Capitolo 20
La mia richiesta
-Non glielo hai ancora detto?! Cosa pensi di fare, Gerry? Mandarle una cartolina direttamente da Glasgow?-
-No, ma...- Gerard tirò fuori una sigaretta e se l'accese quando avvertì che la discussione era scaduta nella predica. Odiava le prediche...soprattutto quando erano motivate.
-Nessun MA, Gerry! Se Amanda fosse qui mi strapperebbe la cornetta di mano e inizierebbe a urlare...Devi dirglielo, sarebbe crudele partire senza dirle nulla...-
-Lo so, ma dovevi vederla...era così di buon umore...non riuscivo ad immaginare che faccia avrebbe fatto se glielo avessi detto...- ricordò come la serata precedente si fosse conclusa tanto placidamente, davanti la porta di casa della ragazza.
Erano sul punto di baciarsi ancora, quando Eliza aveva avuto la grande idea di aprire la porta sul più bello, interrompendoli.
" Sicuramente conosce Rebecca, questa bionda! Hanno lo stesso tempismo perfetto per farmi uscire fuori dai gangheri!" aveva pensato, mentre vedeva la simpatica tedesca prendere la mano di Vee e tirarla in casa.
" MI odi fino a tal punto?" credeva di volerle dire, ma la sua ragazza gli aveva sorriso meravigliosamente, dicendogli che avrebbero avuto tanto tempo per tutto. Se per un attimo gli era venuta voglia di rapirla e portarla a casa sua, infischiandosene di Eliza e Leda che l'aspettavano dentro casa, dopo quel saluto un senso di serenità lo aveva invaso tiepidamente, ed era durato fino al mattino seguente, quando il suo agente lo aveva chiamato.
-Accidenti a te, Gerard Butler! Da quando in qua sei diventato così irresoluto? Hai avuto almeno una dozzina di donne che hai lasciato a casa dicendo loro che saresti stato via per mesi e quelle ti hanno aspettato tutte...- dall'altro capo della cornetta Elliot era ormai frustrato.
- E' diverso! Vee...-
-Vuoi rinunciare al film, per caso?Se è così dimmelo subito e non se ne fa più nulla!-
-No...-
Il lavoro era lavoro e lui ne era dipendente. Era come una droga. Non poteva rinunciare a lavorare, per nulla al mondo, ma...
-Cavolo, Gerry, mi fai venire mal di testa con i tuoi problemi. Glielo dico io, se vuoi. Dammi l'indirizzo e-
-No!- gridò alla cornetta, alzandosi in piedi per la stizza.
Respirò profondamente, la sigaretta quasi consumata tra le dita.
- Devo farlo io-
-Allora fallo presto, domani pomeriggio dobbiamo essere all'aeroporto alle quattro-
- Lo so...- ripose il ricevitore e inspirò dalla sua sigaretta l'ultima tirata che potesse permettersi da quel cilindro di veleno a cui non riusciva a rinunciare, come se la nicotina potesse fargli dimenticare le parole cariche di senso del suo manager.
Non aveva neanche un giorno di tempo...scaricò lentamente quell'ammasso di catrame dai suoi polmoni e sciacciò la cicca sul posacenere, per poi lasciarsi cadere seduto sulla poltrona vicina al suo letto.
Sollevò il capo e rimase per secondi interi a contemplare il soffitto pallido, inutilmente.
- Lo so...-
****
Quella sera Vee lo aveva invitato a fare una passeggiata.
Non le dispiacque accorgersi che Gerard si fosse rasato. La sua barba le piaceva, ma il profumo del suo dopobarba le sembrava unico, mescolato a quello che era l'odore della pelle del suo viso.
Camminarono soltanto, serenamente, attraverso il parco a pochi isolati da casa sua, raccontandosi quello che avevano fatto da quando si erano lasciati, meno di ventiquattro ore prima.
