Capitolo 24

Arrivederci

 

Erano arrivati in tempo.

Il traffico era stato inclemente, costringendoli a prendere diversi percorsi alternativi, attraversare vicoli e strade dissestate.

Elliot si scaldò con l'autista del taxi, che non potè replicare altro che

- E' così ovunque, oggi è sabato-.

Gerard non era proccupato.

Si ritrovò a pensare che perdere il volo non sarebbe stato poi tanto male.

Fecero il check-in e la pesa dei bagagli, che ad Elliot erano sembrati molto più pesanti di quello che effettivamente erano.

Attraversarono l'ampia sala d'aspetto e rimasero in fila per qualche minuto, in attesa di imbarcarsi.

- Abbiamo fatto in tempo, visto?- disse l'attore con un sorriso infantile e divertito disegnato sul volto.

- Non certo grazie a te! Ti sei portato tutta casa, dentro queste valigie!-

- Ehi, al check-in la pensano diversamente- anche se, constatò l'attore, le sue valigie erano effettivamente molto pesanti.

- Negli aeroporti sono tutti suonati, si perdono col fuso orario!- sbottò il manager, generando una breve risata nel suo cliente.

" Parli proprio tu che viaggi anche più di me?"

Risero, e furono sul punto di imbarcarsi, avevano già consegnato il biglietto all'addetta quando una voce chiamò il nome dell'attore.

La riconobbe e si voltò di scatto.

Gli occhi gli si illuminarono e il respiro gli morì in gola.

Era venuta a salutarlo.

Era venuta davvero.

Lanciò uno sguardo implorante al suo manager, che divenne comprensivo.

- Hai solo un minuto! Corri e fai in fretta-

" Sei un santo, Elliot"

- Grazie!- e corse verso la ragazza che correva anch'essa, un bel vestito nero che esaltava il suo fisico sottile nascondendo le gambe sotto l'ampia falda della gonna.

Non riuscirono a fermarsi in tempo.

Vee gli finì letteralmente addosso, urtandolo violentemente e cadendo a terra.

Gerard rimase in piedi solo perchè più robusto di lei, ma subito si piegò, porgendole la mano per tirarla sù.

La ragazza era imbarazzata.

" Bella figura! vengo a salutarlo e lo investo...ma si può essere tanto...?"

- Stai bene?- domandò lui, sollevandola in un colpo solo e ammirandola in tutta la sua altezza.

Gli sembrava ancora più carina del solito...forse pensare di lasciarla gli annebbiava la vista...

- Si- rise brevemente, rossa in volta, poi si portò una mano in fronte e se la massaggiò per un attimo.

Sorrise all'attore.

Era affascinante come al solito, ma oggi aveva un'aria più dolce.

La leggera barba incolta che aveva sul mento lo rendeva solo più virile, addolcendo i suoi lineamenti e dandogli un'aria da intellettuale che non si sarebbe aspettata.

- Ti ho fatto male?-gli chiese, preoccupata.

- Per niente. Sono contento che tu sia venuta oggi...-

- Anche io- rimasero immobili, lanciandosi uno sguardo imbarazzato.

C'erano tante cose da dirsi...perchè non riuscivano a spiccicare neanche una parola?

- Gerry! Dobbiamo andare! Spicciati!- il manager spezzò quel dialogo silenzioso, invitandolo a muoversi con un cenno della mano, gli occhi grigi brillavano di impazienza.

" Ritiro tutto, Elliot, sei un bastardo!"

-Si...- annuì col capo, sperando che lo sguardo pieno di malcelato rancore lo fulminasse all'istante. Rivolse la sua attenzione a Vee.

- Devo andare, Vee, l'aereo non mi aspetterà-

- Capisco...ma prima...volevo- e tirò fuori dalla borsa la vecchia macchina fotografica.

Gerard la guardò curioso.

Aveva già visto quella macchina fotografica a casa di Vee, ma aveva pensato che fosse solo una vecchia polaroid e non funzionasse più.

- Io, questa...apparteneva a mio padre...ed io...- non potè proseguire.

Gerard l'aveva ascoltata e dopo averla stretta accanto a sè, aveva preso la macchina fotografica con una mano e le aveva detto di sorridere all'obiettivo.

Click.

- Ecco! Spero che venga bene -

Era così abituato a fare le foto con le fans che aveva fatto il callo alle macchine fotografiche, ma quella era speciale, apparteneva ad una persona speciale; sperò davvero che la foto venisse bene.

Sarebbe stata la loro prima foto insieme.

Non una foto per un articolo da rivista, ma una vera foto.

Prese tra le dita la sottile immagine e la diede alla ragazza, poi chiese alla ragazza di sorridergli un attimo e le scattò una rapida fotografia.

- Cheese!- disse lui, sorridendole da dietro l'obiettivo.

