Capitolo 13
Il nome
I ragazzi rientrarono un'altra volta dietro le quinte, e ad uscire poco dopo furono solo i ballerini, una trentina tra ragazzi e ragazze.
Gli applausi e le grida di consenso li resero raggianti nel loro inchinarsi, mentre la signora Hatchinson saliva dai gradini laterali del palco con un foglio di carta in mano, il microfono nell'altro.
-E ora vogliamo ringraziare tutti i ballerini e non che hanno contribuito a questa piacevole serata- e li chiamò per nome uno ad uno.
Questi, sentendosi chiamare facevano un passo e un leggero inchino, per ricevere gli applausi che meritavano.
Davvero molto emozionante.
Alcuni di loro erano studenti della scuola d'arte e altri membri del club di teatro, altri semplici volontari, ma per tutti l'emozione davanti a quel pubblico era la stessa.
Soddisfazione ed eccitazione pura, adrenalina e sollievo.
Mano a mano che venivano chiamati e ricevevano la loro ovazione, si ritiravano dal palco e si riunivano dietro le quinte, chiaccherando concitamente col compagno che era rientrato prima.
L'ultima ragazza ad essere nominata fu Kate Phillips.
Anche lei ricevette caldi consensi.
La sua interpretazione silenziosa di Mary Poppins aveva divertito molto il pubblico, che aveva ammirato la sua bellezza candida e il suo bel viso coperto di lentigini.
Un'altra ragazza sarebbe dovuta entrare a suo posto quella sera, in quel preciso momento, ma la voce di Kate aveva deciso che l'ordine di entrata sarebbe stato diverso sia prima, sia durante, sia dopo lo spettacolo.
Gli applausi del pubblico la consolarono più di mille parole.
Aveva avuto la sua fetta di gloria.
Fu il turno dei cantanti.
Entrarono in coppie, ognuno partendo dal lato opposto del backstage, per poi incontrarsi al centro ed avanzare verso il bordo del palco. I primi furono Leda e suo fratello. Erano vestiti come nell'ultima canzone, quindi, esattamente come la coppia che li avrebbe seguiti, indossavano maglietta e pantaloni casual entrambi.
Si somigliavano molto, soprattutto la tonalità del colore della pelle e il taglio degli occhi, molto grandi e pieni di carisma.
Solo l'altezza li separava.
Il ragazzo, più giovane di lei, era anche molto più alto, di almeno una ventina di centimetri.
Cosa che non aveva mai smesso di farle notare.
-Il vino buono nella botte piccola, ricordi?- Gli ripeteva sempre, beccandolo ogni volta in contropiede.
La signora li annunciò
- Leda e Jamal Williams Jr.!-
per lasciare subito che il pubblico si sfogasse in un applauso entusiasta. Leda era stata fantastica e il fratello, sia come ballerino sia come cantante, non aveva fatto altro che confermare che buon sangue non mente.
- Te lo avevo che sarebbe stato divertente!- bisbigliò lui alla sorella, mentre sorrideva alla folla, mostrando la lunga fila di denti bianchi.
- Dovrò ringraziare qualcuno per avermi convinto a partecipare...ma non so chi!- chinò il capo al pubblico e gli scroccò un'occhiata divertita e sarcastica.
- Sai che ti odio quando fai così?-
- Tu non mi odi! tu mi adori, fratellino!- risero mentre si ritiravano in un angolo della scena, in attesa della coppia successiva.
Lui fece un balzo e fu subito in mezzo alla scena, si inginocchiò per ricevere la sua compagna. Lei corse, i corti capelli biondi come il sole lanciavano riflessi argentati alla luce dei riflettori.
Mano nella mano al centro della scena, avanzarono rapidamente e si piegarono in un inchino prima che la signora Margareth potesse pronunciare i loro nomi. Rimediò pochi secondi dopo.
