Capitolo 27

Dietro le quinte

 

Vide tre ragazze avvicinarsi, in quell'angolo di corridoio che gli addetti avevano definito, con un grande sforzo di immaginazione, camerino.

Vedeva molta altra gente attorno a sè che la fissava, lanciandole sguardi ammirati ed esprimendo pareri allusivi al suo corpo.

Non ci fece caso...non si era mai proccupata che qualcuno potesse vederla poco vestita e dei vari commenti che potevano farle, tanto quello che aveva indosso, effettivamente, non la copriva più di tanto.

La signora Monroe era sempre stata una sarta eccellente, ma stavolta aveva superato sè stessa.

Quella calzamaglia rossa con intarsi dorati le ricordava i bei tempi al Cirque. Una volta morti i suoi genitori fu lei a prendersi la responsabilità di accompagnarla a New York dai suoi nonni, per non lasciare una bambina sola a lavorare in un mondo che le aveva già tolto tutto. Se la signora Madeleine avesse sospettato che anche nella Grande Mela la piccola Vianne, come la chiamava lei, avrebbe trovato una ragione per piangere, non avrebbe mai fatto nulla del genere.

L'avrebbe fatta crescere a Tokyo, come aveva chiesto Vee dopo aver seppellito i suoi genitori.

Avrebbe avuto solo due tombe da visitare...due lapidi a cui affidare pianti e parole.

 

****

Il viaggio era stato tranquillo, anche se animato dalle chiacchere e dagli scherzi delle ragazze. Purtroppo non avevano avuto il tempo e l'occasione per visitare i fantastici e terribilmente lussuosi casinò di Las Vegas, che con le loro luci abbaglianti avevano affascinato le tre sorelle più giovani.

- Contegno, ragazze! Dobbiamo concentrarci unicamente sullo spettacolo, il divertimento verrà dopo- le aveva rimproverate la più adulta, Nina, mettendole in riga con lo sguardo. Anche lei si prestava ai divertimenti e a alle uscite, ma sul lavoro era esigente, almeno quanto Vee.

Forse era per questo che andavano tanto d'accordo.

- Sei pronta?- le chiese la più alta, May, i capelli neri saldamente trattenuti da una rete di fermagli arcobaleno.

Parlavano tutte in cinese, senza preoccuparsi di essere indicate dagli altri che non comprendevano il loro discorso.

Chissà perchè le persone pensano sempre che si parli di loro quando sentono qualcuno parlare in un'altra lingua in loro presenza...

Vee le osservò.

Avevano tutte lo stesso costume bianco, verde e blu, lo stesso di cui si era appena spogliata per indossare quello cremisi del suo numero singolo.

- Dopo Jorge l'equilibrista tocca a te- le spiegò Randy, che la fissava coi suoi profondi occhi neri, scansando ogni tanto la ciocca di capelli scuri e lisci che le finiva sulla fronte.

A parte Nina, tutte avevano i capelli corti, e fino a cinque anni prima anche Vee li aveva tenuti così; era il loro modo di riconoscersi ovunque... Erano una famiglia.

Condividevano in parte l'origine orientale, anche se loro madre, Haruka, era una splendida ballerina di Hokkaido, in Giappone.

Erano cinesi, ma a prima vista il loro aspetto poteva generare più di un dubbio...ma dopotutto Cina e Giappone erano vicine..e agli occhi degli occidentali i loro abitanti erano tutti uguali.

Medesimo era il rapporto che le sorelle avevano col mondo occidentale.

Tre miliardi di persone, tutte identiche.

Vee era un discorso a parte. Vee era come una sorella.

Loro l'avevano sempre consolata...soprattutto quando suo padre era morto...soprattutto quando sua madre aveva una crisi più forte delle altre...

- Vai e torna vincitrice!- la incitò Sarah, che coi suoi ventidue anni era la più giovane delle quattro sorelle Chang.

La giovane annuì, ma sentiva il cuore palpitare, l'ansia prosciugarle la bocca.

Aveva già partecipato a delle gare, ne aveva anche vinte tante, ma quello che aveva davanti era troppo.

