Capitolo 18

La scelta di Christine

 

Il profumo dei suoi capelli, della sua pelle, gli annebbiò la mente, mentre le labbra premute contro il suo volto gli impedivano di formulare alcuna parola, alcun pensiero.

Si era visto letteralmente investito dalla ragazza che aveva salutato un secondo prima e ora rimaneva incredulo, lei gli accarezzava i capelli con le mani tremanti, le lingua cercava il contatto con la sua, dentro la sua bocca.

" Oh mio..."

non riuscì più a pensare.

Rispose al bacio socchiudendo le labbra e permettendo alle loro bocche di unirsi ancora più profondamente, assaporando quella inaspettata dolcezza e calore, le mani che sfioravano ora le spalle, la braccia, la vita, che trovò sottile come ricordava.

Vee sollevò le braccia sulle spalle di lui, intrecciando le mani dietro la sua nuca in una posizione molto romantica, ma decisamente scomoda per lui, in quanto lo costringeva a chinarsi, essendo più alto di lei di più di quindici centimetri.

La sollevò da terra, portandola leggermente sopra la sua testa, le bocche ancora unite.

Perse l'equilibrio, sbattendo le spalle contro il muro.

Non avvertì nulla; in mente aveva solo la donna che aveva in braccio e che gli rubava il respiro con le labbra carnose.

Lo abbracciava ancora, quando portò le sue mani sulle spalle larghe dell'uomo che aveva baciato fino a quel momento e staccò inaspettatamente le sue labbra da quelle di lui, che non se lo aspettava per niente, ancora appoggiato a quella parete.

 

" Non lasciarmi..."

 

e senza nemmeno guardarlo negli occhi, che avrebbe visto confusi e colmi di desiderio, iniziò a posare lievi baci sulla guancia, sulla linea morbida della mascella, fino a far scivolare il suo volto vicino all'orecchio...lentamente fino alla base del collo e il petto...I brividi che correvano ad ogni contatto...

Gerard non sapeva più che fare; la mente aveva smesso di funzionare al primo bacio, anzi prima, realizzò, quando era entrato in quella stanza, il suo regno...

La stringeva tra le sue braccia, sollevata per meglio godere delle sue labbra, che ora si erano spostate facendolo fremere di piacere ad ogni carezza di quella carne rossa e umida...

Quando si era sentito così, l'ultima volta?...non ricordava...non sapeva...

Cercava di ragionare senza successo su come muoversi.

Il tavolo, con i costumi ancora sparsi sulla sua superficie, gli sembrò un miraggio.

Senza lasciarla mai, la fece sedere lentamente sul tavolo e rimase in piedi davanti a lei; Vee continuava a imprimergli caldi baci disperati sul collo, e il primo bottone della camicia, tenuto sempre sbottonato, le apriva la via verso il suo petto, che era sfiorato dai suoi capelli morbidi.

Gli parve che lei potesse udire il battito del suo cuore impazzito, da quella posizione.

Respirava profondamente, la sua pelle continuava a bruciare a quel contatto, e lui, tra i fremiti, cercò con le dita di sciogliere la stretta del corsetto, che aveva dei nodi, sulla schiena, degni del miglior marinaio di Londra.

Imprecava mentalmente ogni volta che un fiocco non si scioglieva o si aggrovigliava ancora di più.

Ad un tratto le labbra di lei furono di nuovo sul suo volto, le bocche ancora una volta riunite, gli occhi chiusi per godere di quel momento di pace e passione.

Gerard tralasciò quegli stupidi lacci e si abbandonò alla donna, posando le mani sulla vita.

Vee prese quelle mani tra le sue e gliele strinse forte, decisa a non mollare la presa e a farlo desistere dal proseguire.

La sua bocca interruppe con dispiacere il contatto con l'uomo che aveva davanti.

Poggiò la fronte contro la sua, un leggero sorriso tra i respiri ansanti.

- E' meglio che tu vada...- disse in un alito, il petto che si sollevava ansioso ad ogni tentativo di respirare normalmente.

"Ora?!"

Lui si perse nei suoi occhi scuri e dilatati, poi lo sguardo cadde sulle labbra, rese turgide ed invitanti dal loro primo incontro.

