Capitolo 1
Lui, l'attore

- In ritardo di mezz' ora! Accidenti a me e a quello stupido taxi!- queste parole risuonavano confuse alle tante voci di quella strada di new york.
Quanta confusione, pensava lui, nulla a che fare con la sua tranquilla casa di Glasgow, dove male che fosse andata, la peggior confusione udibile era quella delle madri che sgridavano i loro figli.
Qui tutto è frenetico, confuso, rumoroso...Ma che ci faccio io qui? si domandava lui mentre camminava frettolosamente verso il ristorante, a due isolati da dove si trovava adesso, a cinque da dove quello stupido autista lo aveva lasciato.Ma che diavolo ci faccio io a New York, si domandava, conoscendo fin troppo bene la risposta: Lavoro.
Era tutta una questione di lavoro.
L'industria cinematografica era esigente in proposito: se vuoi lavorare , devi essere qui, presente, o sei tagliato fuori. E lui non si sarebbe fatto tagliare fuori, non dopo aver combattuto così tanto per entrare in quel mondo. Aveva rinunciato ad una carriera importante, come avvocato nella sua città, per inseguire quel sogno, sapendo che non era passando il suo tempo tra scartoffie varie e dibattendo con altri avvocati in un aula che avrebbe ottenuto soddisfazione.
Prima fu il teatro...ohh..l'ebbrezza di salire sul palco nel Coriolano, non l'avrebbe dimenticata mai. Poi la televisione, quanti ruoli secondari, ma quanto divertimento...e nel frattempo aveva rinunciato ad alcuni dei suoi vizi, o almeno ci aveva provato.
Se infatti il fumo lo avrebbe accompagnato forse per il resto della sua vita, aveva vinto, non senza sforzo la sua lotta contro l'alcol, e non ci sarebbe ricaduto più, almeno così diceva a sè stesso, e ciò bastava a convincerlo di poter riuscire in tutto.E quando gli si aprirono le porte del cinema, tutto divenne più frenetico ma più entusiasmante; lavorare fianco a fianco con Judy Dench,essere diretto da Richard Donner, Interpretare Dracula, cantare le canzoni più famose di Andrew Lloyd Webber, preferito ad attori straordinari come John Travolta e Antonio Banderas...era amato da tutti, registi, colleghi, fans...In Giappone praticamente lo osannavano...ma nonostante tutto sentiva che qualcosa ancora gli mancava...finchè non credette di aver trovato quel qualcosa in Rebecca...la stessa Rebecca che lo avrebbe ucciso una volta arrivato al ristorante! ...e pensare che era stato lui stesso a proporle quel locale e quell'ora...
-merda, avrei potuto dirle di venire, e che so, alle Dieci!! E Rebecca che spacca il secondo...Ma le donne non erano tutte ritardatarie? possibile che solo a me capitino le eccezioni?-
Ormai correva come un forsennato, tenendo stretta una mano nella tasca del soprabito scuro, la mano che stringeva una piccola custodia nera, un cofanetto...Entro difilato nella Hall del ristorante, a riceverlo una graziosa signorina in tailleur nero e camicia bianca, con un Gilet nero a completare la divisa del ristorante.
Gerard ansimava. Correre in quel modo lo aveva fiaccato decisamente. respirò profondamente, mentre cercando di rimettersi in sesto e porgendo il soprabito alla ragazza, chiedeva notizie della sua ospite.
- La signorina Sanders?- è al tavolo cinque, è arrivata circa trenta minuti fa...-
-Lo so..- disse lui, vedendola lì seduta, accanto alla vetrata centrale del locale, bellissima come sempre in uno dei suoi intriganti abiti rossi rubino.Cercò nell'espressione impassibile della sua donna qualche minimo cenno di...qualcosa. Rabbia, ira, delusione, rassegnazione..tutto gli sarebbe andato bene, ma quel volto tirato, l'espressione seria e composta erano un brutto segno,davvero un bruttissimo segno. Gerard si fece il segno della croce, forse scherzosamente, visto la reazione divertita della entreneuse, ma dentro sè chiedeva davvero aiuto a tutti i santi del cielo.
