Capitolo 29

La stella e la speranza

 

 

Erano trascorsi solo due mesi dalla sua partenza, eppure sembravano trascorsi secoli.

Vee era in ospedale, giocava con i bambini, come suo solito durante i fine settimana...ormai non studiava più, e a parte qualche piccolo lavoro part-time al ristorante di Eliza o nel pub dove lavorava anche Leda,  poteva definirsi una allegra disoccupata. Non che mancassero le offerte...solo voleva un pò di tempo per riflettere...

- Stai male, Vee?-

domandò una bambina, avvicinandosì a lei durante una pausa per le visite del mattino.

- No, Mimì..stavo solo pensando che più tardi devo andare in un posto...-

- Posso venire anche io?- chiese, lanciandole uno sguardo implorante.

- No, Mimì...è una visita che devo fare da sola...ma un giorno ti ci porterò, è una promessa-

e le accarezzò la guancia, rattristandosi nel constatare la frizione delle proprie dita contro la sua pelle.

Perchè doveva essere così?

" Mi dispiace...tu non dovresti avere questo segno sul viso"

Quel breve dialogo fu spezzato dall'arrivo di una donna bionda, che osservava con affetto la bambina e sorrideva alla ragazza.

- Martyne-

- Mamma!- lanciò uno sguardo a Vee e si allontanò da lei, correndo incontro alla donna che si era inginocchiata per accoglierla meglio tra le sue braccia. La sollevò da terra e avanzò verso la ragazza.

- Signorina Vianne, è un piacere vederla...sembra in forma-

- Signora Crewes, sono felice di sapere che oggi si è potuta liberare...il lavoro deve essere pesante, in albergo-

- Tiro avanti- e le raccontò che in effetti, dopo il divorzio era stato difficile ricominciare, ma era la certezza di avere sua figlia accanto a sè a spronarla...

- Se stringo la cinghia, dovrei riuscire a risparmiare il necessario per tirare mia figlia fuori di qui...come una bambina normale-

- Ma...sua figlia è normale- replicò la ragazza, enfatizzando il verbo con un accento particolare che non sfuggì alla giovane donna.

La signora Barbara chinò il capo, fece scendere sua figlia dalle braccia e la invitò ad andare a giocare con gli altri bambini. La vide allontanarsi e raggiungere la saletta interna.

Rimasero sole.

- Vianne...- esordì, schiarendosi la voce, - sai meglio di me che mia figlia non si può guardare senza provare...pietà, ecco. Mi fa male dirlo, ma-

- Allora non lo dica - ribattè, la voce un sibilo.

- Non è questo il punto!- alzò un pò il tono,scuotendo il capo - la vedi! Fuori di qui sarebbe vittima di chissà quali cattiverie, e io non voglio che mia figlia sia costretta a nascondersi per sempre! Lei deve poter vivere tranquilla, all'aria aperta, senza vergognarsi di guardare uno specchio e vedere quella...cosa devastarle il viso! Se fosse stata operata in tempo, non...-

- Mi dispiace se mio marito è morto prima di poterla operare- Vee spezzò quella amara constatazione con una ancora più triste.

- Avrebbe fatto del suo meglio, ne sono convinta - e si voltò, allontanandosi velocemente e lasciando la signora con più di un senso di colpa a rimordere nella propria coscienza.

 

" Faceva sempre del suo meglio..."

 

****

- Lei è un medico?-

- Si...- aveva risposto lui, sorridendole un poco imbarazzato mentre lei serviva il suo ordine.

Aveva sempre un'aria elegante, ma quel sorriso era contagioso e il suo sguardo la elettrizzava.

- Allora lei salva le persone...- aveva espresso ammirata poggiando le bacchette sul tavolo e notando l'azzurro dei suoi occhi spruzzati di una strana luce.

- Ci provo-

- Provarci non basta!- si sorpreserò entrambi della insospettata veemenza con cui aveva parlato lei, ma la ragazza proseguì, puntandosi in piedi davanti a lui, lo sguardo serio e doloroso.

- Bisogna sempre fare del proprio meglio!-

Queste parole colpirono molto il suo interlocutore e, osservandola, vide la grande resolutezza nella sua espressione tramutarsi in imbarazzo, le guance arrossire.

- Mi perdoni, signore...non volevo essere maleducata-

- No, hai detto la verità. Bisogna sempre fare del proprio meglio, in ogni cosa, soprattutto nel mio lavoro-

La ragazza fece un inchino profondo e sollevando il capo gli sorrise come chi riconosce la propria sconfitta.