- Thòmas Leroux e Laura Thompson!-
I loro applausi furono calorosi, un gruppo di ragazzi gridarono dal fondo della sala un " Laura, sei fantastica!" che la imbarazzò tantissimo.
Allora Thòmas, sorridendole, la prese in braccio e la condusse, tra le sue proteste divertite nell'angolo di scena in cui anche loro avrebbero atteso l'entrata in scena della coppia successiva, l'ultima, per il saluto finale.
- Perchè lo hai fatto?- domandò Laura, ancora emozionata per gli applausi e per la presa del ragazzo che ora la fissava divertito, lanciando di tanto in tanto un' occhiata al pubblico.
- Perchè mi piaci molto!- le disse, un forte accento francese che storpiava le sue parole, ma lei non se ne accorse. Ormai era tutta rossa, fino alla punta dei capelli.
****
Il pubblico era trepidante.
Leda, J.J., Thòmas, Laura...tutti bravissimi, fantastici, ma ora toccava a loro.
Sarebbero entrati da un momento all'altro e Dio solo sapeva quale reazione avrebbe avuto quella folla riunita in quella sala, quella sera.
Non si fecero attendere.
Alec fu il primo ad apparire, scatenando una reazione furiosa di gridolini ed battimani, mentre avanzava fino al centro della scena, sorridente e piacevolmente sorpreso da tanto entusiasmo.
Poi, ancora una volta, tese la mano verso il backstage opposto.
Strano a dirsi, quella mano che si sollevava dai suoi fianchi e si allungava verso la tenda della quinta sinistra suscitò un' emozione che, se da un lato eccitò molto la fantasia dei presenti, dall'altro li fece tacere, immobili e silenziosi, come se un'apparizione miracolosa fosse sul punto di mostrarsi a loro in tutta la sua magnificienza.
Alec allargò gli occhi e degluttì per quel silenzio inaspettato, pregò il cielo che Vee non lo lasciasse solo troppo a lungo.
Tutto era preferibile a quell'immobilità carica di tensione.
Ed eccola.
Si affacciò timida, fece pochi passi fino al centro della scena dove il suo partner la aspettava, nell' abito bianco che aveva imparato ad amare in quel breve lasso di tempo, e gli porse la mano, dopochè avvicinò il suo volto a quello di lui, gli sussurrò qualcosa all'orecchio.
- Corriamo! ti prego!-
Furono in un secondo a bordo palco e solo allora un boato sordo scoppiò tra il pubblico, lasciando sconvolti i due ragazzi.
Fu un trionfo.
La signora col vestito color crema ebbe appena il tempo di pronunciare il nome del ragazzo
- Alec Dawson...-
poi era rimasta scioccata anche lei dalla quantità e dal volume degli applausi e delle grida di ammirazione che sentiva indirizzate ai due, soprattutto alla ragazza.
Vee aveva lasciato la sua mano e lo invitava ad avanzare per raccogliere i suoi tributi, che non mancarono di arrivare, forti e chiari.
Fece un inchino e salutò tutti scuotendo le mani entusiasta, mentre la signora tentò di proseguire
- e... -
Qualcuno del pubblico trattenne un respiro, in attesa di quel nome...sempre che gli angeli avessero un nome.
-Vianne Miller!-
Lei avanzò, un sorriso appena accennato sulle labbra mentre il pubblico esplodeva in un nuovo boato, tutto per lei. Vee vide la gente alzarsi dai propri posti e applaudire più forte, gridandole "brava!" "brava!" e "sei fantastica!" sei un mito!"...
Arrossì violentemente per la sorpresa e l'imbarazzo.
Arrossiva sempre dopo uno spettacolo importante; le bastava un applauso in più, un commento positivo, e quella sera le persone a cui voleva bene erano tutte presenti...ah, quante volte i suoi compagni, i bambini del circo, l'avevano presa in giro per questo...se l'era portato dietro dall'infanzia, questo difetto.
