CAPITOLO 23
Il dormitorio dell’Opera Populaire non era proprio nulla di speciale.
Uno stanzone squadrato e freddo, con decine di lettini di ferro accatastati l’uno accanto all’altro.
Molte delle ballerine più grandi, sedute sui loro letti a chiacchierare pigramente, tacquero al loro ingresso, osservando l’ultima arrivata con evidente curiosità, alcune (così parve a Christine) perfino con una qualche strana ostilità.
Meg rivolse loro un’occhiataccia eloquente, e le fece cenno di ignorarle; quindi la guidò verso il fondo della grande stanza.
Una porticina di legno chiaro e sottile portava verso l’altro dormitorio, molto più piccolo, che era quello riservato alle allieve più giovani.
Christine si guardò intorno con attenzione, studiando a fondo l’ambiente circostante.
Sì,era davvero più piccolo dell’altro,ma ugualmente poco accogliente.
Aveva immaginato tutto in modo diverso… pazienza,cercò di consolarsi.
In fondo, lì avrebbe passato soltanto poche ore,quelle del riposo.
L’eleganza non aveva tutta questa importanza…cercò di convincersene.
Disfece rapidamente il poco bagaglio, e chiese a Meg di accompagnarla a fare un giretto, prima dell’ora di pranzo…mancava ancora una mezz’ora.
La ragazzina acconsentì, ma furono fermate, sulla porta, dall’arrivo di Vittoria.
Vittoria sembrava più magra e fragile del solito,ma ugualmente sorridente.
Abbracciò con trasporto Christine,e si affrettò a ragguagliarla sulle ultime novità.
Aveva ricevuto una lettera di Verònique proprio il giorno addietro: il matrimonio era stato stupendo, si erano trasferiti nella nuova casa in campagna (“una reggia!”), e tutto ovviamente andava per il meglio.
Contava di ritornare a Parigi l’anno successivo, almeno per una breve visita: aggiungeva i saluti per tutti, ed in particolar modo per Meg e Christine, augurandosi che continuassero a studiare e ad impegnarsi ugualmente nella danza.
Un’ombra di cocente delusione calò improvvisa sul visetto serio di Christine.
Perché Verò non le aveva mandato neppure una riga?
Sì,aveva incluso i saluti per lei nella missiva di Vittoria.. ma non era la stessa cosa.
L’amica l’aveva forse già dimenticata?
Vittoria capì. Le passò una mano fra i capelli, accarezzandola distrattamente.
“Tesoro, non poteva scrivere a casa tua.. non ci hai pensato?insomma, se tuo padre…” si morse il labbro,ritenendo inutile proseguire. Era certa che la ragazzina avrebbe capito.
E così fu.
Quella riflessione parve rasserenare Christine,che recuperò prontamente il suo buonumore.
Gettando uno sguardo al gigantesco orologio a muro, decisero che era proprio ora di affrettarsi verso il refettorio. Lo stomaco iniziava a brontolare..
“E poi arrivare in ritardo il primo giorno sarebbe imperdonabile!”la dileggiò Vittoria.
“Ehi,non così in fretta! Tu chi diavolo saresti,moretta?”
Una voce aspra e tagliente le costrinse a fermarsi.
Sull’uscio, stava una giovane donna, appoggiata mollemente allo stipite, eppure all’apparenza estremamente rigida.
I capelli neri ed incredibilmente lisci, lunghi fino alla vita e la carnagione pallida e perfetta le conferivano un aspetto regale, e la facevano apparire ancora più alta e slanciata.
Il suo fisico era incredibilmente sottile, come quello della maggioranza delle ballerine del resto: eppure sembrava dotato di una straordinaria,particolare elasticità, che rendeva ancora più attraenti le sue forme perfette.
Si sarebbe detta una statua antica, una bellezza assolutamente neoclassica: eppure la durezza della piega della sua bocca, la luce fredda e cattiva nei suoi occhi chiari.. tutto contribuiva a creare attorno a lei un senso di malcelata antipatia, se non di avversione vera e propria.
Christine intuì rapidamente l’identità della nuova arrivata: non poteva essere che la famosa Anna Maria Sorelli, attuale prima ballerina del teatro, nonché amante ufficialmente riconosciuta del fratello maggiore di Raoul, il Visconte Philippe de Chagny.
Nemica designata di Verònique ai tempi della sua carriera come Odette, non sembrava ora essere più simpatica a Vittoria e a Meg, che immediatamente si irrigidirono, notando la sua presenza nel dormitorio.
Dietro alla prima ballerina, Christine potè anche intravedere qualche altra ragazza: probabilmente,il suo capannello di fedelissime.
“Credo proprio che qualcuno dovrebbe insegnarti l’educazione,ma forse è troppo tardi… Questa ragazza è Christine Daaè. Da oggi in poi frequenterà le lezioni di ballo qui all’Opera. E’molto dotata,sai…è stata preparata da Verònique Millard. Ricordi,non è vero? La prima ballerina a cui hai praticamente soffiato il posto,senza per questo esserne all’altezza... Il nome di Odette non sarà mai dimenticato,a differenza del tuo!” terminò acida.
Era la prima volta che Christine sentiva un simile tono in bocca a Vittoria. Ne era stupita.