Le baciò, e Vee non lo rifiutò, lasciando che approfondisse il contatto.

Quindi fu Gerard a lasciarle il volto, sfiorandole con le labbra il collo bianco.

La ragazza sussultò al primo bacio lontano dal suo viso.

Percepì l'uomo stringerla a sè con le sue mani, le sue braccia, mentre con baci sensuali esplorava le pieghe della sua spalla candida, assaporandone la dolcezza e il profumo di vaniglia.

La desiderava...non pensò da quando o perchè...o se fosse giusto...la voleva solo accanto a sè...

Lei tenne gli occhi socchiusi, cercando di trattenersi dal non svenire.

Erano altre labbra...altre mani...un altro tocco...un altro profumo...un altro tepore...ma lo poteva sentire...era lì...era suo...

" Se rimani ancora...io...io...oh, ti prego..."

- Mi aspettano...- sussurrò nuovamente, sfiorandogli il petto con le dita.

"Non m' importa! Ti ci porto io dai tuoi nonni! Anche in braccio...anche strisciando"

- Un passo alla volta...ricordi?...Devi andare...farò tardi...-

"Oddio, come faccio a lasciarti ora?"

- Un passo alla volta...- sospirò lui, rassegnato.

La prese in braccio e la fece scendere dal tavolo.

Vee gli sorrise gentile, ancora rossa in volto, e un leggero sollievo si affacciava nel suo sguardo.

 

Aprì la porta per lui, e gli strinse la mano affettuosamente prima di lasciarlo uscire.

-Ci vediamo domani?- domandò la ragazza, un sorriso gentile, timido ed imbarazzato rendevano il suo viso e la sua espressione amabile...quel volto, quelle labbra...chiedevano solo di essere baciate ancora, ed ancora...

- Si- rispose lui, la stessa espressione adornava la sua faccia, mentre le sorrideva, e rise leggermente, pensando che poco prima si erano salutati allo stesso modo.

- Buonanotte allora...sogni d'oro...-e richiuse la porta, girando la chiave.

"E chi dorme adesso?" riflettè infine, ridendo tra sè e sè.

Rimase qualche istante a fissare la porta chiusa, senza sospettare che Vee pure fosse lì, appoggiata, aspettando che il cuore rallentasse i suoi battiti, un sorriso lieve da stupida adolescente innamorata sul volto, mentre ringraziava e condannava con lo stesso pensiero la propria audacia.

Rimise a posto la camicia che, per quanto perfettamente in ordine, gli sembrava irrimediabilmente colpevole, e decise di raggiungere gli altri per tranquillizzarli.

Gli sembrava passata un'eternità da quando aveva inseguito la donna in bianco nel suo camerino, e il tempo era scivolato più lento ed indefinito quando si erano baciati...

Non erano trascorsi che quindici minuti.

 

****

 

-Tutto bene?- domandò Laura che si era seduta sui gradini delle scale, in attesa di qualche notizia.

- Si...- rispose lui, ancora trasognato- si sta cambiando-.

-Grazie- disse la ragazza, e lo precedette, sparendo all'esterno.

Gerard sospirò, lanciando uno sguardo al corridoio; appena fuori, l'attore si ritrovò circondato dalle stesse persone che avevano assistito con lui alla caduta dell'angelo.

Solo Patrick mancava all'appello, ma in un primo momento non se ne rese conto, o non gli diede peso.

- Come sta?-

- E' tutto a posto?-

- Si- rispose all'agente e al ragazzo, Alec, che per primi si erano avvicinati all'attore, seguiti da Elliot e dal musicista;

- Era un pò triste, ma ora sta bene...si sta cambiando, adesso. Deve andare dai suoi parenti-

- Sono lieto che stia bene- disse il compositore, con un sorriso pacato e l'espressione, prima costernata, ora molto più rilassata.

- Gerard- riprese poco dopo, - Quando la vedrai di nuovo, riferisci alla giovane Vianne che sono disposto ad aspettare tutto il tempo necessario...non intendo rinunciare a lei...non potrei più neanche se volessi, ha sentito anche tu la sua voce...resterò in attesa della sua risposta...- dopo di chè porse i suoi saluti a tutti e se ne andò, seguito da Alec.

