CAPITOLO 9

 

Giunse l’autunno,con il suo carico di grandi novità.

La famiglia Daaè lasciò la Normandia alla volta della capitale. Gustave ebbe tutto il tempo di accompagnare la figlia e madame,e di aiutarle a sistemarsi, poiché la sua tournee non sarebbe ripresa che nel mese di ottobre.


Madame Valerius aveva invano tentato di convincere Gustave a stabilirsi definitivamente in Francia,e quindi a cercare un lavoro fisso in un teatro. Gustave era sempre stato insofferente a quell’idea; secondo il suo estro artistico, rimanere fermi in un solo luogo nuoceva alla qualità della musica,perché non le permetteva di fondersi e arricchirsi di nuovi stimoli.

Madame aveva dovuto chinare il capo. Era stata musicista anche lei, quindi non poteva contraddirlo, poiché lo capiva alla perfezione. Quanto le erano pesati la rinuncia ai viaggi, e l’insediamento stabile presso Uppsala… lo aveva scelto per amore del suo Dag,altrimenti non ci si sarebbe mai abituata.

Christine e madame Valerius si trasferirono così in un piccolo e grazioso appartamento in Rue de Rivoli, a Parigi, e la ragazzina prese a frequentare un’ottima scuola poco distante. La casa era piuttosto fatiscente in verità,essendo rimasta disabitata per parecchio tempo. Ma le braccia robuste di Gustave e il tocco energico ma delicato e femminile di Madame operarono dei veri e propri miracoli: in poche settimane la casa ne fu completamente trasformata.

Le visite di Verònique divennero una piacevole consuetudine, specialmente dopo la partenza di Gustave, e Christine si affezionò moltissimo alla giovane donna, con il passare dei giorni. L’assenza del padre le pesava, e per questo le era più facile affezionarsi a chiunque le stesse vicino in quel momento.

In qualche modo, inconsciamente, Verònique iniziò a sovrapporsi al ricordo della madre morta, fin quasi ad oscurarlo. La ragazza era tenera, affettuosa, divertente, paziente nell’insegnarle i primi rudimenti del ballo: Christine in quei mesi arrivò quasi a sperare, con tutta la sua ingenuità di bambina, che fra Verònique e il padre potesse nascere del sentimento, e che questo facesse della sua Verò una nuova mamma…

Ogni tanto il rimorso la sopraffaceva: le pareva che un pensiero simile fosse pura cattiveria verso la madre morta. Ma poi,con le lacrime agli occhi, pensava che la mamma era stata molto egoista ad abbandonarli così,e non meritava le sue lacrime…

Madame Valerius seguiva con ansia questi piccoli dolori della sua Christine, e faceva del suo meglio per alleviarli. All’inizio aveva pensato di limitare le visite di mademoiselle Millard, visto il turbamento che parevano suscitare nella piccola. Ma poi aveva deciso di non intromettersi,anche perché le pareva sano che Christine frequentasse qualcuno più giovane di quanto non fosse lei.

A pochi giorni dal Natale Christine fu estasiata nell’apprendere da una lettera che il padre sarebbe tornato per le festività natalizie,e non sarebbe ripartito che il giorno dell’Epifania. Era così felice: avrebbe potuto festeggiare con tutte le persone che amava,forse anche con Raoul,che certo sarebbe tornato dal collegio per poter stare con la sua famiglia..

Fu delusa nell’apprendere da Verònique che i suoi piani non si sarebbero potuti realizzare.

La giovane donna infatti,non appena seppe dell’imminente ritorno di Gustave,sbiancò.
Non disse una parola sull’argomento, ed il frenetico chiacchiericcio di Christine colmò il silenzio che era improvvisamente ricaduto nella stanza.
Madame Valerius notò tutto, ma come al solito tacque.

Verò si riprese in fretta,e cercando di sorridere prese le manine di Christine fra le sue,con un gesto protettivo.
“Mi dispiace tesoro mio, ma né io né Raoul potremo essere qui a festeggiare con voi. E la cosa mi addolora,te lo giuro. Ma avevo promesso ad una vecchia amica vedova di passare le festività da lei, con la sua bambina, e non posso davvero cambiare i miei piani. Quanto a Raoul..” si morse il labbro inferiore.

 

Le dispiaceva dover deludere così la sua Christine.

“Per quel che ne so, la sua famiglia non passerà il Natale a Parigi,poiché si trova in viaggio, da parecchio tempo, su e giù per la penisola italiana. Perciò temo che lui sarà costretto a passare le vacanze da solo, in collegio. Come accade spesso, peraltro.”

