Capitolo 2
                                              Lei, una amica

-Ti prego, ti prego, ti prego!!!!- ormai Eliza era in ginocchio ai suoi piedi. Nel loro piccolo appartamento lei era la più adulta con i suoi trent'anni, eppure si ritrovava lì, prostrata ai piedi della sua giovane amica a chiederle di sostituirla ancora una volta al lavoro.
-Ti pagherò io lo straordinario, ti supplico!!!- ormai era supplicante; la ragazza era seduta, china fino a poco prima su un libro decisamente voluminoso, fissò l'amica, le mani giunte, scrutò nei suoi occhi azzurri, e il suo sguardo era sincero e pregante. Sospirò.
-D'accordo...- accettò infine lei, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi morbidi. Rimase seduta, alla sua scrivania, con il libro ancora aperto davanti a lei, mentre Eliza la baciava freneticamente e la stringeva forte.
-Ma la prossima volta che prendi un appuntamento, per favore non farlo se sai che dovrai lavorare la sera stessa...questa cosa di lavorare al ristorante è molto stressante, soprattutto adesso che mi manca solo l'ultimo esame per laurearmi - la ragazza inforcò le sue lenti e si immerse nella sua lettura, per poi rialzare il capo e rivolgersi alla giovane donna che saltellava qua e la frugando negli armadi della stanza da letto;- e già che ci sei, fai in modo di trovare una divisa che mi entri, la tua è larga e lunga, mi scivola di continuo...-La donna, reggendo un abitino rosa in mano si irrigidì, squadrando l'amica con occhi infuocati.
- Stai insinuando che io sarei una stangona e cicciona per caso?- e senza che se ne accorgesse, strisciò verso la ragazza che dalla sua sedia la fissava a metà tra la risata e l'ironia pura.
- Non mi permetterei mai,- disse in tono sarcastico. Eliza Schuller era una bellissima donna, alta almeno un metro e ottanta, aveva delle misure formose e perfette, occhi azzurri come il cielo, tipici della sua terra, la Germania, capelli biondo cenere corti e ricci che la ragazza teneva a bada con una fascia per capelli ogni volta diversa. - sono io ad essere un pò troppo piccola per i tuoi abiti, spero che mi perdonerai....- e le scoppiò a ridere in faccia. La ragazza, che finora l'aveva tenuta sotto mira con i suoi zaffiri brillanti, scoppiò a sua volta in una sonora risata.
-Che succede qui? si fa festa?- una voce dall'ingresso della stanza si infilò nella risata nata dalle due. In piedi davanti alla porta una ragazza, dalla carnagione scura, non molto alta ma dal fisico atletico e sodo le osservava divertita, una mano reggeva una tazza di caffè ancora caldo.
- Si, Leda, facciamo festa!- le urlò Eliza, rimanendo accanto all'amica che ancora sorrideva, le guance accaldate per le risate.
-Cosa festeggiamo?- si stropicciò gli occhi, e sbadigliò senza alcuna preoccupazione.
- l'appuntamento di stasera di Eliza e il mio ennesimo lavoretto part- time a due mesi dalla laurea - le rispose la ragazza seduta, togliendosi gli occhiali e chiudendo definitivamente il libro.
- Tanto sei comunque in anticipo di almeno un anno sugli altri tuoi colleghi...e scommetto che quel libro lo sai già a memoria!- sbuffò Eliza, notando il cenno di disapprovazione nel volto della nuova arrivata.
-Infatti è così, solo per questo ho accettato di sostituirti anche oggi.- le sorrise gentile, mentre si alzava e si dirigeva verso lo specchio davanti alla toeletta della sua stanza. Si sciolse i capelli lunghi e castani che teneva racchiusi in una crocchia insopportabile in cima alla testa. Sospirò di piacere nel sentire i suoi capelli caderle morbidi sulle spalle e sulla schiena.
