Capitolo 11

Altrove...vicino...

 

-Quanti anni hai?- domandò la donna dietro il bancone del suo locale, in volto un sorriso dolce, tinto di limpida ironia.

Il suo interlocutore non rispose, ma sollevò entrambe le mani, indicando i palmi aperti, dopodichè abbassò un mano, lasciando l'altra con tre dita dritte.

Tredici anni.

Eppure sembrava più grande, nonostante i tratti del volto fossero morbidi, quasi femminili...ma lei sapeva bene: era il suo sguardo ad essere adulto.

Occhi che sentivano, uno sguardo che udiva le voci preclusegli dall'udito.

Era un ragazzino qualunque, ma era speciale...e sorrise.

Sapeva già cosa le avrebbe detto la donna coi capelli corti, mossi, e il solito, allegro sorriso sulle labbra un poco rosse.

- Tredici anni...-scandì le parole una ad una, gli occhi nei suoi che sorridevano complici,

- Beh, allora devi tornare tra tre anni!-

- Marie, per favore!- una donna giovane sopraggiunse dalle cucine, prendendo un pacchetto di sigarette dal banco dietro di loro e consegnandolo al ragazzino con cui sembrava avere confidenza.

- Ma la prossima volta dì alla nonna di scendere lei, chiaro?-

Parlò cercando di essere ben visibile al ragazzino che le sorrise e annuì con decisione, mugolando qualcosa di incomprensibile alla maggior parte dei clienti in fila in quel piccolo locale di periferia.

- E ora di corsa a casa, Frankie. Tra un paio d'ore arrivo...-

Per tutta risposta, Frankie si avvicinò ancora di più al bancone, gesticolando e muovendo le labbra come se parlando non emettesse un filo d'aria.

La donna sorrise, chinandosi verso il figlio.

- Si- rispose, muovendo le mani per comunicare, ma proseguendo nel discorso anche attraverso la sua voce piccola e squillante,

- Stasera ti porto le patatine...si, senza pesce! ora vai!-gli diede un piccolo buffetto sulla spalla, e lo vide allontarsi, uscire dalla porta a vetri del "Marie's", come ormai accadeva ogni giorno da quando si erano stabiliti in quella piccola cittadina.

Si asciugò la fronte imperlata di sudore con la manica della camicia e subito dopo trasse dalla tasca del grembiule un piccolo borsellino.

- Ecco- disse, porgendo qualche moneta alla sua collega di lavoro,- per le sigarette-

- Mettili in cassa, Lizzie- le fece eco lei, mentre serviva un altro cliente.

La donna chiamata Lizzie quindi, aprì la cassa e vi infilò le poche sterline necessarie, dopodichè lasciò aperto, in modo che Marie potesse conservarvi il restante denaro appena consegnatole da un cliente piuttosto frettoloso.

- Uff...- sbadigliò la donna, sistemandosi la coda che tratteneva i suoi capelli neri.

In quel periodo erano cresciuti abbastanza, nonostante non li curasse molto.

Nel complesso era una donna molto carina, curata ma non troppo, forse un pò più attenta a sè rispetto a tre anni prima, quando trasferirsi da un posto all'altro, sfuggendo un uomo odiato e poi morto, era in cima e l'unico dei suoi pensieri.

Ora viveva tranquilla...se così poteva essere detto.

Aveva un figlio sordo a cui badare, un dolcissimo ragazzo, dotato di talento e di intelligenza...

Aveva una madre a cui badare, una tenace signora che non si rassegnava al fatto di aver compiuto proprio quell'anno i suoi primi settanta anni...

Aveva una famiglia e degli amici...cosa altro le mancava, allora?

Un uomo, forse?

Eppure ne aveva frequentati, in quegli anni...non tantissimi, e nessuna relazione era riuscita a superare lo scoglio Frankie...

Perchè lo temevano?

Perchè non riuscivano ad avvicinarlo e a capire quanto dolce e affettuoso potesse essere?

Perchè nessuno andava mai oltre le parole, oltre le apparenze?

Sempre un difetto, uno qualunque, uno piccolo, in ognuno di loro.

Forse avrebbe dovuto tentare di trovare da solo un uomo, un compagno per sè, agire di sua iniziativa e non doversi trovare nella situazione di essere presentata all'amico di turno di Marie e Ally...

Forse...forse...

Ma non voleva...

Non ne aveva bisogno...

Forse..nutriva ancora una speranza...anche remota...anche lontana...che un giorno lui tornasse...

No.

Non poteva vivere la sua vita in quella prospettiva...in perenne attesa di un angelo che aveva cambiato le loro vite ma che non si era fermato...era andato via...

Non poteva, eppure...non era ciò che aveva fatto fino a quel momento?

Scosse il capo.

- Stanca?- domandò Marie, corrugando la fronte.

- Un pò...ma non ti preoccupare-

Marie poggiò la propria mano sulla sua spalla, sorridendole gentile.

- Tu avresti bisogno di distrarti, ragazza mia!- parlò con tono da vecchia maestrina, richiamando quei clienti che più di tutti si lamentavano.

- Un attimo!- quasi gridò. servendo velocemnete un paio di ragazze che pagarono la loro consumazione in monete e centesimi.

