Capitolo 16
Sir Andrew
-Cosa ci fai qui, Andrew?- chiese Patrick dopo aver stretto la mano a quell'uomo conosciuto tempo prima, e a cui aveva imparato a dare del tu.
Sir Andrew Lloyd Webber, un tranquillo cinquantenne che si avviava con serenità alla sessantina, compositore con una lista infinita di successi, sorrideva ai suoi due attori preferiti mentre lanciava una breve occhiata alla ragazza che ancora si teneva aggrappata con le dita alla camicia dello scozzese.
Da vicino era ancora più bella, slanciata e snella, i capelli sembravano seta, mossi e luminosi, e i tratti leggermente orientali dei suoi occhi affascinavano e incuriosivano impedendo, a chi avesse fatto l'errore di perdersi in quei lineamenti, di smettere di fissarli, cosa che a Vee era sempre sembrata inopportuna e fuori luogo.
-Sono in città per affari. Charles, uno dei produttori dei miei spettacoli qui a New York mi ha chiesto di intervenire, perchè lui non poteva. Lo conosco dai tempi di Cats, e ho pensato che se era lui a mandarmi, ne valeva la pena-
Accennò un sorriso alla ragazza e parve rivolgersi solo a lei.
- Ho fatto bene a fidarmi-.
****
-Oggi ho visto molti ragazzi interessanti, e penso di aver trovato quello giusto per interpretare Walter in "the Woman in White", un giovanotto simpatico- e, con un cenno della mano, invitò Alec a farsi avanti.
Il giovane si grattò la testa per l'imbarazzo di trovarsi in mezzo alla discussione e non riuscire a spiccicare parola.
Era in quello stato da quando i professori gli avevano parlato pochi minuti prima.
- A-ha!- esclamò Patrick dandogli un colpo sullo stomaco, un sorriso vivo e compiaciuto incorniciava il volto dei due ragazzi, che ora sembravano compagni di scuola che festeggiavano una promozione.
Gerard comprese che, per un giovane studente, quella era un'opportunità unica, e senza parlare, si complimentò stringendogli la mano.
I professori erano molto soddisfatti di quella vittoria ottenuta così insperatamente, ma non poterono fare a meno di rimpiangere il mezzo rifiuto della ragazza che aveva, dovevano ammetterlo, incantato anche loro.
-E lei, signorina Miller-
-Mi chiami Vee, signore- lo pregò lei; al contrario dei due professori di Alec e degli altri ragazzi, questo signore le comunicava disponibilità, un senso di conforto e fiducia che non le dispiaceva.
L'ultima volta che aveva avvertito quella sensazione era stato il giorno del suo arrivo a New York, più o meno cinque anni prima.
-Vee... Bene ,Vee, tu hai cantato come un angelo stasera- disse semplicemente, esprimendo con poche parole ciò che tutti in quella sala avevano pensato fin dalla sua prima apparizione sullo stage.
Gerard si dispiacque di non essere stato lui a complimentarsi così sinceramente con lei.
La ragazza parve colpita da quel complimento, a suo parere un poco esagerato.
- La tua voce è molto particolare, intensa e ricca di sfumature; ma mi sono accorto che ti manca la disciplina...la tecnica, insomma. Non hai mai studiato canto, è vero?-
Lei annuì.
E lui mormorò appena, soddisfatto di saper ancora riconoscere una cantante professionista da una neofita.
Anche se nel caso della ragazza, la linea distintiva era davvero sottile; non aveva udito imperfezioni nella sua esecuzione, solo un'innocenza propria e tipica dei dilettanti.
Si rallegrò intimamente di quella scoperta inaspettata.
Con un pò di esercizio, quella giovane avrebbe raggiunto un'eccellenza inaudita...e non sarebbe stata la prima volta che una voce scoperta per caso si rivelasse, successivamente, un' ugola d'oro.
- Non credo che tu abbia davvero bisogno di studiare e frequentare una scuola- si rivolse ai due uomini che sentivano di aver ricevuto un colpo di pistola in pieno petto, - con tutto il rispetto per voi, signori- poi le prese la mano e la fece avanzare, costringendola a separarsi dalla presa così confortante a cui si era affezionata, per osservarla meglio.