Non che avessero molto di cui parlare, ma sembrava che gli argomenti non mancassero mai.
- Cos'è quell' anello?- le chiese improvvisamente, facendo un cenno al dito che indossava il piccolo cerchio argentato.
- E' un vecchio regalo...- e glielo fece vedere, porgendoglielo. Vee notò subito la scritta che recava e si incupì un poco.
Dedicated to the one I love...
" Doveva amarlo molto, la persona che glielo ha regalato...io non ho nulla di simile da dargli..."
Provò ad indossarlo un attimo, cercando di non farsi notare dal proprietario. Le stava largo. Ma la sensazione che nacque da quel gesto era particolare.
Il suo anello, il suo piccolo pegno dorato era chiuso in casa, in un piccolo portagioie appartenuto a sua madre.
Il tempo trascorso in ospedale aveva fatto sì che le sue dita divenissero sottili e l'anello scivolava sempre, ricordandole che non era più sposata nel peggiore dei modi.
Gerard osservò quella piccola ragazza indossare il suo anello e vide la sua espressione cambiare velocemente. Un lieve sorriso aveva presto lasciato il posto ad una profonda malinconia che, se lei tentava di nascondere, il suo sguardo tradiva mentre mirava la sua mano e lo toglieva con cura.
Un anello...cosa avrebbe fatto lui se Vee avesse indossato ancora la fede? Se avesse mantenuto inalterato il suo amore per un marito defunto? Gerard era solo un estraneo, e a parte i suoi sentimenti, come avrebbe potuto competere con un marito perfetto?
Con un primo amore?...
Provò un pesante nodo alla gola, e un altro pensero si affacciò alla sua mente, questo ancora più insolito e devastante del primo.
" E se un giorno le infilassi io un anello al dito...?"
Rimase immobile con gli occhi puntati sulla ragazza, lei che gli restituiva il gioiello porgendoglielo con attenzione.
Infilarglielo lei stessa sarebbe stato troppo triste...
In seguito, la ragazza cercò più di una volta di tenergli la mano, ma una sensazione di smarrimento prendeva sempre il sopravvento, impedendole di fare la prima mossa.
"Perchè? Perchè non ci riesco? eppure ieri ero così tranquilla..."
Ringraziò silenziosamente il cielo che l'uomo che le stava accanto avesse più coraggio di lei; infatti l'attore aveva stretto la sua mano con tanto affetto...
Vee aveva già passeggiato così in quel parco, con un'altra persona...sembrava passata una vita intera....David...era stato il suo primo amore...l'unica persona che credeva di poter amare...ma ora...c'era un'altra persona a tenerle la mano e a riscaldarle il cuore...era giusto?...amava ancora David, ma in quei tre anni i suoi sentimenti erano cambiati...forti allo stesso modo, ma diversi...era un altro legame quello che la legava al marito, qualcosa di profondo e non comprensibile da una persona viva...e ora c'era lui...Gerard...così diverso da David, eppure la faceva stare bene...si sentiva in pace...niente avrebbe potuto ferirla quando era con lui...nè i ricordi, nè il dolore, nè i rimpianti...solo lui avrebbe potuto...
L'avrebbe ferita anche lui?
Come avrebbe fatto?
Come ci sarebbe riuscito?
Le bastava contemplare i suoi occhi per sentirsi al di sopra della felicità.
- Vee, io...-
La ragazza lo fissò.
Era preoccupato, nervoso. Le rughe sulla sua fronte parlavano chiaro.
Se non fosse esploso in quel momento, probabilmente si sarebbe fumato una sigaretta, no, un pacchetto intero, per scaricare i nervi.
Perchè riusciva a capire così bene le persone?
Avrebbe pagato tutto l'oro del mondo per poter semplicemente ignorare quei piccoli segnali che le inviavano le persone a volte, e vivere la sua vita anche superficialmente, pensando solo alle cose belle che le si paravano davanti...e invece...
