Capitolo 19
Un nuovo progetto
- E' un piacere lavorare con te, Stewart! Quindi la partenza è fissata per dopodomani...sabato pomeriggio...-
- Esatto- rispose un uomo giovane, neanche quaranta anni, con degli occhialini tondi che gli davano un aria da professore universitario.
" Sono tornato dopo due settimane di tour...ma lavorare a casa mia...Non vedo l'ora!"
- Come mai il set è in Scozia?...voglio dire- domandò l'attore.
- La scrittrice è stata categorica: Gerard Butler come attore e la Scozia o l'Irlanda come set...altrimenti non avremmo potuto concludere il contratto-
- Dovrò ringraziare questa scrittrice...Diana, giusto?- scherzò lui, davvero entusiasta del progetto che gli era capitato tra le mani.
- Dobbiamo ringraziare te, Gerry...che fortuna che tu ti sia allenato con la spada e l'equitazione fino a poco tempo fa, altrimenti avresti dovuto riprendere tutto e avremmo perso molto più tempo-
-Già...ehm, quanto dureranno le riprese?- domandò l'attore, un poco teso.
Questa domanda colse impreparati il manager e il produttore, ma l'attore aveva un motivo per domandarsi tutto questo.
Tornare a casa per un film era una cosa che adorava fare, quando aveva girato Burns ne era rimasto entusiasta, ma ora a New York c'era qualcuno di importante...che avrebbe preferito non lasciare...
- Beh, a meno di contrattempi o altri problemi, dovremmo restare in Europa almeno sei mesi...settimana più, settimana meno.
"Così tanto?!
-Capisco...-
L'attore sembrava perplesso.
Solo la sera prima aveva finalmente compreso con chi avrebbe voluto restare, spendere un pò di tempo, passeggiare per le vie della City...e ora..aveva solo due giorni, e sarebbe dovuto partire per l'altro capo del mondo per sei mesi...sei mesi...un'eternità...
Cosa sarebbe successo in sei mesi, cosa sarebbe cambiato?
Probabilmente nulla...probabilmente tutto...
Elliot lo avrebbe accompagnato in Europa, mentre Amanda sarebbe rimasta a New York per altri due mesi, prima di raggiungerli.
"Come fa Elliot a rimanere tanto tempo lontano dalla moglie?"
Eppure anche Gerard aveva avuto tante relazioni del genere, a distanza...e molte erano naufragate dopo poco tempo, altre si erano mantenute più a lungo, per poi affondare in maniera peggiore ancora...neanche il Titanic...
Vee lo avrebbe aspettato così tanto?
Non era un anno, ma sei mesi erano sei mesi...e lei era così bella...così giovane...così degna di qualcuno che le fosse sempre rimasto accanto ad asciugare il suo pianto quando era triste...godere dei suoi sorrisi quando era felice...respirare il suo profumo...
Sentì mancargli l'aria.
Non poteva.
Non voleva rinunciare a lei...non adesso che l'aveva conosciuta meglio...non ora che riusciva a leggere nei suoi occhi ogni sentimento buono o cattivo...non ora che conosceva il sapore delle sue labbra...non adesso che era...
"Innamorato?"
-Gerry, possiamo andare...-
-Si..-
I due si ritrovarono in strada in un attimo.
Non avevano perso molto tempo; avevano già discusso a Londra e a Parigi durante il tour europeo di Gerry e del cast di Burns, e il copione sembrava interessante...il fatto che alla fine il suo personaggio non morisse era una novità.
- Hai due giorni liberi, Gerry caro, sfruttali come si deve!-
-Che intendi dire?-
- Passa più tempo con la tua cara Vianne...non la vedrai per un pò, lo sai, non è vero?-
- Ma non eri tu che osteggiavi ogni mia relazione?- domandò stupito, lanciandogli poco dopo uno sguardo complice, - con Rebecca ho dovuto comprare un anello per convincerti che era quella giusta...-
- Eh no, bello- puntualizzò il manager, scuotendo la testa con aria superiore, - hai dovuto comprare un anello per convincere TE STESSO che era quella giusta!... Se tu ti sistemassi, sarei il primo a esserne felice e quando mi hai detto che avresti chiesto a Rebecca di sposarla ci sono quasi cascato...ma pensare che fosse quella giusta...per chi mi hai preso?-
Gerard lo guardò senza pronunciarsi.
