Capitolo 16

Il padrino

 

Non calcolò quanto tempo rimaserò laggiù in quella sala.

Seppe solo che ad un certo punto Elisabeth trasse dalla borsa un album più grande ed iniziò a disegnare più attentamente, aumentando la precisione con cui ritraeva il soggetto scelto.

Trascorse un ora da quel momento, prima che la ragazzina si alzasse e lo richiamasse, invitandolo ad alzarsi.

- E' stato bello...ma è tardi...andiamo-

e raccolse i suoi strumenti e gli accessori, e si accorse solo in quel momento che lui la stava aiutando, e si sorprese quando si offrì di porare lui la sacca.

- Sei sicuro?-

- E' incluso nel prezzo- e si era avviato verso l'ingresso, seguito dalla ragazzina che lanciava un' ultima occhiata alle tele intorno a sè, ad ognuna un intimo addio ed un personale ringraziamento.

Ognuno di loro le aveva donato un pò di conforto, trasportandola via, lontano dal mondo reale, e le avevano ispirato innumerevoli schizzi e tanti disegni, i suoi tesori.

Infine giunsero all'ingresso, la medesima guardia ad attenderli per congedarli con un saluto ed un invito a tornare uno di quei giorni.

Lo straniero si era già allontanato, iniziando a scendere lungo la gradinata che lo separava dal taxi giallo qualche metro più in là.

Elisabeth però si fermo, pregando il custude di chinarsi alla sua altezza:in quel momento gli diede un bacio sulla guancia, ed un sorriso gentile illuminò le sue labbra.

- Signor custode, non credo che tornerò mai più qui-

La guardia sorrise debolmente, carezzandole la testa bionda libera dal beretto che aveva indosso quando era entrata.

- Non fa nulla, bambina...è stato bello conoscerti-

- Anche per me...-

e gli diede un foglio piegato in quattro parti, di carta ruvida e spessa.

Elisabeth sorrise.

- Addio, signore...- e si incamminò lentamente indossando il berretto e una volta giunta alla scalinata, si volto, facendo un ampio cenno con il braccio, l'ultimo saluto.

 

L'aveva seguita con lo sguardo fino a che non era scomparsa: solo allora aprì quel foglio.

Non sapendo bene cosa aspettarsi, rimase stupito dalla bellezza di quel disegno, meravigliato dalla somiglianza tra il proprio volto e quello schizzo preciso fino all'ultimo particolare, reso con la matita e col carboncino.

Si sedette per analizzarlo ancora quando una scritta in basso a destra attirò la sua attenzione in maniera unica.

Una dedica.

Per lui.

 

" Grazie per essere stato amico della mia mamma e anche mio...Addio, signor padrino... "

 

Rimase senza fiato, analizzando quel disegno.

Non poteva essere...

Si alzò in piedi, in fretta e correndo più veloce verso la scalinata, cercando in ogni modo di ricordare un nome...quel nome...

Quel nome che suonava come un diamante sulle labbra della sua giovane Lilian.

 

- E se un giorno avessi un bambino?-

- Una bambina, Phil! se avrò dei bambini, la prima sarà femmina, ne sono certa!-

Come aveva sorriso, quel giorno, mostrandogli una foto di quell'uomo di cui si era innamorata.

Il custuode aveva annuito, scombinandole con una carezza i lunghi capelli biondi, assorbendo la luce di quel volto che sapeva non avrebbe visto per molto tempo, forse per sempre.

- Bene..una bambina, allora!-

- Tu sarai il padrino!- aveva proposto Lilian, ridendo all'idea, e descrivendogli il momento del battesimo: lei si sarebbe incamminata fino all'altare e poi con un lancio da maestro, le avrebbe passato la bambina che lui avrebbe avuto l'onore di battezzare, sotto la faccia sconvolta del prete.

Quante preghiere avrebbe dovuto recitare per riprendersi dallo shock di quella cerimonia!

 - Lo faresti davvero?-

- Lanciartela no, ma-

- No...- l'aveva interrotta, alzandosi in piedi su quella gradinata da cui le avrebbe detto addio.

