Capitolo 26

Un'opinione importante

 

- Ahh- 

Sbuffò con una smorfia seccata, Gerard, lavandosi i capelli ancora rossi e leggermente unti. La truccatrice aveva tentato di convincerlo a tingersi i capelli con una soluzione più resistente, che durasse qualche settimana,così da non doversi sottoporre ogni giorno al trattamento colorante, ma se il trucco sul viso gli dava fastidio, avere i capelli di una tonalità così estranea l'avrebbe fatto sentire fuori luogo, lontano dal set, per il resto del tempo. Preferì sottoporsi ogni mattina a  quel trattamento, e sciacquare via la tintura alla sera.

Ritornare sè stesso ogni sera.

Ormai era notte fonda, una delle tante notti meravigliose dove le stelle brillavano più intensamente, ammicandogli dalla finestra della sua stanza.

Non gli era stato più possibile telefonare, per molto tempo.

Gerard si era reso conto con celata amarezza di non avere mai abbastanza tempo per poter chiaccherare amabilmente con  Vee, a New York.

Le riprese e gli allenamenti si fecero man mano più difficili e stancanti, ed essendo a casa, ogni momento libero era assorbito totalmente dai vecchi amici e dalla famiglia.

Sua madre poi, l'aveva raggiunto sul set, e aveva deciso di rimanere con lui inseguendolo quasi ovunque, litigando pure con il regista.

Era stata una scena esilarante.

Matthew, il regista, aveva perso miserevolmente, accettando le condizioni della signora Margareth con una rassegnazione e una frustrazione che sfogò senza alcun rimorso sull'attore, che si ritrovò nella delicata situazione di non poter ringraziare l'adorabile genitore per quella spiacevole condanna che gli aveva appioppato inconsapevolmente.

Se un Butler si metteva in testa qualcosa, era difficile fargli cambiare idea.

Gerard sapeva a chi assomigliava e da chi aveva preso: era fin troppo evidente, lo era sempre stato.

La testardaggine di sua madre e la folle intraprendenza di suo padre.

Almeno poteva pranzare con lei durante le varie pause della troupe, e ascoltare i vari aneddoti sui fratelli e i nipoti che non vedeva da tempo.

Non credeva che la sua città e la sua famiglia potessero mancargli tanto...ma ora che era lì, voleva solo sbrigarsi e tornare nella grande mela.

Avesse potuto, avrebbe preso l'aereo di notte, sarebbe andato a casa di Vee, l'avrebbe vista un momento, il tempo di una carezza, di un bacio...anche il solo vederla addormentata nel suo letto... e sarebbe ritornato di filato sul set.

Gli sarebbe bastato.

Ma lui non era John travolta.

Era ben lontano dall'acquistare un Boing 747 personale, cosa che riteneva oltremodo pacchiana...

E di disturbarla di notte non se ne parlava.

Interrompere il sonno dell'interlocutore desiderato, quando la giornata poteva essere stata piena di impegni e faticosa gli era sempre sembrato indelicato, anche prima di conoscere Vee.

L'ultima telefonata era stata quasi due settimane prima, il giorno dopo la cerimonia di laurea.

 

La sua voce entusiasta lo aveva deliziato.

 

*****

 

- Ieri sera sono venute delle mie amiche da Londra...oh, è stato bellissimo, mi hanno parlato dei loro successi in tutto il mondo-

Gli raccontò tutta la serata, le chiaccherate, i dolci, e la piccola baruffa dei suoi nonni per decidere se mandarla davvero al concorso o meno.

Alla fine aveva vinto suo nonno, e sarebbe partita.

- Sono contento che ti sia divertita. Qui si lavora come al solito...Ieri ho girato una scena in cui, in piena notte la mia partner mi doveva camminare addosso mentre scendeva le scale di una locanda...non ti dico dove ha messo il piede...le riprese interrotte per un'ora..."