Era sconvolto.
-Ma allora perchè non me lo hai detto chiaramente che non credevi fosse la persona adatta per me?- domandò allibito, analizzando ogni ruga del viso dell'agente per cercarvi una risposta.
Salirono in macchina.
-Gerry, hai più di trent'anni ormai, credi davvero che mi intrometterei fino a questo punto nella tua vita? Sono il tuo manager, non la tua balia! Ognuno è libero di commettere i propri errori-
L'attore sospirò.
Aveva ragione.
Sempre.
E comunque, anche se Elliot glielo avesse detto, probabilmente non l'avrebbe ascoltato.
- E di Vee cosa pensi?- Elliot lo fissò sorpreso, prima di accendere il motore dell'auto. Non riflettè a lungo.
- Lei mi piace molto...davvero molto...avessi 20 o 30 anni di meno, andresti a Glasgow da solo, perchè io resterei qui a provarci, Amanda capirebbe...-
-Parlo seriamente...- sbottò Gerard, seccato che ogni loro discussione terminasse col suo manager che ci provava virtualmente con tutte le donne con cui l'attore instaurava una relazione.
" Meno male che sei sposato!Sbruffone!"
- E io ti sto rispondendo seriamente- e rise, guardando la strada sulla quale si era lanciato.
Proseguì, assumendo l' atteggiamento serio che Gerry aveva tanto preteso.
- E' presto per dare un giudizio, non la conosco abbastanza...Amanda pensa che sia fantastica, vuole chiederti il suo indirizzo e provare a chiederle di lavorare con lei...- Elliot gli strizzò l'occhio sornione.
- Se riesce a convincerla, potresti ritrovarti a lavorare con lei un giorno, pensa un pò...-
Gerard tacque.
Amanda che si metteva in gioco in prima persona era abbastanza sorprendente.
-Prova a convincerla tu, Gerry. Sarebbe un bel colpo...per quanto mi riguarda mi andrebbe bene anche se accettasse la proposta di Andrew...-
- Già, sarebbe un bel colpo...-sussurrò appena, lasciando che i suoi occhi verdi cerulei si perdessero nel cielo.
"Lavorare con lei?...mi basterebbe averla accanto..."
*****
Chinatown.
Un quartiere enorme.
Una piccola città.
E Gerard si era perso.
"Eccheccavolo!"
Infine era riuscito a trovare la bottega tra la palestra di arti marziali e il ristorante cinese di cui gli aveva parlato Eliza quel pomeriggio.
Che sorpresa quando si era presentato davanti alla porta, dopo essersi fatto lasciare lì da Elliot, e invece della bella ragazza a cui non riusciva di smettere di pensare, gli era apparsa davanti un'altra bella donna, ma non quella che si aspettava.
La "sua" aveva i colori della terra e un fascino tenero e malinconico, quella che gli si parò davanti invece lo squadrava irritata coi suoi occhi chiari, i riccioli biondi trattenuti malamente da una fascia, rosa come il resto del suo pigiama di cotone.
Aveva detto qualche parola in tedesco per poi rivolgersi direttamente all'uomo sulla porta, gli occhi ancora assonnati e l'espressione seccata.
- Perchè così di buon ora, Gerry?- lo sguardo mezzo addormentato.
- Sono le quattro...ehm...-esitò, per prosefguire subito dopo.
- Cerco Vee. E' in casa? ho pensato di invitarla a uscire, oggi-
- E' a Chinatown... sua nonna l'ha costretta a rimanere da loro stanotte...io sono tornata alle sei stamattina e sto morendo di sonno- si lamentò lei, strofinandosi energicamente una guancia, -devi chiedermi altro?-
- A Chinatown...Dove?-
Eliza si grattò la testa, sbadigliando profondamente.
-La quarantatreesima strada. I suoi nonni hanno una bottega vicino alla palestra Fa e al ristorante di Ping. Lo troverai subito, chiedi in giro...-e gli chiuse la porta in faccia, dopo avergli augurato pigramente una buona giornata.