Christine sgranò gli occhi, che pian piano le si riempirono di lacrime.
Dover rinunciare alla compagnia di Verònique era già abbastanza spiacevole di per sé,ma sapere che non avrebbe rivisto Raoul fino all’estate successiva…e l’immaginarlo solo e triste, in un collegio freddo e semideserto,era davvero troppo!!

Scappò nell’altra stanza,per non far vedere a nessuno le sue lacrime di delusione.
Madame Valerius e Verònique rimasero sole,e continuarono a tacere.

 

Fino a che madame non si risolse a parlare.
“Non dovreste farlo,Verònique. Scappare dai vostri problemi serve soltanto a peggiorarli,ricordatevelo.”
Verònique la guardò stupita. Credeva che madame Valerius  fosse la prima ad osteggiare qualunque rapporto fosse nato fra lei e Gustave.

“Non fraintendetemi,ragazza. Non intendo incoraggiare in alcun modo questa vostra…amicizia” concluse l’anziana con una smorfia bizzarra.

 

“Non credo che due dolori possano fondersi in una felicità.. non senza problemi, almeno. Ma devo riconoscere che,a quanto pare, vi trovate più in sintonia di quanto voi stessi vogliate ammettere. E allora, a che pro comportarsi in maniera così infantile? Pensate forse di non incontrarlo mai più? Oppure di sfuggire a ciò che provate?”

La voce impietosa,eppure sincera, di madame Valerius crivellava il cuore di Verònique come la punta di un affilato pugnale. Eppure,la ragazza sapeva che quelle erano parole ragionevoli.

“Non rinunciate al vostro sentimento,ad ogni possibile gioia. Oppure una mattina vi sveglierete, avrete la mia età ed i miei stessi rimpianti….o meglio,i rimpianti che avrei potuto avere,per l’esattezza.”

Verònique non riuscì a nascondere la sua sorpresa.
Credeva che madame Valerius fosse stata felicemente sposata…cosa intendeva dire?
L’anziana donna proseguì.

“Non mostratevi tanto sorpresa,ragazza. A vedermi ora forse non si direbbe, ma sono stata giovane e bella anch’io, in passato.” Sorrise,mentre gli occhi le si velavano di lacrime.
Lei,che non aveva quasi mai pianto in vita sua!

 

“Perdonatemi, madame,davvero…”balbettò Verò. “Io non intendevo…”

“Si chiamava Jan. Eravamo entrambi molto giovani…e molto stupidi. E’stato il mio primo grande amore. Dovevamo sposarci,era già tutto sistemato, le nostre famiglie ci avevano perfino già preparato una casa.”

Fece una pausa straziante.

 

“Ma Jan rimase ucciso durante un’esercitazione. Era un militare,sapete? Un suo compagno lo uccise per errore… fece fuoco nella direzione sbagliata.”

”Passai giorni, mesi interi chiusa dentro casa. Non ero riuscita neppure a trovare il coraggio di andare al suo funerale: semplicemente, in un angolo della mia testa, pensavo che il negarne la scomparsa avrebbe alleggerito la mia sofferenza,la mia solitudine. Che sciocca…”

”Poi, quasi un anno più tardi, un’amica mi convinse ad affrontare la realtà.
Mi trascinò di peso davanti alla sua tomba,mentre io scalciavo,mi dibattevo, le dicevo cose orribili.

Ero fuori di me,completamente impazzita. “

”Mi spinse contro quella lapide, e mi disse “Ora piangi,Mathilde, piangi e disperati. Riconosci la sua morte, il fatto che non lo rivedrai mai più. Poi, a te la scelta: o accetti ciò che la vita ti ha imposto, ti alzi e te ne vai per la tua strada,pronta a compiere il tuo destino;oppure rifiuti tutto questo e ti uccidi. Fai come ti pare, ma scegli. Non puoi continuare così!” –concluse madame, recuperando la sua lucidità.

“E’terribile…” mormorò Verònique a fior di labbra,troppo sconvolta per aggiungere altro.

“No, non fu terribile. Le sue parole aspre ma schiette mi obbligarono a confrontarmi con il mio passato,e mi convinsero a costruirmi un futuro. Senza di lei, forse mi sarei davvero uccisa, o avrei perso il senno. Invece in seguito ebbi una vita abbastanza serena, conobbi un uomo che amai profondamente e da cui fui amata. Insomma,compii il mio destino. Senza più paura. Comprendete ciò che vi dico, Verònique?”

La ragazza abbassò il capo ed annuì. Sì,aveva davvero compreso.

Nell’altra stanza, un’esterefatta Christine si lasciò cadere sul letto.

Non aveva avuto intenzione di origliare la conversazione delle due donne, ma era fatalmente accaduto…