Si ritrovò per un attimo con una grande voglia di piangere.
Commozione per quel momento, ma anche una tristezza indefinita che affondava le sue radici nel passato.
" Papà...Mamma...guardatemi! un'altro pubblico mi vuole bene...Dio, vorrei non sentirmi tanto sola proprio adesso che sono tanto felice..."
Si inchinò e, alzando lo sguardo, sentì la presa di una mano, calda e confortante.
Leda le stringeva la mano destra, Alec quella sinistra.
Tutti e sei i cantanti fecero un ultimo cenno al pubblico, dopo di chè lasciarono le mani gli uni degli altri.
La ragazza di colore bisbigliò qualcosa, Vee rispose.
Leda allora la attirò a sè, e le sussurrò qualcosa all'orecchio, facendole un cenno con gli occhi.
Vee sollevò lo sguardo in quella direzione e vedendo chiaramente alla luce la persona di cui parlava l'amica, la ringraziò e poi lanciò il sorriso più bello ed emozionato che potesse nascere sulle sue labbra ad un uomo che la applaudiva dalla prima fila.
Fece un inchino solo per lui, mentre i ballerini ed i vari aiuti che avevano agito dietro le quinte venivano avanti per un ultimo saluto.
Il sipario si chiuse, tra gli applausi e le grida che ancora riempivano la sala.
****
-Stai bene?-
-Si...sono contenta che sia andata bene...-
- Guarda in prima fila, terzo posto della fila di destra...-
Vee vide un uomo, in piedi, che applaudiva, i suoi occhi verdi sembravano solo per lei.
Le sembrò di udire il battito delle sue mani, delle sue mani soltanto.
Era un suono piacevole.
Un ritmo su cui avrebbe danzato volentieri.
Il suo sguardo la ammirava, il suo sorriso la riempiva di gioia ed orgoglio...il suo unico, importante spettatore.
- Grazie Leda-
- Grazie a te, sei stata fantastica stasera-
Vee le sorrise, dopo di chè rivolse tutta la sua intenzione al suo spettatore speciale.
Gli sorrise e fece un inchino.
Erano solo loro due, in piedi in quel teatro silenzioso.
****
Il gruppo di amici applaudì a tutti i ballerini che uno ad uno avanzavano e si presentavano al pubblico per ricevere il plauso e i consensi che meritavano.
Patrick urlava entusiasta, neanche fosse stato allo stadio.
Probabilmente anche Elliot e Gerard avrebbero fatto lo stesso se non avessero avuto qualche anno in più sulle spalle, ed una mentalità diversa.
" Americani..."
I ballerini sfilarono e scomparirono dietro le quinte.
Sul palco era rimasta solo la signora, il foglietto piegato in più punti.
Aveva presentato una trentina tra ballerini e aiuti che non erano saliti sul palco.
- Devono entrare i cantanti ora!- disse Patrick, quasi febbricitante per l'attesa, un sorriso eccitato che gli rallegrava il volto.
Sembrava davvero un ragazzino, osservò Amanda, che però non osò rivelarle il suo pensiero, dal momento che anche il suo adorato maritino, cinquantotto anni suonati, aveva la stessa espressione sul viso.
Gerard era quello che più di tutti sembrava non comprendere appieno la situazione. Aveva applaudito a tutti, ma sembrava distratto, pensava ad altro.
E solo la voce di Patrick lo turbò, quando gli disse
- non vedò l'ora che entri la ragazza con quel vestito bianco da favola, chissà come si chiama...-
Gerard sorrise, applaudendo Leda e al fratello che camminavano insieme verso il pubblico.
" Si chiama Vee!Ahahah!Almeno questo lo so!" ma poi si morse la lingua.
Possibile che si chiamasse davvero solo Vee?
