CAPITOLO 7
Le ore
passarono velocemente,almeno per i quattro viaggiatori.
Madame Valerius sedeva sulla veranda, mentre le sue dita indugiavano pigramente
su un vecchio ricamo. Metteva sempre mano a quel lavoretto,quando aveva bisogno
di pensare.
La sua
mente volava dietro pensieri indefinibili…
D’un tratto si riscosse,nel sentire il rumoroso e festante vociare dei due
bambini, impegnati in un vero duello all’ultimo sangue: una gara di corsa a
perdifiato verso casa.
Sorrise a quell’immagine così tenera,infantile.
Poi alzò gli occhi, e in lontananza vide arrivare Gustave e Verònique.
I due camminavano a passo lento e regolare,e sembravano quasi aver scordato il
loro compito di sorvegliare i bambini. Passo dopo passo, non smettevano di
parlare.
Il sorriso quieto stampato sui loro volti provocò quasi una fitta di invidia nel
cuore dell’anziana donna.
Era
tempo che non vedeva uno sguardo simile,così complice eppure sereno… lo sguardo
che lei e suo marito si erano scambiati per tutti i quarant’anni del loro
matrimonio.
Gustave ed Isabelle avevano posseduto quel tipo di sguardo, un tempo. Ma esso
era svanito molti anni prima, sepolto dai cumuli del dolore,del rimpianto, della
solitudine. Avevano sofferto troppo insieme,quei due, per mantenere quello
sguardo inalterato.
Ed ora,una persona conosciuta solo poche ore prima produceva su di lui un
effetto così totalizzante,così… Madame Valerius trovò la parola giusta.
Pericoloso.
Certo,la ragazza era molto attraente, aveva sicuramente ricevuto una buona educazione,ed era ancora nubile.
Ma
madame non aveva mai pensato all’eventualità che Gustave potesse risposarsi.
Non che fosse contraria,sia chiaro: semplicemente l’idea non l’aveva mai
sfiorata.
E poi, una ragazza così giovane ed inesperta sarebbe stata in grado di diventare
una buona madre per la sua Christine? La bambina stava per entrare in una età
difficile e tumultuosa..
La
donna iniziava davvero a sentirsi angosciata.
Poi decise di scacciare quei brutti pensieri.
No,
non era possibile che in mezza giornata fra quei due fosse nata più di una
semplice e cortese amicizia. Era inutile perdere tempo a costruire castelli in
aria…
Eppure madame Valerius non riuscì a tranquillizzarsi davvero,quel giorno.
Verònique, al sicuro nella carrozza che stava riportando lei e Raoul alla
magione estiva della famiglia de Chagny, si sentiva terribilmente confusa.
Accarezzò piano i capelli biondi del bambino,che esausto per la giornata intensa
si era addormentato al suo fianco,il capo ciondolante contro la sua spalla.
Verònique sorrise a sé stessa.
Lei e Raoul,diversi in ogni cosa,età,sesso,condizione sociale, avevano però in
comune il bisogno spasmodico di essere amati da qualcuno. Non era ironico tutto
ciò?
La ragazza chiuse gli occhi,e si lasciò dondolare dal movimento del veicolo.
Erano mesi che non trascorreva una giornata così piacevole,mesi che non passava
un intero pomeriggio senza pensare a… Robert.
Una fitta le attraversò il cuore,e d’improvviso si sentì colpevole per la
felicità che aveva gustato in quelle poche ore,per la gioia che le aveva
procurato il destino facendole incontrare quella strana famiglia, sulla
spiaggia.
Madame Valerius si era rivelata essere una donna energica e simpatica, Christine
un vero tesoro di bambina, arguta ed intelligente,e Gustave…
Gustave…
Si sentì a disagio. Aveva provato immediatamente dell’attrazione per quell’uomo
così pieno di talento, fin da quando lo aveva ascoltato suonare in strada,
qualche giorno prima.
Verònique era cresciuta in mezzo alla musica e all’arte, e provava una fitta di
eccitazione ogni volta che conosceva qualcuno dotato di vere capacità. Le veniva
naturale.
No,stava semplicemente mentendo a sé stessa.
Non era soltanto per quel suo modo straordinario di suonare il violino che aveva
immediatamente provato interesse per Gustave Daaè.
Era stata la sua impressionante somiglianza con Robert a guidarla verso quello
che aveva creduto essere un semplice artista di strada.
Era rimasta a bocca aperta quel pomeriggio,quando aveva scoperto che quell’uomo
era proprio Gustave Daaè,uno dei più promettenti violinisti al mondo. L’uomo
aveva già suonato nei teatri di mezza Europa, riscuotendo successi incredibili.
Lei stessa aveva assistito ad una sua performance, a Parigi, un paio di anni
addietro.. ma i posti che si era potuta permettere,all’epoca, erano così lontani
dal palco da non averlo potuto scorgere in viso.
E probabilmente non si sarebbe nemmeno accorta di lui,se anche fosse stata nelle
prime file, o in un palco di proscenio.