"Meno male che dovevo trovarlo subito!" gridava senza fiatare mentre lasciava correre il suo sguardo a destra e sinistra sulle lanterne e le stelle filanti del mercato, chiedendo informazioni e sentendosi rispondere in cinese, giapponese o qualunque lingua fosse quella che parlava praticamente chiunque camminasse per strada.
Lanciò un'occhiata al suo orologio da polso.
Le sei passate.
Aveva perso due ore, comprando forzatamente una sorta di panino bianco al vapore vendutogli da una signora decrepita di almeno un centinaio d'anni che non aveva smesso di proporgli la sua mercanzia per dieci minuti buoni.
Non rimpianse la spesa.
Era saporito, un sapore misto di agrodolce e soia che non gli dispiacque.
-Finalmente-si disse, spingendo la porta di vetro che lo condusse dentro la bottega.
Si ritrovò circondato da sacchi aperti colmi di spezie profumate, vasi, lanterne rosse e gialle e molti atri oggetti a cui non avrebbe saputo dare un nome.
Si guardò intorno affascinato da tutte quelle stranezze, ma la sua attenzione cadde infine su alcuni manifesti e foto appese alla parete destra del locale, al di sopra di alcuni contenitori di vetro colmi di un liquido giallastro. Non seppe dire cosa fosse precisamente, ma riconosceva l'odore.
Alcol.
Si allontanò appena, leggermente nauseato, ma non distolse gli occhi dalla parete.
Manifesti da circo, con scritte soprattutto orientali e immagini di trapezisti ed equilibristi.
Un altro con una colonna di quattro contorsioniste cinesi piegate in un esercizio complesso e un sorriso sulle labbra.
Il terzo ritraeva una donna con lunghi capelli scuri, un costume riccamente decorato e una maschera blu, che camminava su una corda con grazia. Nell'ultimo che contemplò, una ragazza coi capelli corti e castani, una maschera nera sul volto, si destreggiava in aria con eleganza, avvolta da due lunghi drappi di stoffa dello stesso colore.
- Cirque du Soleil...- lesse su un manifesto, storpiando la pronuncia della scritta del manifesto.
Era un nome che aveva sentito pronunciare da qualche altra parte...
Infine una grande foto di gruppo con almeno un centinaio di persone ritratte in posa.
Una bella comitiva allegra.
Gli parve di riconoscere un sorriso familiare quando la sua attenzione fu richiamata da una voce nascoste dietro al grande bancone di legno solido in fondo al negozio.
Una donna piuttosto anziana si alzò in piedi, sbucando letteralmente dal nulla. Indossava una lunga tunica color mogano, pantaloni larghi dello stesso colore, i capelli raccolti in uno chignon particolare, tenuto da due bastoncini di legno che sembravano finemente decorati.
-Buongiorno signore. Desidera?-
Gli parlava con l'accento francese, riconoscibilissimo nel suono della "r".
Riconobbe in lei la donna con cui Vee aveva parlato la sera prima e si convinse che quello era il posto giusto.
- Buongiorno signora...vorrei sapere se la signorina Vee è qui-
La signora si illuminò a sentire il nome della ragazza e per un attimo dimenticò l'uomo che aveva di fronte.
-Vianne? ma petite-fille?Oui..- sorrise gentile, poi il suo sguardo divenne indagatore.
- Pourquoi?- chiese in francese e Gerard si ritrovò a pensare quanto fosse terribilmente insolito incontrare una signora francese in una bottega cinese a New York.
Ma lo era anche incontrare un attore scozzese, dopotutto.
- Ehm... Je voudrais...uh...-balbettò lui, cercando di rispondere all' unica parola che aveva compreso.
" Merda! Avrei dovuto studiare meglio il francese! Se la prof Pécheur non mi avesse preso in odio...eppure non sono stato io a buttare i rotoli di carta igenica dal tetto dell'aula magna, quella sera...ero troppo ubriaco per farlo! Cavolo!Cavolo!" ripensò con una sorta di antico sentimento ai tempi dell'università, e si rese conto che nonostante fosse stato il presidente della Law Society, aveva passato più tempo a divertirsi che non ad approfondire certe materie che adesso gli avrebbero fatto comodo.