- Come posso scusarmi?-

- Ti chiedo solo una cosa, Vee-

- Se posso esaudirla - e rimase in attesa della sua richiesta, che arrivò, tanto gradita quanto inaspettata. Rispose con le labbra dischiuse in un sorriso dolce che lo fece sussultare.

- Come desidera, David...-

 

 ****

 

Il tetto dell'ospedale offriva in quell'orario particolare un panorama della città a dir poco impressionante...davvero incantevole...e confortante.

Fu il marito a condurla lì la prima volta, e ogni giorno trascorrevano la pausa pranzo in quel luogo silenzioso, dove il rumore del traffico cittadino non feriva l'orecchio dell'uomo. Stare lassù la faceva pensare sempre...no, si sbagliava...la faceva ritornare indietro nel tempo, aprendole il varco ai ricordi più profondi, mai dimenticati.

-Vee...-

Si voltò.

Martyne l'aveva raggiunta e ora si avvicinava con i piedi scalzi.

Doveva rimproverarla per quella biricchinata ma non se la sentiva. In quel momento non sentiva nulla.

- Mia mamma dice che le dispiace tanto...sei arrabbiata con lei?-

Vee scosse la testa...

Non era arrabbiata...

Si sentiva impotente.

Sollevò lo sguardo al cielo, lasciando che la nostalgia per Gerard, per David, per sua madre e per suo padre prendessero il sopravvento su di lei.

 

***

"Papà..."

Il primo uomo della sua vita.

Che belli quei giorni in cui guardava il cielo con suo padre...le aveva sempre raccontato del suo vecchio circo...di quando lui e i suoi colleghi suonavano e ballavano sotto le stelle di un cielo che non conosceva temporali, ma solo allegre pioggiarelline...di quando aveva visto sua madre danzare in aria, tra le fasce rosse, e aveva deciso che lei sarebbe stata sua moglie...

Si ricordò come Manuel, quello era il suo nome, evitò alla allora piccola Vee una sculacciata da parte della mamma, addossandosi la colpa.

- Allora saresti stato tu a mangiare tutti i biscotti?-

- Si! - aveva risposto lui, sorridendole come una canaglia.

- E come mai è quella monella di tua figlia ad avere il mal di pancia? Spiegamelo, Manuel Mendoza-

Il padre e la bambina si erano scambiati uno sguardo complice, poi l'artista aveva sostenuto la vista di sua moglie con la stessa espressione da gaglioffo, trattenendo a stento una risata divertita.

- Empatia?-

 Alla fine avevano riso tutti di quella marachella...

 

Che fine avevano fatto quei tempi felici?

Dove erano scomparse quelle risate, se non sotto quei cieli cerulei del passato?

" Eri così forte papà...tu sapevi sempre come rimediare ad ogni errore, ad ogni ingiustizia...io invece...-

 

****

- A mia mamma non piaccio...-

Vee la guardò, voltandosi di scatto nella sua direzione.

- Non è vero, Mimì! Non è vero che non le piaci, lei ti vuole tanto bene -, difese la signora, nonostante le parole che si erano scambiate poco prima le avevano dato più di un motivo per dubitare.

Ma lei ne era certa...nessuna madre odia il proprio bambino.

- Allora perchè non mi porta a casa? Ogni volta che mi guarda diventa triste...è colpa di questa, vero? - disse, graffiandosi la faccia e piangendo subito dopo per il dolore.

Vee la fermò, prendendole le dita tra le sue e intrappolando i suoi occhi nei propri.

-Mimì....Mimì, lei ti vuole tanto bene, tantissimo...è triste perchè vorrebbe che tutti ti vedessero per come sei davvero-

La bambina annuì energicamente, portandosi la mano in faccia e lisciandosi la pelle graffiata.Vee le diede un bacio e le sfiorò il viso, prendendole il mento tra le dita. Aveva deciso.

- Farò in modo che tutti ti vedano come ti vedo io, te lo prometto..-

- Tu come mi vedi, Vee?-

le diede un altro bacio sulla fronte, e le accarezzò i lunghi capelli biondi che al sole di maggio avevano dei radiosi riflessi dorati.

- Bella come il sole, Martyne, una stella!- e la strinse a sè, prendendola in braccio.

- Ora è meglio tornare, Mimì - e la portò al piano inferiore, regalandole un bacio sonoro prima di riaffidarla alla madre.

Le bastò uno sguardo per capire il suo dispiacere, e la perdonò con un sorriso velato, prima di dirigersi verso l'ambulatorio.