- C'è qualcosa che ti preoccupa, vero? Se devi dirmi qualcosa, fallo, ti prego...mi rattrista vederti così teso...-
Gerard chinò il capo e lo scosse leggermente.
Se ne era resa conto tanto facilmente...doveva dirglielo...ma la verità di quelle parole avrebbe distrutto quella serenità che si era instaurata tra di loro...spezzare quel rapporto appena nato...
" Se ti lascio adesso...vorrai ancora stare con me?...sei mesi sono tanti...sono troppi..."
Doveva dirglielo.
- Ecco, io...ho un nuovo film in cantiere...tra una settimana iniziano le riprese...-
Lei degluttì.
" Un film...lavoro...ecco di cosa si trattava..."
Vee cercò di rilassarsi, scrollando leggermente le spalle.
- E' importante per te?-
- Si, moltissimo-
" Più di me?" si ritrovò a pensare, amareggiata..
Scacciò questo pensiero in un attimo...rimproverandosi di essere un' egoista.
Gerard era un attore, era normale che dovesse lavorare, e che ogni suo film fosse importante.
- Dove girerai? A Los Angeles?- le tremò la voce, nel tentativo di essere interessata al suo progetto.
Lo era, ma in maniera divera da come avrebbe voluto.
- A casa mia...- esitò lui, - in Scozia-
*****
Le parlò di come avesse incontrato i registi durante il suo tour a Londra, e come lo avesse contattato uno dei produttori, Stewart Pratchett, a Parigi e gli avessero raccontato della trama, dandogli il copione a Roma.
Le raccontò la trama del film, tratto da una serie di romanzi di successo di una scrittrice, scozzese anche lei, che aveva voluto solo lui come attore e l'Europa come set unico per il progetto.
Vee lo ascoltava, riusciva a vedere i suoi occhi brillare mentre le parlava di come si sarebbe dovuto preparare per il ruolo, ridere quando le disse dei gonnellini tipici che si sarebbe ritrovato ad indossare...lo vide come non lo aveva visto mai...era un professionista che parlava dei suoi piani, del suo futuro...gli sembrava così lontano da lei, così distante...in piedi su un piedistallo irraggiungibile...si domandò, senza trovare risposta, se anche lei avesse mai avuto quello sguardo risoluto ed entusiasta.
" Probabilmente no"
- Quanto tempo...quanto tempo starai via?-
L'attore ammutolì...ecco la domanda...se l'aspettava, ma sentirgliela pronunciare era diverso...
- Ecco...le riprese dureranno...sei mesi...giorno più, giorno meno...-
Rimase a fissarla.
La sua mano, che aveva stretto fino a quel momento, adesso si tratteneva dal tremare.
Vee gliela stringeva più forte, gli faceva quasi male quella stretta.
La vide mordersi il labbro, lo sguardo fisso sul pavimento.
" Di qualcosa...arrabbiati, sfogati, ma non restare in silenzio...finirò per impazzire..."
- Sei mesi...- sussurrò lei, poi alzò i suoi occhi verso di lui.
Gli sorrise debolmente.
- E'...fantastico...- lo sorprese lei, - sei mesi...passano in fretta, non è così?-
Lui la guardava stranito.
Si sarebbe aspettato qualunque reazione, ma non quella specie di...contentezza che percepiva nella sua voce.
- Quindi abbiamo una settimana ancora prima che inizino le riprese, giusto?- chiese lei, speranzosa.
" AH!"
- Veramente...Elliot ed io...dovremo partire prima...sai, richieste di produzione...-
Vee parve barcollare, ma si fece forza, trattenendo una sorta di grido che pregava per uscirle dal petto.
- E quando...-
-Domani-
Vee non si mosse.
Allargò gli occhi a quella parola.
Domani...
domani...
- Domani...- gli afferrò energicamente entrambe le braccia, costringendolo a guardarla negli occhi.