- Dicevo, Lizzie, tu hai bisogno di distrarti, di uscire!-

- Ma sono uscita la scorsa settimana-

- E hai piantato Josh!ci è rimasto malissimo-

Lizzie sbuffò, scucendole un'occhiata incredula.

- Ma è stato lui a volersela...quando ha parlato con Frankie lo ha definito "anormale"! Credevi davvero che avrei continuato a frequentarlo?-

Marie si impuntò, fissandola seccata.

- Josh non mi aveva detto questo! dovrò fargli un discorsetto!-

- No, Marie! nessun discorsetto e nessun altro amico.Basta!-concluse pacata, ritornando al lavoro.

- Ma- qualunque altra parola le morì in gola nel vederla scomparire in cucina.

- Lizzie...-

Ritornò al lavoro, dispiacendosi appena di quella situazione di pace superficiale che albergava in quella famiglia così cara al suo cuore.

 

Lizzie raggiunse il rubinetto, al lato della cucina e si lavò le mani, insaponandole con cura.

L'acqua era fredda, ma lei provò sollievo: bagnò la fronte e strappò una salvietta dal contenitore di carta.

Non doveva più pensarci..nè a lui nè a nessun altro...

Come prima, c'era solo Frankie.

Non aveva più paura ora.

Non aveva più niente da temere.

Aveva solo Frankie.

Frankie e nessu altro.

Asciugò il proprio volto, gettando la salvietta nel bidone verde vicino all'ingresso posteriore del locale.

Rimase a fissarlo per qualche secondo, sentendosi anche lei..come un pezzo di carta ripiegato su sè stesso e abbandonato in fondo al cassonetto.

Sollevò gli occhi al cielo: il tramonto era vicino...

Sospirò, decidendosi a ritornare al lavoro.

- Basta...-

 

******

 

- Mamma...dov'è Frankie?-

Era ritornata in casa abbastanza presto, neanche le otto, perchè comunque quella sera non c'era molto movimento al locale.

Marie aveva pensato che riposare un pò le avrebbe fatto bene.

Le fu grata.

Da quando Frankie era passato in seconda media, i loro orari erano diventati quasi incompatibili.

Lizzie passava quasi tutte le sue mattinate in casa mentre il figlio era a scuola e viceversa i pomeriggi, con la donna al lavoro e il figlio in compagnia della nonna Nell.

Non era mai stato così, prima...

I tempi erano cambiati.

Ma trovavano sempre qualche ora di tempo per stare insieme, per raccontarsi in silenzio come trascorrevano le loro vite in quelle giornate simili e mai uguali che si susseguivano snza sosta.

- Non lo indovini?- rispose in una nuvola di fumo, seduta comodamente nella sua poltrona, mentre in televisione il solito canale trasmetteva la solita telenovela coi soliti personaggi...

- Mamma! sono quasi le otto! perchè non l'hai fermato?-

- Non mi ha ascoltato, Lizzie - rise brevemente Nell, spegnendo la sigaretta e alzandosi, accompagnandola alla porta.

- Molto divertente!- ed uscì di casa, posando del tutto la cena sul tavolo e recuperando la giacca che aveva posato all'attaccapanni, nell'ingresso.

Scese velocemente le scale e si incamminò con la solita frettolosa impazienza verso il luogo in cui era certa di trovare il figlio: il porto.

 

*******

 

Lo vide, seduto sulla banchina di cemento.

Scrutava l'orizzonte, dondolando le gambe nel vuoto, i talloni sbattere a tratti contro la struttura solida.

Non era cambiato affatto...il suo piccolo bambino...

Non lo chiamò per nome: non l'avrebbe udita, fatica sprecata.

Si avvicinò e si sedette accanto a lui, che la fissò, sorridendole appena prima di perdersi nuovamente all'orizzonte.

- Hai freddo?-

Frankie scosse il capo in segno di diniego.

Lizzie si morse il labbro, poggiando la testa su quella di lui.

- Frankie...-

Nuovamente rese visibile il proprio volto, parlandogli anche coi gesti.

- Le patatine saranno fredde, ormai-

Non gli importava, le disse, le avrebbe mangiate comunque.

La donna rise.

- Torniamo a casa...fa freddo-

Aveva la giacca..e non sentiva freddo, rispose il ragazzino, prendendo la sua mano nella propria e portandosela alla guancia prima di lasciarla andare.

La madre gli accarezzò il volto, sollevando di poco il berretto dalla fronte del figlio.

- Non verrà, Frankie...-

Il silenzio fra i due fu lungo...e non solo di parole e di suoni.

Un silenzio totale, tomba dei movimenti e delle sensazioni...

I loro sguardi si smarrirono all'orizzonte.

Siamo tutti uniti, mamma...

Questo le disse silenziosamente, regalandole un bacio rapido sulla guancia e sorridendole affettuosamente prima di tirarsi in piedi.

Lizzie rimase seduta ancora un attimo, osservando quel figlio tanto amato che si incamminava lentamente verso la strada e fermarsi ad aspettarla...

Ne era fiera...

Sperò solamente che non soffrisse mai...che potesse essere felice...

Che entrambi potessero essere felici, un giorno...

 

- Siamo tutti uniti...-