CAPITOLO 6
Di lì
a pochi minuti, Raoul e Christine si ritrovarono in casa, avvolti in spesse
coperte di lana, davanti ad una grande tazza di latte caldo e miele,e ad una
montagna di biscotti.
Gustave e Madame Valerius, superato lo spavento iniziale, si godevano rilassati
l’imbarazzo dei due bambini. In verità Madame a causa dello spavento si sentiva
anche piuttosto arrabbiata,ma aveva deciso di lasciar correre,per una volta.
Quei
due sembravano proprio una coppia di piccoli malviventi colti sul fatto…
“Visconte! Visconte de Chagny!”
Dalla spiaggia giungevano le grida di una donna,piuttosto nervose ed affannate.
“Visconte! Dove siete? Visconte!”
Madame Valerius brontolò,seccata.
“Ma chi è questa pazza che si mette a strillare all’alba? Si vede davvero di
tutto, oggigiorno..E poi,chi diavolo è questo Visconte de Chagny?”
Il ragazzino biondo avvampò e si mise a tossicchiare,profondamente imbarazzato.
Si
alzò in piedi.
“Ehm,scusate madame… Sono io,il Visconte. Il mio nome è Raoul de Chagny.
Questa
mattina sono sgattaiolato di nascosto dalla mia stanza, per fare una passeggiata
da solo.. la mia governante mi sta cercando. Scusatemi,ma devo proprio andare.”
Fece per uscire dalla stanza,ma Gustave lo trattenne per un braccio..
“Non credo che sia una buona idea figliolo,sei ancora completamente fradicio,e
il vento fuori continua ad essere gelido. Resta qui,asciugati e finisci la tua
colazione. Avvertirò io la tua governante,anzi vado subito a farlo…certo che le
hai giocato un bel tiro,povera donna!”
Il ragazzino, che era visibilmente preoccupato dalla reazione della sua
educatrice, a quell’offerta gli sorrise con gratitudine, e tornò a tuffarsi
nella dolce consolazione del latte caldo e del sorriso di quella strana,
affascinante bambina che sedeva al suo fianco.
Gustave infilò il mantello e si incamminò verso la spiaggia, dove una giovane
donna correva gridando, accompagnata da un uomo anziano,probabilmente un
cocchiere.
“Ehi!Ehi! Fermatevi!” gridò per attirare la sua attenzione. “Fermatevi,madame!
Il vostroVisconte è qui!”
La donna si bloccò subito,si voltò e gli corse incontro,inciampando
maldestramente nella sabbia.
Gustave la riconobbe immediatamente, e solo allora collegò il motivo per cui il
viso di quel bambino gli era sembrato stranamente familiare.
Era la donna che aveva visto qualche giorno prima, mentre suonava il violino in
strada per gli amichetti di Christine…
La donna dagli occhi tristi come quelli di Isabelle.. La giovane vedova con il
bambino per mano.
Anche
la donna doveva aver riconosciuto a quel punto il musicista, perché abbassò
immediatamente gli occhi, visibilmente imbarazzata.
Gustave tentò di rassicurarla.
“Il piccolo Visconte si trova a casa miam,madame. Questa mattina si è comportato
da perfetto cavaliere con mia figlia Christine, e per farlo,con grande
generosità si è tuffato in acqua. Così si è tutto infradiciato ovviamente, e
perciò ho trovato opportuno tenerlo al caldo e rifocillarlo,per evitargli un
malanno.
Potete
venire subito a prenderlo,ma se non avete fretta.. vi consiglierei di lasciarlo
asciugare ancora un po’.”
Le sorrise incoraggiante,e le indicò la casetta a poco distanza.
La donna ascoltò attentamente ed annuì, accennando un piccolo inchino.
”Vi ringrazio signore,siete molto cortese. Perdonate il mio comportamento,ma
stavo impazzendo per la preoccupazione. I parenti del signorino sono rimasti a
Parigi qust’estate,e quindi lui si trova sotto la mia completa responsabilità.
Potete immaginare come mi sono sentita questa mattina, quando ho trovato il suo
letto vuoto.”
Deglutì, scacciando dal cuore la preoccupazione che aveva provato.
“Per fortuna non gli è accaduto nulla di brutto,non me lo sarei mai perdonata.”
I due così si incamminarono verso la casetta,in silenzio.
Gustave aprì la porta di casa, e fece cenno alla ragazza di entrare.
“Prego,madame…perdonate,non conosco il vostro nome.”
La ragazza alzò su di lui i suoi grandi occhi chiari e tranquilli.
In un attimo, sembravano essersi velati di lacrime. Quando l’aveva chiamata
madame…
“Mademoiselle,signore. Mademoiselle Verònique Millard.”
Gustave le tese la mano.
“Perdonate l’errore,mademoiselle. Il mio nome è Gustave Daaè.”
“Gustave Daaè?”ripetè incredula la ragazza. Sembrava colpita da quella
rivelazione.
“Allora,volete entrare oppure no? Non rimanete lì sull’uscio a gelare!