Era enorme.

Le luci di Las Vegas l'avevano abbagliata, e la miriade di gente che aveva deciso di assistere la rendeva nervosa.

" Un pubblico così grande..."

Neanche lei si era resa conto di cosa aveva dinanzi fino a quando non era entrata in scena per il primo saluto al pubblico.

Quella folla la esaltava, ma al tempo stesso un supremo terrore scuoteva le sue membra, svuotandola di ogni possibile sensazione di autoconforto. Non riusciva a mettere in ordne i suoi pensieri, vagando tra i ricordi del passato alla ricerca di un momento in cui si era sentita allo stesso modo, in cui un'ansia simile aveva preso il controllo della sua personalità.

Niente.

A New York avere trecento persone era già tanto, qui erano migliaia.

" E se sbaglio?...No! non pensare a questo! Stupida! Sei una maledetta professionista!"

Smise di pensare completamente, quando Nina giunse di filato accanto a loro e avvertì la ragazza che era arrivato il suo turno.

Lei si alzò e avanzò di qualche passo, il cuore in gola.

" Avessi almeno la mia maschera..." gemette lei, ricordando quanto si sentiva al sicuro dietro quel sottile strato di stoffa nera che indossava sempre durante le rappresentazioni del circo francese.

Le avevano proibito di indossarla per rispettare il regolamento, eppure...

Non aveva paura di niente quando la indossava, poteva arrossire tranquillamente...nessuno avrebbe guardato oltre la maschera.

Nina le si avvicinò e le assicurò i capelli con un fermaglio, in modo che fossero più stabili e non cedessero durante il suo numero.

Grazie a lei, il loro esercizio era stato il più applaudito, quella sera, e potevano aspirare alla vittoria, anzi, avrebbero vinto sicuramente.

Durante gli allenamenti, la settimana prima, si era stupita di trovare la sua giovane amica e collega in forma più che smagliante, il fisico tonico e scattante e la vita sottile come in passato...pensava che allontanare Vee dal circo, come aveva fatto la nonna dopo la morte della figlia, fosse stato un grave errore...invece si era dovuta ricredere...e analizzando l'esercizio di Vee, si era resa conto che era ispirato ai numeri della madre di lei, a parte gli inserti di contorsionismo che erano una sua prerogativa.

" Il pubblico non se lo aspetta di certo..."

Era perfetta.

Vee aveva sempre saputo sorprendere il pubblico...e , almeno incosciamente, lo sapeva.

Non avrebbe vinto tanti premi, altrimenti.

- Nina...- sussurrò lei, senza neanche voltarsi, - ho paura...-

Ormai stavano per annunciarla.

La donna le cinse le spalle, confortandola un poco.

Avvertì il leggero tremore che scuoteva il suo petto, e non comprese se era l'eccitazione o l'ansia.

Forse entrambe.

A parte tutto, Vee non era un vero animale da palcoscenico, la ragazza lo aveva sempre saputo, ma la sua bravura era una beffa per molti artisti più sfrontati di lei.

Persino Nina si era trovata più di una volta spiazzata da quell'atteggiamento timido e curioso...una professionista che arrossiva come un peperone dopo aver dato prova del suo talento...

Non succedeva sempre; solo quando Vee considerava l'occasione di un'importanza particolare.

In quante gare non l'aveva vista battere ciglio, mentre in alcuni casi, bastava che sua madre le facesse un cenno di approvazione per vedere le sue guance imporporarsi violentemente.

" Da quanto tempo non ti esibisci davanti ad un pubblico vero, Vee?"

Quella tensione la esasperò.

Fece voltare la ragazza verso di sè e le strinse le spalle con la morsa delle sue mani da contorsionista.

- Ricorda di chi sei figlia, Vianne! Non hai mai voluto deludere tua madre da viva, non vorrai iniziare ora, vero?-

Quelle parola la scossero intimamente e Vee rimase immobile a fissarla negli occhi, mentre la donna emise un piccolo gemito analizzando il suo sguardo.

" Ah!"