Doveva parlare con il dottore.

 

******

 

Quel pomeriggio uscì con aria abbattuta dall'ospedale, ma si consolò dicendosi che gli avrebbe parlato un'altra volta. Lui non c'era.

Le infermiere le comunicarono che aveva preso la giornata libera, e Vee non potè fare altro che ritirarsi. Meglio così. Quel pomeriggio aveva altro a cui pensare. Una ricorrenza speciale.

Oggi era un giorno particolare...un giorno che non avrebbe cancellato mai dalla sua vita, una pagina chiara tratteggiata con petali di pesco e sangue.

L'anniversario del suo matrimonio.

Erano passati già quattro anni da quel giorno.

L'avrebbe celebrato al cimitero, rendendo omaggio al suo adorato marito scomparso.

 

- Quattro anni, David, dal nostro matrimonio...siamo io e te, qui...come ogni anno... - aveva detto Vee, parlando a quella lapide muta.

Poi iniziò a cantare, solo per lui.

La loro canzone.

Era solo per lui....

Never knew I could feel like this
Like I've never seen the sky before
I want to vanish inside your kiss
Every day i'm loving you more than this
Listen to my heart, can you hear it sings
Telling me to give you everything
Seasons may change, winter to spring
But I love you until the end of time

Come what may...
Come what may...
I will love you until my dying day

 

" Ricordi quando hai promesso che non mi avresti più portato al cinema?" e il suo volto si dipinse di nostalgia.

Suddenly the world seems such a perfect place
Suddenly it moves with such a perfect grace
Suddenly my life doesn't seem such a waste
It all revolves around you
And there's no mountain too high
No river too wide
Sing out this song and I'll be there by your side
Storm clouds may gather
And stars may collide
But I love you until the end of time

 

Come what may...
Come what may...
I will love you until my dying day

" Quel giorno è stata la prima e l'ultima volta...ti sei dispiaciuto tanto quando alla fine la protagonista moriva e io non riuscivo a smettere di piangere...ma a me era davvero piaciuto quel film, la scena dell'elefante mi aveva tolto il respiro e avevo memorizzato ogni canzone, ogni battuta...oh, David, ero così seccata quando mi hai detto che ti piaceva tanto quella attrice rossa e la sua voce, allora ti ho risposto che a me faceva impazzire il protagonista e che sicuramente era più bello di te!"

Ripensò a come gli aveva risposto il suo futuro marito e un piccolo sorriso si affacciò sulle sue labbra, che ancora emettevano note e parole.

 

- Vee! Ma...ma é uno scozzese! Indossano quegli assurdi gonnellini scandalosi senza alcuna biancheria sotto, sono tirchi, bevono come spugne e non sono per niente affascinanti!Perchè dovrebbe piacerti un tipo così?-

Gli aveva dato un bacio sulla guancia e si era accoccolata al suo braccio, mentre passeggiavano per tornare a casa.

- Perchè non piace a te, amore mio...-

 

Non avrebbe mai immaginato che alla fine si sarebbe innamorata ancora, e di uno scozzese per giunta...uno scherzo del destino.

L'ennesimo...

Chiuse gli occhi.

 

Oh, come what may, come what may
I will love you, I will love you
Suddenly the world seems such a perfect place

 

" Poi mi hai chiesto cosa avrei fatto se tu fossi...come lei...sapevi già la mia risposta, ma me lo hai chiesto comunque...se ci penso oggi mi viene voglia di prenderti a schiaffi...sei stato cattivo, e non te ne eri reso conto"

Come what may...
Come what may...
I will love you until my dying day...

 

Lasciò che l'ultima nota si spegnesse lentamente, sibilando tra le lapidi di pietra e mescolandosi al vago profumo di fiori ed erba che permeava l'aria.

Sospirò.

Cantava quella canzone ogni anno: il suo piccolo rito.

Non le importava se qualcuno la sentiva, appena le si avvicinava rimaneva in silenzio ad ascoltarla e poi se ne andava, dimenticandosi il motivo per cui si disturbato a raggiungerla nel suo piccolo spazio verde e ampio.

 

- Avevi detto che saremmo rimasti insieme per sempre...- e fece scorrere la punta delle dita sul suo nome, scolpito con caratteri dorati sulla superficie levigata.