****
Sei in ritardo- gli disse lei, freddamente.
- perdonami,- chinò il capò, esibendo la lingua in uno dei suoi splendidi sorrisi, -ma sai come sono gli autobus qui a New York...non parliamo dei taxi, poi...-
- Si che lo so, per questo ne ho preso uno un ora prima, per esser puntuale.- L'uomo percepì chiaramente la rabbia nella sua voce bassa. Era una modella,non un attrice. Dissimulare le emozioni eccessivamente forti era il suo mestiere, on quello della donna che le sedeva davanti.
-Sai che ti amo...- disse lui, sporgendosi dal tavolo per baciarle la guancia levigata.
lei sbuffò. -anche io ti amo.-disse lei, baciandolo a sua volta, ma approfondendo il bacio. Era sempre stata molto focosa, Rebecca. Si erano incontrati ad un festival, A parigi, lei aveva appena lavorato come Comparsa in un film d'azione, la sua prima interpretazione, lui invece era già affermato, era presente per presentare il suo nuovo film a quel tempo...quel "le Fantome de l'operà" che lo aveva reso celebre, accanto a tutto il cast al completo. Lei si era avvicinata a lui dicendogli solamente "sai che quella maschera ti dona proprio..." e da quel momento in poi avevano fatto coppia fissa, tra alti e bassi. Ora l'attore aveva deciso che era giunto il momento di chiarire la loro situazione una volta per tutte. Era stanco di essere un don Giovanni agli occhi della gente e pensava di aver trovato in quella bellezza bionda di trent'anni la donna della sua vita.
-Ascolta Rebecca...- esordì. Gli occhi azzurri di lei lo fissavano adesso, ora più serena e curiosa. Lui degluttì. Era davvero pronto? aveva 36 anni, non era più un ragazzo, ma neanchè vecchio, riflettè, molti suoi colleghi si erano sposati dopo i quaranta anni, prolungando il sottile piacere di essere ricchi, famosi e single. Era davvero certo che lei sarebbe stata la donna giusta? la loro relazione non era stata delle più lunghe, ma intensa si, oh se era intensa. - ecco, io...-esitò nel parlare stringendo ancora nel pugno quella piccola custodia nera;
- So che non stiamo insieme da molto, ma ecco, io ti amo e quindi volevo chiederti se vuoi sposarmi!- si, avrebbe detto così se lei non si fosse alzata all'improvviso, scusandosi e dirigendosi verso la toilette.
-Cielo, le donne e il loro tempismo perfetto!Io la voglio sposare e lei va ad incipriarsi il naso...mah!- sbuffò, digrignando silenziosamente i denti senza alcuna cura per gli altri ospiti presenti.
Doveva essere la sera perfetta.Quella in cui lui avrebbe dichiarato il suo amore alla donna della sua vita, e lo avrebbe fatto in uno di quei ristoranti all'ultima moda che lei tanto amava, dove i vip non erano mai soli, accompagnati sempre da qualche invisibile paparazzo che attendeva immobile il suo scoop. Tirò fuori il cofanetto e lo contemplò un attimo. Era una piccola scatolina scura, levigata al tatto, la aprì, rimanendo un attimo a fissare il gioiello che custodiva: un bellissimo, luccicante, spendido anello di fidanzamento. Era in oro bianco, il suo preferito, pensò lui mentre lo sfiorava col dito, e aveva solo una grande, screziata e decisamente molto costosa gemma trasparente incastonata in sottili bracci d'oro. Rimase per un attimo a contemplare i riflessi azzurri che irradiava quella pietra a contatto della luce flebile della candela accesa sul tavolo. Immaginò che potesse essere ancora meglio se la luce della candela fosse stata l'unica presente nella stanza. Decisamente meglio.