La ragazza rise a quelle parole scherzose.

L'attore si ritrovò a pensare che amava quella risata, e avrebbe pagato tutto l'oro del mondo per vedere il suo sorriso.

- Tra qualche giorno partirò per Las Vegas...parteciperò ad una manifestazione e queste mie amiche mi accompagneranno...mio nonno le ha invitate proprio per questo. Non credevo che avrebbe fatto una cosa del genere per me...-

L'attore non potè fare a meno di chiedere ragguagli.

Aveva deciso di interessarsi a quella che era più di una passione per la ragazza a cui teneva

Lei paragonò il concorso ai vari festival europei che si tenevano quasi ogni anno a Budapest, Parigi e Montecarlo.

Sembrava un grande evento, ma la ragazza ne parlava con superficialità, quasi noncuranza, come se fosse abituata a questo genere di avvenimenti...o come se cercasse di esorcizzare l'ansia per la sua futura esibizione.

- Ho preparato un numero diverso dal mio solito repertorio, spero che vada bene...e poi Nina mi ha chiesto di partecipare alla loro coreografia per renderla più articolata e- tacque, inspirando impercettibilmente ma liberando l'aria con un pesante sospiro.

- E..?- la riprese lui, curioso.

Il circo non era il suo mondo, non ne sapeva molto...anche se ci aveva anche lavorato, ai tempi dell'università...

- E...ho una fifa tremenda di fare una figuraccia...- rise appena, un poco tesa.

L'attore la rassicurò.

Sarebbe andato tutto bene.

Era il suo mondo, il suo mestiere, e aveva fiducia nelle sue capacità, qualunque esse fossero, persino più di quanta ne avesse lei stessa.

- Farò il tifo per te!-

- Davvero?-sussurrò lei, lo sguardo si illuminò e alzò il capò, intrecciando il filo telefonico tra le sue dita e avvillupandolo nel palmo della sua mano.

Sembrava una bambina impaziente.

- Certamente!!-

- Allora mi dovrò impegnare ancora di più...-

" Vincerò per te...Si!"

Vee sorrise, stringendo ancora di più la cornetta.

" Mi manchi da morire..."

Gemette.

L' aveva sentito due giorni prima, ma le sembrava passata una vita intera...e ora sarebbe partita, senza alcuna certezza se non la compagnia delle sue sorelline, come le chiamava lei...

 

- Vorrei tanto vederti...-

 

Gerard pensava la stessa cosa.

Che coincidenza...ancora pochi secondi e avrebbe pronunciato le stesse parole.

Cercò un modo leggero per sciogliere quella nostalgia che avvolgeva entrambi.

- Potresti comprare quelle riviste di pettegolezzi che piacciono tanto alle ragazze... ogni tanto capita che si interessino anche a me!...Immagino già il titolo dell'articolo:

Gerard Butler, Scandalo in Kilt ! - e rise genuinamente, trascinando la ragazza dall'altra parte dell'oceano in un breve attimo di conforto.

- Per non parlare delle foto oscene che mi hanno scattato qui, con me che cerco di trattenere il costume che cade sotto il peso della spada o mentre faccio una qualche smorfia assurda dopo la seduta di make-up...Meglio non parlarne! L'Inghilterra intera già ride di me! Non dare retta a tutto quello che scrivono i giornalisti, per favore! Spesso non sanno neanche di che parlano-

Ascoltò il respiro affannato della ragazza che si era piegata in due dalle risate, cercando di immaginare l'uomo che amava con il kilt e la spada che trascinava a terra quel costume così tipico delle Highlands.

La sentì riprendersi poco dopo.

- Ok...- rise ancora.

Era riuscito nel suo scopo.

Questo successo fece nascere un sorriso limpido sul suo volto, sorriso che avrebbe fatto arrossire il suo cellulare, se questo avesse avuto un animo umano.