-Non dovresti prendere così alla leggera il tuo lavoro, Eliza, almeno non per un tizio qualunque che viene da fuori città una volta ogni tanto solo per divertirsi un pò.- Eliza si morse la punta della lingua, incapace di rispondere a tono. La ragazza aveva sorseggiato appena il suo caffè; apparentemente era molto più giovane dei suoi ventotto anni, vuoi per la statura minuta e per il suo volto da bambina che la distingueva dalle sue compagne.
- E tu, Vee, hai appena vent'anni, non dovresti essere così seria nelle tue cose, solo studio e lavoro, una visita ai tuoi cari nonni, un salto dai bambini giù all'ospedale e dagli anziani alla casa di riposo. E' così che vuoi passare il resto della tua vita? Insomma, sono tre anni che ti conosco e non ti ho mai vista insieme ad un ragazzo e-
-Leda, basta- la interruppe la ragazza chiamata Vee, lo sguardo le si era rabbuiato, e ora i suoi occhi fissavano il pavimento. Poi osservò il suo riflesso allo specchio: i capelli, lucenti nonostante li avesse trascurati ultimamente, le ricadevano ondulati sulle spalle, i suoi occhi la fissavano attraverso quella severa superficie, rivelandosi a tratti ancora più scuri di quanto credesse, i suoi lineamenti erano leggermente più marcati ma delicati, (aveva perso peso, almeno questo lo riconobbe), la pelle liscia e chiara, resa rosea dalle recenti risate, il suo vestiario era semplice ma per niente femminile: un maglione dell'università, blu e giallo, almeno tre taglie più grandi della sua, e un pantalone, anch'esso decisamente largo, soprattutto sui fianchi, che teneva su attraverso una cintura stretta al massimo attorno a quel vitino da vespa che non l'aveva lasciata mai. Sembrava più vecchia dei suoi vent'anni appena compiuti. Nonostante il suo aspetto trasandato, era una bella ragazza, e sistemata a dovere poteva essere uno splendore. Le venne in mente il giorno in cui si era sentita davvero bellissima guardandosi allo specchio, un giorno seppellito quasi nel ricordo di un'altra vita. Respinse quell'immagine candida con una stretta al petto.
-Scusami, Leda- disse in un sospirò, rivolgendosi all'amica, che era rimasta in silenzio ad osservarla- ma ancora non mi sento pronta a cambiare del tutto il mio stile di vita...così sto bene per ora...- poi cercò lo sguardo comprensivo di Eliza che si era come paralizzata alle parole delle amiche. Lo trovò, e proseguì;- quando sarò pronta a cambiare, voi sarete le prime a saperlo, ve lo prometto!- esclamò sorridendo, anche se una traccia di tristezza era presente nella sua voce.
- E ora è meglio che mi prepari, e anche voi. Leda, il lavoro ci aspetta! e tu, Liz, vai a cambiarti! Non vorrai fare tardi, vero?- Le ragazze sorrisero tra loro, scambiandosi uno sguardo complice. Eliza raccolse il vestito rosa che aveva preso tra le mani pochi minuti prima.
- Vee, mia cara, non sai che il ritardo è una prerogativa delle donne? senza, cosa faremmo, in questo mondo in balia degli orari e degli orologi?-
-Saremmo puntuali?- Domandò a sua volta la ragazza, con un sorrisetto ironico sulle labbra carnose. Eliza fu talmente sollevata nel sentire nulla della precedente pesantezza nella sua voce di lei, che le rispose solo con una risatina ironica a sua volta.
-Ragazze, voi siete fuori!- Leda aveva bevuto il suo caffè in un sorso e scuotendo la testa divertita si ritirò nella sua stanza.
Sarebbe stata una serata indimenticabile per tutte loro. In un modo o nell'altro.
****
- Cielo, questa divisa è larga, larga, e larga!- continuava a ripetersi la ragazza mentre stringeva ancora la cintura attorno a quei pantaloni che proprio non ne volevano sapere di stare su. Era riuscita a sistemare la camicia in qualche modo, e ora teneva i capelli raccolti in una treccia che non le era riuscita troppo bene, a giudicare dalle ciocche che continuavano a caderle sul viso.