I due avevano un contratto da discutere con i professori, e a Andrew Lloyd Webber non piaceva perdere tempo.

 

****

 

- Ehi! C'ero prima io!- sbottò Elliot scherzoso; confortato dalle notizie che recava Gerard, aveva ritrovato il suo solito buon umore.

Amanda fu quella che più di tutti si sentì sollevata dalle parole del suo cliente.

Prese sottobraccio suo marito e salutò i presenti.

- Noi andiamo. Gerry, vuoi un passaggio?-

- No, preferisco fare una passeggiata per...schiarirmi le idee. Prenderò un taxi-

Amanda annuì, si avvicinò un momento all'attore, sussurrando qualcosa che solo i due intesero.

- Hai tra le mani qualcosa di più di una semplice ragazza...é giovane...ed è vedova...una combinazione molto triste...capisco che ti piaccia, piace molto anche a me, ma stai attento...se succede qualcosa sarà lei a soffrirne di più, e mi pare che ne abbia avute abbastanza...è solo un consiglio, prima che ti possa scottare anche tu... -

" Troppo tardi..."

- Grazie, Amanda-

- Gerry, ricorda che domani mattina abbiamo un appuntamento con Stewart per il nuovo film...ti vengo a prendere io alle 10, d'accordo?-

Elliot gli lanciò un'ultima occhiata di raccomandazione. Gerard mosse leggermente il capo e gli rispose.

-Sarò pronto-

Vide i due allontanarsi e fare un cenno di saluto ad un ragazzo, che rispose calorosamente per poi avvicinarsi all'attore.

- Uff!- sospirò Patrick.

Sembrava distrutto.

- E' bello avere tante fans, ma un pò di pace mai, eh?-.

Si fece serio.

- Come sta la nostra Christine?-

- Gerard ascoltò perplesso quella domanda.

Infine comprese che si riferiva a Vee.

Pure lui l'aveva chiamata così, poco prima.

- Sta bene- rispose, col sorriso sulle labbra.

- Perfetto allora! Che ne dici di invitarla a cena stasera? A me l'idea di cantare con lei non dispiaceva per niente...Andrew se ne è andato, ma quando lo vedo di nuovo gliene parlo...-

- Ha già un impegno stasera- disse, senza accorgersi di sospirare.

- Ah!- esclamò Patrick, un pò deluso.

Una bella ragazza come lei, venti anni appena, un fisico magro ma con delle curve da urlo, una voce incantevole...era vedova, già, ma si poteva rimediare...

- Allora andiamo noi due- propose il giovane attore,- Dobbiamo pur cenare, no?-

- Hai ragione- concluse Gerard. Doveva distrarsi un pò, ne aveva bisogno...

- Certo che ho ragione! Anche se avrei preferito la sua compagnia alla tua!- scherzò lui, strizzandogli l'occhio.

Per quanto bella, quella ragazza era fuori dai suoi programmi.

Patrick, infatti, era già sposato. 

"Anche io..."

Gerard annuì solamente; indossò il suo soprabito scuro ripensando a quei preziosi attimi vissuti nel camerino...aveva fatto la scelta giusta...benedetto ristorante...benedetta Roma, che aveva visto un addio davvero senza troppi rimpianti da parte dei due ex fidanzati...benedetto quell'abito bianco e i suoi maledetti lacci...benedetto aereo rimasto a terra con i suoi bagagli...benedetto camerino...benedette le sue labbra...i suoi occhi...i suoi capelli... il suo profumo...la sua voce...benedetto tutto di quella sera...

 

Patrick si sorprese della mancata risposta pronta dell'amico, sempre preparato all'ironia, anche più di lui, e iniziò a squadrarlo insistentemente, cercando nel suo volto qualche indizio.

A prima vista nulla di particolare, se non uno sguardo vagamente sognante...

I suoi occhi azzurri si illuminarono e un brillante sorriso comparve sulle sue labbra.