- Perchè non me lo hai detto prima?- domandò quasi balbettando, una tristezza profonda nella voce.
Avrebbe voluto urlare, ma i suoi polmoni non riuscirono a respirare aria sufficiente a permetterglielo.
Aveva la gola secca, distrutta.
L'avrebbe lasciata...il giorno dopo...sei mesi...sarebbe partito l'indomani...anche Gerard l'avrebbe lasciata...non l'avrebbe voluta più...suo padre...sua madre...David...e ora anche Gerard...non sarebbe sopravvissuta ancora...non avrebbe più voluto...nessuno dei suoi amici avrebbe potuto salvarla...
- Non vorrei lasciarti, Vee...ma-
- Lo farai...hai già deciso...- concluse la ragazza per lui, facendo un passo indietro.
Gerard sentì la voce della ragazza farsi fredda, distante.
- Vee...-
- Sto bene...sto sempre bene...mi stai lasciando anche tu...me lo aspettavo...questa felicità era troppo bella per essere mia...doveva finire, ma non immaginavo che...-
-Tornerò da te, te lo prometto-
-NON DIRLO!-
Vee aveva urlato, scacciandolo violentemente da sè.
"Perchè fai così?!"
-Non promettere...-
La ragazza si morse violentemente il labbro, stringendosi i gomiti con le mani, un singhozzo incontrollato le impediva di respirare.
- Anche David aveva promesso che sarebbe tornato da me, quella sera...invece non è tornato! Mi ha lasciato!!...e ora anche tu...te ne andrai e ti dimenticherai di me!...sei mesi, ohh...non vorrai più stare con me...troverai di meglio!...una modella..un'attrice...C'è molto meglio di me in giro...e io resterò di nuovo sola!...non promettere se non sei certo di poter mantenere... le promesse così grandi non sono fatte per essere mantenute...-
-Ascolta...-
-VATTENE!-
-LASCIAMI PARLARE!- gridò Gerard, sovrastando la sua voce.
Lei rimase in silenzio, il capo chino.
Piangeva.
Era arrabbiato.
Con lei.
Si era dimostrata quello che era...una sciocca bambina egoista e gelosa...eppure non era stata mai gelosa...aveva quasi accettato l'idea che Gerard dovesse passare i prossimi sei mesi a Glasgow...ma non era riuscita a perdonargli di non averle detto che sarebbe partito subito...
" Cosa pensavi di fare, Vee? In una settimana cosa avresti fatto? Domani, tra una settimana, o tra un mese...sarebbe stato lo stesso...ti avrebbe lasciato, prima o poi...era inevitabile...succede sempre...cosa ti aspettavi?"
Gerard si avvicinò a lei, e la strinse forte, trattenendo tra le sue braccia i singhiozzi che la scuotevano violentemente.
Non voleva urlare.
Di solito riusciva a trattenere i suoi sentimenti ed apparire freddo e distaccato in qualunque circostanza, se necessario.
Invece...
Le aveva fatto sicuramente un certo effetto vederlo irato in quel modo.
Le aveva fatto certamente paura.
Ma non era il tempo degli indugi...Vee non era come quelle donne che aveva avuto in passato...lei era diversa...così forte eppure così fragile...l'aveva vista bella come un angelo...l'aveva stretta tra le braccia, quando credette di vederla precipitare nel dolore...le sue parole...la sua insicurezza...lui avrebbe potuto risolvere tutto...e avrebbe tentato..ci sarebbe riuscito...doveva riuscirci...ne andava del loro futuro...
- Mia piccola Vee, manterrò la mia promessa...non mi importa se c'è di meglio in giro...sei tu il mio meglio...non voglio altro che tenerti tra le braccia come in questo momento...e se non amassi il mio lavoro, rinuncerei a tutto pur di starti accanto...abbi fiducia in me, non ti tradirò mai...-
Vee singhiozzò forte, permettendo alle lacrime di scorrere più veloci attraverso il suo viso.