Il padrone del ristorante era un tipo comprensivo, e aveva conosciuto Vee in altre circostanze, quindi accettò di buon grado la sostituzione della sua cameriera con la giovane ragazza. Il suo turno era cominciato alle cinque del pomeriggio, servendo i clienti al bancone degli aperitivi. Poi alle otto era stata richiesta la sua presenza in sala, per occuparsi della clientela che cominciava ad aumentare. Cosa aspettarsi? Era sabato sera, la gente normale usciva a divertirsi.
La gente normale...Lei no.
Scosse il capo. Doveva lavorare, non pensare a stupidaggini come il divertimento e uscire il sabato sera.
Erano ormai le nove passate... Il carico di vassoi da riportare nelle cucine era diventato eccessivo per le sue braccia,e il capo le aveva detto di occuparsi degli ordini e poi di servire il tavolo sette, a cui sedeva una modella famosa insieme al suo accompagnatore.
- Una modella...oh,che felicità!- pensava tra se e se sarcastica.
Corse qua e là per un pò, sorridendo ai clienti e ridendo alle loro battute. Alcuni erano davvero simpatici, altri erano famosi o comunque importanti.
" Bene, ho visto abbastanza celebrità da bastarmi per tutta la vita...e c'è chi si perde a correre dietro a questa gente quanto basta entrare in un ristorante come questo..."
Rientrò nuovamente nelle cucine, lasciando gli ordini ricevuti e ritirando delle pietanze per un tavolo. Poggiava un paio di vassoi a due uomini d'affari che discutevano su chissà quale fusione da milioni di dollari, quando avvertì una strana sensazione, una sensazione che si trascinava dietro da un pò. Qualcuno la stava spiando. La stava fissando. Alzò lo sguardo e incrociò gli occhi con quelli chiari di un uomo che la fissava in maniera strana.
"Che bel colore...davvero due occhi meravigliosi.. riflettè lei, mentre uno dei due clienti la costrinse a distogliere lo sguardo per ricevere un complimento allusivo che lei sopportò, stampandosi un sorriso di circostanza sul volto.
"Non ti sta uccidendo, Vee, ti ha solo detto che hai una bella silouhette..." pensò, nonostante le parole usate non fossero proprio quelle.
Tornò nelle cucine, giusto il tempo di posare i vassoi e recuperare il blocchetto delle ordinazioni. Si asciugò un attimo alcune gocce di sudore che le imperlavano la fronte e si diresse verso il tavolo della famosa modella...
-Buonasera signori, benvenuti!-Parlò con cortesia, come aveva imparato a fare ormai da tempo.
La modella era davvero bellissima, concluse lei, dandole qualche leggera occhiata di sfuggita mentre scriveva quale champagne volesse bere per iniziare la serata.
-Cosa desiderate ordinare?- ora il suo sguardo cadde sul suo accompagnatore, e notò con certa sorpresa che si trattava dello stesso uomo che la fissava poco prima. La osservava perplesso.
"Avrò qualcosa in faccia?...dopo vado a dare un'occhiata..." pensava, mentre la voce della donna seduta al tavolo strideva nelle sue orecchie.
- Cosa consiglia lo Chef?- le aveva domandato lei, portandosi indietro i capelli con aria seccata.
Vee odiava quel genere di pesone, arroganti e saccenti solo perchè ricche e famose.
- Razza di oca, te lo do io quello che consiglia lo chef...- farfugliò in italiano, una delle tante lingue che conosceva...le avrebbe rifilato molluschi e rane, si, quelle che si meritava! Tanto i nomi dei piatti in francese suonavano tutti uguali......poi pensò che erano in due al tavolo, e che erano due persone a dover cenare...non avrebbe guastato la cena ad una persona solo per vendicarsi dell'altra che lo accompagnava.