Attese con sottile impazienza la sua compagna, fissando di tanto in tanto la porta che conduceva alla toilette, poi decise di non essere troppo indiscreto, mantenendo lo sguardo in quella direzione, posò il cofanetto chiuso sul tavolo e si guardò intorno. I tavoli erano quasi tutti occupati, principalmente da personalità di rilievo in diversi campi, riconobbe anche qualche collega a cui concedette un cenno di saluto, poi tante belle donne, eleganti nei loro abiti firmati, che conversavano amabilmente con i loro compagni...quando era stata l'ultima volta che lui e Rebecca avevano conversato così? tentò di ricordare, mentre lo sguardo vagava ancora per la stanza.
-Ma quanto ci mette? che, si sta rifacendo il trucco o tutta la faccia?- pensò esasperato, quasi deciso ad entrare lui stesso in quella toilette e chiederle di sposarla lì, tra lo specchio enorme di quel bagno e le tavolette dei cessi...poi un attimo, vide una figura camminare rapida, attraversando con grazia di una ballerina le porte delle cucine. La vide in tutta la sua rapidità mentre zigzagando tra i tavoli della sala, teneva ben più di sei vassoii in equilibrio sulle spalle...non riuscì a staccare gli occhi da quella ragazza, una delle tante cameriere, e per quanto desiderasse farlo i suoi occhi ormai seguivano i suoi movimenti per tutta la sala. La vide chinare il capo ad un tavolo dove erano seduti due dei suoi colleghi e intimamente si rammaricava di non essere lì con loro per vederla sorridere ad una delle loro battute, prendeva le ordinazioni, e correva, sempre con uno..stile particolare alle cucine, per poi ritornare in sala. Era molto giovane, considerò l'uomo, mentre la vide servire delle pietanze ad un tavolo accanto al suo, e sottile, nonostante fosse abbastanza alta. E in un attimo i loro occhi si incontrarono. Gli occhi verdi, acquamarina di lui si incrociarono con gli occhi marroni, grandi e profondi di lei. Lui rimase a fissarla anche quando il suo sguardo andò oltre: aveva un volto particolare, dai lineamenti latini e morbidi, le labbra carnose e la pelle chiara, il naso piccolo e perfetto; solo gli occhi lo incuriosivano in maniera quasi ossessiva: avevano un taglio particolare, come a mandorla, ma nel complesso la ragazza appariva in tutto e per tutto occidentale. La seguì ancora con lo sguardo, quasi stregato da quella strana visione coi pantaloni neri, la camicia bianca, la cravatta e i capelli raccolti in una treccia che lasciava molte ciocche sparse qua e là a incorniciarle il volto leggermente accaldato nonostante il clima invernale. Tutta la divisa le stava in qualche modo larga, notò Gerard incuriosito. Poi scomparve così come era apparsa, dietro alla solita porta, giusto un attimo prima che Rebecca si sedesse innanzi a lui, sfornando uno dei suoi sorrisi più belli.
- Scusa per l'attesa, ci ho messo tanto, vero?- disse lei accomodandosi al suo posto.
- No, per niente...- mentì lui, mentre lo sguardo ancora vagava.
lei lo fissò curiosa, poi gli si avvicinò carezzando con le dita i capelli castani di lui e gli diede un bacio sulle labbra morbide. si risedette e gli prese la mano, poggiandole entrambe sul tavolo. Ora loro erano lì, i loro sguardi incrociati alla tenue luce della candela. Era il momento perfetto per una proposta.
-Dovevi dirmi qualcosa, prima?- gli domandò lei, accarezzando le sue mani solide. Lui la fissò; era davvero bellissima, i boccoli dorati dei suoi capelli ricadevano con classe quasi innaturale su quel volto dai lineamenti algidi e perfetti.
Quello era il momento perfetto...lui strinse la scatolina nera che aveva in mano...vai, forza...puoi farcela Gerard...sei o non sei un uomo?...ripeteva a se stesso.
- Ne possiamo parlare anche dopo cena. Ordiniamo qualcosa, sono affamato - le sorrise disarmato, mentre lasciava la presa della sua mano per afferrare il menù, che sfogliò con noncuranza.