- Comunque- proseguì lei, soffocando gli ultimi strascichi di spirito che Gerard aveva risvegliato in lei, - credo che persino il gonnellino ti stia bene...e sarebbe un peccato se le tue fans non potessero godere delle tue gambe nude sulle riviste di tutto il mondo, non trovi?- disse in tono ironico tra una nuova risata e l'altra.

- Già, hai perfettamente ragione!-

Fu lui a ridere questa volta.

" Se tu fossi qui...sarebbe fantastico..."

- Gerard, tesoro, con chi stai parlando? Sono venti minuti che ti aspetto!-

Una donna anziana ma dall'aria cocciuta e gioviale lo interruppe all'improvviso, richiamandolo dalla sala da pranzo dell'albergo dove la produzione si era fermata per pranzare.

Il cappello a larga tesa bianco avana, come il tailleur che indossava, cadeva di traverso sugli occhi svegli e indagatori, e copriva la folta capigliatura di un biondo scuro indefinito. Non era molto alta ma era sempre riuscita a rendere la sua presenza imponente ad occhi estranei. Reverenza e cortesia.

Trasmetteva queste opposte e complementari sensazioni a chi aveva la fortuna di incrociarla nel suo cammino.

Ma la sua espressione accigliata mentre picchiettava col tacco sul ciglio della porta d'ingresso, le braccia sui fianchi, il labbro piegato all'ingiù, chiaro segno di disapprovazione, era tutta rivolta all'attore che si era intrattenuto a parlare anche troppo, per i suoi gusti.

Lo attendeva impaziente decisa a rimproverarlo aspramente per quel comportamento che non aveva mai tollerato in nessuno, tantomeno in lui.

Gerard sobbalzò, inorridendo alla perentoria figura stagliata come una colonna impassibile a pochi metri da lui: non si era reso conto di essere rimasto così tanto al telefono.

E aveva fatto aspettare sua madre a tavola.

"Apriti cielo!"

- Ora devo andare...per qualche tempo non potrò telefonare, questo pomeriggio partiamo per una location del film dove non ci sono telefoni e i cellullari non prendono...- cercò di mantenere un tono allegro, anche se dubitò che gli fosse riuscito bene;

- Questo è il progresso in Scozia!- esclamò infine, sbuffando.

- Ma non è proprio per questo che ami il tuo paese?- domandò lei, candida.

Mai domanda fu più azzeccata.

Non era mai stato un patito della tecnologia selvaggia di quei tempo moderni in cui era nato.

- Si, proprio per questo, in effetti!...abbi cura di te, e torna vincitrice!-

- Farò del mio meglio- promise, afferrando con entrambe le mani la cornetta,

- Abbi cura di te-

 

Aveva concluso la conversazione a mala voglia.

Avrebbe parlato ore e ore con lei, anche di niente...solo sentire la sua voce lo faceva sentire in pace. Una piacevole sensazione...

Varcò silenziosamente la porta d'ingresso della sala e si avvicinò timoroso alla madre, che stanca di aspettare , aveva preso la risoluzione di tornare al suo posto e punire il figlio col silenzio.

Raggiunta la donna che sedeva al tavolo vicino all'ampia porta-finestra del ristorante interno, si era seduto davanti a lei, ignorando i commenti poco lusinghieri di alcuni ragazzini che vedevano un uomo fatto pranzare allegramente con la madre, invece che con la sua ragazza.

Scucì loro un'occhiata malevola e seccata, per poi decidersi ad ignorarli.

" Sfigati sarete voi!"

Le pietanze erano già pronte, e alcune erano già sul punto di raffreddarsi.

- Scusami, mamma...ho perso la cognizione del tempo..-

- Me ne sono accorta, caro - , rispose fredda lei, incapace di mantenere il silenzio promesso a sè stessa, e gli fece notare che se ne era andato dicendo - torno subito, il tempo di una sigaretta - ed era praticamente scomparso.