- Ed è così, amore mio...sei ancora qui, nel mio cuore - singhiozzò, portandosi le mani al petto, - non ti dimenticherò mai, nè smetterò di volerti bene...fino alla fine dei miei giorni...- i suoi occhi, che avevano tentato di resistere al pianto, avevano infine dovuto cedere alla forza di quel sentimento che le davastava sempre il cuore quando si trovava davanti a lui.

- Mi sono innamorata ancora, David...di un altro uomo...- confessarglielo ancora una volta le fece battere il cuore più rapidamente.

" Ma é giusto così? Era questo che volevi per me? Se solo mi rispondessi..."

- Ma anche se te l'ho detto, non cambierà nulla, vero? Continuerai a volermi bene, vero? Continuerai a vegliare su di me, vero?-

" Non voglio più rimanere sola...non voglio...non ci riesco più..."

Unì le mani e pregò.

Il cimitero le aveva fatto sempre uno strano effetto.

- Ti prego, Signore, non portarmi via anche Gerard...ti prego...prendi me, piuttosto...- le sue parole erano pari ad un gemito sommesso, ma risuonavano nel suo animo come una eco vicinissima.

Poi abbracciò la pietra, inginocchiata sul marmo e lasciò che le sue lacrime incidessero la lapide di lunghe scie trasparenti.

- Oh, David...prega per me...senza di te stavo per morire...ma senza di lui non potrei più vivere...-

 

La sua voce era diventata solo un lamento indistinto nell'aria, e l'individuo nascosto alle sue spalle non potè udire il dialogo tra la pietra e la ragazza.

La scrutava coi suoi occhi scuri, come ogni anno, tenendo in mano il mazzo di margherite e rose gialle che ad ogni anniversario era solito portare in quel prato desolante.

La vide abbracciata ancora a quella lapide, mentre piangeva calde lacrime e pregava il cielo silenziosamente.

Sentì  la solita fitta al petto.

Quante volte ancora avrebbe dovuto vederla in quello stato?

Quante volte ancora sarebbe rimasto impotente davanti alle sue lacrime?

Per quanto tempo ancora sarebbe stato solo un amico per lei..?

" Se tu sorridessi come allora...sarebbe chiedere troppo...?"

Non si accorse che Vee si era alzata lentamente, asciugandosi le lacrime e tirando un pò sù col naso, uno di quei gesti che gli ricordava quanto fosse più una bambina che non una donna, e si fosse voltata.

 

Lo trovò in piedi, a qualche metro da lei, vestito di grigio, i capelli in ordine e non arruffati come al solito e un'aria sconsolata che sembrava dipinta sul suo volto dai lineamenti solidi eppure morbidi. Lo aveva cercato tutto il giorno, e non l'aveva trovato.

Eccolo lì.

Si asciugò l'ultima traccia di pianto dal viso ed esitò, prima di avvicinarsi.

Non era da lei farsi vedere così triste da qualcuno, non certo da lui...lo conosceva da un sacco di tempo, eppure provava un poco di soggezione nei suoi confronti.

Forse perchè era stato così amico di David.

 

- William...non pensavo che ti avrei incontrato qui, oggi-

Infine si avvicinò e gli parlò, la voce ancora un poco tremante.

" Speravo di non vederti più qui..." l'uomo scosse il capo lentamente e accennò un saluto.

Non dialogarono molto.

Lui si fece avanti.

- Oggi è suo anniversario...- disse il medico, avvicinandosi, superando lei e il suo sguardo, e chinandosi sulla lapide per posare i fiori.

- Il nostro anniversario - puntualizzò lei, sorridendogli brevemente di spalle.

Lui si irrigidì un momento, contemplando la scritta col nome del suo migliore amico e la data in cui se ne era andato.

" Non la lascerai mai libera?" chiese all'amico, fissando intensamente la tomba.

Non era venuto molto spesso...ogni volta gli faceva male sostenere quella vista.

Poteva sentire su di sè gli occhi blu del suo collega più caro, che lo fissavano, lo rimproveravano...

Soffriva sempre quando andava a trovarlo.

E ogni volta, tornando nel grigiore del suo appartamento di città, si rinchiudeva in uno stato di apatia, cancellando dalla sua mente quella visita, tentando di sfuggire alla consapevolezza che anno dopo anno, giorno dopo giorno si era fatta più radicata, per poi esplodere ancora, più decisa, in quell'ultimo periodo...

L'amara consapevolezza di essere invidioso di lui.

Di essere geloso di lui.

Lo era stato...e lo era ancora.

" Dannazione!"

- William, volevo parlarti di una cosa importante, Stamattina non ti ho trovato in ospedale...-

Le chiese di cosa si trattasse.