Era proprio la paura di poterla deludere a rendere la sua giovane amica così agitata. Nonno Li non era tra il pubblico, presente, come lo era sempre stato, a tutti gli spettacoli che la nipote aveva fatto a New York e a Manhattan...ed ora si sarebbe esibita da sola.

Sola sulla pedana ancora una volta.

Come quella sera. Le afferrò le braccia e la costrinse a guardarla negli occhi.

- Guardami, Vee. Io non andrò da nessuna parte. Resterò qui e vedrò il tuo numero da dietro le quinte. So che non sono il signor Li, nè tua madre...ma ti prometto che non andrò da nessuna parte. Ti aspetterò qui, va bene?-

 

Non andrò da nessuna parte...

 

****

 

Mamma...non voglio...non voglio lasciarti...non farmi scendere in pista...

Sua madre l'aveva sgridata per quel momento di debolezza. Il sangue scorreva copioso da una contusione sulla fronte, frammenti di ossa e carne sbucavano angoscianti e orribili dalla caviglia destra e dal ginocchio, condannandola a rimanere stesa sulla portantina dei suoi colleghi, che si avvicendavano a prestarle qualche cura, qualche frase di conforto.

Quegli stupidi...anche fosse guarita non avrebbe potuto più lavorare. Ma a Elenoire Li non importava nulla, tranne il suo numero...il suo spettacolo...era riuscita a togliersi la maschera prima di imbrattarla di rosso e la porse alla ragazzina che tremava mentre le lacrime le annebbiavano la vista e il respiro si spezzava nei suoi polmoni.

Lo sguardo che lanciò a sua figlia era sfocato e carico di determinazione. Gli occhi di una professionista. Ma Vee aveva già intravisto l'ombra scura della morte nei suoi occhi.

La stessa che aveva distrutto la sua innocenza, spezzato le sue certezze, riflessa negli occhi nocciola del padre.

Erano sempre stati così simili, suo padre e lei...che anche nei suoi occhi potesse apparire quella sagoma terribile, un giorno?

Va, Vianne...il pubblico non deve agitarsi...ti aspetterò qui...non vado da nessuna parte...

No...non mi lasciare...non andartene, mamma...

Non mi muovo da qui, bambina mia...

Era la prima volta che la chiamava "bambina mia" da quando Manuel le aveva lasciate. Vee aveva sorriso appena, abbracciandola più forte e accarezzandole i capelli color miele con le sue mani piene di vesciche e le sottili braccia colme di lividi, mentre gli occhi non avevano smesso di produrre lacrime, pesanti come macigni, dense come il sangue.

 Elenoire si rese conto che le aveva fatto più male di quanto fosse possibile sopportare a quell'età...non poteva lasciarla senza chiederle scusa...

E ricorda di sorridere...le donne del circo sono le più belle...perchè imparano a sorridere sempre...anche quando sono tristi...e arrabbiate...

 

....anche quando stanno morendo...

 

" Guardami, mamma...torno subito...aspettami"

Le aveva detto.

Ma salita sulla corda, si rese conto che non l'avrebbe più rivista...era con lei, guidava i suoi passi, i suoi salti, sorrideva attraverso il suo volto e le aveva impedito di piangere, condannandola a vivere per sempre con una maschera sul viso.

 

*****

 

Vee la abbracciò forte, dandole un bacio rapido sulla guancia.

E si voltò senza più incontrare il suo sguardo.

- Lo hai promesso, Ni-san...mi arrabbierò tantissimo se non ci sarai-

- Non mi muovo da qui...- rispose la ragazza, respirando normalmente nel realizzare che il nervosismo della sua collega si era attenuato, in parte.

- Lo aveva detto anche lei...- sussurrò, respirando profondamente, e scomparì dalla sua vista per materializzarsi sulla grande pedana nera, accolta da un applauso caloroso. Fece un inchino e sorrise più allegramente possibile.

Ma il suo cuore era ancora dietro le quinte di un circo ormai estinto...accanto ad un'ombra del passato...e piangeva ancora, dietro a quella maschera pesante che non si era mai sfilata dal volto.