Diresse i suoi occhi scuri verso il volto di lui, cercando di capire cosa potesse volere quell'uomo per cena, e nel frattempo non potè fare a meno di notare che aveva dei bei lineamenti, molto dolci ma virili, e sembrava più giovane dell'età che avrebbe potuto attribuirgli. Vide anche qualcosa nel suo volto, qualcosa che aveva già visto nel volto della sua amica a casa.. .quest'uomo non beveva. O almeno aveva smesso. Leda aveva la stessa espressione "da astemio" che aveva quell'uomo seduto innanzi a lei... quella stessa cicatrice invisibile che avevano in comune tutti quelli che erano usciti dal circolo vizioso del bere.
"Centocinquanta dollari di champagne...buttati..." realizzò lei.
Capì anche cosa avrebbe potuto servire a quegli ospiti quella sera.
-- Foie Grois, signora. Lo chef consiglia il Foie Grois, accompagnato da una insalata in salsa rosa e la nostra selezione di formaggi-. Quando la vide annuire, esultò silenziosamente. Lei sicuramente non avrebbe mangiato tutto quello che avrebbe portato in tavola, mentre il sospiro di sollievo di lui, la convinse che almeno uno dei due avrebbe cenato decentemente quella sera.
- Frutta? dessert?- domandò ora, guardandoli entrambi.
La ragazza vide la donna vestita di rosso scostare i capelli biondi dalla nuca, massaggiandosela delicatamente e chiedendo al suo partner se desiderasse qualche dessert.
Trattenne una risata.
"Ohh, caro...vorresti il dessert? oppure vuoi me, magari qui e ora, su questo tavolo, davanti a tutti?". Un leggero riso uscì dalle sue labbra, non riusciva più a controllarsi. Notò come l'uomo fosse in un primo momento imbarazzato dalla domanda-proposta della sua compagna, ma poi prendendole la mano e guardandola negli occhi aveva riaquistato un piglio sicuro e stringendo la mano della sua compagna, non le staccava gli occhi di dosso mentre permetteva alla giovane cameriera di scegliere per loro.
"Un bravo attore, non c'è che dire..."
Poi lei si accese al suo sguardo...era una sfida!! Come se le dicesse - prova a fare del tuo meglio, bella!- solo attraverso gli occhi. Alla luce della candela avevano delle pagliuzze dorate che la affascinarono molto.
" Mi stai sfidando, eh? staremo a vedere."
Si congedò con uno dei suoi soliti mezzi inchini e si diresse in cucina, consegnando l'ordine al cuoco.
- Ah, Morris, come dolce fragole fresche al fiore d'ibiscus per la biondona rifatta e Mousse al cioccolato corretto al caffè per il suo accompagnatore. Porto in tavola lo champagne e torno, sii pronto con il foie grois.-
Il cuoco, un uomo robusto ma agile ai fornelli la squadrò, allargando gli occhi alla vista dell'ordine scritto sul foglietto.
-Foie grois?formaggi? Rebecca Sanders ha ordinato tutto questa roba? Ho sempre pensato che fosse il tipo da insalata poco condita!-
- Infatti lo è, amico mio, lo è! -e sorridendo divertita spinse il carrello con lo champagne fuori dalla cucina. Dal suo posto vide che entrambi erano abbastanza silenziosi in quel momento. Si presentò al tavolo dei due e aprì la bottiglia davanti a loro, facendo tanta attenzione a che il liquido non fuoriuscisse neanche un pò.
"Con quello che costi, puoi morire se pensi che mi metterò a schizzarti a destra e sinistra!"...sinceramente era una ragazza che non amava gli sprechi, e odiava quando venivano perpetrati di fronte a lei.
Lo versò attentamente nel bicchiere di lei e ricordandosi dell'impressione che le aveva dato l'uomo a prima vista, decise che non glielo avrebbe versato, accettando magari una lamentela, piuttosto che offrire la dose ad un ex-drogato.
Posò nuovamente la bottiglia nel cestello che aveva poggiato al centro della tavola, e fece per ritirarsi quando la voce di lei le risuonò irritante nella testa.