Gli parlò della sua decisione e gli chiese di aiutarla.

William la interruppe.

- Non è il luogo adatto per continuare a discutere...-

- Perchè?-

Lui si alzò e le lanciò uno sguardo serio che lei non comprese.

Perchè non potevano parlare lì?

Quale era il problema?

Realizzò solo poco dopo che quel luogo non gli piaceva...ai medici non piacevano i cimiteri.

Ovunque si voltassero, il peso della loro debolezza e dell'impotenza dinanzi alla morte li coglieva ancora più opprimente.

Alla gente normale non piacevano i cimiteri...

Lei vi trovava conforto come in chiesa, ma forse questo concetto era un poco contorto per dei protestanti.

-Capisco- sospirò, senza aver davvero compreso il sentimento che muoveva il dottor Street.

Si offrì di accompagnarla in auto fino in casa, e di discutere con lei la faccenda durante il tragitto. Lei accettò.

Poteva fidarsi del testimone delle sue nozze.

 

****

 

- Sono tornata - salutò Vee con un'aria che se da un lato sembrava trionfante, dall'altra era perplessa.

Una busta gialla ai suoi piedi attirò l'attenzione.

Era voluminosa.

Solitamente riceveva solo pubblicità e promozioni per posta, ma da quando aveva vinto a Las vegas, le proposte di lavoro erano le carte più frequenti.

Appena vide il mittente di quella strana missiva, corse in camera sua e senza nemmeno rispondere ad Eliza, che le chiedeva se tutto fosse a posto, chiuse la porta dietro di sè e si sedette sul letto, aprendo lentamente quel piccolo contenitore.

Tenne il cofanetto tra le mani, ma tremò all'idea di aprirlo subito.

Lesse prima le sue parole...le sue preziose parole...Dio, le mancava così tanto...non credette di poter sentire ancora la mancanza di qualcuno a quel modo.

 

" Il suo angelo..."

 

Portò quel piccolo foglietto bianco sul petto, abbracciandolo come avrebbe fatto con la persona che glielo aveva inviato, poi scrutò brevemente la custodia allegata e l'aprì.

Era una stella, ma sembrava di diamante.

Una spilla?

No.

Lo notò non appena la sollevò dal cofanetto.

Un fermaglio per capelli.

Era davvero un oggetto meraviglioso.

Rimase sorpresa da tanto bagliore in un oggetto così piccolo.

Si alzò dal letto e sciolse i lunghi capelli che teneva legati in due trecce basse, ai lati della testa.

Provò ad infilarla tra le onde della sua chioma, rese più mosse dall'acconciatura precedente.

 

Non seppe che pensare.

Lo splendore delle pietre sembrava competere col chiarore della sua pelle, resa un poco pallida dalla recente mancanza di sonno e dalla dieta priva di dolci, che aveva iniziato per far contenta la nonna.

Nascose la busta nel suo comodino ed uscì dalla sua stanza.

-Eliza...dimmi...Come sto?- chiese con un tono appena un poco frivolo.

Si sentiva una mocciosetta con una bambola nuova...ma le piaceva questa sensazione.

La donna vide la ragazza, vestita completamente di bianco, coi capelli sciolti, gli occhi un poco lucidi e una specie di gemma luccicante tra i capelli.

Anche se l'aveva vista più bella di così, in quel momento non potè fare a meno di dirle che

- Sei una meraviglia. Cos'è quel fermaglio? è nuovo?-

- E' un regalo di Gerard!- disse raggiante.

Eliza annuì, felice di vedere un sorriso tanto bello, ma preoccupata che fosse proprio quell'attore a generarlo.

L'idea che la persona amata dalla sua amica fosse un attore rendeva la loro relazione precaria, ai suoi occhi.

La ragazza rimase ancora qualche secondo a crogiolarsi nella sua serenità, ammirando il regalo che Gerard le aveva fatto, poi lo prese in mano e dopo un'ultima occhiata, decise di riporlo e ritornare a preoccuparsi di quella questione discussa col dottor Street meno di un'ora prima.

La donna vide Vee tornare nella sua stanza e riuscirne un attimo dopo, i capelli liberi sulle spalle con un blocchetto di carta blu e bianco.

Il regalo l'aveva distratta.

Ora scrutava la cifra con interesse e malcelata delusione.

" Non bastano...non bastano!" imprecò, dispiacendosi del fatto che, nonostante il versamento cospicuo del premio, il suo conto in banca non fosse sufficente.