- Per te sarebbero più produttivi la pratica e l'esercizio in scena- e fece correre i suoi occhi sulla figura intera di lei, che sentiva di potersi fidare di quell'uomo che, per qualche strano caso, le ricordava suo nonno.
- Hai fatto dei salti impressionanti prima...oltre alla voce, hai anche un fisico ben allenato, devo ammetterlo. Hai studiato danza, per caso?-
- No- rispose lei, generando uno sbigottimento generale dei presenti.
(Ma come? canta e balla così e non ha studiato per niente?Ma chi è? un alieno?)
- Sono una circense, signore...quelli che ho eseguito sono alcuni esercizi del mio repertorio-
Elliot mormorò un "Ahhh", come se tutto gli fosse chiaro all'improvviso.
In effetti, i bambini che crescevano nei circhi sviluppavano numerosi talenti, provando un pò di tutto fino a trovare la propria strada...Giocolieri, acrobati, domatori, contorsionisti, trapezisti, equilibristi...tutti erano stati bambini, e ragazzi.
Ora ne avevano una davanti.
Vee regalò un sorriso lieve e soddisfatto all'uomo che la ammirava meravigliato, ma per niente sorpreso.
Era stato il primo a farle un complimento per i suoi sforzi atletici.
Se aveva dedicato ore e ore al canto, erano stati giorni quelli passati ad imparare le coreografie nella sua stanza.
-Capisco....quanti anni hai?-
-Venti- disse quasi subito.
-Gerard- lo richiamò Elliot, un sorrisetto malizioso -non mi avevi detto che la tua cara camerierina aveva solo vent'anni...da quando in quà ti piacciono le Lolite?-
" Ti pare il momento?!"
- Bene, allora sei abbastanza grande per decidere-, sorrise.
- Mi piacerebbe molto che tu riflettessi sulla possibilità di interpretare la mia donna in bianco, il signor Dawson sarebbe il protagonista maschile...-
Tutti, compreso Gerard, rimasero interdetti a quella proposta fatta tanto direttamente.
Che opportunità!
Proprio il grande musicista e produttore offriva di persona ad una sconosciuta dilettante l'onore di essere protagonista in uno spettacolo a Broadway!
- Anche se- esitò, portandosi la mano sul mento, il labbro imbronciato in una espressione dubbiosa. Fece una pausa.
- Sinceramente,- proseguì poco dopo, - sarei ancora più soddisfatto se tu accettassi di venire a Londra con me, e cantare nel ruolo che hai interpretato con tanto successo stasera-
Lei smise di respirare, al sentir parlare di attraversare di nuovo il mare.
"Londra!"
Andrew proseguì.
- Nel West End, nell' Her majesty' s Theatre di Londra, il Fantasma dell'opera è in scena da quasi venti anni, e se tu solo volessi, potresti diventare celebre...farei di te una diva...ammetto che potresti interpretare questo ruolo anche qui a Broadway, naturalmente... ma non nego che mi piacerebbe averti in Inghilterra, sentirti ancora cantare la mia musica dal vivo...sarei uno spettatore assiduo -.
Vee lo fissava perplessa.
Quella era una proposta che molti non avrebbero esitato di accettare all'istante; Alec avrebbe fatto carte false per avere anche solo un attimo di quell'attenzione che l'uomo rivolgeva a lei adesso, glielo leggeva negli occhi.
Lanciò uno sguardo agli occhi verdi di Gerard...brillavano di una luce enigmatica mentre incrociava il suo sguardo, le labbra contratte chissà per quale motivo...
" Gerard vive a Londra..."
Ma poi riflettè su chi avrebbe perso, chi si sarebbe lasciata alle spalle partendo...Eliza, Leda, i nonni, la signora Monroe, Martyne, i bambini...
"L' Europa...no..non posso..."
Ma Broadway era ad un passo.
Che occasione!
Che occasione!...cantare non era la sua specialità ma le piaceva molto, le veniva anche bene, e a pochi capita l'occasione di fare qualcosa di divertente e venire pagati profumatamente per farlo...
però...