Non sei un uomo...non lo sei affatto...la voce dell'intelletto gli urlava dentro la testa.
"Lei era davanti a te. Tu davanti a lei. Mano nella mano. Soli. Lei ti offre l'occasione di farle la fatidica domanda e TU che fai? Ordini la cena? Qui non ci siamo, amico...Cosa c'è che non va in te?...
A questa domanda l'attore non sapeva rispondere. Cosa era cambiato in quei cinque minuti, tanto da farlo desistere dal dichiararsi? Degluttì. Nei suoi occhi vedeva ancora riflesso lo sguardo nocciola della giovane cameriera......
Che ora era lì, a pochi centimetri da loro, un blocchetto per le ordinazioni in mano, un leggero sorriso su quelle labbra all'apparenza così morbide. Gerard trasalì mentre Rebecca le fece un cenno, quando domandò se volessero lo champagne.
- Cosa desiderate ordinare?- Domandò infine, lo sguardo fisso sul giovane uomo che le sedeva davanti e che non aveva smesso di fissarla un attimo. La sua voce era dolce e bassa, ma lui percepì che le erano possibili tonalità più alte e leggere. Aveva un accento particolare, non come il suo accento tipicamente scozzese che veniva fuori in occasioni non mondane, era più simile ad un miscuglio di voci provenienti da paesi diversi, come se la sua voce avesse viaggiato per tutto il mondo assorbendone l'identità.
-Cosa consiglia lo chef?-domandò la modella, portandosi indietro i capelli con un gesto seccato.
La cameriera la fissò per qualche secondo, farfugliando qualcosa in una lingua straniera che l'uomo udì appena, ma non comprese. Poi il suo sguardo cadde su di lui, uno sguardo indagatore, eppoi finalmente convinta rispose a Rebecca col suo sorriso più sereno: - Foie Grois, signora. Lo chef consiglia il Foie Grois, accompagnato da una insalata in salsa rosa e la nostra selezione di formaggi.- La donna annuì con noncuranza, cosa che sollevò di molto Gerard, che sapeva perfettamente che far ordinare lei equivaleva a cenare due volte, la seconda a casa...
-Frutta? dessert?- domandò ancora fissandoli entrambi con quelle pietre scure che aveva incastonate sul volto. Gerard parve scrutarvi un riflesso dorato dentro. Cosa che lo colpì stranamente. La donna si portò una mano sulla nuca bianca, accarezzandosela quasi le dolesse.
-Caro,- disse, rivolgendosi all'uomo seduto innanzi a lei,- ti andrebbe il dessert?- sembrava maliziosa nel suo parlare, cosa che lo mise in imbarazzo. La cameriera ora tratteneva a stento un riso divertito a quella scena.
- Lasciamo,- rispose lui, senza mai staccare gli occhi dalla sua compagna,- che sia la nostra giovane amica a scegliere per noi- poi le lanciò uno sguardo quasi di sfida, che lei colse immediatamente. Quello sguardo non le era nuovo, anche se non le era mai stato lanciato da occhi così belli.
-Con piacere, signori- e inchinandosi leggermente, si ritirò, scomparendo dietro le porte bianche del ristorante.
Ritornò poco dopo, recando lo champagne in un carrello. Era conservato in un cestello argenteo, la bottiglia chiusa fino a quando lei non la aprì con una forza insospettata, trattenendo qualsiasi rumore potesse provenire dallo stappo. Versò la fresca bevanda nel bicchiere della donna e poi lo rimise a posto nel cestello, avendo cura di sollevare con grazia la bottiglia.
La donna trattenne la cameriera, che ormai faceva per rientrare e occuparsi del resto della cena dei suoi clienti.