Coraggio.”
La voce energica di madame Valerius li tolse da quella situazione imbarazzante.
L’anziana donna si presentò cortesemente alla nuova arrivata,sorridendole
affettuosamente, poi le indicò una sedia,invitandola ad accom,odarsi.
Sul tavolo era magicamente comparsa un’altra tazza di latte caldo con il miele.
“Penso che dopo la vostra corsa,abbiate bisogno anche voi di essere rifocillata
e riscaldata,non è vero? E poi credo che il vostro protetto non sia così ansioso
di fare ritorno a casa…” ed indicò con un cenno del capo la stanza attigua,dove
Christine e Raoul si erano messi a giocare tranquillamente con dei soldatini di
legno.
Raoul
non sembrava neppure essersi reso conto dell’entrata della sua governante.
Verònique a quel punto si lasciò cadere esausta sulla sedia, prendendosi la
testa fra le mani.
“Vi ringrazio di cuore,madame. Sono così stanca.. da non trovare neppure la
forza per sgridarlo.”
Madame Valerius le rivolse un’occhiata di comprensione.
“Non deve essere facile per voi badare da sola ad un ragazzo in crescita.
E’normale che lui senta il richiamo della libertà.. Immagino che per il resto
dell’anno sia sottoposto alla rigida disciplina che il suo rango gli impone,non
è vero?”
La ragazza annuì,senza entusiasmo.”
“Purtroppo avete ragione,madame. Durante l’inverno Raoul frequenta il College
Saint Hilaire di Parigi, un rigido collegio di impostazione cattolica,per volere
di sua madre.”
Gustave si mostrò piuttosto sorpreso a quella notizia.
“Che strano,pensavo che i figli maschi dei nobili parigini frequentassero tutti
l’Accademia militare…”
Verònique lo interruppe.
“Il vecchio Visconte certamente lo avrebbe desiderato.. ma era piuttosto
anziano,ed è morto lo scorso anno.
Da
allora la signora Viscontessa e il Visconte Philippe,il fratello maggiore di
Raoul, hanno pensato che la sistemazione nel nuovo collegio fosse più consona.
Del resto,Raoul resta pur sempre un figlio cadetto della famiglia.”
Tacque, ascoltando le risa gioiose dei bambini. Ne sembrava contenta.
“Non dovete sentirvi in colpa per la fuga del ragazzo.”la rassicurò madame
Valerius.
“E
quindi è normale che alla sua età sia assetato di compagnia di coetanei… i
bambini devono giocare per crescere, e non possono farlo certo con gli
adulti,per quanto animati dalle migliori intenzioni,o in un collegio.”
Come richiamato improvvisamente al dovere, il piccolo Raoul fece capolino nella
stanza.
“Vi chiedo perdono,mademoiselle. Non dovevo allontanarmi da casa senza
avvertirvi. Non accadrà più,ve lo prometto. Mi perdonate Verò?”
Verònique gli scompigliò i capelli con un gesto affettuoso.
“Va bene Raoul. Sei perdonato,per questa volta. Ma che non si ripeta,mi
raccomando.”
Raoul le sorrise felice.
“Ve lo prometto,ve lo prometto. Però… mademoiselle, posso tornare qui ogni
tanto? A giocare con Christine? Vi prego, vi prego!” la supplicò.
Anche la voce di Christine si fece sentire.
“Oh
sì, mademoiselle…fateci giocare ancora insieme! Ci siamo tanto divertiti! E
Raoul ha salvato la mia sciarpa dalle acque,è stato un vero eroe..”
Verònique parve a disagio,e confusa davanti a quelle pressanti suppliche.
“Non dipende solo da me, lo sai Raoul.. e poi non dobbiamo abusare della
cortesia di queste gentili persone...”
Gustave rise divertito.
“Ma di che parlate! In realtà non ho mai visto Christine tanto entusiasta di un
compagno di giochi, quindi mi fareste un favore enorme,se voleste riaccompagnare
qui il Visconte di quando in quando. Se la cosa non vi crea problemi,è ovvio.”
Raoul e Christine si misero a saltellare per la stanza,come impazziti dalla
gioia.
Sentivano di essere vicini alla vittoria.
Verònique finalmente sorrise in modo rilassato.
“Immagino di non potermi opporre a tanto sano entusiasmo... Se mi assicurate che
la nostra presenza non vi reca davvero alcun disturbo..”
“Assolutamente no,ve lo posso assicurare.” Madame Valerius scosse la testa
energicamente,come per sottolineare le proprie parole.
“Anzi, dal momento che ormai siete qui, perché non vi fermate entrambi per il
pranzo? Non è un problema per me aggiungere due posti in più. Nel frattempo
potreste fare una passeggiata sulla costa, il vento è calato ed è spuntato un
bel sole. Ai bambini farebbe bene una passeggiata,non credete?”
Verònique e Gustave non poterono che trovarsi d’accordo.
Quando i bambini furono ben asciutti e ben coperti, i quattro si incamminarono lentamente sulla spiaggia.