Interpretare ancora quelle canzoni...
Il signor Webber era davvero un genio incredibile, creava delle musiche incantevoli, piene di passioni che davano vita alle storie...
Laura aveva ragione ad amarle...
Aveva danzato sulle note delle sue musiche più allegre...
Che belle le sue canzoni...
Le sue musiche...che le facevano venire un groppo alla gola ogni volta che le ascoltava...
Ascoltando tutti il musical per il recital, le erano corse le lacrime agli occhi più di una volta...
Wishing you were somehow here again non era riuscita ad ascoltarla una seconda volta.
Le voci dei tre cantanti che si univano nell'ultima canzone poi, l'avevano lasciata con due lacrime a scendere inermi lungo le guance. Memory...oh, Memory...aveva fatto di tutto per convincere Laura a non fargliela cantare...
Don't Cry for me Argentina...
Persino I believe my heart le aveva fatto dubitare di poter arrivare fino alla fine.
Quella sera si era costretta a farlo, si era dimenticata di sè stessa più di una volta...
cantando quelle canzoni, sempre seguita dal buio della scena, era riuscita a mascherare la malinconia che provava...
Aveva cantato perchè voleva farlo; i suoi bambini erano lì, i suoi amici erano lì, Gerard era lì...
...ma ogni giorno, su un palco sconosciuto, cantare canzoni d'amore ad un attore sconosciuto, per un pubblico sconosciuto...almeno al circo sapeva di avere i suoi genitori e le sue compagne con sè, dietro un angolo a guardarla mentre faceva le cose che si era impegnata a fare e le venivano meglio...
Ma Broadway era Broadway.
Chi sarebbe venuto a vederla ogni sera per farla sentire meno sola?
"Non posso...non ci riesco"
Non poteva.
Non Vee.
La stessa Vee che ricordava sempre il passato soffocando e uccidendo il pianto, come avrebbe potuto recitare, fingersi felice quando il cuore le urlava disperato?
Gerard non sarebbe stato sempre tra il pubblico, a farle sentire quel calore che aveva risvegliato in lei emozioni bruciate e spente in un battito di cuore...lui se ne sarebbe andato via quella sera, e sarebbe scomparso...
Sarebbe tornato dalla sua fidanzata perfetta, nel suo mondo perfetto...
e magari Leda le avrebbe nascosto la rivista con le foto delle loro nozze per non farla stare male...
Già...
Perchè illudersi?
Anche quel bacio, quella notte...
Un'illusione...
Un bel sogno...
e i suoi sogni erano come le canzoni che aveva cantato sul palco: intensi, colmi di passioni e speranze...e sempre troppo, troppo brevi...
"Voglio cambiare, ma..."
rinunciare alle sue certezze era troppo per lei, che aveva preso una nuova, grande risoluzione neanche ventiquattro ore prima.
- La ringrazio tantissimo signore, la sua offerta mi lusinga grandemente ma...no, grazie....-
****
Parte seconda: qualunque cosa?
Alec e i professori della Julliard la guardavano scioccati, incapaci di proferire parola alcuna.
Patrick si grattava la testa, confuso e allibito.
Dieci anni prima avrebbe fatto carte false per avere quell'opportunità e vederla rifiutata così...
Allo stesso modo Elliot ed Amanda fissavano la ragazza per poi scambiarsi rapide occhiate smarrite.
Ma come?
Una ragazzina sconosciuta rifiuta la proposta più vantaggiosa che possa capitarle nella vita?
Perchè poi?
Elliot riflettè ancora di più...
Cavolo, è una cameriera, studia all'università, una vita senza alti nè bassi...le offrono l'occasione di diventare una stella e lei che fa?
"No, Grazie"?
Risponde " No, grazie"?!
Cosa ha da perdere?
Non avrebbe più dovuto lavorare come cameriera nè altro, le sarebbe bastato cantare qualche canzone in teatro e, gestendo il suo patrimonio con saggezza, avrebbe vissuto agiatamente per tutta la vita, senza contare che con la giusta spinta, il cinema sarebbe stato sul serio a due passi, per lei...ne era certo...