- Signorina,- disse lei, e la ragazza rimase in ascolto immobile, aspettandosi quella lamentela che tardava quasi ad arrivare -non potrebbe versare dello champagne anche al mio cavaliere, o pensa che io sia l'unica degna di godere di questo piacere da parte sua?-
Rimase per un attimo a fissarla, cercando di dominare l'impulso di saltarle a dosso e strapparle i capelli uno ad uno. Era sempre stata brava a trattare con la gente e la consapevolezza di chi aveva di fronte le fece brillare gli occhi di ironia.
"Oddio, è una Barbie,Vee, sii superiore. Tu hai ragione, e lei torto, torto marcio!"
-Ha ragione, signora.-Si scusò poi la cameriera, decisa però a non tornare indietro sui suoi passi;- non ho versato lo champagne al suo accompagnatore...- proseguì e si accorse dello sguardo soddisfatto della bionda modella.
"No, non mi faccio mettere i piedi in testa da una come te!"
La incalzò:- ma non amo gli sprechi e riesco a comprendere che il suo cavaliere non berrebbe neanche una goccia di questo "champagne", nonostante valga più di cento dollari al litro, il che mi sembra un furto, cosa che non dovrei dire apertamente soprattutto perchè mi licenzierebbero in tronco. Nonostante ciò mi sembra difatto che il signor...- e si interruppe, non conoscendo il nome del bell'accompagnatore dagli occhi verdi come il mare che sedeva e ascoltava in qualche modo affascinato il dialogo tra le due.
"come ti chiami? pensò lei, desiderosa di continuare la sua ramanzina alla bambola siliconata che le stava davanti.
- Gerard- Sentì la voce di lui, calda e decisa proseguire per lei.
- Gerard- ripetè lei, accorgendosi dalla pronuncia che l'uomo che aveva davanti non era americano, ma un europeo, forse inglese.
"Un bel nome da uomo", riflettè lei,ma la sua attenzione ora era rivolta esclusivamente alla donna vestita di rosso. Doveva concludere e dileguarsi prima che lei potesse comprendere che una cameriera aveva osato farle la predica;- non beva alcolici, o che abbia smesso da tempo-.
La ragazza cercò conferma nello sguardo stranito di lui, e trovandolo gli sorrise appena, pensando che aveva fatto la scelta giusta, prima di ritornare in cucina. Nel tragitto dal tavolo alla porta bianca udì la modella che si lamentava ora col suo cavaliere, e se la rise sotto i baffi.
"Ci sei arrivata ora, miss America? certo che sei proprio lenta..." e nel sentire che lui le confermava il suo disinteresse per lo champagne si sentì nuovamente vittoriosa, quasi esultante.
" Gerard è un bel nome...- pensò ad un tratto, per poi scuotere la testa.
La cena doveva essere servita.
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-Gerry...- la modella scosse il capo, portandosi indietro i lunghi capelli dorati,- non credo di riuscire a mangiare tutta questa...roba...- questa frase irritò moltissimo la giovane, che si aspettava quella reazione. Inarcò il sopracciglio.
-Il tuo fidanzato qui apprezza, bella, fai buon viso a cattivo gioco e mangia!"
E pensare che guardando Gerard ( ormai le piaceva chiamarlo così nei suoi pensieri) aveva visto il suo volto illuminarsi alla vista della portata, quasi ringraziasse il cielo come qualcuno che non mangiava da tempo.
-é il turno dell'insalata poco condita...- farfugliò lei, questa volta in francese. Le piaceva tanto il suono della parola insalata in quella lingua, non sapeva bene il motivo.
La offrì al posto del piatto che aveva davanti, e vedendo lo sguardo trionfale che rivolgeva a Gerard, si sentì stanca all'improvviso. Raccolse il vassoio e lo riportò in cucina.
- Morris,- sussurrò lei- sai che non ti sbagliavi affatto sulla cara Rebecca Sanders...Non avresti un'insalata scodita per me?- gli sorrise, mentre l'uomo lasciò scivolare le braccia lungo i fianchi.
