occhi castani come i lunghi capelli mossi e con un sorriso che sembrava...importante.

- Cavolo se è bella, ma sembra giovane...quanti anni ha?-

Glielo lasciò indovinare, in qualche modo imbarazzato nel constatare ancora una volta la loro differenza d'età.

- Allora lo è davvero! Non mi sembravi il tipo da metterti con una così giovane, ma a Hollywood è la moda, o mi sbaglio?-

 

Mark era soprattutto un attore europeo.

Los Angeles non l'aveva mai amato molto, nonostante la sua bravura, e lui ricambiava, preferendo piccole produzioni indipendenti a film importanti.

Si poteva dire che, fino a qualche anno prima, Gerard avesse un curriculum simile al suo.

Che non sapesse come funzionasserro Hollywood e il suo mondo non era poi tanto incredibile.

Gerard aveva riso, spiegandogli che non era esattamente così, e che neanche lui conosceva bene le odierne usanze di Hollywood.

In effetti, rivelò, non era mai stato con una ragazza molto più giovane di lui.

-Che lavoro fa?-

- Fino a poco tempo fa studiava, ma si è già laureata...prima lavorava in un circo-

- Forte!- aveva esclamato Mark, come un bambino.

- Magari era una contorsionista! Ho sempre sognato di andare a letto con una contorsionista...chissà che giochetti sa fare...-

Ricordò come il suo collega si fosse rabbuiato a quella battuta e lo avesse fissato, torvo, per attimi interi.

Nonostante avesse degli occhi chiari e limpidi, quello suo sguardo era inquietante.

- Scherzavo! Gerry, stavo scherzando!- si scusò lui, cercando di cancellare quel disprezzo che gli parve di leggere nella sua espressione.

Si era sentito molto sollevato quando lo vide sorridere come al solito, qualche minuto dopo, anche se l'attore evitò di parlargli ancora della sua ragazza dopo quell'episodio.

Ogni tanto gli sembrava di sentire ancora addosso quello sguardo carico di rabbia e rancore.

 

*****

 

- Gerry è perso! Faresti meglio a rinunciare, la sua ragazza è giovane e anche molto bella...-

- Allora perchè non ci provi con lei invece di rompere le scatole a me?- disse lei, lanciandogli un sorrisetto sarcastico, anche se non si sentiva in vena di giochetti.

- Lo farei davvero e ne varrebbe la pena, se non avessi paura di Gerard! Magari non te ne sei accorta, ma è un tantino geloso!- disse sarcasticamente a sua volta, assicurandosi di porre bene l'accento sulla parola " geloso".

Bevve un sorso di caffè e posò la tazza, prendendo in mano il cucchiaino e rigirandolo con noncuranza.

- Credo che potrebbe uccidermi senza fiatare, se mi permettessi di guardarla con interesse. Dopotutto è uno scorpione, sono tipi strani, gli scorpioni-

- Piantala, tu e il tuo stupido oroscopo!-

Linda battè un pugno sul tavolo dove erano poggiate le loro tazze di caffè, facendole saltare brevemente.

Lui la osservò per qualche attimo, aspettando che sbollisse la rabbia.

- Linda...ma tu...di che segno sei?-

L'attrice parve ringhiare, ma rispose.

- Gemelli, Mark, sono del Gemelli...perchè?-

L'attore tirò fuori un libriccino dalla tasca interna della sua giacca verde militare.

Rimase silenzioso per qualche secondo, sfogliandolo velocemente e leggendo assorto le pagine interessate, mentre la donna tentava di scroccare brandelli ci comprensione dalla sua espressione concentrata.

- Non avete affinità...neanchè un pò...tu e Gerard siete di due mondi completamente diversi!- sentenziò dunque Mark, sollevando il capo e incrociando gli zaffiri di lei.

- Magari potreste avere una storia torbida e allucinante di sesso e passione, ma nulla di più...-

- Sei uno stronzo, Mark! Vai all'inferno!- gli disse, strappandogli quella cartellina dalle mani e lanciandola oltre le sue spalle.

- Ci andrei solo se potessi seguirti, Linda cara!-

Mark scoppiò in una risata fragorosa, facendo voltare verso il loro tavolo i presenti della piccola hall dell'alberghetto dove erano alloggiati.

- Preferisco passare queste due ore di pausa in buona compagnia...Dov'è Gerry?- domandò Linda, volendo allontanarsi da quel deficiente seduto innanzi a lei il prima possibile.

- Non lo indovini?- e gli fece la pantomima di un tizio con la cornetta in mano.

Linda scostà i boccoli color miele dalla spalla e sbuffò, stizzita.

Possibile che l'unico uomo a cui si fosse interessata da due anni a questa parte, fosse più attratto da un telefono piuttosto che da una donna in carne e ossa, che si era dimostrata disponibile in tutti i modi?

 

 

*****

 

- Vee!-

Era riuscito a contattarla.

Ormai erano giugno inoltrato e ringraziò il cielo per quella settimana in cui le riprese sarebbero state cittadine.

Aveva una settimana di tempo per poter usare il telefono.

Cominciò a rivalutare la tecnologia e i suoi strumenti.

- Gerard! Che bello sentirti! come stai?-

Lo ascoltò mentre le diceva che avrebbe potuto telefonare più spesso e non potè fare altro che sorridere, anche se più telefonate significavano corse esagitate per prendere l'ultimo autobus e la metro per tornare a casa in tempo.

Non gli rivelò nulla di tutto questo.

Aveva già le sue preoccupazioni.

Quando fu lui a chiederle se ci fossero novità, gliene vennero in mente un migliaio.

Da dove iniziare?

" Dall'inizio..."