-Gerard, convincila tu! Ti prego...sarebbe uno spreco se rifiutasse...- bisbigliò il suo agente, seguito da un cenno di preghiera da parte di Amanda. La donna si era tolta gli occhiali ed era ritornata più di una volta sulla ragazza. Fosse riuscita a convincerla, avrebbe smesso di fare l'assistente e sarebbe ritornata al suo vecchio lavoro di manager, dopo tanto tempo.
- Come dovrei fare?- gli chiese, mantenendo impercettibile il volume della voce.
- Usa il tuo fascino, no? Sii convincente, fai qualunque cosa!-
- Piantala!-
" Se ha deciso così...è un peccato..."
-Mi dispiace, ma non riesco ad accettare un "no" come risposta...-
Vee trasalì.
"Cosa?!"
Davvero aveva risposto in quel modo?No...aveva sentito male, senza dubbio.
-Voglio dire che non intendo arrendermi così...non c'è davvero nulla che potrei fare per convincerti?...qualunque cosa...-
Sir Webber la contemplava tranquillo ma determinato, come se tutto gli fosse stato possibile...
Come se qualunque cosa la ragazza avesse chiesto, quel signore davanti a lei avrebbe scrollato semplicemente il capo, dicendole "tutto qui?"
Elliot espirò una gran quantità d'aria, pregando che Vee sparasse una condizione qualunque, ma realizzabile.
I professori non riuscirono a crederci...
Andrew Lloyd Webber si abbassava ad offrire qualunque cosa ad una volontaria dell'università, mentre i loro studenti avevano dovuto sudare le famose sette camicie per essere notati e sperare in un provino per uno dei suoi musical.
"Inaccettabile!"
E si allontanarono, entrambi indignati, ma sommamente dispiaciuti.
Se fossero riusciti a convincere quella ragazza a iscriversi presso il loro istituto, Sir Andrew sarebbe dovuto passare da loro per giungere a lei, e loro avrebbero potuto dettare condizioni ad un grande produttore, il più grande, guadagnando fama e prestigio.
Alec preferì rimanere con Patrick.
Era davvero curioso di sapere cosa avrebbe fatto la sua amica.
Proprio Patrick e Gerard, invece, erano i più sorpresi.
"Qualunque cosa?"
Andrew non era il tipo da offrire "qualunque cosa" a qualcuno.
L'avevano conosciuto sul set del film girato insieme, e quella sua aria placida non sembrava nascondere una determinazione così grande.
Solo una volta aveva fatto di tutto per una donna, ricordarono, ed era stato lui stesso a raccontare loro cosa fece e per chi.
Una donna.
Anche allora.
Aveva un'altro nome, un'altro aspetto, ma la stessa voce angelica della ragazza che oggi avevano davanti.
Il suo nome era Sarah.
E per lei aveva composto proprio il Fantasma dell'Opera, per iniziare.
Cosa avrebbe potuto fare per Vee?
*****
" Cavolo, qualunque cosa...come faccio a scappare? Come faccio a rifiutare?" si chiese Vee, rammentando la sensazione che aveva ricevuto dall'uomo quando le aveva stretto la mano.
Ispirava fiducia perchè le ricordava suo nonno ma, proprio come suo nonno, sembrava terribilmente deciso e risoluto.
Un testardo, insomma.
Avrebbe dovuto capirlo.
" E se gli chiedo un teatro tutto mio?...no, che me ne faccio?...magari accetto di cantare e gli chiedo di far venire ogni sera i bambini e i signori della casa di riposo!...no, dopo una settimana si annoierebbero, e William mi ucciderebbe...Magari posso fargli assumere tutto il gruppo di volontariato!...no, mi ucciderebbero loro...cosa?...cosa posso chiedergli di tanto incredibile, cosi che si tiri indietro? ci deve essere qualcosa che lui non può fare...ci deve essere..."
Si guardò intorno, gli occhi alla ricerca di una soluzione per svincolarsi da un invito troppo grande per lei...Gerard...Patrick...