- Attendez-vous...-
Lo fissò, in attesa di una risposta, di un cenno, poi sbuffò, scuotendo il capo; Possibile che negli Stati Uniti nessuno conoscesse il francese?
- Aspetti qui-, disse infine lei, rendendosi comprensibile.
" Mi sa che le ho fatto pena...", sospirò mentre lei scompariva alla sua vista.
La signora si affacciò alla porta che dava all'interno della casa e chiamò sua nipote un paio di volte, rivolgendole parole di cui comprese a malapena il termine " Ami" . Ricevette solo dei mormirii in risposta. Roteò gli occhi e si rivolse all'ospite.
-Il suo nome è...?- domandò rapida, avvicinandosi con calma. Lui si ritrovò ad analizzare la sua figura per un attimo. Era ancora di bella presenza nonostante l'età; sembrava una attrice europea di altri tempi. I suoi lineamenti erano però lontani da quelli della nipote...
"Forse il naso..." si disse distraendosi completamente, solo per essere richiamato dallo schiarirsi della voce della'anziana signora, che si era fatta più vicina e lo scrutava con gli occhi interrogativi e sospettosi.
Gerard si scusò e rispose alla domanda, un poco intimidito da quella donna che la sera prima gli era sembrata così gentile e invece ora gli appariva severa e altera.
-Gerard, signora, sono...un amico-.
Lei gli sorrise appena, osservandolo con maggiore cura a sentire il suo nome, adesso.
In effetti, Eliza gli aveva parlato di un certo attore di nome Gerry, la sera prima...
- Bene, Gerard-
L'attore non potè non storcere un attimo il naso nel sentire il suo nome pronunciato in quell'accento così...così...straniero.
" Gerard...mi chiamo Gerard! Sono scozzese! Parigi è oltre la Manica!" ma non rimase a lungo concentrato su quella che era la pronuncia del suo nome; la donna continuava a parlargli.
- Mia nipote è in camera sua. Ha finito ora il suo allenamento e sta riposando, può raggiungerla se vuole. Prego-
e lo invitò a passare nel retrobottega.
- Seconda porta a destra... la accompagnerei ma non posso lasciare il banco, e mio marito sta giocando a majong con i suoi amici...non lo smuoverebbe neanche un terremoto-
-Non si preoccupi...ehm...Merci...?- fece un breve cenno di gratitudine con la testa e si incamminò lungo il corridoio di parquet della casa.
Superò la prima porta con una sorta di emozione che non riusciva a nominare e passo dopo passo, sentiva un peso piacevole opprimergli lo stomaco.
Si fermò davanti alla seconda porta, di legno chiaro e leggero ed esitò un attimo.
Vee era dall'altra parte della soglia.
Bussò appena.
Nessuna risposta.
Bussò ancora, più forte.
Una voce stanca rispose al suo richiamo, parole sconosciute ed incomprensibili.
Si preoccupò; non aveva mai sentito Vee parlare con quel tono di voce e non capire cosa diavolo stesse dicendo non lo rendeva di certo più tranquillo.
Entrò, lasciandosi avvolgere da un buon profumo di incenso e lavanda.
Davanti ai suoi occhi aveva una stanza piena di lanterne gialle, rosse e blu, ripiani colmi di libri e vocabolari, ma anche tantissimi trofei e targhe ( " Io ne ho solo uno...mah!"), e molti quadri di panorami diversi alle pareti gialle.
In un angolo vide il letto, e una figura rannicchiata in un sonno piacevole.
Trasse un sospiro di sollievo.
" Stava solo dormendo"
Aveva una lunga tunica di lino e cotone nera addosso, stretta da una cintura di stoffa, i capelli lunghi e sciolti tutti sparsi sul cuscino, bagnati e quasi gocciolanti.
Si era fatta la doccia.
E ora stava riposando.
Probabilmente gli aveva risposto senza sapere chi fosse.
Le si avvicinò e non potè trattenersi dal sederle accanto, sulle lenzuola blu con motivi dorati.