" Perchè?"
Perchè da quando aveva conosciuto Gerard non poteva fare a meno di piangere sempre?
Perchè lui riusciva a tirare fuori dalla sua anima tutti quei tormenti che lei tratteneva strenuamente dentro la sua coscienza?
Perchè poi riusciva sempre a consolarla?
" Non è giusto...se tu non fossi tanto perfetto, sarebbe più facile dirti addio e lasciarti libero...sarebbe più facile smettere di pensarti continuamente.."
- Non voglio soffrire ancora...non potrei sopportarlo...e non voglio farti del male, Gerard...non è giusto che tu stia con me...tu meriti di più...molto di più...più di quanto io possa darti...-
Gerard le asciugò le lacrime con le dita, poi le baciò la fronte...era la seconda volta che la consolava in pochi giorni.
Quante volte avrebbe dovuto farlo?...non gli importava...lo avrebbe fatto anche per tutta la vita...gli bastava un suo sorriso...uno soltanto...
Da quando aveva bisogno di lei così tanto, per stare bene?
- Mi dai già tutto ciò di cui ho bisogno...-
e la baciò, chinandosi e tenendole il volto tra le mani.
"Oddio, Gerard...non posso rinunciare a te...non riesco a fare a meno di te..."
- Vianne...- pronunciò il nome della ragazza per intero, per la prima volta da quando la conosceva.
Aveva detto che non l'avrebbe tradita, che aveva bisogno di lei; in pratica le aveva detto che...
- Mi aspetterai?- chiese l'attore, sopprimendo ogni paura per il tempo di una domanda.
Molta incertezza traspariva dalla sua voce.
Era la prima volta che chiedeva ad una donna di aspettarlo.
Prima di quel momento, aveva sempre lasciato alle sue ragazze la possibilità di scegliere se dimenticarlo o farsi rivedere al suo ritorno...invece adesso...cosa gli avrebbe risposto l'unica donna che avrebbe voluto tenere legata a sè?
E se avesse risposto di...
- Si...ti aspetterò anche per tutto il tempo del mondo...-
Gerard respirò per la prima volta da quando le aveva detto tutto.
Vee era sua.
Sarebbe rimasta sua.
Lui non l'avrebbe lasciata.
Lei non lo avrebbe tradito, mai....si fidava di lei...la conosceva da meno di un mese ma gli sembrava di essere nato solo per incontrarla, come se la conoscesse da sempre...tutta la sua vita era cambiata in poco tempo...ma non avrebbe rimpianto nulla di quelle due settimane...
La sollevò per la vita con le sue grandi mani e la portò sopra la propria testa, roteando e guardandola sorridergli di sollievo, gli occhi ancora rossi, mentre il vento le attraversava i capelli e asciugava le sue lacrime.
Rise di sollievo anche lui.
Non potè farne a meno.
La lasciò cadere nel suo abbraccio, lasciando che rimanesse sospesa a dieci centimetri da terra. Non faceva alcuno sforzo, poichè era leggera come una piuma.
Gli era sempre sembrata leggera più dell'aria...
La ragazza lo strinse a sè, possessiva.
Non importava nulla adesso...
Non c'era nessuno...nè quegli anziani che passeggiavano fissandoli scandalizzati...nè i ragazzini che portavano il cane a fare i bisognini e li guardavano sghignazzando...nè le coppiette che invidiavano tanto entusiasmo...
Non c'era nessuno.
"Ti amo"
- Io...- dissero contemporaneamente, scambiandosi uno sguardo e sorridendo appena, entrambi.
Vee gli impresse un bacio sulle labbra e cinse le sue spalle con le braccia, poggiando la testa accanto alla sua.
Poi avvicinò il suo volto all'orecchio dell'uomo che la teneva in braccio.
- Voglio restare con te...stanotte -