Gerard...Patrick...
Gerard Butler!
Patrick Wilson!
In un attimo rivisse la serata passata insieme all'attore appena due settimane prima...quella serata da sogno...udì nuovamente le parole di lui nella sua mente, mentre gli parlava del film musicale che aveva girato a Londra meno di due anni prima.
- Beh, Emmy Rossum, che ha interpretato Christine, è una ragazza dolcissima, piena di vita e una ha voce incredibile; ha studiato al Metropolitan qui a New york e se non sbaglio vive in città con sua madre...invece Patrick Wilson ha interpretato Raul; è un tenore molto brillante che ha lavorato soprattutto qui a Broadway; è giovane ma ha già vinto un sacco di premi...e li merita tutti, secondo me. E' simpatico, così...tipicamente americano! Ci ha rianimato durante le riprese e mi ha dato pure un paio di consigli utili...io non sono un cantante professionista...cantare in una band non è la stessa cosa che cantare ogni sera in teatro...mi sono allenato per mesi per cantare con loro. E nonostante le critiche, sono molto soddisfatto del mio lavoro...-
Così le aveva detto quella notte, al parco...ascoltando la sua voce, Vee aveva pensato che, cantando, Gerard dovesse avere una voce molto profonda e sensuale, virile, forse un poco roca a causa del fumo, ma comunque bella.
Sicuramente diversa da quella alta e limpida del cantante del cd fornitogli da Laura, quella con la versione originale cantata da un'altro uomo, un certo Michael Crawford.
Leda si era offerta di comprarle il dvd del film, così avrebbe potuto fare il paragone e vedere Gerard al lavoro, ma Vee aveva rifiutato.
Vedere Gerard cantare quelle canzoni sullo schermo l' avrebbe...distratta dai suoi studi e dalle prove dello spettacolo.
E quando, il giorno prima del recital, si offrì di sostituire Kate ed interpretare Christine, ringraziò il cielo di non avere visto il film.
Sulla scena non era riuscita tuttavia a resistere all' illusione che ci fosse lui sul palco con lei, e per fortuna Alec aveva un'altra voce, ben diversa da quella dell'attore, altrimenti sarebbe svenuta per l'emozione già durante il primo duetto.
Svenuta...diamine...neanche fosse stata una ragazzina...perchè sarebbe dovuta svenire? Non era una dannata artista professionista?
"Gerard...Patrick..."
- Signor Webber, potrei anche prendere in considerazione la sua proposta, se...-
- Si?-
- Se lei riuscisse...a convincere i due bravi attori che hanno interpretato il Fantasma dell'opera sullo schermo a farmi compagnia come interpreti anche sullo stage...-
*****
parte terza E se...?
Aveva parlato mascherando la riluttanza e l'imbarazzo con un sorrisetto malizioso, che rendeva il suo volto grazioso e un pò infantile.
" Sono attori impegnati; avranno contratti su contratti e non vorranno perdere tempo con una come me..."
I presenti spalancarono gli occhi.
Patrick fischiò per la sorpresa, mentre Elliot fissava Gerard con uno sguardo pensieroso.
Lo scozzese aveva perso almeno tre battiti.
"Cantare con te? In teatro? perchè glielo hai chiesto?Cosa vuoi fare?"
Vee si pentì di quella richiesta poco dopo, un tuffo al cuore quando vide il volto di Gerard farsi cupo.
"Cosa ho fatto?!"
Andrew la esaminava col suo solito sorriso appena accennato sulle labbra.
Quindi rivolse uno sguardo ai due attori citati che, fortunatamente per lui, erano entrambi in sala.
- Voi cosa ne pensate, signori? Patrick? Gerard?-
"Eh?!"
Patrick rise e si avvicinò alla ragazza, regalandole un sorriso divertito.
- Anche subito, Andrew! Per te, principessa, questo ed altro!- disse, poggiandole per un momento la mano sulla schiena;
Lei lo guardò allibita, gli occhi larghi per la sorpresa.
"Ehh?!"
Patrick poi si voltò verso Gerard, sorridendogli entusiasta come suo solito.