-é una modella da milioni di dollari a sfilata, Che ti aspettavi?- le domandò lui, mentre sistemava le foglie verdi sul piatto.
- Nulla, amico mio, nulla.- gli sorrise rassegnata.
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Erano ormai le undici, e Vee era stanca. Si era rifatta la treccia, ma senza notevoli miglioramenti.
-Vee? ti vogliono al telefono. E' Eliza.-
La ragazza che fino a quel momento aveva ricevuto gli ospiti ora la chiamava, tenendo una mano sulla cornetta del telefono.
La ringraziò, portandosi la cornetta all'orecchio e salutandola più allegramente di quanto non si sentisse di fare.
-Buenas noches!como estàs?- decise di prenderla un pò in giro. e lei ci cascò. Sentì la voce di lei urlare scherzosamente di non parlare in spagnolo o qualunque lingua fosse, perchè sapeva benissimo che lei non andava oltre l'inglese e il tedesco.
-Come sta andando?- domandò lei, chiedendosi se il suo lavoro era servito a qualcosa.
-Perfettamente!ora sono in uno dei locali più IN di New York, bevendo...aranciata e ascoltando buona musica.Oh, lui è perfetto, tutto è perfetto! e a te come va?- chiese, sentendosi un poco colpevole per l'amica.
Vee percepì quel sentimento e la tranquillizzò, dicendole che tutto andava benissimo, a parte la divisa troppo larga che le stava scivolando a terra.Rise.
L'amica finse di arrabbiarsi ma rise anche lei, rassicurando Vee che tra due ore sarebbe finito il suo turno e sarebbe potuta tornare a casa. La ragazza reggeva la cornetta mentre annuiva e salutava l'amica per tornare al lavoro.
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-Signori?- richiamò la loro attenzione mentre porgeva loro il dessert. Sapeva che sapore avevano quei particolari dessert, ed era convinta che sarebbero piaciuti certamente...Rebecca si illuminò alla vista delle fragole. Era prevedibile in fondo. Era il tipo da fragole. Le era bastata un'occhiata per capirlo.
Lui invece era stato più complicato, ma alla fine la ragazza aveva optato per una crema che aveva assaggiato una volta in Francia anni prima, il suo sapore le era rimasto impresso e scoprire che anche in quel ristorante la sapevano preparare le fece venire voglia di farla assaggiare a quell'ospite in particolare, che in qualche modo aveva reso più gradevole lavorare quella sera. Sapeva che sarebbe gli piaciuta, era sempre stata brava ad indovinare ciò che le persone volevano e cosa offrire loro per meravigliarli sempre.
Ma voleva conferme.
Allora si ritrovò a fissare il suo ospite, insistentemente...
- Dai, assaggia!Dimmi cosa ne pensi?Cavolo, ma gli piacerà davvero?-
Quasi rispondendò a quelle preghiere silenziose, Gerard si portò il cucchiaino alla labbra e inghiottendo espresse il suo parere.
- deliziosa...-
"Meno male! Ahh, lo sapevo!"
-Come faceva a saperlo?- le domandò lui. La sua voce era dolce almeno quanto il dessert che aveva davanti.
- Sapere cosa piace alla gente fa parte del mio lavoro- disse tranquilla, ripensando a tutti gli altri mestieri e impieghi che aveva avuto in vita sua,-così come offrire loro ciò che non si aspettano...e se adesso vuole scusarmi...- si congedò, rientrando nelle cucine e attraverso un breve passaggio fu davanti alla cassa, dove l'uomo che sedeva calcolò la cifra da far pagare ai due quella sera.

****
Tra un'ora sarebbe tornata a casa. Gemette; ormai era mezzanotte, si rese conto fissando il piccolo orologio appeso sul muro della cucina mentre passava per rientrava in sala, il foglietto del conto.
"Forza, ancora un poco e potrai riposare".