 

- Ehm...Gerry? Andiamo?-

- Si...-

- Ma prima di uscire fuori di qui, sarà bene che ti lavi la faccia -

" Eh?"

- Effettivamente il colore del rossetto ti dona molto ma sai, la stampa è crudele; e la gente potrebbe pensare male di noi, se usciamo insieme...Conosci Dagmara, potrebbe anche chiedere il divorzio-

" EHHH?!?"

 

Gerard sobbalzò, lanciando uno sguardo scioccato e colpevole all'amico e strofinando energicamente il dorso del pugno sulla bocca.

Nulla.

Patrick scoppiò a ridere, allontanandosi di qualche passo e sorridendogli malizioso, tra una risata e l'altra.

- Fregato!- e continuò ad indicarlo, mentre Gerard cercava di comprendere la situazione.

- Ecco cosa ti è successo di tanto devastante!!! Dovevo immaginarlo! Ti costerà una cena, lo sai vero?- lo canzonò Patrick, soffocando nelle proprie risate.

Gerard si rese conto della burla, alla fine.

"Patrick...io.."

-TI AMMAZZO, BASTARDO!!!-

e gli corse dietro, il giovane cantante che se la dava a gambe, ridendo come un ragazzino.

Ridevano entrambi, fuori dal teatro.

Gerard lo raggiunse e gli diede dei finti pugni sullo stomaco, il collega che si riparava, pregandogli di smetterla.

 

****

 

- Non è buffo?- disse Patrick al suo amico, incamminandosi per il locale super costoso dove si sarebbe fatto offrire la cena, quella sera.

- Cosa?- domandò il più adulto dei due, una sigaretta sulle labbra.

- Questa volta la nostra Christine ha scelto il fantasma!- e rise appena, scansandosi un attimo dal suo collega per evitare il fumo espirato.

Lui si soffermò su quella frase.

Aspirò dalla sua sigaretta e trattenne il respirò un secondo.

" La mia "Christine"..." si disse. Durante le varie riunioni col regista, più di una volta aveva pensato che il Fantasma avrebbe meritato l'amore di qualcuno. Aveva pianto per la sua solitudine. Il fatto che adesso fosse lui, come persona, ad avere l'affetto di una Christine, gli fece venire voglia di ridere per l'euforia e gridare al mondo il suo trionfo.

Gettò fuori il fumo dalle labbra, in un soffio.

Osservò quella nuvola grigia perdersi nel cielo particolarmente luminoso di quella sera.

Sorrise.

-Già...è davvero buffo...-

 

****

 

- Taxi...- chiamò una voce fuori dal teatro.

Era sola ormai.

Un'auto gialla si fermò davanti a lei.

Salì.

- Dove vuole che la accompagni, signorina?-

- A Chinatown...-

- Bene-

- Ma prima, vorrei passare un momento al cimitero-

- Cosa va a fare una bella signorina come lei al cimitero, a quest'ora della sera...sono le dieci passate...-

- Vado a trovare mio marito -.

L'uomo rimase in silenzio.

Chuck Parker, questo il nome sul tesserino appeso sulla sua giacca di pelle nera, non era abituato a simili uscite da parte dei suoi clienti, specie se così giovani e carine.

- Suo marito?- balbettò.

- Si...voglio dirgli...che mi sono innamorata di nuovo...-

L'autista la osservò perplesso dallo specchietto retrovisore.

Una bella ragazza, molto giovane, forse neanche venti anni, un bel maglione da universitaria addosso, coperto appena dal giaccone maschile che indossava, uno zaino pieno di qualcosa di indefinito, bei capelli castani sciolti e liberi sulle spalle e uno sguardo limpido e chiaro nei suoi occhi nocciola.

Aveva una rosa rossa in mano.

Strana visione.

- Come desidera, signora-.

- Grazie...- l'uomo si lasciò stregare dal suo bel sorriso, lasciando scorrere via quella sensazione di lugubre che lo aveva attanagliato per un attimo.

- E' una bella serata, non trova, signora?-

Lei sorrideva dolce, gli occhi rivolti al cielo fuori dal finestrino.

Lasciò che il vento freddo della sera le accarezzasse il volto roseo.

- Incantevole...davvero incantevole...-