- E' una donna?- aveva domandato infine la signora Margareth, piantando i gomiti sul tavolo e poggiando il mento sulle sue dita intrecciate.

Aveva sul volto quel sorrisetto malizioso che la rendeva speciale.

Gerard la fissò per lunghi attimi, indeciso. Non proferì parola, bevendo un lungo sorso d'acqua dal calice di cristallo, fin troppo elegante per quella occasione.

- Spero solo che valga quei venti minuti spesi così...Sai bene quanto costi una chiamata internazionale, qui da noi-

- Lo so, lo so...ma ne vale la pena...-

- La spesa, vorrai dire!-

- Si, infatti...-

E iniziò a parlarle di lei.

La signora rimase molto sorpresa del modo in cui si erano conosciuti suo figlio e quella ragazza, ancora di più nel scoprire che lei era già stata sposata, così giovane...ma nonostante le perplessità, gli occhi raggianti del suo piccolo Gerard mentre parlava di questa Vianne erano davvero bellissimi.

- Ma come? si è laureata e non le hai comprato nulla?non sei mio figlio!...lascia, penserò io a qualcosa...-

aveva insistito, una volta venuta a conoscenza della nuova vita nel mondo del lavoro che attendeva quella ragazza sconosciuta ma già cara.

 

- Sono curiosa di vederla-

 

Lui le mostrò la foto che aveva riposto con cura nel portafogli,era intatta, senza neanche una piega o altro.

Per fortuna non era caratteristica delle foto, quella di logorarsi a forza di essere osservate.

La donna dovette ammettere che era davvero bella, giovane...rimase favorevolmente colpita dal suo sorriso.

Era spontaneo e dolce, e i suoi lineamenti erano delicati, indecifrabili ma piacevoli.

Aveva qualcosa di affascinante e doloroso nel contempo, qualcosa che non riusciva a descrivere.

Comunque sembrava una brava ragazza.

Una tranquilla, che potesse mettere la testa a posto al suo pestifero figlio più giovane.

- Mi piace!- disse lei, riconsegnandogli la foto, - cerca di tenertela stretta; se dovessi scegliere tra lei e le bamboline che mi hai presentato finora, non avrei dubbi...-

- Ehi!- esclamò lui, inarcando il sopracciglio.

- Presentamela presto- lo incalzò lei, strizzandogli l'occhio sarcastica e sorseggiando il suo succo d'arancia, - una ragazza che riesce a tenerti mezz'ora al telefono senza annoiarti deve essere davvero una persona fuori dal comune-

Gerard roteò gli occhi, una smorfia vivace sul suo volto.

Sua madre riusciva sempre a metterlo in imbarazzo.

Lo conosceva meglio di chiunque altro, era ovvio che ci riuscisse.

- Ci penserò su...non vorrei che conoscendo te, scappasse via!- scherzò, sorseggiando un po' d'acqua e sorridendo divertito poco dopo.

- Potrebbe pensare che in famiglia siamo tutti svitati!...Finora sono riuscito a salvare le apparenze, ma-

La signora lo rimbeccò, dandogli un buffetto sul braccio.

- Non parlare così di tua madre, Gerard James Butler!-

 

******

Si stese con la mente leggera, come la sua testa dopo lo shampoo, e una gran voglia di ricominciare a lavorare, il giorno dopo.

" Prima finiamo, prima potrò tornare..."

Aveva sonno, ma non riusciva a dormire. Rimase a letto a rigirarsi più volte prima di alzarsi e affacciarsi un attimo alla finestra. Osservò lo spettacolo che aveva dinnanzi con una rinnovata meraviglia, poi si ridistese a letto e si addormentò, pensando che un giorno avrebbe portato la sua donna sotto il cielo delle Highlands...

Quel cielo, le sue stelle, il profumo degli alberi, quel silenzio così armonioso...erano la ricetta perfetta per una notte romantica...

Erano la ricetta perfetta per la seduzione...