- Sai, quella manifestazione...alla fine-

- Hai vinto, vero?- finì l'attore per lei, non riuscendo a trattenersi e ascoltare la ragazza dirle l'esito che lui già ben conosceva.

Lei esclamò di sorpresa, chiedendogli come ne fosse venuto a conoscenza confinato come era, nelle verdi pianure del suo paese.

- Ho letto un servizio su una rivista -

Vee rimase interdetta, inarcò il sopracciglio e fissò la cornetta per lunghi attimi.

"Le riviste di Las Vegas arrivano fino in Europa? Ommioddio, che imbarazzo!"

- Davvero? E hai visto delle...beh...foto, per caso? Mia nonna ne ha vista qualcuna e diceva che il mio costume era un pò troppo...uh...succinto, e si vedeva...ehm...tutto...-

" Parole sante!"

- Tu che ne pensi? Ero davvero così scandalosa in abiti di scena?- domandò timidamente.

Non le era mai importata l'opinione di qualcuno così tanto come in quel momento.

- Affatto!- mentì lui, che non sapeva se amare o odiare quel costume.

L'avesse indossato solo per lui, sarebbe stato un'altro conto...probabilmente avrebbe eretto una statua al sarto...

Se pensava che tanti uomini l'avevano vista con quel...niente addosso, gli venne mal di testa, la voglia di strappare a tutti i loro occhi colpevoli.

- Grazie - respirò lei, - anche se so che è una bugia- e rise leggera, sedendosi più comodamente sul divano.

- Hai pensato a cosa fare d'ora in poi? -disse lui, cercando di sviare il discorso dal tema vestiti.

Non le avrebbe mai fatto una predica su quanto fosse stata svestita, non lui di certo...erano tre mesi che andava in giro col kilt, l'ultima persona a poter parlare.

-Lavorerai all'università?- chiese, dicendosi che quella era la scelta più ovvia per lei, o almeno la più adatta al suo carattere.

- No...ho deciso...ecco...-

- Cosa?- la incalzò lui, sorpreso da quella negazione.

Cosa avrebbe fatto?

- Ho parlato col signor Webber, e si è dimostrato molto gentile con me, ha accettato le mie condizioni...ho deciso di lavorare per lui. Mi sono sorpresa tantissimo quando ho firmato il contratto: lui sapeva che lo avrei fatto! Aveva già tutto pronto!...e pensa, ha deciso di fermarsi qui a New York, quest'estate...vuole darmi lezioni di canto personalmente! Non è incredibile?-

" Eccome se lo è! Sir Andrew che da lezioni...personalmente?" ricordò che nonostante avessero fatto un film insieme, Andrew non aveva mai suonato per loro direttamente, e aveva assegnato al cast degli insegnanti e dei professionisti che li avevano seguiti per tutto il tempo, aiutandoli a migliorare le loro vocalità in vista della fase di registrazione.

Simon era stato il primo con cui si era allenato e che lo aveva preparato al provino finale.

 - Respira! Respira, Gerry!-

gli tornarono in mente i consigli del suo tutore e non riuscì ad immaginare cosa avrebbe potuto insegnare uno dei musicisti più ammirati ad mondo alla ragazza con cui parlava.

Dovette ammettere alla sua interlocutrice che effettivamente gli sembrava abbastanza insolito.

- E' una delle clausole che ha stabilito...non so ancora cosa abbia in mente precisamente, domani mi dirà tutto...ormai non posso tirarmi indietro, e non lo farei...è una sfida troppo esaltante!-

Fece una pausa, chiedendosi se non sarebbe sembrata troppo inopportuna la domanda che voleva fargli.

- Qualunque cosa sarà...verrai a vedermi?-

- Me lo chiedi?- rispose con una domanda retorica.

- Non mi perderei il tuo debutto per nulla al mondo-

Vee sorrise.

Si sarebbe sobbarcata di lavoro pur di fare bella figura davanti alla persona a cui voleva bene...era sempre stata così, anche da piccola.

Non era cambiata per niente.

- Non ti deluderò! Quando tornerai, sarai fiero di me-

- Lo sono già, non sforzarti troppo! Vorrei trovarti intera al mio ritorno!-

Parlarono ancora, del più e del meno.

Gerard le raccontò delle lunghe cavalcate che faceva prima, durante e dopo le riprese, e sorrise quando scoprì che anche Vee era salita su un cavallo, una volta.

Si segnò quell'appunto nella bacheca della sua mente.

Alcune delle sue ex-ragazze gli avevano confessato la loro paura  per gli animali, e non avevano mai condiviso, anzi, apprezzato, la sua passione per l'equitazione...

Sapere che Vee amava gli animali e che non aveva paura di salire su un cavallo lo fece sorridere interiormente: un giorno le avrebbe insegnato a cavalcare, ormai aveva deciso!

Infine fu lei a congedarsi.

Era la prima volta.

L'attore si chiese il perchè, e non tardò a domandarlo anche a lei.

- Vado in ospedale a parlare con William.

- William?- la voce di lui si rabbuiò improvvisamente.

Chi era questo William?

Dal tono con cui aveva pronunciato il suo nome sembrava qualcuno che conosceva bene, da tempo...qualcuno con cui aveva confidenza.

" Chi è?"

- Il medico dei miei bambini- spiegò lei con naturalezza, - è un vecchio amico, e mi sta aiutando molto in questo periodo...te lo presenterò, quando tornerai! Potreste diventare buoni amici, ne sono certa-

Gerard annuì a quella spiegazione rilassandosi e, prima di salutarla, le disse soltanto

- Non vedo l'ora di conoscerlo, allora-

con un' espressione vaga che lui stesso si ritrovò a non saper decifrare.

 

****