Vee mormorò qualcosa in una lingua che lui comprese essere ancora francese, gli occhi ancora chiusi e un tenero broncio infantile sulle labbra tonde.
"Adorabile..."
-Vee, sono io- bisbigliò, facendo scivolare il dorso delle sue dita sulla guancia leggermente umida. Sapeva che sensazione gli dava accarezzare la sua pelle, non si sarebbe lasciato sfuggire di certo l'occasione.
La ragazza aprì gli occhi lentamente e appena la sua vista fu chiara e non più annebbiata, sussultò, arretrando leggermente.
Avrebbe riconosciuto quella voce dolce e profonda ovunque, ma ritrovarsela accanto così inaspettatamente...
Lo fissò spiazzata, cercando di sistemarsi i capelli che le arrivavano in faccia e stirando la lunga veste nera che le aveva lasciato scoperte parte delle gambe.
" Potevo metterli, i pantaloni! Accidenti a me!"
Gli sorrise imbarazzata.
- Che ci fai qui?-
- Ero venuto per invitarti fuori, oggi, ma a casa non c'eri-
- Perdonami- chiese, chinando il capo, uno sguardo biricchino ma dispiaciuto sui suoi occhi-...sono stata all'università per gli ultimi esami e quando sono tornata qui, mio nonno mi ha costretto ad allenarmi per ore...ho fatto la doccia e mi sono addormentata- si ricordò delle parole dette nel dormiveglia e per poco non le cadde la faccia a terra. Per fortuna Gerard non parlava francese.
- Ehm...credevo fossi...mia nonna-
Risero.
- Che ne dici di uscire insieme stasera? C'è qualcosa di cui vorrei parlarti...-
Vee trattenne uno sbadiglio, strofinandosi leggermente gli occhi col dorso delle mani.
- Si- rispose infine, mettendosi a sedere sul letto, - mi piacerebbe molto...- e accolse la mano nelle sue.
-Allora a più tardi-
Le diede un bacio sulla fronte, dalla cui aveva scostato una ciocca ribelle.
*****
-Di cosa volevi parlarmi?- domandò Vee bonariamente, quella sera.
La serata era stata deliziosa; avevano cenato in un piccolo locale di Chinatown, senza troppa gente, un posto simpatico, dove Vee conosceva in pratica tutti...
- Ho lavorato qui come barista, un paio di anni fa-
erano poi usciti a fare una passeggiata...Gerard aveva pensato ad un film, al cinema, ma Vee, sorridendogli come al suo solito, gli aveva detto:
- Preferisco stare due ore in piedi a passeggiare con te, stasera, piuttosto che stare seduta, in silenzio, guardando anche il più bel film del mondo -.
Si sentì lusingato.
La sua attenzione era esclusivamente per lui.
Ed era un'attenzione che lo metteva a disagio.
Più di una volta l'interesse di tutti era stato rivolto a lui soltanto, ma mai si era sentito in quel modo.
Felice e triste allo stesso tempo.
Vee era con lui, nel loro mondo perfetto dove entrambi sorridevano solo per l'altro.
Ma ora doveva lasciarla sola e andare a Glasgow, tornare a casa per sei lunghi mesi...se non di più...
- Mi chiedevo...- esordì, cercando di rimandare quel discorso - hai considerato la proposta di Sir Andrew?-
" Non era questo che volevo dirti...ma sono uno stupido e anche codardo! Accidenti a me!"
- Si...ne ho parlato ai miei nonni, e anche a Eliza...mio nonno ha detto che potevo fare come credevo ed era molto soddisfatto, mia nonna ed Eliza erano entusiaste- sorrise appena,- dovevi vederle, come ne parlavano...ma io non sono sicura...-
- Perchè?-
La ragazza rimase in silenzio per un attimo.
- Ecco...- sospirò,- ho paura...di non essere all'altezza...-
- Ma sei molto brava, ieri lo hanno visto tutti-
- Non è questo il punto...il mondo dello spettacolo è crudele, Gerard, e penso che tu lo sappia...-
Allontanò il suo sguardo, gettandolo all'orizzonte.
Il fiume di sera era davvero uno spettacolo bellissimo.
Rifletteva le luci della città sulla sua superficie, dando l'illusione di un mondo parallelo, laggiù, tra le sue acque.