Al nome di Verònique , un sussurro passò di bocca in bocca fra le ballerine, aumentando via via di intensità. Alcune sorrisero nel ricordare la vecchia amica e nel pensare alla sua recente buona sorte, altre invece si lanciarono occhiate preoccupate o invidiose, certamente per essere solidali con la loro leader indiscussa. Ma pensavano tutte la stessa cosa.
Chissà come avrebbe reagito la Sorelli…
Dopo una smorfia di palese risentimento, quest’ultima scoppiò in una risata, vigorosa quanto fasulla. Era il ritratto della dissimulazione.
“Ah sì… la piccola arrivista che è riuscita a farsi sposare dal suo ometto,finalmente! Chi l’avrebbe mai detto.. un tipino tanto insignificante eppure dotato di tanta perseveranza!è proprio vero, l’acqua cheta è quella che rovina i ponti…”
Vittoria sorrise a sua volta, non meno aspra nella replica.
“Deve essere davvero dura per te. Lei è riuscita a farsi sposare,dici bene… quanto a te, non credo ne sarai capace. Il Visconte è generoso forse,ma non certo stupido a tal punto.”
La battuta suscitò un bulicare di risatine malcelate.
La Sorelli smise all’istante di ridere, e fissò Vittoria con ferocia. Non tollerava battute riguardo al suo rapporto con il Visconte.
Non trovando argomenti validi con cui controbattere, posò nuovamente lo sguardo su Christine.
“La figlia di Daaè,hai detto…Oh,ma certo!” riprese a sogghignare malevola.
“La bambina che è stata accettata per contratto! mi pareva strano che una simile scimmietta potesse entrare nel corpo di ballo di pieno diritto… ma certo,con le conoscenze giuste si ottiene proprio di tutto,oggigiorno…”
“Fossi in te,non mi permetterei di calunniare il prossimo. Tu stessa sei stata assunta qui per interessamento del Visconte de Chagny,ricordatelo. E non permetterti mai più queste libertà con una bambina. Per i reclami ci sono qua io, casomai.”
Dal fondo del dormitorio la voce perentoria di Madame Giry pose fine a quella stupida discussione.
La Sorelli arrossì suo malgrado.
A tutti erano note le circostanze del suo arrivo all’Opera Populaire, ma non le faceva certo piacere sentirsele rinfacciare.
E certo non dall’insegnante: fra loro non c’era mai stata la benché minima simpatia.
Con stizza, gettò un’ultima occhiata intimidatoria alla nuova arrivata e si incamminò in modo spocchioso verso l’uscita, seguita dalla sua piccola corte.
Sull’uscio,superata madame Giry, si fermò e le lanciò un ultimo avvertimento.
“Ricordati,scimmietta: qui dentro non abbiamo bisogno di altre lagne.”
Guardò fissamente Vittoria,con aria di sfida. “Ne abbiamo già abbastanza,qui. Perciò vedi di non combinare guai, o giuro che ti schiaccerò come uno scarafaggio”.
Rapidamente, le voltò le spalle e se ne andò, lasciando interdetta perfino Julienne.
“Mi sa che ti conviene non capitarle fra i piedi, Christine…”le sussurrò Meg preoccupata.
Christine scosse energicamente il capo a quell’ammonimento.
“Non preoccuparti, non ne ho intenzione. Sono qui per imparare a danzare,non per diventare un’arrogante…e credo che quella sia l’unica cosa che una donna simile mi può insegnare.
Ora andiamo, tua madre ci sta aspettando.”
Si incamminarono verso l’uscita.
A Christine parve, ma parve soltanto,di udire una strana risata beffarda,in lontananza…come proveniente dall’altra parte del muro.
Allarmata, cercò lo sguardo di Julienne,che le camminava accanto, per verificare se lo sentisse anche lei…ma invano.
Julienne guardava dritta davanti a sé,e non sembrò neppure notarla.
Era tutto molto strano.
Christine continuava a ripeterselo, la mattina seguente.
Anna Maria Sorelli era rientrata molto tardi, quella notte, dopo essere stata a cena con il suo pigmalione. Esausta,non aveva neppure acceso un lume, e si era stesa ancora vestita sopra al letto.
Nonostante l’alcool che aveva in corpo e la stanchezza, le era parso subito che qualcosa non andasse.
Sentiva un fruscio,e uno stranissimo pizzicorio sgradevole alle gambe…. Che
strano…
Aveva cercato a tastoni la candela e i fiammiferi sul comodino accanto al letto.
Un secondo dopo, l’intero teatro dell’Opera Populaire era stato svegliato da grida di puro terrore, e i primi a precipitarsi nel camerino della Sorelli avevano assistito ad uno spettacolo spaventoso eppure esilarante: la grande artista piena di boria che saltellava comicamente qua e là, sollevandosi la gonna al di sopra delle ginocchia come un’ indemoniata, in una stanza interamente ricoperta di insetti.
Insetti sulle pareti, sul pavimento, sui mobili,sulle gambe della ballerina: letteralmente ovunque.
Scarafaggi,probabilmente.
Doveva essere periodo di cova, e per un caso dovevano aver nidificato proprio nelle pareti di quell’unica stanza. Per caso…non poteva trattarsi altro che di un caso.
Allora perché Christine si sentì sollevata, quasi come se il destino avesse voluto vendicarla?
Una giusta punizione per l’arroganza della sua rivale…ma sembrava l’unica ad essere rilassata.
L’intero staff del teatro infatti sussurrava a bassa voce.
Evidentemente, la vendetta del Fantasma sulla povera Sorelli era appena iniziata.