- E tu, Gerry?-
L'attore fissò le tre persone che aveva davanti: sir Andrew aveva la sua quieta espressione ottimista, Patrick era ormai eccitato all'idea di cantare con quella bellezza che eccitava il suo spirito artistico, nonchè il suo occhio.
E lei.
Vee lo fissava enigmatica, una leggera ansia traspariva dal suo volto mentre guardava solo lui.
"Cosa dovrei fare?"
- Gerry, é una pubblicità fantastica...il ritorno del Fantasma dell'opera! Pensa a quanta gente accorrerebbe a vederti...le canzoni te le ricordi ancora, vero? Massì, ti basta un pò di esercizio! Non ci dovrebbero essere problemi!-
Elliot era in fibrillazione. Aveva sentito parlare di cosa era successo tempo prima, quando a New York era circolata la voce che tutto il cast del film avrebbe rappresentato l'opera in scena e dal vivo.
Un tumulto.
Naturalmente la voce si era rivelata falsa, anche perchè tutti gli attori erano impegnati, a loro modo...Miranda sul set di Harry Potter, Jenny in televisione, Emmy studiava un nuovo ruolo, e tutti gli altri attori erano tornati a teatro, compreso Patrick. Ma anche solo per una volta, sicuramente migliaia di ragazzine esultanti avrebbero fatto la fila per vedere anche solo uno dei loro idoli interpretare il suo ruolo dal vivo.
-Si, ma-
" Riuscirei a cantare con lei? Stava per rifiutare e ora chiede una cosa che dovrebbe essere impossibile...Vuole che accetti? o che rifiuti?..."
Vee non sapeva più cosa pensare.
Patrick Wilson, il famoso Patrick di cui il suo partner gli aveva tanto decantato le lodi quanto gli impegni, aveva candidamente accettato di cantare con lei sullo stage, anche immediatamente...non un dubbio, un' incertezza...nulla.
" Non ci credo...ma non eri un attore di Broadway superimpegnato?! Alec mi ha fregato!"
Ma non potè fare a meno di puntare i suoi occhi sull'uomo il cui sguardo l'aveva fatta tremare.
Sembrava indeciso.
Scrutò la ragazza vestita di bianco dritto negli occhi, cercando qualche indizio sulle sue vere intenzioni.
Ora i tre attendevano una sua risposta.
" Oh Dio...e se accetta?" si disse la ragazza, mordendosi l'unghia del pollice per un attimo e lasciando correre il suo sguardo dall'attore al musicista. Non era mai stata tanto nervosa.
- Ecco, io - esordì Gerard, grattandosi appena la guancia.
" Ho bisogno di una sigaretta...accidenti!"
Al suono della sua voce, Vee fu scossa da un' altro pensiero che le gelò il sangue.
" E se rifiuta?"
- Mi dispiace- disse lei, distogliendo lo sguardo dall'uomo che aveva interrotto, e rivolgendosi ad Andrew,- non volevo essere sgarbata e sfidarla in questo modo-;
si rivolse ai due attori,
- Perdonatemi, non volevo mettervi in mezzo...- fece un inchino profondo, lasciando scivolare i capelli sulle spalle, dopo di che rialzò la testa.
- La verità è che sono molto indecisa...e confusa...- parlò direttamente al musicista, colpendolo coi suoi occhi scuri e profondi, che sembravano solcargli l'anima.
Non poteva davvero rinunciare a lei. Aveva già in mente un progetto adatto a quella ragazza, se solo avesse accettato...
-Signor Webber...Se davvero è interessato a me, per qualsiasi cosa, ebbene...io le chiedo di aspettare, di concedermi due mesi di tempo per laurearmi e chiarire alcune cose nella mia vita. Se tra due mesi non mi avrà dimenticato...se sarà ancora interessato, le darò la mia risposta; potrà trovarmi qui...le basterà andare alla casa di riposo e chiedere di me...oppure a Gerard, lui sa dove abito...-
Al sentire l'ultima parte delle sue parole, Patrick lanciò uno sguardo malizioso ed indispettito al suo collega.