- Cheese- ripete lei, sorridendo coi denti bianchi in mostra, a causa della parola pronunciata.

Cercò di essere allegra, anche se era lì per salutarlo, e ci riuscì per il tempo di un flash.

Aveva una persona per cui sorridere.

Quella foto, Gerard la tenne per sè.

Restituì la macchina alla ragazza, che la ripose in borsa e gli sorrise.

Osservò la foto per un attimo, nascondendola agli occhi dell'attore.

Erano una strana coppia, lui molto alto e affascinante, con un sorriso allegro che avrebbe stregato chiunque, lei una ragazza mora e semplice, con un'espressione divertita e timida.

Non sapeva se piacersi o meno...

Sembrava una delle tante ammiratrici.

Ma c'era una silenziosa armonia in quell'immagine...era dolce...uno scatto molto bello.

Non credeva di poter sorridere così.

Chissà come era venuta quella che le aveva fatto lui e si era tenuto, ancora non pienamente sviluppata.

Per fortuna era in ordine, e si riteneva carina anche senza trucco, anzi, forse meglio.

" Magari sono brutta come una strega in quella foto...ma non importa..."

- Grazie - e lo abbracciò forte, affondando il viso nel suo petto.

Non voleva piangere, si sarebbe soffocata col suo maglione, piuttosto.

-Grazie di tutto...-

L'uomo si sorprese di quella stretta improvvisa, ma gli fece davvero una grande tenerezza, quella piccola ragazza che lo stringeva affettuosamente.

- Sono io che ti devo ringraziare-

Una volta aveva temuto di stringerla a sè, per paura delle conseguenze; adesso invece la accolse tra le sue braccia, poggiando il mento sulla sua testa castana e cullandola gentilmente in quell'abbraccio.

Le accarezzò i lunghi capelli mogano e respirò il suo profumo.

Avrebbe pagato per avere la forza di lasciarla andare, ora che doveva partire.

- Mi mancherai...-

- Non sai quanto...-

Sciolse la sua stretta e sollevò con l'indice il mento della ragazza, solo per regalarle un bacio morbido sulle labbra.

- Saranno i sei mesi più lunghi della mia vita...-

Lei gli sorrise, sfiorandogli la guancia e la curva della mascella col dorso delle dita.

- Spero che siano i più brevi della mia, così potrò rivederti presto-

 

- Gerry!!!!L'aereo sta partendoooooo!!!!!!- la sua voce riecheggiò nella hall, spingendo Vee a scansarsi un poco da Gerry.

" &%$*§!!!Sparati!!! Per una volta che mi sentivo in vena di smancerie! Che si frigga, l'aereo!"

- Devo andare-

- Si-

- Arrivederci- Le diede un ultimo bacio sulla fronte e le strinse la mano, come se volesse trasmetterle tutto il suo calore attraverso quel contatto.

- Arrivederci- lasciò che l'attore le accarezzasse la mano finche non fu costretto a lasciarla e correre verso il suo manager che ormai stava imbarcandosi.

Lo vide scomparire dentro un passaggio azzurro.

Si affacciò alla vetrata che dava sulla pista.

Lo seguì con lo sguardo e lo vide salire gradino per gradino sul aereo che lo avrebbe portato lontano da lei, ma più vicino al suo cuore.

Osservò l'attore farle un ultimo cenno con la mano alzata prima di scomparire dietro il portellone bianco del velivolo.

Alzò anche lei il braccio, anche se non poteva più vederlo.

" Farò di tutto per essere alla tua altezza!" pensò, guardando l'aereo partire.

Non l'avrebbe rivisto per sei mesi.

Aveva sei mesi per cambiare.

Sei mesi per diventare forte.

Sei mesi per crescere.

Ci sarebbe riuscita.

Ora aveva un motivo in più per farlo.

Adesso aveva uno scopo.

Diventare una persona degna di essere amata dalla persona che più amava.

Poter avere negli occhi quello stesso bagliore che avevano gli occhi di Gerard quando parlava del suo lavoro.

Pensare al suo passato senza soffocare nel dolore.

Doveva riuscirci.

Aveva la speranza di un nuovo amore a tenerla in vita.

Finchè lui l'avesse amata, lei avrebbe continuato a lottare, non si sarebbe arresa.

" Riuscirò ad essere la persona che meriti..."

 

*****

 

- Ma davvero non avete fatto altro che dormire, la scorsa notte?-

- Si, come te lo devo dire? Non abbiamo fatto altro che dormire, ieri-.

Naturalmente l'attore preferì non raccontare cosa stava per accadere prima.

Non erano affari suoi.

- Stai perdendo colpi, Gerry- Elliot scosse la testa in segno di dissenso e delusione.

Un tempo Gerry gli avrebbe parlato di tutte le sue conquiste; modelle, attrici...il suo cliente si era sempre divertito molto.