- Dico...davvero faresti di me il suo padrino?-

- Si...lo sarai sempre, Phil...anche se non dovessi essere in chiesa quel giorno, anche se non dovessi davvero vederla mai, come dici tu...sarai il suo padrino, stanne certo- e si era alzata, abbracciandolo stretto e regalandogli un bacio affettuoso sulla guancia.

Phillippe rise, togliendosi il berretto e lisciandone la fodera.

- Allora devi dirmi già adesso come la chiamerai, così il suo padrino potrà scriverle tante lettere, parlandole della sua Glasgow e del museo dove lavora e dove lavorava la sua mamma-

La donna gli aveva sorriso, roteando gli occhi in una smorfia accattivante e scrutando il cielo in cerca d'ispirazione.

Ma non fu lì che lo trovò.

- Ho deciso, Phil! Mia figlia si chiamerà come la regina!-

- Come la regina?Lilian, è un nome antiquato persino per me e i miei cinquanta anni!-

Lilian saltellò da un gradino all'altro, scherzando.

- Non mi importa! Mia figlia non sarà solo una principessa qualunque, ma una regina bellissima e porterà gioia nelle persone che la circonderanno! Sarà come un angelo, ne sono certa!-

Phil era diventato comprensivo, scuotendo il capo ma subito dopo aveva pensato che una figlia di tale madre sarebbe certamente stata all'altezza, un folletto delizioso e una splendida fata.

- Va bene, Lilian! allora è deciso...- rise ancora, - Viva la regina! Viva-

 

- Elisabeth!-

Giunse sulla soglia della scalinata e la vide salire e chiudere lo sportello.

Il taxi era appena partito, purtroppo, ma lui riuscì a vederlo...riuscì a cogliere quel sorriso, e quel cenno del capo di lei che si voltava da dentro la vettura, un sorriso pieno di nostalgia.

Alzò il braccio, salutandola a più non posso, aspettando che l'auto scomparisse definitivamente alla curva.

Era davvero lei...

Ritornò al suo posto, osservando quel disegno nuovo e aprendo il portafogli,  in mano una foto ed un pezzo di carta.

Che strano scherzo...

Lo aveva tirato fuori solo quel giorno dopo quasi dieci anni.

La foto ritraeva due creature: una donna e un bambino...no, una bambina.

E il disegno era uno schizzo del suo volto più giovane, solo a matita, più una caricatura che un ritratto.

 

Quella foto..custodita insieme a quelle della propria famiglia...recava solo una piccola scritta dietro, una scritta che faceva male al cuore.

 

...Questa è la mia bambina, amico mio. Si chiama Elisabeth, come la regina...

 

Ed in basso a destra del disegno una dedica, piccola e dolce.

" Sei sempre nel mio cuore, amico mio. Un abbraccio da Lilian.

Ps:  Un bacione al mio padrino che non mi ha ancora mandato il regalo per il mio battesimo!Lizzie...

 

Sfiorò quei ricordi con le dita, assorbendone il calore con i polpastrelli, e quasi imprecò quando si accorse che una goccia era caduta sul disegno più nuovo, senza per fortuna danneggiarlo.

Non aveva capito...che quella...

Era una lacrima.

 

****

 

- Andiamo al ristorante...ho fame- disse Lizzie, guardandosi ancora alle spalle, nonostante fossero già lontani.

- Il custode del museo...ti ha chiamato...- constatò lo straniero, fissandola con la coda dell'occhio, mentre l'attenzione era rivolta in avanti, alla strada che avrebbero percorso.

- Davvero?-

- Si-

- Forse gli ricordavo qualcuno....-

L'uomo rimase in silenzio, assorto nei suoi pensieri.

- Non hai dimenticato nulla, vero?- chiese poi, sperando di non dover ritornare ancora in quel luogo.

Elisabeth accennò un sorriso, voltandosi definitivamente e affacciandosi al finestrino.

Quello che doveva fare laggiù...l'aveva fatto.

- No, nulla...-

 

****