Capitolo 22
Come l'oro alla fine dell'arcobaleno
...vorrei essere felice..."
La ragazza chiuse gli occhi; lasciò che le proprie dita facessero saltare i bottoni della sua camicia bianca uno ad uno, e gli impresse caldi e umidi baci sul petto, strofinando di tanto in tanto la guancia contro il suo torace robusto e lasciandosi solleticare dalla peluria leggera del suo petto muscoloso e dal profumo di colonia che lo rendeva irresistibile, unico.
Poteva sentire i battiti del suo cuore...erano veloci...che suono meraviglioso...sembrava il canto degli angeli...
Gerard respirò profondamente, sfogando i brividi che gli correvano sulla pelle con un sospiro pesante, carico di desiderio. Non sapeva dove tenere le mani, e le lasciò scivolare inerti lungo i fianchi, solo per sfiorare quelli di lei e tastarne la morbidezza attraverso la gonna scura che indossava.
" Se è un sogno..."
Non potè fare a meno di ricordare quelle odiose fantasie che si erano affacciate alla sua mente poco dopo essere uscito dal camerino della ragazza, due giorni prima...erano state crudeli, si era sentito stupido, uno vero mostro...lei era in quella situazione e lui pensava solo a come sarebbe stato meraviglioso averla nel suo letto, coi suoi capelli mossi scomposti e disordinati sul suo cuscino e il calore del suo corpo vibrante sotto il suo, che lo invocava con passione...cielo...si era ripromesso di aspettare tutto il tempo necessario, anche per anni...ma ora...
Le ritenne immagini insulse e prive di significato paragonate alle sensazioni che stava vivendo in quei brevi attimi.
Portò la testa indietro ed emise una gran quantità d'aria, ansimando, quando sentì le mani della ragazza spogliarlo della sua camicia e accarezzargli la curva delle spalle e la schiena nuda, lievemente, il suo seno, ancora nascosto dai vestiti, a contatto con la parte più alta del suo addome, si sollevava e abbassava ritmicamente, uccidendo il suo autocontrollo.
Non riuscì più a trattenersi.
Catturò le sue labbra in un contatto selvaggio, mordendogliele quasi, e strinse con violenza entrambe le sue mani, trascinandola di peso sulla parte libera del letto.
Vee era sotto di lui adesso, mano nella mano, le dita intrecciate, e Gerard si chiese se non fosse troppo pesante per lei, ma la ragazza cercò ancora le sue labbra, muovendosi mollemente contro il suo corpo, e nessuna altra domanda gli attraversò la testa, se non come toglierle quei vestiti che gli impedivano di godere del calore della sua pelle.
Rotolò da un lato, per sbattere contro la valigia che lui stesso aveva poggiato là sopra qualche ora prima, con l'intenzione di svuotarla e riempirla con abiti adatti al clima di casa sua.
Le diede un calcio, cercando di allontanarla da lì.
Fu inutile, non si mosse.
Era troppo ingombrante.
" Ti odio, valigia maledetta! Che tu possa bruciare all'inferno per..." imprecò, senza però riuscire a portare a termine quella muta maledizione.
La ragazza infatti, aveva riso un attimo a quella scena, attirando l'attenzione su di sè.
La vide seduta sopra il suo addome, le sue gambe, nude sotto la gonna gli sfioravano maliziosamente i fianchi e le gambe solide ancora vestiti, mentre prendeva le mani dell'attore nelle sue e lo guidava nello spogliarla lentamente del maglione beige che aveva indosso.
Il candore della sua pelle quasi lo accecò e la ragazza accostò ancora le sue labbra a quelle dell'attore. La chioma bruna gli solleticava morbidamente le guance e il petto, mentre Vee aveva ancora unito le proprie dita con le sue e le aveva condannate a giacere immobili sul cuscino bianco all'altezza della testa, nonostante aspirassero a ben altro.
Era innocentemente provocante.
Un demone con l'aureola.
Ed era esattamente come si sentiva Vee in quel momento.
Un mostro.
Era giusto cercare di trattenere quell'uomo in quel modo? Giusto tentare di dimenticare tutti i timori e il dolore unendo il proprio corpo col suo?
Litigava con la propria razionalità, che le urlava quanto fosse stupida a concedersi senza pensare alle conseguenze.
" Ti lascerà anche lui! Non ti illudere, sciocca! Fermati finche sei ancora in tempo!"
" ...lasciami in pace..."
" Non hai più un cuore, nè anima! Ti rimane solo questa carcassa insignificante, non hai nulla da offrirgli se non questo! Pensi che ti vorrà ancora, una volta che ti avrà presa stanotte? Ti butterà via come un giocattolo rotto e tu soffrirai di nuovo"
" ...sta zitta...zitta...zitta..."
Gerard si sollevò un poco e cingendole la vita con le braccia robuste, sondò con la propria lingua le labbra e la bocca di lei per attimi interminabili, le dita tessevano finalmente trame di seta tra i capelli lunghi e morbidi di lei, per poi scivolare un poco ruvide sulle spalle bianche e le curve profonde e affusolate della schiena.