Era appena a metà...

- Problemi, Vee?- chiese Eliza, notando la sua espressione accigliata.

- Liz, ho bisogno di tanti soldi e alla svelta...cosa posso fare?-

Eliza ascoltò con pazienza la domanda della sua amica , ma prima di ragionare su cosa fosse meglio fare, o sul perchè avesse bisogno di denaro, una battuta le sorse spontanea.

- Se lo sapessi, lo avrei fatto da tempo, non credi?-

Vee la osservò sorridendo, ma non era in vena di scherzi.

Di chiedere un prestito in banca non se ne parlava.

Avrebbe dovuto fare l'ipoteca sulla casa, e sarebbe invecchiata pagando gli interessi; ma nessun lavoro le consentiva di avere quella cifra di cui William le aveva parlato.

E i suoi nonni...non poteva toccare i loro risparmi, servivano per mantenere il negozio...

- Possibile che un intervento costi così tanto..?- mormorò lei, torturando l'unghia del suo pollice destro che si era portata alle labbra.

- Di che intervento parli, Vee?-

La ragazza le raccontò della discussione che aveva avuto col medico e della risoluzione a cui era giunta prima. La giovane si portò una mano in fronte, rassegnandosi all'idea che la sua amica fosse ancora una bambina.

- Oh, Vee...sai che non è stata colpa tua, perchè vuoi spendere tutti i tuoi risparmi per questo intervento? Non è neanche sicuro che riesca bene-

- E' una cosa che devo fare...Devo farlo, Eliza!...anche per David...- sussurrò Vee, lanciandole uno sguardo supplichevole.

" Cerca di capire, ti prego..."

Eliza allora si addolcì e e diede un buffetto sulla guancia, per incoraggiarla.

Vee era una testarda, ma era anche un'anima buona.

Fin troppo, per i suoi gusti.

Se Vee fosse stata più cattiva, avrebbe affrontato meglio la vita.

 

- Se vuoi, posso posare nuda per Playboy...mi hanno detto che pagano bene per certe foto- scherzò la tedesca, sistemandosi i capelli e mettendosi in diverse pose che potevano essere ritenute sensuali.

- Oh, Liz, lo faresti davvero? Per me? - domandò Vee, sbattendo velocemente le ciglia e sorridendole ironica.

- E' una buona idea! Sono pronta a chiamare il fotografo oggi stesso...anzi, vado subito, prima che cambi idea!- e rise mentre scendeva le scale, seguita a ruota da Eliza, che le strappò la cornetta di mano, continuando a ridere e a minacciarla di morte se ci avesse provato.

Infine si sedettero sul divano, mentre Vee contemplava ancora i suoi fondi.

Dopo l'università e i libri, non aveva mai avuto grandi spese. Non si era mai concessa alcun lusso particolare e aveva continuato a lavorare e risparmiare.  

- Perchè non provi ad accettare una di quelle proposte che ti hanno fatto? Sembrano vantaggiose e guadagneresti molto...- la spronò l'amica, vedendola rassegnata.

- Nessuno di loro mi darebbe i soldi in anticipo, capisci?...e non basterebbero comunque...-

" Maledizione...cosa posso fare..?"

Per un attimo il pensiero che avrebbe potuto chiederli a Gerard le attraverso la mente, ma lo ricacciò subito, disgustandosi di sè stessa.

" Cosa potrebbe pensare di me? No, no..."

Rimase con le braccia conserte, le dita premevano le tempie, come se cercasse davvero di spremersi le meningi.

Avrebbe potuto guadagnare quella cifra in un anno di lavoro al circo, forse...

Ad un tratto alzò il capo e fissò Eliza con lo sguardo scintillante di chi aveva appena scoperto la luna nel pozzo.

- So a chi posso chiedere, Liz!! Posso solo sperare che non mi prenda per una sfacciata...- e si dileguò, scomparendo nella sua stanza per poi ricomparire un attimo dopo con un bigliettino da visita in mano. Scese rapidamente le scale e fece una breve telefonata; non appena comprese che aveva trovato il suo interlocutore, chiese di poter parlare con lui di persona, subito.

Chiuse la conversazione e indossò una giacchetta di cotone nera sul suo maglioncino candido e la gonna dello stesso colore.

-Devo andare, Eliza. Dì a Leda che stasera potrei non tornare per cena-

- Dove vai?-

Lei si voltò, il sorriso speranzoso ma leggermente irrequieto.

- Al Majestic theatre!E' la mia unica speranza-