Va bene il progresso, ma un nome così...per quanto avesse sempre pensato che fosse un bel nome, ritenne che potesse essere un diminuitivo, o un vezzeggiativo...cavolo, non conosceva neanche il suo nome per intero e aveva lasciato la sua quasi futura moglie, una certezza, per lei, inseguendo un miraggio che poteva chiamare solo come aveva sempre sentito chiamarla dagli altri.
Vee...
Virginia?
Valery?
Eva?
Vanessa?
Non immaginò nessuno di questi nomi adatti al suo volto, alla sua voce, alla sensazione che gli dava la sua mano sulla pelle...
Ricordando le sue origini familiari, per un attimò pensò che potesse avere un nome tanto complicato da pronunciare e che il vezzeggiativo fosse più comodo da usare per le persone che conosceva negli Stati Uniti...
Altri due ragazzi entrarono in scena.
Altri applausi.
Gerard applaudì con loro, la mente persa in altri pensieri.
*****
- Ecco! ecco! E' Alec!- gli disse Patrick, seguito da Elliot, che lo invitava ad applaudire più forte.
L'attore lo vide entrare.
Provò una morsa allo stomaco.
Quel ragazzo l'aveva tenuta tra le braccia, sfiorato le sue mani, rubato i suoi sguardi, goduto dei suoi sorrisi, si era ubriacato del suo profumo e vissuto in quel sogno dove loro erano innamorati e felici.
Gerard mosse appena le mani, non producendo alcun suono.
Amanda se ne accorse.
Fissò il suo volto.
Un'espressione imbronciata, gli occhi irritati e minacciosi mentre il ragazzo avanzava verso il centro della scena.
Sorrise.
"Per l'amor del cielo, Gerry, non sarai mica...-
"Geloso?!" scosse la testa, al pensiero che per un attimo gli aveva attraversato la mente.
Come chiamare quel sentimento che lo tormentava, rivoltandogli lo stomaco, quando rivedeva Vee nella braccia di quel "damerino" per tutto lo spettacolo?
" Non sono geloso!!! Perchè dovrei esserlo?!"
Il ragazzo si era fermato a pochi passi dal centro della scena, e ora sollevava il braccio e tendeva la mano a qualcuno dietro le quinte.
Tutti sapevano chi fosse.
L'unica che mancava all'appello.
"Sta per entrare..." degluttì, le mani strette sui bracci della poltrona; un silenzio irreale era piombato nella sala.
Non osò guardarsi intorno; non poteva sopportare l'idea di perdersi l'entrata della ragazza che aveva trasformato un recital di periferia in un evento che molti avrebbero ricordato per tutta la vita.
Si affacciò timida, gli occhi smarriti, poi apparve in tutta la sua grazia in quel abito bianco che l'attore ormai aveva imparato ad adorare per come rendeva la ragazza bambina e donna allo stesso tempo.
Cielo, era davvero stupenda, e seppe che non era il solo a pensarlo quando si accorse che, nonostante fosse ormai vicinissima al suo cavaliere ("Ne approfitti, vero? razza di...!") non un suono, un battito di mani, o di cuore si udiva.
Una mosca sarebbe stata molto più rumorosa.
Lei gli porse la mano e gli sussurrò qualcosa all'orecchio.
Patrick pensò che fosse sul punto di baciarlo, ed Elliot pure, ormai non vedeva più oltre la rappresentazione...quei ragazzi non avevano nomi, solo caratteri...e quei due erano innamorati ai suoi occhi..e pensare che era un manager di grande esperienza, che aveva avuto tanti attori sotto la sua guida.
Gerard era impallidito nel vedere il volto di lei avvicinarsi a quello del damerino ( ormai lo chiamava così), per sorprendersi, così come tutto il pubblico, quando li vide correre e fermarsi a sul bordo del palco.
Il boato sordo e netto che i due attori seduti in prima fila percepirono non si poteva descrivere con parole, in quanto queste avrebbero solo sminuito ciò che realmente si udiva e si provava in quell'ambiente dove alla fine si erano riunite più di quattrocento persone.