La sua pelle era calda, e liscia come seta.
E il suo profumo...era pura estasi.
" Non posso più fermarmi...non ci riesco...non voglio...non voglio.."
- S-sei sicura? - balbettò, trattenendo a stento l'istinto che gli diceva che il tempo di parlare era finito da un pezzo e che, in fondo, la risposta non gli interessava per niente.
" Digli di no e vattene! Credi davvero che...?"
"...Non mi importa..."
- Si...- ansimò lei, che si era appena liberata dal suo bacio. Non sarebbe tornata indietro, non ora...
Le accarezzò il collo con le labbra nervose, e iniziò a darle baci febbrili e caldi sulla scollatura agile delle clavicole, sul petto, scendendo anche sul ventre piatto e sodo, assaporando la dolcezza della sua pelle, mentre le braccia le avvolgevano ossessivamente la vita, legandola a sè, come se potesse scomparire nel nulla se avesse allentato la presa.
Non avrebbe permesso a Vee di dissolversi come una nuvola di fumo...non avrebbe vissuto se lo avesse permesso.
Vee non seppe come rispondere a quell'improvviso assalto e non fece altro che lasciarlo fare, cingendogli il collo con le braccia sottili, sopportando il dolore che la pressione delle sue dita esercitava sulla carne e gemendo di piacere ogni volta che l'uomo che stringeva a sè sfiorava un punto sensibile.
Avvertì il proprio respiro farsi rapido e spezzato, il battito irregolare...la pelle bruciava al suo tocco, sudava per il desiderio e la tensione...non credeva che si sarebbe potuta sentire così...viva, come in quel momento.
Era trascorsa un'intera esistenza dall'ultima volta che si era sentita così...
Era così cambiata da allora...
Tutto era cambiato da allora...
E lui sembrava in preda alla febbre.
" Perchè...è così agitato?" si domandò la ragazza, in uno dei brevissimi momenti in cui il piacere non le annebbiava del tutto la mente.
" E' colpa mia...?"
*****
" Perchè diamine sono così nervoso?!" ruggiva lui, che non riusciva a mantenere il controllo.
Si sentiva troppo irruento; credeva di divorarla, non di amarla...eppure avrebbe voluto essere dolce...avrebbe voluto...
" Non è di certo la prima volta che vai a letto con una donna!" si rimproverò seccato, provando un breve disgusto per sè stesso e quel pensiero improvviso in un momento del genere.
Una voce nella sua mente gli rispose a tono, facendolo sussultare.
" Ma è la prima volta con Vee...è davvero una delle tante, per te?"
Aprì gli occhi e incontrò quelli di lei.
Cielo, come erano belli, così brillanti, profondi e dilatati...e le labbra tremanti...le guance rosse...il seno palpitante...
****
Lei gli accarezzò lievemente la schiena ampia, poggiando le sue labbra sulle spalle. Subito, sentì un gran bisogno di piangere.
" Non...non sei David...non voglio che tu lo sia...oh, Gerard...chiunque tu sia...amami e basta...fammi dimenticare tutto...cancella tutto...distruggimi se credi...ma non lasciarmi sola..." emise un sottile lamento quando percepì le sue mani lisciargli la schiena, e lo sguardo di lui sollevarsi e incontrare il proprio. Ogni singolo riflesso dei suoi occhi la tendeva come una corda che chiedeva solo di spezzarsi, sfaldarsi inesorabilmente tra le sue mani...
Cielo, come erano belli...così brillanti, profondi, vivi...non l'avrebbe mai potuto confondere con nessun altro.
Quegli occhi appartenevano al suo angelo.
- Gerard...- lo invocò Vee, incantata dall' espressione del suo volto, e febbricitante per come aveva lui agito fino a quel momento.
****
- Gerard...-
Il suo nome...come era bello, detto da lei...sembrava una poesia...non avrebbe mai pensato che potesse essere possible...
Il desiderio e l'estasi nella sua voce lo accesero ancora di più e riaffondò senza scampo nel suo amplesso, ancora più frenetico di prima.
"Oh, Vee...cosa mi stai facendo?"
Tremava, mentre con le mani cercava di far scivolare via, senza successo, gli ultimi, odiatissimi indumenti.
Rinunciò disarmato e la tirò a sè con decisione, carezzandole le gambe levigate e lasciando che potesse " sentire" con la parte più bassa del suo corpo ciò che la ragazza aveva risvegliato in lui con le sue carezze e i suoi lamenti istintivi.
" Mia...mia...sei solo mia...soltanto mia...di nessun altro...non ti lascerò a nessuno..mai..."
Non si sarebbe fermato. Il suo corpo non glielo avrebbe consentito.
Con la lingua assaggiava ogni millimetro di pelle che le labbra avevano avuto il piacere di baciare, sperando che ogni singolo bacio potesse rimanere dolce cicatrice sulla carne, dichiarandola sua proprietà in eterno.
Vee fremette appena, avvinghiandosi ancora più saldamente al suo busto, desiderando e temendo al tempo stesso il momento in cui sarebbe crollata anche la barriera dei vestiti che ancora li teneva separati.