- Signorina,- disse lei, la voce melliflua e suadente, nonostante fosse un poco irritata,- Non potrebbe versare dello champagne anche al mio cavaliere, o pensa che io sia l'unica degna di godere di questo piacere da parte sua?-
La ragazza la fissò, mantenendo una compostezza tipica di persone abili a trattare, nonostante un pizzico d'ironia le facesse brillare lo sguardo.
-Ha ragione, signora- si scusò lei, sotto lo sguardo quasi deluso di lui, che ormai si teneva pronto a rifiutare il calice di cristallo,
- non ho versato lo champagne al suo accompagnatore...- proseguì lei inizialmente parlando lentamente, quasi volesse far assaporare alla bionda modella vestita di rosso il sapore della vittoria, per poi sottrarglielo amaramente.
Il suo tono si fece rapido ed incalzante:- ma non amo gli sprechi e riesco a comprendere che il suo cavaliere non berrebbe neanche una goccia di questo "champagne", nonostante valga più di cento dollari al litro, il che mi sembra un furto, cosa che non dovrei dire apertamente soprattutto perchè mi licenzierebbero in tronco. Nonostante ciò mi sembra difatto che il signor...-
- Gerard- continuò lui, ormai lo sguardo fisso su quell'insolita disputa.
- Gerard- riprese lei, accolta da lui con uno stupore quasi reverenziale al sentire il suo nome pronunciato correttamente da un'americana,- non beva alcolici, o che abbia smesso da tempo-.
Lui la fissò stranito... Come faceva lei a saperlo? lo conosceva? magari aveva letto su qualche rivista di lui...ma allora come era possibile che non conoscesse neanche il suo nome?...La ragazza gli sorrise impercettibilmente, e con un altro leggero inchino si dileguò, prima di poter sentire la modella Rebecca lamentarsi dopo aver compreso le sue parole, pronunciate troppo in fretta per le sue non molto rapide qualità percettive.
- quella piccola sfrontata...- esordì lei, sollevando il calice all'altezza delle labbra.
- Ha ragione, Rebecca. Io non bevo e mi pare di avertelo detto tante volte.- lui la guardo mentre i suoi occhi si allargavano un poco per la sorpresa.
-Davvero?! - disse lei, non più una domanda vera e propria mentre beveva il liquido leggermente dorato nella sua coppa. Lui annuì, pensando con delusione che lei non l'avesse mai ascoltato...mentre ad una cameriera di un ristorante dove entrava per la prima volta in vita sua era bastato uno sguardo per capire. Tirò fuori dal soprabito un pacchetto di sigarette e fece per accendersene una quando la loro giovane servitrice era tornata da loro con due vassoii con ciò che avevano ordinato. Rebecca ebbe un attimo di mancamento alla vista di tanto cibo (non così tanto in realtà) che le era stato porto davanti. Gerard ringraziò il cielo a quella vista...Cibo vero, pensò mentre lo sguardo cadde per un attimo sul volto soddisfatto della ragazza, che sembrava leggergli in faccia quella intimo ringraziamento.
-Gerry...- la modella scosse il capo, portandosi indietro i lunghi capelli dorati,- non credo di riuscire a mangiare tutta questa...roba...- la cameriera alzò il sopracciglio, un'altra frase farfugliata in lingua straniera, poi si offrì di portarle una semplice insalata, magari poco condita al posto del piatto "decisamente" troppo...troppo per lei.
Lei accettò di buon grado, sorridendo al suo commensale con un'aria trionfale sul volto. La ragazza ritornò poco dopo, e Gerard notò un poco di stanchezza nei suoi occhi. Aveva fatto avanti ed indietro molte volte quella sera, riflettè lui, era normale che fosse stanca.
I due cenarono tranquillamente quella sera, parlando del più e del meno. Lei non fece altro che parlare della sua prossima sfilata a New York e sul prossimo ruolo da special guest che avrebbe avuto nel prossimo film di chissà quale regista indipendente che attraverso lei si sarebbe fatto pubblicità. Meglio non pensarci. Lui le parlò del suo nuovo ruolo nel film "300", tratto da un fumetto di Frank Miller, e dell'uscita dei suoi film, Beowulf and Grendel, ormai pronto, e Burns, ormai in produzione. Era stato entusiasta di interpretare un poeta, scozzese per di più, e lavorare con un'attrice talentuosa come Julia Stiles. Lei lo fissava, annuendo di tanto in tanto, ben più motivata nella discussione quando questa verteva su di lei e sulla sua carriera.