Quella sera,a teatro, c’ era andata con il suo Robert. Se anche ci fosse stata
la regina d’Inghilterra in platea, era certa che non l’avrebbe notata.
“Maledizione!” pensò poco dignitosamente fra sé e sé.
Doveva
smetterla di rovinarsi la vita pensando a lui… non poteva continuamente
guastarsi ogni momento piacevole con la sua ossessione morbosa per Robert.
Aveva promesso a Christine di riportare Raoul a giocare sulla spiaggia, la
settimana seguente.
I bambini ne erano stati entusiasti,e si erano messi a ballarle il girotondo intorno.. Gustave aveva annuito con approvazione, ed un sorriso gli aveva increspato le labbra. Solo madame Valerius aveva sorriso,ma in modo un po’ fozato. O forse così le era parso…
Si
sentì una vera traditrice nei confronti dei due bambini, poiché doveva
ammetterlo, ciò che davvero la interessava era rivedere Gustave.
Durante la settimana successiva Raoul e Christine si videro praticamente ogni
giorno, e Christine iniziò a trascurare i monelli di strada pur di giocare
insieme a quello strano, silenzioso bambino, che le aveva riportato ciò che
aveva di più prezioso al mondo, e non le aveva mai chiesto perché una
semplice,sciupata sciarpina avesse per lei tanto valore.
Ai suoi occhi innocenti ed infantili, una persona capace di un eroismo del
genere era davvero un principe azzurro,un cavaliere senza macchia e senza
paura,come quelli delle fiabe che madame le leggeva ogni sera. E Raoul ne aveva
davvero l’aspetto, oltrechè lo spirito.
I bambini ormai erano diventati inseparabili, e Gustave soffriva molto all’idea
del giorno in cui avrebbero dovuto separarsi: di lì a un paio di settimane le
scuole avrebbero riaperto,e Raoul sarebbe stato nuovamente spedito in collegio.
E Christine non pareva essersi mai affezionata tanto ad un coetaneo.
Quanto a Christine,occorreva trovare una buona scuola anche per lei.
Alla fine Gustave aveva accettato di iscrivere Christine in una scuola di
Parigi,la stessa dove aveva studiato Verònique durante l’infanzia, e di lasciare
la bambina alle cure di madame Valerius.
Inutile descrivere la gioia incontenibile con cui la piccola, e la sua madrina,
avevano accolto tale notizia.
Inoltre Gustave le aveva promesso di fare ritorno a Parigi quanto più spesso
possibile,compatibilmente con gli impegni lavorativi, e Verònique, che durante
l’inverno dava lezioni di danza, le aveva promesso di venirla a trovare spesso,
e di portarle notizie di Raoul.
Christine ancora non lo sapeva, ma suo padre e Verò avevano già preso accordi
affinché durante l’inverno la piccola potesse prendere lezioni di danza proprio
dalla sua nuova amica.
Insomma,quei giorni di fine estate erano stati un vero Paradiso per la piccola
Christine.
La piccola, ingenuamente,non aveva notato quanto l’amicizia,il legame che univa
il suo papà alla giovane istitutrice si fosse rafforzato, approfondito in quei
lunghi e soleggiati pomeriggi trascorsi sulla spiaggia, fra un pic-nic,una
passeggiata e le lunghe,cupe fiabe del nord con cui Madame Valerius soleva
intrattenere gli ascoltatori di tutte le età.
Al contrario, l’occhi vigile di madame Valerius non aveva perso un dettaglio.
A dire il vero, con il passare dei giorni si era affezionata a quella strana
ragazza. Aveva avuto modo di apprezzare la sua cortesia,la sua pronta
intelligenza, il suo spirito sagace.
Eppure,qualcosa non le tornava.
Come mai una ragazza tanto affascinante,intelligente e spiritosa non era ancora
maritata, o quantomeno fidanzata? Come mai una ballerina, probabilmente di
talento, passava le estati a far da istitutrice,e si contentava di dare qualche
lezione di danza durante l’inverno? Come mai non menzionava mai né il suo
passato né la sua famiglia d’origine?
Madame era davvero ossessionata da queste domande. Le pareva impossibile che una
ragazza simile potesse essere una poco di buono.. ma allora perché tanto
riserbo? tanto mistero? Cosa poteva voler tenere nascosto?
Gustave invece non pensava affatto a queste cose.
Per
lui la compagnia di Verònique era divenuta una piacevole consuetudine,un aiuto
per non sprofondare ogni giorno nel costante rimpianto della moglie morta.
Era
felice e soddisfatto di sè ogni volta che strappava a quella strana ragazza un
sorriso,perché in un certo senso gli sembrava di aiutarla a guarire, a lasciarsi
alle spalle qualunque dolore le avesse rattristato a tal punto lo sguardo e
l’anima stessa.
Non avevano mai toccato argomenti personali,nelle loro conversazioni: parlavano
d’arte,di musica, di letteratura.. e per la maggior parte del tempo i bambini si
intromettevano nella loro conversazione, creando dei discorsi buffissimi.
Insomma, nonostante la vicinanza,erano ancora due estranei.
Fino a quella sera,almeno…