Una cameriera...non riuscì a smettere di pensare che Gerard l'aveva conosciuta come una semplice cameriera, anche se era anche una studente, una cantante eccezionale, una circense... Gerry non era riuscito a concludere nulla.

E pensare che molte "cameriere" si sarebbero buttate ai piedi di Gerard Butler, il grande attore, senza pensarci due volte...se non per lui, almeno per i suoi soldi.

- Adesso lasciami in pace- la voce del suo cliente era irritata.

Era ritornato il solito Gerry.

- Siamo in volo da mezz' ora e mi sono già rotto le scatole-

Elliot sbuffò.

Poi sospirò, scuotendo il capo e accomodandosi sul sedile.

- Ti mancherà?-

- Cosa? La tua voce che mi rimpe le scatole? no, per niente!- Gerard si era voltato dall'altra parte e non vedeva il suo manager che lo squadrava coi suoi occhi grigi e stanchi.

- Intendo la ragazza...Vianne, ti mancherà molto?-

L'uomo trasse dalla tasca la foto istantanea.

La risoluzione non era il massimo, ma lei era davvero bella...quella foto gli ricordò un'altra immagine, un altro scatto, visto tra le mani di Eliza meno di un mese prima.

In quella vecchia foto Vee gli era sembrata splendida, truccata e acconciata come una principessa, ma in quel piccolo ritratto che aveva tra le mani, la ragazza aveva un sorriso limpido e tenero, gli occhi nocciola lucenti e vividi come non li aveva mai visti...e la pelle sembrava chiara e liscia come petali di rosa.

Anche senza trucco, era una donna stupenda.

E aveva sorriso solo per lui.

Amava lui.

Avrebbe aspettato lui.

Tacque, permettendo che la malinconia lo avvolgesse senza scampo.

" Sei mesi..."

- Da morire-

L'attore riflettè sul fatto che anche il suo manager aveva lasciato qualcuno di molto importante in città, e la sua voce si addolcì.

- Perchè non le hai chiesto di venire con te, allora?- gli domandò allora, mentre con gli occhi analizzava la sua agenda e gli appuntamenti che avrebbero dovuto rispettare una volta giunti all'aeroporto.

Gerard corrugò la fronte.

Ci aveva pensato.

Già immaginava come sarebbe stato averla accanto durante le riprese.

Tremendo.

Averla così vicino e non poterle parlare mai, perchè impegnato in riprese, esercitazioni, prove e i giornalisti...quei rompiscatole...l'avrebbe vista annoiarsi, probabilmente, in attesa che la riunione di turno finisse.

E l'avrebbe lasciata sola in albergo per giorni interi, lui inpegnato in riprese notturne o in uscite con i colleghi che non avrebbe potuto rifiutare e a cui lei non sarebbe voluta intervenire.

Sei mesi lontana dal suo mondo, sradicata dalla sua pace, solo per il desiderio egoistico di poter godere della sua compagnia cinque, dieci minuti ogni tanto?

Avrebbe finito per odiarlo...

No...meglio così...

" Sei mesi passeranno in fretta, e poi sarò di nuovo da lei...Allora le chiederò di seguirmi ovunque, ma adesso è troppo presto..."

- Non sarebbe venuta...eppoi si sta laureando...-

Era vero.

Vee stava per laurearsi.

Lo aveva anche invitato, due sere prima.

Avrebbe perso la cerimonia della laurea, un momento importante per la vita di qualunque persona.

Se lo sarebbe perso...

" Le manderò un regalo da Glasgow"

 iniziò a pensare a cosa comprarle, quando il suo manager gli fece una domanda inaspettata.

- Cosa pensi che farà una volta laureata?-

Rimase pensieroso.

Si sarebbe laureata, presto...ma cosa avrebbe potuto fare dopo?

Era una brava ginnasta, sapeva cantare, parlava diverse lingue, ma era anche una giovane dottoressa di lettere.

Si sarebbe buttata nel mondo dell'insegnamento?

Avrebbe proseguito ancora gli studi?

Avrebbe intrapreso una carriera da interprete?

O sarebbe ritornata a lavorare nel circo?

- Non lo so...-

 E non sapere nulla dei progetti della ragazza lo lasciò perplesso per molto tempo, in cui rimase silenzioso, senza spiccicare parola.

" Basta che lei sia felice..." si disse infine, dopo una lunga meditazione.

- Sai, Elliot...Qualunque cosa farà, sono convinto che se la caverà benissimo, è molto dotata-

- Su questo non c'è alcun dubbio! Non è mica come te, lei!- e rise, sciogliendo quella cappa di sonnolenza e serietà che si era infiltrata nella discussione.

" Sei una iena!"

- Ah-ah!- rise sarcastico lo scozzese, prima di accendersi una sigaretta e riposare un poco.

Il viaggio sarebbe stato ancora lungo.