" Sono solo tua...non amerò più nessun altro...mai..."
Si mosse appena, facendo aderire il proprio bacino contro quello di lui e sopprimendo, con un urlo silenzioso, ogni sua riserva.
La stava amando.
Desiderava lei e nessun' altra.
Quella notte, quell'uomo avrebbe spazzato via ogni sua pena con il suo corpo, il suo desiderio...la sua passione...
Sarebbe bruciata...e se il giorno dopo non fosse rimasto altro che cenere di lei...ebbene, che fosse quello il suo destino...non aveva importanza.
Gli diede un bacio morbido tra i capelli, in qualche modo commossa e consapevole.
Quei sentimenti...quella passione...quella vita...erano fuoco nel cuore.
Erano speranza.
- Ti amo...- sussurrò Vee, la santità di quel pensiero nella voce.
La raffica di baci frenetici si arrestò, quasi con disappunto da parte della ragazza.
Perchè si era fermato?
Lo aveva fermato lei?
Aveva sbagliato?
Temeva quelle parole, dette da lei?
Non le voleva sentire, dette da lei?
Non doveva dire quello che provava?
Era stata avventata?
Era ancora presto?
" Tre giorni...sono troppo pochi! troppo pochi...Oddio..."
Percepì la stretta farsi più leggera e vide gli occhi di Gerard, luminosi come la luna, sollevarsi e fissarla insistentemente tra i respiri ansanti.
Erano profondi, carichi di quel desiderio che la fece tremare, ma c'era anche qualcos'altro.
Una strana, enigmatica luce.
" Dimmi qualcosa, ti prego...ti prego..."
- Ripetilo, per favore-
" Cosa?"
Vee si irrigidì, cercando nei sui occhi qualche motivo per quella richiesta in un momento tanto...cruciale.
"Perchè?"
-Per favore-
La stava prendendo in giro?
Che crudele scherzo era mai quello?
Non aveva importanza...avrebbe affrontato qualunque reazione...anche l'abbandono...
Non era un gioco per lei...non lo era mai stato.
Sarebbe morta, se necessario, per difendere la sincerità dei suoi sentimenti.
Poteva trattenersi dal dirgli la verità?
- Ti amo...-
Lo disse con voce flebile, ma non aveva incertezze...cielo, così pochi momenti insieme avevano generato un sentimento così forte...
Si sarebbe pentita di avere un cuore così debole?
Gerard le sorrise radioso, le accarezzò i capelli e la baciò delicatamente sulle labbra.
Aveva sentito bene...
- Queste parole...- portò la voce all'altezza del suo orecchio, i volti, leggermente accaldati, si sfiorarono.
- Pronunciate da te, queste parole sono preziose come l'oro alla fine dell'arcobaleno-
" Mio Dio...io..."
Vee scoppiò in lacrime, portandosi le mani sul volto.
Aveva avuto paura.
Tanta paura.
E ora Gerard la tranquillizzava così.
Se l'avesse rifiutata sarebbe sprofondata per l'ultima volta, ma Gerard l'aveva spinta sull'orlo e poi l'aveva salvata dal baratro.
Non poteva più tornare indietro.
Tutto il suo dolore le scoppiò nel petto; lo aveva soffocato per anni ed era ritornato lo stesso.
Ma era anche felice...tanto felice...non sapeva più gestire tanta felicità...
Non poteva non piangere.
Ora c'era lui.
Lo amava...
Lo amava.
Da impazzire.
Oltre la ragione.
Oltre la follia.
" Sei tu...ad essere prezioso...più dell'oro...più della vita...Oddio, ti voglio bene...ti voglio bene...oh, Signore...grazie...grazie..."
" Piccolo angelo...credevo non me lo avresti detto mai...che non ci saresti riuscita..."
- Ti amo anch'io...oh, Vee...non piangere...-
Avvertì le sue lacrime calde scivolargli sul petto, mentre l' abbracciava ancora e, vedendola piangere, si sentì in colpa.
Non si aspettava quella reazione, non dopo essere arrivati a tanto.
- Non sto piangendo...- disse chinando il capo e nascondendo il suo viso tra le dita.
- Davvero?-
- Non si piange quando si è felici come lo sono io adesso...- singhiozzò, poggiando la testa contro il suo petto.
Un rapido sussulto scuoteva ora le sue spalle.
Gerard si sedette più comodamente, distaccandosi con pena quasi fisica dalla presa appassionata di poco prima; sollevò il suo volto e poggiò la sua fronte contro quella di lei, avendo cura di scostare le lunghe ciocche more che, durante il suo abbraccio, le erano finite davanti agli occhi.
Credeva che non l'avrebbe mai potuta vedere bella come quella sera, sul palco, nell'abito bianco che le aveva regalato.
Si sbagliava.
In quel momento, con le lacrime agli occhi, i capelli scomposti e le labbra turgide e tremanti che accennavano il più liberatorio dei sorrisi, tra le sue braccia, Gerard realizzò di avere la donna più bella del mondo.
La donna di cui si era innamorato.
Sorrise.
- Allora spero di vederti "non piangere" in questo modo per il resto della mia vita -.