-Alec Dawson...-
la donna, in piedi sul palco del teatro, ebbe solo il tempo di pronunciare il nome del ragazzo quando sentì esplodere il tumulto.
Ne fu molto colpita, ma mai come i due giovani, che erano in piedi, il pubblico che urlava il nome del ragazzo e attendeva con ansia che la signora pronunciasse anche quello di lei, solo per poterlo gridare insieme agli apprezzamenti che ormai echeggiavano attraverso le pareti.
La ragazza lasciò la mano di lui e, con un cenno del capo, lo invitò a ricevere gli applausi che aveva meritato in pieno, secondo lei.
Riuscire a cantare con una quasi sconosciuta dopo essersi allenato tutto il tempo con la ragazza che amava, e non lasciare trasparire alcuna delusione, era una cosa che Vee aveva ammirato tantissimo.
Era davvero un bravissimo attore, oltre che cantante e ballerino.
La Julliard allevava davvero dei professionisti.
Alec arretrò, lanciando uno sguardo alla signora Margareth che comprese.
-e...-
più di una persona trattenne il fiato, sperando che il silenzio cadesse ancora nella sala, il tempo sufficiente a udire il nome che doveva essere pronunciato adesso.
- Vianne Miller!-
Lei avanzò, le guancie rosse ed un sorriso velato da bambina a sentire pronunciare il suo nome per intero dopo tanto tempo.
" Vianne..."
-Vianne...-
Gerard pronunciò quella parola in un sussurro...il suo nome era dolce come miele sulle labbra...un nome morbido, scivolava in un sospiro e vibrava nel petto.
Davvero un nome prezioso...
non potè rimugginare a lungo: la gente si era alzata tutta in piedi a vederla così candida mentre si offriva a loro, aspettando un cenno, un saluto, ed espresse il suo entusiasmo per la ragazza battendo le mani fino a farsi quasi male.
-Gerry, e tu?- domandò Patrick che aveva visto il suo amico e collega alzarsi ma non accennare neanche un movimento, gli occhi posati sulla ragazza che arrossiva in maniera fin troppo evidente, scatenando un moto di vivo compiacimento nel pubblico, che vedeva la sua favorita reagire con tutto il corpo al loro entusiasmo ed affetto.
L'attore non lo udì nemmeno, iniziò ad applaudire, incapace di dire anche solo una parola mentre vedeva gli occhi di lei farsi lucidi per la commozione.
Sorrise, continuando ad applaudire, mentre il suo manager e Patrick si esibivano, senza alcun finto imbarazzo in applausi fragorosi, intervallati ogni tanto da qualche "bravi", diretto a tutto il gruppo di cantanti che, le mani strette una nelle altre, si fece avanti per un ultimo saluto.
Anche i ballerini e i vari tecnici delle luci e della regia entrarono, per salutare tutto il loro caro pubblico, che li aveva sostenuti più di quanto si aspettassero.
Ma Gerard non li vide nemmeno.
Dopo aver scambiato qualche parola con Leda, la ragazza lo aveva guardato.
Aveva guardato proprio lui, solo lui.
Sorrise disarmato, le mani sudate e il petto che non voleva saperne di rallentare i suoi battiti.
La vide fare un cenno e sorridere all'amica e poi solo lui e lei.
Soli in tutto il teatro.
Gli sorrise mentre l'attore la applaudiva ancora.
Splendeva alla luce dei riflettori, e nonostante fosse circondata dai ballerini che ormai sfilavano per il commiato finale, Gerard vedeva solo lei.
Vee fece un inchino e gli sorrise ancora, riconoscente.
- Guarda, Gerry. Sta guardando da questa parte! Magari c'è qualche suo amico qui vicino...-
L'attore con gli occhi azzurri non aveva distratto il suo collega dal contatto visivo che aveva instaurato con la ragazza che era in cima alla scena; si sorridevano a vicenda, mentre lui la ammirava silenziosamente, continuando a battere le mani, e lei ringraziava il suo spettatore con un ultimo cenno del capo.