-Ti allontana dalle persone a cui tieni...-
L'attore sentì il cuore smettere di battere per un momento.
- Prima ci sono le telefonate...poi le lettere...poi le cartoline...poi ci si ritrova anni dopo a chiedersi cosa abbiamo fatto per tutto questo tempo...credimi, io ci sono passata...e il circo non era solo sorrisi e risate, ma sudore e sangue...non accetti sempre spontaneamente di entrare in un circo, a volte ci nasci e basta...mi sono lasciata tanta gente alle spalle e tanta gente mi ha lasciato alle sue, a volte dimenticando il tempo passato insieme...si trovano nuove compagnie, quando si lavora nello spettacolo, e non si ha più tempo...- fece una pausa, sollevando un attimo lo sguardo al cielo.
- Ho paura che non riuscirei ad ambientarmi...in questo mio piccolo mondo, dove io sono una tranquilla studentessa e la gente mi vuole abbastanza bene da non chiedersi quale sia il mio passato e dove i bambini dell'ospedale e gli anziani della casa di riposo accettano che io rimanga in silenzio quando mi si domanda perchè sono triste, io sto bene...almeno so che non sono sola...se non ci fossero stati loro...-
" Ricominciare sarebbe stato impossibile..."
- So cosa vuoi dire...- rispose lui, che davvero comprendeva ogni sua parola, ma non sapeva come ribattere.
Il suo ragionamento non faceva una piega.
- Ma- tentò - c'è il tuo futuro in ballo...davvero vuoi che sia la paura a fermarti? Tutti devono lasciare il nido prima o poi...e sarebbe un peccato se nessuno potesse più sentire la tua voce o vederti in scena...a me personalmente dispiacerebbe molto-
Vee lo guardò coi suoi occhi scuri. Poi si volse verso il paronama fluviale.
Una domanda le venne in mente.
-Ieri sera...quando ho detto al signor Webber che avrei...insomma, che avrei cantato solo con te e Patrick, tu cosa avresti risposto? Avresti detto di si, oppure avresti rifiutato?-
Gerard rimase pensieroso per un momento, dopo di che le sorrise, accarezzandole con lo sguardo la guancia chiara.
- Penso che...si, avrei accettato...-
Lei sorrise appena, senza neanche voltarsi verso di lui.
Sembrava delusa, in qualche modo, anche se cantare con lui, anzi, sentire Gerard cantare solo per lei, le sarebbe piaciuto da impazzire.
Sospirò pesantemente.
- Capisco...volevi che accettassi la sua proposta di cantare a Broadway...-
- No...-
" No?"
- E allora perchè lo avresti fatto?- chiese lei, analizzando il suo volto.
Cosa ci avrebbe guadagnato? Sarebbe stata solo una perdita di tempo.
- Pensavo solo che avrei voluto cantare con te...- la strinse a sè, cogliendola di sorpresa.
- Anche solo una volta, avrei voluto esserci io al posto di quel ragazzo, ieri sera...tenerti la mano e sentirti cantare solo per me...-
Sorrise, lasciando che tutta la pesantezza del loro dialogo precedente si sciogliesse nel lungo bacio che le diede.
Vee rimase in silenzio, rossa, senza sapere come rispondere a quelle parole così romantiche e gentili, senza parlare delle sue labbra che le avevano tolto il fiato.
- Potrei pensarci su, allora...- e gli diede un bacio rapido sulle guancia, sorridendogli teneramente.
- Ma tu cosa faresti se il mio volto fosse davvero su tutti i manifesti della città, un giorno?-
Gerard l'abbracciò ancora più forte e si tuffò nei suoi occhi marroni.
Brillavano alla luce della sera, rendendoli simili al cielo. Gli occhi della notte lo osservavano curiosi.
- Potrei dirti che resterei ad ammirarli per ore...ma a che servirebbe, quando ho tra le mie braccia l'originale?-
Rise e lasciò la presa, solo per prendere le dita di lei ed intrecciarle con le sue.
Lei arrossì ancora di più ma non sfuggì quella mano.
Non avrebbe mai rinunciato ad una stretta così gentile.