- Eccolo qui, il mio Don Giovanni! Come l'hai conosciuta?-
- E' una lunga storia- sorrise appena, imbarazzato.
- Già, davvero lunga- puntualizzò Elliot avvicinandosi, mentre Amanda sorrideva.
Il marito le aveva raccontato tutto, e il fatto che Gerard avesse lasciato Rebecca a Roma, dopo averla incontrata diverse volte in giro per l'Europa, era la conferma delle sue storie.
****
- Due mesi, dunque...sarò puntuale- disse semplicemente lui, stringendole la mano prima di lasciargliela.
Sorrise leggermente, la vittoria sul volto.
" Non posso crederci..."
Da come gliene aveva parlato Gerard, Andrew Lloyd Webber era una persona gentile ( lo era, doveva ammetterlo), professionista (le sue musiche parlavano per lui), ma decisamente intransigente quando si trattava di scegliere qualcuno per un film o uno spettacolo...
invece lei non aveva fatto alcuno sforzo specifico...aveva soltanto cantato, e danzato come aveva imparato a fare...impegnandosi al massimo, certo, ma senza pensare che qualcuno come lui potesse venire a cercarla, dopo...si sarebbe potuta aspettare i due professori di Alec e Thòmas, ed in effetti erano venuti da lei, ma non un musicista.
Non quel musicista.
" Cielo..."
Al pensiero delle centinaia, anzi, forse migliaia di ore di canto che aveva sostenuto Gerard per il fantasma dell'opera, si sentì profondamente in colpa, un pensiero le balenò in testa e lo fece presente, pochi secondi dopo, al musicista.
- Ma è certo di volere me? Cioè, crede che io-
- Una volta- la interruppe lui, sussurrando solo per lei,- tanti anni fa, la voce e lo sguardo di una donna mi colpirono in modo simile a come mi hanno colpito i tuoi oggi...non riuscii a lasciarla andare via-
Vee meditò su quelle parole.
- E cosa ha fatto per convincerla a restare?-
- L'ho sposata...poi però mi ha lasciato lo stesso...era destino...- disse lui serenamente, un poco rassegnato.
La ragazza sentì il suo cuore perdere il suo ritmo regolare, le spalle irrigidite.
" Che anche lui...?"
Non riuscì a trattenersi dal rispondergli. Forse lui poteva capire...
- Anni fa, questa mia voce e il mio sguardo colpirono un'altra persona allo stesso modo...qualche volta, penso che sarebbe stato meglio per lui non avermi conosciuto mai...- si fece silenziosa, ricordando con sofferenza quel momento in cui i suoi occhi avevano incrociato quelli azzurri e cerulei di suo marito, quasi quattro anni prima.
- E cosa ha fatto?- domandò lui, sorpreso del tono con cui lei gli si rivolgeva, triste...la sua stessa rassegnazione nella voce.
- Mi ha sposato...poi mi ha lasciato...è il mio destino, essere lasciata...- sussurrò lei, il capo chino. Nel corso della sua vita, più di una volta aveva riflettuto che forse era davvero così.
Sentì il peso di quelle parole piegarle inesorabilmente la testa e le spalle.
Doveva riuscirci...doveva guardare avanti, affrontando il suo passato...
Sir Andrew la osservò comprensivo; compassione mista a sorpresa nella sua domanda successiva.
- Divorziata anche tu? Eppure sei così giovane...- sussurrò, riconoscendo che effettivamente c'erano tanti giovani che si sposavano per poi lasciarsi poco dopo, convinti dell'errore.
Sapeva cosa significasse essere divorziati, ci era passato ben due volte nella sua vita, anche se ora aveva trovato la serenità con Madeleine.
Lei gli accennò un sorriso velato, carico di un dolore che lui credeva di poter comprendere.
" Non sono.."
La sua risposta giunse inaspettata.
- Non sono divorziata, signor Webber...- disse in un respiro, che non tutti percepirono se non le persone che le stavano più vicino.
Sollevò il capo.
Poche parole pronunciate con rammarico e afflizione.
Parole cariche di sconfitta.
- Sono vedova-