Il sipario si richiuse lentamente, inghiottendo tutti i ragazzi che ora si abbracciavano e si congratulavano a vicenda per come era andato lo spettacolo.
- Gerry?-
-Si?- disse lui all'improvviso, quasi risvegliato da un bel sogno.
La gelosia, o qualunque fosse il sentimento che aveva provato poco prima si erano dissolti nel cenno del suo viso, e nel sorriso limpido e commosso che gli aveva regalato.
Patrick lo fissava perplesso.
-Il sipario è già chiuso da un pò... o stai applaudendo alle tende?-
Gerard si era interrotto al percepire la voce del collega, e si rese conto solo pochi secondi di aver fatto proprio una bella figura, applaudendo per quasi un minuto anche dopo che il sipario aveva dichiarato la conclusione della serata.
" Mapporc!"
cadde sulla poltrona, ridendo da solo, portandosi una mano alle tempie mentre continuava a ridere appena; qualcosa in tutta la situazione gli generava una risata autoironica.
" Sono a questo punto, ora..."
Alcuni avevano già iniziato ad alzarsi quando si sentirono i primi gridolini di trionfo.
Da due porte ai lati del palco rialzato erano usciti i primi ballerini ed i cantanti che andavano a salutare amici e parenti.
Molti di loro erano già vestiti, pronti ad andare a casa, mentre alcuni avevano ancora indosso i leggeri vestiti con cui avevano ballato e cantato, appena un asciugamano ad alleviare la loro stanchezza tamponando il sudore.
Vide Leda ed il fratello uscire, raggiunti prontamente da amici e parenti.
Tra di loro, anche un uomo bianco, sulla quarantina, che sorrideva amorevolmente alla donna e si congratulava per la performance.
Il gruppo di orientali che Gerry aveva notato al suo ingresso in teatro si avvicinò insieme ad Eliza e li salutò cordialmente.
Parlarono amabilmente per qualche minuto, finchè non vide i due fratelli congedarsi.
- Eliza, ho già salutato Vee, ora esce a salutarvi e poi si cambia. Dille che vado a cena con la mia famiglia stasera, e ci vediamo domani sera a casa-
Eliza le strizzò l'occhio sorridendole, mentre la donna si avviava verso l'uscita accompagnata da suo fratello.
Casa sua era lì vicino, fare un salto in famiglia non le avrebbe fatto male.
La donna bionda si voltò di scatto quando udì chiamare il suo nome in lontananza.
L'attore la vide, sulla soglia della porta.
Non si era cambiata: aveva solo sciolto i suoi capelli, che ora le cadevano morbidi sulle spalle e sulla schiena, una lunga ciocca nascondeva in parte l'occhio destro.
Lei la scansò, solo per ritrovarsela ancora davanti.
Sbuffò divertita, e un sorriso radioso si fece strada sul suo viso quando, prima di Eliza, la raggiunsero dei bambini.
****
- Signor Butler?-
Gerard si voltò di scatto, e per poco non esclamò di stupore. Una moltitudine di ragazze che erano giunte in quel teatro ascoltando un pettegolezzo che voleva il famoso Patrick Wilson, stella di Broadway e attore in film come " The Alamo" e "Il Fantasma dell'Opera" presente in sala, si era ritrovata due piccioni con una fava.
Patrick lanciò uno sguardo divertito al suo collega, che lo squadrava con i suoi occhi chiari e un'espressione da "NO!NO!TI PREGO!NO!" stampata sul volto.
- Il lavoro ci chiama, Gerry-.
" Argh!" urlò nella sua mente, lanciando uno sguardo alla ragazza che baciava e abbracciava i bambini che la festeggiavano.
Ognuno aveva i suoi ammiratori.