"è davvero questa la donna che vuoi sposare, Gerard Butler?"
Fino a poche ore prima non avrebbe avuto dubbi sulla sua risposta positiva, ma ora...
Sapeva che era capricciosa ed egocentrica, e qualche volta l'aveva amata proprio per questo, ma ora...
-Signori?- Una voce morbida li distolse entrambi dai propri pensieri, -vi ho portato il dessert. spero sia di vostro gradimento.- e così dicendo porse ad entrambi un piattino con differenti contenuti. Nel piatto di lei erano apparecchiate delle fragole fresche, immerse in uno sciroppo vagamente colorato che le rendeva gradevoli alla vista. Nel piatto di Gerard invece vi era invece una coppa, con una crema densa e scura che odorava vagamente di caffè, e su di essa galleggiavano tre biscotti dall'aspetto morbido ed invitante.
Rebecca sorrise...finalmente un piatto di suo gradimento...e sollevando una fragola col cucchiaino argentato, se la portò delicatamente alle labbra, risultando decisamente sensuale. Lui fissò per un attimo la ragazza che gli porgeva la coppa e che ora lo fissava a sua volta, insistentemente...
"Assaggia, gran pezzo di cretino! Non vedi che lei sta solo aspettando il tuo parere!" nuovamente la voce gli parlava nella testa.
Distolse lo sguardo da lei solo per contemplare la coppa che aveva davanti. Era strana, invitante ma strana...
Affondò il cucchiaino nella consistenza densa, per poi portare il tutto alla bocca. Un sapore dolce e leggermente pastoso si diffuse sulla sua lingua, avvolgendolo completamente. Il retrogusto di caffè rendeva solo più piacevole l'esperienza. Quasi rimase senza parole, era così semplice, eppure era anche...
-Deliziosa...- sussurrò lui, quando degluttì, quasi con dispiacere, il suo primo boccone. -Cos'è?-
Lei gli sorrise, compiaciuta.-Una semplice Mousse al cioccolato, con aggiunta di caffè. Immaginavo che vi sarebbe piaciuto...-disse, questa volta rivolta ad entrambi i suoi clienti.
-Come facevi a saperlo? domandò, chiedendosi quale risposta avrebbe dato stavolta.
- Sapere cosa piace alla gente fa parte del mio lavoro- disse enigmatica, come se altri significati si nascondessero dietro a quelle parole,- così come offrire loro ciò che non si aspettano...e se adesso vuole scusarmi...- fece un rapido inchino e scomparì dietro ad un altra cameriera che serviva ancora lo champagne ad un tavolo lì vicino.
Lui rimase a osservarla, vedendola sparire poco dopo. In seguito non si preoccupò altro che di finire il suo dessert...che avrebbe fatto dopo? Avrebbe chiesto a Rebecca di sposarlo? o avrebbe trascinato ancora le cose per un pò, magari cercando di schiarirsi le idee?
- Il servizio non è stato proprio il massimo, vero, caro?- la donna interruppe il filo dei suoi pensieri.
- Non direi proprio... la ragazza all'ingresso è stata molto cordiale e...-
-Mi riferivo alla cameriera sfrontata che ci ha servito stasera...mi ha preso in giro, prima con lo champagne, poi la cena e poi ha voluto calmarmi portandomi le fragole...-
" E te ne sei accorta adesso? mamma mia, voglio sposare un genio...!" pensava sarcastico il pover' uomo, riscoprendo uno dei motivi che più lo facevano dubitare della sua donna...