Entrò un attimo nella toilette per lavarsi il viso, e notò la modella che si rifaceva il trucco con un'attenzione quasi maniacale. Si asciugò il volto e rimase solo un momento a fissarla. Aveva un fisico perfetto, alta, bionda,le curve al posto giusto, gli occhi azzurri come Eliza, ma aveva un'aria arrogante che non le piaceva proprio. Ma si rese conto che con una così no avrebbe potuto competere mai, e strofinando l'asciugamano sul suo volto ancora una volta rivide la donna in compagnia del suo bel cavaliere...
"Una coppia davvero perfetta..."
ripose con cura l'asciugamano e si diresse verso il tavolo dove l'uomo sedeva, tutto concentrato su qualcosa che aveva in mano.
"Gli dò il conto adesso che la Barbie non c'è, cosi dopo passa alla cassa e non non ci dovrò più pensare"
Teneva stretto il foglietto del conto in mano e mentre gli si avvicinava una sensazione strana le attanagliò lo stomaco...
Ma non ci fece caso; il sollievo al pensiero che a breve sarebbe finito tutto la fece camminare solo con più decisione verso il tavolo sette, dove Gerard sembrava aspettare qualcosa, o qualcuno, con ansia.
Ormai gli era a pochi passi. Vee fu sul punto di poggiare il foglietto col conto sul tavolo quando sentì la mano stretta in una morsa calda e decisa. Era confusa. E prima che potesse anche solo pensare a qualcosa, una domanda risuonava forte nella sua testa.
- Vuoi sposarmi?-
Rimase pietrificata. La ragione fuggì dal suo corpo e ora di lei era rimasto un guscio vuoto, una mente senza luce. Vide l'uomo guardarla sorpreso, con i suoi bellissimi, confusi occhi chiari come il riflesso del cielo sul mare, ora cercava le parole per scusarsi. Lei ritirò con orrore e sofferenza la mano da quella stretta così calda... era oltre le parole, nelle sue orecchie sentiva un'altra voce porgerle quella domanda, altre mani stringere le sue, un altro sguardo, più deciso e sorridente, fissarla con amore...un ombra del passato inghiottita dalle tenebre di una notte di inverno.
-Ohh, David...- sussurrò, ormai non più padrona del proprio corpo, la vista offuscata dalle lacrime. Corse via da quella amara illusione che quell'uomo le aveva riportato alla mente. Urtò con un suo collega e anche con un cliente, ma a malapena se ne accorse, entrando in cucina vide lo sguardo allarmato del cuoco alla vista della ragazza sconvolta dal pianto, un pallore mortale sul volto.
- Che è successo, piccola?- le domandò, ma lei si limitò a fissarlo, senza trattenere le lacrime che ormai scorrevano copiose sui suoi lineamenti delicati.
- Devo andare via, Morris, devo...- sighiozzò, senza concludere la frase. Corse fuori dalla porta sul retro, dalla quale i fornitori consegnavano la merce, e senza riuscire a trattenere le lacrime correva come una pazza per le strade affollate di New York.
Morris chiamò un cameriere e si occupò di far pagare il conto ai bravi signori che la sua giovane amica aveva servito per tutta la sera. Poi chiese a Jenny, la entreneuse, di chiamare a casa di Eliza.
Nessuna risposta.
Capì che l'unica cosa che avrebbe potuto fare era giustificare l'assenza della cameriera.
-Si, capo. Si è sentita molto male all'improvviso, doveva vederla...l'ho mandata al pronto soccorso a chiedere qualche medicina. Non vorrei mai che i nostri clienti pensino che facciamo lavorare chiunque , anche i malati...- così avrebbe risposto al gestore se lui gli avesse chiesto qualcosa, ma non accadde. Il turno finì senza intoppi e Vee sarebbe rientrata a casa tranquilla, perchè quell'oretta era passata senza incidenti. Sempre se non si fosse cacciata in qualche guaio prima. Nello spogliatoio del ristorante erano chiusi in un armadietto con l'etichetta "Eliza" i suoi abiti e la chiave della sua moto.
Era fuggita a piedi, nel gelo invernale, con indosso solo quella divisa ancora troppo larga.