-Vado a darmi una sistemata, tesoro. Mi aspetteresti..e nel frattempo regolati per il conto, caro.-
"Ancora una sistemata? Cosa vai a fare adesso? Le iniezioni di botulino?!" urlava dentro di sè, ormai rassegnato....non era stata proprio la sua serata. Lei si alzò, mentre lui la vedeva andare via e scomparire dietro alla solita porta di legno levigato.
Lui tirò fuori dalla tasca il cofanetto scuro, e poggiandolo sul tavolo, lo fissava, prendendolo in mano e rigirandolo più volte.
"Basta dubbi!" disse tra sè e sè. "appena torna glielo chiedo!".
Ancora assorto nella sua decisione, avvertì un rumore di passi che proseguiva verso il suo tavolo e decise che avrebbe agito subito, prima che altri dubbi si insinuasserò nella sua mente. Appena la donna fu in piedi davanti al tavolo, lui non esitò. Senza nemmeno sollevare lo sguardo prese la sua mano e la strinse forte.
- Vuoi sposarmi?-
"Stupido, guardala almeno negli occhi! Che razza di dichiarazione è mai questa?!"
Alzò gli occhi, ma ciò che vide non era esattamente quello che si aspettava...teneva la mano alla cameriera che li aveva serviti quella sera con in mano il conto, lo fissava con gli occhi sbarrati, lo sguardo atterrito.
"Oh, merda..."
Lei sfuggì la sua mano, facendo qualche passo indietro, non smise di fissarlo. Lui fece per alzarsi, iniziò a parlare, per scusarsi...
-Signorina, ecco..io...non volevo...- ma le parole gli morirono in gola. Lei lo guardava con lo sguardo più doloroso che avesse mai visto, le lacrime agli occhi, il roseo del suo volto era divenuto pallore...singhiozzò, poi si guardò intorno, e lo sguardo nuovamente su di lui, che ormai non capiva cosa stesse succedendo...sentiva solo il fuoco di quel pianto trafiggergli lo stomaco.
-Ooh..David...- sussurrò lei, correndo verso la cucina. Urtò contro un suo collega e un cliente mentre correva, la mano sul petto, come per fermare un terribile dolore che le saliva veloce dalle viscere.
"ma che diamine è successo? corrile dietro, stupido, che fai ancora qui in piedi?"
fece per dirigersi alle cucine anche lui, ma venne bloccato dall'arrivo della sua compagna, che, notò Gerard, aveva sempre un tempismo perfetto. Si, per fargli saltare i nervi.
- E' successo qualcosa?- domandò lei, incuriosita dall'espressione stordita del suo uomo. Lui cercò ancora con lo sguardo la cameriera che ormai si era dileguata.Poi uno strattone abbastanza deciso alla sua camicia lo fece voltare verso la donna vestita di rubini che lo squadrava, un'espressione imbronciata sulle sue labbra rosse.
- Tutto bene, mia cara- la rassicurò Gerard, carezzandole i capelli. Decise che sarebbe ritornato il giorno dopo a chiedere scusa alla giovane ragazza per quella proposta pronunciata per sbaglio. Le sorrise gentilmente, mentre recuperava il foglietto del conto caduto per terra. Pagò al cameriere che arrivò poco dopo e uscirono.
La riaccompagnò al suo hotel, e rifiutò l'invito a salire nella sua suite.
- Ho un pò di mal di testa...- le disse solo, portandosi una mano alle tempie.
"Non credere che solo le donne sappiano usare questa scusa, mia cara"...ma dentro sè, aveva davvero un cerchio alla testa, e un'immagine ricorrente che gli tornava alla mente mentre camminava verso il suo appartamento...cioè quella ragazza (si rese conto di non sapere neanche il suo nome) che piangeva calde lacrime, quello sguardo di dolore e sofferenza indicibile in occhi così giovani, e sorridenti fino a poco prima. Una strana sensazione di vuoto prese il sopravvento mentre rientrava nel suo bel appartamento americano, si gettò a letto, togliendosi solo il soprabito. Chiuse gli occhi per riaprirli poco dopo...lei piangeva ancora.